Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 280 del 13/3/2003
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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 13,15)

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Constato l'assenza dell'onorevole Bellillo; si intende vi abbia rinunciato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Anna Maria Leone. Ne ha facoltà.

ANNA MARIA LEONE. Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna della mia dichiarazione di voto e


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annuncio il voto favorevole del mio gruppo (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC).

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Virgilio. Ne ha facoltà

DOMENICO DI VIRGILIO. Signor Presidente, vorrei ricordare a tutti colleghi che la Commissione affari sociali ha votato all'unanimità, mi sembra soltanto con l'astensione del gruppo di Rifondazione comunista, una risoluzione su questo problema, dunque non mi sembra possibile rinviare l'esame di questa risoluzione che si occupa di questo problema che ormai non può più essere eluso o pensato soltanto come curiosità. Le stime, ormai, sono chiarissime: in Italia esistono circa 38.000 donne immigrate che hanno subito questa orribile deturpazione nonchè 4.000 bambine che potrebbero essere a rischio infibulazione. Dunque, non è più rinviabile un impegno del Governo su vari punti.
Tra l'altro, l'OMS ha riconosciuto un ospedale romano, l'ospedale San Gallicano, come centro di eccellenza per questo problema.
Occorre una serie di provvedimenti che non devono essere di ordine repressivo perché si tratta di un fenomeno culturale più che religioso, profondo, innato in queste popolazioni; dunque, occorre una campagna di informazione attraverso i mass media ed intervenire anche alle frontiere con la distribuzione di depliants informativi affinché anche i medici, che non sono preparati ad affrontare dal punto di vista medico una pratica così diffusa nei paesi islamici, possano prestare la loro opera di sanitari e svolgere anche un'opera di acculturazione e di aiuto a queste popolazioni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, sono un po' stupita dal fatto che il Governo, nonostante abbia accolto alcuni elementi di tutte le mozioni presentate - il che rappresenta già un passo avanti - riguardanti il tema dei nostri servizi sanitari e sociali, abbia chiesto alla collega Paoletti Tangheroni di togliere dalla sua mozione una parte qualificante riguardante la solidarietà internazionale nei confronti di un crimine che, anche per ragioni culturali, viene perpetrato ai danni di donne e bambine; ciò mi pare veramente sconcertante.
Per quanto riguarda il tema dell'asilo politico, che la collega aveva richiamato nella prima stesura della sua mozione, nelle varie forme (sia quella precisata dall'onorevole Paoletti Tangheroni, cioè presso le nostre ambasciate in questi paesi, sia nella forma che invece, noi, avevamo proposto), avevamo proposto di prevedere - peraltro è in corso presso la Commissione affari costituzionali un dibattito su questo tema - tra i motivi di concessione dell'asilo politico nel nostro paese anche la volontà di una donna di sfuggire, con la sua bambina, ad una pratica barbarica.
Allora, accolgo favorevolmente il fatto che su tutti gli impegni da noi richiesti - che riguardano i servizi socio sanitari, i consultori, la possibilità che le strutture del servizio sanitario nazionale siano adeguatamente formate e che si possa avviare con le comunità presenti in Italia (comunità che si tramandano queste pratiche) un incontro che porti ad azioni positive a carattere di integrazione culturale affinché sia chiaro che nel nostro paese tali pratiche (ciò deve essere chiaro anche a queste popolazioni, alle donne che, purtroppo, spesso le tramandano per far accettare le proprie figlie nella comunità) sono e saranno considerate un reato verso tutte le donne nel mondo - il Governo si sia espresso favorevolmente. In tal modo sarà possibile avviare politiche vere di integrazione culturale e di rispetto dei diritti della persona umana.
Credo però che l'idea di inserire, nell'ambito del dibattito che si sta svolgendo in I Commissione, il tema del diritto di asilo alle donne che ne facciano richiesta,


