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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Bondi.
SANDRO BONDI, Relatore. Presidente, rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il progetto di legge che è al nostro esame, così com'è stato più volte ricordato, costituisce una forma di adeguamento del nostro ordinamento ai principi costituzionali e anche a quelli del diritto internazionale in materia di diritti di libertà religiosa e di coscienza.
Nella Costituzione l'articolo 8 afferma che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge; il terzo comma afferma che i rapporti di queste confessioni religiose con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. Vi è poi un'ultima possibilità costituita da quelle confessioni religiose che non intendono ovvero non possono avere un rapporto pattizio con lo Stato e per queste ultime, pertanto, troverà applicazione unicamente una legge di carattere generale. Anche per queste confessioni deve però valere una legge sulla libertà religiosa che sia coerente e consona al messaggio costituzionale. Per dette confessioni, allo stato attuale, risulta ancora vigente la legislazione del 1929-1930 sui culti ammessi, o meglio, quella parte di legislazione, come è stato ricordato, rimasta in piedi dopo gli interventi della Corte costituzionale.
L'accennata disciplina venne infatti adottata allorquando la religione cattolica era espressamente considerata religione di Stato, ed è frutto, pertanto, di un sistema politico e culturale diverso da quello da cui ha tratto origine il nostro dettato costituzionale. In questo quadro, il primo passo da compiere per garantire l'attuazione della Costituzione in tema di libertà religiosa è proprio l'approvazione del presente disegno di legge, oggi nuovamente sottoposto all'esame del Parlamento.
Nell'odierna società, e ancor più in un prossimo futuro, ove già si registrano presenze articolate e complesse di diverse realtà religiose, lo Stato deve porsi come pieno assertore e difensore dei diritti e delle libertà fondamentali riconosciute dalle supreme Carte - oltre che dalla Suprema corte -, tra cui, in primis, quella della libertà religiosa. È necessario, in altri termini, sviluppare una politica religiosa che non ci faccia trovare impreparati ad affrontare la sfida del pluralismo multiculturale e multireligioso, in termini di integrazione ai fini di una convivenza civile e armonica. L'approvazione del suddetto progetto normativo, dunque, si pone come necessaria premessa per ogni successivo intervento in questo settore.
Occorre pertanto assicurare alle confessioni religiose, purché siano tali, un sostrato comune di norme, in modo da attribuire ad esse il diritto di essere trattate in modo conforme al disposto della nostra Carta costituzionale. L'impianto del provvedimento, sul quale, peraltro, sono state espresse numerose valutazioni positive anche da parte di esponenti del mondo della cultura e di insigni giuristi (vorrei ricordare, al riguardo, che si sono svolte numerose audizioni in Commissione affari costituzionali), si pone come uno strumento di garanzia delle libertà fondamentali
sancite a livello costituzionale, ed attraverso l'enunciazione dei diversi diritti, finisce per snodarsi in concrete disposizioni procedimentali poste a tutela sia dello Stato, sia delle stesse confessioni religiose.
In quest'ottica, dando precipuo rilievo e tenuto conto di quanto affermato in proposito nelle varie sedi internazionali, anche in materia di ordine e sicurezza pubblica, si è inteso apprestare una serie di garanzie e di controlli, positivamente normando - quando, naturalmente, tale disegno di legge sarà approvato definitivamente - altresì alcuni aspetti ed alcune fase procedurali già esistenti nella prassi. È stata confermata l'assoluta bontà della scelta del riferimento al parere preventivo del Consiglio di Stato, essendo stata sempre apprezzata la meritoria opera svolta dal suddetto organo consultivo nel valutare la compatibilità dei princìpi professati dalle varie confessioni religiose, contenuti nei loro statuti, con il nostro ordinamento giuridico.
Credo che, in ogni caso, sia stata riaffermata, anche nel corso del dibattito in Commissione, l'esigenza di un controllo da parte dello Stato e del Governo e, segnatamente, del Ministero che ho l'onore di rappresentare. Tale possibilità di controllo è stata inoltre estesa anche allo stesso Parlamento: come abbiamo visto, infatti, tutto l'iter propedeutico alla stipula delle intese è stato, a mio avviso giustamente, punteggiato da una serie di momenti di controllo, che coinvolgono lo stesso Parlamento e le sue Commissioni di merito.
Ritengo, pertanto, che il provvedimento che il Governo ha presentato, sostiene e segue attentamente nel corso della discussione parlamentare - e concordo interamente con i principi enunciati dal relatore, l'onorevole Bondi - stia veramente procedendo in un dibattito complesso e lucido, del quale ringrazio, naturalmente, tutti i componenti della Commissione, e segnatamente il presidente, il quale ha gestito in maniera molto puntuale le varie audizioni, le sedute in sede referente ed il dibattito sulle proposte emendative presentate.
Credo altresì che l'iter del provvedimento proseguirà in quest'aula sempre nell'ambito di una discussione approfondita e civile. L'obiettivo finale è rappresentato da una norma di attuazione, e non di enunciazione, in modo che forse sarà possibile espungere dal testo alcune dichiarazioni meramente di principio, oppure alcuni riferimenti o rinvii a normative di settore (come ad esempio quella sull'istruzione scolastica), e spero che alla fine venga approvato in maniera largamente condivisa, dall'intero Parlamento, un provvedimento (che ricordo essere stato presentato non solo dal Governo, ma anche da parlamentari di diverse forze politiche) che ci conduca ad avere una normativa più moderna sia in tema di libertà religiosa, sia di riconoscimento degli effetti civili degli atti di alcune confessioni religiose.
Il Ministero dell'interno segue da sempre con grande puntualità questa tematica e posso assicurare che lo ha fatto con grandissimo rispetto di quei principi superiori che sono la tutela dell'ordine pubblico e l'aderenza ai nostri principi costituzionali siano essi riferiti a tutto l'impianto della legislazione in termini di sicurezza e di ordine pubblico siano essi riferiti all'impianto del nostro diritto di famiglia.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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