Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 305 del 7/5/2003
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Si riprende la discussione del disegno di legge n. 3841 (ore 18,05).

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 3841)

PRESIDENTE. Ricordo che, nella seduta di questa mattina, è stato votato, da ultimo, l'emendamento Vascon 1.14.
Riprendiamo, quindi, dall'emendamento Vascon 1.16.
Chiedo all'onorevole Vascon se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento.

LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. La ringrazio, signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Vascon, scusi se la interrompo, ma vorrei prima salutare il Presidente dell'Assemblea parlamentare dell'Unione dell'Europa occidentale, Jan Dirk Blaauw, presente in tribuna ed accompagnato dall'onorevole Zacchera, capo della nostra delegazione presso tale istituzione (Generali applausi, cui si associano i membri del Governo).
Prego, onorevole Vascon.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, riprendendo i nostri lavori, la ratio del mio emendamento 1.16 è quella di limitare il ruolo delle forze dell'ordine preposte alle funzioni di controllo in materia di applicazione del regime delle quote latte, al fine di evitare che tutti possano controllare di tutto e di più a danno, in primo luogo, degli allevatori, i quali potrebbero trovarsi a subire i medesimi controlli da parte di più soggetti. In buona sostanza, come del resto abbiamo già potuto constatare, vi sono situazioni nelle quali, vuoi per eccesso di zelo vuoi per altri motivi non molto nobili, anzi deplorevoli, si sono verificate forme di accanimento nei controlli.
Ciò nonostante, come, del resto, ho già indicato stamani, non dobbiamo venire meno al compito di prevedere misure attente e precise in ordine alla veicolazione dei prodotti lattiero-caseari, che è cosa ben diversa. Un conto è, infatti, l'azienda, un conto è la veicolazione: quest'ultima, in sé, può far giungere a destinazione prodotti che, se controllati opportunamente, sarebbero certamente bloccati. È di questi giorni, di ieri per l'appunto, la notizia che è stato fermato un TIR, proveniente da paese extracomunitario e destinato ad industrie campane, stavolta non carico di grana padano, ma di cagliata, utilizzata per produrre mozzarella che, peraltro, gode del marchio DOP.

ALFREDO BIONDI. Un nome famoso!

LUIGINO VASCON. Bravo, Presidente: un nome famoso!
Quindi, come ho detto e come intendo sottolineare, questi attenti e precisi controlli, ove effettuati sui transiti stradali attraverso i quali avviene la circolazione, metterebbero senza ombra di dubbio in evidenza quanto prodotto in nero circoli sulle nostre strade, quanto prodotto di dubbia o illegittima provenienza (per non parlare della sua salubrità) giunga a destinazione presso gli stabilimenti di trasformazione e, di conseguenza, sui mercati.
Ecco perché la precisazione di cui all'emendamento, che vuole, sì, da un lato, l'attenta osservanza delle norme di tutela e di controllo, ma vuole anche evitare di configurare strumenti coercitivi che possono creare difficoltà ed intralci a chi deve lavorare, a chi deve operare. L'eccesso di zelo si è già verificato in altre circostanze. Ricordo, ad esempio, che, nella scorsa stagione, per quanto riguarda la vendemmia, i controlli erano ripetuti, costanti, quasi asfissianti!
Se un controllo deve esservi, deve essere fatto in maniera attenta, oculata e precisa e non deve essere insistente solo in alcune zone, ma deve essere esteso a tutto il territorio nazionale.
Tale invito intendo anche allargare ed estendere, non solo alla filiera lattiero-casearia, ma, pur rimanendo sempre in tema agricolo, anche alla lavorazione dell'ortofrutta. Sappiamo e vediamo che gran parte delle maestranze impegnate, ad esempio, lavorano in nero, senza retribuzioni adeguate, e questo accade in determinate aree e zone d'Italia. In altre ancora, invece, i controlli sono cavillosi, sono fiscali, sono addirittura - come ho detto - quasi asfissianti per l'imprenditore. Ecco dunque la necessità di regolamentare, di dare una giusta applicazione a misure di controllo, che siano sì applicate, ma che lo siano in maniera equa, in maniera uniforme in tutta Italia. Si deve estendere la stessa cosa anche agli uffici di controllo igienico-sanitario e non solamente alle forze dell'ordine. Quindi, mi riferisco agli appositi uffici preposti dell'USL, per non


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parlare poi dei nuclei di controllo alimentare dei carabinieri, dei NAS. Il controllo ci deve essere, ma deve essere discreto, deve essere giustamente ripartito, deve essere costante, non deve sussistere solamente in determinate parti d'Italia, perché altrimenti avremmo una discriminazione sull'applicazione delle leggi e delle norme nazionali. Credo non sia intenzione di alcuno arrivare a questo e, pertanto, chiedo all'Assemblea e ai colleghi di considerare con il dovuto apprezzamento questo mio emendamento che si rivolge innanzitutto alla tutela della salvaguardia alimentare, salvaguardia alimentare che, come vediamo, spesso arriva alle cronache e quando ci arriva, nostro malgrado, è tardi. Infatti, non si tratta di fenomeni piccoli e isolati, ma di fenomeni preoccupanti, fenomeni diffusi, fenomeni che coinvolgono comparti di province se non addirittura di intere regioni. In questi giorni sappiamo tutti, ad esempio, che esiste in Campania un'emergenza che riguarda la mozzarella.

PRESIDENTE. Onorevole Vascon...

LUIGINO VASCON. Concludo, Presidente. Mi dispiace che questo ottimo prodotto regionale sia sottoposto a particolari difficoltà di produzione in quanto si dice esista una presenza di diossina (altri dicono sia brucellosi; comunque, di fatto, il prodotto in questo momento non è sicuro). Sappiamo che il ministero sta monitorando attentamente il fenomeno della mozzarella campana, sappiamo che sono state adottate misure adeguate, ciononostante credo che determinati controlli, fatti in maniera attenta e scrupolosa, fatti all'origine, potrebbero affrontare queste emergenze che ci vedono coinvolti con una frequenza ormai quasi mensile. Se non si tratta delle mozzarelle campane, si tratta di altre emergenze, magari anche comunitarie. Ecco allora la necessità di predisporre appositi e idonei controlli, come dicevo prima e come ripeto per l'ennesima volta, per quanto riguarda la circolazione stradale delle merci, in particolar modo per quelle che provengono da paesi esteri. Sono tutte circostanze che dovrebbero essere monitorate dal personale preposto, un personale che dovrebbe vigilare attentamente sulla veicolazione dei prodotti interni nazionali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, l'emendamento Vascon 1.16 interviene sulla delicata, complessa e, a nostro avviso, fondamentale e strategica materia dei controlli. Noi sappiamo che negli anni passati il sistema di applicazione della normativa comunitaria sul prelievo supplementare nel settore lattiero-caseario è stata deficitaria proprio nel settore dei controlli. C'è stato un deficit di controllo essenzialmente a livello dell'AIMA (poi AGEA), c'è stato un difetto di controllo a livello del Ministero delle risorse agricole. Ebbene, ovviamente nell'articolo in questione si cerca di definire la catena di comando di questi controlli, ma con l'emendamento 1.16 a firma Vascon noi cerchiamo di definirla in maniera migliore per non arrivare alla situazione opposta, cioè per evitare che si passi da una situazione di controllo carente e deficitario ad una situazione di controllo a questo punto caotico, dove tutti controllano tutti, una situazione poco chiara nella quale probabilmente la vittima sarà di nuovo il produttore, sarà l'allevatore.
Vittima prima di un sistema di controlli deficitario che non ha garantito la certezza del sistema; vittima, adesso, come è stato detto dal collega Vascon, di un sistema di controllo forse addirittura vessatorio. Questo è l'aspetto che è, a nostro avviso, più inquietante e, forse, orientato geograficamente perché, come sappiamo e come avviene purtroppo nel nostro paese, talvolta l'azione di controllo da parte delle forze dell'ordine, in campo amministrativo e fiscale, è rivolto con particolare accanimento in quelle zone del paese - le zone del nord Italia e della Padania - dove, è vero che esistono e possono esistere dei


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problemi, ma dove c'è una situazione di legalità diffusa, mentre tale azione non viene, invece, rivolta verso quelle zone del paese dove invece l'illegalità è diffusa e rappresenta, purtroppo, la norma.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Luciano Dussin desidero dire ai colleghi Innocenti e Boccia che è stato concordato che il ministro della difesa verrà a riferire martedì prossimo nelle Commissioni difesa riunite di Camera e Senato; mentre il rappresentante del Ministero degli affari esteri verrà a riferire nelle Commissioni esteri riunite di Camera e Senato, per fornire le informative ultime a seguito delle richieste formulate, anche e soprattutto, dall'opposizione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, mentre si dichiara la chiusura politica di molte attività agricole che interessano tutto il paese, e ciò per debolezza nei riguardi degli interessi di alcuni paesi dell'Unione europea, voglio ricordare alcuni articoli della nostra Costituzione che fanno riferimento al diritto del lavoro.
L'articolo 1 della Costituzione stabilisce che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Questo concetto è ribadito anche nel successivo articolo 4 che sancisce che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e il cittadino, tra l'altro, ha il dovere di svolgere un'attività che concorra al progresso materiale e sociale della società. Vi sono poi altri articoli, ma li ricorderò dopo.

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del liceo scientifico «Aristosseno» di Taranto (Applausi).

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Signor Presidente, volevo manifestare la mia intenzione di modificare il parere espresso sull'emendamento in esame da invito al ritiro a parere favorevole in conseguenza dell'accoglimento del precedente emendamento Vascon 1.5. Pertanto, il parere della Commissione è favorevole sull'emendamento Vascon 1.16.

