Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 304 del 6/5/2003
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Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni (ore 10,05).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.

(Problemi di inquinamento derivanti dall'attività dello stabilimento chimico Engelhard di Roma - n. 2-00715).

PRESIDENTE. L'onorevole Giordano ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00715 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 1).

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, vorrei illustrare l'interpellanza vista la complessità della materia. Stiamo parlando di uno stabilimento chimico-industriale, per l'appunto l'Engelhard, che misura una superficie di 45.000 metri quadri, uno dei tanti stabilimenti chimico-industriali che sono sparsi nel mondo: in quello di Roma lavorano 240 dipendenti, di cui 110 operai. Originariamente, questa era conosciuta come la «fabbrica dell'oro», perché l'attività originaria era quella dell'industria galvanica. Successivamente, questa produzione è diventata marginale, lasciando spazio a quella dei catalizzatori chimici, che oggi rappresenta la principale, oserei dire l'unica, attività dell'azienda. Questa impresa utilizza i gorgogliatori di lavaggio, le cui acque, anche se parzialmente depurate, vengono versate nel fiume Aniene e, quindi, nel Tevere, già di per sé, come il ministro sa sicuramente, molto inquinati. La durata e l'efficacia di questi gorgogliatori si riduce con l'uso e per questo devono essere periodicamente sostituiti. Qui nasce il problema dei «catalizzatori esausti», che rappresentano scorie produttive ad alto potenziale di tossicità, in quanto, durante il processo reattivo il carbone ha assorbito svariate sostanze chimiche, in parte come reagenti ed in parte come prodotti delle reazioni secondarie non facilmente identificabili. Si


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determina così la composizione di una sorta di «melma tossica» che ha un elevato valore economico perché contiene metalli preziosi. Da qui la convenienza a recuperarli attraverso il processo più semplice ed economico: la pirolisi e la termodistruzione delle sostanze chimiche.
La Engelhard, nello stabilimento di Roma, dispone di un impianto termico per il recupero dei metalli preziosi dai catalizzatori esausti. Questo procedimento, però, presenta dei problemi e dei rischi che sono stati descritti nell'interpellanza e su cui, per ragioni di brevità, non mi soffermo. Infatti, questo è il punto, signor ministro, i cittadini della zona, stiamo parlando di Case Rosse, Settecamini e Setteville, sono costretti, ormai continuamente, a chiudersi in casa per la presenza nell'aria di sostanze maleodoranti e irritanti per le prime vie respiratorie, provenienti dallo stabilimento Engelhard. Ciò rappresenta la conferma che gli impianti di combustione, in particolare il post-combustore, sono ormai obsoleti e, quindi, non più idonei sotto il profilo della sicurezza ambientale.
La cosa particolarmente grave - vorrei dirlo anche alla Presidenza - è che nella zona è stato riscontrato un aumento preoccupante di patologie respiratorie, dermatologiche e, soprattutto, di natura tumorale, che suscitano un giustificato allarme tra i residenti, i quali non hanno esitato a chiedere più volte, ma inutilmente, alle autorità competenti un'indagine epidemiologica sul quartiere di Case Rosse e via di Salone per ricoveri e decessi dovuti a tumore.
Non sto parlando di rischi, ma di fatti concreti. Il primo è avvenuto il 12 febbraio del 1998, quando dallo stabilimento fuoriuscì una sostanza che, a contatto con l'aria e con il suolo, sprigionò fumi e vapori tossici, che costrinsero le forze dell'ordine ad isolare la zona per qualche tempo: francamente sembra uno scenario quasi postatomico. Il 2 aprile del 2000 - tre anni fa -, sempre nella stessa Engelhard, è divampato un incendio, che, per fortuna, i vigili del fuoco sono riusciti a controllare in circa tre ore. La natura dell'incendio ed il grado di rischio corso non sono mai stati esplicitati, ma l'incendio stesso avrebbe potuto estendersi all'area di stoccaggio dei catalizzatori esausti, con gravissime conseguenze per i residenti.
Signor Presidente, so che il ministro non è competente riguardo a questa materia, ma mi chiedo come sia stato possibile concedere il piano di fabbricazione per un'area simile. Lo stabilimento infatti è situato al centro di un'area con circa 20 mila abitanti di Case Rosse e Settecamini, nel comune di Roma, e di Setteville, nel comune di Guidonia, e con 30 mila dipendenti delle aziende che operano nella Tiburtina Valley. Inoltre, lo stabilimento è situato ai confini con il costruendo polo tecnologico e a ridosso di un nuovo piano di zona per circa 1.200 abitanti, con annesso un asilo nido previsto dal piano di riqualificazione di Case Rosse; penso che i ragazzini cresceranno bene a causa dell'aria salubre prodotta da questa azienda!
Il primo problema è rappresentato dal fatto che questa azienda non ritiene di rientrare negli obblighi previsti per le aziende a rischio, come da decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334.
Per ragioni tecniche, i catalizzatori esausti possono contenere un numero potenzialmente assai elevato di composti chimici rientranti nelle categorie di pericolo sopra menzionate e, in relazione ai quantitativi di soglia estremamente bassi, determinare, di conseguenza, l'obbligo degli adempimenti previsti dalla normativa sui rischi di incidente rilevante.
Signor ministro, questa azienda potrebbe stoccare, manipolare, e, quindi, di fatto smaltire, sostanze altamente tossiche, e non sempre identificabili, provenienti dalle centinaia di aziende clienti sparse in tutto il mondo, senza sottoporsi alle norme che regolano il trattamento dei rifiuti tossici. Inoltre, nonostante le ripetute sollecitazioni dei comitati di zona e dei cittadini alle autorità competenti deputate ai controlli dello stabilimento, continua a ripetersi la liberazione nell'aria di sostanze maleodoranti e tossiche.
La Engelhard - evidentemente trattasi di porto abusivo di coda di paglia -, forse


