Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 314 del 27/5/2003
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(Iniziative finalizzate ad avviare nelle scuole programmi di informazione ed igiene sessuale - n. 3-01437)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, senatore Cursi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Grillini n. 3-01437 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 7).

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, l'informazione sessuale, ed in particolare quella sull'AIDS nelle scuole, è sempre stata al centro delle campagne informative per la prevenzione dell'infezione da HIV attuate dal Ministero della salute dal 1988 ad oggi.
In particolare, nell'ambito di tale contesto, sono sempre state assunte, d'intesa con il dicastero della pubblica istruzione, iniziative informativo-educative in tema di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse.
Tutto ciò è esaustivamente documentato oltre che nelle relazioni annualmente trasmesse al Parlamento sulle strategie per fronteggiare l'infezione da HIV, anche dai cataloghi e dalle relazioni inerenti alle sette campagne sull'AIDS fino ad oggi realizzate.
Questo per quanto concerne il passato. Inoltre, già da tempo le istituzioni scolastiche, nel quadro delle iniziative riguardanti l'educazione alla salute, possono attivare, nell'ambito della propria autonomia, specifiche iniziative di educazione sessuale avvalendosi, eventualmente, anche del contributo qualificato di esperti per consentire ai giovani un corretto approccio alla delicata tematica.
L'educazione alla salute è una componente fondamentale, unitamente all'educazione all'affettività, alla cittadinanza, all'educazione alimentare, ambientale e stradale, dell'educazione alla convivenza civile che rappresenta la condizione ed il fine di tutta l'esperienza scolastica volta alla formazione ed allo sviluppo.
In quest'ottica è stata attuata la collaborazione tra il Ministero della salute ed il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'elaborazione del progetto «Missione Salute», presentato alla stampa in data 26 novembre 2002, rivolto agli studenti del biennio delle scuole secondarie superiori.
Come è noto, l'obiettivo di detto progetto è quello di educare collocando i temi scientifici all'interno di un contesto culturale con significati relazionali, etici e sociali che ispirano una migliore qualità della vita.
L'opuscolo informativo sulla prevenzione dell'AIDS si presenta con linguaggio diretto ai giovani studenti che frequentano il primo e il secondo anno della scuola secondaria superiore, di 14, 15 anni di età. In tal senso, l'educazione scolastica sulla prevenzione dell'AIDS, partendo dall'età


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evolutiva dei destinatari, informa sui contenuti essenziali rispondendo alla maturità di costoro e con messaggi espliciti, chiari e diretti. L'opuscolo rappresenta uno degli strumenti che gli istituti scolastici utilizzeranno come e quando vorranno, seguendo linee progettuali definite in piena autonomia ed integrandolo con strumenti informativi più soddisfacenti e diretti quali il Forum telematico da realizzare in collaborazione con l'INDIRE (Istituto nazionale di documentazione per l'innovazione e la ricerca educativa).
Relativamente poi allo specifico caso segnalato nell'interrogazione in oggetto, la competente intendenza scolastica italiana della provincia autonoma di Bolzano ha riferito quanto segue. In data 28 settembre 2002, la dirigente scolastica, con atto di urgenza, ha disposto la sospensione dell'alunno per una settimana, precisamente dal 30 settembre 2002 al 5 ottobre 2002. Il provvedimento di sospensione è stato assunto non per la semplice esibizione di una scatola di preservativi ma per una serie di comportamenti provocatori che hanno disturbato gravemente gli alunni (quali, ad esempio, proporre in visione alle compagne materiale pornografico, recando loro sicuramente violenze psicologiche, oltre ad episodi di aggressività). Il competente consiglio di classe, in data 1o ottobre 2002, ha ratificato il provvedimento assunto dalla dirigente.
Considerata la delicatezza del caso, è stata disposta da parte del sovrintendente scolastico un'ispezione presso l'istituto. Dai contatti avuti con la dirigente scolastica e con i genitori della classe interessata, riunitisi in assemblea, presente la madre dell'alunno in questione, è emerso che il provvedimento è stato adottato, come già detto in precedenza, non per il caso specifico di quel momento (aver portato in classe un profilattico), ma in quanto lo stesso non è altro che l'ultimo dei molti episodi di una situazione problematica che ha caratterizzato il comportamento della sua carriera di studente.
Presso il suddetto istituto comprensivo è attivato da anni un servizio di consulenza psicologica - sportello «Parliamone» - aperto a tutti gli studenti, genitori ed insegnanti che vi possono accedere liberamente. Inoltre, vengono attuati regolarmente progetti di educazione all'affettività, alla sessualità e di bioetica, adattandoli alle varie sensibilità dei soggetti. Sono stati accertati l'impegno e la grande disponibilità dei docenti ad inserire positivamente l'alunno nella classe e ad aiutarlo a correggere il suo comportamento aggressivo nei confronti dei compagni, fisicamente molto più piccoli di lui; da parte di tutti i componenti della scuola si è evidenziato il forte desiderio di migliorare il dialogo e di instaurare un rapporto costruttivo e di collaborazione con la famiglia. Lo studente ha ripreso le lezioni e la scuola si sta adoperando affinché il medesimo possa inserirsi adeguatamente e raggiungere quel successo formativo che la comunità scolastica deve garantire.

