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TESTO AGGIORNATO AL 15 MAGGIO 2003
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zani. Ne ha facoltà.
MAURO ZANI. Signor Presidente, colleghi, il voto odierno, sulle risoluzioni che prendono le mosse dall'esame del programma della Commissione e del Consiglio europeo, assume il precipuo valore -
anche sul piano formale - di una presa d'atto, soprattutto dopo la risoluzione approvata dal Parlamento europeo.
Non a caso nella risoluzione sottoscritta da me e da tutti i rappresentanti dei gruppi che hanno preso parte ai lavori della XIV Commissione si persegue un fondamentale obiettivo: si impegna cioè il Governo a presentarsi alla Camera per un dibattito di merito sul programma e sulle priorità del semestre italiano di Presidenza europea.
In particolare, in questa risoluzione si chiede al Governo di chiarire - finalmente - quale sia la sua posizione - in ordine alla discussione in atto proprio in questi giorni - riguardo alla nuova architettura istituzionale dell'Unione europea. Ciò non avviene a caso perché, come tutti sappiamo, il Presidente del Consiglio dei ministri - che negli ultimi sette giorni ha esternato molto il proprio pensiero su molti e diversi aspetti delle politiche domestiche (dalla giustizia combattente al ritorno del comunismo, al complotto ordito da entrambi contro la sua persona) - non ci ha ancora illuminato, in realtà, in ordine alla posizione italiana sul semestre europeo né ci ha resi edotti di come intenda gestire - egli ed il suo Governo - la prossima Conferenza intergovernativa, nella ricerca di quel compromesso di alto profilo che, a questo punto, è assolutamente necessario per dare uno sbocco positivo alle attese suscitate dall'Europa riunita in Convenzione. Ciò anche al fine di evitare, a questo punto, quella che nella prossima Conferenza intergovernativa potrebbe profilarsi come una vera e propria deriva sul lato dell'intergovernatività.
Se il buongiorno si vede dal mattino c'è di che essere preoccupati e, nel dire questo, mi riferisco - come è ovvio - agli effetti che lo strumentale attacco al Presidente della Commissione europea rischia di provocare presentando l'Italia con un volto sbagliato, negativo, poco accattivante. Il volto, cioè, di un paese dove si covano rancori e dal quale si esportano tensioni distruttive. Un volto, insomma, assai poco affidabile quando, invece, sarebbe necessario far ricorso a doti di rigore, di serietà e - come qualcuno ha detto - di finezza diplomatica. Sulla finezza non faccio commenti, aggiungo solo che ha fatto bene il Presidente Prodi a chiarire - ciò gli fa onore - che nonostante questi attacchi non cambierà in alcun modo l'approccio di piena collaborazione con il Governo italiano, per una proficua gestione del semestre europeo.
Questo è anche il nostro sincero stato d'animo; restiamo ostinatamente convinti che da una brutta figura dell'Italia in Europa anche l'attuale opposizione non riceverebbe alcun giovamento. In fondo, anche il modo con il quale abbiamo esercitato il nostro ruolo di opposizione nella XIV Commissione e lo stesso voto di oggi su una comune risoluzione è dimostrazione di questa generale assunzione di responsabilità, di fronte agli elettori e all'intero paese.
Ciononostante, la nostra preoccupazione è grande, anzitutto per il rischio che vadano dispersi a tempo indefinito i risultati in termini di credibilità e di autorevolezza riguadagnati faticosamente dall'Italia in ambito europeo dai Governi di centrosinistra, ma anche per il rischio a questo punto di un vero cambiamento di ruolo del nostro paese, nel contesto della costruzione della nuova Europa a 25. Non è una preoccupazione immotivata o dettata da mere ragioni di opposizione né si tratta, come è stato detto, semplicemente di una questione di toni. Infatti, anche al netto delle più recenti esternazioni del Presidente del Consiglio, mentre infuria il dibattito cruciale sulla prospettiva europea, tanto nel campo della politica estera quanto in quello relativo alle nuove istituzioni dell'Unione, il Governo italiano sembra fino a questo momento ritagliare per sé un ruolo confusamente mediatorio, il ruolo di chi, in sostanza, sta a vedere come vanno a finire le cose, senza farsi guidare da un progetto discusso e condiviso dal Parlamento e dal paese.
Emerge finora insomma, al di là delle tonalità, un atteggiamento che definirei di basso profilo che mentre, da un lato, non appare idoneo ad inserire i nostri interessi nazionali entro una nuova dimensione
europea, dall'altro, appare prigioniero delle tensioni interne alla maggioranza e non solo su questioni apparentemente prosaiche, in realtà significative per il processo di integrazione come le quote latte, ma anche su aspetti discriminanti e fondativi della costruzione civile della nuova Europa, come nel caso assolutamente clamoroso, a mio avviso, del rifiuto del Governo italiano di aderire alla decisione quadro del Consiglio europeo sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia.
Detto questo, date le caratteristiche della risoluzione che voteremo oggi, non voglio in questa occasione anticipare o surrogare in modo frettoloso quel dibattito, quel confronto ampio tra Parlamento e paese che, insieme, forse per la prima volta in quest'aula, in questa legislatura, opposizione e maggioranza chiedono si svolga al più presto, prima del 10 giugno. Credo sia interesse comune, o dovrebbe esserlo, confrontarsi sulle priorità che l'Italia intende proporre all'Europa in un passaggio cruciale della propria storia, caratterizzato dall'allargamento e dal varo di un nuovo progetto costituzionale. È un'occasione in qualche modo unica per portare avanti quel ruolo federatore dell'Europa che, nel bene e nel male, in stagioni molto diverse tra di loro, l'Italia ha comunque e sempre saputo svolgere.
