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PRESIDENTE. L'onorevole Di Gioia ha facoltà di
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, nel Mezzogiorno d'Italia è concentrato il 68 per cento delle famiglie povere e 3 milioni e 28 mila individui vivono al di sotto della soglia della povertà assoluta.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Di Gioia.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. La ringrazio, signor Presidente.
PRESIDENTE. Signor ministro...
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Non credo di aver superato i tre minuti, perché ho letto solo 30 righe. È impossibile.
PRESIDENTE. L'onorevole Di Gioia ha facoltà di
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, mi ritengo insoddisfatto per il semplice motivo che noi siamo ormai abituati all'interno di quest'aula a dire sempre quello che accadrà domani, ma, ovviamente, i problemi che abbiamo oggi non vengono mai risolti. Non vediamo la risoluzione dei problemi: nelle città del meridione
abbiamo grossissime difficoltà in relazione alla questione del reddito minimo di inserimento. A me pare di aver capito che nelle more dell'emanazione della nuova misura per la situazione di povertà all'interno di queste realtà, si è provveduto ad emanare un decreto interministeriale. Il dato vero è che, probabilmente, questi fondi che sono stati destinati, come sottolineava l'illustrissimo signor ministro, termineranno nel mese di maggio, massimo metà giugno. Questo significa di fatto che quelle zone - soprattutto la città di Foggia - vivranno una situazione di grande marginalità, una marginalità che si sta ovviamente accentuando nella realtà della Capitanata e che sta favorendo anche grossi fenomeni di criminalità (si stanno verificando anche omicidi).
Nella sola città di Foggia vi sono circa 3 mila famiglie, per un totale di 10 mila persone, che non percepiranno più il reddito minimo di inserimento, misura voluta dal centrosinistra per fare in modo che questi cittadini uscissero dalla condizione di povertà. Ciò crea ulteriori problemi per la vivibilità nella città di Foggia.
Chiediamo con grande forza quali siano gli adempimenti, i provvedimenti che questo Governo sta prendendo per fare in modo che tali problemi vengano risolti nella città di Foggia e, in generale, nelle realtà del Mezzogiorno d'Italia. Grazie.
Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
Onorevole Di Gioia, il reddito minimo di inserimento, come lascia intendere la stessa parola «inserimento», consisteva in una sperimentazione che, con un intervento della durata di due anni, tentava di creare le condizioni affinché questi nuclei, assistiti dallo Stato, potessero superare la critica condizione nella quale versavano. Trentanove comuni sono stati scelti per la sperimentazione, che è stata prorogata per altri due anni (per un totale di quattro anni). A quel punto, se il reddito minimo di inserimento fosse diventato permanente, sarebbe diventato una misura assistenziale per tutta la vita della persona e sarebbe stato snaturato il compito, l'obiettivo di inclusione cui tale misura mirava.
Purtroppo, dall'introduzione del reddito minimo di inserimento non sono sortiti i risultati che si speravano; si è evidenziata, infatti, tutta una serie di criticità dovute ad errori di concezione dell'istituto, alla diffusione del sommerso in molti contesti locali interessati alla sperimentazione ed alla difficoltà di gestione dei programmi di reinserimento.
Di conseguenza, il Governo ritiene - e l'ha fatto anche attraverso il Patto per l'Italia con le forze sindacali - di intervenire contro l'esclusione sociale, da un lato, con misure più coerenti con l'inserimento al lavoro, collegando gli interventi (quali quelli previsti dalla legge Biagi, recentemente approvata) alla possibilità di avere un'attività lavorativa e, dall'altro, con uno strumento alternativo (previsto, appunto, nel Patto per l'Italia) denominato «reddito di ultima istanza». Questo sarà destinato a sostenere quei cittadini che, in condizione di povertà, non beneficino di alcuna forma di protezione sociale e, dunque, risultino essere maggiormente esposti a situazioni di grave rischio di marginalità e di esclusione sociale.
Nelle more del passaggio al nuovo istituto, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha predisposto un intervento straordinario affinché i comuni che hanno completato la sperimentazione ai sensi dell'articolo 80 della legge n. 388 del 2000 siano posti nelle migliori condizioni per poter gestire la transizione dal vecchio al nuovo assetto.
Il decreto interministeriale di riparto del fondo nazionale per le politiche sociali per l'anno 2003 prevede...
Tale decreto interministeriale, dicevo, prevede un'assegnazione alle singole regioni di una specifica quota a sostegno della povertà, pari a 35 milioni e 647 mila euro destinati ai suddetti comuni al fine di consentire ai medesimi una erogazione eccezionale dei benefici sino al 30 giugno 2003. In particolare, al comune di Foggia sono stati destinati 6 milioni 739 mila e 754 euro, che consentiranno di sostenere efficacemente quelle situazioni di bisogno che sono già a carico dell'amministrazione comunale.
È chiaro quindi che non ci possiamo ritenere soddisfatti perché crediamo che questo Governo, in questo particolare momento e anche in tempi passati, abbia tenuto in considerazione soprattutto gli interessi delle categorie più forti e non certamente quelli delle categorie deboli (in questo caso quelle categorie che vivono nella realtà marginalizzata della città di Foggia e delle città del meridione, come Napoli, Palermo e così via).
Per questo ribadiamo la nostra ferma convinzione che vi è la necessità che questo Governo discuta seriamente di politiche sociali per far uscire questa gente dalla emarginazione e dalla povertà nella quale oggi vive (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).