PRESIDENTE. Onorevole de Ghislanzoni Cardoli, lei è come san Paolo sulla via di Damasco: è stato convertito. Sta bene.
Prendo atto che anche il Governo concorda sulla modifica del parere sull'emendamento Vascon 1.16 nel senso indicato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, tutto ciò mi fa molto piacere perché conferma innanzitutto una cosa che noi abbiamo detto questa mattina, e cioè che questo testo è stato scritto veramente male perché è lo stesso relatore che chiede di modificarlo.
Inoltre, poiché avevo insistito con il collega Vascon nel presentare questo emendamento, desidero che sia aggiunta a tale proposta emendativa anche la mia firma. Avevo insistito proprio perché ricordavo quello che mi disse Baslini (vi ricordate la legge Fortuna-Baslini, quella sul divorzio?). Il povero Baslini, che aveva una fabbrica a Treviglio, mi disse che dopo aver firmato la legge sul divorzio, era arrivata nella sua fabbrica la Guardia di finanza quattro volte, al punto che venne qui a Roma dal ministro delle finanze dell'epoca e gli disse: senti Preti, per favore, adesso basta! Dico ciò, per dire che veramente delle volte si fanno delle esagerazioni.
Ecco perché è più che opportuna questa modifica che riporta in un alveo più pratico e più professionale il testo del decreto-legge al nostro esame (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.16, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 397
Votanti 241
Astenuti 156
Maggioranza 121
Hanno votato
sì 216
Hanno votato
no25)

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Fanfani non ha funzionato. Prendo atto, altresì, che l'onorevole Peretti non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo all'emendamento Vascon 1.37.
Chiedo all'onorevole Vascon se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.

LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo emendamento vengono precisati i soggetti competenti in materia di quote latte, eliminando quindi, di fatto, le disposizioni che conferivano ruoli specifici, nonché particolarmente delicati, alle organizzazioni professionali agricole che, loro malgrado, visti i guasti ed i guai prodotti in passato (in particolar, modo attraverso l'Unalat), non ci sembra sia il caso di riproporre per compiti del genere.
C'è da dire anche che, se entriamo nello specifico per quanto riguarda determinate organizzazioni professionali, i numeri degli associati che diffondono non credo rispondano a verità: se andiamo a vedere, forse qualcuno avrebbe 120 o 130 anni, ma per la statistica va bene, non muoiono mai, sono come i cinesi o i giapponesi a Milano: continuano ad essere sempre in vita! Poi, al tavolo della trattativa, tirano fuori il loro bel pacchettino di tessere, e quindi fanno valere il loro peso!
D'altro canto, gli imprenditori agricoli sanno bene quanto possa rispondere ciò che sto affermando, tant'è che molti di loro, obtorto collo, rimangono associati per forma, ma poi si fanno servire da studi privati, in quanto tante associazioni sindacali, invece di svolgere il proprio lavoro, fanno gli studi di commercialisti, e non tutelano sindacalmente (come dovrebbe essere loro compito) i propri associati. Esse, inoltre, trattengono in ogni modo e maniera gli associati iscritti, in quanto all'interno dei loro archivi c'è la storia delle aziende agricole: dal nonno che la cedeva al padre, dal mutuo contratto per acquistare il pezzettino di terra vicino casa e via dicendo.
Ecco, dunque, che vi è una specie di ipoteca, se vogliamo, morale e cartacea; vi è un'ipoteca che, a tutt'oggi, fa permanere iscritti nelle liste soggetti che, come ho già detto prima, non sono più tra noi. Ciò nonostante, questa improvvisazione e questo genere di gestione particolarmente clientelare - in particolar modo, clientelar-politica - ha consentito a determinate associazioni di poter usufruire, nel corso del tempo, di corsie privilegiate politiche, fino ad arrivare a condizionare la politica agraria ed economica di interi Governi. Sappiamo benissimo quale era il bacino elettorale di determinate forze politiche in determinate aree, e del resto sappiamo benissimo come sono state condotte tutte quelle misure di politica agraria che avevano come riferimento precise aree e zone del paese.
Ecco, dunque, il motivo per cui, a fronte di quanto e di come sono state amministrate risorse e particolari forme di garanzia, da parte nostra queste organizzazioni non meritano e non hanno diritto ad una simile considerazione, proprio in funzione ed in virtù di quanto hanno saputo fare e dimostrare nel tempo.


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La forma clientelare e politica che hanno esercitato si è esaurita per via naturale. Lo dicevo questa mattina e lo ripeto oggi in quest'aula: oggi i ragazzi in campagna sono a dir poco diplomati se non laureati e, fortunatamente, non si lasciano più mettere l'anello al naso, signor Presidente. Pertanto, come le stavo dicendo, con il mio emendamento 1.37 si intendono rimuovere queste pessime ed orrende abitudini di consacrare e dare alle organizzazioni professionali...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vascon.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, ho ricordato in precedenza i principi fondamentali della nostra Costituzione con riferimento al lavoro. Ebbene, in essa è sancito, a chiare lettere, il diritto-dovere di ciascun cittadino a svolgere un'attività lavorativa; inoltre, l'articolo 3 della Costituzione, che intende riaffermare che la Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, non dice assolutamente che bisogna inventarsi qualche legge, magari servile, nei confronti di chi comanda più di noi nell'Unione europea che porti alla chiusura delle attività agricole. Infatti, si sta parlando di ciò.
Da una parte, si riaffermano i principi fondamentali a tutela del lavoro e, dall'altra, vengono calpestati i diritti di chi ha già un lavoro e sta manifestando per non perderlo. Queste sono le stesse considerazioni che il gruppo della Lega nord ha portato all'attenzione dell'allora ministro dell'agricoltura Pinto e che in queste ore sta portando all'attenzione dell'attuale ministro delle politiche agricole e forestali. Questi principi non devono mai essere dimenticati perché la nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro che non ha nulla a che vedere - come dicevo stamattina - con i regimi sovietici dove il comunismo dettava le regole dell'economia, si intrometteva sulle dinamiche del lavoro ed imponeva limitazioni sulla libertà di intrapresa dei cittadini. Ebbene, in questa sede, stiamo dicendo che quel regime funzionava e, probabilmente, ci dimentichiamo gli effetti nefasti che nelle economie di quei paesi si sono originati...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dussin.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, l'emendamento Vascon 1.37 vuole eliminare dal comma 6 dell'articolo 1 il riferimento ai centri autorizzati di assistenza agricola che, in qualche modo, sono legati strutturalmente e funzionalmente alle organizzazioni sindacali agricole di questo paese.
Proponiamo un emendamento di questo tipo perché vogliamo eliminare tutte quelle disposizioni legislative che in un certo senso conferiscono ruoli delicati nella gestione del settore delle quote latte in questo paese a tale tipo di centri legati alle organizzazioni sindacali agricole.
Si tratta di una scelta che compiamo anche in base a ciò che è accaduto in passato. Infatti, in passato lo Stato, l'AIMA, hanno delegato, in maniera sicuramente poco utile per la razionalità e per la legalità del sistema, alle associazioni agricole e alle associazioni dei produttori del latte e ai centri tecnici ad essi collegati la gestione dell'intero sistema. Mi riferisco, in primo luogo, al censimento ed al tentativo di costituire un'anagrafe relativa a ciò che si produceva, al luogo ed alle modalità di produzione, ai produttori ed a coloro che avevano vacche per la produzione del latte. Tale compito è miseramente fallito, è costato decine, centinaia di miliardi allo Stato italiano e non ha portato ad alcun risultato.
Anzi, ha portato al caos tecnico-organizzativo che è figlio e, nello steso tempo, padre del caos legislativo-normativo che prima il collega Parolo ha iniziato ad elencare. Mi riferisco a quella serie sterminata di decreti-legge, di decreti ministeriali di attuazione, di circolari interpretative


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che hanno portato al caos organizzativo pagato dalla collettività.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 18,30)

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Pensiamo che tale esperienza sia finita: ne è stata decretata la fine formale all'inizio degli anni novanta quando dalla Comunità europea è arrivato un chiaro «stop» ad una gestione di questo tipo. Non vogliamo che situazioni di quel livello si possano ripetere. Dunque, il gruppo della Lega nord Padania con l'emendamento in esame propone la suddetta soluzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.

CESARE ERCOLE. Signor Presidente, mi associo a quello che ha detto il mio collega, in particolare per quanto riguarda l'emendamento in esame. È evidente che sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. Con questo emendamento vogliamo eliminare i centri autorizzati di assistenza agricola per un motivo: le responsabilità accertate dalla commissione Lecca sono evidenti. Faccio alcuni esempi: l'AIMA per errori e ritardi nell'assegnazione delle quote individuali; l'Unalat e le associazioni professionali di categoria per le indicazioni produttive ed attribuzioni erronee o illecite; la CCIA per errori nel censimento che hanno portato ad assegnazioni plurime.
Per tali motivi vogliamo che la suddetta parte del comma 6 venga soppressa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, vorrei continuare, sulla scorta di quanto fatto stamani, la lettura dell'elenco interminabile delle leggi, dei decreti-legge, dei decreti ministeriali, delle circolari e quant'altro riguardanti la materia di gestione delle quote latte. Vorrei dare un'idea all'Assemblea del rapporto incestuoso tra caos e leggi ricordato poc'anzi dal collega Rossi. Questa mattina avevo ricordato il decreto ministeriale 27 dicembre 1994, n. 762: regolamento recante ulteriori disposizioni per l'applicazione delle quote latte. È seguito un ulteriore decreto ministeriale il 25 ottobre 1995 dal titolo «Possibilità di ricorso a forme di garanzia surrogatorie del prelievo da trattenersi a titolo di anticipo». Successivamente, è stato emanato un decreto-legge...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Parolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, stiamo giustamente chiedendo la cancellazione dei centri autorizzati di assistenza e non per riscoprire un centralismo regionale e togliere gli spazi di autogestione della società civile. Mi pongo semplicemente una domanda. Tutti sappiamo che una quota riconosceva una stalla - che, evidentemente, non c'è - a piazza Navona. Vorrei conoscere il centro autorizzato che ha dato assistenza a questa fantomatica stalla. I casi sono due: o ne dichiariamo l'immediata chiusura e, quindi, interveniamo sull'articolo 6, oppure lo insigniamo di qualche onorificenza al merito della fantasia che nell'italica gestione del pubblico denaro deve annoverarsi tra i fautori più recenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.