PRESIDENTE. L'onorevole Grillini ha facoltà di replicare.

FRANCO GRILLINI. Signor Presidente, per quanto concerne il caso specifico, prendo atto della risposta dell'istituto scolastico. Mi limito soltanto a dire che, in casi di questo tipo, l'adozione di provvedimenti repressivi rappresenta sempre una sconfitta dell'istituzione scolastica. Vorrei aggiungere anche, sempre in riferimento al caso specifico, che le notizie di stampa su un provvedimento adottato nei confronti di uno studente per la semplice esibizione di una confezione di profilattici assumono, ovviamente, una caratteristica molto negativa, in quanto messaggio diffuso sull'intero territorio nazionale: la notizia ha fatto molto scalpore.
Il problema delle malattie a trasmissione sessuale, infatti, vede nei giovani un elemento di particolare rischio, com'è universalmente noto e com'è universalmente stabilito dalla ricerca e dalle inchieste che sono state fatte nel campo. Si sa che i giovani, su questo tema, vivono una carenza di messaggi e anche alcune false sicurezze. Dalle inchieste condotte emerge, per esempio, che c'è un'ignoranza assolutamente diffusa e radicata in materia


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sessuale e in materia di malattie a trasmissione sessuale, cosicché la scoperta della sessualità da parte delle giovani generazioni avviene quasi sempre in condizioni di insicurezza e di rischio. In particolare, la falsa sicurezza sull'efficacia delle terapie che riguardano l'AIDS ha ingenerato in molti l'idea che, essendo una malattia curabile - e tutti sappiamo che così non è -, si possono tranquillamente ignorare le misure di precauzione contro il forte rischio connesso a questo tipo di malattia.
Signor sottosegretario, in ogni caso, sull'iniziativa del Ministero della salute mi devo dichiarare insoddisfatto per due motivi. Il primo è che la tanto annunciata campagna di informazione e prevenzione anche nelle scuole, in realtà, non c'è mai stata. Il ministero ha prodotto materiali propagandistici e di informazione, sul quale io e altri componenti del mio gruppo avevamo espresso severe perplessità - per le ragioni che dirò subito dopo -, ma questo materiale non è mai stato distribuito: a noi non risulta la sua distribuzione. Si produce un materiale per dire che è stato fatto e poi non viene distribuito nelle scuole: basta che lei si rechi in qualsiasi istituto superiore, anche romano, e tutti le diranno che questo materiale non l'hanno mai visto. Io credo che un'iniziativa di questo genere - nel momento in cui si dice che questo materiale è stato fatto e poi non viene distribuito - assuma il sapore molto sgradevole dell'iniziativa propagandistica.
Detto questo, sul contenuto del materiale noi abbiamo espresso forti perplessità e critiche severe, perché in realtà - al di là di quanto da lei sostenuto: non so se lei l'abbia letto -, i messaggi sono assai poco chiari. In alcune parti di quel materiale - e lo dice Fernando Aiuti, che è un'autorità in questo campo e oltretutto è anche persona che è stata candidata in Alleanza nazionale: quindi non è nemmeno ipotizzabile un elemento di polemica politica su questa materia - ci sono anche degli errori scientifici molto gravi. Soprattutto, l'errore di quel materiale è che si propongono argomenti moralistici. Ora, è