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sia parte integrante di questa azione positiva che, in qualche modo, va a scoraggiare le pratiche di infibulazione nel nostro paese. Così dovrebbe essere, lo diciamo in modo corale assieme anche a tanti altri movimenti internazionali, in un mondo globalizzato che, appunto, dovrebbe essere globalizzato innanzitutto sul terreno dei diritti delle donne e, in questo caso, delle bambine.
Pregherei pertanto il Governo di ripensare a tale aspetto, anche accogliendo la proposta presente nella mozione come raccomandazione, perché vi è un dibattito in corso in seno alla Commissione affari costituzionali e bocciare adesso la possibilità per una donna, una bambina di sfuggire a questa pratica anche chiedendo asilo politico nel nostro paese mi sembra un modo per fare affermazioni di principio ma per poi chiudere di fronte alla richiesta concreta di attivare politiche di solidarietà e di rispetto dei diritti umani. Se una tortura fatta per motivi politici o per persecuzione può dare diritto all'asilo politico, la tortura praticata sul corpo di una bambina, di una donna o di una adolescente dovrebbe dare ugualmente diritto di asilo. Chiedo al Governo di ripensare alla sua posizione e di accogliere almeno come raccomandazione questo punto della mozione, in modo da poter lasciare l'Assemblea con un impegno collettivo che a me pare sia di piena civiltà sul terreno dei diritti umani.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paoletti Tangheroni. Ne ha facoltà.

PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, naturalmente accogliamo con favore il suggerimento del Governo in merito alla riformulazione che propone; vorrei però spiegare ai colleghi che la nostra mozione va proprio nel senso di aiutare concretamente e realmente le donne che, in quei paesi, desiderino sottrarsi a questa pratica. Infatti, la formula che proponiamo e l'impegno che chiediamo al Governo italiano di assumere sono assolutamente innovativi e rivoluzionari, perché si tratta di predisporre dei campi di asilo; quindi non un teorico, anche se importantissimo dal punto di vista politico, asilo politico in Italia, che diventerebbe praticabile solo per pochissime donne (magari quelle che vivono nei villaggi non sanno nemmeno che esiste la forma dell'asilo politico), bensì l'organizzazione di un aiuto reale e concreto nei luoghi dove queste donne possono sfuggire, con le loro bambine, a questa pratica trovando un'accoglienza adeguata. Vorrei spezzare una lancia a favore della nostra proposta, in quanto quella che proponiamo è una formula concreta, reale, di aiuto portato in loco alle donne. Oggi abbiamo visto che la cultura si è modificata e possiamo veramente portare loro questo aiuto di buon diritto.
Ringrazio il Governo per aver accolto senza esitazione questa - lo ripeto - rivoluzionaria formula, che per ora nessun paese ha adottato.
Chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna delle considerazioni integrative al mio intervento, che eventualmente farò pervenire agli uffici (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, interverrò brevemente per dichiarare il voto favorevole sulla nostra mozione e, peraltro, accogliamo le proposte di modifica che il Governo ha proposto alla stessa.
Signor Presidente, vorrei semplicemente focalizzare l'attenzione su due concetti. Il primo è che abbiamo previsto nella nostra mozione anche un coinvolgimento diretto del Parlamento, attraverso una informativa del Governo al Parlamento stesso. Signor sottosegretario, ci auguriamo che queste non siano solo parole,


