Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 280 del 13/3/2003
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Svolgimento di interpellanze urgenti.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni subiti dalle vittime delle leggi razziali - n. 2-00652)

PRESIDENTE. L'onorevole Magnolfi ha facoltà di illustrare l'interpellanza Grillini n. 2-00652 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1), di cui è cofirmataria.

BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Signor Presidente, con questa interpellanza urgente abbiamo inteso affrontare un tema di grande importanza, sia dal punto di vista delle conseguenze economiche concrete che può avere, ma anche dal punto di vista simbolico e culturale. Con la legge n. 96 del 1955 lo Stato italiano ha riconosciuto un vitalizio ai perseguitati politici e razziali. Oggi, a distanza di tanti anni, possiamo dire che questa legge non è mai stata applicata nei confronti degli ebrei; anzi si è cercato ogni pretesto per interpretarla in modo riduttivo e distorto pur di non risarcirli. Così non è difficile immaginare uno sciame di funzionari, consulenti, avvocati dello Stato che si sono adoperati, per decenni, con stratagemmi da azzeccagarbugli, per impedire l'erogazione del vitalizio così importante sul piano economico per tanti perseguitati che si erano visti privati del diritto al lavoro, allo studio, privati della casa, colpiti da sofferenze inaudite sul piano personale e da lutti familiari: quindi, qualcosa di importante dal punto di vista economico, ma importantissimo anche sul piano simbolico.
Intanto, nella legge il periodo contemplato era quello dagli anni venti fino all'8 settembre 1943 con la firma dell'armistizio. Il periodo successivo non era coperto, mentre sappiamo che molte persecuzioni fasciste sono avvenute anche dopo l'8 settembre. Questo è già stato motivo di rifiuto per molte pratiche, come se dopo questa data il fascismo non ci fosse più o fosse svanito nel nulla, come se dall'8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 i fascisti, affiancati dai nazisti, non avessero continuato ad applicare le leggi razziali, a deportare e a uccidere gli ebrei, se vogliamo anche in modo più brutale di quanto non era avvenuto nella fase precedente. Ma c'è un altro cavillo a cui il ministero si è appigliato. Il titolo della legge del 1955 parla di perseguitati politici


