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La seduta, sospesa alle 10,25, è ripresa alle 10,50.
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione.
LINO RAVA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, il relatore, onorevole de Ghislanzoni Cardoli, si è rimesso al sottosegretario, onorevole Delfino, in merito al giudizio su alcuni emendamenti.
Il sottosegretario, in ordine a quegli emendamenti, che sono quelli relativi al piano di riconversione della zootecnia (da zootecnia da latte a zootecnia da carne), per uno di essi ha formulato un invito al ritiro ed a trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno, mentre per altri due emendamenti ha chiesto di esprimere successivamente il parere.
Su questo aspetto desidero far presente al sottosegretario, che ha sollevato soprattutto la questione della copertura finanziaria, che noi abbiamo davanti un lungo lavoro da qui fino a quando arriveremo ad esaminare l'articolo 12 del provvedimento; ed anche che questi emendamenti sono per noi fondamentali perché sono quelli che mettono a posto il rapporto tra il nord e il sud del paese per quanto concerne la zootecnia. Pertanto, è assolutamente prioritario svolgere un'analisi puntuale e positiva su questo argomento. Conseguentemente, chiedo formalmente, a nome del mio gruppo parlamentare, al sottosegretario Delfino, che rappresenta il Governo, di svolgere un'analisi con i funzionari, di cui certo può avvalersi, per definire puntualmente le possibili coperture di modo che, quando arriveremo ad esaminare questi emendamenti, vi sia una proposta positiva in termini di riformulazione delle coperture finanziarie.
Da parte nostra, ovviamente, c'è la massima disponibilità in quel senso. Quello che desideriamo sottolineare è l'importanza e l'esigenza per la zootecnia nazionale di andare avanti verso questo piano di riconversione.
LUCA MARCORA. Chiedo di parlare sull'ordine lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo, anche a nome del gruppo parlamentare della Margherita, DL-l'Ulivo, per associarmi alla richiesta formulata dal collega Rava. In sede di Comitato dei nove,
avevamo già segnalato la necessità di avere risposte chiare e certe su questo gruppo di emendamenti che noi riteniamo fondamentali. Detto ciò, invitiamo il Governo a fornire una risposta positiva, avendo lo stesso a disposizione il tempo necessario, da qui fino a quando arriveremo all'esame di tali emendamenti, per verificarne la copertura finanziaria.
LUIGINO VASCON. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, anch'io mi associo a tale richiesta formulata dai colleghi che mi hanno preceduto perché la ritengo fondamentale anche per il prosieguo dei lavori in quanto, se non abbiamo un quadro preciso delle risorse a disposizione o comunque compatibili, potremmo inficiare il lavoro che precede l'esame di questo passaggio.
LUCIANO DUSSIN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, intervengo per ricordare che queste iniziative politiche, che partono da scelte scellerate dell'Unione europea e che vedono, purtroppo, almeno fino ad ora, l'avallo anche del nostro Governo, rappresentano per me, come dicevo ieri, un crimine contro l'umanità; dico ciò perché la scelta politica di abbattere centinaia di migliaia di mucche da latte a fronte di una povertà che, nel pianeta, vede morire di fame ogni quattro secondi una persona, la dice lunga sulle scelte politiche che sono sempre più condizionate da un'economia che va verso un regime di globalizzazione che, da molto tempo, la Lega nord Padania considera, sotto l'aspetto delle scelte politiche, come una nefandezza; quindi, a suffragio degli interventi emendativi, che il nostro gruppo ha presentato e sta portando all'attenzione dell'Assemblea, desideravo segnalare questo aspetto.
Ieri, durante la discussione sul complesso delle proposte emendative, sono entrato nel merito del provvedimento, e mi aspettavo che non solo il nostro ministro, ma l'intero Governo, sollecitato dall'Assemblea, riuscisse a portare...
PRESIDENTE. Onorevole Luciano Dussin, rientri nell'ambito.
LUCIANO DUSSIN. Ho concluso, signor Presidente.
Comunque, il messaggio è chiaro: occorre portare nell'ambito dell'Unione europea i sentimenti contrari al provvedimento al nostro esame.
TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per confermare ai colleghi parlamentari che hanno sollevato la questione che vi è la disponibilità del Governo ad esaminare la possibilità di definire un regime di aiuti che vada nella direzione delle finalità indicate nelle proposte emendative accantonate.
Noi stiamo effettuando questa verifica nel corso di queste ore, tuttavia riteniamo che la definizione compiuta di un regime di aiuti non sia realizzabile in tempi brevi; in ogni modo, annuncio la mia disponibilità, a nome del Governo, poiché in queste ore si sta esaminando tale questione, ed essendoci condivisione degli obiettivi, credo che potremmo trovare anche una soluzione in grado di rispettare le indicazioni e gli impegni sollecitati.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Vascon 1.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, con questo emendamento, in buona sostanza,
vogliamo rafforzare il ruolo amministrativo e politico delle regioni. Non si tratta di una novità: ne siamo fortemente convinti, in quanto le regioni valorizzano ampiamente la diversità ambientale, e di conseguenza anche quella imprenditoriale. Sappiamo, infatti, che determinate aree del nord, in particolar modo la Padania, sono vocate ad un tipo di agricoltura di carattere europeo, mentre altre, quelle dell'Italia meridionale, sono vocate a tipi di coltura e di produzioni di carattere mediterraneo.
Proprio su tali diversità poggia la ratio del mio emendamento, volto a rafforzare, come già detto, il ruolo delle regioni. Infatti, se noi riusciamo a rimuovere quelle che, del resto, sono sempre state le defezioni e le peculiarità del sistema agricolo nazionale, ed andiamo ad individuare, invece, le sue specificità, con le stesse risorse potremmo potenziare di gran lunga l'intero comparto.
Per rimanere in tema di quote latte, sappiamo, ad esempio, che al nord è preponderante una produzione lattiero-casearia bovina e l'allevamento zootecnico cosiddetto pesante (mi riferisco, dunque, agli animali da carne), mentre la parte centromeridionale del nostro paese presenta una vocazione maggiore per una zootecnia leggera (ovini e caprini). Si tratta di specificità che, peraltro, negli ultimi tempi incontrano gli auspici dei mercati all'interno di nuovo sistema agroalimentare; infatti, finalmente vengono ricoperte risorse che, fino a poco tempo fa, non erano considerate e che erano, invece, a dir poco abbandonate.
Invece, se opportunamente valorizzate, anche queste risorse riusciranno a trovare una dignitosissima collocazione sui mercati, tale da creare reddito, interessi, sviluppo e conseguentemente occupazione, un'occupazione che vede al nord la ricerca di operatori anche provenienti dall'estero; invece, per quanto riguarda il sud, questa potrebbe essere una buona occasione per dare la possibilità a quei giovani che intendono giustamente fermarsi nelle loro terre di ottenere dignitosamente la conduzione di aziende o comunque la partecipazione ad aziende che garantiscano e diano la possibilità di avere un reddito, cosa peraltro mai valutata opportunamente o al punto tale da rendersi fattibile.
Quindi, come dicevo, vorrei sottolineare l'importanza di rafforzare il rapporto con le regioni che gestiscono ed amministrano il proprio territorio e che sono completamente diverse l'una dall'altra per questioni strutturali, morfologiche ed anche per tradizione. Peraltro, la Padania è la zona più vocata del paese per la lavorazione lattiero-casearia ed è una zona che produce in larga parte prodotti di pasta dura...
PRESIDENTE. Onorevole Vascon...
LUIGINO VASCON. ...e, quindi, formaggi di pasta dura come il Grana padano, il Parmigiano reggiano e l'Asiago. Si tratta di specificità che ogni area del nostro paese presenta, propone e promuove; sono specificità che vanno tutelate e, al riguardo, nessun organo è più competente della regione. Non vogliamo praticare la politica del piccolo e bello, bensì una politica che sia attenta e riflessiva in merito alle esigenze territoriali e, quindi, anche patrimoniali...
PRESIDENTE. Onorevole Vascon, concluda.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Come lei ben sa - e come del resto tutta l'Assemblea sa - siamo federalisti e all'interno di un disegno devolutivo delle competenze dello Stato chiediamo il rafforzamento delle mansioni e delle competenze regionali per la tutela e la salvaguardia del prodotto, che comporta non solo...
PRESIDENTE. Onorevole Vascon, tiri il fiato e concluda.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, grazie per la sua preoccupazione, giungo alla conclusione. Come le stavo dicendo, da parte del nostro gruppo politico è estremamente importante focalizzare le competenze regionali in una visione devolutiva
e federalista del sistema agrario nazionale (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
Ricordo all'onorevole Guido Giuseppe Rossi che ha un minuto di tempo a disposizione, anche perché vedo che diversi colleghi hanno chiesto di parlare.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, l'articolo 1 delinea i soggetti istituzionali incaricati di dare attuazione al sistema del prelievo supplementare, così come previsto dalla normativa comunitaria ed in maniera più organica e definita dal regolamento comunitario n. 3950 del 1992.
Si tratta di un articolo importante perché è proprio sul quadro dei soggetti che negli anni passati dovevano dare attuazione organica al sistema del prelievo supplementare vi è stata sicuramente l'anomalia italiana. In merito a ciò, ovviamente, si può e si deve aprire una riflessione importante. L'emendamento Vascon 1.5 presentato dal gruppo della Lega nord Padania cerca di delineare in maniera più puntuale il ruolo delle regioni.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Guido Rossi.
Ricordo che, secondo la prassi costantemente applicata, il numero dei deputati che intervengono a titolo personale deve essere inferiore alla metà del numero degli appartenenti al gruppo (si vedano, fra le altre, le sedute del 28 ottobre 1999 e del 29 ottobre 1996). Diversamente, infatti, la posizione espressa dal gruppo sarebbe una posizione minoritaria.
Poiché il gruppo della Lega nord è composto da 30 deputati, quando si saranno svolti 14 interventi a titolo personale, non potrò dare la parola ad un numero superiore di deputati di questo gruppo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.
GIANCARLO PAGLIARINI. Colleghi, l'emendamento in esame è veramente molto importante. L'articolo 1, infatti, dice che le regioni hanno la competenza per «gli adempimenti relativi al regime comunitario». Perché si parla solo di adempimenti? Con l'emendamento in esame chiediamo di attribuire alle regioni anche le funzioni di controllo. Come si fa, infatti, ad avere la responsabilità dell'adempimento avendo le mani legate per quanto riguarda il controllo? Mi sembra di tutta evidenza che si debba dare alle regioni il compito del controllo.
Il secondo aspetto importante dell'emendamento - che ne tratta tre rilevanti - riguarda l'AGEA...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pagliarini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, dobbiamo anche notare gli aspetti positivi di questo provvedimento. Mi riferisco all'individuazione chiara dei ruoli. In questi termini, trovo molto importante la proposta emendativa del collega Vascon che va ad inserirsi proprio in questo quadro. Stiamo compiendo un passo molto importante in tale direzione, quindi si tratta di approfondire le relazioni ed i rapporti tra gli enti locali, in questo caso le regioni, per quanto riguarda la responsabilità ed il controllo. Infatti, i due aspetti non possono essere svincolabili. Si tratta, dunque, di riconoscere la specificità e la peculiarità di un comparto come quello lattiero-caseario...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caparini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, anch'io vorrei sottolineare l'estrema pregnanza dell'emendamento in esame che intende attribuire alle regioni la
funzione di controllo relativa all'applicazione del regime delle quote latte. D'altro canto, risulta anche dagli atti consegnati al Parlamento che la stessa Conferenza Stato-regioni, pur non avendo espresso una posizione unitaria, ha confermato che la competenza delle regioni in merito alla gestione amministrativa, finanziaria e di controllo dell'intero sistema deve essere assolutamente ratificata dal Parlamento stesso. Dunque, raccomanderei l'approvazione di questo emendamento che non solo è di buon senso, ma va nell'ottica di perseguire...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bianchi Clerici.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.