Nonostante tutto, comprese le minacce di pacificazione armata nei confronti dell'opposizione, noi non ci sottraiamo ad un confronto stringente di merito, anzi lo richiediamo. Questo è il significato politico delle risoluzioni odierne; questo è il senso del nostro voto favorevole sulla risoluzione presentata da tutti i gruppi politici della XIV Commissione. Ci asterremo, invece, sulla risoluzione presentata dai gruppi di maggioranza, anche se ne condividiamo alcune indicazioni e segnatamente il rilancio della strategia di Lisbona. Ci asterremo soprattutto per una ragione di metodo, quindi politica: sarebbe stato bene che questa risoluzione non fosse stata presentata poiché vi è una risoluzione unitaria, comune. Stilare, tra l'altro, in questa occasione un elenco di priorità più o meno generiche rischia di togliere forza alla richiesta di quel dibattito e di quel confronto con il Governo che, insieme, richiediamo con urgenza. In ogni caso quell'elenco appare largamente incompleto.
Per quanto riguarda la risoluzione Bertinotti ed altri n. 6-00071, anche in tal caso, nel lungo elenco di problemi sono inserite molte questioni che condividiamo ed apprezziamo. Tuttavia, vi è un aspetto che riguarda la politica estera e di difesa sulla quale non possiamo essere d'accordo.
L'onorevole Minniti tra breve si soffermerà proprio sui temi della difesa europea, illustrando il nostro punto di vista. Questo è il nostro atteggiamento: credo debba essere considerato come un modo di comportarsi che offre un terreno di confronto alla maggioranza su un tema cruciale come quello del semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea. Entro il 10 giugno capiremo, e mi avvio alla conclusione, se questa offerta di confronto e, al limite, di collaborazione sarà accolta ovvero, io non vorrei, rigettata (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistelli. Ne ha facoltà.
LAPO PISTELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, essendo già intervenuto, non più tardi di mezz'ora fa, sull'atto di indirizzo relativo alla relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2002, mi limiterò a riprendere un paio di punti utili anche per l'esame di questo documento.
Ritorno sulla questione di metodo evocata da ultimo nel suo intervento dall'onorevole Zani; essa è relativa alle intenzioni politiche e al metodo che la maggioranza intende, insieme al Governo, adottare nei prossimi mesi nella gestione di questo delicatissimo crocevia di appuntamenti che vedono il nostro paese guidare il semestre di Presidenza dell'Unione europea, mentre contemporaneamente si sta gestendo l'ultima tappa del processo di allargamento ai dieci nuovi membri che hanno sottoscritto l'adesione ad aprile e la
conclusione dei lavori della Convenzione, con la preparazione della Conferenza intergovernativa.
Questi storici avvenimenti non accadono in vitro in un laboratorio ma nel vivo di una contesa politica che vede ridiscutere alcuni elementi fondamentali, quasi costanti della geopolitica mondiale, quali il rapporto euroatlantico, le iniziative di pace per il dopo Iraq, la road map per il Medio Oriente e quant'altro.
Vorrei ribadire a nome del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo un punto che ci sta particolarmente a cuore e lo ricordo nel momento in cui l'aula è più gremita. Siamo preoccupati nel sentire ripetere dal Governo, per bocca del suo Presidente del Consiglio, che vi è l'intenzione, in questa come in altre vicende, di ripetere che la maggioranza farà da sola.
Ribadisco da parte del mio gruppo che il nostro giudizio, ma anche quello dell'intera opposizione, è che quando la maggioranza fa da sola in queste materie combina molti pasticci e, soprattutto, non porta in sede comunitaria ed internazionale tutto il paese che il sistema paese potrebbe esprimere davanti ad una responsabilità così grande.
Vorrei rivolgere una domanda non retorica agli amici della maggioranza: provate ad immaginare un paese paragonabile al nostro, la Francia, la Spagna o la Germania, che si trovasse a vivere questa condizione, ovvero di assumere contestualmente la Presidenza del semestre nel momento che ho appena descritto e di esprimere come provenienza territoriale il Vicepresidente della Convenzione e il Presidente della Commissione europea; ebbene, secondo voi, in un intreccio così irripetibile, paesi come la Francia, la Germania e la Spagna farebbero gioco di squadra in un appuntamento del genere o si comporterebbero diversamente? Scommetto tutto quello che ho di più caro al mondo che paesi del genere capirebbero che una confluenza astrale così non si ripete mai e non si ripete una situazione così delicata come quella che ci vede concludere la Conferenza intergovernativa, il processo di allargamento e le prime discussioni sull'ordine mondiale post Iraq.
Vedere che nelle ultime settimane il Governo di questo paese si avvicina ad una scadenza così importante alzando il livello dello scontro istituzionale, non solo in Europa ma anche in Italia, e che non più tardi di poche ore fa il Presidente del Consiglio dei ministri non trova di meglio da dire che definire la Commissione europea «un organo burocratico», avallando una tesi che è quella che marca una virulenta discontinuità con l'impostazione di politica comunitaria del nostro paese, è qualcosa che francamente preoccupa.
Ancora una volta ricordiamo che c'è da parte dell'opposizione, non nell'interesse del Governo perché non ci riguarda, bensì nell'interesse del paese, la disponibilità a confrontarsi e a convergere su una posizione condivisa e di continuità rispetto a quarant'anni di storia comunitaria che ci veda gestire al meglio questo delicato semestre, in raccordo con Giuliano Amato, Romano Prodi e gli altri italiani che rivestono posizioni di rango e di prestigio nella vita dell'Unione europea. Questo a condizione che il Governo non si limiti burocraticamente a tornare in aula entro il 10 giugno ed ad informarci su cosa intende fare.
