Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 280 del 13/3/2003
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DICHIARAZIONE DI VOTO DEL DEPUTATO ANNA MARIA LEONE SULLE MOZIONI RELATIVE ALLE INIZIATIVE PER CONTRASTARE LA PRATICA DELL'INFIBULAZIONE

ANNA MARIA LEONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono almeno 40 i paesi in cui è diffusa la pratica delle mutilazioni sessuali sulle bambine: ogni anno, due milioni di piccole vittime vanno ad aggiungersi ai 130 milioni di donne che vivono col marchio di questa ferita.
L'Africa subsahariaha, da est a ovest, è l'area di maggiore diffusione: Sudan, Somalia e Mali soprattutto, ma anche gran parte dell'Africa occidentale, l'Egitto, le zone meridionali della penisola araba, e più raramente alcune zone dell'Asia sud-orientale.
In queste culture non aver subito la mutilazione genitale significa isolamento sociale: i Bambara, una delle etnie del Mali, chiamano «bikaloro» le bambine o donne non infibulate e questo è un gravissimo insulto, che vuol dire essere privi di ogni maturità.
I casi denunciati dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sono tra i 100 e i 130 milioni.
In Italia vivono alcune decine di migliaia di donne infibulate e, ogni anno, numerose bambine con genitori provenienti soprattutto dai paesi dell'Africa sub-sahariana rischiano di essere sottoposte a questo rituale.
Si tratta di una procedura inumana e non rispettosa dell'integrità fisica della donna, simile a quella della circoncisione per l'uomo, a lungo (e tuttora) erroneamente ritenuta, da diverse culture e religioni, una pratica che favorisce l'igiene e la purificazione.
Ogni caratteristica anatomica dell'uomo e della donna ha una precisa funzionalità. La modifica, specialmente nelle parti genitali, è dovuta a visioni culturali repressive e limitative.
Dobbiamo urlare il diritto di ogni bambino, di ogni bambina al rispetto dell'integrità psichica, fisica e il diritto al rispetto della infanzia e ad una futura sessualità felice.
Dobbiamo impegnarci non solo per evitare che cose simili avvengano nel nostro paese ma anche favorendo una crescita culturale per le donne africane immigrate in Italia rendendole consapevoli dei loro diritti all'integrità fisica, rispetto e diritto a una sessualità completa, per far sì che siano in prima persona protagoniste di un reale cambiamento nei loro paesi di origine.
La mutilazione è soltanto un atroce delitto e non un rituale religioso.
Le credenze e le usanze che circondano le differenti forme di mutilazione genitale femminile sono tuttora diffuse e radicate. Infatti, questo calvario è spesso accettato dalle altre donne della famiglia come un dato normale e inevitabile della vita comunitaria, un segno di appartenenza, un codice di onore da rispettare senza pensare al trauma e all'handicap sessuale, ma crea forti instabilità psicologiche e gravi traumi che durano tutta la vita.
Le motivazioni che mantengono in esistenza questa tradizione inumana sono stupefacenti, contraddittorie mascherate da falsi concetti religiosi, ipocriti pregiudizi sociali e con l'unica costante di creare una mutilazione non solo fisica ma anche psicologica della giovane donna che la subisce.
Nella maggior parte dei paesi nei quali vengono praticate, le mutilazioni sono formalmente vietate per legge, ma vengono eseguite ugualmente, di nascosto, grazie all'ignavia di chi è al potere.
Proibire, dunque, non è sufficiente. È necessario far prendere coscienza alle donne, cercando di far capire loro che


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l'infibulazione non ha nulla a che fare con la tradizione e con la cultura etnica da conservare, ma nega la sessualità e devasta il corpo.
L'infibulazione, come tutte le lesioni fisiche, morali, psicologiche non può trovare legittimazione nella scelta religiosa o di mantenimento della tradizione, è soltanto violenza. Tale mutilazione (genitale e sessuale femminile) deve essere riconosciuta come un abuso fisico sulla bambina e deve essere respinto come una dannosa pratica pseudoculturale.
Considerando che tale abuso viene perpetrato anche fra coloro che sono immigrati in paesi, quali quelli europei, dove tale pratica viene condannata, ci deve far meditare sul come impedire la mutilazione di queste bambine.
Il dialogo individuale, l'evitare di apparire come portatori di verità che vogliono uccidere le loro tradizioni ci impone di agire con gradualità attraverso un'opera di convincimento verso donne ed uomini spiegando l'assurdità di questa mutilazione ed evitando che la ripetano sulle loro figlie.
Nella sessione speciale dell'ONU fatta nel maggio 2002 si è dibattuto anche questo e nel documento conclusivo sottoscritto dai Governi presenti, compreso il nostro, è stato sottoscritto l'impegno di «Porre fine alle pratiche e alle usanze tradizionali dannose come il matrimonio precoce e forzato e le mutilazioni genitali femminili che costituiscono una violazione dei diritti delle bambine e delle donne».
Il Governo quindi ha sottoscritto un atto internazionale e non può disattenderlo.
È vero che in Italia questa pratica è proibita, la Costituzione vieta espressamente qualsivoglia violazione dell'integrità corporea della persona. Ma non esiste ancora una legge ad hoc. È allora necessario che il Governo ed il Parlamento si impegnino affinché, la proposta di modifica del codice penale, che rende illegale l'infibulazione sul territorio nazionale e che già è stata approvata dalla Commissione giustizia del Senato, venga al più presto approvata e che venga considerata l'opportunità di concedere asilo politico, nelle sedi diplomatiche italiane, a quelle donne che intendono sottrarsi a tale grave mutilazione.

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