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PRESIDENTE. L'onorevole Ciani ha facoltà di
FABIO CIANI. No, signor Presidente,
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, senatore D'Alì, ha facoltà di
ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero innanzitutto premettere che il prefetto di Roma, con provvedimento dello scorso 5 aprile, ha sospeso il consiglio comunale di Fonte Nuova, avviando così la procedura di scioglimento dello stesso consiglio, misura di rigore prevista dall'articolo 141 del decreto legislativo n. 267 del 2002 per dimissioni della metà più uno dei 20 componenti il consiglio.
PRESIDENTE. L'onorevole Ciani ha facoltà di
FABIO CIANI. Signor Presidente, mi dichiaro parzialmente soddisfatto, nel senso che mi voglio - quanto meno - illudere che questa nostra interpellanza abbia contribuito a ristabilire la verità dei fatti. Però, credo che un fatto così grave, in cui si registra una dichiarazione del segretario generale del comune che non risponde al vero, vada approfondito in maniera diversa.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
Contemporaneamente, è stato nominato il prefetto Fausto Gianni, commissario per la provvisoria gestione dell'ente.
Riassumerò brevemente le vicende che hanno portato al provvedimento, che si è potuto adottare solo il 5 aprile in quanto sono stati necessari approfonditi accertamenti per verificare i presupposti previsti dalla legge.
In data 31 marzo 2003, il segretario generale del comune di Fonte Nuova ha trasmesso l'atto di dimissioni contestuali, sottoscritto con firme autenticate da un notaio da 12 consiglieri comunali, assunto al protocollo del comune nella stessa data.
Con la medesima nota il segretario generale ha tuttavia precisato che soltanto 10 consiglieri dimissionari avevano provveduto alla personale consegna del documento al protocollo dell'ente.
Pertanto, in considerazione del parere del Consiglio di Stato n. 4269 dell'11 dicembre 2002, che prevede specifiche modalità di presentazione delle dimissioni da parte dei consiglieri comunali ed, in particolare, la presentazione personale dell'atto al protocollo, la prefettura - ufficio territoriale del Governo di Roma riteneva opportuno chiedere ulteriori precisazioni al comune.
Peraltro, gli stessi 12 consiglieri, con nota del 1o aprile scorso, dichiaravano di essere stati tutti presenti all'atto della consegna del documento.
Come già detto, la contraddittorietà delle due versioni ha reso necessario acquisire elementi di chiarimento.
È risultato così che, in assenza dell'identificazione formale dei consiglieri dimissionari, si era verificato un errore nella nota del 31 marzo scorso del segretario generale in ordine al numero dei consiglieri presenti alla protocollazione.
È risultato inoltre che la dipendente comunale addetta alla protocollazione dell'atto, nella sua relazione del 4 aprile scorso, ha dichiarato che i consiglieri interessati, a causa delle ridotte dimensioni del locale, erano presenti chi all'interno chi all'esterno, eccetto il signor Vincenzo Russo.
Così è stato possibile accertare, nel rispetto dei criteri indicati dal Consiglio di Stato, che la presentazione dell'atto di dimissioni era avvenuta da parte di almeno 11 dei consiglieri dimissionari e si è potuto, conseguentemente, dare avvio alla procedura di scioglimento del consiglio comunale di Fonte Nuova, cosa di cui ho dato nota all'inizio della mia risposta.
Sottosegretario D'Alì, lei sa che è in corso un procedimento penale. Il segretario comunale è stato denunciato dai consiglieri per falso in atto pubblico e per una dichiarazione falsa resa nell'esercizio delle proprie funzioni. Lei sa quanto sia importante l'affidabilità di un consigliere comunale in un consiglio comunale. Credo che il ministro dell'interno debba procedere ad un'inchiesta, per verificare come possa essere accaduto un fatto di questo genere, e debba, se del caso, prendere provvedimenti immediati, perché chi ha commesso errori così importanti venga immediatamente sospeso dal proprio compito. Non si può pensare che un fatto politicamente ed istituzionalmente così importante, come lo scioglimento di un consiglio comunale, sia affidato al pressappochismo di qualcuno che fa una dichiarazione, poi si contraddice, poi ribadisce e, infine, cerca di scaricare il problema sull'impiegato di turno.
Credo che, al di là dell'atto formale dello scioglimento, che per fortuna è arrivato, il ministro dell'interno debba verificare più approfonditamente, con una propria inchiesta, oltre quella della magistratura, se ci sia stato un comportamento doloso nella vicenda. Altrimenti, quel consiglio comunale non potrà più fare affidamento sulla correttezza del proprio segretario generale o dei funzionari del comune. Inviterei il Governo ad attivarsi in questa direzione, dichiarandomi naturalmente soddisfatto per il fatto che, almeno, il consiglio comunale, in questo frangente, sia stato sciolto, secondo la volontà dei consiglieri comunali.