SERGIO ROSSI. Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento in esame. La situazione in cui versa il settore lattiero-caseario richiede certamente una riforma delle norme di attuazione del regime delle quote latte, ma ciò non può giustificare l'incondizionata accettazione di qualsiasi riforma proposta. Gli allevatori sono da quasi vent'anni costretti a vivere ed a lavorare in una situazione che non fornisce loro neanche la garanzia minima di poter contare sulla certezza del diritto che discende dalla corretta applicazione delle norme. Dunque, a nostro avviso, è sbagliato prevedere, come previsto nel decreto-legge in esame, che l'acquisto di quote...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Sergio Rossi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Dussin. Ne ha facoltà.
GUIDO DUSSIN. Questo emendamento credo che possa essere ben accolto e ritengo che il sottosegretario possa anche confermarci che si tratta di un emendamento volto solo ed esclusivamente a tarare ed a correggere le funzioni dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA). Difatti, l'aggiunta della parola «unicamente» non fa altro che chiarire tali funzioni. Chiedo quindi al sottosegretario Teresio Delfino di esprimersi in modo favorevole, visto che si tratta solo ed esclusivamente di una piccola precisazione e lo ringrazio per questa sottolineatura.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà.
FEDERICO BRICOLO. Intervengo anch'io per sottolineare la positività di questo emendamento, che, come tanti altri emendamenti presentati dalla Lega, cerca di limitare i danni che questo provvedimento inevitabilmente, se sarà approvato nell'attuale formulazione, recherà nei confronti del settore lattiero-caseario: soprattutto nei confronti del settore degli allevatori della Padania e del nord, essendo tali allevatori quelli che in maggioranza rappresentano questo settore di attività primarie.
Si tratta di un emendamento importante, di merito, che non può non essere accolto da chi crede che anni di assoluta dimenticanza da parte delle istituzioni nel regolare un settore che aveva bisogno di norme...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bricolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DIDONÈ. Anch'io sono d'accordo sull'emendamento presentato dall'onorevole Vascon. In particolare, vorrei sottolineare la prima parte dell'emendamento in oggetto, in cui si chiede che l'AGEA si occupi «unicamente» dell'esecuzione del calcolo delle quantità e degli importi di cui agli articoli 9 e 11, nonché dell'esecuzione delle comunicazioni di cui all'articolo 15 del regolamento (CE) n. 1392/2001. Questo è sicuramente un emendamento che contribuisce a far chiarezza, in quanto il suo obiettivo è quello di far sì che non sorgano, successivamente, controversie e contrapposizioni.
Vorrei, inoltre, anch'io ribadire che le funzioni di controllo devono essere espletate da chi poi realmente deve verificare l'applicazione a livello nazionale...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Didonè.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. L'articolo 1 si occupa degli adempimenti relativi al regime comunitario. Al riguardo, dobbiamo ricordare ancora una volta ai colleghi dell'Assemblea, ma soprattutto ai cittadini che ci stanno ascoltando, che nel 1983 la Comunità economica europea decise di contingentare la produzione di latte in Europa, al fine di contenere le eccedenze di burro. Tale contingentamento della produzione determina, per l'Italia, un'importazione netta di latte superiore al 40 per cento. Questo è un aspetto che noi denunciamo con forza, perché questi adempimenti comunitari non possono essere accettati dalla nostra economia, a scapito di una realtà produttiva molto importante. Infatti, oltre ad un'importazione superiore al 40 per cento...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Fontanini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Francesca Martini. Ne ha facoltà.
FRANCESCA MARTINI. Anch'io concordo con quest'emendamento presentato dal collega Vascon, in quanto ritengo che emendamenti di questo tipo rappresentino quella rete che potrebbe in qualche modo evitare che la regione in futuro non sia in grado di esercitare appieno le competenze che le vengono conferite da questo provvedimento.
Occorre sottolineare che questa materia è stata terreno di conflitto anche sociale. Infatti, non dobbiamo dimenticare che, dietro queste aziende, ci sono innumerevoli imprese familiari - dunque, nuclei familiari - impegnate per la produzione e la commercializzazione di latte con il quale l'Italia non riesce, se non in modo di poco superiore al 50 per cento, a rispondere al proprio fabbisogno.
Quindi, ritengo che tutti questi emendamenti, volti appunto ad evitare un'incapacità operativa delle regioni, siano importanti e da sostenere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Signor Presidente, anch'io intendo sottolineare l'importanza di questo emendamento, volto a far maggior chiarezza nella regolamentazione generale delle quote, degli sforamenti e così via. Dunque, ritengo che quanto proposto in tale emendamento dal collega Vascon sia assolutamente condivisibile.
Ricordo, tra l'altro, che siamo comunque contrari all'impianto complessivo del provvedimento in esame, in quanto il sistema delle quote, così come ipotizzato in questo decreto-legge, vale a dire delle quote mensili, con lo sforamento che si paga ogni mese, eventualmente da restituire alla fine dell'anno e con la trattenuta del 10 per cento, risulta assolutamente assurdo. Si tratta di un ulteriore balzello imposto ai produttori di latte, che hanno già tanti problemi di carattere economico oltre che di tipo organizzativo e normativo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.
CESARE ERCOLE. Signor Presidente, anch'io preannuncio il mio voto favorevole su questo emendamento che riteniamo rafforzi il ruolo delle regioni. Ciò soprattutto per dare atto dei risultati ottenuti dalla Commissione Lecca, che ha svolto una precisa considerazione sul ruolo delle regioni, affermando la necessità di costituire un effettivo sistema regionalizzato di controllo. Dunque, abbiamo voluto porre in evidenza anche un passaggio di tale Commissione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, intervengo per sostenere questo emendamento e per fornire un senso a questo articolo che prevede adempimenti, ma che la dice lunga sulla dimenticanza dei controlli da attribuire alle regioni.
Noi contestiamo il regime comunitario relativo al prelievo supplementare del latte. Infatti, l'Unione europea, attraverso questi regimi, sta distruggendo ricchezza e confermando povertà. Guarda caso la logica della globalizzazione che, da sempre, contrastiamo!
In sostanza, si importano prodotti da paesi che non hanno costi per coperture sociali - quindi, niente pensioni, niente sanità, niente assistenza sociale -, al fine di mettere in crisi chi invece, nei nostri territori, deve sobbarcarsi giustamente anche questi costi.
Quindi, si tratta di una logica da combattere, in quanto tendente a confermare la povertà dove già esiste, reintroducendola dove ci si era dimenticati di tale aspetto. È una miopia politica che proviene dall'Unione europea e che deve essere contrastata dal nostro Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.
UGO PAROLO. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per ribadire con convinzione quanto già espresso dai colleghi che mi hanno preceduto.
Riteniamo che, anche nella gestione della vicenda delle quote latte, un sano decentramento delle competenze sia necessario e utile anche al fine di garantire quella trasparenza che, fino ad oggi, non è stata assicurata.
È del tutto evidente che le regioni, attraverso un maggiore controllo, attraverso maggiori competenze loro delegate, potrebbero garantire una migliore efficacia del sistema dei controlli e della prevenzione alle truffe che, invece, un controllo centrale da parte dello Stato finora non ha saputo garantire.
È per questo motivo che sosteniamo con decisione l'emendamento che stiamo per votare. È un emendamento che ci...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Parolo.
Poiché l'onorevole Parolo è il quattordicesimo deputato della Lega ad essere intervenuto, come preannunciato, non potrò dare la parola ad altri deputati della Lega.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.5, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania - Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 415
Astenuti 6
Maggioranza 208
Hanno votato sì 232
Hanno votato no 183).
Prendo atto che gli onorevoli Bielli e Delbono non sono riusciti a votare.
Chiedo ai presentatori dell'emendamento Vascon 1.7 se accedano all'invito al ritiro.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, quella che stiamo esaminando è una questione estremamente politica. Mi dispiace che il ministro abbia fatto un'apparizione fugace. Avrei voluto rivolgergli diverse domanda, ma vedo che è ben rappresentato dal sottosegretario Delfino.
Signor sottosegretario, mi sembra che, considerate le condizioni ambientali di quest'aula, ci siano tutte le premesse perché sia cambiato, addirittura, il quadro
di maggioranza, visto che il ministro, che lei qui rappresenta, si è dato ben da fare nel contattare vari gruppi politici, in particolar modo d'opposizione, magari cercando di trovare la quadratura su un provvedimento che viene proposto con estrema forza e vigore, come del resto è sua consuetudine. Mi ricorda tanto il provvedimento sui forestali, signor sottosegretario.
Ciò che stiamo vedendo non può che darmi ragione: troviamo un'Alleanza nazionale silente durante tutto l'esame del provvedimento; troviamo un'UDC indifferente; troviamo una Forza Italia appagata dal risultato ottenuto con la parametrazione della Sicilia e della Sardegna in zone cosiddette svantaggiate - quindi, si potrà continuare a commerciare le quote di carta con le stalle fasulle -; ci ritroviamo una Margherita indaffarata a contattare il ministro in ogni modo e in ogni forma possibili; troviamo un gruppo dei Democratici di sinistra che presenta un numero di emendamenti - diciamo - sufficienti per la decenza dell'approccio. E ci ritroviamo i Verdi che, per dignità opportuna, non tirano fuori neanche la punta del naso, probabilmente memori di quella che è stata la gestione politica durante la precedente legislatura, con il ministro Pecoraro Scanio.
Signor Presidente, probabilmente l'onorevole Zanella intende parlare, visto che si avvicina sempre di più al mio microfono. Se vuole, visto che sono un gentiluomo di campagna, per cavalleria cedo anche la parola. Non c'è problema.
Signor sottosegretario, mi dispiace che non sia presente il ministro a dare spiegazioni rispetto a quanto ho appena dichiarato. D'altra parte, ci sarebbero tante domande da rivolgergli, in particolar modo sull'atteggiamento che lo stesso mantiene in questi giorni. È notizia di ieri, ad esempio, che al valico del Brennero, i Cobas del latte, in maniera anche discutibile - se vogliamo -, hanno fermato un TIR contenente grana padano proveniente dalla Lituania. Si tratta di un formaggio che, per quante sostanze radioattive contiene, se messo in frigorifero, lo illumina. Lo sa questo? (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). E dov'è la milizia forestale che tanto avete voluto? Dov'è?
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Vascon, ma sei in maggioranza!
LUIGINO VASCON. Stai zitto, Castagnetti!
PRESIDENTE. Per cortesia, per cortesia!
