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PRESIDENTE. L'onorevole Motta ha facoltà di
CARMEN MOTTA. Signor Presidente, il fatto oggetto della presente interpellanza è accaduto, come noto, alla fine del dicembre 2002 in occasione di un rave party - così è noto il nome di questo tipo di manifestazioni - organizzato senza autorizzazione alcuna nella località Sanguinaro nel comune di Fontanellato, comune della provincia di Parma. Oltre 3 mila persone, nella stragrande maggioranza giovani, provenienti da tutta Italia e dall'Europa si sono date appuntamento per partecipare a questo evento, evento peraltro non sconosciuto in quanto tale perché già altre località italiane e non solo erano state prescelte per rave party. In specifico, in località Sanguinaro è accaduto che nel giro di poche ore una coda di automezzi interminabile ha percorso la via Emilia in direzione Piacenza, compresi alcuni tir che trasportavano generatori e altro materiale tecnico necessario per organizzare l'incontro. Il locale prescelto di fatto occupato in passato era adibito a discoteca, quindi ampio e con possibilità di contenere molte persone; per potervi accedere qualcuno dei partecipanti, forse gli stessi che hanno portato in quel luogo i tir - la mia è una domanda - hanno aperto abusivamente l'entrata del locale forzandone le chiusure. Sono successi altri fatti gravi nei pressi del locale dell'area occupata dai giovani ai danni di cittadini che lì abitano e svolgono la propria attività lavorativa. Le segnalazioni di questi cittadini hanno consentito l'intervento delle forze dell'ordine, in primis delle forze dell'ordine dei comuni limitrofi. Purtroppo l'intervento è avvenuto quando ormai lo stabile era occupato e il rave party aveva avuto inizio.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato all'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, rispondo alla interpellanza Bersani ed altri n. 2-00604 che, come è stato ricordato, riguarda le vicende connesse al rave party svoltosi nel comune di Fontanellato, in provincia di Parma.
preventivo degli investigatori, mentre altri siti usano un codice particolare, per cui risulta spesso improduttivo per non dire estremamente difficile il monitoraggio della rete da parte delle forze di polizia. In ogni caso, le indicazioni ricavabili da tali siti hanno un valore estremamente generico in quanto, una volta che sia stata comunicata la notizia dell'incontro, le ulteriori precisazioni relative alle modalità di tempo e di luogo vengono stabilite attraverso mezzi di comunicazione privata o e-mail. Queste ultime sono tutelate come la corrispondenza privata e non sono accessibili ai controlli di prevenzione effettuati nella rete.
Nella stessa giornata dell'accaduto, è stato avvisato il consolato di Francia di Milano.
PRESIDENTE. L'onorevole Motta ha facoltà di
CARMEN MOTTA. Signor sottosegretario, prendo atto di quanto ha specificato; la ringrazio per le precisazioni e le informazione offerte, tuttavia molti aspetti che ha tenuto a puntualizzare erano noti, sia perché sono stati riportati dagli organi di stampa, sia perché parlamentari dell'Ulivo della città e della provincia in questione si erano premurati di approfondire le loro conoscenze sugli eventi che si erano verificati.
mi rendo conto che, durante manifestazioni praticamente non governate ed alquanto caotiche, possano accadere fatti di questa gravità. Sono rimasta, però, colpita dallo scarso rilievo riservato a questo fatto da parte dei media nazionali e me ne sono chiesta il motivo. È sembrato quasi scontato che, prima o poi, in questo genere di eventi, tale fatto si sarebbe potuto verificare. Vi è stata, quindi, una sottovalutazione e non vorrei che essa fosse un po' trasversale. È, infatti, il preoccupante segnale di un disinteresse, di una non voglia di conoscere mondi che so essere difficili e lontani dal nostro quotidiano e che spesso sono relegati ai margini.
Ma il fatto ben più drammatico è stato, come è noto, la morte di Jean François Verrin, ragazzo francese di 23 anni, fatto su cui sta ancora indagando la magistratura, non essendo state chiare fin dall'inizio le cause che hanno provocato la morte del giovane. È assolutamente necessario far luce su quanto accaduto senza lasciare zone d'ombra o incertezze, perché quanto successo ha provocato grande preoccupazione nell'opinione pubblica e altrettanto sconcerto per una morte tanto assurda quanto oscura.