Per troppo tempo, in questi due anni, il Parlamento è stato considerato un luogo dove si informa delle decisioni già assunte in altra sede, dove si comunica ciò che tutti noi già sappiamo, perché lo abbiamo appreso dai giornali o dalla trasmissione Porta a porta o da altre fonti non istituzionali. È tempo che questo Parlamento torni ad essere il luogo in cui non si parla soltanto, ma si decide insieme una strategia condivisa.
Se questa impostazione verrà assunta dal Governo, l'opposizione e la Margherita sono disposte a fare la propria parte, nell'interesse - lo ripeto ancora una volta - del paese. Se invece proseguirà questo «tic autistico» della maggioranza e del Governo, per cui «faso tuto mi», per cui farete da soli anche il semestre europeo, ebbene, auguri, ma una logica bipartisan,
che ha sempre funzionato in questi quarant'anni, per la prima volta si spezzerà e la responsabilità sarà interamente vostra (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, a volte si ha l'impressione che questa nostra discussione sia velata di ipocrisia. Noi vogliamo dire, con grande tranquillità, ma anche con sincerità e determinazione, che il biglietto da visita con cui ci si avvia ad entrare nel semestre italiano di Presidenza dell'Unione europea è tale per cui, francamente, bisognerebbe discutere un po' più realisticamente di quali sono le evidenti differenze che ci sono tra la maggioranza e le opposizioni (e comunque la nostra opposizione).
Le performance di anticomunismo a cui il Presidente Berlusconi si sta dedicando non facilitano - mi pare del tutto ovvio e naturale - la discussione su quali possano essere le forme di collaborazione per il semestre europeo. Ancora meno facilitano il coinvolgimento in vicende giudiziarie del Presidente della Commissione europea. È un po' singolare - lo dico con tranquillità - che si chieda collaborazione in quest'aula, che si chieda un rasserenamento del dibattito politico e poi, contemporaneamente, basta sfogliare un qualsiasi giornale europeo - o anche importantissimi giornali americani - per vedere quale idea hanno, in Europa e nel mondo, del rapporto tra la Presidenza del Consiglio e la Commissione europea. Allora, fuori da tutte le ipocrisie, vediamo di definire con chiarezza le cose.
Io sono anche un po' contrario ad esercitare qui solo ed esclusivamente una discussione di metodo. È evidente che, per il semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea, ci deve essere una discussione chiara sull'alternativa di programma e di modello sociale che si intende definire in Europa. Quindi - vorrei dirlo all'onorevole Zani - non è solo una questione di metodo: si tratta di definire una politica ed un programma per l'Europa.
Noi vorremmo prospettare una alternativa rispetto a quello che ci viene proposto dal centrodestra ed anche dalle politiche prevalenti in Europa, innanzitutto, come ha ricordato l'onorevole Zani, per ciò che riguarda la politica estera e la cosiddetta sicurezza: noi siamo contrari ad ogni ipotesi di militarizzazione dell'azione esterna dell'Europa, soprattutto attraverso la costituzione di una forza di reazione rapida sotto il controllo della NATO. Si sono dette tante sciocchezze su questo punto, persino che questo processo attiverebbe un meccanismo di ulteriore autonomizzazione dell'Europa nei confronti degli americani. Come si vede, è l'esatto contrario.
Chiediamo che sia esplicito - questo abbiamo scritto nella nostra risoluzione - il rifiuto di politiche fondate sugli aumenti dei bilanci militari degli Stati membri. Per noi rimane fondamentale, in sintonia con le nostre battaglie pacifiste, la linea direttrice lungo la quale ci muoviamo, ossia quella della prevenzione dei conflitti e del rispetto dei diritti della carta dell'ONU.
Riteniamo che, in materia di politica economica e sociale, l'Europa possa svolgere un ruolo attivo nella definizione di uno spazio pubblico dell'economia, perché solo in questa maniera può essere un soggetto che lavora in controtendenza, che produce politiche anticicliche rispetto a quelle recessive. Per questa ragione, chiediamo una revisione delle prospettive finanziarie del patto di stabilità. Da più parti in Europa - è un po' singolare che solamente in Italia si continui a discutere seguendo quei criteri e quelle logiche - si chiede una revisione del patto di stabilità. Addirittura, economisti di sinistra - penso a Jean-Paul Fitoussi, ad economisti tedeschi e alla posizione della Deutsche Bank - affermano che, soprattutto in una fase di recessione, il patto di stabilità è una gabbia per lo sviluppo.
Siamo in una crisi evidente di difficoltà e di crescita economica. Non si può produrre
una politica di riequilibrio territoriale e non si possono rimuovere le cause della disparità dello sviluppo se non si mette in campo una politica di revisione cogente del patto di stabilità.
Chiediamo che sia contrastata la politica di privatizzazione dei servizi, impedendo il processo di liberalizzazione, in particolar modo per quanto riguarda i settori dell'energia e dei trasporti, nella consapevolezza che alcuni paesi - penso alla biasimata, secondo le dichiarazioni degli esponenti della Lega, iniziativa della Francia e della Germania -, proprio sul terreno dell'energia e dei trasporti, testimoniano che è possibile, su questa materia, un'altra politica. È evidente che, proseguendo su quella strada, ci troveremmo di fronte ad un abbassamento della qualità dei servizi e ad una precarizzazione dei rapporti di lavoro.
Ma diventa decisivo combattere il processo di liberalizzazione e di privatizzazione dei servizi per quanto riguarda alcuni beni; mi riferisco all'approvvigionamento idrico, ai servizi postali e, relativamente alle vicende delle Mezzogiorno, alle politiche dei rifiuti.