EUGENIO DUCA. Intervengo anche per chiedere cortesemente una precisazione da parte del sottosegretario presente in aula, dato che poco fa un collega, in sede di dichiarazione di voto sull'emendamento in oggetto, ha sostenuto che è necessario approvare tale emendamento, in quanto la formulazione attuale del testo del decreto-legge sarebbe tipica del regime sovietico.


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Vorrei allora chiedere al sottosegretario, o a lei, Presidente, se è vero l'atto della Camera, perché dallo stampato Camera risulta che questo decreto-legge è stato presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri, Berlusconi, dal ministro delle politiche agricole e forestali, Alemanno, dal ministro per le politiche comunitarie, Buttiglione e dal ministro dell'economia e delle finanze, Tremonti. Vorrei quindi sapere dal sottosegretario, o anche da lei, Presidente, se costoro sono sovietici bolscevichi.
Effettivamente, da tempo noi sosteniamo che si sta insinuando un regime: basti vedere a chi sono in mano il monopolio delle televisioni e quello dell'informazione; basti vedere come si legifera; basti vedere come si svuota il Parlamento; basti vedere una serie di provvedimenti che hanno i toni di un regime, non so se sovietico o di altro tipo, ma comunque tipico di un regime. Vorrei allora che fosse chiaro che il regime è il signor Berlusconi, il signor Alemanno, il signor Buttiglione e il signor Tremonti! Allora i colleghi che sostengono questa tesi, dovrebbero anche dire che questi signori si dovrebbero dimettere; che non si può far parte di una maggioranza di tipo sovietico. Insomma, i colleghi dovrebbero essere più chiari e se intendono chiedere le dimissioni di questi quattro ministri lo facciano (e forse troveranno anche l'accordo di qualcun altro!). Così almeno faremo chiarezza di fronte al paese: diremo finalmente che il regime viene denunciato anche da autorevoli esponenti della maggioranza, in modo che gli italiani sappiano che questo decreto-legge è frutto di un regime dispotico, laddove in sostanza anche voi fate parte di un regime dispotico.
Quindi, signor Presidente, signor sottosegretario, vi chiedo di spiegare se i signori che hanno presentato il decreto-legge sono quelli indicati nello stampato Camera e se essi sono appunto espressione di un regime (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Lo stampato Camera fa fede, onorevole Duca. Ora, sovietico è un po' arbitrario; bolscevico, invece, vuol dire di maggioranza ed effettivamente si tratta di un provvedimento presentato da un Governo di maggioranza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà.

FEDERICO BRICOLO. Colgo l'occasione per rispondere anche all'onorevole Duca, il quale evidentemente pensa che i comunisti siano all'interno di questo Governo, laddove i comunisti sono presenti nella minoranza e sono alleati del partito al quale appartiene Duca. Erano gli stessi appartenenti al partito oggi denominato dei Democratici di sinistra, che si sono vergognati di esserlo: hanno sciolto il loro partito, hanno cambiato il nome addirittura, perché si vergognavano di tutte le nefandezze che il comunismo ha compiuto in giro per il mondo. Dunque, evidentemente il problema del comunismo è un vostro problema: è nel vostro passato, ma anche nel vostro presente e nel vostro futuro, visto che siete alleati con i Comunisti italiani e con Rifondazione comunista in tutte le battaglie che portate avanti come opposizione.
In questo caso, stiamo contestando un provvedimento che va contro gli interessi dei nostri lavoratori. E questo penso faccia onore al nostro gruppo, che è l'unico in quest'aula che sta combattendo per questa motivazione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DIDONÈ. Condivido appieno l'emendamento in oggetto, presentato dai colleghi Vascon e Guido Dussin e chiedo di poterlo sottoscrivere anch'io. In modo particolare, se qualcuno non è iscritto alle associazioni di categoria o non fa parte di qualche associazione od organizzazione a chi deve rivolgersi? Noi riteniamo che la gestione debba essere fatta dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano. Ciò porta a concludere


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che il sistema che si vuole introdurre è appunto di tipo poco democratico: è un sistema che porta a vedere quello comunista come un sistema che si deve attuare anche in questa situazione.

PIERO RUZZANTE. Hai ragione: è un regime! È proprio così!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Sinceramente, non so se ciò sia tipico di un regime sovietico, in quanto non l'ho mai studiato in profondità, sapendo che non sarebbe durato granché.

MAURA COSSUTTA. Il problema è che non hai proprio studiato!

GIANCARLO PAGLIARINI. Tuttavia, quando nel nostro gruppo di lavoro abbiamo raccomandato all'onorevole Guido Dussin di proporre questo emendamento, il ragionamento che abbiamo svolto era un altro. Visto che le cose non funzionano - lo ha detto anche il ministro l'altro giorno in aula, affermando che vi è il fenomeno del latte in nero, della non fatturazione della produzione, eccetera -, di chi è la colpa? Non del povero ministro Alemanno che è appena arrivato, ma del Ministero dell'agricoltura e degli addetti ai lavori. Infatti, questa mattina, non ho chiesto le dimissioni del ministro Alemanno, ho chiesto di chiudere il Ministero dell'agricoltura. Se le cose non funzionano la colpa è di tale Ministero e di questi signori che, evidentemente, non svolgono alcuna assistenza costruttiva, perché le cose peggio di così non possono andare!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.

SERGIO ROSSI. Signor Presidente, anch'io intervengo per annunciare il mio voto favorevole sull'emendamento Vascon 1.37 nonché per ribadire che la situazione esistente nel maggio 2001, ereditata dall'attuale Governo, era a dir poco tragica.
Infatti, il ripetuto ricorso allo strumento del decreto-legge - ne sono stati presentati circa una quindicina in cinque anni da parte dei Governi che si sono succeduti nella scorsa legislatura - aveva determinato un vero e proprio stravolgimento delle norme nazionali di attuazione del regime delle quote latte, tanto da renderle sempre meno applicabili e sempre più interpretabili.
Il risultato di tale modo di operare è sotto gli occhi di tutti: 25 mila ricorsi in ogni sede giurisdizionale; 1 miliardo di euro di nuove multe da pagare; nessuna campagna di commercializzazione formalmente chiusa dal 1995 in poi.
Quindi, la situazione che abbiamo ereditato non era grave, ma addirittura tragica. Vi sarebbe stato bisogno di un intervento urgente che, nonostante i tentativi, inspiegabilmente non è mai stato adottato. Allora, abbiamo atteso un anno...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sergio Rossi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, anch'io mi associo ai miei colleghi nel preannunciare il mio voto favorevole su questo emendamento, sottolineando l'importanza di quanto in esso è contenuto.
In effetti, in questo paese, vi è l'abitudine di decidere all'interno degli enti che devono svolgere i controlli e, soprattutto, si finisce per controllare sempre le stesse persone, vale a dire quelle che normalmente sono già rispettose della legge e, dunque, più facili da controllare. Mentre, dove veramente si dovrebbero svolgere i controlli, vista l'esistenza di fatti dolosi e di persone che non rispettano la legge, ci si guarda bene dall'intervenire in quanto troppo faticoso e troppo difficile. Altrimenti, non si spiegherebbe perché sia stata affibbiata una quantità enorme di multe


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ad allevatori che hanno sempre denunciato tutto il loro lavoro mentre, quotidianamente, continuano ad entrare nel nostro paese cisterne di latte illegali e a registrarsi stalle inesistenti - come quella di piazza Navona - o comunque allevatori che di fatto non possiedono nessuna mucca da latte.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Dussin. Ne ha facoltà.

GUIDO DUSSIN. Signor Presidente, l'emendamento è volto all'eliminazione dei centri autorizzati di assistenza agricola attualmente previsti dalla norma.
Sicuramente, diciamo «no» alla burocrazia e «sì», invece, ad un ruolo più forte delle istituzioni, in modo che questi controlli vengano effettuati dalle regioni e dalle province. Nello stesso modo, diciamo «no» alla repressioni previste dal comma precedente. Ovviamente, diciamo «sì» alle produzioni nelle nostre stalle. È per questo che sosteniamo l'emendamento Vascon 1.37, che anch'io appoggio e sul quale esprimerò un voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, intervengo anch'io per sostenere l'emendamento del collega Vascon. Intervengo per esprimere stupore e disapprovazione rispetto al contenuto di questo provvedimento inaccettabile, che pone il comparto agricolo in una situazione drammatica e fallimentare. Come si può notare, il mondo agricolo è in subbuglio. È una situazione alquanto preoccupante che, certamente, non si può risolvere con questo provvedimento. Pertanto, a mio avviso, o si modifica il provvedimento o la Lega nord farà ostruzionismo fino al limite delle sue possibilità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, anch'io sostengo l'emendamento del collega Vascon. Tuttavia, vorrei sollecitare il Governo, visto che c'è già stata, questo pomeriggio, un'apertura da parte del sottosegretario Delfino, il quale ha detto che il Governo si riserva di rivedere alcuni aspetti di questo provvedimento. Sollecito, dunque, il Governo, ad essere più determinato nel chiedere ancora che i lavori siano sospesi e posticipati alla giornata di domani, anche perché c'è il forte sospetto che alcune parti di questo provvedimento siano illegittime, dal momento che non si tiene conto delle numerose sentenze dei TAR e dei tribunali ordinari che hanno sempre disapplicato le sanzioni inflitte dall'Unione europea. Si tratta di elementi forti che impongono una riflessione seria anche da parte del Governo. Ecco perché sollecitiamo, ancora una volta, un ripensamento in merito alle norme contenute in questo decreto-legge.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Francesca Martini. Ne ha facoltà.

