Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 309 del 14/5/2003
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Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 3841 (ore 16,45).

(Ripresa esame articolo unico - A.C. 3841)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 3841 sezione 1), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 3841 sezione 2).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge (vedi l'allegato A - A.C. 3841 sezione 3).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Ricordo che nella seduta del 7 maggio scorso è stato votato, da ultimo, l'emendamento Vascon 1.42.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vascon 1.44.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Intervengo per annunciare il nostro voto favorevole sull'emendamento in esame che viene a fare chiarezza sull'erogazione delle sanzioni amministrative previste dal decreto-legge in esame. Nella stesura originaria si fa riferimento al capo 1 della legge 24 novembre 1981, n. 689 con esclusione della facoltà di pagamento in misura ridotta prevista dall'articolo 16 della medesima legge. Tale articolo ammette il pagamento in misura ridotta della sanzione amministrativa qualora il pagamento stesso avvenga entro 60 giorni. In questo decreto-legge ricco di sanzioni questa norma, per coloro che si mettano in regola con il pagamento entro 60 giorni, viene ad alleggerire la ricchezza di sanzioni amministrative.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Mi rivolgo all'Assemblea proprio per illustrare la bontà di questo emendamento, che, nello specifico (appunto in caso di conciliazione), da la possibilità di accedere ad un pagamento in misura ridotta delle sanzioni (peraltro previste dalle leggi vigenti), contribuendo così a distendere il clima formatosi nel momento in cui - come del resto è noto a tutti - sono state applicate delle sanzioni. Peraltro, come abbiamo più volte


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detto e ripetuto, tali sanzioni hanno una labilità nella solidità medesima e molto spesso sono state oggetto di ricorsi che poi si sono fermati e che in alcuni casi hanno visto addirittura prevalere la ragione di chi lo ha presentato, proprio in funzione del dubbio con cui si è andati avanti per oltre vent'anni. Esiste di fatto una situazione molto ingarbugliata, una situazione non chiara, ed esistono tutti i presupposti per una legittima contestazione. Per questo motivo cerchiamo di rendere in ogni modo più fruibile l'applicazione del decreto-legge in esame, con la possibilità di accedere appunto al pagamento in misura ridotta delle sanzioni. Anche se questa non è certamente la soluzione del problema - perché non è così che possiamo risolvere tutto il problema del pregresso -, l'obiettivo è quello di ridurre i disagi, che peraltro vedono costantemente sotto tiro coloro i quali si trovano ad operare all'interno di un comparto, che come ho già detto, ma ripeto, non è gestito con regole di riferimento certe; difatti, ogni associazione sindacale come ha potuto e come ha voluto, ha dato le proprie indicazioni agli associati medesimi, con la conseguenza che l'operatore si è trovato di fronte ad una strada incerta e non ben definita.
Oggi, come legislatori, abbiamo invece il dovere di creare i presupposti che diano sicurezza agli operatori e che diano certezze ai giovani imprenditori che vogliano appunto intraprendere questa strada. Pertanto, l'emendamento in oggetto, a mia firma, assume il significato di una sorta di apertura di credito nei confronti di coloro i quali, come ho già detto e ripeto, da molti e molti anni attendono chiarezza, al fine di poter lavorare: essi non chiedono altro che poter continuare a lavorare, laddove noi abbiamo il dovere di creare questi presupposti.
Credo, quindi, che la bontà dell'emendamento rappresenti nel suo insieme la volontà di legiferare in maniera chiara ed in maniera certa, laddove altri, in altri tempi ed in altri momenti - non so se non abbiano voluto o non abbiano saputo farlo -, hanno lasciato dietro di sé un vuoto legislativo: un vuoto legislativo che peraltro ha dato modo a dei noti furbastri di poter fare il proprio comodo, così come di potersi arricchire alle spalle di altri!
In buona sostanza, ciò ha consentito di aggirare quelle poche regole che non stabilivano con certezza quello che si doveva o che si poteva fare. E questo lo affermo con molta serenità d'animo, ricordando che non esiste la casa dei furbi, in quanto gli stessi sono spalmati dal Brennero a Pantelleria e viceversa. Non ci sono produttori onesti solo da una parte e disonesti dall'altra, sono spalmati; è per questo che occorre ricercare, nella maniera più attenta ed oculata, tutte le forme legislative atte a fornire sicurezza e garanzia e dirette ad individuare coloro che hanno aggirato le leggi, hanno fatto i furbi, approfittando di una situazione attualmente non ancora chiara.
Pertanto, invito l'Assemblea ad esprimere un voto favorevole sul presente emendamento, che vuole essere costruttivo ai fini dell'effettività di questa legge.

PRESIDENTE. Vorrei salutare i ragazzi e gli educatori del Centro di socioassistenza di Gallarate presenti in tribuna (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà.

FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, riprendiamo l'esame di questo provvedimento dopo aver avuto una settimana per ripensare la sfida che abbiamo di fronte.
Chiaramente, l'eredità lasciataci dall'Ulivo, con i disastri realizzati in materia di quote latte, necessita di un intervento migliorativo rispetto a quanto proposto dal Governo. Con questa sfida, abbiamo la possibilità di raggiungere risultati concreti nei confronti dei nostri allevatori.
Attualmente, vi sono 25 mila ricorsi giurisdizionali, un miliardo di euro di nuove multe da pagare e nessuna campagna di commercializzazione formalmente chiusa dal 1995-1996.
Dunque, occorre fare un passo avanti...


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PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bricolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Vediamo se riesco a convincere tutti i colleghi ad esprimere un voto favorevole su questo emendamento.
La legge n. 689 del 1981 concedeva la facoltà di effettuare pagamenti in misura ridotta, mentre il testo in esame esclude tale facoltà. Dunque, il presente emendamento, facendo riferimento alla suddetta legge, propone di eliminare l'esclusione, affinché rimanga la facoltà di effettuare tali pagamenti in misura ridotta.
È logico dover aiutare tali soggetti, in quanto non dobbiamo dimenticare che alla base di tutto ciò vi è il fatto che ogni 100 tonnellate assegnate al nostro paese, in Francia ve ne sono 243,5; dunque, in Francia hanno quasi due volte e mezzo le tonnellate assegnate all'Italia. Questo non è bello, facciamoli pagare un po' di meno!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Spesso si parla dell'eredità della prima Repubblica, anche con giusto orgoglio, da parte di molti colleghi.
Allora, rispetto alla politica agricola europea di questi anni, che a nostro giudizio ha causato gravi danni per i cittadini e per l'economia di questo paese, vorrei trovare qualcuno che si alzi con orgoglio a rivendicare l'eredità della politica agricola dei seguenti ministri: Marcora Giovanni, dal 1979 al 1980; Giuseppe Bartolomeo, dal 1980 al 1982; Calogero Mannino, dal 1982 al 1983. Passiamo dall'VIII alla IX legislatura. Non sento i commenti di nessuno che voglia rivendicare questa eredità. Vediamo nella IX legislatura: Filippo Maria Pandolfi dal 1983 al 1987...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Polledri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, sembra un po' difficile discutere su questo tema e non vedere, da parte del Governo, la volontà di colpire determinate categorie di persone; in modo particolare, in questo caso, si tratta degli allevatori che, secondo il Governo, non sono inquadrati nelle associazioni di categoria tradizionali. Sono liberi. Sono i famosi Cospa. Lo diceva il mio collega, l'onorevole Pagliarini: come si può pensare, soltanto in questo caso, di non consentire il pagamento della multa in forma ridotta, qualora si provveda entro un determinato termine?
Mi sembra che, da parte del decreto-legge e, quindi, da parte governativa, ci sia veramente la volontà di colpire queste categorie e, in modo particolare, gli allevatori che, secondo il Governo, non hanno rispettato le direttive che, in tutti questi anni, sono state farraginose e non sono state gestite in maniera corretta a livello centrale. E, poi, si vuole dare la responsabilità di questa situazione soltanto a chi non è iscritto ufficialmente alle categorie che, a livello regionale e nazionale, si occupano della gestione delle quote latte. Quindi, da parte mia...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Didonè.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, anch'io vorrei aggiungere il mio parere a quello dei colleghi. È veramente difficile comprendere come, in questa situazione estremamente complicata, non si riesca a capire che ciò che si sta facendo non è assolutamente giusto. Si comminano multe, come è stato fatto in questi anni, a persone che soltanto in piccolissima parte erano consapevoli di quello che stavano facendo da un punto di vista quantitativo: non c'era, assolutamente, la chiarezza del


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quadro generale; non c'erano i numeri esatti di riferimento; mancava un'anagrafe; mancava tutto. Oltretutto, ricordiamo che queste persone non producevano un bene inutile, che poi andava all'ammasso e veniva distrutto; anzi, producevano e producono un bene che in Italia, comunque, non è sufficiente nemmeno per coprire il consumo nazionale: meno del 60 per cento di ciò che serve, viene prodotto in Italia. Quindi, è veramente incomprensibile il fatto che queste persone, che già fanno un lavoro comunque non facile, che sempre meno persone vogliono fare, e che contribuiscono alla produzione di ricchezza nazionale, debbano poi essere vessate con queste multe e non si riesca ad avere un occhio di riguardo nei loro confronti. Se dobbiamo fare una legge, facciamola. Poi, l'Europa potrà dire quello che vorrà. Ma, almeno, la legge fatta in Italia vada incontro a queste esigenze e tenga conto della situazione che ben conosciamo, perché sappiamo che la maggior parte degli allevatori erano assolutamente in buona fede. Quanto alla battaglia, la si faccia nelle sedi appropriate, in Europa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.44, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 366
Votanti 364
Astenuti 2
Maggioranza 183
Hanno votato
357
Hanno votato
no 7).