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o razziali, ma il testo della legge in questione, fra gli esempi di persecuzione, non cita espressamente le persecuzioni razziali, a meno che gli ebrei non fossero anche antifascisti o a meno che non avessero subito violenze fisiche o sevizie.
In ogni caso, gli ebrei erano perseguitati in quanto ebrei: tutti lo sappiamo, basta conoscerne la storia, basta aver vissuto in quel periodo, basta aver a cuore non la forma di una legge, magari scritta in maniera ambigua o grammaticalmente scorretta, ma la sostanza. Lo Stato ha espresso con quella legge la volontà di risarcire i perseguitati politici, ma anche i perseguitati razziali. Le leggi razziali non se le sono inventate gli ebrei e nemmeno l'opinione pubblica democratica; oggi possono sembrare incredibili, ma sono - ahimé - tragicamente vere. Al contrario, lo Stato ha ingaggiato da allora questa battaglia legale tramite l'Avvocatura dello Stato contro le legittime richieste di vitalizio.
In particolare, presso l'ufficio del Ministero del tesoro che presiede a queste pratiche si è distinto per il suo zelo il funzionario capo, che ha avuto il coraggio di chiedere alla Croce rossa tedesca che tipo di campo fosse Auschwitz, se casomai - consentitemi la triste ironia - fosse stato un campo solare, un campo estivo o magari un campo da golf. È così che si sono scoraggiati molti cittadini ad inoltrare le domande di vitalizio. Infatti, fino alla primavera del 2001 non sono stati erogati assegni ai perseguitati razziali in quanto ebrei: non è stato erogato nessun assegno.
Va detto anche - mi piace ricordarlo - che la commissione istituita dalla legge del 1955 non comprendeva nessun rappresentante dell'Unione delle comunità ebraiche e solo nel 1998, con l'allora ministro della giustizia Piero Fassino, è stata integrata con un rappresentante, l'avvocato Giulio Disegni.
Oggi molti degli aventi diritto sono purtroppo deceduti come, ad esempio, tutti coloro che furono cacciati dal lavoro a seguito delle leggi razziali, esclusi - ricordiamolo - da tutti gli incarichi pubblici e anche da moltissime attività private. Il ministero ha trovato nell'anagrafe un formidabile alleato poiché oggi sono rimasti in vita solo coloro che all'epoca erano bambini e non furono ammessi o cacciati dalle scuole.
Le leggi razziali risalgono al luglio del 1938, un periodo in cui la scuola rimane chiusa poiché, come oggi, ricomincia la sua attività a settembre. Il funzionario usava richiedere una sorta di certificato di espulsione, quando è risaputo che vi fu semplicemente l'impossibilità da parte dei bambini ebrei di iscriversi. A seguito delle leggi razziali non vi era bisogno di alcuna espulsione poiché non ci si poteva iscrivere alle scuole italiane senza essere in possesso di un pezzo di carta o, magari, semplicemente perché avendo letto le leggi gli interessati neanche si presentavano.
Vi sono oggi un migliaio di domande ferme in commissione ed un altro potenziale migliaio di richiedenti; alcuni di loro hanno ottenuto anche il parere favorevole della commissione, ma il funzionario ha promosso un ricorso gerarchico bloccando il provvedimento. A questo punto i richiedenti hanno fatto causa e sono arrivati al processo. Le sezioni regionali della Corte dei conti in alcuni casi hanno pronunciato sentenze favorevoli, mentre in altri ciò non è accaduto.
Già nel 1998 il caso è stato rimesso alle sezioni unite della Corte e la sentenza, per la prima volta, chiarisce che le violenze subite dagli ebrei, per dare adito a risarcimento, non debbono essere solo fisiche ma anche morali. Il dispositivo parla di atti di violenza dai quali siano derivati effetti lesivi del diritto delle persone. Nonostante ciò tutto è continuato come prima, anche dopo tale sentenza. Infatti neppure di fronte a questa chiarezza, il ministero si è rassegnato a pagare il vitalizio. Una seconda riunione a sezioni unite della Corte dei conti si è tenuta il 26 febbraio scorso e la sentenza è prevista fra pochi giorni.
A questo punto chiediamo al Governo perché continui ad opporsi con questa colpevole pervicacia all'erogazione del vitalizio assegnato da una legge dello Stato.


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Vogliamo sapere perché l'ufficio richieda una documentazione impossibile da fornire e, oltretutto, inutile. Questo è indice di una mentalità ispirata alla più stupida burocrazia, che aggiunge persecuzione a persecuzione. Vogliamo sapere cosa il Governo intenda fare nei confronti dei funzionari che si sono opposti in modo politicamente sospetto all'applicazione di una legge dello Stato. Infine vogliamo sapere cosa il Governo intenda fare per onorare anche la memoria delle persone decedute e per risarcire i loro congiunti che hanno subito questo doloroso calvario.
Signor sottosegretario, l'antisemitismo è una pianta che non si estirpa mai, anzi negli ultimi tempi, secondo noi, ha ripreso vigore.
I rappresentanti dell'Unione delle comunità ebraiche potrebbero ricordare un lungo elenco di episodi ispirati all'antisemitismo che si sono verificati in quest'ultimo anno. Anche le scritte comparse a viale Sempione a Milano contro il dottor Paolo Mieli sono il sintomo di un clima preoccupante: su quei muri vi era scritto «la RAI agli italiani». Il manifesto della razza risalente al 1938 affermava che gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Noi crediamo che la rapida soluzione di questa decennale controversia da parte del Governo sarebbe un segnale importante, non solo per la dignità delle persone coinvolte, ma anche per l'inequivocabile messaggio culturale e politico che questa soluzione avrebbe e cioè che lo Stato si oppone concretamente a qualunque forma di vecchio e nuovo antisemitismo nel nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 15,12).

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Contento ha facoltà di rispondere.