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consapevole dell'inadeguatezza e, quindi, della pericolosità dell'attuale impianto, ha previsto nei suoi piani di ristrutturazione il rifacimento di detto impianto di combustione degli esausti, con passaggio finale dei fiumi in apposito gorgogliatore di lavaggio. Questa soluzione, sicuramente migliorativa, non esclude, però, la liberazione nell'aria di gas inquinanti nella prima fase di travaso degli esausti dai fusti nelle vasche di combustione e nei casi in cui gli esausti contengono sostanze altamente infiammabili, che entrano in combustione in modo incontrollato superando gli standard di smaltimento sopportati dall'impianto: ciò comporta gravi conseguenze per l'Aniene ed il Tevere.
Detto ciò, signor ministro, le chiedo se vi sono le possibilità concrete affinché degli enti qualificati - che non abbiano mai avuto rapporti di consulenza con la stessa Engelhard - verifichino subito l'adeguatezza e la funzionalità del post-combustore e, nel caso di obsolescenza dell'impianto, non esitino a farlo chiudere immediatamente.
Chiediamo, inoltre, che vengano disposte indagini epidemiologiche per ricoveri e decessi di natura oncologica; che vengano valutate storicamente, attraverso un'accurata analisi documentali, le quantità, le condizioni e la natura dello stoccaggio dei catalizzatori esausti; che l'azienda Engelhard, in considerazione della prevista ristrutturazione degli impianti di combustione dei catalizzatori esausti, colga l'occasione per trasferire in altra sede i nuovi impianti, la cui operatività non è legata all'intero processo produttivo e, quindi, ha una scarsissima incidenza da un punto di vista occupazionale. Nel caso contrario, gli impianti dovranno essere sottoposti alla valutazione di impatto ambientale.
Si chiede, inoltre, se il Governo, nell'attuale revisione di tutte le normative che regolano la salvaguardia dell'ambiente attraverso la prossima legge delega, non intenda far rientrare nella regolamentazione dei rifiuti solidi anche quelli potenzialmente tossici, oggi trattati come materie prime o conto lavorazione. Infine, mi domando - so che non è di sua competenza, ma mi interessa conoscere il suo parere al riguardo (come vede, non ho alcuna remora né di carattere politico né tanto meno di carattere ideologico ad affermarlo) - se lei non ritenga che in una zona così densamente popolata ed abitata si integrino gli estremi di una totale illegittimità del piano di fabbricazione della zona medesima.

PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e la tutela del territorio, onorevole Matteoli, ha facoltà di rispondere.

ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Signor Presidente, in merito a quanto indicato nell'atto di sindacato ispettivo n. 2-00715, presentato dall'onorevole Giordano, riguardante i disagi provocati ai cittadini dall'attività svolta dalla Engelhard, società italiana Spa sita in Roma, in via di Salone n. 245, sulla scorta delle notizie ricevute anche dal comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente, dall'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente del Lazio, dalla provincia di Roma, nonché dall'azienda sanitaria locale di zona, si rappresenta quanto segue.
Il predetto stabilimento, in attività dal 1956, è sorto nella periferia est della città allora distante da insediamenti abitativi, in ossequio a quanto dettato dall'articolo 216 del regio decreto n. 1265 del 1934. Nei decenni successivi, i consistenti insediamenti edilizi spontanei, borgata di Case Rosse, ed i conseguenti interventi pubblici di riqualificazione dell'area hanno avvicinato lo stabilimento alle abitazioni ed alle altre attività lavorative, determinando una situazione di incerta compatibilità (purtroppo, in Italia è accaduto spesso che, intorno ad uno stabilimento, si sia sviluppata la città). Presso la società trovano occupazione 220 persone, tra operai, impiegati e dirigenti.
Le attività produttive dello stabilimento, che hanno come denominatore comune l'utilizzo di metalli preziosi, possono sintetizzarsi in: produzione di catalizzatori a base di metalli preziosi da utilizzarsi nella industria chimica e farmaceutica;