Chiedo all'onorevole Vascon se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento 1.45.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, francamente, devo dire che non intendo accogliere l'invito al ritiro e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Vorrei mantenere il mio emendamento che stabilisce la soppressione del comma 9, nel quale si prevede che, in caso di mancato versamento del prelievo supplementare dovuto, le regioni e le province autonome effettuino la riscossione in forma coattiva, previa intimazione nei confronti di acquirenti e produttori, applicando le sanzioni previste dall'articolo 8 del regolamento comunitario.
Ebbene, in buona sostanza, noi chiediamo di sopprimere la disposizione che, nel caso di mancato versamento del prelievo supplementare, assegna alle regioni il compito di procedere alla riscossione coattiva mediante messa a ruolo. Quindi, noi qui vediamo che alle regioni viene affidato l'onere del controllo e della riscossione, ma non di certo, come del resto evidenziato in altri passaggi, il ruolo della gestione. Questo è un punto al quale noi parlamentari della Lega nord Padania non rinunciamo e sul quale non intendiamo transigere, perché siamo fortemente convinti dell'importanza della gestione agraria a livello regionale per un insieme di motivi, di importanti motivi. Sappiamo tutti che l'Italia è composta da un insieme di regioni con diverse caratteristiche rurali, ambientali, morfologiche, imprenditoriali e, addirittura, viarie. Esistono zone vocate e zone meno vocate. Esistono zone che hanno un'altissima concentrazione di produttori i quali, come sappiamo, non dispongono sulla carta di potenzialità di produzione, ma che hanno produttività da vendere, ed esistono altre realtà per nulla vocate alla produzione lattiero-casearia. Quindi, esistono i presupposti perché la gestione della filiera lattiero-casearia, venga data alle regioni in una visione di un chiaro e non interpretato federalismo, nella direzione di una devoluzione delle varie gestioni da parte dello Stato.


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Ecco perché noi della Lega nord Padania non riteniamo sia opportuno né ritirare, né tantomeno respingere un emendamento impedisce di assegnare alle regioni solamente compiti di gabelliere, compiti che nessuno mai vorrebbe adottare. Sappiamo benissimo che mai sono stati amati coloro i che impongono tasse, gabelle, multe e quant'altro, ma qualcuno lo deve pur fare. Ma se riguardo allo Stato centrale si vuol mantenere in piedi una forma di ministero - che peraltro a suo tempo era stato abrogato attraverso il referendum -, ebbene, allora, questo tipo di onere noi lo vogliamo lasciare al Governo. Per quale motivo a noi solo gli oneri e a qualcun altro magari la gestione con gli onori o gli onori attraverso la gestione? È un interrogativo che credo sia legittimo, anche perché, come ben sappiamo e come tutti, credo, in quest'aula possono riconoscere, la gestione agraria dal dopoguerra ad oggi è stata particolarmente colorita dal punto di vista politico; è stata una gestione che ha veicolato consenso politico e risorse; è stata una gestione a dir poco scellerata, che ci ha lasciato in eredità la situazione nella quale oggi noi ci troviamo, per cui siamo qui in quest'aula a dover deliberare su qualcosa che è frutto della malagestione.
Allora, cari signori, per dirla in termini contadini, è meglio che anche a noi venga riservato un po' di rispetto e di contegno come rappresentanti di quelle aree che ci hanno mandato in Parlamento a difendere e tutelare gli interessi del mondo agrario e agricolo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, attraverso un pacato ragionamento vorrei dialogare, soprattutto con i colleghi della maggioranza; non possiamo, infatti, rivolgerci all'opposizione, le cui responsabilità politiche sono sotto gli occhi di tutti.
Sono i numeri a dircelo: l'Italia, per quanto riguarda la sua sovrapproduzione, sfora in maniera presunta - anche riguardo a ciò, infatti, vi è sempre stato il caos più assoluto - di circa il 4 per cento.
È questo il dato che, a mio avviso, deve essere compreso da chi siede in quest'aula e si occupa dell'esame di questo provvedimento e, soprattutto, da coloro che si trovano all'esterno di essa.
L'Italia sfora di una percentuale non superiore al 4 per cento e non, quindi, del 40-50 per cento rispetto alla quota che le è stata assegnata. L'Italia - lo ripeto - sfora per non più del 4 per cento, a fronte di una produzione interna che - come è già stato detto, ridetto e stradetto - copre a malapena il 54 per cento del consumo interno.
Ciò ci fa comprendere come l'applicazione di questa normativa debba tener conto di questo dato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà.

FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, sono ormai vent'anni che gli allevatori aspettano l'adozione di provvedimenti che migliorino la qualità del loro lavoro, di provvedimenti che vadano cioè incontro alle loro esigenze e che riescano a regolare un settore che, evidentemente, fino adesso, è stato ignorato o, comunque, sicuramente non aiutato da parte dello Stato.
Le attese sono tante; abbiamo appreso la notizia secondo cui i manifestanti - che sono in piazza a protestare - sarebbero stati caricati dalla polizia. Dunque, evidentemente, vi è tensione nel paese poiché, da parte di questi allevatori, vi è la voglia di farsi sentire, vedere. Essi attendono delle risposte chiare che noi siamo in grado di fornire, ma solo se verranno accolti gli emendamenti di merito che il gruppo della Lega ha presentato. Queste proposte emendative cercano di risolvere i problemi e, soprattutto, tendono ad eliminare quella delusione conseguente alle aspettative originatesi successivamente alla discussione del provvedimento in Consiglio dei ministri.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, bisogna guardare alla realtà dei fatti perché, come è stato appena ricordato, lo sforamento italiano rispetto alle quote è limitato ad una ridicola percentuale. Si tratta, infatti, del 4-5 per cento, a fronte di una produzione che, comunque, consiste in poco più della metà del necessario.
A fronte di questo, non si è capito cosa il nostro paese è riuscito ad avere in cambio, ma, soprattutto, non riusciamo a capire che svantaggi hanno gli altri paesi, se consideriamo che, ad esempio, la Francia, la Germania e i Paesi Bassi possono produrre fino a cinque volte il proprio consumo nazionale.
Inoltre, non riusciamo a capire perché, per quanto riguarda la produzione di autoveicoli, la Francia e la Germania non subiscono limitazioni nella produzione di Renault, Peugeot, BMW, Mercedes.
In tutti i settori, quindi, vi è libero mercato e si fa quello che si vuole, mentre nel settore lattiero-caseario, nella produzione del latte - che, comunque, rappresenta un bene primario per ogni nazione - si sono stabilite delle quote. Tali quote potrebbero almeno essere calcolate in maniera diversa: ad esempio, dal 100 per cento del consumo in su.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.

CESARE ERCOLE. Signor Presidente, l'emendamento in questione chiede di sostituire il comma 9 del provvedimento in esame. Riteniamo, infatti, che la pratica in questione sia vessatoria nei confronti degli agricoltori. È una pratica che, per fare un esempio, non ritroviamo nel provvedimento recante disposizioni relative all'UNIRE previsto al successivo punto dell'ordine del giorno. Mentre in tal caso si vuole colpire l'agricoltore, nel provvedimento succitato non è prevista l'applicazione di una pratica di questo genere nei confronti delle agenzie di scommesse ippiche che non hanno pagato il dovuto nei tempi in cui era richiesto. Questo è il motivo per cui insistiamo affinché l'emendamento in esame venga approvato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, non mi sembra che questa sia la soluzione al problema, come già affermato precedentemente; anzi, ciò farà emergere un'altra questione a mio avviso molto importante, vale a dire quella relativa alla gestione del latte in nero. Il latte in nero, oltre a creare una situazione non governabile, farà sicuramente emergere alcuni pericoli dal punto di vista igienico sanitario. Sappiamo tutti che questo tipo di produzione, anche sotto il profilo della gestione, del consumo del latte, nonché delle lavorazioni relative a quote che non vengono direttamente lavorate come latte, qualora non venissero applicate tutte le regole previste dal mercato, avverrà successivamente in maniera irregolare, determinando una situazione igienico-sanitaria pesante.
La mancata applicazione del regime delle quote latte rappresenta per l'Italia un problema cronico le cui origini risalgono a molto tempo fa, a prima del 1984, anno in cui si istituì il regime delle quote latte. Questa situazione ha prodotto nel tempo gravi danni al nostro paese che non ha sicuramente giovato, in termini di credibilità, nelle sedi comunitarie, al contribuente che si è dovuto far carico di ingenti oneri finanziari, lo volevo ricordare, per il pagamento di sanzioni, la cui illegittimità è ancora oggi da dimostrare, nonché agli allevatori che da anni sono costretti ad operare in un sistema dove niente e più garantito, neanche la certezza del diritto. La situazione che nel 2001 è stata ereditata dall'attuale Governo era a dir poco tragica.
Il ripetuto ricorso allo strumento dei decreti-legge, ben 13 in questi cinque anni,


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da parte dei governi della scorsa legislatura aveva determinato un vero e proprio stravolgimento delle norme nazionali di attuazione del regime delle quote latte, tanto da renderle sempre meno applicabili e sempre più interpretabili.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.