Chiediamo che, con riguardo alla politica europea, mentre promuove le grandi reti infrastrutturali, tutto ciò non si traduca in una sorta di devastazione del patrimonio ambientale e paesaggistico. Vogliamo che ci sia una politica europea capace di contrastare la criminalità organizzata e di evitare il riciclaggio di capitali e l'evasione fiscale. Ma, mentre pronunciamo queste parole, avvertiamo difficoltà ad esprimere questi concetti ad un Governo che ha fondato sul rientro dei capitali all'estero l'impostazione della propria politica economica. Dubito che, in questa maniera, si possa combattere, sia l'evasione sia le forme di riciclaggio fiscale.
Chiediamo sia attuata una politica di integrazione e non invece una politica di repressione per quanto riguarda le culture che devono presiedere gli interventi legislativi in materia di immigrazione. Quello verso cui noi vogliamo indirizzarci è un modello sociale e programmatico alternativo a quello che purtroppo le destre si stanno cimentando a produrre anche nel nostro paese.
La possibilità di prospettare un'operazione di questo tipo c'è perché, anche in Europa, i movimenti hanno fatto intravedere che un'alternativa è possibile: il fallimento di esperienze che hanno solo teso a temperare gli effetti liberisti del processo di globalizzazione ci deve indurre a presentare una vera e propria alternativa.
Sono queste le ragioni per le quali abbiamo presentato una nostra risoluzione, a favore della quale voteremo, mentre voteremo contro le altre risoluzioni presentate sia dalla maggioranza sia dal centrosinistra (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)!
RICCARDO CONTI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RICCARDO CONTI, Relatore. Signor Presidente, intervengo soltanto per rivolgere, in qualità di relatore, un ringraziamento ai componenti della XIV Commissione, di opposizione e di maggioranza, al Presidente ed agli uffici.
Le risoluzioni Zani ed altri n. 6-00068 e Stucchi ed altri n. 6-00069 rappresentano un piccolo tassello di un grande dibattito che si svilupperà, dal 10 giugno, all'interno delle istituzioni e nel paese, sul semestre di Presidenza e, quindi, sul processo di riunificazione dell'Europa.
L'auspicio che mi sento di formulare è che le forze politiche presenti in quest'aula, al di là delle differenti valutazioni, specifiche e legittime, su singole questioni, sappiano trovare una larga, responsabile e costruttiva convergenza di fondo nell'interesse generale del paese, anche tramite quel confronto che l'onorevole Zani e l'onorevole Pistelli sollecitano, al quale la maggioranza, non temendolo, non si sottrarrà.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Minniti, al quale ricordo che dispone di otto minuti. Ne ha facoltà.
MARCO MINNITI. Signor Presidente, l'onorevole Zani ha già espresso la posizione del nostro gruppo, con riferimento alle questioni delle quali stiamo discutendo, in un intervento che io condivido. Perciò mi limiterò a trattare soltanto una questione di carattere più specifico e, tuttavia, di grande rilievo.
Dopo la crisi irachena, la guerra e gli ultimi sviluppi della vicenda internazionale, si è riproposta con forza una grande contraddizione. Purtroppo, di fronte alla vicenda internazionale, l'Europa si è riconfermata, ancora una volta, non unita, così manifestando quel limite di fondo che alcuni commentatori hanno più volte sottolineato: è un'alleanza di paesi che ha prodotto un gigante economico, l'euro e la sua forza nei confronti del dollaro, ma che, tuttavia, esprime una capacità in politica estera non sufficientemente forte per tenere il campo dello scenario internazionale. Sintetizzando, la frase usata è stata: un gigante economico, un nano politico!
Questa contraddizione pone in rilievo un grande tema. Si deve affrontare quello che, a mio avviso, è il nodo di fondo: per essere effettivamente un gigante politico, l'Europa deve andare avanti sul terreno dell'integrazione politica ed istituzionale - i temi della Convenzione europea - ma deve anche avere una forte politica estera di sicurezza e di difesa perché, se non c'è questa, è difficile pensare che l'Europa possa svolgere un ruolo da protagonista.
Ho ascoltato il dibattito ed anche l'interessante intervento dell'onorevole Giordano: per molti aspetti, lo condivido; su un tema, tuttavia, vorrei dire che vi è una riserva di fondo.
Anch'io sono contrario alla militarizzazione della politica estera e ne sono molto preoccupato. Tuttavia, quale risposta diamo a tale preoccupazione? La risposta è quella di pensare che il protagonista delle politiche di sicurezza e difesa possa essere soltanto uno nel pianeta, limitandoci soltanto ad essere passivi di fronte al ruolo di una grande superpotenza, come è avvenuto per quanto riguarda la vicenda dell'Iraq - basti pensare all'iniziativa unilaterale degli Stati Uniti e della sua amministrazione, che ha messo in crisi le sedi multilaterali - oppure la risposta è quella di costruire dei punti autonomi che garantiscano una politica di sicurezza e difesa capaci di essere protagonisti senza essere sotto l'ombrello di un'unica super e grande potenza. È un grande tema dell'attualità di oggi.
Io penso che l'Europa debba lavorare per questo tipo di progetto, per avere una capacità autonoma di sicurezza e difesa, sapendo che soltanto così potrà avere una visione autonoma e diversa rispetto a quella che gli Stati Uniti hanno sulla sicurezza del pianeta. È una visione che gli Stati Uniti hanno e che, a mio avviso, è sbagliata e può portare a gravi effetti per la sicurezza del pianeta.