FRANCESCA MARTINI. Signor Presidente, intervengo per esprimermi brevemente in senso favorevole su questo emendamento, che non ha altro scopo, se non quello di far sì che questo sia un testo trasparente, in grado di chiarire in maniera definitiva quali sono gli organismi a cui fanno capo i produttori. Soprattutto, si vuole che questo sia un testo snello, che garantisca anche le operazioni relative al controllo e consenta agli enti deputati di operare in maniera unitaria.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.37, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 389
Maggioranza 195
Hanno votato
sì 24
Hanno votato
no 365).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Rava 1.47, Marcora 1.48 e Misuraca 1.49.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, vorrei sottolineare l'importanza di questi emendamenti, anche agli effetti della validità dei controlli, dei contratti e dei versamenti mensili, perché con questi emendamenti diamo validità legale a tutti gli atti che vengono scaricati dal sistema informativo centrale, in quanto essi comportano problemi di ordine economico, di ordine contrattuale e di ordine legale, soprattutto sui versamenti mensili. Il registro mensile che deriva da questo è oggetto di controllo. Quindi, questi emendamenti sono importanti anche agli effetti dei controlli. Prendo atto del parere favorevole espresso dal relatore e dal Governo.
Detto questo, riferendomi al dibattito svoltosi sull'emendamento precedente, vorrei fare un'unica riflessione. Il mondo agricolo del nostro paese è arrivato a livelli notevoli e ci è arrivato anche per l'apporto importante dato dalle professionalità agricole, dai sindacati agricoli e dal mondo associativo agricolo. Stiamo attenti a demolire tutto questo o ad annunciare critiche su tutto questo, perché ciò vorrebbe dire demolire un sistema che esiste. Io non so se tutto ciò faccia parte dello stato adolescenziale della politica, come ha detto un segretario di un partito di maggioranza, ma è grave fare certe pesanti affermazioni in quest'aula, perché queste coinvolgono tutto il progresso che c'è stato nel mondo agricolo del nostro paese in questi ultimi 50 anni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, diciamo che in buona sostanza potremmo anche essere d'accordo su questo emendamento; fatto sta che ci sorge un dubbio sui dati che verrebbero forniti al SIAN. Ebbene, detto questo, quello che ci preoccupa è non tanto la trasmissione dei dati, che ovviamente sarà molto più attenta di quello che vi può essere stato una volta con la compilazione degli storici L1 e via dicendo. Ora vorremmo sapere, e più che altro capire, quale attendibilità avranno questi nuovi dati che verranno inseriti e quale sarà la metodologia di controllo che verrà utilizzata per i dati che verranno inseriti, perché poi gli stessi, come ben sappiamo, verranno utilizzati per preparare la mappatura nazionale di produzione. In buona sostanza, vogliamo ben capire da dove trae origine la certezza dell'acquisizione dei dati, quali possono essere e saranno eventualmente i controlli che verranno effettuati sul meccanismo di trasferimento e di acquisizione dei dati medesimi. Infatti, non vorrei mettere in moto un sistema di scatole cinesi, per cui, sostanzialmente, cambiamo e ricambiamo i dati, li mettiamo dentro e li inseriamo, controlliamo da un lato e ricontrolliamo dall'altro, ma poi, quando andiamo a vedere, ci ritroviamo, ancora una volta, con dei dati inesatti, che non danno la certezza della produzione reale e dell'efficacia del provvedimento.
Detto questo, sul meccanismo di controllo e sull'organismo di controllo che in primis fornisce i dati che poi vengono controllati - che faranno fede e saranno il pilastro effettivo - vogliamo e dobbiamo capire quali possono essere le forme di salvaguardia e di tutela per assicurare certezza. Infatti, ricordo all'Assemblea che la mancanza di certezza, la mancanza di attendibilità, i risultati riscontrati poi dai successivi controlli - non ultimi quelli della Commissione Lecca, se ben ricordo - hanno portato a stravolgere completamente la mappatura dei dati reali di


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produzione nazionale, tant'è che addirittura lo stesso generale Lecca disse all'epoca che i cartellini dattiloscopici L1 erano falsi (figuriamoci i dati sopra riportati!). Dunque, ecco che nasce la mia preoccupazione sull'attendibilità e sulla veridicità del sistema di controllo. A questo punto, chiedo se non sia mai possibile creare e mettere in moto un meccanismo di controllo incrociato al fine di avere riscontri oggettivi sui dati effettivamente riportati, dati che poi - ripeto per l'ennesima volta - sono quelli su cui andranno a basarsi tutte le contrattazioni a livello prima nazionale e poi europeo, in riferimento alla quota di produttività.
Pertanto, mi domando se sia il caso di approvare supinamente un emendamento che, a mio modesto avviso, andrebbe a dir poco accantonato e rivisto con l'inserimento di norme di tutela, salvaguardia o di controllo che diano la certezza di ciò che andiamo a mettere in moto, senza poi, magari tra due o tre anni, doversi ravvedere per quello oggi che abbiamo qui deciso.
In buona sostanza, non vorrei mettere in moto un sistema di scatole cinesi - dove una copre l'altra - che, alla fine, non contengono nulla.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di concedere la parola al prossimo oratore debbo fare una rettifica circa un annuncio precedentemente dato dal Presidente Casini.
Il ministro Martino riferirà la prossima settimana in Commissioni difesa, in ordine alle questioni sollevate da alcuni deputati alla ripresa della seduta, mercoledì e non martedì come, in precedenza, era stato annunciato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, intervengo per ricordare che l'iniziativa economica privata è libera, quindi non si può contingentarla, tantomeno si può decretare la fine dell'esercizio dell'agricoltura nel nostro paese.
Spero che, su questo, il ministro delle politiche agricole e forestali riferisca nell'ambito del Consiglio europeo. L'Italia non può uccidere centinaia di migliaia di mucche da latte. Ciò deve rappresentare un principio cardine, e se si vuole parlare di sovrapproduzione facciamo sì che quest'ultima sia destinata ai paesi poveri.
Si tratta di principi sui quali la Lega non intende discutere, anzi bisogna riconfermarli come abbiamo fatto in passato, senza aver paura di eventuali ritorsioni. Si tratta di cose giuste da fare, quindi bisogna avere il coraggio di portarle avanti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, sono rimasto sorpreso dal parere favorevole formulato dalla Commissione su questi identici emendamenti, presentati, del resto, da varie forze politiche presenti in Parlamento.
Intendevo anche leggerli per capire meglio di cosa si tratta; gli identici emendamenti in questione così recitano: «I dati comunicati dalle regioni e province autonome tramite il SIAN fanno fede ad ogni effetto per gli adempimenti a carico degli acquirenti, previsti dalla presente legge».
Signor Presidente, mi scusi, ma chi risiede in regioni e province non autonome cosa deve fare? I dati che comunica il SIAN non sono più da prendere in considerazione? Vi sono cittadini e regioni di serie A e di serie B? Si vuole, ancora una volta, eventualmente, colpire il settore primario dell'agricoltura, quindi l'allevamento e la produzione del latte di alcune regioni a scapito di altre?
Mi sembra si tratti di un provvedimento che porterà alla chiusura di parecchie stalle - si parla di un 15 per cento - e ciò rappresenterebbe un danno sicuramente molto grave al quale, difficilmente, verrà posto rimedio negli anni futuri.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.


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MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, le preoccupazioni dei colleghi sono anche le mie. Vi è il rischio di infliggere, non solo un danno economico al settore primario, ma anche quello relativo all'abbattimento di migliaia di capi di bestiame. Rilevo che tali rischi, purtroppo, non provocano un accorato appello ed un moto di sdegno da parte dei Verdi, degli animalisti e di questo consesso parlamentare che nei mesi scorsi ha approvato - credo con merito - una normativa che ha considerato i maltrattamenti, gli abusi ed ogni violenza nei confronti degli animali comportamenti degni di essere sanzionati in modo pesante.
Non riesco a vedere movimenti delle coscienze, accenni di girotondi, alcun ergersi di coscienze critiche, ma vedo soltanto una platea disattenta - giustamente -, una preoccupazione limitata all'aspetto economico ed uno scambio di accuse - forse improprie - all'interno della maggioranza.
Non riscontro, ripeto, alcun moto etico, alcuno spirito ambientalista e, pertanto, il mio appello, che deve andare al di là del colore politico, è che vi sia un forte confronto delle coscienze dal punto di vista etico. Leonardo Da Vinci ci insegnava - lo vorrei ricordare - che il giudizio su una civiltà non si esprime solamente per i comportamenti o per progressi nelle scienza, ma anche per l'atteggiamento che detti componenti intendono tenere nei confronti degli animali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.

SERGIO ROSSI. Signor Presidente, intervengo ancora per lamentare al Governo il fatto che nello scorso mese di luglio sembravano essere maturate le condizioni per il varo di una riforma che affrontasse e risolvesse una volta per tutte il problema dell'applicazione del regime comunitario delle quote latte. La sfida era importante e tutte le forze politiche, gli esponenti del mondo produttivo compresero e apprezzarono lo sforzo del Governo che intendeva affrontare il problema con una riforma complessa ed ambiziosa. Si tratta di un provvedimento, costituito anche da un pacchetto di misure tra loro complementari, che determinava regole certe e severe per il futuro, ma che, nel contempo, chiudeva in via definitiva i tanti problemi del passato, il primo fra tutti quello ormai angoscioso delle multe pregresse. Era un pacchetto pesante...