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produzione di sali e soluzioni, a base di metalli preziosi e non, per bagni galvanici; produzione di sali e complessi di metalli preziosi in soluzione ed, infine, raffinazione di catalizzatori contenenti metalli preziosi.
In relazione alla detenzione di sostanze e preparati pericolosi, la società si trova, ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 334 del 1999, in regime di classe B ed ha prodotto, come previsto dalla normativa, la cosiddetta relazione e le schede di informazione alla popolazione. Trattasi di azienda che non rientra tra quelle a rischio di incidente rilevante poiché si trova nella fascia di applicazione immediatamente inferiore a quella A2.
Al fine di svolgere le attività di lavorazione all'interno dello stabilimento, la società è in possesso delle varie autorizzazioni richieste dalla normativa vigente: in primo luogo, per i rifiuti, dell'autorizzazione regionale all'esercizio rilasciata, ai sensi dell'articolo 28 del decreto legislativo n. 22 del 1997, con decreto n. 117 del primo agosto del 2002 per un periodo di cinque anni (tale decreto sostituisce l'iscrizione n. 103 del 7 marzo 2000 della ditta nel registro delle imprese che hanno effettuato la comunicazione alla provincia di Roma ai sensi dell'articolo 33 del decreto legislativo n. 22 del 1997, adeguando i codici dei rifiuti recuperati alla decisione CE 2001/118 del 16 gennaio 2001) in secondo luogo, per gli scarichi idrici, dell'autorizzazione allo scarico di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose, di acque reflue domestiche, di acque meteoriche in un corso idrico superficiale, rilasciata dalla provincia di Roma il 23 luglio del 2001; in terzo luogo per le emissioni in atmosfera, dell'autorizzazione alla continuazione delle emissioni convogliate in atmosfera e alla modifica dell'impianto ai sensi degli articoli 12 e 15 del decreto del Presidente della Repubblica 203/88 rilasciata dalla provincia di Roma il 12 dicembre 2001.
L'impianto industriale in argomento è stato oggetto in questi anni di numerosi controlli e, nella scorsa settimana, il comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente ha effettuato un'ulteriore ispezione. Gli ultimi controlli effettuati sia dal predetto comando sia dall'ARPA hanno permesso di accertare la regolarità dei titoli autorizzativi ed il rispetto dei valori limiti prescritti per i vari inquinanti, ma hanno anche evidenziato la necessità di effettuare ulteriori e dettagliati controlli. In particolare, è stato disposto un accurato controllo su ciò che viene riversato nell'Aniene e quindi nel Tevere, anche perché occorre evidenziare che, per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, la ditta deve ottimizzare, razionalizzare i camini più significativi dei forni convogliandoli in un unico camino (futura emissione denominata E/18A).
Tale progetto riveste notevole importanza al fine di ottenere una gestione più sicura dell'impianto di recupero, oltre ad un controllo più efficace delle emissioni in quanto la provincia di Roma ha prescritto per il nuovo camino il monitoraggio continuo delle stesse. La sezione provinciale di Roma dell'ARPA Lazio ha fatto presente che entro breve termine effettuerà un ulteriore controllo ambientale per verificare se la ditta abbia ottemperato a quanto stabilito nell'atto autorizzativo concernente i lavori di convogliamento dei forni in un unico camino.
Riguardo poi agli effetti sulla salute, mancano al momento segnalazioni riguardanti un tipo di patologia collegabile alla situazione ambientale proveniente da medici di base o dal pronto soccorso di ospedali limitrofi. Le statistiche di mortalità a Roma e nel Lazio elaborate dall'agenzia di sanità pubblica della regione Lazio per gli anni 1993-1998 non forniscono dati disaggregati a livello dei quartieri di Case Rosse e in via di Salone, e quelli riguardanti un più vasto agglomerato comprendenti tali zone non evidenziano scostamenti della mortalità per tumore rispetto al dato cittadino.
Per quanto riguarda la ricerca sulle patologie eventualmente riscontrabili fra i lavoratori della Engelhard, da un primo rapido riscontro, e vorrei sottolineare che si tratta di un primo rapido riscontro, perché mi rendo conto che ne occorrono


