Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 280 del 13/3/2003
Back Index Forward

Pag. 17


...
Si riprende la discussione delle mozioni.

(Ripresa dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 11,08)

TITTI DE SIMONE. Preannuncio che voteremo contro le mozioni e la risoluzione presentate per l'esame da parte dell'Assemblea sul tema delle misure in favore della famiglia e della natalità. Ciò per una serie di ragioni che tenterò di sintetizzare; si tratta di ragioni di ordine politico e culturale, che in qualche modo


Pag. 18

contestiamo, che sono alla base della formulazione delle mozioni e della risoluzione in oggetto.
Intanto vorrei far notare - sottolineando anche adesso questa nostra posizione - che ci siamo voluti sottrarre ad un dibattito che ancora una volta, su temi così complessi (che riguardano la libertà e i diritti individuali, nonché una pluralità di scelte, di comportamenti e di condizioni), viene ricondotto nelle aule di questo Parlamento ad un'impostazione del tutto ideologica e mistificatoria. Anche la natura della risoluzione presentata dalla maggioranza ancora una volta assume tutto il carattere di un manifesto ideologico, piuttosto che di una elaborazione politico-culturale di merito sui temi che si vogliono affrontare. L'impianto familista ed etico alla base della formulazione di tale risoluzione ci porta a respingere con tutta nettezza l'impianto delle proposte che vi sono contenute. Vi è un'ipocrisia di fondo tutte le volte che questa maggioranza e questo Governo intervengono su temi così complessi: l'ipocrisia di voler portare avanti un punto di vista su questi temi (un punto di vista del tutto parziale) che non dà ragione di quella pluralità di scelte, di relazioni, di modelli, di opzioni, di desideri, di progetti di vita individuali e collettivi, che oggi rappresentano nella nostra società un elemento di ricchezza, di patrimonio, di convivenza sociale e civile, cioè una base fondativa, oggi, di un nuovo patto di cittadinanza.
La vostra è una proposta ipocrita, in quanto riconduce il tema della famiglia ad un solo modello di scelta di relazione affettiva, perché non tiene conto di una pluralità di scelte e di desideri di progetti di vita nonché di quelle trasformazioni intervenute nel tessuto sociale a causa di quei soggetti della trasformazione - a partire dalle donne - che hanno messo in campo profondi elementi di cambiamento in ordine alle relazioni affettive e sociali.
Tale proposta non tiene conto di quei soggetti della trasformazione che, oggi, sono rappresentati anche dai soggetti migranti, che hanno portato e portano nella nostra società culture diverse e nuove rispetto a quelle che attengono alla nostra radice cristiana, alla quale vi riferite tutte le volte che parlate di famiglia, individuata esclusivamente nella sua accezione tradizionale cattolica e cristiana.
Quindi la vostra è un'ipocrisia di fondo, che non tiene conto delle libertà individuali, delle scelte personali, di quella centralità della persona e dei suoi progetti di vita che, a nostro avviso, costituiscono un elemento centrale di qualsiasi progetto e di qualsiasi politica di welfare che dovrebbe far capo allo Stato.
Voi e non solo voi, signori del Governo - infatti, riscontriamo questa impostazione anche nella mozione presentata dall'Ulivo -, ponete in essere politiche di welfare del tutto ricondotte alla famiglia tradizionale, quale unica entità alla quale garantire quel sostegno di servizi sociali e di assistenza che, a nostro avviso, dovrebbero essere riferiti alla centralità della persona.
Voi avete una visione aberrante della famiglia, che si evince anche dal collegamento che proponete tra le misure a sostegno della famiglia e l'incremento della natalità. Insomma, vi è un'idea tutta ideologica volta a ricondurre la famiglia e, in particolare, il ruolo della donna ad una funzione del tutto coatta di riproduzione sociale, di strumento di cura e di assistenza.
Dunque, mentre da un lato smantellate lo Stato sociale, portando avanti politiche sul lavoro tutte incentrate sulle precarietà delle condizioni di vita e di lavoro delle donne, dall'altro, attraverso questi interventi, spingete la donna a quel ruolo riproduttivo tutto interno alla famiglia, che ha più il sapore di un controllo sui corpi, sulle scelte, sulle libertà, sui desideri, sui progetti di vita delle singole donne, anziché di una lettura oggettiva della complessità della nostra società.
Questo impianto politico-culturale, che respingiamo alla radice, costituisce il motivo per cui esprimeremo un voto contrario sulla risoluzione presentata dalla maggioranza e la ragione per la quale ci siamo voluti sottrarre alla presentazione di una


