Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 305 del 7/5/2003
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(Iniziative normative concernenti la vendita di alloggi e locali di proprietà degli enti previdenziali - n. 3-02255)

PRESIDENTE. L'onorevole Tocci ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02255 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).


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WALTER TOCCI. Signor Presidente, è partita la seconda ondata di vendite di immobili degli enti previdenziali; migliaia di inquilini e di piccoli commercianti hanno già ricevuto la triste notizia. Rispetto alle vendite precedenti avete fatto aumentare i prezzi del 40 per cento: è una stangata ingiusta ed intollerabile.
Per i piccoli commercianti piove sul bagnato anche perché stanno già affrontando la crisi del calo dei consumi. Il ministro Tremonti ha colpito ancora con le sue furbizie; in particolare, il suo ultimo decreto rende, di fatto, inutile il diritto di prelazione; e così costringerete i piccoli negozianti ad abbandonare l'attività e, in tal modo, si spegneranno le luci delle vetrine e le nostre città saranno più tristi e più anonime.
Anche gli inquilini rischiano di trovarsi in mezzo ad una strada; con i vostri decreti ci saranno circa trentamila sfratti.
I sindacati hanno valutato che neppure la metà degli inquilini saranno in grado di acquistare con le nuove regole; vi ricordo che con le regole stabilite dai Governi dell'Ulivo, invece, la maggior parte degli inquilini, ben l'84 per cento, ha potuto acquistare gli appartamenti.
Allora, onorevole Giovanardi, dovete fare marcia indietro e correggere questi decreti.

PRESIDENTE. Onorevole Tocci...

WALTER TOCCI. Vi proponiamo di allineare i prezzi a quelli delle precedenti vendite, cancellando gli aumenti speculativi, e di assicurare il diritto di prelazione ai commercianti senza ricorrere all'asta, bensì attraverso l'offerta diretta di vendita a prezzi congrui e scontati.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Per la verità, si fa presente che l'impianto normativo della legge n. 410 del 2001 non modifica la sostanza dei diritti quesiti da parte dei conduttori degli immobili contenuti nella previgente normativa afferente la dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali. Essa conferma termini e condizioni per l'esercizio del diritto di prelazione, anche a favore dei titolari di regolari contratti di locazione anche ad uso diverso dall'abitativo; rinnova le procedure di offerta e l'esercizio dell'opzione d'acquisto nel termine di 60 giorni e, in carenza di tale esercizio, l'offerta mediante procedura d'asta.
Le tutele a favore delle categorie più deboli restano inalterate rispetto al previgente decreto legislativo n. 104 del 1996 ed alle relative circolari applicative, le cui linee guida sono riflesse nell'articolo 3, comma 4, della legge n. 410 del 2001, alle quali si somma la possibilità di accendere mutui a tassi negoziati e migliori rispetto al mercato.
La determinazione del prezzo, effettuata dall'Agenzia del territorio - perché ricordo che si tratta di un patrimonio pubblico da alienare -, come disposto dall'articolo 3, comma 9, della citata legge n. 410, è effettuata sulla base di valutazioni puntuali sullo stato dell'immobile e comparativamente a quelli che risultano essere i prezzi del mercato per immobili con caratteristiche analoghe e soggette ad un aggiornamento nel corso del tempo.
I prezzi d'offerta per queste categorie sono poi scontati del 30 per cento per l'acquisto da parte di un singolo soggetto, e nel caso dell'esercizio del mandato collettivo, vi è un ulteriore abbattimento fino al 15 per cento, con una soglia di raggiungimento di tale mandato pari all'80 per cento delle unità presenti nell'immobile, al netto di quelle già vendute, soglia migliorativa rispetto a quella prevista dalle norme precedenti, che amplia senza dubbio il numero degli acquirenti.
Relativamente, infine, al mancato riconoscimento dell'esercizio del diritto di prelazione ai conduttori delle unità commerciali, si fa presente che l'articolo 7-bis del più volte citato decreto-legge n. 351 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 410 del 2001, ha stabilito che ai predetti conduttori, in caso di vendita in