Ho ricordato gli avvenimenti seppur sinteticamente perché risulta davvero difficile da comprendere come, sebbene in giorni a ridosso delle festività di fine anno, sia possibile che un evento di queste dimensioni possa avvenire senza che le forze dell'ordine abbiano potuto intervenire preventivamente. Dico ciò perché si tratta delle dichiarazioni rilasciate dal questore di Parma agli organi di stampa che lei, sottosegretario, può rintracciare virgolettate nella interpellanza che sto illustrando.
La morte del giovane francese ha posto in modo drammatico il problema e tutto a quel punto si è saputo: che il traffico sulla via Emilia è stato letteralmente bloccato per ore, che è stata forzata l'entrata del locale con l'abbattimento di cancelli metallici, che sono giunti e sono stati posizionati tir con gruppi elettrogeni e quant'altro, che centinaia di persone, di giovani, si stavano accampando intorno alla zona fin dall'inizio nella mattinata del 31 dicembre scorso. Solo la segnalazione di alcuni abitanti della zona - lo ricordavo poc'anzi - ha consentito che un minimo di presidio fosse organizzato dalle forze dell'ordine e che a quel punto fosse evidente quanto stava accadendo.
Da ultimo, ma non per importanza, chiedo come il Governo intenda intervenire per garantire la sicurezza di tutte le persone coinvolte in manifestazioni analoghe, se sono state individuate le responsabilità che hanno determinato l'andamento di fatti così gravi, se si sta lavorando per comprendere questo particolare fenomeno giovanile soprattutto per individuare - perché questo credo sia l'elemento centrale - gli interessi che controllano questi avvenimenti con evidente scopo di lucro.
Signor sottosegretario, si tratta di questioni fondamentali alle quali è indispensabile - e penso che lei lo vorrà fare in quest'occasione - offrire delle risposte adeguate da cui dipende un giusto approccio al problema e alla sua comprensione.
Premetto che il raduno rave, per sua stessa natura, non è in alcun modo prevedibile; è, infatti, un incontro noto solo ai partecipanti che vengono informati attraverso il cosiddetto passaparola. La segretezza del luogo del raduno è una peculiare caratteristica di queste riunioni, per cui spesso ci si accorge delle manifestazioni soltanto dalla presenza di un certo numero di persone che confluiscono in un determinato luogo. La stessa rete telematica si presta a diffondere informazioni anonime di questo tipo, ospitando svariate migliaia di siti potenzialmente interessati alla divulgazione di notizie circa incontri e raduni per i più disparati motivi. Tuttavia, la gran parte di essi non attiva l'interesse
Tornando alla vicenda oggetto della interpellanza, ricordo che il 31 dicembre 2002, alle ore 15,40, un cittadino informava telefonicamente la centrale operativa dei carabinieri di Fidenza che numerosi giovani si erano radunati in località Sanguinaro, nel comune di Fontanellato, nell'area di una discoteca non più in funzione denominata jumbo. Sul posto si recavano il comandante della compagnia dei carabinieri di Fidenza e il comandante della stazione del comune di Fontanellato che intervenivano, unitamente ad alcune pattuglie dell'Arma in normale servizio di controllo del territorio, e verificavano la presenza di circa cinquanta automezzi e di alcuni generatori di corrente. All'interno della ex discoteca, inoltre, si erano concentrati circa duecentocinquanta persone che aumentavano progressivamente con il passare del tempo; immediatamente si procedeva alla identificazione di alcuni soggetti che si qualificavano come referenti di una manifestazione rave party ivi organizzata. Contestualmente, il comando provinciale dei carabinieri inviava sul posto un ufficiale superiore e ulteriori carabinieri di rinforzo dalla compagnia di Parma, mentre la questura, informata intorno alle 17, disponeva l'invio sul posto di personale dipendente. Si constatava un afflusso notevole di giovani il cui numero era arrivato nel frattempo a circa 5 mila che rendeva inopportuni interventi coattivi. Nonostante l'impegno delle forze dell'ordine numerosi giovani continuavano ad affluire parcheggiando i mezzi lungo la via Emilia, creando così disagi alla circolazione. I partecipanti riuscivano a raggiungere l'area del raduno passando attraverso i campi e l'attigua area artigianale, favoriti dalla nebbia e dall'oscurità della sera.
