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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, intervengo in maniera critica a sostegno del giudizio d'insindacabilità che anche per questa fattispecie proporremo. In realtà, il collega Pecorella ha espresso un giudizio che, se dovessimo sottoporre a valutazione sotto il profilo di merito, si presterebbe a molte censure, dato che egli ha sostenuto alcune affermazioni, nell'ambito della polemica notoriamente sorta in relazione al parere che era stato espresso dai magistrati addetti, al tempo dei fatti, all'ufficio legislativo del Ministero della giustizia, sulla questione relativa alla discussione che al momento era in essere sul trattato di cooperazione giudiziaria tra Italia e Svizzera (la cosiddetta legge sulle rogatorie internazionali).
In relazione a questa vicenda e al parere che era stato espresso, il collega Pecorella sostenne che era prerogativa del ministro scegliersi i collaboratori e che vi era un dovere di riservatezza e di fedeltà all'ufficio - su questo ritengo che nessuno possa avere dei dubbi - violando i quali si veniva meno ad un rapporto di fiducia che doveva esistere tra il ministro e i suoi collaboratori; egli sosteneva anche che, se si fosse trattato di militari, questi fatti avrebbero costituito una sorta di insubordinazione che li avrebbe condotti dinanzi alla corte marziale.
Egli concludeva il suo intervento sostenendo che si trattava, quindi, di un atto di infedeltà.
Sotto il profilo di merito sostenere che esiste un dovere di fedeltà dei magistrati addetti all'ufficio legislativo del Ministero della giustizia verso il ministro in persona è opinione non condivisibile, mentre è assolutamente condivisibile l'opinione che esista un dovere di fedeltà allo Stato ed alla Repubblica ed un dovere di lealtà verso l'ufficio e non, personalmente, verso il ministro.
Tuttavia, non possiamo negare che questa dichiarazione abbia contenuto squisitamente politico, possa essere ricondotta alla categoria delle censure strettamente inerenti alla funzione parlamentare ed alla
funzione politica ad essa connessa e si attenga strettamente ad una polemica politica già sorta in altra sede.
Va ricordato, infatti, che già il Senato si era occupato di tale questione, in quanto il senatore Calvi, nella seduta del 2 ottobre 2001, aveva chiesto conferma al sottosegretario di Stato per la giustizia Valentino circa l'esistenza di questo parere; ricevuta una risposta negativa, ed a seguito dell'insistenza dell'interrogante, nella successiva seduta, sempre nel corso della stessa giornata, il sottosegretario Valentino aveva ammesso l'esistenza di questo parere, ragion per cui era successivamente sorta una discussione in Assemblea che aveva riguardato specificatamente la questione sollevata.
È ovvio che, al di là delle differenti valutazioni che si possano avere in merito, il presidente Pecorella non ha fatto altro che esprimere legittimamente un proprio parere - che, ripeto, riteniamo erroneo, ma legittimo - nell'ambito di una polemica politica ed istituzionale che aveva coinvolto magistrati ed uffici interni al ministero. Credo che ciò rappresentasse un'opinione espressa esclusivamente nell'ambito delle proprie attribuzioni parlamentari, donde la richiesta di insindacabilità.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
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