MANLIO CONTENTO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, con l'interpellanza urgente n. 2-00652 l'onorevole Grillini ed altri colleghi pongono quesiti in ordine al riconoscimento del risarcimento previsto dalla legge a favore della popolazione ebraica, vittima delle persecuzioni avviate dalle leggi razziali.
In via preliminare, va segnalato che nella materia in questione la competenza primaria appartiene alla commissione per la concessione di provvidenze a favore dei perseguitati politici italiani antifascisti o razziali e dei loro familiari superstiti, istituita ai sensi dell'articolo 8 della legge 10 marzo 1955, n. 96, nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il ministero, che ha un ruolo essenziale di supporto nei confronti della predetta commissione, per parte sua, si è sempre adeguato all'orientamento della giurisprudenza della Corte dei conti. Nelle ipotesi in cui tale giurisprudenza ha mostrato un orientamento non univoco, si è ritenuto opportuno fare riferimento a quanto ritenuto dalle sezioni riunite della predetta Corte. In secondo luogo, va segnalato che la materia in questione, la cui delicatezza è di tutta evidenza, è stata già oggetto di specifica attenzione del ministro dell'economia e delle finanze, il quale, nel rispondere ad un'interrogazione a risposta immediata nel settembre del 2002, ebbe a promettere il massimo sforzo per velocizzare le pratiche e, soprattutto, per rimuovere dalle procedure quella tipologia di adempimenti probatori, imposti dalla normativa vigente, che trasferisce a carico dei soggetti interessati oneri di somministrazione probatoria odiosi.
Da qui, l'impegno di velocizzare le pratiche, la normativa vigente ed a modificare la normativa ove necessario. In esito a tale impegno del ministro, si è dato formale impulso al dipartimento interessato per analizzare sia sul piano procedurale sia sul piano sostanziale gli aspetti di criticità della materia. Sotto questi profili, in particolare, è in corso una puntuale analisi sulla legittimità di alcuni provvedimenti emanati dall'amministrazione e sfavorevoli agli interessati per


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verificare la possibilità che essi possano essere annullati, addirittura in sede di autotutela.
Va anche detto che, pochi mesi fa, è stato cambiato il direttore generale preposto alla direzione che tratta la materia in questione. Da pochissimi giorni, inoltre, si è provveduto ad affidare la divisione che tratta in via diretta la materia ad altro dirigente.
Tali avvicendamenti se, da un lato, hanno comportato un ritardo nella definizione delle iniziative promosse dal ministro, dall'altro, costituiscono presupposti quanto mai opportuni, affinché i problemi denunciati vengano affrontati e risolti in radice. In tal senso va ribadito che l'impegno del ministro è incondizionato e si farà in modo che la struttura burocratica risponda in modo efficiente agli atti di indirizzo che vengono impartiti. Nel merito, si segnala che presso le sezioni riunite della Corte dei conti, in data 26 febbraio 2003, è stata trattata una causa concernente proprio la materia in esame. La relativa decisione, dalla quale ci si attende l'affermazione di principi di massima che dovrebbero porre fine a contrasti interpretativi, non è stata ancora pubblicata.
Tenuto conto della delicatezza dei temi toccati e dell'autorevolezza dell'organo giurisdizionale chiamato a pronunciarsi, questa amministrazione ritiene che un quadro più completo delle possibile soluzioni possa essere delineato non appena si avrà conoscenza della predetta decisione.
Vorrei aggiungere che mi sto occupando personalmente della vicenda per incarico del ministro. In merito a quanto gli interroganti fanno riferimento, a quale sia il modo migliore per onorare la memoria di chi, da un lato, è sopravvissuto e, dall'altro, probabilmente ha perso la vita a distanza di tempo da quei tragici eventi, faremo quanto è in nostro potere per dare quei riconoscimenti che sono previsti dalla normativa italiana rispetto ad eventi del passato che non si debbono più ripetere. Sul piano personale, le posso dire che già si è tenuto un primo incontro con l'Unione delle comunità ebraiche che lei stessa ha citato, per affrontare, anche con la sua collaborazione, quegli aspetti procedurali che sono stati più volte denunciati come assurdi (anche io ho espresso un giudizio negativo per quanto riguarda le procedure amministrative).
Debbo altrettanto dire, non per amore di polemica, che anche nel periodo trascorso, nonostante, come ella ha ricordato, l'aggiunta nel comitato competente di un rappresentante dell'associazione che riguarda le comunità interessate, non si sono fatti passi avanti e ciò per una ragione semplicemente di carattere giuridico. In realtà, il richiamo da lei compiuto alla normativa vigente, in particolare all'aspetto contemplato dall'articolo 2, riferito ai familiari dei cittadini morti per effetto di persecuzioni politiche o razziali, aggiunge un inciso, cioè fa richiamo alle circostanze previste dall'articolo 1 della stessa disposizione normativa della legge 10 marzo 1955, n. 96.
È qui che purtroppo si è creato quel precedente a cui ella ha fatto riferimento, con un contrasto palese in giurisprudenza, perché la pronuncia della Corte dei conti che lei ha richiamato non presenta soltanto quel passaggio che lei ha letto testualmente, ma ne presenta uno precedente che si riferisce agli atti lesivi: qui è nata purtroppo questa querelle interpretativa.
In altre parole, pur rendendomi conto che sembra imbarazzante dover parlare di tali questioni di fronte ad una tragedia immane, è rimesso alla magistratura della Corte dei conti il compito di sciogliere questo dubbio interpretativo sui limiti in cui si debba considerare questo atto lesivo.
Le posso assicurare, ribadendo ciò che il ministro ha detto in quest'aula rispondendo all'interrogazione del presidente del gruppo di Alleanza nazionale, che non appena avremo a disposizione la pronuncia delle sezioni riunite della Corte dei conti, noi avremo di fronte due possibilità: se quella pronuncia, come noi auspichiamo, va nel senso già sollevato sia dall'onorevole La Russa sia dagli interpellanti odierni, saremmo ben felici di uscire da questa impasse che per certi aspetti è davvero tragica; se così non fosse, posso