SERGIO ROSSI. Signor Presidente, non trovo corretto quanto previsto in questo provvedimento, vale a dire che l'acquisto di quote latte da una regione diversa debba avvenire con il pagamento di una vera e propria tassa pari al 30 per cento. Insomma, chi compra fuori regione deve pagare 10 per acquistare 7 quote da produrre. Non riesco, inoltre, a comprendere il fatto che il 30 per cento, secondo le previsioni del provvedimento in esame, debba restare nelle regioni di origine se poi verrà prodotto dal soggetto che si è visto assegnare questa quota di produzione oppure se tale soggetto affidatario potrà ancora rivendere anche l'altro 30 per cento ad altro allevatore all'interno della stessa regione. In tal caso, saremmo di fronte ad un soggetto, in possesso di quote latte di carta, che non è un vero produttore. È decisamente iniquo, secondo me, che un allevatore lombardo o veneto che, fino ad oggi...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sergio Rossi.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, ringrazio anche i colleghi del gruppo della Lega che mi incitano ad intervenire su tale argomento.
Io non so se il Presidente del Consiglio dei ministri consideri la parola «ridicolo» un'offesa e pertanto la pronuncio in attesa che sia approvato il provvedimento sull'immunità parlamentare, in modo che io possa in qualche modo essere tutelato, prima che qualche collega non inventi magari l'introduzione nel codice penale del reato di lesa maestà.
Mi permetta tuttavia di dire che la situazione che stiamo vivendo risulta alquanto ridicola e che, perpetuandosi dalla settimana scorsa, può anche essere particolare. Se non erro, leggendo il testo di questo decreto-legge, esso è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 28 marzo scorso. Mi sembra di ricordare che la maggioranza che ha vinto le elezioni e che governa questo paese è una maggioranza che al suo interno comprende anche un partito che si chiama Lega nord Padania, se non sbaglio, e che partecipa a questo Governo, avendo accordato la fiducia al Presidente del Consiglio.
Non so se i ministri della Lega nord Padania fossero assenti o distratti. Rimane tuttavia che si tratta di un provvedimento di questo Governo che la Lega nord Padania sostiene.
Comprendo che il ministro Alemanno si presti a questa farsa, evidentemente per ragioni politiche di fondo. Occorre tuttavia capire per quale ragione, se il Governo ha posto ieri la questione di fiducia - forse ho dato un consiglio all'onorevole Alemanno che è andato a colloquiare con il Presidente - ...

PRESIDENTE. Vede, onorevole Giachetti, i suoi interventi sono sempre utili!

ROBERTO GIACHETTI. ...sul decreto-legge in materia ambientale, dimostrando di avere grande solidità e, a ridosso delle elezioni, anche grande compattezza, lasciando assolutamente libero e tutelato il diritto della Lega nord Padania di svolgere opposizione, abbiamo dovuto ascoltare ieri dal ministro Sirchia che la situazione della sanità, a causa delle decisioni del ministro Tremonti, è allo sfascio; ancora, l'altro ieri il ministro Marzano, parlando ai commercianti e agli artigiani, diceva di porre fine a queste vessazioni nei confronti degli artigiani. Oggi sentiamo gli esponenti del partito della Lega nord Padania, che appoggia


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il Governo, rivolgersi al Governo stesso chiedendo di sapere per quali ragioni il Governo faccia queste cose. Ma a chi lo dite? Chi ci sta al Governo, voi o noi? State giocando alle parti degli uni e degli altri e state mortificando il Parlamento (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!
Allora, signor Presidente, la pregherei vivamente di valutare se sia possibile, al di là del fatto che sia legittimo, nella conduzione che la porta in tante occasioni ad assumere anche decisioni sul filo del regolamento, organizzare i nostri lavori in modo tale, se un partito della maggioranza fa opposizione e ostruzionismo, da approvare altri provvedimenti (magari quello relativo agli enti locali), in qualche modo proseguendo nei nostri lavori.
Non so cosa sia immaginabile: lei si preoccupa della dignità del Parlamento ed io vorrei sapere se la dignità del Parlamento, di fronte a questa farsa, ancorché sulla base di un regolamento interpretato alquanto a maglie larghe, sia immaginabile. Vorrei sapere se il Governo non si vergogni, se la maggioranza sia prona rispetto a tale atteggiamento e se tutto questo rientri nella normalità di un Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il collega che è intervenuto fa filosofia, ma io vado sul punto che riguarda l'emendamento, perché di questo stiamo discutendo. L'emendamento al nostro esame presentato dall'onorevole Vascon va approvato perché si dice che, se non viene versato il prelievo supplementare, è prevista per le regioni e le province autonome addirittura la riscossione coattiva. Ci rendiamo conto? Jacques Prévert diceva «il y a la maniére». Prevedere una riscossione coattiva sul ruolo, applicando addirittura sanzioni, è qualcosa che non sta né in cielo né in terra. Probabilmente nemmeno in Turchia fanno queste cose e riteniamo tutti, almeno io mi auguro, che non aderisca mai all'Unione europea fino a quando non riconoscerà il genocidio del popolo armeno! Tuttavia, fare una cosa del genere non è possibile; stiamo giocando con la possibilità di sviluppo delle aziende!

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pagliarini.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.45, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 395
Votanti 392
Astenuti 3
Maggioranza 197
Hanno votato
29
Hanno votato
no 363).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Marcora 1.50.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. La ringrazio, signor Presidente. Questo è uno degli emendamenti tecnici che noi abbiamo presentato perché ritenevamo che attraverso di essi si potesse migliorare il decreto-legge. Se lo scopo del provvedimento è quello di rendere più rigida ed efficiente l'applicazione del sistema delle quote latte, uno dei problemi è quello di garantire il pagamento da parte di coloro che splafonano. Nella formulazione del comma 9 che proponiamo, chiediamo vi sia una riscossione coattiva mediante iscrizione a ruolo anche nei confronti del produttore, perché costui è corresponsabile dello splafonamento. Ciò allo scopo di garantire che l'iscrizione a ruolo della multa la renda più facilmente esigibile da parte dello Stato.