LUIGINO VASCON. Volevo sapere - mi scusi signor Presidente, lo chiedo per informazione -, avrei il piacere di sapere quale uso facciate della vostra milizia forestale? Perché non fate un po' di pulizia nel ministero e la mandate a controllare all'interno degli stabilimenti ciò che entra, come entra e da dove arriva (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)? E voi avete la spudoratezza di presentare un decreto-legge con cui si vorrebbe mettere il rubinetto e il contatore alle tette delle mucche, quando fate entrare centinaia e centinaia di forme di grana destinate a noti produttori del mantovano che poi escono legittimate da un marchio indegno di essere portato (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)?
LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Elezioni!
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Vascon.
LUIGINO VASCON. Ho fiato, signor Presidente.
PRESIDENTE. Non fiato io, non si preoccupi. Però concluda, perché ha finito il tempo.
LUIGINO VASCON. Concludo, entrando nel merito dell'emendamento...
PRESIDENTE. Ancora? No, onorevole Vascon.
LUIGINO VASCON. Sì, signor Presidente, è tutto «merito». Questo emendamento specifica che i proventi delle sanzioni, irrogate nel quadro dell'applicazione del regime comunitario delle quote latte, siano trasferiti, una volta tanto, alle regioni, in qualità di soggetti istituzionalmente...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Vascon, siccome ha superato il tempo a sua disposizione, mi dica se l'emendamento lo ritira o meno.
LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, non lo ritiro, si figuri! Ne sono fortemente convinto.
PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, ho ascoltato con grande interesse l'intervento «radioattivo» del collega Vascon che penso abbia in qualche modo bevuto un po' di quel latte lituano di cui parlava (Applausi). Ovviamente, apprezziamo le considerazioni fatte, ma voglio dire in maniera molto pacata e molto tranquilla all'onorevole Vascon che, se non sbaglio, questo Governo ha ricevuto la fiducia della Lega, non dei Democratici di sinistra (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! Noi dall'inizio di questa legislatura abbiamo sostenuto che andava affrontato e risolto il problema delle quote latte e abbiamo detto dall'inizio della discussione di questo decreto-legge che questo provvedimento è intempestivo perché è arrivato all'ultimo momento e presenta dei problemi seri di contenuto. Il nostro lavoro emendativo in Commissione e qui in Assemblea è volto ad eliminare quei problemi di contenuto e per questo rivendico davvero in maniera orgogliosa il nostro lavoro: non si tratta di pochi interventi e pochi emendamenti per parare la faccia. Si tratta di interventi di sostanza, collega Vascon, non sono i vostri interventi che in qualche modo (Il deputato La Russa si avvicina al deputato Vascon - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e della Lega nord Padania)...
PRESIDENTE. Onorevole La Russa...
Onorevole Rava, continui pure.
LINO RAVA. Non sono i vostri interventi, in qualche modo ostruzionistici e io credo che di questo fatto, ovviamente, l'Assemblea e il paese ne terranno conto. Infatti, se la Lega davvero ritiene di essere contro questo provvedimento e contro questa gestione della politica sulle quote latte deve trarne le conseguenze definitive: esca dal Governo, la Lega, se ritiene di non poter sostenere questo elemento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani). Noi facciamo la nostra battaglia e la facciamo in maniera trasparente: l'abbiamo fatta in modo trasparente in Commissione e la stiamo facendo alla stessa maniera in quest'aula. Certo vogliamo sostenere, ad esempio, i piani di riconversione; il ministro me ne ha parlato e io sono d'accordo nel sostenere la necessità dei piani di riconversione, caro collega Vascon. Certamente, ieri ho sentito molte cose da quei banchi: ad esempio, ho sentito che bisogna eliminare le quote latte, collega Vascon. Ma lei lo sa cosa vuol dire eliminare oggi il regime delle quote latte? Lo sa cosa vuol dire eliminare il regime delle quote latte per quanto riguarda i produttori onesti, quei produttori che noi stiamo difendendo, non voi! Voi state difendendo una parte piccolissima dei produttori (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo), state difendendo quei produttori che hanno splafonato coscientemente, che hanno venduto le proprie quote e oggi vogliono veder riconosciuto un attuale sistema di privilegio. Noi non siamo d'accordo su questo e abbiamo presentato gli emendamenti che vanno in direzione opposta e quando questi emendamenti
convergono con la posizione del Governo noi siamo d'accordo: certo che siamo d'accordo, perché noi siamo d'accordo nel merito, non facciamo un lavoro speculativo.
Non vogliamo speculare, ma è certo che vi sono problemi all'interno della maggioranza di Governo e ormai sono sotto gli occhi di tutti. Il fatto che stamattina il ministro abbia minacciato le dimissioni se non si arriva alla definizione politica della questione è un problema che riguarda la maggioranza, non l'opposizione. Noi interveniamo sul merito del confronto e - per essere chiari - non facciamo sponda a nessuno.
Siamo presenti in aula perché sappiamo che fuori di essa, nel mondo dei produttori onesti, dell'associazionismo che rappresenta i produttori agricoli del nostro paese, vi è una fondamentale attesa nei confronti di questo provvedimento che, certo, va migliorato e noi stiamo lavorando in questo senso. Alla fine, nella fase relativa alle dichiarazioni di voto, giudicheremo sul risultato finale, cioè su quello che attraverso il provvedimento in esame si riuscirà a definire.
È questo il nostro atteggiamento, quindi non possiamo proprio accettare lezioni di moralità da lei, onorevole Vascon (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e del Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento Vascon 1.7 ed in seguito - quando avremo tempo a disposizione - il mio gruppo si riserverà di replicare alle considerazioni svolte dal gruppo dei Democratici di sinistra.
Attraverso l'emendamento in questione si chiede l'applicazione di una sorta di «federalismo sanzionatorio» - se mi si consente l'uso di questa locuzione - e che le sanzioni eventualmente scaturite dal regime del super prelievo per quanto riguarda le quote latte vengano «devolute» - se mi si consente l'uso di questo termine - alle stesse regioni. Quindi, nel momento in cui si pagano multe per splafonamento, per super prelievo, le risorse finanziarie conseguenti debbono rimanere alle regioni di competenza (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.
SERGIO ROSSI. Signor Presidente, intervengo anch'io per esprimere parere favorevole all'emendamento presentato dall'onorevole Vascon e per precisare che è sbagliato prevedere che l'acquisto di quote in una diversa regione possa venire a fronte del pagamento di una vera e propria tassa, pari al 30 per cento della quota destinata che, comunque, deve restare nella regione di origine.
Insomma, chi compra fuori regione deve pagare dieci per acquistare sette, inoltre il restante 30 per cento - non venduto fuori regione - non si sa se verrà veramente prodotto o se ciò resterà sulla carta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ballaman. Ne ha facoltà.
EDOUARD BALLAMAN. Signor Presidente, intendo svolgere due piccole considerazioni a proposito dell'intervento dell'onorevole Rava.
In primo luogo, abbiamo sentito che tutti coloro che si lamentano, evidentemente, sono dei disonesti. Apprendiamo con sconcerto questa indicazione proveniente dall'onorevole Rava, e mi auguro che non sia condivisa anche da tutto il suo gruppo.
In secondo luogo, il giudizio non ce l'ho siamo attribuito, ma ci è pervenuto dalle persone verso le quali vengono rivolti questi provvedimenti.
Il giudizio sulla gestione delle quote latte nella precedente legislatura mi sembra sia stato abbondantemente dato in forma di liquami rivolti materialmente - purtroppo - verso le forze dell'ordine, ma idealmente a chi, in quel momento, governava il paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Signor Presidente, intervengo per appoggiare pienamente l'emendamento in questione presentato dal collega Vascon.
Signor Presidente, è da sei anni che si parla di quote latte in quest'aula e, guarda caso, se ne sono sentite di tutti i colori. È stato affermato che il ministro non è presente in aula, ma di solito non è il ministro ad esaminare gli emendamenti, ma il sottosegretario. Mi vorrei appellare al sottosegretario per far capire che noi avremmo voluto concedere più potere alle regioni perché, guarda caso, si tratta di un problema politico. In quest'aula, in questo Parlamento, guarda caso, cambiano i Governi, ma non i sottosegretari. Questo è il problema! Non risolveremo mai il vero problema di attribuire pienamente alle regioni il potere di gestire le quote latte. Questo è il motivo per cui mi appello al sottosegretario, anche se non penso che possa fare più di tanto.
GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Signor Presidente, vorrei intervenire per una chiarezza del dibattito. Stiamo discutendo sull'emendamento Vascon 1.7, nei confronti del quale ho formulato un invito al ritiro, in quanto il contenuto dell'emendamento è già compreso nell'articolo 1. Al comma 8 dell'articolo 1 si afferma che «l'irrogazione delle sanzioni amministrative previste dal presente decreto è effettuata dalle regioni e province autonome di Trento di Bolzano cui sono devoluti i relativi proventi». Pertanto, è pleonastico il contenuto dell'emendamento e per tale motivo ho chiesto che venisse ritirato.
PRESIDENTE. Dalle mie parti si dice: ca' nisciuno è... Lei può pensare che gli altri non abbiano chiarezza?
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, prendiamo atto del cortese chiarimento del relatore, presidente della XIII Commissione. Tuttavia, mi sembra che, per chiarezza del testo, sia il comma 1 il punto ideale nel quale inserire quanto propone l'onorevole Vascon nel suo emendamento che è la logica conseguenza, tra l'altro, dell'emendamento approvato poco fa dall'Assemblea.
Pertanto, nel raccomandare l'approvazione dell'emendamento in esame, mi permetto di ricordare all'onorevole Rava che la Lega non ha nulla da vergognarsi nella gestione dei propri interventi sulle quote latte (da molti anni a questa parte), anche perché, onorevole Rava, il Governo della scorsa legislatura presentò la bellezza di 13 decreti-legge per cercare di sistemare questa vicenda. Noi chiediamo al nostro Governo di farlo in maniera organica e puntuale e, quindi, in modo migliore rispetto a quanto si sta facendo con il decreto-legge in oggetto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Dussin. Ne ha facoltà.
GUIDO DUSSIN. Signor Presidente, l'onorevole Vascon ha precedentemente affermato che al valico Brennero vi sono agricoltori fermi per protesta e penso che per loro, da anni e anni, non sia piacevole inseguire risultati che dovevano essere scontati. Il 60 per cento della capacità di produrre latte nel nostro paese si concentra nelle nostre stalle, mentre il 40 per
cento dobbiamo introitarlo da altri paesi. Si è segnalato che nel Brennero vi sono camion che provengono da paesi non appartenenti alla comunità europea; ciò è sicuramente un disagio folle e molto forte per i nostri agricoltori, i quali si vedranno chiudere le stalle, di fronte ad un fallimento delle proprie aziende...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, vorrei ricordare all'onorevole Rava che il problema delle quote latte è iniziato negli anni ottanta e, forse, qualcuno di noi non era ancora nato. Adesso ci viene a dire che il provvedimento in esame è visto con favore dalle associazioni di categoria che hanno sempre operato in modo corretto e lineare. Non capisco il motivo per cui ci siano voluti 13 decreti-legge da parte del precedente Governo dell'Ulivo se tutto era in regola, soprattutto da parte delle associazioni di categoria.
Per tornare all'emendamento, mi sembra ovvio che i proventi delle sanzioni debbano essere devoluti alle regioni che più si attivano, che più sono regolari e che riescono maggiormente ad avere una mappa bovina.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.
GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il relatore ha ricordato che l'emendamento al nostro esame è pleonastico e ciò può anche essere vero. In realtà, tutte le volte che si ribadisce il concetto che le risorse finanziarie devono andare prevalentemente alle regioni, ai comuni e agli enti locali e non essere destinate a Roma, si compie un'operazione valida anche sotto il profilo culturale, perché questa è l'unica possibilità che abbiamo per organizzare meglio il nostro paese.
Ciò ci riporta all'articolo 119 della Costituzione, che non è stato ancora pienamente attuato, e che attribuisce autonomia finanziaria ai comuni, alle province e alle regioni. Comprendo quindi il punto di vista del relatore, ma tuttavia l'emendamento al nostro esame non è così pleonastico. Occorre ribadire tale concetto anche due volte, magari tre, perché è ancora meglio. Ogni volta che ci sono risorse finanziarie è molto meglio che non siano destinate a Roma, salvo quelle per la difesa, la rappresentanza e quant'altro.
PRESIDENTE. Ricordo che darò la possibilità di intervenire a quattordici deputati. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei associarmi a quanto detto dal collega Pagliarini sottolineando il fatto che per quanto dall'articolo si possa evincere quanto con l'emendamento si intende meglio specificare, sottolineare, con chiarezza, questo passaggio può essere importante. Anche in tanti altri settori, ma in questo in particolare che investe l'agricoltura e la cura del territorio e che fa riferimento alla precedente riforma istituzionale in senso federale - si tratta quindi di aspetti di gestione regionale - ci sembra assolutamente indispensabile che quanto prelevato per eventuali sovrapproduzioni, per quanto noi riteniamo comunque sbagliato il principio, debba in qualche modo rimanere nell'ambito della regione di competenza. Per quanto riguarda la serie di inesattezze dette dal collega di centrosinistra, spero di avere qualche minuto successivamente per entrare nel merito delle cose dette.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.
CESARE ERCOLE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento dell'onorevole Pagliarini metteva in evidenza l'approccio culturale che noi intendiamo far passare, magari attraverso ripetizioni di carattere pleonastico. Collega Rava, le accuse
che lei ha rivolto alla Lega nord Padania vanno rispedite al mittente: noi non abbiamo bisogno di darle risposte. Abbiamo bisogno di conoscere risposte circa il fenomeno delle 2482 imprese zootecniche titolari di quote, con produzione di latte, ma senza vacche. Ci spieghi bene questo problema! Ci spieghi il latte importato, il «latticello», il latte in polvere, inseriti, sotto forme di conferimenti, nei modelli L1. Questi sono gli scandali che dal 1997 ad oggi continuano ad accadere!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Francesca Martini. Ne ha facoltà.
FRANCESCA MARTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sottolineare l'importanza di tutelare il latte di produzione italiana perché questo garantisce maggiormente le famiglie che preferirebbero poter bere latte la cui provenienza sia garantita.
In particolare, vorrei sottolineare l'importanza di tale emendamento che fa riferimento alle sanzioni. Come è ovvio, se noi vogliamo far sì che le regioni possano esercitare a pieno le proprie funzioni, dobbiamo metterle in condizione di sostenere dei costi.
In tal senso, ritengo come minimo sensato che le sanzioni che dovessero essere applicate a seguito di illeciti, fossero destinate alle stesse regioni, per permettere loro di lavorare meglio in questo ambito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.
UGO PAROLO. Signor Presidente, vorrei approfittare di questo mio intervento a titolo personale per ringraziare il presidente della Commissione agricoltura per gli opportuni chiarimenti che ci ha fornito in merito all'emendamento, ma anche per ribadire, come hanno già fatto i miei colleghi, che comunque è necessaria un'ulteriore spiegazione su quanto è già contenuto nel testo.
Inoltre, vorrei dire al collega della sinistra che ci ha preceduto, che la storia della rava e della fava a noi non interessa. Noi conosciamo bene la storia della gestione delle quote latte e questo collega della sinistra, invece di raccontare la storiella della rava e della fava, dovrebbe avere il coraggio di parlare, ad esempio, dei 2 mila miliardi di multa che dobbiamo pagare per gli ultimi anni di Governo del centrosinistra - dal 1994 al 2001 -, proprio per la vergognosa gestione della questione delle quote latte. Di questo bisognerebbe parlare, non della presunta volontà della Lega di tutelare qualcuno...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Parolo. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà.
FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, intervengo per preannunciare ovviamente il voto favorevole su questo emendamento che, come ha detto poc'anzi il collega Pagliarini, non è assolutamente pleonastico, anzi va chiaramente a rafforzare il concetto che i proventi delle sanzioni devono chiaramente rimanere in loco, devono rimanere alle regioni, attuando anche i principi federalisti che penso questo Governo in primis dovrebbe portare avanti.
Rava poc'anzi ha fatto un intervento vergognoso, perché gli allevatori che hanno contestato i cinque anni di Governo dell'Ulivo, lo hanno fatto perché questo è stato inadempiente nella soluzione dei problemi dei nostri allevatori, del settore e di tutta la filiera lattiero-casearia, che loro conoscono perfettamente e che non hanno voluto in nessun modo risolvere. Si tratta di responsabilità che essi hanno nei confronti di tutti i nostri allevatori - che mi stanno ascoltando anche in questo momento - e si devono vergognare di fare questo tipo di interventi in aula...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bricolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, abbiamo ascoltato l'intervento del deputato della sinistra che però sembrava dettato più che altro dall'esigenza di dimenticare le proprie responsabilità di governo per mettersi a posto la coscienza. Noi non accettiamo lezioni di coerenza da nessuno: eravamo contro il loro Governo, siamo contro questo provvedimento.
Ricordo che il primo articolo della Costituzione recita chiaramente che la Repubblica è fondata sul lavoro. Però, per lavoro, noi intendiamo un lavoro che si svolga in un mercato libero, in aree omogenee, dove tutti devono sostenere gli stessi costi sociali. Difendere le quote, come ha fatto il deputato della sinistra, vuol dire solo sovietizzare l'economia agricola (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)... Sì, signori, vuol dire arrivare al paradosso di imporre, ad esempio, ad un rivenditore di tabacchi di vendere non più di 50 pacchetti di sigarette al giorno. Questa è la logica che animava quelle aree geografiche...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Luciano Dussin.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.
ALDO PREDA. Signor Presidente, noi voteremo questo emendamento anche se, come giustamente diceva il presidente, è ripetitivo, ma si tratta di un'affermazione importante che credo vada inserita in questo articolo 1, perché questo articolo pone al centro di tutto le regioni.
Però, credo di dover dire anche che questo è uno dei pochi emendamenti della Lega che votiamo, perché la maggior parte dei 1.350 emendamenti presentati non ha una logica, né tecnica né politica, se non quella di indebolire il regime delle quote, che è ciò che assicura ai produttori - non solo padani, ma anche padani - una remunerazione dalle quote. Se noi aboliamo il regime delle quote vuol dire che improvvisamente decurtiamo del 30 per cento nel nostro paese il prezzo del latte...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Preda.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.
CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, anche noi voteremo a favore di questo emendamento, al di là dei toni che la Lega ha assunto, sia nel dibattito in Commissione sia nell'intervento di stamane dell'onorevole Vascon. Nel preannunciare il voto favorevole su questo emendamento, ritengo però di sottolineare tre questioni. La prima: ci vorrebbe un po' di serietà nell'affrontare un tema così complesso, atteso dagli imprenditori, che riguarda 35 mila imprese, con un fatturato di 25 mila miliardi.
Vorrei ricordare, con riferimento all'attività degli ultimi anni del Governo, le parole della Corte dei conti che, nella sua ultima relazione, ha riconosciuto che l'attività normativa, amministrativa e di controllo che ha caratterizzato la seconda metà degli anni novanta ha consentito di acquisire un'attendibile conoscenza del settore. Quindi, in questi due anni, vi erano, per il Governo, le condizioni di operare, cosa che lo stesso non ha fatto. Oggi, ci troviamo a discutere di un decreto-legge al di fuori di una strategia del settore che rende questo più complicato e con un atteggiamento strumentale del gruppo della Lega che intende trasformare in farsa questa nostra discussione.
Vi è un problema che riguarda il Governo, la maggioranza e che sarebbe bene, prima di procedere nella discussione, che fosse chiarito (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, a nome del gruppo della Margherita, vorrei dichiarare il voto favorevole sull'emendamento in esame poiché repetita iuvant; concordo con il relatore, presidente della XIII Commissione, sul fatto che al comma
8 viene ribadito questo concetto, tuttavia, inserirlo nel comma 1 assume un altro senso; fa parte dei principi generali e, a nostro avviso, ciò non guasta. Comunque, in questo caso, repetita iuvant. Ciò per dimostrare, onorevole Vascon, che anche il nostro è un lavoro sul merito e lo è stato in tutta questa partita delle quote latte.
Rinfacciamo al Governo di essersi costretto in tempi quasi ingestibili; infatti, per far partire il nuovo sistema della campagna lattiero-casearia 2003-2004, è stato necessario emanare un decreto-legge in tempi strettissimi a causa della chiusura della Camera dei deputati durante le festività Pasquali, del 25 aprile e del primo maggio. Rinfacciamo, quindi, la scelta del decreto-legge. Circolavano bozze di disegni di legge su questa materia fin dal luglio dello scorso anno. Quindi, avevamo tutto il tempo di affrontare il tema con la pacatezza ed il tempo necessario per giungere a soluzioni anche migliori di queste.
Ci siamo battuti in Commissione, Vascon, alla luce del sole, senza alcuna trattativa, con un atteggiamento costruttivo da parte dell'opposizione che condivide la necessità di arrivare ad una risistemazione del sistema delle quote latte. Tale risistemazione non vuole rappresentare una discontinuità così netta - come qualcuno vuole far intendere - rispetto al passato. Abbiamo cominciato noi, con i governi dell'Ulivo, con la commissione Lecca, con le leggi 27 gennaio 1998, n. 5 e 27 aprile 1999, n. 118, a mettere mano ad un sistema che allora era ingestibile.
LUCA MARCORA. Siamo arrivati alla verifica dei dati. Finalmente, si sa chi produce, e non è vero - come qualcuno ha affermato - che esistono stalle senza vacche. È solo questione di non completezza dei modelli L1 compilati (questo lo sanno bene i colleghi del gruppo della Lega). È stato, quindi, un lavoro costruttivo, alla luce del sole, nelle sedi istituzionali, in Commissione, anche con riferimento ai vari confronti avuti in Commissione con il ministro.
La nostra è una battaglia di merito. Vogliamo migliorare questo decreto-legge perché lo riteniamo ancora insufficiente. Valuteremo alla fine se sono state accolte le nostre legittime richieste in questo senso.
Voglio dire una cosa, onorevole Vascon e colleghi della Lega: le quote latte sono necessarie al nostro sistema lattiero-caseario. Non possiamo subire il ricatto di meno di mille lavoratori che tengono bloccata l'applicazione del sistema delle quote latte in Italia da sei anni, affermando che i dati sono falsi, che ci sono truffe e via dicendo. I dati sono stati verificati ed il sistema delle quote latte è l'unico che ci permette di garantire un prezzo remunerativo ai nostri lavoratori.