Noi abbiamo avuto nel 1998 l'inizio di una cooperazione in questo campo; si è dato vita ad un corpo d'armata di reazione rapida e adesso siamo di fronte al punto di compimento di quel lavoro. Penso che l'Italia debba lavorare affinché quel progetto vada avanti, ma penso anche che debba porsi l'obiettivo di chiedere di più all'Europa, sapendo che non c'è contraddizione tra questo sforzo e un impegno anche più generale nell'Alleanza atlantica. Anzi, il lavoro che noi dobbiamo fare è che la NATO e il progetto di una iniziativa autonoma nel campo della sicurezza e difesa europea siano punti di integrazione, così come è previsto nel rapporto tra Unione europea e NATO. Qui viene una questione delicata, e concludo rapidamente.
In primo luogo, occorre parlare del problema delle spese militari, delle spese nel campo della difesa. È difficile pensare che ci possa essere un'autonoma capacità di sicurezza e difesa europea se le cose rimangono così. Si tratta da un lato di ottimizzare le spese che già ci sono (ci sono molto sprechi in questo campo e una
strategia europea può portare anche ad un risparmio nei costi), ma dall'altro lato si tratta di prendere atto che c'è una differenza enorme in Europa tra i vari paesi. L'Italia spende un terzo rispetto a quanto spende la Gran Bretagna; l'Italia quest'anno ha avuto una diminuzione nelle spese per quanto riguarda la difesa. Al di là della retorica patriottarda di cui ogni tanto il Governo fa profusione qui in Parlamento, il problema vero è che per quanto riguarda la difesa e la sicurezza, quest'anno il Governo ha tagliato i fondi. C'è un bisogno di integrazione, e l'idea che io mi sentirei di avanzare - ho concluso - è che ci sia una cooperazione rafforzata nel campo della sicurezza e difesa e che siano introdotti parametri come quelli di Maastricht per quanto riguarda la convergenza nel campo delle politiche di bilancio della difesa. Occorre una convergenza che consenta di coniugare, insieme, ottimizzazione e capacità di mettersi in relazione con gli altri paesi (Francia, Germania e Regno Unito), sapendo che, per quanto ci riguarda, noi guardiamo con interesse ai passi fatti da Francia e Germania sulla difesa comune. Auspichiamo che quel progetto veda protagonisti i grandi paesi europei, sapendo che oggi è maturo il tempo per porre la questione e il termine delle cooperazioni rafforzate sulle politiche di sicurezza e difesa, andando oltre Nizza.
Presidente, ho concluso. Ritengo che su questi temi ci sia bisogno di una discussione in Parlamento esplicita, chiara, perché si tratta di un nodo di fondo della politica estera, della politica di sicurezza dell'Europa e del pianeta. È difficile pensare ad un nuovo ordine mondiale, Presidente, senza un'Europa unita con una sua politica di sicurezza. Un'Europa unita con una forte politica estera e un'autonoma capacità di sicurezza è sicuramente garanzia di pace e di cooperazione per tutti i popoli (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Le ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, purtroppo questa limitazione dei tempi mi impedisce di fare dei discorsi organici che avrei voluto fare. Già non ho potuto partecipare alla discussione sulla relazione relativa alla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, però in questa sede voglio denunciare quello che lì avrei denunciato, cioè il fatto che le procedure di contenzioso in atto - questo anche per chiarire bene quale programma deve portare avanti l'Italia secondo noi - , come risulta dal documento che ci ha fornito il servizio studi, sono tutte procedure di contenzioso relative a provvedimenti nelle materie ambientali.
Il sottosegretario lo sa benissimo a che cosa faccio riferimento e cioè a vie non fatte, allo smaltimento dei rifiuti pericolosi e, in generale, ad un'incapacità o una non volontà di valutare gli impatti di queste situazioni.
Ieri abbiamo sollevato con un ordine del giorno il problema delle petroliere e l'incapacità dimostrata finora dal nostro Governo di recepire la direttiva europea al riguardo, per la quale noi abbiamo richiesto l'urgenza. In questo senso, il primo problema che poniamo all'ordine del giorno del semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea concerne proprio una forte politica ambientale. Purtroppo, sappiamo che questo non è possibile, perché abbiamo visto come il Governo Berlusconi abbia finora condotto ad una revisione peggiorativa delle leggi ambientali portando, invece, avanti la realizzazione di opere pubbliche che, nella maggior parte dei casi, hanno avuto ed avranno un grave impatto sull'ambiente: pensiamo, ad esempio, al ponte sullo stretto di Messina, se mai questo si farà.
Noi siamo anche molto insoddisfatti della superficialità con cui si affronta questa delicatissima fase e ci auguriamo che, se mai il 10 giugno ci sarà questo serio confronto in Parlamento, vengano fuori le posizioni, sia a destra sia a sinistra, su quello che pensiamo rispetto alla
Convenzione europea. Noi abbiamo detto chiaramente che siamo scandalizzati dagli emendamenti che il Governo italiano ha portato in sede di Convenzione europea e, per fortuna, mi pare di capire che nessuno di essi abbia ottenuto credito e, quindi, sia stato recepito. Mi riferisco - tanto per intenderci - agli emendamenti Fini. Ciò ha, comunque, gettato discredito sulla nostra posizione; per cui c'è in seno alla posizione italiana una grossissima preoccupazione su una condizione che dovrebbe essere forte, europeista convinta, federalista, come d'altronde la nostra tradizione imporrebbe ma che, invece, mi pare scivoli sempre più sul modello intergovernativo.
