Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 285 del 24/3/2003
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(Repliche dei relatori e del Governo - A.C. 2144-B)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore di minoranza, onorevole Benvenuto.

GIORGIO BENVENUTO, Relatore di minoranza. Signor Presidente, vorrei brevemente replicare leggendo al Governo una lettera che appare su La Stampa di domenica 23 marzo nella rubrica curata da Oreste Del Buono. Scrive il signor Davide Visconti: «Berlusconi dice che dall'opposizione non ci si può aspettare nulla di buono. Può darsi; però, intanto, nulla di buono viene dal Governo e da regioni e comuni amministrate dalla destra. Ho votato - dice il signor Davide Visconti - la Casa delle libertà. Mi sono amaramente pentito. L'addizionale IRPEF di comuni e regioni è aumentata del 60 per cento rispetto al 2002. Sono annullati i tanti decantati sconti fiscali. Mia nonna ha una pensione modesta e deve vedersi detrarre quanto serve a pagare stipendi stratosferici, a coprire sprechi, furti e tangenti.
I nuovi politici non sono certo migliori della vituperata prima Repubblica; sono solo più ignoranti ed arroganti. Anche il condono è una truffa: la verità è che è fatto su misura dei grandi evasori, mentre è negato per chi ha un modesto reddito».
È il commento migliore ad una delega fiscale che rappresenta la più grande operazione di raggiro nei confronti dei contribuenti e delle imprese italiane.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la maggioranza, onorevole Falsitta.

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, rinuncio alla replica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato cose che ho già avuto modo di sentire nel corso di altri passaggi parlamentari in ordine a questo disegno di legge di delega. Mi preme dapprima svolgere una considerazione su quanto affermato dal relatore con riferimento alle questioni della progressività e della ricerca. Si tratta semmai di specificare meglio i contenuti in sede di decreti delegati. Nulla si oppone nel merito, se non l'opportunità di portare fino in fondo questo provvedimento e di concluderlo rapidamente al fine di operare sui testi effettivi.


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Quanto agli altri discorsi che si sono succeduti, ho sentito parlare di tutto per quanto riguarda il sistema fiscale, mentre poco si è parlato per quanto concerne questo testo. Si è addirittura sollevata la questione di alcuni provvedimenti, quali i codici tributi, modificati dieci volte. In realtà, i codici tributi sono stati cambiati perché si sono ridotti a meno della metà di quelli che vi erano quando ministro era il professor Visco. Sono state fatte delle rilevazioni per consentire ai contribuenti di orientarsi meglio nel sistema dei versamenti. Ci si accusa di non avere effettuato rimborsi che risalivano a dieci-dodici anni fa. Allora, dov'era il ministro Visco due anni fa quando questi rimborsi erano ancora in essere? Certo, stiamo operando su quelli e si stanno riducendo gli stock di vecchi debiti che il fisco ha nei confronti dei contribuenti; addirittura ci siamo trovati crediti risalenti agli anni 1989, 1990 e 1991 - ed anche su questi stiamo procedendo - , dopo aver operato sugli anni 1994-1995 e 1996, rimasti indietro. Si è quindi attaccato a trecentosessanta gradi e senza un motivo effettivo, ma anche senza un motivo relativo al testo al nostro esame.
Si sono sollevate alcune questioni che sinceramente mi lasciano assai perplesso riguardo al fatto che ad esempio nel mondo delle imprese si stia facendo una serie di favori alle grandi imprese piuttosto che alle piccole. Ho delle perplessità soprattutto per quanto riguarda colui che ha pronunciato questa espressione: uno infatti che ha inventato la DIT, la Visco, le rivalutazioni che sono state effettuate soprattutto dai grandi gruppi, l'IRAP, ovvero un insieme di provvedimenti che in realtà hanno favorito solo alcuni grandi gruppi ed hanno penalizzato fortemente le piccole imprese.
Se è vero che la tassazione in media si era ridotta, ciò è avvenuto perché tanti hanno avuto un aumento di tassazione e pochi hanno usufruito di forti deduzioni di aliquote. Questa è la differenza e la si riscontra nella Tremonti-bis che, piaccia o non piaccia, che è stata utilizzata per ben oltre la metà dalle piccole imprese, che erano state assolutamente escluse dalle altre rivalutazioni dei cespiti, DIT, Visco e via dicendo. Tutto quello che è stato affermato su questo punto, quindi, mi sembra assolutamente strumentale.
Anche riguardo all'applicazione del primo modulo sulle persone fisiche e a queste lettere in cui chi scrive sostiene di aver avuto una maggiore tassazione, dico che ciò risulterebbe impossibile, da come è stata scritta la legge e per il fatto che la circolare che prevede l'applicazione della riduzione delle imposte e l'applicazione della no tax area, e quindi della sua riduzione lineare, prevede il ricalcolo tutti i mesi. Quindi, il fatto che vi sia il conguaglio a fine anno è un'affermazione tutta da vedere e da dimostrare. Certo, se qualcuno ha sbagliato nel calcolo delle imposte, questo dovrà essere rivisto ovviamente nei mesi successivi, ma le disposizioni sono ben chiare.
Per quanto riguarda la questione della progressività, relativa alla riduzione di imposte sulle persone fisiche, si dice che si riducono le imposte ai ricchi e che gran parte del costo della riforma è per i ricchi: signori miei, se avessimo voluto ridurre le imposte ai ricchi, sarebbe costato molto poco, perché trattandosi di pochi soggetti, il costo sarebbe stato minimo. È chiaro che la finalità di questa riforma, soprattutto e prima di tutto, è quella di ridurre le imposte sui redditi medio-bassi, tanto è vero che l'intervento previsto in questa legge finanziaria prevede la no tax area fino a 7.500 euro, per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, che va ad annullarsi oltre i 26 mila euro. Da qui dipende il meccanismo della progressività e da qui dipende effettivamente quale sarà la grossa diminuzione di tassazione su questi tipi di redditi. È ovvio che l'intendimento del Governo sarà quello di dare priorità all'ampliamento della no tax area e di far sì che la riduzione della tassazione e della deduzione alla base sia la più lunga possibile, in modo tale da avvantaggiare, anche in questo caso, i redditi medio-bassi. Queste sono le priorità da cui dipende esclusivamente o per la gran parte la progressività. Si discute, pertanto, di una