Negli ultimi sei anni, da 100 mila aziende, ci siamo ridotti a 60 mila aziende di produzione lattiero-casearia e questo avviene perché il prezzo del latte è troppo basso poiché in Italia nessuno rispetta il regime delle quote latte.
Se vogliamo andare a contrattare un prezzo del latte remunerativo con gli industriali alimentari, dobbiamo sapere che o si pone fine allo splafonamento e alla sovrapproduzione o si pone fine all'aumento dell'offerta superiore alla capacità di assorbimento della domanda del mercato, oppure siamo destinati ad un continuo declino del prezzo del latte, come è avvenuto in questi ultimi anni. Quindi, non occorre dimostrare questa tesi perché, negli ultimi quattro anni, la caduta del prezzo del latte è stata decisiva per far chiudere molte delle nostre aziende.
Vorrei dire, inoltre, che vi è gente che è andata in giro a farsi bella per aver venduto le quote o perché ha cessato di aver diritto a produrre, continuando, invece, a moltiplicare la propria produzione lattiero-casearia.
Questi sono i disonesti che devono essere colpiti! È per questo che riteniamo necessaria, oggi, un'applicazione del sistema delle quote latte che sia seria, chiara ed efficace. L'Ulivo ha lavorato in questo senso quando era al Governo e non
abbiamo niente da rimproverarci: sono stati fatti i passi necessari per arrivare, oggi, alla formulazione di questo provvedimento.
Quindi, il nostro atteggiamento non solo è responsabile, ma anche coerente con quanto abbiamo fatto negli anni precedenti. Anche oggi, ci facciamo carico delle pressanti richieste che provengono dal mondo agricolo organizzato: tutto, con la sola esclusione di pochi allevatori ormai isolati e senza alcun seguito; ci facciamo carico di una soluzione per questo paese anche laddove questa maggioranza non sia in grado di farlo.
Sotto questo profilo, l'attuale atteggiamento ostruzionistico della Lega nord Padania segna una grande frattura all'interno della maggioranza, della Casa delle libertà. Questo è un provvedimento importante; e, se su un tema così importante si apre una divisione all'interno della maggioranza di tale gravità, è evidente che, all'interno della Casa delle libertà, esistono grossi problemi.
Noi ci facciamo carico, responsabilmente, di migliorare nel merito il provvedimento perché raccogliamo le richieste del mondo agricolo che ci chiede, a gran voce, di convertire questo decreto-legge e di migliorarlo.
La nostra è una posizione responsabile, coerente con quanto abbiamo fatto negli anni passati e costruttiva sotto il profilo del merito. Tutto ciò, onorevole Vascon, non vuol dire certo intrattenere relazioni pericolose con il Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Presidente de Ghislanzoni Cardoli, mi dica come debbo orientarmi perché le confesso che ho un po' di confusione, penso dovuta non solo al mio mal di testa, ma anche alla situazione attuale.
GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Signor Presidente, con una battuta, potrei risponderle che il mal di testa si cura con un bicchiere di latte, ma non mi sembra il caso oggi (Applausi).
Con riferimento all'emendamento Vascon 1.7, ritenendo la specificazione pleonastica, in quanto già contenuta nell'articolo, avevo formulato un invito al ritiro; tuttavia, come hanno detto alcuni oratori intervenuti prima di me, repetita iuvant!
Alla luce di ciò, sarei propenso ad esprimere parere favorevole sull'emendamento Vascon 1.7 a condizione che esso, anche alla luce del fatto che è stato approvato l'emendamento Vascon 1.5, venga riformulato nel modo seguente: «Alle regioni e province autonome di Trento e Bolzano sono devoluti i proventi delle sanzioni». Con questa riformulazione, che mi auguro venga accettata dal presentatore, la Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Vascon 1.7.
PRESIDENTE. Il Governo?
TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, avendo riguardo al merito dell'emendamento, il Governo aveva condiviso l'invito al ritiro per la ragione cui ha già fatto riferimento il relatore. Comunque, condivide pienamente anche la collocazione, alla fine del primo comma dell'articolo 1, del testo riformulato poc'anzi letto dal presidente de Ghislanzoni Cardoli.
Debbo aggiungere, tuttavia, a nome del Governo, una seconda riflessione, perché dall'intervento del collega Vascon e dal dibattito ad esso seguito sembrerebbe che il Governo non abbia motivato il provvedimento. Al contrario, rimarco, come considerazione rafforzativa, che, sia nella relazione sia nella replica del ministro, il provvedimento è stato ampiamente giustificato nel quadro della politica agricola europea e nel quadro delle scelte della politica economica nazionale, tant'è che questo decreto-legge non è un atto del ministro, ma del Governo, del Consiglio dei ministri.
Ribadisco a conclusione, signor Presidente, onorevoli colleghi, che noi riteniamo sia un elemento fondamentale per rafforzare la credibilità che questo Governo
sta acquisendo in Europa e che sia un'opportunità per tutelare l'interesse dell'economia zootecnica del nostro paese, perché è in gioco l'adeguamento e anche l'adempimento da parte dei produttori degli obblighi derivanti dalla normativa comunitaria del regime delle quote latte. Più volte è stato detto dal ministro che nel confronto, che noi vogliamo portare fino in fondo e vincere, sia per le questioni del pregresso sia per l'aumento delle quote latte, la mancata approvazione di questo provvedimento, coerente con la normativa comunitaria, metterebbe in discussione le nostre possibilità. Quindi, questa è la questione di cui noi stiamo parlando e il Governo, come testimonia anche su questo emendamento, ha ribadito più volte la disponibilità ad accogliere emendamenti che vadano nella direzione di questa strategia complessiva assolutamente indispensabile. Ovviamente, sulla situazione che abbiamo in aula non sono titolato ad esprimere una valutazione.
PRESIDENTE. Onorevole Vascon, accetta la riformulazione proposta dal relatore?
LUIGINO VASCON. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, intervengo brevissimamente. Prendiamo atto della determinazione sia del presidente della Commissione sia del Governo che sottolinea anche come la battaglia parlamentare della Lega nord Padania non sia una battaglia, come è stata definita da molti, ostruzionistica. C'è tutta una serie di emendamenti che entrano nel merito del provvedimento, e l'emendamento Vascon 1.7 è stato riconosciuto come uno tra questi.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.7, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 437
Astenuti 3
Maggioranza 219
Hanno votato sì 431
Hanno votato no 6).
Passiamo all'emendamento Vascon 1.10.
Chiedo all'onorevole Vascon se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento.
LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, abbiamo sentito la voce e il pensiero di tanti autorevoli esponenti dei vari gruppi, persone senza dubbio molto competenti in materia, persone che da anni seguono il problema - perché di problema si tratta - delle quote latte. Si tratta di persone che conoscono nei minimi dettagli la vicenda del prodotto lattiero-caseario che esce dalle nostre aziende. Pertanto, proprio a fronte di questa specifica conoscenza dei colleghi, voglio eliminare quelle che potevano essere ombre, se non addirittura insinuazioni, sul comportamento del nostro gruppo. Ebbene, noi non siamo qui in quest'aula a difendere coloro i quali hanno fatto - come si usa dire in gergo - i furbi; siamo contrari ad ogni furberia, sia essa imprenditoriale e, in particolar modo, sia essa politica. Noi vogliamo che l'agricoltura, gli imprenditori agricoli, gli operatori possano avere a disposizione norme certe e sicure. Combattiamo in ogni luogo e con ogni possibilità tutti coloro i quali hanno cercato di sfruttare momenti bui del comparto,
in particolar modo laddove non esistono o non esistevano regole certe e chiare.
Siamo avversi ad ogni forma di raggiro delle regole perché sappiamo benissimo che queste persone lavorano e lucrano a danno di altri che, invece, tutti giorni operano nel settore in maniera trasparente ed onesta. Per cui noi non stiamo qui a difendere né questi né quelli, ma intendiamo difendere tutto il mondo agricolo, tutto il mondo agrario.
Non sposiamo la tesi di un'associazione o di un'altra, casomai queste sono cose che hanno fatto e fanno altri, magari andando a dare nuove coperture politiche visto che quelle storiche si sono atrofizzate e anche un po' rigenerate all'interno di nuovi partiti; comunque, il grosso si è atrofizzato.
Chi crede oggi di poter esercitare pressioni politiche a livello sindacale condizionando magari il lavoro di quest'Assemblea, si sbaglia perché, nelle campagne e nelle aziende agricole, non abbiamo più il contadino umile, e suo malgrado, anche ignorante; oggi chi vive nelle campagne sono i giovani, o perlomeno all'interno delle aziende agricole sono presenti dei giovani: quando va male questi ragazzi sono diplomati come periti agrari, quando va meglio sono dottori agrari. Per cui a questi non li si può più prendere per il naso, pretendendo magari di mettergli anche l'anello.
Oggi l'imprenditore agrario sa quali sono i suoi diritti e sa anche quali sono i suoi doveri; e proprio in virtù e in funzione della tutela dei diritti e dei doveri di questi il gruppo della Lega nord Padania si batte perché ne esca un provvedimento trasparente, di pratica realizzabile, e non perché si produca ancora un ennesimo chilo di carta illeggibile, intraducibile e inapplicabile.
Noi siamo qui in quest'aula per tutelare coloro i quali, con il frutto del proprio lavoro, quotidianamente operano. Molti colleghi non sanno, ad esempio, magari per mancata informazione e non per altro, che il lavoro in azienda e, in particolar modo, quando questo ha, come attività primaria, quella lattiero-casearia, occupa l'imprenditore 365 giorni l'anno.
PRESIDENTE. Onorevole Vascon, la invito a concludere.
LUIGINO VASCON. Concludo, Presidente. Comprendendo anche Natale, Pasqua e Capodanno.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'attività di imprenditore agricolo non è tra quelle più remunerative anzi, nell'ambito del comparto agricolo, l'attività lattiero-caseario ritengo sia quella che renda di meno. Inoltre, per fare questo lavoro non è sufficiente soltanto la passione e la volontà ma occorrono anni di sacrificio, di conoscenza e di investimenti.
Ed è proprio per questo che noi oggi ribadiamo quelle che sono le nostre volontà politiche che non sono nient'altro che il frutto delle promesse pre-elettorali alle quali noi intendiamo mantenere fede quando, in ordine agli emendamenti che abbiamo presentato, chiediamo chiarezza. In particolare, specificatamente con l'emendamento in esame - Vascon 1.10 -, vogliamo maggior chiarezza, in materia di quote latte, da parte degli organi erogatori come ad esempio l'Agea. Voi sapete benissimo che l'Agea, costituita dopo l'AIMA, ha un compito gravoso perché gestisce i finanziamenti che rappresentano cose golose e lucrose; e noi abbiamo visto il dissiparsi di enormi quantità di denaro a seguito della malagestione, o ancor peggio, della gestione clientelare, politico-sindacale. Di tutto ciò noi oggi dobbiamo fare tesoro e memoria per non incorrere nuovamente in simili errori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione l'intervento svolto dall'onorevole Marcora il quale sosteneva, come d'altronde ha fatto anche il collega del gruppo dei Democratici di
sinistra-l'Ulivo, il regime delle quote, e devo dire che, dal tono e dalla pacatezza, sembrava essere in buona fede.