Per i motivi esposti, in considerazione della peculiarità del tipo di manifestazione, la gestione dell'ordine pubblico è risultata particolarmente complessa e delicata. I responsabili delle forze dell'ordine hanno ritenuto che lo sgombero avrebbe potuto provocare rischi per l'incolumità generale: i partecipanti al raduno erano infatti molto di più rispetto agli agenti e ai carabinieri disponibili. Si stabiliva, pertanto, di effettuare un servizio di osservazione e di vigilanza nell'arco delle 24 ore; le forze di polizia presenti provvedevano a controllare sia l'afflusso sia l'andamento della manifestazione impedendo che questa degenerasse e a far liberare la via Emilia per evitare incidenti. Alle ore 4,45 del 1o gennaio alla centrale operativa del 118 veniva segnalato che una persona, all'interno della ex discoteca, era stata colta da malore. Il personale del 118 inviava sul posto un'autoambulanza e avvisava contestualmente le forze dell'ordine; il personale delle forze di polizia, presente sul posto, è intervenuto rapidamente e constatava la presenza di un giovane adagiato per terra circondato da circa 50 persone, alcune delle quali intente a prestargli soccorso. L'ambulanza ha raggiunto il luogo del presunto incidente impiegando un certo tempo perché alcuni giovani avevano assunto comportamenti violenti contro lo stesso mezzo di soccorso culminati con il lancio di oggetti e di sassi.
Il giovane Jean François Verrin, trasportato all'ospedale di Fidenza, è deceduto alle 6,05 del 1o gennaio 2003 per arresto cardiocircolatorio, dovuto a sospetta intossicazione acuta da sostanze stupefacenti, come riportato dal referto. Il medico di turno riscontrava, inoltre, un trauma cranico con emorragia, dovuto probabilmente alla caduta dello stesso, apparentemente estranea alla causa della morte, o comunque non determinante.
L'autorità giudiziaria, informata dall'Arma dei carabinieri, disponeva l'autopsia e l'esame tossicologico per accertare le cause della morte; le risultanze di tali esami sono coperte da segreto, ai sensi dell'articolo 329 del codice di procedura penale.
Il giorno successivo, alle 11,45, il proprietario dell'immobile occupato illegittimamente dai partecipanti al rave party presentava denuncia ai Carabinieri, chiedendo lo sgombero dell'area; ciò veniva effettuato nel pomeriggio. Nel corso dell'operazione, sono state deferite all'autorità giudiziaria 510 persone per riunione pubblica non autorizzata, ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Sono stati sequestrati, inoltre, 13 autocarri contenenti gruppi elettrogeni, materiale elettrico e vari impianti di riproduzione di musica, e sono state identificate 36 persone ritenute, a vario titolo, organizzatrici del raduno.
Relativamente ai danni provocati durante il rave party, dalle denunce presentate dai titolari dei locali occupati e da quelli limitrofi, risulta che sono stati forzati i cancelli e le porte d'ingresso dei locali della ex discoteca; sono state danneggiati, inoltre, il cancello di ingresso e le insegne pubblicitarie e sono state forzate tre porte, di cui una blindata, dei locali dell'azienda «La fattoria», adiacente all'area dove si è svolta la manifestazione, da cui sono stati asportati circa 500 litri di gasolio.
Le indagini, coordinate dall'autorità giudiziaria, sono ancora in corso.
In tutti i modi, a noi risulta che, comunque, le forze dell'ordine avevano segnalato una difficoltà ad intervenire, perché le risorse umane disponibili erano ridotte, dal momento che si trattava dei giorni di fine anno.
Per quanto riguarda la difficoltà ad entrare in questi siti criptati, signor sottosegretario, vorrei dirle che ho un po' curiosato per documentarmi, e si tratta effettivamente di siti criptati, tuttavia, volendo, è possibile entrarvi, poiché viene richiesta l'iscrizione ad una sorta di club, con una password che, ovviamente, resta privata. Non voglio affermare che è facile e che si tratta di cose scontate, tuttavia devo dire che, quando ho potuto osservare tali siti, mi sono resa conto che essi danno conto di tutti gli eventi già avvenuti (con tanto di foto, di immagini e via dicendo), e pertanto ritengo che personale specializzato abbia la possibilità di accedere anche alle parti criptate di tali siti, così come è avvenuto per altri fenomeni delittuosi relativi ad altre vicende (come ad esempio la rete dei pedofili e quant'altro). Non intendo affermare che si tratti di cose analoghe o simili, tuttavia credo che le metodologie impiegate siano simili.