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ma che effettivamente entro l'estate sia possibile avere informazioni sull'attività del Governo, sia in termini di indagine sia in termini di iniziative che lo stesso avrà adottato su questo argomento.
Per quanto riguarda l'altro aspetto, in merito al quale inviterei il Governo a svolgere un'ulteriore riflessione, conoscendo le problematiche anche sul piano della legislazione, inviterei a considerare la possibilità di garantire il più possibile a quelle donne che cercassero asilo e protezione nel nostro paese di poterli ottenere, sapendo perfettamente che questo sarebbe un argomento sicuramente molto importante e dirimente con riferimento a tale questione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, devo premettere che ritengo un po' inopportuna la tornata di mozioni su questo tema (cui poi ci siamo dovuti adeguare, non riconoscendoci in alcuna di esse), in un momento in cui è all'esame del Senato un provvedimento di legge di iniziativa parlamentare, che aveva iniziato il suo iter alla Camera e che, comunque, dovrebbe affrontare questi temi.
Vorrei che l'onorevole Paoletti Tangheroni mi ascoltasse: siccome ritengo che su questi temi sia importante che vi siano progetti di iniziativa parlamentare, come quello il cui esame sta andando avanti al Senato e che aveva iniziato il suo iter alla Camera, impegnare il Governo nel momento in cui il Parlamento sta legiferando al riguardo non mi sembra politicamente opportuno. Vorrei dire ciò come premessa.
In secondo luogo, vorrei ricordare al Governo, che ha deciso di non accettare il secondo capoverso del dispositivo della nostra mozione, che esiste una risoluzione del Parlamento europeo, la n. 2174 del 2000 (sulla quale si è discusso anche con il Governo e con la ministra Prestigiacomo un anno fa, appena la stessa fu adottata), riguardante le donne ed il fondamentalismo, che impegna proprio gli Stati membri su questi punti. Allora la ministra mi disse che era interesse del Governo seguire le indicazioni di questa risoluzione, però dopo che nel secondo capoverso della mia mozione ho riassunto questi punti, il Governo ha dichiarato di respingerli. Allora, forse, bisogna chiarirsi e, forse, non tutto il Governo ha le stesse intenzioni. Onorevole sottosegretario, mi sembra una situazione di grande confusione e la pregherei di verificare.
Per quanto riguarda il primo capoverso della mia mozione, con riferimento alle considerazioni dell'onorevole Paoletti Tangheroni, ridimensionerei l'espressione grande rivoluzione; comunque, per carità, tutto può servire! Proporrei di sostituire le parole «a riconoscere il diritto di asilo» con «promuovere nelle forme opportune iniziative per le donne fuggite dai propri Paesi» così da ricomprendere tutto, anche ciò che dice l'onorevole Tangheroni. Forse, se il nostro paese volesse ampliare la sua capacità con una legge specifica sul diritto di asilo (che manca), anche questa sarebbe un'opzione futura.
Credo sia un gravissimo errore del Governo anche il non aver accettato il quarto capoverso della mozione. In tal modo non vengono rispettati gli impegni presi a Pechino dal nostro Governo su questi temi durante la conferenza mondiale delle donne.
Nel Ministero delle pari opportunità fu istituita una commissione ad hoc che ha svolto un ottimo lavoro, ha fornito indicazioni su quanto si può fare per sensibilizzare in Italia la situazione e ha anche iniziato un'analisi ed un monitoraggio. La ministra Prestigiacomo, con una decisione a mio avviso pessima, ha soppresso tale commissione. La invito a ripensarci o ad istituire una nuova commissione se non vuole dare continuità a quella precedente. Però, mi pare che la ministra delle pari opportunità dovrebbe affrontare tale problema più seriamente di quanto stia facendo.
Sulla mozione in esame chiederò la votazione per parti separate poiché non insisto per la votazione delle parti accettate dal Governo.


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PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo esprime parere favorevole sul primo capoverso del dispositivo, come riformulato dall'onorevole Cima.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lussana. Ne ha facoltà.

CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, quello delle mutilazioni genitali femminili è un tema fortemente sentito dalla Lega nord Padania che da tanti anni se ne occupa presentando mozioni, interrogazioni, nonché un'iniziativa legislativa sia alla Camera, sia al Senato. Proprio per tale motivo abbiamo deciso di non presentare un'ulteriore mozione rispetto a quelle oggi in esame i cui principi sono condivisibili ma non dimostrano altro che continua il dialogo fra Parlamento e Governo per cercare di risolvere il problema delle mutilazioni genitali femminili. Tale problema riguarda i paesi di origine dove questa antica pratica viene, purtroppo, ancora perpetrata, ma anche i paesi occidentali e, dunque, l'Italia, a seguito del fenomeno immigratorio.
Sono anni che si discute di tale questione: per ragioni di tempo non le citerò tutte, ma dal 1997 sono state approvate varie mozioni che contenevano gli stessi principi delle mozioni oggi in esame. Vi è il problema dell'indagine conoscitiva per discutere la dimensione del fenomeno nel nostro paese. Ricordiamo che si parla di 4 mila bambine che ogni anno potrebbero subire le mutilazioni genitali. Da anni si parla di campagne di informazione e di prevenzione, dell'istituzione di una figura autonoma di reato, di preparazione del personale dei consultori per garantire alle donne l'assistenza psicologica e medica.
Però, ancora una volta, questo Parlamento che ha tanto caro tale tema si limita ad una discussione, che sarà anche breve per ragioni di tempo, di mozioni quando, invece, la strada per risolvere il problema sia sul piano internazionale, sia sul piano del diritto interno è quella dell'iniziativa legislativa. Dunque, concordo con il parere contrario espresso dal Governo sulla parte della mozione di Alleanza nazionale in cui si invita il Governo a farsi promotore di un'iniziativa legislativa. L'iniziativa legislativa c'è già: è stata approvata al Senato in sede legislativa, fra l'altro si tratta di un progetto a firma del senatore Consolo.
Se veramente si vuole risolvere questo problema smettiamola con le dichiarazioni di intenti e con le mozioni e portiamo celermente il problema in Commissione e poi in aula anche qui alla Camera. Ecco perché non abbiamo presentato una mozione.
Venendo al merito delle mozioni presentate è chiaro che il problema delle mutilazioni genitali femminili va affrontato, come dicevo, su due piani. Certamente sul piano internazionale, trattandosi di un'antica tradizione, attorno alla quale vi è una sorta di consenso, di favore. Le stesse donne che l'hanno subita sottopongono le loro bambine a queste mutilazioni perché sanno che sarà l'unico modo per farle diventare, non delle donne impure o delle reiette della società, ma delle buone madri e delle buoni mogli. Difatti, nonostante nei paesi stranieri questa pratica sia già vietata (è importante dire infatti che molti Stati africani e asiatici prevedono il divieto sancito penalmente del ricorso a tali antiche barbare tradizioni), purtroppo vi è un diritto consuetudinario che molto spesso, per così dire, va oltre, per cui ancora sussiste il ricorso a tali vere e proprie torture.
Pertanto, dato che anche all'interno di questi paesi il consenso culturale attorno a queste pratiche comincia a vacillare, è opportuno insistere con dei programmi di aiuto alle organizzazioni internazionali che svolgono un'importante opera di informazione e di prevenzione culturale. Per questo motivo vediamo con favore la mozione Paoletti Tangheroni che impegna il Governo ad organizzare delle zone protette, anche mediante programmi di aiuti, per quelle donne che nei loro paesi di origine vogliano sottrarsi a tale pratica. Al riguardo chiedo che vi sia una precisazione, cioè che i programmi non devono essere svolti nei paesi occidentali, ma direttamente negli Stati di origine, dove vi