Io però voglio ricordare che, se le quote, come affermava il deputato in questione, servono per controllare i prezzi, non dobbiamo tuttavia dimenticare che metà del latte consumato in Italia è importato da paesi che, purtroppo, abbattono i prezzi perché non hanno nessuna copertura sociale: mi riferisco, ad esempio, al latte proveniente dalla Polonia o da altri paesi che hanno regimi di protezione sociale evidentemente diversi dai nostri.
Se questa è la logica, allora, alla fine, fra non molti anni, il nostro territorio verrà invaso dal latte dei paesi esteri, verranno chiuse le poche rimanenti stalle e dovremo inventare qualche altro salario socialmente utile. Il motivo del contendere, dunque, va al di là della logica degli equilibri dei costi nel nostro paese, e va affrontato in una logica più ampia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.
SERGIO ROSSI. Signor Presidente, anch'io intervengo per esprimere un voto favorevole all'emendamento Vascon 1.10 e per ribadire che è decisamente iniquo il fatto che un allevatore lombardo o veneto, che fino ad oggi ha avuto assegnate meno quote rispetto al necessario, debba acquistare le quote non a prezzo politico dallo Stato, come sarebbe avvenuto con l'eventuale riallineamento da noi proposto, bensì al prezzo di mercato da allevatori di regioni come, ad esempio, il Lazio e la Campania, e per di più con la suddetta tassa del 30 per cento. Si tratta, infatti, di regioni che fino ad oggi hanno beneficiato di quote in eccesso rispetto al loro fabbisogno.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sergio Rossi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DIDONÈ. La ringrazio, signor Presidente. Intervengo per annunciare, anche da parte mia, un convinto sostegno all'emendamento del collega Vascon.
Molti dei colleghi che mi hanno preceduto hanno affermato che il dibattito voluto dalla Lega nord Padania è di tipo settoriale, vale a dire a favore soltanto di alcuni produttori di latte che in questi anni non hanno rispettato le quote; io sostengo, invece, che la Lega è sempre dalla parte di chi lavora, e questo sistema, voluto dalla Comunità europea, ha fatto sì che si verifichino situazioni molto strane, a cominciare dalla vendita di quote da parte di chi in stalla non aveva nessuna mucca!
I miei colleghi lo hanno già ribadito, e chi lavora nel settore agricolo sa che si tratta di ingiustizie, frutto anche della volontà di numerosi Governi che hanno preceduto l'attuale esecutivo della Casa del libertà, a cominciare dal Governo dell'Ulivo...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Didonè.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo per rispondere alle obiezioni che mi sono state mosse dal collega Luciano Dussin sulla questione delle quote latte.
Deve essere molto chiaro, signor Presidente, che la nostra dotazione nazionale di quote latte è insufficiente; lo abbiamo ribadito in più occasioni e lo abbiamo anche dimostrato nel corso dell'attività di Governo dell'Ulivo. Fu il ministro De Castro, infatti, ad ottenere un incremento molto significativo - si parla di 6 milioni di quintali - delle quote latte; ciò fu ottenuto nell'ambito di Agenda 2000, ed andò a beneficio di un settore che vedeva la propria produzione eccessivamente compressa causa delle quote. Tuttavia, bisogna essere molto chiari su una cosa: per contrattare con Bruxelles un aumento di quote, che riteniamo legittimo ed indispensabile,
e che noi abbiamo sempre sostenuto - e che anzi, quando l'Ulivo era al Governo, abbiamo anche ottenuto in maniera consistente -, è necessario applicare il sistema delle quote latte.
A Bruxelles, infatti, sono molto rigidi su questo aspetto, e qualsiasi trattativa che possa portare ad un aumento del quantitativo nazionale di riferimento per l'Italia deve partire dall'applicazione stringente ed efficace del sistema delle quote latte nel nostro paese, cosa che, fino ad oggi, non abbiamo potuto ottenere.
Quindi, collega Dussin, le due questioni sono strettamente collegate. O ci mettiamo a posto ed applichiamo il sistema delle quote latte in Italia oppure non riusciremo mai ad ottenere quel necessario aumento del quantitativo di riferimento nazionale che da più anni chiediamo e che abbiamo ottenuto in maniera sostanziale quando eravamo al Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, la replica del collega Marcora sul collegamento tra splafonamento di quote latte in Italia ed abbassamento del prezzo ha avuto una nostra clamorosa conferma, in quanto su questo tema non ci è stata data risposta. Affermare che uno splafonamento presunto di 0,4 milioni di tonnellate sulla quota italiana, con il 44 per cento di latte che arriva dall'estero, incide significativamente sul prezzo del latte, è veramente un teorema economico-finanziario di leggi di mercato che è molto difficile da spiegare. Pertanto, la questione dello splafonamento eventuale e presunto delle quote latte nel nostro paese, a mio avviso, non ha nulla a che vedere con le dinamiche del prezzo del latte che seguono altre logiche, come quella del prezzo internazionale mondiale del latte. Questi sono i termini del problema.
Invece, il problema più importante è ridefinire in maniera razionale e, soprattutto, confacente agli interessi dell'economia agricola nazionale (si tratta, infatti, di una questione di interesse nazionale) l'intero sistema del prelievo supplementare lattiero-caseario. È questa la vera questione ed è inutile svolgere considerazioni che possono distogliere l'attenzione. Un presunto sforamento del 4 per cento sulla quota nazionale, ampiamente deficitaria sul consumo interno, non può incidere sui prezzi del latte.
Questo è uno dei miti che vengono lanciati nel dibattito, come la provocazione secondo cui la Lega sarebbe a favore dell'abolizione delle quote latte. In merito a questo tema, abbiamo aperto un dibattito, come apriamo un dibattito sul fatto che il mantenimento di un regime di questo tipo garantisca il livello del prezzo anche in Europa. Infatti, la quantità di latte mondiale che viene commercializzata extra Unione europea e i canali di entrata all'interno dell'Unione europea e del nostro paese (peraltro, il presidio degli allevatori alla frontiera sta bloccando camion e tir che entrano costantemente nel nostro paese con latte, derivati del latte e prodotti di trasformazione del latte che verranno immessi nel nostro mercato, magari con il marchio made in Italy), ci dimostrano chiaramente come la questione non tenga da questo punto di vista.
Dobbiamo trovare una soluzione sulle quote latte che permetta agli allevatori onesti di produrre anche nell'interesse nazionale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.
GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, prima ho sentito il sottosegretario Delfino affermare che, se questo decreto-legge non verrà convertito in legge, l'Italia avrà dei problemi a Bruxelles. Mi viene il dubbio che, forse, a Bruxelles non abbiamo mandato gente che, prima di far politica, ha lavorato per campare. Infatti, se si portassero a Bruxelles i numeri, sicuramente si vedrebbe che abbiamo ragione. Tempo fa ho fatto due conti, considerando le tonnellate di latte assegnate
ad ogni paese membro dell'Unione europea, dividendole per il numero degli abitanti e ponendo per l'Italia un riferimento pari a cento. Ebbene, non mi riferisco ai risultati ottenuti per l'Irlanda (pari a 590) e per la Danimarca (pari a quasi 500), ma la Francia ha ottenuto due volte e mezzo di più ciò che abbiamo noi e, più o meno, ha lo stesso numero di abitanti dell'Italia; la Germania ha ottenuto il doppio dell'Italia. Ci rendiamo conto? Basta, quindi, andare a Bruxelles con i calli sulle mani, professionalmente; occorre inviare gente che lavora e che ragiona, perché sicuramente abbiamo ragione. Questo principio a Bruxelles passerà, senza andare lì con questo decreto-legge che non ha veramente senso e che equivale ad una resa. Perché ci dobbiamo arrendere quando abbiamo ragione sacrosanta (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)? Solo la Grecia pro capite ha minori quote rispetto a noi. Un fatto del genere è pazzesco. Mandiamo a Bruxelles persone, ovviamente guidate dal ministro (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pagliarini. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lussana. Ne ha facoltà.
CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io intervengo per sostenere con forza l'emendamento Vascon 1.10 e per esplicitare ulteriormente la posizione del nostro gruppo.
Il nostro gruppo non sta facendo ostruzionismo, ma rivolge un appello accorato alla Casa delle libertà ed al ministro Alemanno perché riveda la posizione assunta con questo decreto-legge. Oggi, stiamo perdendo la grande occasione di dare risposte ad un settore così importante e qualificante per la nostra economia, non solo quella padana: il settore lattiero-caseario. Tale settore è stato, purtroppo, danneggiato dalla politica fallimentare portata avanti dai Governi di centrosinistra su più fronti, anche su quello europeo. Come è stato ricordato, i nostri esponenti che sono andati a trattare in sede internazionale hanno ottenuto che l'Italia potesse produrre solo il 56 per cento del fabbisogno interno. Dunque, auspichiamo che anche in tale ambito il Presidente del Consiglio Berlusconi e il ministro Alemanno possano cambiare la situazione.
Abbiamo ereditato un sistema delle quote latte che premia solamente gli speculatori...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lussana.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.
UGO PAROLO. Signor Presidente, in questa situazione vi è chi sostiene che stiamo conducendo una battaglia solo strumentale, lo dice soprattutto l'opposizione. Dunque, sarebbe opportuno ricordare perché stiamo conducendo tale battaglia. Vorrei ricordare quali sono gli atti legislativi che interessano la materia che stiamo trattando. Mi limiterò a leggere i titoli delle leggi - e sono sicuro che non mi basterà un solo intervento, quindi vi chiedo scusa, ma dovrò intervenire anche in seguito - per ricordare in quale pasticcio ci avete cacciato, cari amici della sinistra.
Sono numerosissime le leggi approvate in materia: la legge 26 novembre 1992, n. 468: «Misure urgenti nel settore lattiero-caseario»; il decreto del Presidente del Repubblica 23 dicembre 1993, n. 569: «Regolamento di esecuzione della legge 26 novembre 1992, n. 468, concernente misure urgenti nel settore lattiero-caseario». Fin qui niente di strano, vi è una legge ed un regolamento attuativo, ma iniziano i decreti-legge: decreto legge 23 dicembre...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Parolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, ci troviamo di fronte - è importante
ricordarlo ai colleghi della sinistra e riconoscerlo al Governo - ad un provvedimento fortemente innovativo che ha in sé elementi importanti per il settore ed è il primo tentativo di legge quadro. Partiamo da questo presupposto: quello di bene operare e riformare finalmente il sistema agricolo e lattiero-caseario. In questo senso, quindi, puntiamo l'attenzione su una lotta politica nel tentativo di convincere il Governo della bontà della nostra posizione. Il sistema paese fino a ieri, grazie anche all'inefficienza del Governo di centrosinistra, ha avuto una sudditanza psicologica nei confronti dell'Europa...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà.
FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, innanzitutto vorrei complimentarmi con il collega Vascon per gli interventi che sta svolgendo con grande passione e competenza (Commenti). È l'unico al Comitato dei nove che sta difendendo gli interessi dei nostri allevatori e lavoratori della filiera lattiero-casearia. Questo fa onore, ancora una volta, alla Lega che si batte per gli interessi della nostra gente.