Non intendo affermare neanche che sia semplice, ma mi sembra di aver capito, anche parlando con i responsabili delle forze dell'ordine, che manca un'indicazione da parte di chi se ne dovrebbe occupare, vale a dire che forse non sarebbe impossibile esercitare questa azione di prevenzione, ma forse manca l'indicazione di quale forza dell'ordine, nello specifico, se ne dovrebbe occupare.
Ritengo, quindi, che, da questo punto di vista, si tratti soprattutto di una questione di volontà. Non è semplice né banale affrontare questi problemi, ma - lo ripeto - credo che sia soprattutto una questione volontà e che non sia sufficiente dire che i siti sono criptati.
La morte del giovane francese è stato il primo decesso in Italia in occasione di questi rave party. Signor sottosegretario,
Ripropongo la domanda non per puntiglio, ma perché mi sembra che solo le morti (e forse nemmeno più quelle) siano in grado di risvegliare le coscienze e pongano interrogativi pressanti a cui dobbiamo rispondere e a cui, in particolare, deve rispondere chi è preposto a tutelare la sicurezza e l'incolumità di tutti.
Credo che sia necessario conoscere prima di tutto per capire e ciò si deve fare perché è il modo migliore per prevenire. Pertanto, non è sufficiente - seppure sia importante - il solo fattore repressivo, ma è soprattutto importante creare una rete di sicurezza preventiva. Ciò, dal mio punto di vista, significa governare questi fenomeni, capire quali sono, come ho detto in precedenza, gli interessi che li muovono e su quali bisogni e vuoti agiscono. Se non tentiamo di rispondere a queste domande, diventa difficile anche svolgere una giusta azione di prevenzione e far sì che questi raduni si svolgano in maniera non violenta.
Signor sottosegretario, so che si tratta di fenomeni scomodi ed inquietanti. Ho visto ciò che è accaduto e cosa è rimasto dopo quei giorni, che però parlano di solitudini e di modi di vivere incomprensibili per i più. Tuttavia, non per questo, non ci inducono a porci degli interrogativi; anzi, semmai lo fanno in misura maggiore. Cosa ci dicono migliaia di giovani che vivono giorni in abbandono quasi totale, accompagnati soltanto da musica assordante e stordente? Quanto ai rimedi, ritengo che non vi sia soltanto lassismo e permissivismo, ai quali credo sempre sia unito un certo disinteresse. Proprio per questo motivo, dobbiamo interrogarci e lo dobbiamo ai genitori di quel ragazzo francese (ma poteva essere anche un ragazzo italiano o di Parma), che chiedono di sapere come un figlio possa morire in una sorta di festa o di raduno musicale.
Lei ha dato conto dei primi accertamenti. Per quanto riguarda gli esami tossicologici più pertinenti, vi sono ancora riserve ed effettivamente non sappiamo di cosa sia morto quel ragazzo. Le indagini e le conclusioni giudiziarie devono assolutamente darci queste spiegazioni.
Confidiamo che nessuna morte venga archiviata e che, quindi, non lo sia nemmeno questa, perché si tratta di una morte inquietante. Mi rendo conto che non è facile capire la distanza tra il divertimento ed il caos, tra l'abbrutimento delle persone, un abbrutimento più o meno consapevole che può portare fino alla morte, e la distruzione di cose. Tuttavia, ciò ci riguarda e riguarda soprattutto il Governo che deve agire perché questa distanza non diventi un abisso nel tempo.
A volte occorrono segnali, ponti fatti di parole, di gesti, ma anche un po' di coraggio, magari insieme agli enti locali che governano quei territori. Non bisogna nascondere le responsabilità, di chiunque esse siano.
Confido molto che a quanto sostenuto da lei nella risposta, signor sottosegretario, segua una coerente condotta.