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Dopodiché, proponendo di aggiungere il comma 9-bis, abbiamo voluto indicare la necessità che l'iscrizione a ruolo sia eseguita per l'intero importo non pagato e, quindi, resa esecutiva mediante consegna del ruolo al concessionario, anche se il relativo accertamento è stato impugnato davanti ad organi giurisdizionali, amministrativi o ordinari.
Tutto questo, signor ministro, ha lo scopo di rendere più stringente l'applicazione di questo provvedimento e di rendere più sicura l'esazione della multa in caso di splafonamento, nel caso cioè di esubero rispetto alla quota assegnata. Si tratta di uno di quegli emendamenti che noi abbiamo voluto presentare per rendere migliore, dal punto di vista tecnico, il provvedimento; sta a voi accoglierlo. Se non volete accedere alle richieste contenute nel nostro emendamento, vuol dire che non tenete poi così tanto all'efficacia di questo decreto-legge.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. La ringrazio, signor Presidente. Mi sembra di assistere quasi ad una competizione tra chi è più restrittivo! Abbiamo sentito il collega Giachetti che, quasi a ragione, riprendeva delle componenti di questo Parlamento. Dico «quasi» perché Giachetti ad esempio dimentica - forse non sa, forse non conosce o non ricorda - che il Governo dell'Ulivo, in materia di quote latte, non ha risolto un granché. Anzi, all'opposto: nel momento in cui sono entrate delle quote, caro Giachetti, operazione portata a termine dal ministro De Castro, le stesse quote sono andate ad alimentare quell'indotto non produttivo, effettuando una spalmatura da nord a sud, assegnando quote laddove mai e poi mai è stato prodotto latte (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Per cui, cosa vuoi, Giachetti, non tutte le ciambelle riescono col buco.
D'altra parte, come abbiamo appena sentito l'onorevole Marcora, durante l'illustrazione del suo emendamento, c'è quasi un accanimento nei confronti del produttore. Tra l'altro, mi onoro di avere il collega Marcora come amico, il quale porta un cognome molto importante, nella persona del padre, che è stato un esempio - come dovrebbe essere tuttora - di ottimo, eccezionale ministro, che non solo aveva a cuore l'agricoltura italiana, ma aveva una grande considerazione di quello che significava il contesto europeo. Quindi, Luca, se qualcuno magari impropriamente prima ha citato il nome di tuo padre, tu sai che ci siamo già scusati tra noi.
Tornando però all'argomento, nel caso specifico, vediamo che c'è quasi un accanimento nei confronti di questo benedetto produttore di latte.
Addirittura, l'emendamento prevede forme ancora più restrittive, più coercitive. Vi è quasi un accanimento nei confronti di questo malfattore. Ha commesso un grave errore: si è permesso di produrre più latte di quanto era previsto. Nello specifico, ci ritroviamo ad avere la richiesta di applicazione di norme severe per chi ha la volontà di produrre più di quanto è previsto, dimenticando che, a livello nazionale, non arriviamo neanche ai due terzi della produzione. D'altra parte, ciò non deve essere previsto.
Chiedo ai colleghi un momento di attenzione - capisco che forse posso essere monotono nel mio interloquire - per rendere edotti coloro che mi stanno ascoltando.
Vorrei leggere brevemente due passaggi del presidente della commissione d'inchiesta, generale Lecca, il quale, a precisa domanda, risponde: lei non sa con cosa sono fatti gli alimenti moderni. Lungo il Po crescono tanti pioppeti e canneti i quali vengono trasformati in trucioli ricchi di cellulosa e la cellulosa è uno zucchero superiore cioè un polimero di uno zucchero inferiore. Attraverso determinati processi (commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego, perché Vascon è un parlamentare


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che consente sempre a tutti di parlare. Per cui è giusto che prestiamo attenzione.

LUIGINO VASCON. Scusi, Presidente, avevo solo chiesto un attimo di attenzione perché sto leggendo un passaggio importante, ma l'ipocrisia del gruppo dei Democratici di sinistra e, in generale, dell'Ulivo non vuole farmi parlare (commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...

LUIGINO VASCON. ...perché sto rivelando cose di cui non hanno tenuto conto (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!

PRESIDENTE. Onorevole Vascon, vi è un problema, ma tra me e lei: ha esaurito il tempo a sua disposizione. Concluda brevemente.

LUIGINO VASCON. Stavo ricordando che il generale Lecca denunciava pubblicamente che, attraverso questo procedimento, attraverso determinati processi, si ricava l'amido, dal quale si passa alle caseine. Dalle caseine si trae la pasta filata e poi, cari signori, i consumatori mangiano mozzarelle di bufala, al pioppo, però (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, vorrei rivolgermi a qualche collega che è intervenuto citando i ministri di vent'anni fa (ha citato qualche nome a sproposito) e che poi si è fermato perché non ho ben capito se, nell'elenco dei ministri che hanno arrecato danni all'agricoltura italiana, sia presente anche il ministro Giovanni Alemanno. Si è fermato in tempo, perché tutti gli interventi sono stati svolti da parte di una componente dell'attuale maggioranza contro l'attuale Governo. Il precedente Governo ha fatto diverse cose importanti: la commissione Lecca (e qui è stato letto qualche brano della relazione del generale Lecca) ha ottenuto dall'Unione europea, senza alcun patteggiamento, un aumento di quote che ha spalmato secondo un principio di equità. Infatti, vi è anche un principio di equità; non sempre possiamo fare parti uguali tra i diseguali, anche rispetto ai produttori agricoli e ai produttori agricoli di latte.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà.

FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, intervengo anche per rispondere all'onorevole Giachetti che precedentemente ha criticato l'atteggiamento della Lega la quale evidentemente invita il Governo a cercare di migliorare questo provvedimento. Rispediamo al mittente, dunque, l'ironia un po' infantile dell'onorevole Giachetti. Vogliamo ricordare al ministro una cosa importante. Effettivamente, è iscritto all'ordine del giorno un altro provvedimento, come ha ricordato il collega Ercole, quello sull'UNIRE e, quindi, su chi vive dei giochi, firmato anch'esso dal ministro Alemanno. Ebbene, in questo caso, le agenzie di scommesse ippiche e le sale del bingo vedono sanate le multe pregresse e vengono aiutate con mutui agevolati; chi, invece, vive di agricoltura o, come nel caso di specie, di allevamento, è costretto a pagare tutte le multe e tutto il pregresso, certamente a causa della situazione ereditata dal malgoverno dei democristiani del pentapartito che ci hanno governato nella prima Repubblica, ma anche a causa del disastro di cinque anni di incapacità del legislatore nel risolvere un problema creato dai governi dell'Ulivo.
Evidentemente, ministro, mi rivolgo a lei per invitarla a mutare questa posizione palesemente iniqua e per andare incontro alle istanze di tanti nostri onesti allevatori, i quali, fuori da quest'aula e nel paese, ci chiedono un aiuto concreto per portare avanti le loro attività lavorative e per avere una certezza legislativa sulla base della


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quale poter programmare il loro futuro. Fino ad oggi, siamo di fronte...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il collega Preda, che ringrazio, ha avuto il coraggio di rivendicare l'azione del suo Governo ed ha posto una domanda alla quale voglio rispondere con altrettanta chiarezza.
Egli mi chiede se nell'elenco vi sia anche l'onorevole Giovanni Alemanno e a chi questi appartenga. L'onorevole Alemanno è il ministro di tutta la coalizione!

ALDO PREDA. Non sempre!

MASSIMO POLLEDRI. È il nostro ministro, lo rivendichiamo!
Certo, in quest'aula del Parlamento, stiamo discutendo, alla luce del sole, di una questione importante. Allora, posto che il ministro Alemanno è il nostro ministro - su ciò stia tranquillo, onorevole Preda - vorrei che qualcun altro, come ha fatto lei, si alzasse e mostrasse altrettanto orgoglio.
Giustamente, quando si parla di comunismo, alcuni colleghi rivendicano con coerenza la loro identità.

MARISA ABBONDANZIERI. E smettila!

MASSIMO POLLEDRI. Ora, io vorrei che, oltre all'onorevole Preda, con altrettanta coerenza, si alzasse qualcuno ed affermasse di rivendicare con orgoglio l'azione democristiana in questo settore (sto parlando solamente di questo settore).
Proseguo, dunque, nell'elenco: Giovanni Goria, ministro dell'agricoltura negli anni 1991-1992; Giovanni Alfredo Fontana, negli anni 1992-1993...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, a questo punto, penso sia opportuno distinguere la ragioneria dalla politica: la prima conferma e controlla le norme esistenti; la seconda conferma, ma dovrebbe anche fare scelte per proiettare il paese verso il futuro.
Se continuiamo a confermare gli errori che sono stati compiuti in passato, quando sono state svendute la produzione di energia elettrica e, subito dopo, tutto il comparto dell'agricoltura, garantiamo il blocco del paese per i Governi a venire! A questo punto, non avrebbe più senso indire elezioni perché la sovranità popolare sarebbe ferma alle scelte del passato!
Noi rivendichiamo la necessità che, anche nel comparto dell'agricoltura, vi sia il coraggio di rivedere gli errori del passato: il nostro paese non può essere messo nella condizione di importare più di metà del latte che consuma, mentre altri paesi, magari perché, in passato, hanno seguito politiche più furbe e più incisive della nostra, continuano ad essere gratificati da scelte scellerate.
Per questo motivo, e non per altri, ma anche per la coerenza che stiamo dimostrando - perché le stesse tesi e le stesse opinioni le abbiamo sostenute anche quando ha governato il centrosinistra - rivendichiamo il dovere di consigliare al Governo ed al ministro dell'agricoltura di insistere, presso l'Unione europea, affinché non si confermi per decreto, come per i decreti del passato, il blocco totale della nostra agricoltura.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, prima si chiedeva di trattare anche questi soggetti come tutti gli altri, e quindi di concedere uno sconto nel caso di pagamento entro un determinato termine, adesso vedo - e ringrazio il collega Marcora - che addirittura non solo non gli viene concesso lo sconto, ma si propone con un emendamento un sistema di esazione coattiva ancora più rigido. Non vedo