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cosa che sostanzialmente si è appena iniziata a fissare. Nell'ultima legge finanziaria si è fissato il primo paletto, l'intendimento è quello di spostare il paletto della no tax area sempre più in avanti, affinché i redditi bassi siano detassati.
Qui si inserisce il solito tormentone della questione degli incapienti. Quando un soggetto non ha imposte da pagare, prevedere il fisco negativo sarebbe un meccanismo assurdo! Il fisco negativo già è un controsenso, se lo guardiamo bene - i rimborsi di imposta per coloro che hanno versato di più -, perché il sistema fiscale serve per acquisire le risorse, non per erogarle. Per erogarle ci sono altri tipi di strumenti e altri ministeri deputati a farlo. Tra l'altro, se riuscissimo ad esentare, per ipotesi, tutti i redditi sino a cinquantamila euro, avremmo milioni e milioni di incapienti, il che evidentemente fa capire che questo meccanismo non è sostenibile. Gli strumenti di politica sociale vanno individuati ed applicati attraverso leggi di politica sociale e di sostegno ai redditi e alla famiglia.
In questo caso, si vuole raggiungere questa riduzione di imposta per fare in modo che vi sia anche il rilancio dei consumi.
Per quanto riguarda la riduzione delle imposte per le imprese, abbiamo ridotto di due punti percentuali l'IRPEG (una riduzione erga omnes, e non a favore soltanto di qualcuno, come ho già dichiarato all'inizio del mio intervento).
Si prevede inoltre, come priorità, la riduzione dell'IRAP (discorso sicuramente complesso), soprattutto con riferimento al costo del lavoro, una priorità riguardante le imprese, soprattutto quelle piccole. Sappiamo, infatti, che le piccole imprese sostengono il nostro sistema economico più di quelle grandi, soprattutto oggi. Questo, è, dunque, l'obiettivo principale che ci poniamo per ciò che riguarda le imprese.
Ci si lamenta anche dell'incremento economico ridotto. Credo che, in una situazione così difficile a livello internazionale, in Europa, forse, una volta tanto, non siamo la maglia nera nell'ambito degli incrementi del prodotto interno lordo, come avveniva, qualche anno fa, quando tutti incrementavano la loro ricchezza di oltre il 3 per cento, mentre noi non arrivavamo al 2 per cento.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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