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La seduta, sospesa alle 13, è ripresa alle 15.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il ministro delle comunicazioni, il ministro del lavoro e delle politiche sociali e il ministro per i rapporti con il Parlamento.
PRESIDENTE. L'onorevole Ruggeri ha facoltà di
RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, vorrei ringraziare il ministro per essere venuto personalmente a rispondere alla mia interrogazione.
in luoghi in cui sono ubicati asili, scuole e impianti sportivi. Ciò non dovrebbe accadere, tuttavia tutti si trincerano, trovando un alibi proprio nel cosiddetto «decreto legislativo Gasparri». Signor ministro, le chiedo dunque di chiarire una buona volta il ruolo dei comuni e dei cittadini di fronte a questo decreto.
PRESIDENTE. Il ministro delle comunicazioni, onorevole Gasparri, ha facoltà di
MAURIZIO GASPARRI, Ministro delle comunicazioni. Onorevole Ruggeri, la ringrazio per la domanda e, nel limite del tempo concessomi, intendo ricordare che il citato decreto legislativo scaturisce dall'attuazione della legge obiettivo, che aveva indicato tra le reti da realizzare con priorità quelle di telefonia mobile di terza generazione.
l'anno, nella provincia di Mantova, cui si fa riferimento nell'interrogazione, saranno otto le centraline che rileveranno il rispetto dei livelli di emissione elettromagnetica. Le rilevazioni sin qui fatte sono migliaia e non hanno mai registrato il superamento dei livelli italiani che - lo ripeto - sono un decimo dei livelli consentiti negli altri principali paesi europei, che ho menzionato.
PRESIDENTE. L'onorevole Ruggeri ha facoltà di
RUGGERO RUGGERI. Presidente, rispetterò le regole come ho sempre fatto.
PRESIDENTE. Invece, io dico «no». Onorevole Ruggeri, bisogna che concluda.
RUGGERO RUGGERI. La ringrazio, Presidente, e ringrazio il ministro (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Signor ministro, il problema - come lei ben sa - ha raggiunto un livello di grande preoccupazione; infatti, ci sono migliaia e migliaia di cittadini e centinaia e centinaia di comuni e regioni che non dispongono di alcuno strumento né di una interpretazione, larga o stretta, del decreto che porta il suo nome. Esiste uno strapotere degli installatori delle antenne della telefonia mobile, i quali decidono quando, dove e come installare le antenne. Dunque, anche
Questo decreto è stato adottato per garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale l'osservanza dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità di cui alla legge n. 36 del 2001. Tutto ciò appare conforme alle norme comunitarie contenenti prescrizioni vincolanti e rispettoso delle competenze delle regioni e delle autonomie locali.
La liberalizzazione delle telecomunicazioni è frutto di scelte assunte - come ricordavo - a livello europeo e l'inadeguatezza delle strutture di comunicazione, anche di telefonia mobile, crea un danno al consumatore-utente, che chiede anche di poter parlare.
Il decreto legislativo in questione non sottrae competenze alle regioni, alle quali si dirige come normativa di principio, né prerogative ai comuni in materia di pianificazione del territorio, in quanto interviene sulle fasi procedimentali relative al rilascio delle autorizzazioni, con l'obiettivo dichiarato - comune ad altri settori dell'ordinamento - di semplificare il procedimento amministrativo. Il suddetto decreto, quindi, non esclude la possibilità per il comune di esercitare, nel rispetto dei vincoli previsti dalle norme vigenti a tutela della salute, dell'ambiente del patrimonio culturale, storico ed artistico - richiamato all'articolo 4, comma 2 -, la funzione di pianificazione del proprio territorio. Anzi, i comuni sono i titolari di ogni potere in ordine al rilascio o al diniego delle autorizzazioni e all'installazione delle infrastrutture di telecomunicazioni, conformemente al regime dei controlli preventivi e successivi sul cosiddetto inquinamento elettromagnetico.
L'intera procedura autorizzatoria è preordinata al rispetto dei limiti prefissati dal decreto interministeriale n. 381 del settembre 1998 e a tutte le norme successivamente emanate in materia.
L'istanza al comune deve essere corredata dalla documentazione atta a comprovare il rispetto dei limiti di esposizione (20 volts/metro) e delle misure di cautela (6 volts/metro), che sono quelle prevalenti nelle aree nelle quali le persone si trovano per più di quattro ore, come gli edifici abitati e i luoghi di permanenza. Dunque, tutto ciò deve essere documentato per consentire il rispetto dei limiti di queste emissioni elettromagnetiche.
Inoltre, vorrei aggiungere che l'Organizzazione mondiale della sanità, attraverso molti documenti e studi, ha dimostrato la non pericolosità di questi livelli di emissione che, in Italia - lo voglio ricordare -, sono fissati ad un decimo rispetto ad altri paesi. Infatti, l'Italia con un'esposizione per più di quattro ore consente 6 volts/metro, mentre la Francia, la Gran Bretagna e la Germania autorizzano 60 volts/metro. Quindi, l'Italia dispone di una normativa che cautela i cittadini molto più di altri paesi. Peraltro, nei giorni scorsi in Francia, l'Agenzia francese per la sicurezza e la salute ambientale ha commissionato uno studio, che si aggiunge ai tanti studi che escludono una maggiore sensibilità dei minori nonché il rischio di conseguenze cancerogene.
Il Ministero delle comunicazioni ha altresì attivato una rete di monitoraggio con la fondazione Bordoni, per rilevare i livelli di emissione. In Lombardia quest'attività è stata avviata con 20 centraline, che sono già operative; in particolare, entro
Finalmente abbiamo, almeno, una risposta che potrebbe chiarire qualche contenzioso apertosi con i ricorsi di alcune regioni al TAR. Il punto centrale riguarda - se vuole - la politica di un Governo che si dice federalista e, alla fine, invece, concentra tutto, come per esempio con la legge obiettivo. Le autonomie locali sono saltate. I comuni non hanno strumenti per poter dire «no» all'installazione di un'antenna anche davanti ad un asilo o nel centro della città. Qual è lo strumento a disposizione? Non è un caso che, in tutta l'Italia - e non solo a Mantova -, ci siano diversi comitati e siano state raccolte migliaia e migliaia di firme, in favore della possibilità di essere coinvolti in queste decisioni. Diventa un fatto di grande democrazia. Il comune non può partecipare. Il comune non può esprimere la propria opinione, dicendo «sì» o «no», perché è in gran parte vincolato. Il comune autorizza formalmente, ma, quando un'azienda presenta una documentazione, dalla quale risulta essere dentro le norme, come previste dalla legge, il comune non può dire altro. Non può dire altro. Anzi, vediamo che la giustificazione espressa dai comuni, purtroppo, è sempre molto negativa. Ci si trincera, magari, dietro il provvedimento che porta il suo nome.
Quindi, sono in gran parte - diciamo - contento. Non mi dico soddisfatto, perché non vuol dire niente. Almeno, abbiamo fatto un passo in più in questa grande diatriba che rappresenta un fatto di democrazia e riguarda lo strapotere di alcune aziende che fanno il bello e il cattivo tempo, anche contro l'interesse dei cittadini. Nessun cittadino dice «no» alla telefonia. Ma, mettere l'antenna...