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perché - e vorrei domandargli il motivo - non prevede anche l'arresto eventualmente per questi lavoratori che iniziano al mattino, magari alle tre o alle quattro, e finiscono la sera dopo 20 ore di lavoro. Comunque questo modo di operare ha fatto sì che ci siano...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, anch'io mi ricollego un attimo a quanto detto dall'onorevole Giachetti, ricordandogli che essere in una coalizione non significa necessariamente essere sempre tutti d'accordo. Questa coalizione si chiama Casa delle libertà perché, pur non essendo ovviamente anarchica, è una coalizione dove comunque sui principi ognuno mantiene la propria libertà di pensiero. Non è facile trasformare in leggi operative quelli che sono magari principi di campagna elettorale, però a noi sembra che quanto avevamo detto in campagna elettorale fosse un po' diverso da quanto poi materialmente e operativamente si stia trasformando in legge.
Quindi, in questo senso, la Lega nord Padania non sta facendo ostruzionismo o un'azione antigovernativa o contro la maggioranza, sta cercando semplicemente di portare avanti le proprie ragioni nell'interesse - voglio sottolinearlo - della popolazione italiana, perché le cose che stanno uscendo non hanno solo riflessi economici, che pure sono importanti. Che i nostri figli debbano mangiare i formaggi di pioppo mi pare che sia una cosa che dovrebbe interessare la maggioranza e la minoranza. Siccome in Italia c'è la possibilità di produrre più latte di quello che facciamo oggi e il latte italiano, al di là di tutto, quello padano e quello del resto d'Italia, è comunque universalmente riconosciuto come di ottima qualità, mi sembra che stiamo facendo una battaglia non tanto contro la maggioranza, ma a favore di tutti cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 1.50, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 409
Astenuti 1
Maggioranza 205
Hanno votato
186
Hanno votato
no 223).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Marcora 1.51.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, questo emendamento è simile al precedente, sempre nel senso che vuole introdurre meccanismi più restrittivi per la garanzia del pagamento e aggiunge un comma 10 che prevede, nel caso di mancato versamento da parte dell'acquirente della multa, la sospensione della corresponsione di qualsiasi aiuto comunitario al produttore in questione. Stiamo parlando di premi, indennità, restituzioni o contributi comunitari che vengono quindi bloccati automaticamente nel momento in cui la multa non è stata pagata. Quindi, si tratta di una variante dell'emendamento precedente sempre volto a rendere maggiormente efficace questo provvedimento.
Torno a dire, se uno degli scopi di questo provvedimento è quello di arrivare ad un'effettiva applicazione del sistema delle quote latte in Italia, secondo noi, si sarebbero dovute rendere più efficaci le misure che garantiscono questa applicazione. Abbiamo presentato anche questo emendamento tecnico, ci rimettiamo al Governo perché eventualmente cambi il parere espresso nel Comitato dei nove


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accogliendo questa che è una norma che sicuramente darebbe maggiore possibilità allo Stato di riscuotere le multe.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, io veramente mi domando e mi chiedo: ma ci rendiamo conto o no che in quest'aula stiamo legiferando e stiamo deliberando su una questione che riguarda l'attività lavorativa di persone? Le forme coercitive e di persecuzione sono di gran lunga superiori ad altri fatti e circostanze che meriterebbero un effettivo inasprimento della forma di persecuzione. Mi domando se sia necessario inserire, all'interno di un articolato di legge, forme che, tra loro, concorrono nell'essere sempre più restrittive: poi ci chiediamo per quale motivo si verifica l'esodo dalle campagne, dalle colline, l'invecchiamento degli imprenditori, la mancanza del ricambio generazionale e quant'altro. Ma è evidente! Se questi non hanno la certezza di avere un reddito, una prospettiva per il futuro ed hanno alle loro spalle, che li rincorrono, norme, regole e regolamenti, che vanno a sanzionare ogni e qualsiasi piccola defezione, ad un certo punto, come minimo si verifica l'abbandono. Se andiamo avanti di questo passo regole, norme, leggine e regolamenti comporteranno la necessità di assumere all'interno delle aziende agricole o, meglio ancora, in stalla, un ragioniere, un contabile commercialista e, già che ci siamo, anche qualche avvocato.

ALDO PREDA. Previti!

LUIGINO VASCON. Se per questo, voi ne avete di peggio. Collega Preda, vuoi forse qualche nome? Se ti fa piacere ti posso dare qualche nome.
Come stavo dicendo, in questo modo si entra all'interno di un meccanismo, contorto, vizioso e bizantino dal quale non si riesce a capire da che parte se ne possa uscire. Un meccanismo antidemocratico e d'altri tempi, avente le forme di chi sa quale era e di quale estrazione.
Per quale motivo noi non possiamo in questa sede legiferare in maniera serena, tranquilla, trasparente, in modo da avere leggi chiare che diano certezze? Noi non possiamo solamente perseguire, in ogni maniera e forma, coloro i quali eventualmente sbagliano e che, come giustamente diceva il collega Didonè, sono oberati di lavoro dalla mattina alla sera. Mi riferisco a quel mondo produttivo che ci ha fatto raggiungere, a livello europeo se non proprio mondiale, uno standard di qualità eccezionale e che tutti tentano di imitare dato che fa etichetta, fa nome, fa prestigio e, quindi, fa anche fatturato che, a sua volta, porta profitti che, attraverso la tassazione, rientrano nelle casse dello Stato. Mi chiedo perché non si comprenda questo e si pensi, invece, che forse rientri di più attraverso una forma di riscossione coatta che diventa coercitiva, fustigativa e persecutoria. Nel porre questo quesito mi appello anche al buonsenso di chi va a votare a favore di un emendamento che va a mettere ancora di più con le spalle al muro coloro i quali per bontà d'impresa, d'iniziativa, per amore della propria attività e della continuità del lavoro svolto dai padri, lavorano ancora in campagna nelle aziende agricole. Questa è una domanda che, in maniera coscienziosa, dobbiamo porci tutti, e poi esprimerci con un voto nettamente contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.

SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo sull'emendamento Marcora 1.51 perché lo condivido in quanto non soltanto risponde al buonsenso ma risponde anche alla necessità di un indirizzo chiaro che non si presti ad interpretazioni per sfuggire alle regole. D'altra parte questo è quanto ci chiedono e ci hanno chiesto 14 mila allevatori a Milano che hanno detto basta con il caos, con i furbi, con il latte in nero e che hanno chiesto di uscire finalmente da una situazione di abbandono del settore.
Dopo due anni trascorsi senza che venisse affrontato nessuno di questi problemi


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e nonostante fosse stata impostata, in precedenza, la loro soluzione, vogliamo che il decreto-legge al nostro esame parli chiaro e che corrisponda anche a quanto richiesto dalla Corte dei conti, la quale, riconoscendo la necessità di aprire una nuova fase per le quote latte, sostiene che il legislatore deve evitare provvedimenti che possano alimentare la spirale produttiva nella consapevolezza di farla franca.
Ebbene, il comma 9 dell'articolo 1, se non verrà modificato nel senso indicato da questa proposta emendativa, si presta ad interpretazioni, in quanto fa riferimento al solo regolamento europeo e non, invece, alle regole che vogliamo determinare nel nostro paese. Esso, dunque, si presta ad interpretazioni e a ricorsi, e ad alimentare una conflittualità che è stata alla base dell'accumulo di 6 mila miliardi di multe comminate dalla Comunità europea.
Chiediamo pertanto chiarezza, affinché non si determini una situazione in cui i ricorsi possano offrire la possibilità di sfuggire alle regole. È quanto è avvenuto ed è quanto hanno pagato anche quei produttori che, invece, si sono messi in regola ed hanno rispettato le normative nazionali e comunitarie. Chiediamo, dunque, una soluzione che sia rispettosa della dignità dei produttori che si sono attenuti alle regole e ai limiti individuali.
Ritengo sia giusto che il Parlamento sappia che esiste una schiera di produttori che vogliono rispettare le regole, che effettuano investimenti, che si preparano e che programmano lo sviluppo della propria impresa. In base ai dati Ismea, nelle campagne precedenti i contratti di vendita e di affitto di quote per circa 7 milioni di quintali (10.700 contratti registrati) hanno comportato un costo per i produttori di 250 miliardi. Si tratta di una somma che i produttori hanno speso, di tasca loro, per rimanere nelle regole, ed oggi non possiamo approvare un decreto che consenta ai furbi di sfuggire ancora a tali regole.
Il decreto-legge al nostro esame rappresenta certamente una soluzione che chiude la vicenda delle quote latte, ma ribadisco che occorre rispettare la dignità di quei produttori che chiedono di poter produrre, lavorare e programmare lo sviluppo della propria impresa in condizioni di certezza. Ecco perché condivido l'emendamento Marcora 1.51 e perché credo che, se vogliamo varare in tempi utili un decreto-legge che offra certezza alle imprese, dobbiamo non solo rispettare questi tempi, ma anche svolgere un buon lavoro che ci consenta di affrontare la nuova campagna lattiero-casearia nel pieno consenso e nel pieno interesse dei produttori del settore (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

MARCO BOATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, cercherò di essere rapido, ma vorrei riproporle una questione. All'inizio di questa seduta, lei ha risposto con molto garbo - come è sua consuetudine - alle obiezioni di carattere procedurale che qualche collega dell'opposizione aveva sollevato nel corso della mattina.
Io non ho ancora visto i precedenti, anche perché lei ha affermato che li manderà agli onorevoli Boccia, Maura Cossutta, e mi sembra anche...