Pag. 19

mozione che, su questo terreno, rincorresse gli interventi proposti dalla maggioranza.
Per questa ragione, esprimeremo voto contrario anche sulla mozione dell'Ulivo, perché proprio sul nodo fondamentale, quello della pluralità delle scelte e delle relazioni e della centralità dell'individuo, delle sue opzioni, dei suoi desideri e dei suoi progetti di vita individuale, constatiamo che anche l'impianto culturale, che viene proposto qui, è un impianto culturale del tutto familista, che non condividiamo. Sarebbe stato auspicabile, in questa discussione, riprendere in mano i principi fondativi del nostro patto costitutivo, della nostra Costituzione, e di questo ragionare, anche in funzione di quello che oggi deve essere un dibattito coerente e complesso sui temi che attengono alle famiglie, alle nuove scelte di relazione, di convivenza, di solidarietà e di assistenza, ai progetti di vita condivisi tra persone che hanno una loro individualità ed una loro centralità soggettiva. Sarebbe stato auspicabile riprendere la discussione sul punto fondamentale rappresentato dall'articolo 3 della nostra Costituzione ovvero sul ruolo dello Stato e delle politiche sociali nel rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono al pieno sviluppo della personalità, dell'individualità, delle scelte soggettive e individuali della persona. Tutti gli ostacoli che si frappongono, che sono ostacoli di carattere economico, sociale e culturale, oggi, nella nostra società, costituiscono forme di disuguaglianza, di discriminazione, di esclusione sociale e di pregiudizio ancora molto, molto profondi. Di questo, onorevoli colleghi e colleghe, ci sarebbe stato bisogno di discutere in quest'aula. Ancora una volta si tratta di un'occasione mancata. Ancora una volta si tratta di un'occasione per lanciare da queste aule un manifesto ideologico, chiudendo gli occhi sulla realtà della nostra società (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Se i colleghi che seguono, data la discussione che ci è stata sull'ordine dei lavori, avessero la bontà di contenere, magari con modeste autoriduzioni, la durata degli interventi, sarebbe cosa forse gradita dal resto dell'Assemblea.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, vorrei affrontare un solo punto, con grande nettezza, per aggiungere argomenti a quelli già esposti dall'onorevole Titti De Simone.
Vorrei dire a quest'Assemblea, ai colleghi e alle colleghe della maggioranza, ma anche ai colleghi e alle colleghe dell'opposizione, che nessuna di simili mozioni, ma neanche gli appelli delle più alte autorità morali del mondo, nessun familismo di alto profilo o d'accatto, come quello che viene qui prefigurato, nessun fantasma xenofobo, come quelli agitati continuamente dalla Lega nord (Commenti del deputato Rizzi), per convincere le donne a fare figli, in modo che sia contenuta la presenza degli immigrati, nulla di tutto questo rappresenterà mai, nell'epoca storica che attraversiamo, un antidoto alla denatalità. È una denatalità che molti colleghi e colleghe della maggioranza individuano soprattutto, sia ben chiaro, nella mancanza di bambini italiani, perché un incremento demografico meticcio, che corrisponde inevitabilmente ai processi della mondializzazione e della globalizzazione e che sempre storicamente ha rappresentato il punto di forza - lo ripeto: il punto di forza - delle grandi civiltà - come Italia, siamo frutto di un secolare meticciato -, ebbene tutto questo fa paura. Per questo si agitano i fantasmi della denatalità.
Il vero nodo culturale e politico che dobbiamo discutere non sono le politiche familistiche d'accatto che ci vengono proposte, ma la questione della natalità che ha una vasta rete di irraggiamento di problematiche. Su questa questione voglio dire che la denatalità è una tendenza storico-antropologica-culturale di fondo, un «rivoluzionamento» frutto della grande rivoluzione femminile del novecento, che investe la costruzione sociale della famiglia, che non ha nulla di naturale,


