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PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, la nostra interrogazione nasce dalla lettura della Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - strumento per eccellenza della pubblicità delle leggi di questo nostro paese - dell'11 aprile. Tale lettura desta in noi inquietudine e profonda indignazione.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, l'onorevole Alfonso Gianni ha integralmente e perfettamente ragione. Bisogna riconoscergliela in quanto - naturalmente, non per colpa del Presidente della Repubblica - il titolo del decreto, che viene riassunto in maniera giornalistica, dovrebbe corrispondere sempre a criteri di sinteticità e di chiarezza. Sintetico lo è stato, ma non è stato affatto chiaro in quanto, effettivamente, chi legge il titolo - «Indizione del referendum popolare per l'abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori» - giunge alla conclusione secondo la quale chi ha raccolto le firme per il referendum vorrebbe abrogare l'articolo 18.
referendario risulterà per esteso e, quindi, non ci sarà nessuna possibilità di equivoco.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di
ALFONSO GIANNI. Sono contento della risposta fornita dal ministro; si tratta di un fatto eccezionale. Sarà la prima...
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. E l'ultima volta?
ALFONSO GIANNI. ..., non so se l'ultima volta - certamente la prima volta - che posso dichiararmi soddisfatto della risposta del Governo, anche se con una piccola riserva; come San Tommaso aspetto di vedere!
Siamo di fronte ad un decreto del Presidente della Repubblica che, indicendo la consultazione referendaria che tutte le cittadine e i cittadini italiani, compresi quelli residenti all'estero, dovranno compiere il 15 giugno, titola: «Indizione del referendum popolare per l'abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori». Ciò, ministro, è totalmente e integralmente falso.
Si tratta di un travisamento del punto di vista dei proponenti il referendum, poiché non si vuole abrogare l'articolo 18 ma, al contrario, estenderlo anche alle imprese al di sotto dei 15 dipendenti. Quindi, un titolo di questo genere costituisce un attentato alla trasparenza, all'informazione, alla democrazia, al libero esercizio di voto dei cittadini.
Come è noto non è così, infatti basta leggere il testo per accorgersi che chi ha raccolto le firme intende modificare tale articolo, estendendo la disciplina dello stesso anche ad altre categorie di lavoratori. Naturalmente, si è trattato di un errore dovuto alla semplificazione del titolo, che verrà corretto attraverso una errata corrige pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.
Per sdrammatizzare, ricordo comunque che, anche se il decreto presidenziale è stato intitolato nel suddetto modo, chiaramente sulle schede e su tutto il materiale stampato per il referendum il quesito
Comunque, poiché il riassunto del contenuto del quesito referendario pubblicato l'11 aprile può effettivamente indurre ad uno sviamento, lo stesso sarà corretto in una prossima Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Infatti, è vero che il testo chiarisce ogni dubbio, ma tale testo è lungo in quanto complessa è la manovra abrogativa. E ciò non per colpa nostra, ma della complessità delle leggi. È evidente che il titolo rappresenta l'insegna, l'etichetta che si presenta al lettore; se il titolo svia il lettore, evidentemente, si compie un attentato alla democrazia.
Vorrei, peraltro, ricordare al ministro Giovanardi che l'errore è un po' singolare. Infatti, la Cassazione - anche se in un modo un po' ridondante - aveva, con più righe, fornito un titolo corretto: «Reintegrazione dei lavoratori illegittimamente licenziati e abrogazione delle norme che stabiliscono limiti numerici ed esenzioni per l'applicazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori». Capisco che si tratta di un titolo lungo ma, in verità, basterebbe scrivere: Estensione dell'articolo 18 a tutte le lavoratrici e i lavoratori. A questo punto il quesito sarebbe chiaro e i cittadini sarebbero liberi di giudicare.
Per noi ciò è essenziale in quanto, come lei sa, il referendum è una materia estremamente delicata. Le possibilità sono: un «sì» o un «no» e l'astensione equivale ad un «no», quindi una variante delle due alternative.
Di fronte ad un'alternativa secca, insomma, il dovere di un'informazione corretta è ancora più importante che in altre consultazioni elettorali, fermo restando che l'informazione corretta è un dovere democratico che dovrebbe essere garantito in ogni occasione.
Quindi, ci raccomandiamo al Governo e aspettiamo gli atti concreti.