In ordine ai problemi della politica estera e della politica di difesa, soprattutto dopo la drammatica guerra in Iraq, desidero far notare che tutti i giornali del mondo parlano del fatto che esiste un vuoto nella vittoria - tra virgolette - americana; mi riferisco al mancato ritrovamento di alcune armi di distruzione di massa. Pertanto, il motivo per cui questa guerra è stata fatta non c'è. La posizione dei paesi europei, non il nostro, come la Francia e la Germania che si erano opposti a questa guerra, erano sensate tanto più che gli Stati Uniti stanno dimostrando, insieme all'Inghilterra, un'incapacità totale di gestione del dopoguerra con una crisi mediorientale sempre più grave che dovrebbe preoccupare tutti.
PRESIDENTE. Onorevole Cima, la invito a concludere.
LAURA CIMA. Presidente, ho finito. In ordine alle risoluzioni in esame ci asterremo e non abbiamo firmato alcuna risoluzione unitaria, anche perché riteniamo che, dopo che le dichiarazioni rilasciate dal Presidente Berlusconi contro Prodi, non ci siano, in questa fase, margini, se non si va a fondo dei problemi, per presentare risoluzioni perché esse non significano niente, come, ad esempio, quella unitaria che ci è stata presentata e, pertanto, rimandiamo la discussione al 10 giugno. Noi riteniamo di doverci astenere, nostro malgrado, su una risoluzione molto complessa, quella presentata dal gruppo di Rifondazione comunista, che noi condividiamo quasi in toto, perché essa non affronta fino in fondo il problema della politica estera e della difesa europea.
Nella situazione in cui si trova il mondo noi non possiamo continuare ad avere un atteggiamento di non entrata nel merito delle questioni; e anche chi, come il collega Minniti, difende la politica di difesa chiedendo soltanto un aumento delle spese militari, non spiega quale debba essere questa politica di difesa; in particolare, che cosa occorra fare in questa situazione. Pertanto, ripeto, se noi non entriamo nel merito di queste problematiche ritengo che ci troveremo veramente in una situazione in cui l'Italia darà sempre il peggio di sé sia per colpa della maggioranza e del Governo e sia, sebbene in parte, per colpa dell'opposizione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Strano. Ne ha facoltà.
NINO STRANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del gruppo di Alleanza nazionale intendo offrire il mio contributo, che mi dispiace non aver potuto fornire durante la discussione sulla relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, perché trattenuto altrove. Tuttavia, numerose analogie sui due temi mi hanno convinto a svolgere un intervento su entrambi gli argomenti.
Il nostro gruppo esprime parere favorevole sulla relazione sul programma legislativo e di lavoro della Commissione delle Comunità europee e sul programma operativo del Consiglio dell'Unione europea per l'anno 2003, sicuri che tale relazione sia ottimale non soltanto per gli aspetti che attengono alla partecipazione italiana all'Unione europea, ma anche per il lavoro che deve essere svolto e per gli impegni che riteniamo debbano essere assunti nel corso del corrente anno.
Abbiamo notato con piacere, infatti, come siano state approvate non soltanto a maggioranza e con astensioni, ma anche all'unanimità alcune relazioni che indirizzano
il nostro lavoro, come già specificato dal relatore Riccardo Conti, su alcuni importantissimi temi che attengono al progetto italiano in Europa; si tratta di un progetto che, peraltro, si muove in sintonia con la Presidenza italiana dell'Unione europea a partire dal 1o luglio del 2003.
Si tratta di una Presidenza che, a mio avviso, non potrà che operare incisivamente, ed auspichiamo altresì che tale Presidenza dell'Unione non subisca le tensioni e le polemiche che, molto spesso, avvelenano i rapporti tra maggioranza ed opposizione, ma possa vedere l'Italia proiettata unitariamente in uno scenario europeo, nel quale riteniamo debba esserci un ruolo primario per la nostra nazione non soltanto per la linea del nostro Governo, ma anche per quel lavoro parlamentare che, come è stato affermato lunedì, finalmente potrà incidere (visti i tempi nei quali ci stiamo muovendo) nella cosiddetta fase ascendente.
In passato, infatti, il nostro Parlamento ha troppo spesso agito in sede di ratifica, sovente in maniera tardiva, ed ha frequentemente subito osservazioni da parte della Comunità europea. Oggi, tuttavia, ritengo che stiamo mettendo in ordine le nostre carte al punto che potremmo avere direttive che obbediranno alle linee che il Parlamento si darà. La cosiddetta fase discendente, dunque, diventa patrimonio del Parlamento, e credo che ciò non potrà che rappresentare un motivo di orgoglio per una Camera dei deputati e per un Senato della Repubblica che intendono concorrere all'azione comunitaria con grande solerzia ed impegno.
Vorrei ricordare, inoltre, anche alcuni impegni che il Governo ha inserito come prioritari nella sua tabella. In primo luogo, vorrei segnalare l'inserimento della promozione del turismo e della valorizzazione dei beni culturali quali elementi chiave per favorire uno sviluppo organico del nostro territorio. L'Italia, al riguardo, deve insistere - e raccomando ciò al nostro Governo - affinché il turismo venga inserito tra le tabelle operative dell'Unione europea. Si tratta, infatti, di un settore che troppo frequentemente è stato relegato i margini, ma oggi, invece, un'Europa terra di pace ed un Mediterraneo che si avvia ad essere, nel 2010, area di libero scambio e zona di partenariato, possono rappresentare un'area vocata per l'incoming, poiché tale importantissima attività può produrre conseguenze positive sotto il profilo non soltanto imprenditoriale, ma anche occupazionale.
Da siciliano e da meridionale, inoltre, non possono non fare cenno a quell'obiettivo 1, citato nella relazione dell'onorevole Riccardo Conti, che diventa un obiettivo specifico. Si tratta di un obiettivo 1 che, malauguratamente, non è stato superato, come ho sovente affermato in alcune sedi. Desidero ribadire, infatti, che molto spesso i toni trionfalistici di chi afferma che siamo riusciti a rimanere nell'ambito dell'obiettivo 1 dovrebbero essere mitigati, o almeno ponderati.