ovvio che ognuno di noi ha le proprie convinzioni morali in materia di etica sessuale e nessuno vuole censurare le convinzioni morali di nessuno, ma non c'è dubbio che c'è una forte contraddizione tra moralismo e pratica di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse. Quando alcune convinzioni morali vengono imposte anche contro ogni logica scientifica, si produce un danno rilevante alla salute pubblica. In questo opuscolo, si dice che la strada maestra è l'astinenza sessuale. Tutti sanno - è ovvio - che anche l'astinenza sessuale è un elemento di libertà nella sessualità; ma tutti sanno che l'astinenza sessuale è assai poco praticata dalla stragrande maggioranza della popolazione. Quindi, è dovere dello Stato prendere atto dei comportamenti reali, magari non quelli desiderati, ammesso che sia opportuno desiderare certi comportamenti anziché altri. Da questo punto di vista, vediamo e registriamo quotidianamente una grave carenza del Governo e dello Stato italiano in questa materia.
Signor Presidente, anche io ho rischiato di essere sospeso in quest'aula per aver esibito un profilattico, che è un presidio sanitario: tuttavia, esibire un profilattico è come esibire una scatola di aspirine. Quindi, francamente, non si capisce perché si debba fare particolare scandalo sull'esibizione di un materiale di questo tipo. Inviterei il Governo a prendere atto della gravità della situazione esistente nel paese dal punto di vista dell'AIDS e delle malattie a trasmissione sessuale. Io so che il sottosegretario Cursi è sensibile da questo punto di vista: lo so perché ne abbiamo discusso e parlato in altre occasioni e so anche che c'è un impegno suo personale. Ci sono 150 mila persone sieropositive, le persone in età adulta sessualmente attive hanno una possibilità su dieci di incontrare una persona sieropositiva; un malato di AIDS, oltre alla sofferenza che produce per se stesso, nella propria famiglia e nella società, costa una cifra iperbolica allo Stato italiano. Pertanto, fare prevenzione, fare informazione è un dovere morale per chi sta nelle istituzioni: per chi è deputato, per chi è sottosegretario, per chi è ministro.


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È un dovere morale perché da questo punto di vista l'Italia è assolutamente indietro rispetto agli altri paesi europei.
Per concludere, cito solo un dato. Nel 1983, l'anno dei primi casi in Europa di AIDS, la Germania era al secondo posto, adesso è al decimo posto; ma la Germania ha avuto fiducia nella campagna di informazione e prevenzione, ha utilizzato fortemente le associazioni del volontariato, è stata protagonista di una straordinaria stagione di impegno su questo tema e i risultati si sono visti. Purtroppo, signor sottosegretario, non so se lei lo sa, l'Italia è al terzo posto in questa triste graduatoria europea per numero dei casi di AIDS e purtroppo ci sono moltissimi casi di AIDS e di sieropositività che si verificano tra giovani e tra giovanissimi.
Questo lo ritengo un fatto estremamente grave, come è estremamente grave la latitanza - dimostrata dai fatti e non dalle parole - dello Stato, del Governo su questo tema. A ciò spero si ponga rimedio e spero altresì che il Governo cambi orientamento nei prossimi mesi.

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