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PRESIDENTE. L'onorevole Guerzoni ha facoltà di
ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, signor ministro, il Governo sta già intervenendo in modo fortemente negativo con la delega sulle pensioni, incontrando l'opposizione nostra e dei sindacati. La decontribuzione riduce, infatti, drasticamente le pensioni future dei giovani e mette a rischio quelle attualmente erogate, né è accettabile l'utilizzo obbligatorio delle liquidazioni per i fondi pensione. Fino ad ora, però, il Governo aveva sempre affermato che non vi sarebbero stati ulteriori interventi. Abbiamo, invece, appreso in questi giorni dal Presidente del Consiglio e dai suoi esperti che si intenderebbe intervenire per innalzare l'età pensionabile a 65 anni e si vorrebbero ridurre i trattamenti pensionistici attraverso disincentivi.
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro, onorevole Maroni...
ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. ...e delle politiche sociali.
PRESIDENTE. E delle politiche sociali - si capisce - ha facoltà di rispondere.
ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. La proposta di legge delega in materia previdenziale, approvata dalla Camera dei deputati e attualmente in discussione al Senato, è stata ideata per conseguire, principalmente, due obiettivi: il primo è l'innalzamento volontario dell'età pensionabile e il secondo è lo sviluppo della previdenza complementare, i cosiddetti secondo e terzo pilastro.
PRESIDENTE. L'onorevole Gasperoni ha facoltà di
PIETRO GASPERONI. Signor Presidente, signor ministro, due anni fa in campagna elettorale promettevate agli italiani un milione di lire di pensione minima per tutti: promesse svanite pressoché nel nulla, ma, come si dice, «passata la festa gabbato lo santo». Oggi, in verità, sono invece tutti gli italiani a non poter essere tranquilli sul loro futuro pensionistico. Capisco il suo imbarazzo, signor ministro, nel non rispondere al quesito che le è stato posto, ma lei rappresenta un Governo che le fa sostenere in Parlamento una legge delega che già mina il sistema previdenziale pubblico e interviene d'autorità: in questo senso, abbiamo sottolineato già nel corso di quella discussione come vi sia un vero e proprio scippo del trattamento di fine rapporto nei confronti dei legittimi titolari, che sono i lavoratori, con una delega che abbiamo contrastato, come continueremo a fare nel corso dell'esame al Senato. Inoltre, dall'interno del suo stesso Governo le stanno preparando - pare di capire, senza neppure avvertirla - misure ancor più pesanti verso i lavoratori. Si ha come l'impressione che siano il Presidente Berlusconi in prima persona e il Vicepresidente Fini - nel corso di interviste rilasciate in questi giorni - a sfiduciarla e a volere introdurre, attraverso
i disincentivi, un innalzamento dell'età pensionabile. Insomma, ministro Maroni, pare che a Tremonti e al suo Governo stia tornando la voglia di risanare i conti pubblici con i soldi delle pensioni, nonostante che il suo ministero abbia certificato il buon andamento dei conti dell'INPS. A questo punto gli stessi sindacati rischiano di non sapere più di cosa si stia discutendo con lei.
ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Spero alla fine non cruenta.
PRESIDENTE. Signor ministro, non si replica. Bisogna avere rispetto dei tempi e dei ruoli.
Signor ministro, le rivolgo una domanda: pensate davvero di colpire e tagliare le pensioni di milioni di lavoratori dipendenti ed autonomi?
La delega intende conseguire questi obiettivi attraverso numerosi strumenti in essa contenuti, i più importanti dei quali sono: la certificazione del diritto al conseguimento della pensione di anzianità una volta che siano stati raggiunti i requisiti previsti dalla legge oggi vigente; un sistema di incentivazione a rimanere al lavoro volontariamente, una volta che questi requisiti siano stati conseguiti; un sistema di incentivazione all'assunzione di giovani disoccupati con contratto a tempo indeterminato, un contratto di qualità, attraverso una consistente riduzione del costo del lavoro, senza pregiudizio per le prestazioni future previdenziali dei nuovi assunti - la cosiddetta decontribuzione -; la riforma del trattamento di fine rapporto allo scopo di utilizzarlo - quello maturando, naturalmente - per il finanziamento dei fondi pensione a vantaggio dei lavoratori, garantendo ai lavoratori stessi le medesime modalità di utilizzo anticipato oggi previste per il trattamento di fine rapporto e senza oneri aggiuntivi per le imprese che dovranno conferire il TFR; infine, la redazione di un testo unico della previdenza - articolo introdotto dalla Camera dei deputati - che consenta, tra l'altro, di mettere ordine nella babele delle aliquote contributive oggi in essere, situazione che comporta oneri finanziari e gestionali elevatissimi per gli enti previdenziali e nessun concreto beneficio per i lavoratori e i pensionati.
Tutti questi strumenti funzionali al raggiungimento dei due obiettivi di cui ho parlato, sono oggi definiti nella delega e potranno essere modulati o rimodulati, anche in forme diverse da quelle descritte, alla fine di quel confronto con le parti sociali, in primo luogo i sindacati, che è stato ripreso dopo la prima lettura e che continua e continuerà nelle prossime settimane. L'impegno del Governo, che ho comunicato alle parti sociali e che qui ribadisco, è quello di proseguire e concludere il confronto - io auspico con un accordo e ci sono sia i tempi che le condizioni per raggiungerlo - prima che il Senato passi all'esame della delega previdenziale.
Pertanto, signor ministro, si prepari a sostenere una dura battaglia in Parlamento e uno scontro sociale nel paese che potrebbe segnare la fine definitiva, non solo dei tentativi di manomissione del sistema pensionistico, ma del suo stesso Governo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).