Pag. 20

cari colleghi della maggioranza: non ha nulla di naturale la famiglia. È una costruzione storico-sociale, che oggi è investita radicalmente dalla rivoluzione femminile. Dunque, essa investe il modo come oggi viene percepita e costruita la famiglia, come viene percepito dalle donne il senso di sé e come si rappresentano, simbolicamente oltre che costruirsi socialmente, i rapporti tra i due generi. La denatalità oggi per essere capita deve interrogare il desiderio femminile nuovo uscito da questa rivoluzione: la libertà femminile. Voglio dirvi che non c'è nessuno - ripeto, nessun - automatico collegamento tra gli aiuti alle famiglie (che pure devono essere dati, rigorosi, a sostenere le relazioni e gli affetti) e il desiderio genitoriale laddove si manifesta e si concretizza; non c'è nessun automatico collegamento tra la libertà di un incremento demografico, come vi piacerebbe - cioè, bianco, italiano, comunitario, autoreferenziale -, e gli aiuti alle famiglie o alla famiglia, come piacerebbe a voi, vale a dire una bella famiglia fondata sul matrimonio, possibilmente in chiesa: non c'è nessun automatico collegamento. Infatti, la denatalità va per strade sue, riguarda il modo come le donne guardano oggi al mondo. Nella ricca di servizi sociali Emilia-Romagna la natalità era ed è tuttora al livello più basso in Italia, mentre nelle regioni del sud, che di servizi sociali soffrono, invece, la natalità aveva dei livelli maggiori.
Le donne sono uscite dalla trappola patriarcale della maternità come destino biologico e hanno rifiutato il ruolo sociale di fattrici e di sostenitrici della famiglia a cui oggi volete ricondurle, in realtà, senza nessuna possibilità, a meno di un «rivoluzionamento» all'indietro, che non è certamente all'ordine del giorno e così hanno rifiutato questo ruolo sociale. Quindi, vi è il tentativo di mascherare il problema della paura che voi avete della denatalità che è, ripeto, un problema storico di fondo, antropologico, che investe domande riguardanti appunto una nuova antropologia dei rapporti tra i generi, una nuova antropologia dell'essere donna, dell'essere uomo e del concepire il programma di vita per l'oggi e per il domani. Sono domande di fondo, su cui dobbiamo interrogarci, da affrontare con metodi, ricette, soluzioni e percorsi culturali assolutamente diversi da questo tentativo di bassissimo livello di riproporre stereotipi e soluzioni, che mascherano i problemi e riproducono ricette destinate a scontrarsi con la realtà e soprattutto a rendere ancora più insopportabile il tentativo di scaricare tutti i problemi, ancora una volta, su una supposta famiglia che non esiste in realtà, sul ruolo di ammortizzatore dello Stato sociale, che non c'è più, come con grande schiettezza ha detto la collega della Lega nord Padania.
Il che significa, sostanzialmente, riproporre per le donne un ruolo di supplenza dello Stato sociale che viene a mancare: figuriamoci cosa tutto questo avrà a che vedere con la possibilità di un rilancio della natalità (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. L'onorevole Deiana ha raccolto l'appello del Presidente risparmiando venti secondi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.

CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, coglierò sicuramente il cortese appello della Presidenza rendendo essenziale il mio intervento.
Innanzitutto voglio annunciare pubblicamente la piena e totale adesione del gruppo dell'UDEUR alla mozione di minoranza Violante ed altri n. 1-00171, alla quale abbiamo aggiunto con convinzione le nostre firme. In essa infatti abbiamo ritrovato tutti i punti nodali riguardanti una politica di reale, concreto e coerente sostegno alla famiglia, che mi sembra tutti in quest'aula condividano. Attraverso la mozione in oggetto sono state fatte attente analisi che sottolineano come il Governo e la maggioranza non abbiano considerato una visione di insieme a sostegno della famiglia. Ciò, rispetto al sostegno reale, si traduce in tutta una serie di carenze che, in questi due anni, il Governo ha fatto