PRESIDENTE. Onorevole Sergio Rossi, si conservi una parte del tempo per il prossimo emendamento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, un altro elemento negativo del provvedimento in esame, da non sottovalutare, è che verrebbero abbattuti solo nella regione Lombardia circa 200 mila capi di bestiame. Come vede, signor Presidente, sono più che convinto che se si proponesse alla gente come alternativa l'abbattimento di chi lo ha proposto, vi sarebbe una risposta all'unanimità. Pertanto, evitiamo questo tipo di massacro, consigliando al sottosegretario di valutare l'opportunità di ritirarlo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, nel condividere le perplessità, evidenziate poco fa dal collega Vascon, sul periodo che si intende aggiungere con gli identici emendamenti in esame, vorrei porre una domanda al Governo e gradirei una risposta dal sottosegretario Delfino. Vorrei essere certa che non vi siano ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato nella previsione di rendere disponibile a soggetti istituzionali e non l'accesso al sistema informativo agricolo nazionale; ciò, anche in relazione al fatto che il decreto legislativo n. 173 del 1998, all'articolo


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15, prevede che si proceda a tale interconnessione nei limiti delle autorizzazioni di spesa recate da appositi provvedimenti legislativi. Credo che sia doveroso che il Governo chiarisca all'Assemblea questo punto, prima di esprimere un voto su un emendamento che potrebbe avere ripercussioni sul bilancio dello Stato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, devo dire la verità: anch'io, come il collega Vascon, in prima battuta pensavo di votare questo testo, anche perché ho stima di tutti coloro che lo hanno proposto (il collega Preda è bravo). Tuttavia, non possiamo non avere qualche perplessità poiché si avrà una situazione in cui i dati faranno fede, saranno validi ad ogni effetto; si lavora, inoltre, in una condizione in cui gli allevatori da anni sono costretti ad operare in un sistema in cui niente è più garantito, nemmeno la certezza del diritto, mentre, adesso, invece, si avrà la certezza dei dati del sistema informativo agricolo nazionale.
Capisci, Preda, mi rivolgo a te perché esprimo realmente rispetto per chi ha avanzato questa proposta, ma la vedo assai pericolosa, allo stato attuale, dal momento che abbiamo le famose, già ricordate, mucche di piazza Navona, che ci sono eppure il sistema informativo nazionale non le aveva mica notate! Con tutto il rispetto, esprimo il mio voto contrario su questo emendamento. Te lo dico perché mi dispiace!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche per quanto mi riguarda, riferendomi a questi identici emendamenti e a quello precedente, vorrei sottolineare come sia poco adeguato il sistema di controllo che negli anni si è determinato in Italia e come soprattutto esso vada a verificare ciò che di fatto è già noto, mentre non si verificano situazioni che invece sono effettivamente fuori legge. Riprendendo il discorso svolto in precedenza, occorre sottolineare che è evidente che in una situazione come quella italiana, con un mercato in cui vi è una forte richiesta di consumo e la produzione nazionale copre poco più della metà di questa richiesta di consumo, è evidente che esiste una enorme possibilità per tutti quelli che sono fuori dal territorio nazionale di cercare di entrare in questo mercato per sfruttarlo il più possibile; altrettanto grandi sono quindi le possibilità di frodi e di irregolarità. Pertanto, i controlli dovrebbero essere effettuati non tanto nei confronti dei produttori nazionali ma soprattutto alle frontiere, nei confronti degli altri paesi della comunità europea e dei paesi terzi che entrano direttamente nel nostro mercato o approfittando degli altri paesi della Unione europea.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Dussin. Ne ha facoltà.

GUIDO DUSSIN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se noi consideriamo che in questo articolo vi sono alcuni commi che definiscono quelli che devono essere i controlli e le promozioni attraverso agenzie particolari, ci accorgiamo che su questo punto in particolare le questioni negative toccano alle regioni e alle province e ciò si evidenzia anche dal successivo emendamento che poi esamineremo. Province autonome e regioni hanno la competenza di reprimere, mentre competono ad altri i rapporti con il mondo agricolo. Questa assenza di chiarezza all'interno delle istituzioni non fa sicuramente bene al mondo agricolo, creando ulteriore burocrazia. Gli agricoltori dovranno portare in stalla un ragioniere, anziché il latte nei loro caseifici e nelle loro latterie!


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei continuare nella lettura dei numerosissimi provvedimenti di legge che riguardano la questione al nostro esame. So che è noioso, ma purtroppo devo farlo. Siamo arrivati al decreto-legge del 23 ottobre 1996, n. 542 recante il differimento di termini previsto da disposizioni legislative in materia di interventi in campo economico e sociale, in particolare l'articolo 11.
Successivamente è stato adottato un altro decreto-legge sempre in data 23 ottobre 1996, il n. 552, recante interventi urgenti nei settori agricoli e fermo biologico della pesca per il 1996, che, negli articoli 2 e 4, toccava la materia.
Il legislatore ha varato poi la legge n. 662 (il 23 dicembre 1996) recante misure di razionalizzazione della finanza pubblica. Evidentemente si trattava della legge finanziaria con la quale all'articolo 2, commi 166 e 164, la materia è stata nuovamente rivista.

PRESIDENTE. Onorevole Parolo, si riservi il seguito a dopo. È appassionante la lettura!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lussana. Ne ha facoltà.

CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, anch'io intervengo per sottolineare la contrarietà a questo emendamento, del quale comprendo la finalità, che è quella di prevedere una distribuzione delle quote che vada effettivamente nella direzione di premiare chi il latte lo produce e lo munge e non semplicemente chi lo possiede soltanto perché così è deciso su un pezzo di carta. Questo emendamento si ricollega un po' al tema centrale della situazione che si è verificata in questi anni e cioè la carenza di controlli.
Dietro questa carenza c'è sicuramente la responsabilità delle associazioni sindacali, delle associazioni di categoria, di enti come l'AIMA, l'Agea, che dovevano controllare, ma che non lo hanno fatto. Quindi, si è verificata una situazione che non va nell'interesse dei produttori veri e, indirettamente, neanche nell'interesse dei consumatori. Tuttavia, la redistribuzione testé proposta non ci trova comunque d'accordo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Rava 1.47, Marcora 1.48 e Misuraca 1.49, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 378
Votanti 375
Astenuti 3
Maggioranza 188
Hanno votato
sì 350
Hanno votato
no 25).

Prendo atto che l'onorevole Riccardo Conti ha erroneamente espresso un voto favorevole, mentre avrebbe voluto astenersi.
Passiamo all'emendamento Vascon 1.42.
Chiedo all'onorevole Vascon se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento 1.42.

LUIGINO VASCON. No, signor Presidente e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. L'emendamento che proponiamo vuole, di fatto, sopprimere le disposizioni che prevedono l'irrogazione delle sanzioni e stabiliscono che questa sia effettuata dalle regioni. In buona sostanza, riteniamo che le regioni e le province autonome non siano gli organi preposti ad irrogare le sanzioni amministrative (previste peraltro da questo provvedimento),


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regioni e province autonome alle quali poi - guarda caso - vengono devoluti gli stessi proventi.
In buona sostanza, la regione o la provincia autonoma emette la sanzione e si trattiene il provento. Qui non ci siamo, Presidente, onorevoli colleghi! Non è ammissibile che l'organo che emette la sanzione sia lo stesso organo che beneficia dei proventi! Quasi ci fosse una specie di contratto con la produttività: più produci e più incassi, più multi e più rimpingui le casse della provincia (o della regione). È una cosa che non sta né in cielo né in terra! Una misura del genere non si è vista mai e, ovviamente, con questo emendamento, ne chiediamo l'abrogazione. Anche perché, non per essere maligni o maliziosi, ma non vorrei che questo strumento diventasse uno strumento di coercizione, usato magari da chi appartiene ad una determinata associazione sindacale, in funzione ovviamente di chi amministra politicamente la regione o la provincia in quel momento. Siccome in questo paese ne abbiamo viste di tutti i colori, di cotte e di crude, chi può escludere ciò? Chi può dirmi: no, questo non è possibile, perché ci sono delle norme di tutela e salvaguardia, delle norme di prevenzione e controllo? Io dico, francamente, che queste norme tanto leggermente accennate - e altrettanto sarebbero qualora venissero applicate - pongono in una condizione di discrezionalità gli operatori che vanno ad irrogare le sanzioni e in una posizione di estrema debolezza e difficoltà coloro i quali andrebbero a sopperire all'emanazione.
Chiediamo, con il nostro emendamento, la soppressione del comma 8 dell'articolo 1 perché - come ho già ricordato - non vorrei che lo stesso diventasse uno strumento magari in mano ad associazioni sindacali le quali, gestite politicamente, avrebbero la possibilità di gestire le cosiddette multe o sanzioni, indipendentemente se all'interno di un sistema di quote latte o di un sistema di controllo agroalimentare produttivo regionale e provinciale.
Riteniamo che lo stesso strumento debba essere fornito ad un organo laico, equidistante, altrimenti, senza ombra di dubbio, si determinerebbero situazioni e circostanze che andrebbero ad inficiare l'efficacia medesima dello strumento, trovandoci di fronte a montagne di ricorsi in funzione dell'illegittimità dell'applicazione.
Riteniamo indispensabile la soppressione del comma 8. Non sarebbe la prima volta che tale strumento è utilizzato con una certa discrezionalità o leggerezza. Va ricordato, a tal proposito, che, in determinate zone d'Italia, non vi è mai stato alcun controllo ed accertamento con riferimento agli organi locali preposti ai controlli sia fiscali sia sanitari in materia di produzione lattiera casearia o agroindustriale. Proprio sulla scorta di queste esperienze estremamente negative, riteniamo che la regione, ossia l'organo che automaticamente incassa i proventi, sia l'organo preposto o che abbia le caratteristiche per divenire l'organo preposto a svolgere tale compito.

