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H) Interpellanza
stipula di accordi per il governo dell'immigrazione ed il controllo dell'immigrazione clandestina con Paesi a forte pressione migratoria, considerando che, secondo dati ufficiali provenienti dal ministero dell'interno, il numero complessivo di accordi di riammissione stipulati dal nostro Paese ammonta a 27, e che 24 di questi sono stati stipulati non da questo Governo, ma dai precedenti Governi di centrosinistra, e considerando che il numero complessivo di accordi per la regolamentazione dei flussi ammonta a 3 (Albania, Tunisia, Marocco) e tutti e tre gli accordi sono stati stipulati dai Governi precedenti;
generato una protrazione di trattenimento quasi detentivo per persone che non hanno compiuto alcun reato, tale da far riemergere con forza il tema della coerenza con il dettato costituzionale delle disposizioni che regolamentano i centri di permanenza temporanea e assistenza;
da parte dello Stato. Il rischio è che l'Italia non solo non abbia un modello di integrazione da seguire, ma perda quel minimo di politiche necessarie per evitare un deterioramento delle relazioni tra italiani e stranieri -:
Alberta De Simone, Di Serio D'Antona, Gambini, Giulietti, Grandi, Labate, Lumia, Manzini, Paola Mariani, Marone, Minniti, Piglionica, Nicola Rossi, Sandi, Siniscalchi, Stramaccioni, Susini, Tocci, Vianello, Zunino, Amici, Bandoli, Battaglia, Buffo, Burlando, Capitelli, Cennamo, Chiti, Crucianelli, Folena, Fumagalli, Gasperoni, Grillini, Leoni, Lolli, Lucà, Lulli, Maurandi, Melandri, Montecchi, Motta, Nigra, Ottone, Pennacchi, Pollastrini, Preda, Quartiani, Raffaldini, Rava, Ruzzante, Michele Ventura, Zani».
a sei mesi dall'entrata in vigore delle nuove norme in materia di immigrazione, si rileva che la cosiddetta «legge Bossi-Fini» non è solo una legge lesiva dei diritti degli stranieri e di alcuni principi fondamentali della nostra Costituzione, ma è anche una legge pasticciata e confusa e che si è rivelata di difficile, ed in molti casi, di impossibile applicazione;
alla data attuale, non sono stati ancora emanati i regolamenti attuativi, i cui termini sono già ampiamente scaduti, così come stabilito dall'articolo 34 della legge 189 del 2002, nonché dall'articolo 2-bis, con l'effetto che non possono entrare in vigore alcune parti significative di quella legge, quali, ad esempio, le norme riguardanti il diritto d'asilo e quelle relative al funzionamento dello sportello unico per l'immigrazione, né si può procedere all'armonizzazione ed integrazione delle disposizioni della nuova legge con quelle ancora in vigore della legislazione precedente;
in materia di regolamentazione dei flussi annuali, il Governo si è limitato ad emanare il 20 dicembre 2002 un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per l'ingresso di 60.000 lavoratori stagionali per l'anno 2003. Tale provvedimento stabilisce il principio della riserva geografica e rende, perciò, impossibile l'ingresso regolare nel nostro Paese per molti stranieri provenienti da Paesi a forte pressione migratoria, nonché l'impossibilità dell'ingresso per lavoratori da assumere a tempo determinato, indeterminato o da impiegare in attività di lavoro autonomo;
non risultano essere state intraprese azioni significative dal Governo in questi anni per portare avanti con forza e vigore un'iniziativa diplomatica dell'Italia per la
a fronte di una giusta richiesta del Governo italiano per una piena solidarietà degli altri Paesi europei, per quanto riguarda le spese e gli oneri derivanti dall'attività per il controllo delle frontiere italiane, non si registra altrettanta disponibilità, se non vera e propria ostilità, su temi importanti, come il diritto d'asilo, la lotta contro il razzismo e la xenofobia, i diritti degli stranieri residenti di lungo periodo. Si ricorda, a tal proposito: la mancanza di una legge organica sul diritto d'asilo; le forti limitazioni ai diritti delle persone sanciti nella cosiddetta «legge Bossi-Fini», così come le polemiche all'interno della maggioranza e del Governo che hanno accompagnato la discussione sull'eventuale accoglienza in Italia di profughi provenienti da zone interessate dal conflitto in Iraq e il recepimento (peraltro, in ritardo di 3 mesi) della direttiva 2001/55/, che regolamenta la protezione temporanea di profughi e sfollati; il vero e proprio veto posto dal Ministro della giustizia, senatore Roberto Castelli, sull'ipotesi di definizione da parte dell'Unione europea di strategie punitive comuni contro razzismo e xenofobia. È chiaro che l'Europa potrà partecipare con più solidarietà all'onere che il nostro Paese deve fronteggiare per il controllo delle frontiere, quanto più forte sarà il nostro grado di responsabilità nell'assunzione su materie delicate, come l'accoglienza di profughi e rifugiati o la lotta al razzismo e xenofobia;