Pag. 21

registrare nella legge finanziaria, nell'applicazione e nel rifinanziamento delle leggi e per quanto riguarda politiche familiari coerenti.
Noi come rappresentanti dell'UDEUR, da moderati quali siamo, vogliamo cogliere l'importanza di questo dibattito guardando con interesse alla risoluzione di maggioranza Volontè ed altri n. 6-00054, proprio per prendere atto di queste carenze e far sì che, su questo tema, migliori la politica del Governo. Noi ce lo auguriamo poiché, sicuramente, non siamo tra quelli che aderiscono alla politica del tanto peggio tanto meglio. Nei confronti delle politiche per la famiglia vi è stata una forte disattenzione da parte del centrodestra, nonostante i grandi proclami fatti in campagna elettorale. Se si analizza con attenzione la risoluzione presentata dai colleghi del centrodestra, ci si accorge che essa si risolve in un atto di accusa ed in una presa d'atto delle carenze in questo settore che il Governo Berlusconi non ha saputo colmare.
Con questo mio intervento desidero anche fare presenti tre aspetti un po' particolari. Innanzitutto volevo ribadire - anche se è già stato ricordato - che il punto nodale della questione è rappresentato dai finanziamenti che debbono essere previsti dalla legge finanziaria e da leggi a sostegno dei disabili: ricordiamoci infatti che questo è il loro anno. Tali finanziamenti debbono essere anche volti ad un maggiore sostegno nei confronti della scuola e ad un appoggio nei confronti dei giovani per un lavoro e per l'acquisto della prima casa, così da dar loro la possibilità di progettare una possibile, futura vita familiare.
Se a questa risoluzione non corrisponderà tutto ciò, credo che il centrosinistra sarà legittimato a fare un cancan nel paese per dimostrare quanto le parole siano lontane dai fatti. Comunque non voglio credere a ciò, voglio pensare, finalmente, ad una maggiore corrispondenza tra il dire ed il fare della maggioranza.
Il secondo aspetto che voglio sottolineare è che nella questione della denatalità rientra un aspetto che, purtroppo, nessuna mozione o risoluzione ha affrontato: quello della sterilità che nel nostro paese sta aumentando in modo esponenziale; sterilità, intesa non tanto e non solo come malattia (pensiamo anche all'inquinamento ambientale e a quanto pesa la sterilità che ne deriva come conseguenza), che si realizza soprattutto perché le nostre giovani donne molto spesso rimandano a tempi assai poco probabili per avere un figlio il loro primo parto, il loro primo puerperio. Esse ignorano che la curva della fecondità, dopo i trent'anni, subisce una notevole e costante e sempre più celere caduta; è evidente che a quarant'anni si è molto meno feconde (a parte i pericoli per i nascituri) di quando se ne hanno 23, 24, 25 o 30. Ciò deve essere detto e ribadito anche nelle scuole proprio per far sì che le donne, che scelgono naturalmente con il proprio marito o con il compagno di fare i figli, sappiano quando è il momento giusto per farlo; pertanto, alle politiche basate su adeguati finanziamenti per far fronte alle difficoltà del lavoro, della casa e di quant'altro, bisogna aggiungere l'implemetazione di politiche volte all'educazione, quanto meno all'informazione delle giovani, sotto il profilo dei tempi, nonché della loro fisiologia affinché assumano, in modo libero, ma anche efficace, le loro scelte di vita. Questo manca e questo richiedo con forza.
Per quanto riguarda la famiglia, non credo si sia tanto buoni, tanto cari e tanto affettuosi con i bambini e la famiglia. Non lo credo proprio per una questione molto semplice: vi sono 700 mila immigrati che hanno chiesto la regolamentazione; più della metà sono donne e di queste donne più della metà sono giovani donne che hanno lasciato nei loro paesi i bambini e le famiglie che non vedono ormai da mesi e talune da un anno o da un anno e mezzo.
Nonostante la presentazione di una proposta di legge da parte della sottoscritta e dall'onorevole Burani Procaccini ed altri, nonostante sollecitazioni in tal senso, la maggioranza se ne infischia delle famiglie e dei bambini. Non credo che