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tranquillizzare gli interpellanti che riferirò al ministro che l'unica strada è quella di una modifica normativa che restituisca a tutte queste persone quella tutela che l'originario legislatore voleva ad essi assicurare. Sotto questo profilo, le assicuro che questo è l'impegno dell'intero Governo e, se mi permette, anche mio personale.

PRESIDENTE. L'onorevole Grillini ha facoltà di replicare.

FRANCO GRILLINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, diamo atto al sottosegretario Contento dell'impegno profuso su tale materia e, anche notando la verve con la quale ha pronunciato il suo discorso, non abbiamo dubbio che così sarà. Devo tuttavia, e purtroppo dire nonostante l'impegno oggi richiamato nel tentare di risolvere tale vicenda, che l'Avvocatura dello Stato, anche nella citata vicenda della Corte dei conti e della sentenza che deve essere emessa, ha partecipato in modo avverso.
Credo quindi che da questo punto di vista, soprattutto per quanto riguarda i procedimenti per i risarcimenti attualmente pendenti, un'iniziativa che è nella disponibilità del ministro e del Governo sarebbe quella di chiedere all'Avvocatura dello Stato di mutare atteggiamento, perché quello attuale è avverso.
Ci si deve inoltre chiedere, perché è bene che questa riflessione sia fatta, le ragioni per cui nel corso di sessanta anni, dopo la tragica, vergognosa ed indecente vicenda delle leggi razziali e nonostante una legge del 1955 - giunta dopo dieci anni dalla conclusione della drammatica vicenda del nazifascismo nel nostro secolo ed anche su tale aspetto quindi occorre porsi l'interrogativo su come mai dalla fine della guerra siano occorsi ben dieci anni per approvare una legge che riconoscesse ai perseguitati il giusto risarcimento - soltanto venti persone sino ad ora hanno ottenuto questo risarcimento. Questo è un dato che deve far riflettere tutti perché in primo luogo non si deve più ripetere. Non ci deve più essere questa vergogna, come lei stesso ha detto, della necessità probatoria delle persone coinvolte che hanno sofferto la discriminazione.
Vede, signor rappresentante del Governo, vi è stata inoltre una interpretazione della legge che non può essere soltanto addebitata a fatti capziosi o a qualche follia da parte di un azzeccacarbugli, ancorché appartenente al ministero o al Governo. C'è stata invece una resistenza, direi addirittura furiosa e degna di migliore causa, rispetto al risarcimento per queste persone, addirittura arrivando a dire che nell'applicazione di questa legge esistevano problemi in ordine al risarcimento perché non era dimostrata la violenza.
Abbiamo allegato all'interpellanza un articolo apparso su la Repubblica di Mario Pirani che fa riferimento ad una vicenda di Bologna in cui una persona fu esclusa dalla scuola. Secondo l'interpretazione della Corte dei conti, questa persona, che fu cacciata dalla scuola in base alle leggi razziali, non avrebbe avuto diritto al risarcimento, perché in quella vicenda non si ravvisa la violenza.
Penso che questa sia una follia, che sia una cosa che si commenta da sé e che non abbia neanche bisogno di argomentazioni, perché in quel periodo - e comunque sempre, quando si tratta di razzismo, di discriminazione, di esclusione - le persone che furono espulse dalle scuole vissero un tremendo isolamento, vissero una sofferenza enorme sul piano personale e, quando non furono deportate, furono comunque costrette all'isolamento e alla clandestinità.
Quindi, è una vera e propria follia sostenere che l'espulsione dalla scuola, dal posto di lavoro, dal circolo che si frequentava, non rappresenti un fatto violento. A mio parere, su questo terreno, bisogna fare grande chiarezza ed io credo che, da questo punto di vista, sia possibile trovare un accordo unanime, affinché la memoria delle persone che sono state perseguitate in questo paese venga onorata.
A tal fine bisogna fare uno sforzo anche per superare i problemi burocratici. Mi consenta, signor sottosegretario, non credo sia opportuno da parte del Governo