sono più di 60 le richieste di giudizio della Corte costituzionale avanzate dai tribunali per sospetta incostituzionalità di molte norme della legge n. 189 del 2002, in particolare di quelle norme relative alla disciplina dell'espulsione e della sua esecuzione;
secondo dati ufficiali forniti dal ministero dell'interno, risulta che 62.500 stranieri si trovano in Italia pur avendo avuto un decreto di espulsione;
la legge n. 189 del 2002 prevede, all'articolo 13, lettera b), comma 5-ter, che lo straniero che si trattiene senza giustificato motivo nel territorio dello Stato, in violazione dell'ordine del questore a lasciare il territorio nazionale entro 5 giorni, è punito con l'arresto da 6 mesi ad 1 anno. Se ne deduce, quindi, che, escluse le persone che pur espulse non ricadrebbero nella fattispecie dell'articolo 13, lettera b), comma 5-ter, che vi sono sul territorio nazionale decine di migliaia di persone che devono essere arrestate, processate e poi, eventualmente, espulse; una delle conseguenze di questa situazione potrebbe determinare un potenziale raddoppiamento della popolazione carceraria italiana, con gravi ripercussioni sull'intero sistema giudiziario italiano;
la norma dell'articolo 13, lettera b), comma 5-ter, è stata oggetto di richiesta di pronuncia della Corte costituzionale per sospetta incostituzionalità e l'applicazione della stessa ha generato un aggravio per i tempi della giustizia, che rende, di fatto, impossibile altra attività dei tribunali. Da notizie in possesso dell'opposizione, risulta che in alcuni tribunali (dall'ottobre 2002 al febbraio 2003) il carico giudiziario sull'articolo 14 è di oltre il 60 per cento del complessivo: questo vuol dire che la maggior parte dei tribunali è impegnata a perseguire stranieri, che, nella maggior parte dei casi, non commettono alcun reato, piuttosto che i delinquenti veri, italiani o stranieri che siano;
il raddoppio dei termini di permanenza da 30 a 60 giorni nei centri di permanenza temporanea e assistenza ha
inoltre, si è creato un aggravio delle spese dello Stato, a fronte di una risibile crescita della percentuale delle persone effettivamente allontanate dopo essere transitate nel centro;
da notizie acquisite in molteplici visite alle diverse strutture dei centri di permanenza temporanea e assistenza dislocate sul territorio nazionale da parlamentari dell'opposizione, risulta che in questi ultimi due anni è complessivamente e sensibilmente peggiorata la condizione dei residenti dei centri;
la carta dei diritti per i residenti del centro non è applicata o è largamente disattesa: in molti casi non sono ammesse o sono fortemente limitate visite dall'esterno, spesso anche degli stessi familiari; il diritto all'interprete (articolo 111 della Costituzione) non è garantito, anche durante il colloquio con i legali; la libera circolazione all'interno del centro è spesso vietata; l'assistenza sanitaria non sempre viene garantita;
ancora oggi non è possibile sapere con certezza se le domande di regolarizzazione presentate possano trovare risposta entro il 2003, poiché rispetto alla 702 mila domande presentate, secondo una recente indagine de Il Sole 24 Ore, solo il 10 per cento hanno avuto risposta, malgrado sia stato potenziato il personale nelle questure e nelle prefetture;
il problema del cosiddetto subentro - della possibilità, cioè, per il lavoratore immigrato, nel caso di licenziamento operato dal datore di lavoro con il quale aveva presentato domanda di regolarizzazione, di poter sanare la propria posizione con un altro datore di lavoro - che sembrava essere stato risolto, rischia di essere vanificato da una successiva circolare del ministero del lavoro e delle politiche sociali, che impedisce al nuovo datore di lavoro di assumere il lavoratore straniero prima della chiamata dello stesso da parte dell'ufficio polifunzionale della prefettura per la stipula del contratto di soggiorno;
ancora oggi, a tutti gli stranieri che hanno presentato domanda di regolarizzazione è impedito di recarsi all'estero, pena la perdita del diritto ad ottenere la regolarizzazione e tale divieto vale anche nei casi di una madre che vorrebbe visitare il proprio figlio minore lasciato all'estero;