Inoltre, vorrei far notare come, evidentemente, il Ministero delle politiche agricole non sia collegato con il territorio. Il ministro Alemanno ha detto che tutte le associazioni di categoria sono favorevoli al provvedimento in esame. Invece, dalle agenzie abbiamo visto che ieri è stato bloccato il confine con il Brennero, oggi vi sono manifestazioni spontanee a Treviso, Vicenza e Padova.
Addirittura, a Padova, il prefetto non ha concesso agli allevatori di poter manifestare nel centro della città, a Prato della Valle. I no global possono andare a distruggere tutte le città del nostro paese, loro possono fare quello che vogliono, mentre ai nostri allevatori non è concesso di manifestare per difendere i propri diritti nelle nostre piazze! Questo è uno scandalo che ancora una volta dimostra come i prefetti, che evidentemente non sono collegati con le istanze locali, mostrano atteggiamenti arroganti che non sono più accettabili. Dunque, l'invito che rivolgiamo al Governo...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bricolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Anch'io concordo con l'emendamento in oggetto e vorrei cogliere l'occasione per sottolineare alcuni aspetti. In Europa non mi pare che si debba andare con questo tipo di provvedimenti, per fare bella figura o per accreditarsi. Ritengo, piuttosto, che si debbano portare delle argomentazioni serie per difendere il paese. In ogni caso, non credo che all'Europa interessi se noi regionalizziamo le quote, se lasciamo il 30 per cento per regione, se facciamo pagare la multa del 10 per cento, se la restituiamo o non la restituiamo. Mi sembra che si faccia un po' di confusione volontariamente e che si dicano delle cose assolutamente inesatte.
Vorrei, inoltre, rispondere - ma continuerò anche nei prossimi interventi - su quanto detto precedentemente dal collega della sinistra, con riferimento al discorso delle quote latte. Queste ultime, così come sono, non difendono nessuno, perché come abbiamo detto ieri esse rappresentano solo un limite alla produzione per chi può produrre di più, mentre sul fronte del prezzo si è comunque limitati da un prezzo sostanzialmente imposto dal mercato mondiale (come è stato detto anche dai miei colleghi). Questa è l'opinione che avete voi...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Galli.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Sulle considerazioni che sono state svolte anche dall'onorevole Marcora, e alle quali hanno cercato di rispondere alcuni miei colleghi, devo dire che fatico veramente a comprendere
perché il nostro paese debba sottostare ad un regime che è così penalizzante, che ci costringe ad essere al penultimo posto in Europa nella capacità di soddisfare alle nostre necessità interne e che ci costringe a importare senza che ci sia un'azione sufficientemente decisa da parte dei nostri rappresentanti nelle istituzioni europee. È difficile comprenderlo per una persona come me che viene da una terra che non è tanto agricola, ma più che altro industriale, dove siamo più avvezzi a parlare di industria aeronautica, di industria meccanica, di bilance, di tessile. Mi sembra assurdo che...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bianchi Clerici.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Dussin. Ne ha facoltà.
GUIDO DUSSIN. Tutti i nostri agricoltori sono danneggiati dal regime comunitario delle quote latte; questo, che è evidente, è stato sottolineato da tanti colleghi. Neanche il 60 per cento del latte che beviamo, o che viene trasformato in prodotti lattiero-caseari, viene prodotto nel nostro paese; difatti, circa il 40 per cento viene importato. Questo è l'elemento che ha fatto sì che la crisi della nostra economia agricola, che ha subito uno scambio con altre produzioni, a livello comunitario, oggi si riversi (ma già da 10 anni) sulle nostre aziende, che sono sempre state difese dalla Lega, nelle nostre realtà territoriali. Difatti, laddove governiamo localmente, abbiamo saputo difendere sia l'ambiente, sia il territorio, sia le stesse aziende. Da sempre abbiamo difeso i piccoli produttori...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Dussin.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.
CESARE ERCOLE. Anch'io intervengo per sostenere questo emendamento del collega Vascon. Vorrei far rilevare che questo emendamento si allinea, in un certo senso, con l'emendamento 1.5, che è stato approvato, con il quale è stato rafforzato il ruolo delle regioni. In effetti, se consideriamo il documento conclusivo della Commissione Lecca, esso oltre a dire chiaramente che avevamo bisogno di un effettivo sistema regionalizzato, consigliava anche un forte organismo centrale di verifica.
Siamo d'accordo sul fatto che sia necessario un sistema di verifica centrale, ma non siamo d'accordo soprattutto su tale organismo, vale a dire l'Agea, visti gli scombussolamenti creati negli scorsi anni da incarichi dati all'AIA...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ercole.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Francesca Martini. Ne ha facoltà.
FRANCESCA MARTINI. Signor Presidente, vorrei sottolineare l'importanza di questi emendamenti che tendono proprio a puntualizzare un passaggio che va assolutamente governato.
Infatti, oggi ci troviamo in una situazione dolorosa sia per le famiglie, impegnate in prima linea nel settore in questione, sia per noi che stiamo vivendo in Parlamento questo stato di tensione. In particolare, vorrei sottolineare che tali emendamenti si propongono di incidere in maniera migliore sul delicato momento di passaggio che potrà aprire la strada ad un ampliamento delle quote e, comunque, ad una maggiore contrattazione in ambito europeo da parte dell'Italia.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Vascon 1.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 418
Votanti 413
Astenuti 5
Maggioranza 207
Hanno votato sì 26
Hanno votato no 387).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vascon 1.14.
Onorevole Vascon, su questa proposta emendativa vi è il parere favorevole della Commissione. Lei vuole intervenire per dichiarazione di voto?
LUIGINO VASCON. Sì, signor Presidente, intendo intervenire.
PRESIDENTE. Non vorrei che perdesse la causa, già l'aveva vinta!
LUIGINO VASCON. Presidente, intendo prendere la parola proprio in funzione di questo parere favorevole.
Mi riferisco, nello specifico, al cosiddetto fenomeno del latte in nero. Anche i non addetti ai lavori sanno che, nel nostro paese, a malapena si riesce a produrre il 56 per cento del fabbisogno nazionale. Questo significa che, teoricamente, il 44 per cento dovrebbe essere importato e, ciononostante, vi è appunto una produzione di latte in nero.
Ebbene, onorevoli colleghi, la produzione del latte in nero non è tanto una produzione interna quanto un'importazione; e la cosa è ben diversa! Ci sarà anche una piccola parte di produzione, ma essa è estremamente esigua, in quanto il grosso del latte in nero - come del resto quotidianamente possiamo verificare - è di provenienza straniera. E ciò che ci preoccupa fortemente - non per ragioni di ostilità, ma a garanzia della salubrità del prodotto - è il fatto che tale produzione è extracomunitaria.
Tutti siamo sempre estremamente attenti a ciò che compriamo, a ciò che usiamo, a ciò che consumiamo. Tutti pretendiamo di avere sui prodotti che acquistiamo etichette chiare, leggibili e comprensibili sia al bambino di 6 anni sia alla nonna di 70. Non dobbiamo avere la presunzione di credere che tutti siano laureati in biologia o in scienze alimentari; la cosa deve essere estremamente popolare, dunque di diretta comprensione per il pubblico.
Ma a cosa serve tutto ciò se quotidianamente verifichiamo - come ho già detto all'inizio di questa seduta - che arriva in Italia merce prodotta in paesi nei quali la sicurezza alimentare non è minimamente conosciuta per condizione sociale, per condizioni di produttività e per circostanze anche storiche relative alla radioattività? Comunque, non vi è nessun genere di tutela e di garanzia alimentare e il latte in nero è veicolo di tutte queste incertezze e insicurezze.
Pertanto, nello specifico, l'emendamento punta ad un controllo rigoroso, attento e preciso di tutto ciò che viene veicolato, per ciò che riguarda l'aspetto fiscale e, quindi, l'evasione legata alle altissime percentuali di latte in nero che vengono lavorate all'interno di noti stabilimenti che, addirittura, facevano del proprio nome un sigillo di fiducia. Qualcuno lo ricorderà, senza entrare nello specifico. Proprio in questi casi, verifichiamo che, oltre al danno fiscale prodotto con il latte in nero, vi è una concorrenza sleale nei confronti del produttore che deve pagare a pieno titolo l'imposta sul valore aggiunto. Cosa significa ciò? Significa che il prodotto, una volta messo in circolazione, ha già un'aliquota di profitto, perché, essendo in nero, su di esso non si pagano le tasse. Quindi, abbiamo una concorrenza nettamente e chiaramente sleale.
Come ho detto, ripeto e sottolineo - perché non dobbiamo mai perdere di vista
il consumatore - che, oltre al danno economico e fiscale, abbiamo l'incertezza e l'insicurezza del prodotto medesimo.
LUIGINO VASCON. A maggior ragione, chiedo l'approvazione di questo emendamento che, come detto, tutela sia l'aspetto fiscale, che altrimenti grava sulle persone per bene e oneste che pagano le tasse, sia il consumatore ultimo che si trova ad acquistare un prodotto di indubbia sicurezza alimentare. Credo siano questi gli aspetti fondamentali di cui tutti in quest'aula dobbiamo farci carico, al di là delle posizioni politiche: la salubrità e la tutela della salute pubblica rientrano sempre nei nostri doveri di legislatori.
A nulla servono norme che impongano di indicare ciò che è presente nei contenitori posti in vendita, quando all'origine vi è la dubbia provenienza di questi prodotti. È evidente che dobbiamo mettere in atto una serie di misure che tutelino, senza ostacolare la vita quotidiana di chi lavora e di chi produce. Non possiamo, per questo motivo, mettere in moto meccanismi artificiosi e complicati, addirittura di difficile interpretazione. Dobbiamo creare i presupposti per tutelare i produttori per bene, i produttori seri e onesti.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vascon.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, l'emendamento Vascon 1.14 è un emendamento importante, in quanto amplia il sistema di contrasto alla diffusione del latte in nero a tutta la catena dei soggetti che compongono la filiera lattiero-casearia, soprattutto ad un elemento che, spesso e volentieri, è l'anello debole, rappresentato dagli stabilimenti di trasformazione. Spesso e volentieri, lì si gioca la partita del latte in nero. Quella del latte in nero è una questione strategica e fondamentale anche per capire la vicenda dello splafonamento e del superamento delle quote latte individuali dei singoli produttori. Su questo tema, il ministro Alemanno si è già espresso, pubblicamente, indicando in una cifra tra il 10 e il 20 per cento la quantità di latte in nero che circola sul nostro territorio, anche di produzione nazionale.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Guido Giuseppe Rossi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, intervengo per sottolineare l'importanza dell'emendamento Vascon 1.14. È doveroso interessare e coinvolgere tutti i soggetti componenti la filiera lattiero-casearia, perché sono tutti a rischio. Non da ultimo, sarà a rischio, per esempio, il comparto meccanico in agricoltura, perché qui, da diversi anni a questa parte, stanno chiudendo tutte le stalle. Vorrei ricordare a tutti i componenti dell'Assemblea che, una volta chiusa un'attività agricola, non si riapre più. Non si riapre perché, oltre che di competenze specifiche, ha bisogno della tradizione. E, quando gli ultimi, pochi giovani rimasti in agricoltura chiudono una stalla, passano ad altri comparti produttivi.