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, qualche collega del gruppo della Lega, poco fa, durante lo svolgimento degli interventi, ha fatto riferimento ad una presunta distrazione da parte dell'Assemblea in ordine alla discussione in corso. Noi seguiamo con interesse, come gruppi dell'opposizione, questo dibattito all'interno della maggioranza, ma ci domandiamo - mi rivolgo al collega Vascon e agli altri colleghi del gruppo della Lega - per quale motivo tali questioni non siano state svolte all'interno della Commissione prima di arrivare in aula, sapendo che la conversione in legge del presente decreto-legge era stata calendarizzata. Mi domando se questo sia un libero esercizio per sfogarsi un po', per dare una parvenza di ostruzionismo, di opposizione dura su questo provvedimento ai produttori del nord che fanno riferimento a questi gruppi politici, tanto ormai il copione è già fatto, magari è lo stesso che avete studiato e concordato


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insieme, come maggioranza, all'interno della Commissione: ad un certo punto abbandonate l'aula, così come avete abbandonato la Commissione, in accordo con la maggioranza, e qualcuno cercherà di salvare la situazione. Credo che questo, cari colleghi, almeno in aula, non avverrà nel silenzio, com'è accaduto in Commissione. Da ieri, siamo ormai in presenza di una patente incapacità da parte della maggioranza e del Governo di portare avanti un provvedimento importante per i produttori italiani in un settore zootecnico importantissimo che rappresenta - come abbiamo già denunciato - la cartina di tornasole della vostra incapacità a programmare politiche all'interno del settore delle attività produttive, un settore importantissimo come quello dell'agricoltura.
Siete incapaci ed il settore, infatti, sta andando male, malissimo, a rotoli. I produttori, giustamente, protestano, e fanno bene a protestare contro la maggioranza di Governo e contro il rappresentante del Governo al quale vorrei rivolgere una domanda.
Sottosegretario Teresio Delfino, già in diverse occasioni abbiamo assistito a dibattiti parlamentari nel corso dei quali sono sorte difficoltà a proseguire l'esame di alcuni provvedimenti. Mi domando, però, se questo sia un provvedimento importante ed urgente e vorrei capire cosa intenda fare il Governo per sbloccare un'impasse le cui responsabilità ricadono su tutto il Governo.
Vorrei chiedere, inoltre, come mai il ministro competente, l'onorevole Alemanno, il quale ha seguito tutta la discussione generale con grande attenzione, promettendo, nella replica, un confronto di merito, la possibilità di proseguire velocemente e di rispondere alle aspettative dei produttori e quant'altro, brilli per la sua assenza in aula in questa fase.
Chiedo, quindi, che il ministro Alemanno venga a chiarire, di fronte all'Assemblea e davanti a tutti, come mai non siate capaci di proseguire l'esame di questo provvedimento. E se qualcuno, ministro Alemanno compreso, pensasse di trovarsi di fronte a qualche disponibilità, per senso di responsabilità istituzionale, di qualche gruppo di opposizione, si sbaglia, si sbaglia di grosso perché in noi non troverà né scialuppe né scialuppette né sponde né altro: non v'è affatto l'intenzione, da parte delle opposizioni, di trattare con senso di responsabilità - inteso come scialuppa di salvataggio lanciata alla maggioranza di Governo - l'esame di questo provvedimento; assolutamente no! Perciò, quando esamineremo le proposte emendative che abbiamo presentato (perché questo, come abbiamo già detto altre volte, è un provvedimento parziale che non risolve alla radice i problemi del settore), sosterremo le nostre tesi e condurremo le nostre battaglie.
Adesso, però, assistiamo ad un film che, credo, abbia la necessità di un regista diverso. Quindi, invece di andare a rendere dichiarazioni alla stampa, il ministro Alemanno venga in aula e si confronti con l'Assemblea. Altrimenti, cari colleghi della Lega, l'esame di questo provvedimento non sarà altro che una cosa già vista che non servirà a niente: né a salvare la faccia rispetto a quanto avete promesso né a portare a casa lo spirito o la lettera di quell'accordo sbandierato ad Arcore alcune settimane fa, alcuni mesi fa, insomma quando avete fatto la riunione!
Mutuando un'espressione già utilizzata, qui non ci sono né pavoni né pavoncelli, caro collega Vascon, ma colleghi molto attenti a smascherare queste vostre finte opposizioni che servono unicamente a nascondere i problemi veri: la vostra incapacità di programmare nel settore e di rispondere alle aspettative legittime dei produttori agricoli onesti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!

ANDREA GIBELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Per la verità, ha chiesto la parola anche il sottosegretario Delfino. Vogliamo dargliela prima di lei?

ANDREA GIBELLI. Sì, signor Presidente, ha ragione perché il regolamento


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prevede che il Governo, qualora lo ritenga, possa intervenire, però...

PRESIDENTE. Va bene, visto che il suo microfono è acceso, lo usi!

ANDREA GIBELLI. Ringraziandola per la pazienza, signor Presidente, vorrei fare una precisazione.
Vorrei invitare l'onorevole Innocenti a guardare un po' a casa sua, nel senso che non abbiamo bisogno di lezioni, sia molto chiaro! Siete stati abituati e ci avete abituati, nella passata legislatura (Vivi commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo), a fare accordi sottobanco, a fare accordi sottobanco!
Invece, il ruolo della Lega nord Padania è quello di affrontare le questioni a viso aperto recato in Parlamento, onorevole Innocenti, se lo ricordi (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Se lo ricordi! Capisco che i colleghi (Applausi polemici dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)...

PIERO RUZZANTE. Stai governando!

LUIGINO VASCON. Pavoncelli!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, l'ora è tarda!

ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, se posso...

PRESIDENTE. Prego i colleghi di ascoltare l'intervento in risposta a quello dell'onorevole Innocenti.

ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, chiedo di poter concludere se finalmente...

PRESIDENTE. Prego, onorevole Gibelli, ne ha tutto il diritto.

ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, non ho interrotto nessuno e, quindi, vorrei invitare anche l'onorevole Ruzzante, che spesso ci richiama all'ordine, ad essere coerente, ogni tanto, con se stesso (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Quindi mi rendo conto che oggi c'è la necessità che l'Assemblea si armi di una notevole dose di pazienza, però bisogna dare alla Lega nord Padania la possibilità di affrontare in aula la questione in questi termini; il regolamento e la politica ci permettono di utilizzare tutti gli strumenti che sono a disposizione. Poi è chiaro, si può essere d'accordo o no sulle questioni, esiste il voto, onorevole Ruzzante, che è sempre sovrano, però rivendichiamo un ruolo, che è quello di affrontare le questioni in quest'aula, di non fare, come la sinistra, accordi sottobanco e di affrontare le questioni assumendoci tutte le responsabilità. Quindi, non prendo lezioni da chi è intervenuto prima di me e ritengo che il modo più corretto per affrontare la questione sia quello di investire l'Assemblea. Tante volte questa maggioranza è stata accusata di arrivare in aula con provvedimenti preconfezionati...

VALTER BIELLI. Sulla giustizia sempre!

ANDREA GIBELLI. ...oggi abbiamo investito il Parlamento della sua funzione, usando tutti gli strumenti che sono a disposizione, e ci vengono rivolte delle accuse. Quindi, rimando al mittente perché non abbiamo nulla da imparare (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati di Forza Italia).

PRESIDENTE. Onorevole sottosegretario, ha facoltà di parlare.

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, visto l'intervento del collega Innocenti, intervengo per una precisazione e per dire che il ministro è assolutamente impegnato su questo provvedimento. Non è qui perché era stato precedentemente calendarizzato (oggi pomeriggio alle 16,30) il tavolo verde presso la Presidenza del Consiglio su un'altra fondamentale questione: la politica agricola