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di più pressanti, continuativi e corposi, nell'archivio del dipartimento di prevenzione si è constatato che rispetto ai dipendenti attuali, cui vanno aggiunti gli altri che vi hanno lavorato negli ultimi anni, vi sono state tre denunce di malattia professionale di cui uno riguardante un caso di tumore pervenute al vaglio del competente servizio prevenzione igiene e sicurezza dei luoghi di lavoro dal 1994 ad oggi.
In sintesi, quindi, a fronte di una situazione di un'industria che, a prescindere da un'inclusione della stessa in una classificazione di rischio rilevante, presenta cicli lavorativi che sicuramente prevedono l'impiego e la produzione di sostanze pericolose per la salute umana, non sono al momento disponibili dati sanitari che facciano sospettare eccessi di patologia, in particolare tumorali, tra i lavoratori dell'azienda e le popolazioni delle vicine aree. Questo naturalmente non esclude che eccessi statisticamente significativi possano invece essere riscontrati in approfondite indagini epidemiologiche che dovranno essere effettuate (e saranno effettuate).
Dal canto suo, la ASL competente assicura nelle prossime settimane e nei prossimi mesi uno sforzo per l'acquisizione dei dati sanitari riguardanti sia i lavoratori della Engelhard sia la popolazione, attraverso la collaborazione da realizzare con i medici di famiglia. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio avvierà inoltre iniziative presso le competenti autorità regionali e locali per l'accertamento della rispondenza di qualità e quantità dei materiali trattati nello stabilimento a quanto previsto dalle vigenti autorizzazioni, con particolare riferimento ai quantitativi stoccati, e, nel caso, valuterà l'inclusione della società all'interno dell'elenco degli stabilimenti a rischio rilevante.
In ordine all'ultimo dei quesiti posti dall'onorevole interpellante, inerente alle iniziative necessarie per far rientrare nella regolamentazione dei rifiuti solidi anche quelli potenzialmente tossici, è intenzione del Ministero dell'ambiente, anche in vista della revisione della normativa ambientale in materia di rifiuti, tenere conto dell'evoluzione normativa in atto in sede europea. In particolare, nella manipolazione di sostanze pericolose o di componenti che le contengano, anche se non rientranti nella classificazione «rifiuto», dovranno essere eseguite le più rigorose regole di rispetto della salute dell'uomo e della salvaguardia ambientale, cosa che assicuro sarà effettuata capillarmente.

PRESIDENTE. L'onorevole Giordano ha facoltà di replicare.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, il ministro ci ha ricordato che l'azienda, dal punto di vista giuridico e normativo, ha le carte in regola. Tuttavia, lo stesso ministro, nella sua risposta, dice che occorreranno ulteriori controlli dettagliati, perché in effetti la pericolosità delle produzioni e delle lavorazioni dell'azienda è fuori discussione.
Ritengo che quegli aspetti di carattere normativo e giuridico, signor ministro, «saltino» di fatto nel momento in cui si citano - nel testo dell'interpellanza e nella sua illustrazione, da me fatta precedentemente e su cui non ritornerò - degli episodi concreti, attraverso i quali la pericolosità delle produzioni di questa azienda è stata sotto gli occhi di tutti. Quindi, non sto più parlando di rischi, ma di fatti!
A maggior ragione, nel momento in cui valuterete - dal momento che lei ha detto che valuterà attentamente questo punto - e farete delle considerazioni di carattere tecnico sulla classificazione dell'azienda tra quelle a rischio rilevante - facendola rientrare quindi nel campo di applicazione del decreto legislativo n. 334 del 1999 - la prego di tenere in considerazione i riferimenti tecnici che qui abbiamo apportato e gli effetti concreti delle produzioni.
La seconda questione riguarda le patologie. Lei ha detto - ed io ne prendo atto positivamente - che si impegna ad attivare un'indagine epidemiologica sul territorio.
La cosa è particolarmente importante perché ne sarà la prova - come ripetono gli abitanti di quella zona tra l'altro densamente


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popolata -, poiché un'indagine accurata, dal punto di vista epidemiologico, non è stata compiuta, mentre, da più parti, si osservano patologie connesse alla produzione dell'azienda medesima.
Lei stesso ha rilevato la necessità di monitorare costantemente tale azienda perché ha impatti ambientali molto gravi, non solo per le popolazioni e per i lavoratori dell'azienda medesima, ma anche per il fiume Aniene, già di per sé molto inquinato, e, di conseguenza, per il fiume Tevere.
Nel ringraziarla per gli impegni assunti, vorrei ricordarle che continueremo (poiché abbiamo la certezza che le produzioni di tale azienda non sono regolari e che sono nocive per la salute dei cittadini) a compiere la nostra battaglia.
Vorrei utilizzare lo spazio che mi è stato riservato per lo svolgimento di quest'interpellanza per far sapere all'azienda che non molliamo, che stiamo insieme ai cittadini che si sono mobilitati e che non desisteremo da questa battaglia fino a che l'azienda non trasferirà le produzioni più pericolose altrove perché tali produzioni sono nocive per il territorio.
Vorrei ringraziarla per l'interessamento e dirle che continueremo, con grande determinazione, a verificare gli impegni che lei, in questa sede, si è assunto in materia.

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