È per questo motivo che l'emendamento va verso il coinvolgimento di tutte queste categorie, per interessarle in una lotta al sistema imposto dall'Unione europea e che vede il servilismo anche del nostro Governo...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.
GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, ho preso atto del fatto che il relatore e il Governo hanno dato parere favorevole sull'emendamento. Tuttavia, questo fa nascere un problema, non è una critica al ministro...
PRESIDENTE. Fosse l'unico, onorevole Pagliarini.
GIANCARLO PAGLIARINI. In ogni caso, questo testo l'ha scritto la struttura del ministero: questo vuol dire che la struttura del ministero non sa scrivere i testi di legge. In effetti quello che c'è scritto qui non ha senso, perché identifica degli attori - i produttori e gli acquirenti -, mentre il testo approvato dalla Commissione giustamente indica tutti i soggetti componenti. Questo vuol dire che i signori che lavorano dentro questo ministero - che deve essere chiuso al più presto (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania) - non sanno nemmeno scrivere i testi delle leggi, tanto è vero che il relatore ed il Governo hanno detto che dobbiamo cambiarlo, perché non va bene così.
Pertanto, sono preoccupato perché abbiamo dei responsabili del ministero - ripeto, non è una critica al ministro: al ministro questa struttura gliel'hanno data - che hanno dato al ministro un testo che non sta in piedi. In ogni caso, ciò conferma che questo ministero è agli sgoccioli: c'era stato un referendum e, quindi, questo ministero va chiuso, va abrogato. Qui a Roma ci deve essere la funzione di coordinamento fatta da gente professionale e professionista, che non sbagli però a scrivere i testi legislativi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, mi associo alle preoccupazioni espresse del collega Pagliarini. È vero, qui ci troviamo di fronte a un provvedimento in larghi tratti lacunoso, che, seppur partendo da presupposti importanti e innovativi, lamenta delle palesi lacune. Noi stiamo discutendo qualcosa che va al di là della semplice problematica delle quote latte. Qui si tratta di salvaguardare la sicurezza alimentare, un principio fondamentale che è quello di garantire ai consumatori prodotti qualitativamente di origine controllata, prodotti che siano garantiti. Si parla tanto - e a volte inopportunamente o al di fuori degli ambiti nei quali si dovrebbe affrontare questo argomento - di tracciabilità dei prodotti e di fronte a chi propone disciplinari o certificazioni, di fronte a un paese, come il nostro, che si è così ben adeguato a tutte quelle normative e direttive europee ed ha fatto un balzo in avanti sulla certificazione ed è riuscito a dotarsi di un sistema di garanzia per la qualità e soprattutto per i consumatori, di fronte a tutto questo sforzo noi oggi ci troviamo...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.
CESARE ERCOLE. Signor Presidente, questo emendamento, che giustamente il Presidente ha accettato, non fa che ampliare i soggetti da controllare. Questo ampliamento deve essere fatto anche alla luce del lavoro della commissione Lecca, perché le responsabilità accertate fisicamente attraverso gli organismi che devono fare azioni di controllo sono veramente gravi. Mi riferisco al Ministero delle politiche agricole e forestali, all'AIMA, all'Unalat, alla CCIA, alle regioni stesse, ai primi acquirenti, agli allevatori. Tutti questi sono i soggetti nei cui confronti sono state accertate delle responsabilità dalla Commissione d'indagine.
Senza entrare poi nei particolari, potremmo anche accennare allo scandalo delle quote plurime, ai contratti anomali di circolazione delle quote, alle quote di carta di cui si è parlato tantissimo oggi, fino ad arrivare alle false fatturazioni...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gibelli. Ne ha facoltà.
ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, l'emendamento Vascon 1.14 è particolarmente importante perché tratta di un problema che oramai ci trasciniamo da tantissimi anni: la questione del latte in nero.
Non ci possiamo permettere di licenziare una normativa che, tra l'altro, affronta una serie di problemi senza specificare con precisione le norme, che debbono essere scritte in forma più precisa e più puntuale. In caso contrario si lasciano aperte delle questioni; infatti, come è stato già sottolineato in più di un'occasione - è importante ribadirlo -, la circolazione del latte in nero penalizza la qualità, le produzioni e favorisce alcune figure imprenditoriali che, evidentemente, si sono trovate in determinate situazioni; in secondo luogo si creano problemi riguardo agli stabilimenti di trasformazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.
SERGIO ROSSI. Signor Presidente, intervengo anch'io per esprimere parere favorevole sull'emendamento Vascon 1.14 e per rimarcare che l'applicazione del regime delle quote latte attraverso i criteri fino ad oggi in vigore ha prodotto nel tempo gravi danni a varie categorie di soggetti.
In primo luogo è stato danneggiato il nostro paese in termini di credibilità nei confronti delle istituzioni comunitarie. In secondo luogo si sono procurati danni al contribuente che si è dovuto fare carico di ingenti oneri finanziari per il pagamento di sanzioni, la cui legittimità, ancora oggi, è tutta da dimostrare.
Infine sono stati danneggiati gli allevatori...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Signor Presidente, anch'io, ovviamente, esprimo parere favorevole sull'emendamento in questione perché il controllo delle irregolarità - con particolare riguardo al latte in nero - è fondamentale per le ovvie ragioni che i miei colleghi hanno appena manifestato.
Vorrei però ricollegarmi al discorso relativo alle quote svolto in precedenza al fine di precisare che è chiara la visione che voi - colleghi della sinistra - avete della globalizzazione.
In qualche modo - secondo voi - si dovrebbe cercare di programmare e quotare tutto, ma dimenticate che nel processo di globalizzazione vi sono alcune cose fondamentali da tenere presenti.
Se noi poniamo un limite massimo alla produzione, tutti i produttori che potrebbero fare di più non riescono ad avere economie di scala e ad essere più efficienti proprio perché si vedono impediti da limiti verso l'alto. D'altra parte, verso il basso, gli stessi sono limitati dal prezzo, sostanzialmente imposto da questa produzione globalizzata, effettuata, però, da produttori esterni al nostro paese e - spesso - alla Comunità europea che non sono in possesso delle stesse garanzie per quanto riguarda la produzione...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, nel corso dei precedenti interventi ho sentito dire che la Lega nord starebbe attuando una sorta di ostruzionismo.
In ogni caso mi sembra che questo emendamento, al contrario, aiuti il Governo a portare a termine un lavoro in modo più corretto contribuendo a migliorare il testo presentato.
Ciò, ovviamente, farà sì che il mondo del sommerso - del latte in nero - sia, sempre più, sotto controllo e vi sia, da parte delle autorità competenti, una possibilità di verifica.
Tutto ciò vuol permettere a coloro che esercitano un'attività regolare di non subire la concorrenza sleale...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.
UGO PAROLO. Signor Presidente, vorrei svolgere una considerazione di merito prima di continuare nell'estenuante lettura delle leggi riguardanti la materia.
Fa piacere che questo emendamento venga approvato: ciò, vuol dire che gli emendamenti presentati sono condivisibili e, a differenza di quello che si dice, riguardano il merito, la sostanza.
Siamo arrivati alla puntata numero due riguardante le leggi che disciplinano la materia. Il 23 dicembre 1994 veniva emanato il primo decreto-legge n. 727, riguardante norme per l'avvio degli interventi programmati in agricoltura e per il rientro della produzione lattiera nella quota comunitaria (artt. 2, 2-bis, 2-ter e 2-quater).
Successivamente, in data 27 dicembre del 1994, dopo natale, è stato emanato il decreto ministeriale n. 762 (regolamento recante ulteriori disposizioni per l'applicazione delle quote latte). Era già presente un regolamento e ne è stato approvato un altro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Martini. Ne ha facoltà.
FRANCESCA MARTINI. Signor Presidente, esprimendo la piena soddisfazione per il fatto che sull'emendamento in esame il Governo ha espresso un parere favorevole, vorrei sottolineare l'incongruenza del fatto che ci troviamo a parlare di latte in nero, non perché vi sia il tentativo di non fatturare, di frodare il fisco, ma perché quel latte non può essere venduto, non può essere prodotto e magari non può essere introdotto in Italia. Questo è solo il segnale, la punta di un iceberg di una situazione insostenibile sia per le famiglie dei produttori sia per tutto il comparto, quindi la filiera lattiero-casearia, che in questo momento, a mio avviso, è importante che venga inserita, contestualizzata in maniera chiara nel suddetto provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lussana. Ne ha facoltà.
CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, anch'io vorrei congratularmi per la sensibilità che il Governo ed il relatore hanno dimostrato, esprimendo un parere favorevole su questo importantissimo emendamento che è incentrato sulla questione fondamentale del latte in nero, come è stato ricordato dai colleghi intervenuti precedentemente.
La situazione è veramente paradossale: vi sono allevatori, con stalle e mucche, che vogliono produrre latte sano, latte padano, latte italiano, ma che, purtroppo, sono limitati nella loro attività di produzione e sono costretti tante volte ad acquistare a prezzi di mercato, a prezzi altissimi, da chi possiede quote latte, ma solo sulla carta (sono quote fittizie attribuite semplicemente sulla base di disposizioni normative). A fronte di questa volontà di produrre...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, il collega Pagliarini ha evidenziato come il testo licenziato dal Ministero dell'agricoltura presenti grosse lacune, in parte già migliorate dalla Commissione di merito, la quale ha chiarito l'espressione originaria (e/o trasportatori), inserita nel comma 5 dell'articolo 1, prevedendo la possibilità di effettuare i controlli anche sui medesimi.
Con l'emendamento sul quale il Governo e la Commissione hanno espresso un parere favorevole sarà possibile effettuare un controllo più completo con riferimento a tutti i soggetti che compongono la filiera lattiero-casearia. I colleghi non devono dimenticare che, a pochi passi da quest'aula, a piazza Navona, ai tempi caldi delle quote latte, era stata scoperta una sedicente stalla che produceva latte. Sono questioni che hanno fatto e fanno la vergogna anche di questo paese, perché coloro che dovevano effettuare i controlli in quegli anni non lo hanno fatto...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà.
FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, se il Governo accoglie l'emendamento in esame, evidentemente è perché le proposte emendative presentate dal gruppo della Lega si dimostrano chiaramente opportune, considerate anche le modalità di compilazione del testo del provvedimento - ne parlava anche il collega Pagliarini - da parte dei funzionari del Ministero dell'agricoltura che ha visto spesso il gruppo della Lega in contrapposizione; è accaduto quando si è discusso in quest'aula, in merito ad altri provvedimenti importanti, sulle guardie forestali e adesso ancora sulle quote latte, nel quale si riscontrava un atteggiamento penalizzante, purtroppo - lo devo dire - per i nostri allevatori, ma soprattutto per alcuni settori dell'economia del nord, a vantaggio dell'assistenzialismo e, dunque, per gli aiuti e per i privilegi che si vogliono continuamente mantenere al sud.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.14, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 403
Votanti 401
Astenuti 2
Maggioranza 201
Hanno votato sì 223
Hanno votato no 178).
Tenuto conto dell'ora, il seguito dell'esame del provvedimento è rinviato alle ore 17, dopo lo svolgimento dell'informativa urgente sul costo dei contratti di assicurazione per responsabilità civile automobilistica da parte del ministro delle attività produttive. Ricordo inoltre che alle ore 15 avrà luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
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