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comunitaria. Comunque, appena si concluderà l'incontro che ho ricordato, si materializzerà concretamente anche il ministro. In secondo luogo, sulla questione non ha riflettuto solo il Governo nato con le elezioni del 2001: sono anni che i vari Governi ci riflettono. Riteniamo ci sia un'assunzione di responsabilità da parte del ministro Alemanno e del Governo. È stato ricordato qui da qualche collega che il decreto-legge è stato firmato dal Presidente del Consiglio, dal ministro Alemanno, dal ministro Tremonti, dal ministro delle politiche comunitarie, e questo perché il Governo ritiene che la soluzione di questo antico e annoso problema corrisponda ad un effettivo interesse nazionale.
La disponibilità - e concludo signor Presidente - che il Governo ha manifestato in Commissione e in questa sede ad accogliere alcuni emendamenti e quindi ad affrontare un dibattito certamente difficile, che non vogliamo nascondere, sta a testimoniare che noi vogliamo introdurre una normativa che sia la migliore possibile (poi, certamente, ci possono essere distinzioni e diverse opzioni), che dia una risposta chiara ai produttori che la aspettano da tanti anni. Noi, qui, stiamo lavorando e stiamo facendo appello alla responsabilità assoluta della maggioranza e siamo disponibili ad un franco dibattito parlamentare con l'opposizione.
Quindi, ribadisco la volontà del Governo di arrivare ad una conversione di questo provvedimento con tutti quegli elementi che possano contribuire a rendere più credibile il nostro paese in Italia e Europa (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, ho sentito qui alcuni interventi dei colleghi del centrosinistra che sinceramente mi lasciano un po' perplessi. Si preoccupano del ruolo che svolge la Lega nord Padania sia in rapporto alla maggioranza per quanto riguarda questo provvedimento, sia in rapporto all'azione parlamentare. Non ho capito se in alcuni settori ci sia la volontà di avvicinarsi alla maggioranza, ci sia qualche nostalgia. Da una parte si attacca, si grida, si urla, si strilla, poi quando c'è da fare l'opposizione, in nome del famoso interesse nazionale, come ha detto il collega Gibelli, si fanno magari accordi sottobanco.
Sarebbe bello, per i vostri elettori e per coloro i quali vogliono un'opposizione dura nei confronti di questo Governo, del Presidente Berlusconi e così via, fare uscire da quest'aula questo messaggio. Alla prova dei fatti, su questo tema, vi vedo, però, un po' debolucci.
Ho ascoltato anche l'intervento di un altro collega del centrosinistra che parlava di atteggiamento adolescenziale del nostro gruppo parlamentare in ordine a questo provvedimento, citando anche, giustamente, un esponente della maggioranza. Noi abbiamo risposto all'esponente della maggioranza in questione, che, tra l'altro, conosciamo bene, dicendo che se l'atteggiamento adolescenziale vuol dire difendere la verità, l'onestà e portare alla luce le nefandezze che sono state fatte nel passato, allora, noi siamo felici, contenti e onorati di questo atteggiamento adolescenziale e lo rimandiamo al mittente; ed accusiamo di demenza senile chi, invece, vuole pervicacemente difendere un sistema che è sbagliato, anche nel passato, e che ha nascosto una serie di illegalità e di disonestà: questa è la verità! Questa è la battaglia politica che sta portando avanti il nostro gruppo parlamentare.
Ovviamente, sappiamo che ogni situazione deve essere definita in maniera puntuale e sappiamo anche che la ragione e il torto non stanno tutti da una parte e nemmeno dall'altra, ed è per questo motivo che noi abbiamo sempre rifiutato la divisione manichea tra onesti e disonesti. Voi lo sapete benissimo che non è così! E sapete anche che la nostra battaglia è molto seria, concreta e puntuale e parla di interesse nazionale per quanto riguarda


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l'economia agricola di questo paese il che significa soprattutto la possibilità di poter produrre, per chi lo voglia fare, senza vincoli, lacci e lacciuoli di un sistema che si è rivelato assolutamente sbagliato; ed è anche e soprattutto una battaglia che tutela anche il consumatore. Difatti, questa è una battaglia che tutela anche chi consuma un prodotto fondamentale per l'alimentazione quale è il latte. E anche in questo caso noi chiediamo coerenza se si parla di tracciabilità, di qualità, di prodotto nazionale, e nonostante ciò poi si mettono in cantiere, come abbiamo già ripetuto più di una volta e non ci stancheremo di ripeterlo perché la funzione parlamentare è anche questa, una filiera di provvedimenti che vanno nettamente in contrasto con questa missione politica. Questo l'abbiamo visto nei mesi passati con le circolari e i decreti ministeriali sul latte fresco che, adesso, diventa fresco addirittura dopo otto o nove giorni magari per fare piacere ad un certo mondo della distribuzione multinazionale, e l'abbiamo visto anche con questo provvedimento che accelera in maniera drammatica. È inutile che si discuta quando si sceglie lo strumento della decretazione d'urgenza e quando tre ministri della compagine di maggioranza si esprimono in maniera negativa nei confronti di un decreto-legge e, pertanto, non si può pretendere che in quest'aula ci sia un atteggiamento sereno ma, invece, ci sarà un atteggiamento che sarà conseguente alle scelte che sono state fatte in Consiglio dei ministri (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, ho ascoltato il sottosegretario secondo il quale la sua soluzione di interesse nazionale comporta l'abbattimento di centinaia di migliaia di vacche da latte, ma ciò, a noi, sia chiaro, non interessa. Se questo è il suo interesse nazionale, questo non si sposa con chi, come il sottoscritto, ha tradizioni contadine.
Ascoltando quanto detto anche dal vicecapogruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo mi viene in mente una cosa, che mi hanno già confermato, e cioè che anche la sinistra è d'accordo sulle quote. Loro dicono che serve per controllare il prezzo del prodotto, ma al riguardo io ricordo che quando un paese importa metà della produzione del latte non può controllare il prezzo del prodotto: non serve alcuna laurea in alta economia per capire questo! Lo abbiamo detto questa mattina, ma vediamo che, chi è in malafede, continua a ribadire delle falsità; in tal caso, sarebbe meglio che in quest'aula ognuno dicesse come la pensa.
Noi siamo contrari alle quote, la sinistra è a favore ed anche gran parte del Consiglio dei ministri si è espressa in tal senso.
Ebbene, la nostra posizione è cristallina: siamo contrari all'abbattimento delle mucche...

PRESIDENTE. Onorevole Luciano Dussin...

LUCIANO DUSSIN. ...perché lo riteniamo un crimine, e siamo altresì contrari al regime delle quote (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, devo dire che l'intervento dell'onorevole Innocenti è stato simpatico. A me ha ricordato un amico che, quando veniva al cinema, commentava sempre e pensava di poter sempre anticipare la scelta successiva, e magari diceva sempre il nome del presunto killer: peccato che non indovinasse mai! Ora, l'onorevole Innocenti ha delineato lo scenario di un accordo già raggiunto, di una discussione già fatta, il fatto che noi usciremo dall'aula. Bene, si tratta di un film già visto: lui pensa di aver già visto questo film, ed è un suo diritto.


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Bene, allora queste capacità di previsione dell'onorevole Innocenti possono essere sfruttate dalla minoranza: possono essere utilizzate per il lotto, per scommettere sui cavalli, oppure per puntare sul proprio futuro politico.

PRESIDENTE. Onorevole Polledri...

MASSIMO POLLEDRI. Detto questo, credo anche che però occorra dire, allora: dobbiamo dialogare in Parlamento? No, perché dialoghiamo fuori; se dialoghiamo fuori, non va bene, perché non dialoghiamo in Parlamento? Onorevole Innocenti, o l'una o l'altra: o veniamo in aula per una discussione trasparente, oppure andiamo fuori, ma di sicuro non incontreremo mai il suo favore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà.

FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, prima l'onorevole Innocenti ha dato dell'incapace...

RENZO INNOCENTI. Ma prendetevela con Alemanno!

FEDERICO BRICOLO. ...al ministro Alemanno. Come dire, può essere: a noi questo provvedimento chiaramente non piace, è fatto male, è lacunoso e non risolverà i problemi dei nostri allevatori.
Però, da quale pulpito, onorevole Innocenti: la situazione che stiamo gestendo adesso la ereditiamo dai cinque anni di Governo dell'Ulivo e dai cinque anni di assoluta inefficacia dei provvedimenti adottati dall'Ulivo stesso per cercare di risolvere questo problema.
Inoltre, non dovete offendervi quando l'onorevole Gibelli, giustamente ed in modo opportuno, ricorda la volontà di compromesso ed il consociativismo, che avete inventato voi ex comunisti con gli ex democristiani, che ha sempre retto le logiche della politica della Prima Repubblica.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Tu di cosa sei ex?

FEDERICO BRICOLO. Ma anche quello che avete fatto nella passata legislatura: eravate disposti a vendervi l'anima pur di sopravvivere al Governo! Avete fatto accordi sottobanco per tutti! Addirittura, avete appoggiato la guerra in Kosovo, pur avendo la base contraria, bombardando Belgrado semplicemente perché dovevate stare al Governo!

PRESIDENTE. Onorevole Bricolo...

FEDERICO BRICOLO. Ricordatevi il vostro passato prima di intervenire in aula contro la Lega, che invece ha il coraggio, davanti a tutti, di portare avanti le istanze della gente che vive sul nostro territorio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. L'onorevole Innocenti dice di prendersela con il ministro Alemanno, ma io dico ad Innocenti - e, ovviamente, ad Alemanno, a Teresio Delfino e a tutti noi - che qui il problema si chiama riallineamento.
Quando è stato approvato questo decreto-legge, infatti, il ministro Alemanno ha affermato: che bello, abbiamo facilitato il passaggio di quote tra le regioni. Sì, ma pagando 7 e prendendo 3! Invece, non bisogna pagare niente, ed occorre riallineare le quote, che devono essere assegnate in funzione della capacità produttiva delle varie regioni.
Ma questo mi sembra di tutta evidenza, Innocenti: te lo domandi, ed allora te lo dico, così come ti dico che è fondamentale che questi benedetti 648 milioni di multa devono essere pagati in trent'anni e senza interessi. Naturalmente, questo non vale per quelli che hanno infranto deliberatamente la legge, perché non si dica che vogliamo difendere i delinquenti!
Torniamo al nostro emendamento, però, perché è passato sotto silenzio un intervento molto valido dell'onorevole Vascon...


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PRESIDENTE. Onorevole Pagliarini...

GIANCARLO PAGLIARINI. ...in cui si parla di segregation of duties, vale a dire che non possono esserci responsabilità accumulate: infatti, il soggetto che effettua i controlli non può essere lo stesso che incassa i quattrini! È come se, in una azienda, colui che decide di vendere sceglie il cliente, gli invia la merce, gli fa la fattura e poi è lui stesso che controlla l'incasso. In tal caso, non c'è la segregation of duties, e quell'azienda non funziona; l'azienda-Italia, allora, deve essere organizzata nello stesso modo.
Ecco perché l'emendamento Vascon 1.42 è assolutamente valido e ne raccomando l'approvazione; esso, infatti, è tecnicamente giusto.

