Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 314 del 27/5/2003
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(Stato delle attività di sperimentazione volte a fare chiarezza sugli effetti terapeutici della cannabis - nn. 3-00487 e 3-02308)

PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Ronchi n. 3-00487 e Bulgarelli n. 3-02308 (vedi l'allegato A - Interpellanza ed interrogazioni sezione 5), che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
Il sottosegretario di Stato per la salute, senatore Cursi, ha facoltà di rispondere.

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, la normativa vigente (testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309) non contempla la possibilità di un uso terapeutico dei derivati della cannabis nella terapia del dolore.
Precisamente, il comma 4 dell'articolo 43 del testo unico, inserito dall'articolo 1 della legge n. 12 del 2001, prevede soltanto che l'elenco dei farmaci analgesici oppiacei che usufruiscono delle modalità prescrittive semplificate di cui all'allegato III-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, possa essere modificato con decreto del ministro della salute, nel senso di inserire nuovi farmaci contenenti, in particolare, i tetraidrocannabinoli e i loro analoghi (principi attivi della cannabis) di cui alle tabelle I e II previste dall'articolo 14, aventi una comprovata azione narcotico-analgesica.
Attualmente, l'impiego a scopo analgesico dei derivati della cannabis non è comprovato in Italia da sperimentazioni cliniche, né risultano pervenute domande da parte di sponsor per la valutazione sperimentale della cannabis o di suoi derivati.
In Italia, in base alla legislazione vigente in materia di sostanze stupefacenti, nulla osta che una sostanza inserita nell'elenco delle tabelle di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990 possa avere un uso terapeutico qualora venga fatta una richiesta di autorizzazione all'immissione in commercio alla commissione unica del farmaco del Ministero della salute.

PRESIDENTE. L'onorevole Ronchi ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-00487.

ANDREA RONCHI. Signor Presidente, mi dichiaro soddisfatto per le parole del sottosegretario Cursi. La nostra interrogazione trae origine da alcune notizie di stampa che hanno destato una certa attenzione ed allarme nella pubblica opinione, dopo che erano state fermate dalle forze dell'ordine persone con migliaia di dosi di hashish ed era stato dichiarato che le stesse erano destinate ad uso terapeutico.
Pertanto, ci sembrava ovvio e d'uopo tentare di avere da parte del Governo una parola chiara e ferma soprattutto rispetto alla pubblica opinione e tentare di sapere quali fossero, in realtà, i veri limiti e la vera geografia entro cui si può parlare di uso terapeutico.
Ciò è molto importante soprattutto rispetto alle nuove linee programmatiche del Governo che si stanno portando avanti rispetto alla droga, per combattere questo dramma, questo fenomeno che deve essere affrontato in maniera complessiva, a 360 gradi. Non è soltanto un fatto di repressione ma anche di cultura, di educazione, di messaggi della pubblica opinione.
Per tale motivo, abbiamo interrogato il Governo (e ci dichiariamo soddisfatti), ossia per conoscere i programmi in merito al concetto di uso terapeutico, anche guardando a ciò che sta accadendo a livello europeo. È lì che dobbiamo guardare e svolgere anche quell'opera di stimolo programmatico e culturale, per fare in modo che vi sia una grande lotta, che non vorrei definire battaglia (infatti, quando si tratta di drammi così importanti certi termini, a mio avviso, sono impropri).
Si tratta di condurre una grande battaglia per la vita e, soprattutto, una grande battaglia culturale per far capire che l'uso terapeutico è un conto e non può essere


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l'alibi o la maschera per coprire loschi traffici, soprattutto ai danni di persone fragili che possono essere, in un momento particolare della loro vita, prese da un certo tipo di ragionamenti e di drammi.
Per questo motivo, rispetto a ciò che il Governo ha affermato, mi dichiaro soddisfatto. Tuttavia, richiamo altresì il sottosegretario Cursi, il ministro della salute Sirchia, tutto il Parlamento ed il Governo ad essere vigili, ad alzare l'attenzione, a far sentire il loro monito, affinché non vi siano mai parole dubbie su un problema così importante come la droga.

PRESIDENTE. L'onorevole Bulgarelli ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-02308.