Rimanere nell'obiettivo 1 (il presidente Stucchi conosce tale problematica da me, forse, troppo spesso sollevata) significa non avere superato, da parte di quelle regioni attualmente comprese in tale obiettivo, le difficoltà per le quali vi erano state inserite. Mi riferisco alla marginalità, al PIL, al problema dei trasporti, al cambiamento dell'immagine delle città e delle province. Non essendoci riusciti, siamo nuovamente nell'obiettivo 1, ma certo non potremo portare avanti tale argomento all'infinito. Abbiamo la necessità di prendere a modello - è stato detto nella discussione di lunedì anche dall'onorevole Maran dei Democratici di sinistra - l'Ulivo - ciò che hanno fatto altre regioni europee come l'Irlanda, la Spagna o la Grecia. A tal proposito, pochi giorni fa, abbiamo visto come il Partenone stia cambiando volto proprio grazie all'obiettivo 1.
Non siamo riusciti, come è stato per la regione Valenciana o l'Irlanda, a cambiare volto alle nostre regioni, alle nostre province ed alle nostre città e credo che ciò rappresenti un deficit nel settore della programmazione e dell'efficacia degli interventi. Ebbene sì: è importante che si citi l'obiettivo 1, ma con l'impegno che le regioni e lo Stato sorveglino lo stato di spesa e di attuazione dei progetti. Infatti,
rimanere all'infinito nell'obiettivo 1 significa, ancora una volta, perpetuare le condizioni di marginalità, di crescita inferiore del PIL, di disoccupazione e di sovrastrutturazione che non riescono a dare efficacia ai nostri progetti.
NINO STRANO. Pertanto, il gruppo di Alleanza nazionale esprimerà un voto favorevole.
Vorrei anche citare il lavoro che la XIV Commissione ha realizzato in questi anni. Si pensava che essa dovesse svolgere un ruolo meramente politico. Credo, invece che la XIV Commissione, in un momento delicato nel quale i nostri migliori uomini di maggioranza e di opposizione stanno studiando la nuova Carta costituzionale europea e nel quale l'Italia si appresta ad essere protagonista in prima persona in Europa, abbia svolto un grande lavoro e che un grande lavoro ci attenda. Infatti, sempre più l'Europa è nei nostri progetti e nei nostri obiettivi e credo che il Parlamento, alla fine di queste due o tre tornate di lavoro, con la legge comunitaria e con la relazione annuale, si sia messo al pari con i tempi e sia in grado di dare un effettivo contributo alla omologazione ed alla contemporaneità dei nostri interventi con il diritto comunitario (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
GIACOMO STUCCHI, Presidente della XIV Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIACOMO STUCCHI, Presidente della XIV Commissione. Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento, vorrei segnalarle che anche l'onorevole Guido Giuseppe Rossi desiderava intervenire.
PRESIDENTE. Potrà farlo in seguito.
GIACOMO STUCCHI, Presidente della XIV Commissione. Vorrei cogliere l'occasione per segnalare il fatto che, per la prima volta, con riferimento alla legge comunitaria ed ai provvedimenti legati all'Unione europea, la Camera ha lavorato per una giornata e mezzo e, forse, ciò è servito a tutti i colleghi per acquisire ulteriori nozioni ed informazioni sul funzionamento delle istituzioni europee. Questo sarà molto importante, considerato ciò che ci attende negli ultimi sei mesi di quest'anno: il semestre di Presidenza. Credo, pertanto, che il tempo utilizzato in questa giornata e mezzo sia stato ben speso e, per tale motivo, ringrazio tutti i colleghi della Commissione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, le considerazioni precedentemente espresse dai colleghi dell'opposizione ci inducono a svolgere alcune riflessioni. È stato fatto riferimento alla congiunzione particolarmente favorevole che vede una troika italiana, rispettivamente, alla Presidenza del Consiglio europeo, alla Presidenza della Commissione ed alla Vicepresidenza della Convenzione europea.
È stato detto giustamente che in qualsiasi altro paese europeo una congiunzione di questo tipo sarebbe sfruttata nel migliore dei modi. Concordo con tale affermazione, ma i precedenti che ci arrivano dagli esponenti dell'opposizione non fanno altrettanto. Infatti, negli anni passati sono stati portati avanti attacchi strumentali utilizzando tutti i mezzi, anche la stampa estera. Vi è stato un utilizzo strumentale dei corrispondenti dei giornali esteri in Italia che continuano a dare un'immagine distorta del nostro paese ed un gioco di sponda con alcuni Governi nazionali (penso, ad esempio, al Governo belga e all'estemporaneo ministro degli esteri Michel) per dipingere il nostro paese come postfascista, protofascista, razzista, xenofobo, e non dimentichiamo la vicenda austriaca. Dunque, le esternazioni del passato
sicuramente non depongono a favore. In ogni caso, vi è la volontà del Governo, della Presidenza del Consiglio, del Ministero degli esteri e delle Commissioni guidate dagli esponenti della Casa della libertà di arrivare in maniera importante al semestre europeo.
Un'altra considerazione riguarda gli attacchi strumentali che vengono fatti nei confronti del Presidente della Commissione europea, Romano Prodi. Ci chiediamo come mai il coinvolgimento del Presidente Prodi in una vicenda che lo vedeva come primo protagonista sia considerato attacco strumentale, mentre il coinvolgimento del Presidente del Consiglio nella stessa vicenda, in una posizione anche più defilata, diventi elemento di giustizia e di ricerca della verità. Sono i misteri italiani (Commenti del deputato Maura Cossutta). La stessa vicenda, a seconda se i protagonisti siano della maggioranza o del centrosinistra, assume rilievi diversi e differenti.