PIERO RUZZANTE. Ditelo al Governo ed ai vostri alleati!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, vorrei interrompere l'elencazione delle numerosissime leggi che riguardano tale materia per tentare di portare un po' di speranza, un raggio di sole sulla questione. Apprendo dall'agenzia Ansa che dovrebbe essere in corso un incontro tra il ministro per le riforme istituzionali Umberto Bossi ed il ministro delle politiche agricole e forestali Alemanno. Credo che queste siano le regole della politica e, se siamo qui, è perché, forse, questo incontro si sarebbe dovuto tenere prima.
Auspichiamo, nell'interesse di tutti, che vi sia una posizione ragionevole da parte del ministro delle politiche agricole e forestali, che tenga conto delle argomentazioni che abbiamo portato, che - come avete potuto constatare - sono di merito e sensate. Certamente, queste ultime spesso vengono strumentalizzate, ma il fatto stesso che comunque è stato accolto un numero elevato dei nostri emendamenti, almeno di quelli sinora posti in votazione, sta a dimostrare che le nostre argomentazioni erano fondate.
Pertanto, da questo incontro ci aspettiamo un atteggiamento ragionevole da parte del ministro delle politiche agricole e forestali che potrebbe certamente sanare la questione, rendendo utili i lavori di questa Assemblea che, altrimenti - ce ne rendiamo conto - sarebbe costretta a procedere in un clima certamente non positivo per nessuno.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, anch'io mi associo a quanto detto dai miei colleghi, ribadendo al collega dell'opposizione Innocenti di non preoccuparsi assolutamente. Infatti, la trasparenza della Lega è la miglior garanzia di lealtà nei confronti della maggioranza e degli alleati. Quando non siamo d'accordo lo diciamo apertamente e non sottobanco, né lo andiamo a dire da un'altra parte, soprattutto quando si tratta di questioni che erano state preventivamente previste in maniera diversa.
Quindi, se per una serie di ragioni in Assemblea giungono provvedimenti un po' diversi da quanto era stato previsto in campagna elettorale, è evidente che, da partito coerente quale di norma riusciamo ad essere, mettiamo in evidenza questo fatto di fronte a tutti.
Non siamo d'accordo su questo provvedimento nella sua sostanza, perché è sbagliato e non risolve i problemi. Detto ciò, mi sembra, però, che quel settore dell'aula sia l'ultimo da cui possono giungere questo tipo di solleciti, perché in cinque anni di Governo di centrosinistra non è stato risolto assolutamente nessuno di questi problemi.
Soprattutto, ricordo che il problema delle quote latte è nato nel 1984, quando la Lega già esisteva ma era troppo piccola per far sentire la propria voce e quando nessuno in questo paese difendeva i legittimi interessi del nord. Nel 1984 sono state barattate le quote latte con l'acciaio della Calabria mai prodotto, con i limoni e le


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arance della Calabria che adesso provengono dalla Spagna e con i pomodori della Basilicata e della Calabria che oggi non si producono più. Questo è stato fatto nel 1984 da chi governava in quel momento (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, in questi due giorni in cui stiamo denunciando i limiti di questo decreto-legge, alcuni allevatori ci hanno inviato questioni da sottoporre proprio al ministro. Cosa pensa il ministro di quel provvedimento che ha permesso l'importazione di grandi quantità di latte ad una multinazionale della Germania dell'est legata ad un noto imprenditore italiano? Inoltre, per quanto riguarda la questione del grana padano, abbiamo già denunciato ciò che è accaduto al Brennero. Tuttavia, sembra che anche in base agli orientamenti del Ministero delle politiche agricole e forestali, anche i produttori stranieri potranno fornire i caseifici per la produzione dei più noti formaggi italiani. Ciò significa la perdita del marchio DOP (denominazione di origine protetta) e la trasformazione di questi prodotti in IGP (identificazione geografica protetta) per cui il latte per la lavorazione del formaggio italiano può provenire da tutta l'Europa.
Cari colleghi, questo significa una perdita per la nostra economia di 6.500 miliardi di vecchie lire.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, vorrei domandare al sottosegretario Delfino se l'interesse nazionale non riguardi anche la salute dei cittadini. Ricordo che il latte prodotto dalle nostre aziende copre solo il 56 per cento del fabbisogno nazionale: ciò comporta che si debba importare tutto il resto della produzione. Sicuramente si tratta di un prodotto che viene da lontano e non sappiamo se superi tutti i controlli presenti nelle nostre aziende. Soprattutto, venendo da lontano, non sappiamo quanto sia genuino e sano. Se venisse approvato il decreto-legge in esame si dovrebbero abbattere 200 mila capi bovini: il 15 per cento delle nostre aziende dovrà chiudere ed i giovani abbandoneranno l'agricoltura.

ROBERTO MENIA. Basta!

GIOVANNI DIDONÈ. Come potrà ricostituirsi un simile tessuto agricolo primario? Sicuramente la nostra agricoltura andrà in pezzi e dovremo intervenire maggiormente con le importazioni dall'estero.
Dunque, caro sottosegretario, non è interesse nazionale anche la salute dei nostri consumatori?

PRESIDENTE. Prego tutti i colleghi di portare pazienza perché siamo nel pieno uso di strumenti parlamentari. La Presidenza non può «mettere becco», ma solo garantire che il regolamento venga applicato.

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, vorrei rivolgere una richiesta al sottosegretario Teresio Delfino. Rispondendo al mio precedente intervento sui motivi dell'assenza del ministro Alemanno mi ha detto che era impegnato al «tavolo verde». Nel frattempo, questo è diventato il «tavolo marrone» perché sono cadute le foglie: le dichiarazioni di commento risalgono a due ore fa.
Non solo, il collega Parolo poco fa ha detto che è in corso un incontro tra il ministro delle riforme Bossi ed il ministro Alemanno dal quale si augura che venga fuori un accordo per poter sbloccare la situazione. Questa è la prova di quanto fosse giusto quello che dicevo prima: qui non si discute veramente, gli accordi si


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cercano fuori dall'aula. È questo che noi critichiamo. Si cerca di sbloccare la situazione sulla pelle dei produttori onesti del paese nel settore della zootecnia per premiare non si sa chi. Tutto è frutto di incontri sottobanco che stanno avvenendo proprio adesso, mentre il ministro Alemanno sarebbe dovuto venire in questa sede.

MASSIMO POLLEDRI. Ma quale sottobanco! È il Governo!

RENZO INNOCENTI. Dunque, le nostre critiche erano giuste.
In secondo luogo, sottosegretario Delfino, lei ha detto che il ministro sarebbe venuto immediatamente terminati i suoi giusti impegni istituzionali al «tavolo verde». Allora, chi dei due non ci dice proprio le cose come stanno? Lascio a voi la risposta (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Dussin. Ne ha facoltà.

GUIDO DUSSIN. Signor Presidente, nel suo precedente intervento l'onorevole Innocenti ha detto che noi non siamo stati presenti in Commissione. Posso testimoniare che, invece, erano presenti l'onorevole Guido Giuseppe Rossi, l'onorevole Gibelli e l'onorevole Vascon che è intervenuto fino alla fine. Anche quando abbiamo abbandonato l'aula siamo rimasti fuori a vedere cosa facevate. Il ministro approvava i vostri emendamenti e non i nostri, mentre oggi in aula ha approvato gli emendamenti da noi presentati anche in Commissione. Quindi, vi è un atteggiamento particolare e noi a questi giochi non ci stiamo!
State facendo delle cose che si chiamano «porcate» in gergo: e le fate in Commissione, perché le abbiamo viste noi, io e il collega Vascon, presenti alle due di notte...

PRESIDENTE. Onorevole Dussin, non è un gergo granché sofisticato...

GUIDO DUSSIN. È vero, Presidente, però è la sacrosanta verità e rende proprio l'immagine di quella sera: erano le due di notte quando eravamo in Commissione il collega Vascon ed il sottoscritto. Quindi, l'onorevole Innocenti non può dire il falso: lui non c'era in Commissione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.

CESARE ERCOLE. Tornando al dibattito sulle quote latte, alcuni miei colleghi hanno fatto riferimento anche al passato. Ebbene, scartabellando le carte del passato, troviamo nomi illustri, fino ad arrivare al Presidente del Consiglio Craxi, che nel 1984 accettò le quote latte.
Esprimo, quindi, il favore mio e quello del gruppo sull'emendamento in oggetto, presentato dall'onorevole Vascon, per la soppressione del comma 8 dell'articolo 1.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Dovrei dire, Presidente, che mi stupisce - anche se non è che mi stupisca più di tanto -, perché lei si dimostra una persona democratica: da la parola a tutti, toglie la parola. Magari lo fosse il Presidente della Camera, a questo punto!

PRESIDENTE. No, non deve stupirsi, onorevole Rizzi.

CESARE RIZZI. Vede, Presidente, al collega Innocenti vorrei dire che, fino a prova contraria, gli incontri di Governo non si fanno dietro le tende, come facevate voi (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania), che eravate una massa di carbonari! Voi eravate abituati a fare i carbonari, i massoni, che si mettevano


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dietro le tende a nascondere. Se non ci si trova al «tavolo verde» o «giallo» o «rosso», ma a palazzo Chigi, al Governo, fatemi capire voi! Non è che io sia meravigliato di quanto detto dal collega Innocenti: abituato come era in quel tipo di marmaglia che siete voi, è fuori dubbio che anche in cantina (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo) vi trovavate voi, ma non al Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!

PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, non abusi però.
Allora, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.42, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 289
Votanti 283
Astenuti 6
Maggioranza 142
Hanno votato
sì 26
Hanno votato
no 257
Sono in missione 79 deputati).

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Ricordo che la Conferenza dei presidenti di gruppo è convocata presso la Biblioteca del Presidente fra un quarto d'ora circa.

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