PRESIDENTE. Li manderò anche lei.

MARCO BOATO. Mi fido sulla parola, signor Presidente, poiché il rapporto di lealtà reciproca esistente è tale che per me è sufficiente che lei lo abbia detto.
Tuttavia, mi chiedo e chiedo a lei, in quanto garante del buon andamento dei nostri lavori, ed anche al collega Antonio Leone, che questa mattina ha imposto all'Assemblea una votazione su una certa ipotesi che lei ci ha detto essere proceduralmente corretta: è un buon andamento dei nostri lavori questo?
Probabilmente, avremmo già potuto convertire in legge almeno il decreto-legge su cui si sarebbe registrato un largo e preannunziato consenso tra maggioranza e opposizione. La pervicacia del collega Antonio Leone, invece, oggi ci ha imposto di


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abbandonare l'esame di quel provvedimento e di riprendere l'esame di questo decreto-legge, sul quale il presidente della XIII Commissione, l'onorevole de Ghislanzoni Cardoli - con grande garbo e grande eleganza, come è nelle sue caratteristiche - le aveva chiesto una pausa di riflessione per poter proficuamente riprendere i nostri lavori alle ore 16,30.
Mi riferisco al buon andamento dei lavori, non si tratta di un richiamo al regolamento, e dunque non contesto nulla dal punto di vista procedurale.
Sotto il profilo dell'ordine dei lavori, il risultato è che non si è convertito il decreto-legge su cui vi era una possibile convergenza tra maggioranza e opposizione, che continua il sistematico ostruzionismo (non si tratta di opposizione) da parte di un gruppo della maggioranza contro il resto della stessa e contro il Governo e che noi stiamo facendo la campagna elettorale «a gratis», come si dice in Veneto, alla Lega nord Padania (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Essa, essendo gruppo di maggioranza, paralizza la Camera dei deputati per fare la campagna elettorale per il 25 maggio (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)! È questo un buon andamento dei nostri lavori? Credo sia un modo di procedere sconclusionato e che non ne abbia lei la responsabilità: pongo a lei il problema e non gliene attribuisco la responsabilità.
Mi rivolgo all'onorevole Antonio Leone che stamattina ha imposto, devo dire con garbo, questo ordine dei lavori con una votazione di maggioranza e mi rivolgo alla Lega che ci sta tenendo in aula da ore per fare la campagna elettorale a spese del resto del Parlamento in una situazione in cui, ormai, gli ostruzionismi non sono più praticati dall'opposizione. Mi riferisco al provvedimento sul Corpo forestale dello Stato ed a quello sulla libertà religiosa, che ha come relatore l'onorevole Bondi, il portavoce di Forza Italia, sui quali vi sarebbe la convergenza di tutta l'opposizione. Tuttavia, essi non possono essere esaminati perché la Lega nord Padania farebbe campagna elettorale sulla libertà religiosa.
Per quanto riguarda l'indultino, è stata condotta la stessa operazione. Sulla devoluzione assistiamo a scambi di accuse fra il presidente del gruppo della Lega nord Padania, onorevole Cè, ed il Vicepresidente del Consiglio Fini, in cui si dice che «se ne sbattono» degli accordi che hanno preso all'interno della maggioranza in materia di riforme costituzionali. È mai possibile, signor Presidente, che la Camera dei deputati sia costretta a tale andamento dei propri lavori? È questa la questione che le volevo sottoporre (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Onorevole Boato, lei ha espresso valutazioni politiche di assoluto buon senso. Debbo anche dirle, come lei giustamente ha ricordato, che il Presidente della Camera prende atto del fatto che vi è un gruppo della maggioranza che ha delle obiezioni su un provvedimento presentato dal Governo.
Vi è un decreto-legge in scadenza e, francamente, l'unica iniziativa che posso intraprendere - ed avevo già intenzione di farlo entro qualche minuto - è capire se mi debba apprestare a riunire la Conferenza dei presidenti di gruppo per definire i nostri orientamenti. Tuttavia, si tratta di una valutazione che, in questo momento, sottopongo con molta serietà all'attenzione dei presidenti di gruppo e del Governo. Infatti, non vi è dubbio che, alla fine di questa settimana, rischiamo di non riuscire a svolgere il nostro dovere. Oltretutto, vi sono tre decreti-legge da esaminare ed una mozione della quale, alla fine della scorsa settimana, dagli onorevoli Selva e Folena, in singolare coincidenza, è stato sollecitato un esame da parte dell'Assemblea; inoltre, vi sono altri punti all'ordine del giorno. Pertanto, non vi è dubbio che ciò che lei dice è di assoluto buon senso.


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Prima di dare la parola all'onorevole Rizzi, vorrei dire che, senza dubbio, ritengo che tra pochi minuti si debbano svolgere alcune valutazioni.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, dopo l'intervento del collega Boato, che ritengo ormai abbia raggiunto il massimo dell'eccitazione e adesso sia appagato (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo), vorrei dire che il risultato di tale modo di operare è sotto gli occhi di tutti: venticinquemila ricorsi in ogni sede giurisdizionale, un miliardo di euro di nuove multe da pagare, nessuna campagna di commercializzazione, formalmente chiusa dal 1995-1996 in avanti. La situazione che abbiamo ereditato non era grave, ma era tragica. Vi sarebbe stato bisogno di un intervento urgente che, nonostante i tentativi, inspiegabilmente non vi fu.
Abbiamo atteso un anno e in tal modo anche questo Governo ha contribuito all'ulteriore, inutile sedimentazione di problemi ormai talmente sedimentati da essere incancreniti.
Finalmente, nello scorso mese di luglio, sembravano essere maturate le condizioni per il varo di una riforma che affrontasse e risolvesse, una volta per tutte, il problema dell'applicazione del regime comunitario delle quote latte.
La sfida era importante per tutti. Forze politiche ed esponenti del mondo produttivo compresero ed apprezzarono lo sforzo del Governo che intendeva affrontare il problema con una riforma complessa ed ambiziosa. Tale provvedimento era un pacchetto di misure tra di loro complementari che determinava regole certe e severe per il futuro ma che, nel contempo, chiudeva in via definitiva i tanti problemi del passato...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rizzi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bricolo.
Prima di dargli la parola chiedo all'onorevole Biondi di sostituirmi e convoco la Conferenza dei presidenti di gruppo immediatamente al piano aula.
Onorevole Bricolo, ha facoltà di parlare per un minuto.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 18)

FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, l'onorevole Boato ci darà atto che stiamo rispettando il regolamento ed i tempi al nostro gruppo consentiti. Stiamo cercando di confrontarci in aula con il Governo e con i nostri colleghi della Casa della libertà ed anche dell'opposizione perché crediamo che questo provvedimento non risolva i problemi che vorrebbe risolvere. Tale provvedimento, come abbiamo detto anche la scorsa settimana, se venisse approvato così com'è, senza le modifiche proposte dai nostri emendamenti, solo in Lombardia porterebbe alla chiusura di più del 15 per cento delle aziende in questo momento operative sul territorio. Si tratta di gente che lavora nel settore primario dell'agricoltura e dell'allevamento, fondamentale per la nostra economia. Il provvedimento andrà a ripercuotersi anche sull'allevamento e, dunque, sulle mucche da latte: dovranno essere soppressi più di 200 mila capi di bestiame. Sono numeri che penso dovrebbero far riflettere tutti i colleghi, anche l'onorevole Boato...

PRESIDENTE. Onorevole Bricolo, la prego di concludere.

FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, concludo.
Stiamo confrontandoci con le possibilità offerteci dal regolamento e penso sia una cosa opportuna, visto che lo stiamo facendo per gli interessi della nostra gente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.