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, in realtà, credo che il sottosegretario (che, naturalmente, ringrazio per la sua risposta) non abbia fatto altro che disegnare lo statu quo della situazione rispetto ai farmaci contenenti cannabis in relazione a tutta una serie di malattie. È una battaglia per la vita - anzi, per vivere meglio - e su ciò sono d'accordo. Allora, bisogna tenere presenti le persone ed il caso che abbiamo presentato, quello del signor Vici Lino, nato a Rimini il 12 aprile 1938. Non stiamo, quindi, parlando di un ragazzino eventualmente etichettabile come «drogato».
Si tratta di un ex assessore, ex presidente di quartiere ed ex presidente di aziende municipalizzate, dunque una persona conosciuta ed apprezzata anche per la sua attività politica nella nostra città. Tale persona, purtroppo, dal 1989 soffre di sclerosi multipla secondariamente progressiva, una malattia degenerativa estremamente dolorosa. La cannabis gli permette di recuperare una mobilità articolare quasi normale, perché, come dice lo stesso Vici in un'intervista, «mi scioglie i muscoli, diminuiscono i dolori e riesco a camminare».
Esiste sul mercato internazionale un farmaco appositamente studiato, il Marinol, un medicinale a base di cannabis, che serve a rilassare la muscolatura e lenire così gli atroci dolori provocati dagli spasmi della sclerosi. Il Marinol è venduto regolarmente, quindi rintracciabile nelle farmacie, negli Stati Uniti d'America ed in alcuni paesi europei, non in Italia.
Un articolo pubblicato il 14 dicembre 2002 su La Voce di Rimini riporta un episodio di disobbedienza civile che condivido. Infatti, si è trattato di un episodio che pone di fronte alla società un problema riguardante qualche migliaio di persone nel nostro paese che molto spesso sono costrette a delinquere per potersi curare. Di tale episodio sono protagonisti Vici ed altri: un medico prescrisse a Lino Vici una dose di 5 milligrammi di Marinol. Davanti a fotografi e giornalisti Lino Vici è stato accompagnato nella farmacia di piazza Cavour, una piazza centrale della città di Rimini, da Rita Bernardini e Werther Casali, due rappresentanti del Partito radicale conosciuti per la loro lotta per il diritto alla salute dei cittadini. I tre hanno chiesto il medicinale alla farmacista, ma quest'ultima ha risposto loro che non lo aveva e, comunque, non avrebbe potuto venderlo. A questo punto, davanti ad una folla che si era concentrata in quell'area sapendo dell'azione di disobbedienza civile in atto, a Lino Vici sono state consegnate due bustine di marijuana con la dose esatta prescritta dal medico al paziente.
Sono intervenuti alcuni poliziotti che assistevano all'iniziativa in borghese. Gli «spacciatori», ossia il Casali e la Bernardini, sono stati accompagnati in questura e le bustine sono state sequestrate. Dopo le analisi di laboratorio, che hanno confermato che la sostanza nelle bustine era cannabis, Lino Vici è stato segnalato alla prefettura e registrato come assuntore di droga. Naturalmente, la Bernardini e il Casali sono indagati tutt'oggi come spacciatori.
È su questo che volevo attirare l'attenzione. È vero che nel nostro paese non sono state fatte ricerche importanti da questo punto di vista, ma è anche vero che vi sono ricerche e sperimentazioni in atto in altri paesi europei. In particolare, l'ultima ricerca che riguarda il rapporto tra


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cannabis e sclerosi multipla ci viene dalla Gran Bretagna dove oltre 200 pazienti hanno accettato di partecipare al primo studio clinico di larga scala sugli effetti della cannabis sulla sclerosi multipla. L'effetto è stato più che soddisfacente da questo punto di vista, tant'è che in quel paese non vi è solo una sperimentazione, ma si è andati oltre rispetto alla rintracciabilità di farmaci che possano andare in tale direzione.
È vero quanto ha detto il sottosegretario: è possibile avviare pratiche per ottenere questo tipo di medicinale, ma vi è, purtroppo, un problema. Nel caso di questa interrogazione sono passati cinque mesi dalla presentazione alla risposta: è più o meno lo stesso tempo che occorre per ottenere i suddetti medicinali. Stiamo parlando di malattie estremamente dolorose sul piano fisico: è difficile aspettare cinque mesi quando si ha la possibilità di rintracciare la cannabis, ahimè, al mercato nero nel nostro paese. Credo che chiunque di noi sia disponibile, di fatto, a delinquere per la propria salute.

PRESIDENTE. Onorevole Bulgarelli...

MAURO BULGARELLI. Concludo, signor Presidente.
Non vi è solo il discorso della farmacologia, ma anche la possibilità, come sperimentato negli Stati Uniti con effetti più che positivi, dell'assunzione diretta della cannabis per lenire i dolori.

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