in Italia le politiche sull'integrazione sono state da questo Governo completamente abbandonate. Come è noto, la cosiddetta «legge Bossi-Fini» accentua la precarietà dello straniero regolarmente soggiornante. Il modello di integrazione delineato nella cosiddetta «legge Turco-Napolitano», pur formalmente preservato nella cosiddetta «legge Bossi-Fini», non si può adattare ad un modello di lavoratore straniero precario, sottopagato e ostaggio del proprio datore di lavoro. La politica degli ingressi, che l'attuale Governo sembra voler costruire nei prossimi anni, non è coerente con un serio modello di integrazione. Il fatto che il Governo abbia fatto entrare nel corso di due anni 22.000 lavoratori tra lavoratori a tempo determinato, indeterminato e lavoratori autonomi e ben 123.000 lavoratori stagionali la dice lunga su come il Governo concepisce un mercato del lavoro aperto ai lavoratori stranieri. Le politiche in materia di lavoro, soprattutto gli ostacoli che crea l'istituto del contratto di soggiorno alla piena libertà ed autonomia del lavoratore straniero, comportano, quindi, seri pericoli per l'effettiva inclusione degli stranieri nella nostra società. Inoltre, le modifiche apportate nella legge finanziaria per il 2003 al funzionamento del fondo per le politiche sociali tolgono ogni autonomia al fondo per le politiche migratorie previsto dalla legge sull'immigrazione, mettendo così a serio rischio la possibilità di impostare in tutte le regioni una politica sull'integrazione basata su ordinari finanziamenti
per quali motivi non siano stati ancora emanati i regolamenti previsti dalla legge n. 189 del 2002, i cui termini sono già ampiamente scaduti ed entro quanto il Governo pensi di emanarli;
entro quanto tempo il Governo provvederà all'emanazione del decreto flussi per l'ingresso di lavoratori stranieri da assumere a contratto, determinato, indeterminato ovvero da impiegare in attività di lavoro autonomo, e se il Governo consideri strategico ed importante tale atto, anche ai fini del controllo della prevenzione dell'immigrazione clandestina, oltre che della soddisfazione del fabbisogno di manodopera straniera;
quali iniziative siano state avviate per rafforzare la cooperazione con i Paesi a forte pressione migratoria e quali iniziative intenda mettere in campo il Governo per aumentare considerevolmente il numero degli accordi di riammissione e quelli di regolamentazione dei flussi di ingresso;
in che modo il Governo intenda procedere, in vista della guida italiana del semestre europeo, al fine di garantire che l'obiettivo della «comunitarizzazione» delle misure su immigrazione ed asilo fissate nel trattato di Amsterdam sia ancora perseguibile e che le scadenze fissate nel Consiglio europeo di Tampere, e poi in quello di Siviglia, siano rispettate;
quali misure intenda adottare il Governo per rimediare al fallimento del complesso delle norme sulle espulsioni contenute nella legge n. 189 del 2002;
quali misure il Governo intenda adottare per evitare un aggravio, fino a configurare ipotesi di vero e proprio collasso, del carico penale sul nostro sistema giudiziario e carcerario, conseguente all'applicazione dell'articolo 14 della legge n. 189 del 2002;
quali misure intenda adottare per garantire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone che risiedono nei centri di permanenza temporanea e assistenza e per garantire il massimo di trasparenza nella gestione degli stessi;
quali ulteriori misure intenda porre in essere per accelerare il disbrigo delle pratiche di regolarizzazione;
quali misure intenda adottare per far sì che ai lavoratori stranieri sia concessa la possibilità di uscire dal territorio nazionale, magari nel periodo pasquale, nelle more dell'attesa per la definizione della pratica di regolarizzazione;
quali siano gli indirizzi di politica sull'integrazione degli stranieri che il Governo intende perseguire per i prossimi anni;
quali atti concreti il Governo abbia posto o intenda porre in essere per l'integrazione dei bambini stranieri nelle scuole italiane;
quali indirizzi politici siano stati emanati per garantire l'accesso effettivo degli immigrati al servizio sanitario nazionale;
quali misure si stiano adottando, anche in collaborazione con soggetti privati e parti sociali, per favorire l'accesso per i lavoratori stranieri in Italia ad una abitazione dignitosa;
quali azioni il Governo intenda portare avanti, di concerto con le regioni, gli enti locali, le agenzie formative italiane e tutto il sistema della formazione professionale, per estendere e garantire l'apprendimento della lingua italiana a tutti gli stranieri minori ed adulti residenti sul territorio nazionale.
(2-00732)
«Turco, Adduce, Agostini, Roberto Barbieri, Bolognesi, Buglio, Carli, Chiaromonte, Coluccini, Cordoni, De Brasi,
(30 aprile 2003)