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CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole sull'emendamento in esame che tende a migliorare il testo inserendosi nel canale costruttivo che il centrosinistra ha inteso percorrere rispetto al decreto-legge in esame. Infatti, questo provvedimento è atteso dal mondo agricolo, dagli allevatori, dai produttori di latte e riteniamo, pur non condividendone molte parti, che dia alcune risposte e consenta di avviare a soluzione il problema.
Signor Presidente, ci troviamo di fronte nemmeno più ad una commedia, ma ad una farsa che sta diventando una tragedia per la funzionalità di questo Parlamento. Abbiamo ascoltato le parole strappalacrime dell'onorevole Vascon sui produttori padani, sui venticinquemila contenziosi e sulle varie questioni aperte. Vorrei dire che vengo da una regione come la Toscana che non ha nemmeno un contenzioso e che pure ci vede in un atteggiamento costruttivo guardando agli interessi generali del paese. La mia regione ha saputo dare una svolta al proprio sistema agricolo ponendosi ad alti livelli qualitativi senza alzare barriere protezionistiche come sembrerebbe fare la Lega in questa discussione.
Consentitemi di svolgere una considerazione su come è stato dipinto il Governo. Un esponente della Lega prima ha fatto un lungo elenco di ministri e poi si è fermato. Altri hanno parlato di disastri e di eredità del passato. Vorrei sottolineare le parole utilizzate nel corso di questo dibattito dall'onorevole Pagliarini. Egli ha giudicato il provvedimento in esame inaccettabile, inammissibile, scandaloso, scritto male, scritto da incapaci, contenente «cose turche».
Questo è il giudizio che viene dato di questo provvedimento: scritto da incapaci, firmato dal Presidente del Consiglio, dal ministro Alemanno e dal ministro Tremonti. Allora, invece di tenere impegnato il Parlamento in questa farsa - sottolineo farsa -, la Lega farebbe bene a trarne le giuste conseguenze (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Vorrei intervenire sull'onda di quello che ha appena detto il collega, oltre che su quanto ha detto prima il collega Boato. Credo che il collega Boato abbia avuto un momento di nervosismo, ma sappiamo che l'onorevole Boato è persona che di solito interviene con calma e devo dire che anche dalla nostra parte molto spesso - e ne faccio ammenda - c'è un certo nervosismo quando interviene l'onorevole Boato. Ma la discussione - credo che la riflessione vada a me stesso, soprattutto - ci deve far ricordare che la democrazia non significa sempre unanimismo. Quindi, non si può pensare di essere sempre d'accordo su tutto, laddove il gioco della democrazia e il gioco delle parti dei partiti implica un dialogo e un confronto, qualche volta anche aspro. Con l'onorevole Boato ci dovremmo trovare d'accordo sul fatto che alla cultura del fast food democratico noi opponiamo uno slow food, fatto di un confronto, qualche volta anche pesante, ma - crediamo - costruttivo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Vorrei aggiungere la mia firma all'emendamento in oggetto, presentato dall'onorevole Marcora, che condividiamo perché si tratta di un emendamento che tende a migliorare il provvedimento al nostro esame (con tutti i limiti che il decreto ha, ma che comunque è costruttivo).
Vorrei inoltre ricordare ai colleghi della Lega che qui non stiamo facendo esercizio di democrazia, perché la prima regola della democrazia è che quando si governa si è responsabili. Qui mi sembra, invece, che vi sia un gioco delle parti tra il


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Governo, il ministro dell'agricoltura, e la Lega, che tra l'altro è anche visibile nella richiesta del ministro Tremonti avanzata nella riunione dell'Ecofin, svoltasi ieri, di rimandare a giugno la decisione che si doveva prendere in sede europea rispetto alle multe e alla loro eventuale rateizzazione.
Ciò vorrebbe solo significare che noi - come diceva l'onorevole Boato - stiamo assistendo a un gioco delle parti, dove il ministro Alemanno fa la parte responsabile verso gli allevatori seri, mentre la Lega fa la parte della difesa degli interessi corporativi (ed anche illegali) degli agricoltori che hanno non solo sforato le quote latte, ma anche a volte prodotto latte in nero e inventato stalle illegali. Né il ministro, né la Lega ci difendono da questo vero scandalo, che è l'illegalità e la produzione del latte in nero.
Noi tentiamo di dare una risposta agli allevatori, che peraltro stanno manifestando di fronte a Montecitorio, così come di fronte al Senato. Alcuni di loro mi hanno chiesto di diffondere un CD, che potrete trovare nelle vostre caselle di posta. Mi sono prestata a tale richiesta perché credo sia importante conoscere la voce di tutti. Nel CD si dice ad esempio quale quota di latte in polvere (addirittura l'87 per cento, in certi casi) si trova nel latte che acquistiamo presso i supermercati. Ciò avviene in conseguenza di questa vergognosa situazione, che i colleghi della Lega non vogliono che si sani.
Dunque, la nostra posizione è abbastanza chiara: questo decreto-legge è assolutamente insufficiente e, soprattutto, non affronta fino in fondo il vero scandalo, vale a dire quello delle quote di latte prodotto in nero.
La stessa commissione istituita dal ministro Alemanno non ha affatto risolto tale problema, anzi lo stesso ministro ha dichiarato che è stato possibile rilevare solo un'infinitesima parte di quote di latte in nero, altrimenti l'Unione europea ci avrebbe posto in grave difficoltà. Più precisamente, il ministro ha affermato che, in Italia, si è accertata una grande quantità di latte in nero, ma non è stato possibile andare troppo a fondo perché altrimenti sarebbero emersi elementi che ci avrebbero creato ulteriori problemi con l'Unione europea.
Inoltre, Presidente, mentre stiamo procedendo come se niente fosse all'esame di tutti questi emendamenti presentati dal collega Vascon, in realtà questo articolo 13-bis della Commissione, che dovrebbe rappresentare l'accordo - che, evidentemente, non è stato raggiunto, altrimenti i colleghi della Lega avrebbero ritirato i loro emendamenti, oppure c'è un gioco delle parti, che denuncio -, è solo fumo, anche se dovesse consentire l'approvazione - che escludo - del decreto-legge in tempi utili. Infatti, basta guardare la chiusura contenuta in questo articolo 13-bis della Commissione, nel quale si prevede che questo articolo è subordinato all'assenso dei competenti organi comunitari.
Sappiamo che la Danimarca e l'Olanda si sono dichiarate contrarie a qualsiasi accordo...

PRESIDENTE. Onorevole Cima, la invito a concludere.

LAURA CIMA. Concludo, Presidente. Tuttavia, vorrei farle presente che non sono mai intervenuta durante tutto il dibattito.

PRESIDENTE. Però non può parlare adesso cumulativamente.

LAURA CIMA. In attesa che si concluda la Conferenza dei capigruppo, intendo esprimere il pensiero dei Verdi su tale questione.
Dicevo che la Danimarca e l'Olanda si sono dichiarate contrarie a qualsiasi accordo e che gli altri paesi hanno presentato ricorso alla Corte di giustizia.
Dunque, bisognerebbe partire da tale situazione, mentre invece stiamo perdendo tempo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.


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SERGIO ROSSI. Signor Presidente, intervengo ancora una volta per ribadire che è assolutamente iniquo che un allevatore lombardo o veneto, che fino ad oggi ha avuto meno quote di produzione del necessario, debba acquistare le quote latte, anziché a prezzo politico dallo Stato, a prezzo di mercato da allevatori di regioni come il Lazio e la Campania - che, fino ad ora, hanno beneficiato di quote in eccesso rispetto al loro fabbisogno - e che per di più debba acquistarle con una soprattassa del 30 per cento.
A nostro avviso, occorre riallineare le quote, attraverso la mano pubblica, con una successiva commercializzazione delle quote che verrebbero ritirate agli allevatori che le hanno ricevute ma che, poi, non le hanno effettivamente prodotte.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 1.51, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 386
Votanti 383
Astenuti 3
Maggioranza 192
Hanno votato
176
Hanno votato
no 207).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Franci 1.52.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, intervengo su questo emendamento - e non è soltanto una questione semantica, di dizione -, per modificare da «sanzioni» in «misure» il termine contenuto nel comma 9. Si è trattato di un dibattito che ha interessato anche il confronto tra il Governo e le regioni. Dico che non è soltanto una questione semantica, perché, se esaminassimo l'articolo 8 del regolamento comunitario, cui si fa riferimento, verificheremmo che il testo contiene - sì - il temine «sanzioni», ma, contiene in parte sanzioni e in parte misure che disciplinano la norma.
Allora, vorrei capire il motivo dell'ostinazione del Governo e della Commissione nel respingere questo emendamento. Onestamente, ciò è incomprensibile. Avrei bisogno di capirne le motivazioni, perché il mio emendamento si pone nella linea di migliorare il testo e non certo di contraddirlo. Casomai, il rischio che corriamo è che questo decreto-legge passi alla storia come il decreto-legge delle sanzioni e delle pene. E questo emendamento potrebbe contribuire anche ad attenuare tale fama. Le sanzioni sono quelle contenute nel testo. Le pene sono quelle che il Parlamento sta soffrendo per poter arrivare in fondo all'esame di questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, viene voglia di porsi da subito una domanda, con tutto il rispetto per il lavoro che il Presidente della Camera e i presidenti di gruppo stanno svolgendo in questo momento. Ce la faranno i nostri eroi?