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dire che si aspetta la sentenza delle sezioni riunite della Corte dei conti. Vi è una responsabilità politica dell'esecutivo che deve essere immediatamente espressa indipendentemente da quella sentenza, osservando ovviamente l'autonomia della magistratura. Mi consenta anche un'annotazione ironica: visto il rapporto tra questo esecutivo e la magistratura nel suo complesso, devo dire che, se questo atteggiamento venisse seguito sempre e non solo per quanto riguarda la sentenza della Corte dei conti in relazione al risarcimento delle persone perseguitate dal nazifascismo, saremmo di fronte ad un atteggiamento molto corretto dell'esecutivo (ma lei sa meglio di me che le cose non stanno così).
Esiste una responsabilità politica dell'esecutivo, che l'esecutivo si deve assumere fino in fondo, ed esiste anche una responsabilità politica del Parlamento, che deve intervenire a modificare le norme, se è necessario. Se devo dire la verità, a mio parere, ciò non sarebbe necessario, perché si è di fronte ad una legge che già nel titolo è molto chiara, perché recita: provvidenze a favore dei perseguitati politici antifascisti o razziali e dei loro familiari superstiti; dunque, già il titolo dice tutto. Quindi, francamente, a me risulta veramente incomprensibile la ragione per cui ci si arrovelli attorno ad una questione di interpretazione legislativa quando, in realtà, il problema è decidere o meno di dare corso ad un elementare sentimento di giustizia che riguarda migliaia e migliaia di persone.
Vorrei chiedere, inoltre, che si faccia tutto il possibile per evitare che le persone siano costrette - come giustamente lei ha detto, con una espressione felice - a vergognosi iter probatori. Si sono verificati fatti veramente infamanti da questo punto di vista. Mi raccontava il caro amico ingegner Lucio Pardo, presidente della comunità ebraica di Bologna, che qualcuno si è visto addirittura recapitare la richiesta di una certificazione del comandante del lager per dimostrare che la sua persecuzione fosse un fatto reale; e quel signore che fino a poco tempo fa presiedeva l'ufficio per i rimborsi aveva l'ardire di chiedere addirittura alla Croce rossa internazionale di dimostrare che Auschwitz fosse veramente un campo di concentramento.
Si tratta di fatti che, ripeto, si commentano da sé ed io credo che bisognerebbe affermare un sostanziale elemento di giustizia, facendo in modo che le persone che chiedono il risarcimento o l'assegno di benemerenza possano farlo con una semplicissima autocertificazione. Quando una persona anziana, che è stata perseguitata dal regime nazifascista, presenta una domanda di risarcimento, credo sarebbe necessario che lo Stato credesse a questa persona sulla parola. Sono pochi i sopravvissuti, non sono tante le persone che hanno diritto a questo risarcimento e, quindi, credo vi debba essere uno sforzo, da parte di tutti noi, perché questa pagina di storia sia finalmente conclusa e trovi finalmente un elemento di giustizia, perché tanto lo sforzo dell'esecutivo quanto quello del Parlamento siano in grado finalmente di dare ragione a migliaia di persone che sono state perseguitate dalle leggi razziali.
Il sottosegretario ha fatto riferimento alla possibilità di un aggiustamento normativo. Io annuncio fin d'ora che il mio gruppo sta studiando un emendamento alla legge in discussione attualmente, sui deportati per motivi di lavoro, ed una proposta di legge, per il quale prevedere la corsia preferenziale, che finalmente chiarisca i problemi di interpretazione normativa.
Secondo noi - lo ripeto -, non ci sono problemi di interpretazione normativa. A nostro avviso, vi è solo un problema di volontà politica. Ciononostante, se la questione non dovesse trovare rapida soluzione, presenteremo al più presto un provvedimento da porre nella corsia preferenziale affinché ciò si chiarisca nel miglior modo possibile.
Vorrei svolgere un'ultima considerazione sull'antisemitismo. In questi giorni, abbiamo appreso delle vergognose scritte apparse sui muri della RAI di Milano, in seguito alla vicenda della designazione del