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siano donne che vogliano sottrarsi a questa pratica che sono costrette a subire.
Sul piano del diritto interno invece è opportuno andare avanti con la proposta di legge e quindi con la creazione di una figura autonoma di reato. Colgo l'occasione per dire che il testo approvato al Senato personalmente non mi piace, perché introduce semplicemente una circostanza aggravante rispetto a quanto già oggi sanzionato, non in modo esplicito ma comunque ricomprendendo le mutilazioni genitali tra le lesioni personali gravi o gravissime, dall'articolo 583 del codice penale. Dobbiamo avere il coraggio di prevedere una figura autonoma di reato, perché questo sarà veramente un discrimine di civiltà, un passaggio importante: dobbiamo far capire che da noi questo tipo di pratica costituisce un reato grave, perché viene compiuto a danno delle donne, ma soprattutto a danno di bambine, essendo praticata tra i 4 e i 10 anni. Questa è una violenza gravissima sui minori, che non possiamo assolutamente consentire. È importante quindi che la mutilazione genitale venga vista come un male. Ciò darà forza anche alle donne, che già manifestano la volontà di opporsi a tale pratica (quindi, un venire meno del consenso culturale a questa tradizione), di potersi rivolgere all'autorità giudiziaria per scongiurare di vedere sottoposte le loro figlie o loro stesse a questa pratica. Ma sarà molto importante anche per gli operatori sanitari. Anche all'interno del nostro territorio nazionale non ci sono molte segnalazioni e allora (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)... scusate, onorevoli colleghi (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Vedete, quando si parla di queste cose allora non facciamo propaganda. Il tema è molto serio e meriterebbe l'attenzione di quest'Assemblea (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Si parla di violenze su bambine, devastanti per la salute, sia fisica sia psicologica!

PRESIDENTE. Onorevole Lussana, vada avanti.

CAROLINA LUSSANA. Quindi, come dicevo, è molto importante anche una formazione degli operatori sanitari, perché molte volte l'assenza di dolo nell'attuazione di questa pratica, che viene fatta con il consenso di donne appartenenti alla comunità o con il consenso dei genitori, non viene vista come maltrattamento nei confronti dei minori. È invece importante segnare questa pratica come un male e dare questo segnale indicandola come un reato, come un discrimine importante di civiltà. È importante anche chiaramente che non si approvi solo una legge manifesto ma che si facciano anche delle campagne di informazione e di prevenzione. Condivido quindi tutto quanto scritto (nelle mozioni presentate) che vada in questa direzione.
Da ultimo, con riferimento alla questione del diritto d'asilo, riteniamo sia sbagliato affrontarla con una mozione e solamente sul piano del diritto interno. Poiché vi sono numerose raccomandazioni sul piano internazionale al riguardo, forse bisognerà affrontare il tema a livello europeo, sul piano del diritto internazionale.
Ecco perché esprimeremo un voto contrario relativamente ai punti delle mozioni che prevedono espressamente questo tipo di soluzione.
Ricordiamo, comunque, che l'attuale normativa - anche la legge Turco-Napolitano, ancor prima di essere modificata dalla legge Bossi-Fini - prevede già forme di protezione per gli stranieri che possano essere oggetto di persecuzioni, anche nei loro paesi di origine, per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza e di religione. Quindi, possono rientrarvi anche le mutilazioni genitali.
Signor Presidente, anche noi chiediamo la votazione per parti separate (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi permetto di ricordare che, proprio perché il tema è delicato e importante - come ha ricordato l'onorevole Lussana -, sarebbe


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opportuno arrivare alla votazione di queste mozioni con un numero sufficiente di presenze.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulio Conti. Ne ha facoltà.

GIULIO CONTI. Signor Presidente, accogliendo il suo invito, sarò brevissimo.
Innanzitutto, mi compiaccio con il Governo in quanto ha accettato di far giungere a votazione questa serie di mozioni che, salvo qualche aspetto, mi sembra siano condivise in maniera abbastanza trasversale.
Non credo sia opportuno disquisire ulteriormente sulla questione Senato-Camera, perché in realtà anche alla Camera sono state presentate due proposte di legge - una reca anche la mia firma - che giacciono in Commissione giustizia; quindi ritengo non vi sia motivo di polemizzare su ciò.
Per quanto concerne il diritto di asilo, che non ho introdotto nella mia mozione, ritengo sia un problema di natura legislativa che non può essere risolto attraverso una mozione.
Con riferimento a tutto il resto, sono soddisfatto della piccola riformulazione della mia mozione chiesta dal Governo, che dunque accetto (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

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