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blocco all'asta, spetti il diritto di opzione all'acquisto a mezzo di mandato collettivo, a condizione che questo sia conferito dai conduttori che rappresentino il 100 per cento delle unità facenti parte del blocco oggetto di vendita.
Aggiungo che mi sembra assolutamente giusto, dal momento che parliamo di patrimonio pubblico, agevolare, anche in maniera sensibile, chi è inquilino di questo patrimonio, ma vorrei ricordare che vi sono tantissimi inquilini che, invece, non hanno avuto la fortuna di risiedere in abitazioni del patrimonio pubblico (Commenti del deputato Ruzzante) e che quando acquistano gli appartamenti non beneficiano di tali agevolazioni, e dunque devono confrontarsi con prezzi pieni.
Credo che la riconferma di tutte queste agevolazioni per gli acquirenti sia giusta, perché siamo nella continuità di un'ispirazione legislativa, e ritengo altresì giusto che sia confermata, da parte del legislatore, tale possibilità di beneficiare di condizioni vantaggiose, che possano permettere la vendita di questi immobili, a liquidazione di questo patrimonio, anche ad un prezzo equo, seppure scontato, per lo Stato.

PRESIDENTE. L'onorevole Tocci ha facoltà di replicare.

WALTER TOCCI. Onorevole Giovanardi, mi consenta, ma la sua risposta fa cadere le braccia: non so se lei faccia finta, oppure se proprio non si renda conto delle conseguenze esplosive dei vostri decreti!
Avete cambiato le regole, e per ottenere gli sconti adesso c'è bisogno dell'80 per cento delle adesioni, mentre prima era richiesto soltanto il 50 per cento; soprattutto, in poco meno di un anno, i prezzi di vendita, fissati assieme ai grandi gruppi finanziari e immobiliari, sono aumentati del 40 per cento, e ciò sbarra la strada all'acquisto soprattutto agli anziani e alle famiglie più povere.
Inoltre, avete di fatto vanificato il diritto di prelazione per i commercianti, perché vale soltanto nel primo turno dell'asta, ma in quel turno i grandi gruppi finanziari avanzano una proposta «spropositata» - due o tre volte il valore -, ed una volta eliminata la proposta del commerciante, ottengono invece ribassi del 20 o del 30 per cento. Tutto ciò avrà conseguenze disastrose nel piccolo commercio e, per l'appunto, tra i cittadini e gli inquilini.
Non solo: questa emergenza si scaricherà sui comuni. Negli anni passati, infatti, i Governi dell'Ulivo avevano affidato ai sindaci uno strumento utile, il fondo sociale, per aiutare, attraverso un buono-casa, le famiglie più povere a pagare gli affitti; sottolineo: tutte le famiglie, e non solo quelle che abitano negli immobili degli enti previdenziali.
Voi avete tagliato quel fondo sociale ed oggi possono usufruire del buono casa soltanto la metà dei cittadini rispetto a qualche anno fa. In questo modo, diminuiscono i buoni casa per le famiglie meno abbienti ed aumentano gli sfratti; quindi, create tensioni sociali.
Sorge, pertanto, una domanda: chi ci guadagna con questa politica? Chi decide i prezzi di vendita delle case? Sembra che le varie società di cartolarizzazione nel fissare i prezzi sentano solo il parere dei grandi gruppi finanziari immobiliari che poi sono gli stessi gruppi che vincono le aste e sfrattano gli inquilini e i commercianti. Questi gruppi, come si dice nella mia città, se la suonano e se la cantano; così la vendita degli enti diventa regalo ai potenti. Inoltre, non è difficile immaginare che questi gruppi finanziari intreccino vaste relazioni con le aziende dell'onorevole Berlusconi. Siamo così di nuovo di fronte ad un conflitto di interessi: non è una novità, ve ne sono tanti anche in questi giorni nell'ambito della giustizia e della televisione. Tuttavia, questo conflitto di interessi si fa sentire nelle tasche dei cittadini e nelle condizioni di vita degli inquilini e dei piccoli commercianti. Pertanto, continueremo la nostra battaglia ed utilizzeremo tutti gli strumenti parlamentari per ottenere l'abbattimento e la diminuzione dei prezzi di vendita, eliminando gli aumenti speculativi e garantendo


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la prelazione ai commercianti (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

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