Al di là della polemica politica, tornando ai fatti più contingenti, continuo a registrare con fastidio la visione tutta ideologica del dibattito tra modello comunitario e modello intergovernativo dove, da una parte, vi sarebbero i filoeuropeisti dell'opposizione che sono per il modello comunitario e, dall'altra, i cattivi della maggioranza con il modello intergovernativo antieuropeo e anticomunitario. Credo che una visione di questo tipo non ci aiuti a capire quanto sta avvenendo all'interno dell'Unione europea e, soprattutto, non aiuti la difesa dei nostri interessi nazionali. Vi sono questioni in cui deve valere il metodo comunitario e questioni in cui deve valere il metodo intergovernativo perché l'Unione europea è fatta anche di questo tipo di equilibrio.
Tornando alle risoluzioni in esame, la Lega nord Padania voterà a favore della risoluzione Zani ed altri n. 6-00068 che impegna il Governo ad una puntuale informazione nei confronti dell'Assemblea e delle Commissioni competenti. Inoltre, il nostro voto sarà assolutamente favorevole sulla risoluzione Stucchi ed altri n. 6-00069. Ringraziamo l'esimio relatore ed il presidente della Commissione per l'impegno profuso nella redazione di questa risoluzione che riprende alcuni temi già trattati per quanto riguarda la partecipazione dell'Italia all'Unione europea. Ho sentito alcune riflessioni sul patto di stabilità e di sviluppo: anche all'interno della Lega nord Padania e del Governo si sono levate critiche ad una visione statica, burocratica e solo finanziaria del patto di stabilità. Quest'ultimo, infatti, è anche patto di sviluppo e, dunque, in alcune contingenze ed in alcuni settori dev'essere interpretato in maniera più elastica, oseremmo dire in maniera più politica e non tecnocratica.
Questa, sicuramente, è una battaglia che la Lega condivide, così come condividiamo un'utilizzazione più importante dei fondi comuni dell'Unione europea quando si verificano le calamità naturali (come è già stato fatto per l'alluvione in Germania, laddove anche il nostro paese deve essere capace di inserirsi in questa dinamica). Vi è poi l'equilibrio territoriale che siamo riusciti a trovare all'interno della Commissione per garantire un'uscita morbida delle regioni del sud del paese dall'obiettivo 1, ma anche l'attenzione verso quelle zone centro-settentrionali del paese, che si trovano a fare i conti con problemi di deindustrializzazione. Sulla questione dei valichi e del corridoio 5, ci siamo già espressi in maniera assolutamente chiara e vediamo che il Governo si sta muovendo bene.
Con riferimento alla questione della liberalizzazione dei settori dell'energia e del gas in sede europea, riteniamo ci sia qualcosa che non funzioni, un'anomalia, perché si chiede liberalizzazione a livello europeo, quando alcuni paesi (come la Francia e in parte anche la Germania) questa liberalizzazione non la fanno e mettono in atto politiche neostataliste per conquistare in Europa posizioni di mercato; al riguardo, vi è, dunque, sicuramente qualcosa che deve essere messo a punto. Sulle quote latte, sulle quali ci soffermeremo maggiormente nell'esame del relativo provvedimento, è in corso una battaglia molto dura in sede di Ecofin;
dalle agenzie di stampa risulta che vi siano delle resistenze dure da parte dell'Olanda e della Danimarca, tuttavia speriamo che nel prossimo Ecofin di giugno si possa arrivare ad una soluzione positiva per i nostri allevatori e per tutta la nostra economia.
Vi sono poi altri due passaggi importanti, che condividiamo, quali il coinvolgimento delle Assemblee legislative nazionali - un'altra battaglia storica della Lega, perché la normativa comunitaria non può essere adottata esclusivamente nel chiuso del Consiglio e della Commissione, dove comandano e la fanno da padroni i tecnocrati e i burocrati - e soprattutto il fatto che i finanziamenti europei della ricerca sulla biomedicina vadano nel senso di impedire ricerche sugli embrioni umani e sulle cellule staminali. Questo, a mio avviso, è un altro indirizzo importante, che ha visto il nostro movimento protagonista in battaglie a livello nazionale, che ritengo debbano essere esportate anche a livello di Unione europea.
In conclusione, ribadisco il voto favorevole del gruppo della Lega nord Padania su questa risoluzione, perché molte delle nostre intuizioni politico-programmatiche le ritroviamo nell'azione della Commissione e in quella, a livello europeo, del Governo. Per quanto riguarda la risoluzione a prima firma dell'onorevole Bertinotti, preannuncio il nostro voto contrario per tutta una serie di punti in essa contenuti, che non ci trovano assolutamente d'accordo. Colgo, infine, l'occasione per ringraziare la Commissione, il suo presidente e il relatore (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Rossi, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, nell'intervento del collega che mi ha preceduto, del quale francamente non è condivisibile neanche l'incipit, è stata citata la stampa estera. Forse non tutti i colleghi si sono resi conto che oggi sul Financial Times si dice testualmente: there is a method in Silvio Berlusconi's madness (c'è del metodo nella follia di Silvio Berlusconi). Capisco il tormento di una persona che lavora 21 ore al giorno e si vede «dare del matto», tuttavia qui c'è un problema che riguarda la Presidenza del Consiglio. Ieri, il Presidente del Consiglio ha detto: perseguirò chiunque rivolgerà insulti al Presidente del Consiglio. Vorremmo sapere dal Governo, possibilmente in aula, che cosa la Presidenza del Consiglio intenda fare anche sotto il profilo legale per colpire gli emissari della perfida Albione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
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