PRESIDENTE. Lo sapremo nella prossima puntata.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Siamo di fronte alla confusione totale di questa maggioranza e del suo Governo, innanzitutto a cominciare dai tempi. Abbiamo trascorso - vero, presidente de Ghislanzoni? - nottate in Commissione e giornate in quest'aula, per aspettare e per rinviare, in attesa dell'incontro Ecofin a Bruxelles. Presidente, il Governo non c'è.

PRESIDENTE. Ci deve essere. Dov'è? Un attimo, facciamo ora un verbale di non vane ricerche. C'è! Colleghi, guardate che


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il sottosegretario Teresio Delfino c'è da epoca non sospetta. Prego, onorevole Rossiello.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Vorrei porre una domanda molto elementare: non si sarebbe potuto decidere subito di aspettare l'incontro di Bruxelles, piuttosto che condannare ad un inutile chiacchiericcio su questo provvedimento alcune forze politiche della maggioranza, a cominciare dalla Lega? Non capisco (Una voce dai banchi della Lega nord Padania: «Capita spesso!») Può darsi. Ci aiuterai anche tu a capire.
La Lega va all'attacco, all'insegna di ciò che un tempo si diceva «cavalcare la tigre». Dovete sapere molto bene che, quando la tigre vi si scrollerà di dosso, saranno problemi vostri, perché adesso dovete pagare una cambiale. Ed è una cambiale vera. Allora, è inutile girare attorno alla questione. Volete la liberalizzazione contro le quote? Ditelo. E ditelo con chiarezza! Dovete spiegarci, però, le ragioni per cui, poi, volete stare dentro le quote. Perché, altrimenti, il prezzo del latte crollerebbe? C'è un secondo aspetto: non avete mai esposto quello che, in effetti, è il vostro vero obiettivo. Pensate che la mucca sia soltanto di vostra proprietà? E la dovete difendere da soli? È soltanto vostra? Attenti, di fatto, state nascondendo il vero obiettivo. Poi, chi vuole capire, capisca.
State semplicemente nel porto delle nebbie, difendendo alcuni interessi particolari, che sono interessi corporativi e qualche volta anche sporchi. Infatti, caro Vascon, il troppo sta dalle tue parti; dalle mie sicuramente non c'è! Chiaro?

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. C'è il porto della immondizia!

GIUSEPPE ROSSIELLO. C'è una terza ragione.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Pensa all'immondizia!

PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Avete perso il senso del tempo e la bussola dell'orientamento. Abbiate il coraggio di dire al ministro «Dimettiti!», piuttosto che farci perdere tempo, piuttosto che dire baggianate. Questo perché, di fatto, non riuscite ad attaccare una maggioranza che non produce nulla su questo terreno - e lo spiegheremo - e vi ricordate soltanto dei cinque anni del centrosinistra, come se lì fosse seduto il ministro Pinto o il ministro De Castro oppure il ministro Pecoraro Scanio. Avete chiuso in quei cinque anni tutti i danni che il settore lattiero-caseario ha subito. Innanzitutto, mentite perché dimenticate le quote ottenute a Berlino e quando rifiutate il fatto che esse siano state spalmate su tutte le regioni d'Italia, però con l'accordo e la volontà delle regioni, anche le vostre regioni, cosa volete? Cosa volete di più? È del tutto evidente che non avete il coraggio di dire quello che pensate fino in fondo.

GIACOMO STUCCHI. Non è vero!

GIUSEPPE ROSSIELLO. Questo decreto-legge voi non lo volete, allora ditelo, altrimenti dovete spiegarci le ragioni di una ostruzione che voi non state facendo ad un Governo del centrosinistra, ma al vostro stesso Governo.

GIACOMO STUCCHI. Non è vero. Sono tre ore che te lo spiegano!

GIUSEPPE ROSSIELLO. Adesso abbiate il coraggio quantomeno di togliere a quest'aula questo infingimento totale, che potrete trovare comunque, come volete e desiderate. Se non siete d'accordo, ditelo subito e chiedete la fiducia. Qui vedremo che siete capaci di fare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.


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DARIO GALLI. Signor Presidente, mi sento in obbligo di replicare a quanto detto dal collega del centrosinistra, cercando di decodificare dal politichese, per quel che ho capito, ma soprattutto dall'italiano, nel senso che faccio fatica perché forse ho perso qualche passaggio (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
Mi sembra che abbia tirato in ballo una serie di argomentazioni rispetto alle quali non si può tacere. Riguardo alla prima, se vogliamo partire dall'ambito politico, vorrei dire al collega che non capisco perché lui e molti altri dell'opposizione, della minoranza, continuino a preoccuparsi politicamente dell'atteggiamento della Lega. Se le cose fossero così come dite voi, dovreste essere ben contenti, perché nella maggioranza dovrebbe essere in atto una spaccatura di quelle non riconciliabili, quindi da qui alle prossime ore e ai prossimi giorni chissà cosa succederà. Io credo che voi dovreste pensare ai vostri problemi, portare avanti le vostre problematiche, le vostre ideologie, quello che pensate di fare in maniera costruttiva per il paese, ma non intervenire nel legittimo operato di un partito che, pur appartenendo alla maggioranza, può avere delle idee non sempre esattamente uguali a quelle degli altri. L'abbiamo già detto anche altre volte, ma lo ripetiamo: l'atteggiamento della Lega nord Padania è assolutamente trasparente; quello che deve dire lo dice qui in aula in maniera che tutti lo possano capire e sentire con grande chiarezza.
Se invece entriamo nel merito, che mi pare più importante, non ho ben capito quanto detto dal collega riguardo al fatto che noi difendiamo interessi corporativi o chissà quali altre cose. Anzitutto, dovrebbe forse guardarsi meglio in casa e vedere i problemi veri che la propria regione di provenienza sta affrontando in questo momento e non straparlare di regioni di cui, evidentemente, non conosce né la situazione, né la realtà sociale ed economica.
Noi non difendiamo nessuna particolare categoria in modo corporativo, ma siamo, principalmente, dalla parte degli allevatori del nord perché sono i più colpiti da questa situazione. Difendiamo tutti gli allevatori seri del nostro paese, dell'Italia, se vuole che lo dica a chiare lettere.
Se poi la Lombardia produce da sola il 25 per cento del latte, il Piemonte e il Veneto, da sole, il restante 25-30 per cento, non è colpa nostra. Da noi, infatti, vi è tanta gente che possiede vere stalle e vere mucche e che, di conseguenza, produce latte.
Se il problema riguarda soprattutto noi è perché rappresentiamo un certo tipo di realtà economica. Quindi difendere la gente che lavora non ci pare sia da considerarsi una particolare colpa.
In ogni caso, se vogliamo entrare nel merito della questione, non stiamo attaccando frontalmente il Governo perché, comunque, ci rendiamo conto che la situazione che stiamo affrontando, che stiamo cercando di risolvere, non è facile.
Si tratta di un problema che esiste ormai da quasi vent'anni e che abbiamo affrontato male sin dall'inizio quando abbiamo venduto le quote in cambio della produzione di acciaio in Calabria - che non vi è mai stata -, in cambio dei pomodori che adesso arrivano dalla Spagna e in cambio degli altri prodotti mediterranei che arrivano da Israele e dal Marocco.
Tutto ciò non è colpa nostra, infatti si è rinunciato in cambio di niente al latte che si poteva produrre in Padania e nel resto d'Italia.
Comunque, stiamo portando avanti una battaglia soprattutto in difesa di chi lavora, ma anche in difesa del consumatore.
Forse vi sfugge il fatto - in precedenza l'abbiamo fatto presente più volte - che il 44 per cento del latte che entra nel nostro paese, spesso non si sa da dove arrivi. Ciò avviene perché vi sono triangolazioni, passaggi sospetti alle frontiere e non vi sono controlli. Infatti, gli organismi di Stato che vanno a controllare in casa l'imprenditore del nord, alle frontiere chiudono gli occhi


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e fanno passare camion interi con dentro decine di metri cubi di latte che non si sa da dove provenga.
Quel latte, in seguito, arriva sulle nostre tavole e sulle tavole dei suoi figli, dei suoi nipoti, se ne ha.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 18,25)

DARIO GALLI. A queste persone cosa diamo, il latte che arriva dalla Lituania?

PRESIDENTE. Onorevole Dario Galli, il tempo a sua disposizione è scaduto.
La Conferenza dei presidenti di gruppo, a maggioranza, con la contrarietà dei gruppi di opposizione e di un gruppo della maggioranza, ha stabilito - evidentemente anche con il mio assenso - di passare all'esame del disegno di legge di conversione in materia di bilancio degli enti locali.

PIERO RUZZANTE. Siamo in dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. L'onorevole Ruzzante mi fa notare che, comunque, debbo mettere in votazione l'emendamento Franci 1.52.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Franci 1.52, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni) (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, della Lega nord Padania e Misto-Comunisti italiani).

(Presenti 400
Votanti 399
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato
205
Hanno votato
no 194).

Il seguito del dibattito è rinviato.

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