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presidente della RAI, dottor Mieli, che, successivamente - come tutti sanno -, ha dato le dimissioni. Credo che quando si parla di lotta al razzismo e di antisemitismo (che, a mio parere, è la madre di tutti i razzismi, perché è il più antico), occorrerebbe dare prova di coerenza.
Signor sottosegretario, alcune forze politiche che compongono la maggioranza, alcuni esponenti della maggioranza hanno fatto commenti veramente penosi, se mi si consente l'espressione. Ancora una volta, si è fatto riferimento all'atavico pregiudizio sull'avidità. Si sono tirati in ballo i soliti luoghi comuni. Credo che, quando i leader politici desiderano visitare Israele (da molto tempo non riescono a farlo) per dimostrare un avvenuto definitivo processo di democratizzazione, l'esecutivo debba principalmente dare prova della sua volontà di lottare contro il razzismo anche con gli atteggiamenti quotidiani dei suoi singoli componenti e nell'attività quotidiana.
Sarebbe bene che finalmente, anziché promuovere spot televisivi (li stiamo vedendo in questi giorni), a mio parere, di dubbio gusto...

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Grillini...

FRANCO GRILLINI. ... il Governo finalmente si facesse promotore di una campagna contro il razzismo e l'antisemitismo, basata sulla reale volontà di combattere i mostri che abbiamo ereditato dalla storia (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Dovremmo ora passare all'interpellanza Volontè n. 2-00663 (Nuova formulazione), ma poiché non è presente in aula il sottosegretario, onorevole Maria Teresa Armosino, che sta rispondendo ad un'interrogazione a risposta immediata in Commissione, chiedo all'onorevole Volontè se sia possibile posporre la sua interpellanza.

LUCA VOLONTÈ. Assolutamente no, signor Presidente. Noi tutti, come il sottosegretario, abbiamo impegni di cui ci siamo liberati per discutere le interpellanze. In questo caso, poiché l'interpellanza da due settimane viene rimandata, vorrei chiederle di sospendere la seduta. Se il sottosegretario sta rispondendo realmente ad un'interrogazione a risposta immediata, si può riprendere fra qualche minuto.

PRESIDENTE. A parte la sollecitazione che riguarda i parlamentari ed il Governo, sospendere la seduta mi sembra francamente esagerato. Penso si possa passare tranquillamente all'interpellanza successiva. Se si sospende la seduta, occorre, in ogni caso, attendere. Che gli altri colleghi ed il Presidente debbano attendere la sottosegretaria mi sembra eccessivo.
Decida lei, onorevole Volontè, se discutere l'interpellanza successivamente. Non ho problemi. Altrimenti, proseguiamo i lavori. Prendo atto che l'onorevole Volontè accede all'invito a posporre lo svolgimento della sua interpellanza per discuterla nel prosieguo della seduta.

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