Pag. 22

vogliate tanto bene alla famiglia ed ai bambini perché voler bene solo alla propria famiglia ed ai propri bambini è estremamente limitativo e molto, molto discutibile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, il dibattito odierno è molto interessante; peccato che siamo costretti a concluderlo in questo modo. Credo che potremmo impegnarci a considerarlo come l'inizio di un confronto sul tema molto importante della natalità. Mi soffermerò sul tema della natalità perché il dibattito sulla famiglia, troppo ampio e complesso, porterebbe alla votazione di mozioni o risoluzioni in merito alle quali ognuno confermerebbe le proprie posizioni più o meno ideologiche. Al contrario, il tema del sostegno alla natalità ci consente un approccio meno ideologico al tema della famiglia, come è giusto che facciamo e come hanno fatto altre democrazie moderne; alludo in particolare ai paesi del nord Europa, vale a dire alla Svezia, alla Danimarca, alla Francia come si riscontra anche in questi giorni. Da noi purtroppo vi sono ancora (si fanno sentire) le code di un ideologismo eccessivo su tale tema che abbiamo ereditato dal dibattito degli anni sessanta e settanta. Peccato, quindi, che il segno di queste reciproche diffidenze e riserve mentali non ci consenta in questa occasione di arrivare a definire posizioni comuni, anche se abbastanza comuni.
Esprimo un giudizio positivo sul dibattito che si è sviluppato nella giornata di oggi; certo, ci sono posizioni diverse, sopravvivono, oltre ad ideologismi eccessivi, preoccupazioni di riferirci, o anche solo di alludere, a presunti meriti dei governi presenti o di quelli passati. - lo dico con assoluta libertà - , mentre su questo tema, il sostegno alla natalità, dovremmo tutti serenamente ammettere che sia con i governi precedenti, e a maggior ragione, io dico, con il Governo attuale, stiamo facendo molto meno di quanto si dovrebbe fare.
Voglio dirlo a lei, signor rappresentante del Governo, perché ho ascoltato soltanto i suoi interventi in ordine alle valutazioni del Governo sulle mozioni presentate: ebbene, siamo abbastanza stanchi di sagre di parole a sostegno della famiglia, della natalità, di manifesti assolutamente vuoti perché privi di risorse e di sostegni finanziari.
Lei si è preoccupata di espungere anche dal nostro testo le parti che si riferivano ad un qualche sostegno della fiscalità generale e ad un qualche sostegno finanziario da parte del Governo. Comprendo la sua posizione: allora, al bando le mistificazioni e la propaganda! Stiamo parlando ancora di fronte ad un Governo che pronuncia buone parole e buoni propositi, ma che in effetti non fa niente.
Anche i propositi che vengono messi sulla carta - penso al libro bianco - sono privi di sostegno finanziario; potrei allora riferirmi agli interventi del Ministero delle infrastrutture che ha tagliato il fondo sociale per quanto riguarda gli affitti a carico delle famiglie. Da un lato quindi si istituisce il fondo sociale, ed il ministro del lavoro se ne vanta in tutte le sedi come una conquista della Lega nord Padania, e dall'altra parte l'altro ministro, la mano destra o la mano sinistra, toglie quello che è stato previsto. Mi sembra che il Governo si sia impegnato in un'opera di grande mistificazione, se non di canzonatura degli italiani su questo tema.
Vorrei invitarla, signor rappresentante del Governo, a riflettere, insieme a tutti noi componenti dell'Assemblea, sul tema della natalità. Ricordo ancora una lezione magistrale tenuta qualche anno fa da un demografo autorevolissimo, il professor Livi Bacci, svolta presso l'associazione «il Mulino» qualche anno fa nella quale si delineava la correlazione diretta tra famiglia, natalità e welfare State.
Tutti sappiamo che fino alla fine dell'ottocento, quando non c'era l'organizzazione dello stato sociale, i problemi dell'allevamento e della crescita dei figli, nonché della solidarietà e dell'assistenza


Pag. 23

agli anziani, erano affrontati totalmente all'interno dell'ambito familiare. Successivamente è accaduto che, con il passare degli anni, con l'iniziale affermarsi dello Stato sociale, l'uomo adulto lavoratore, in genere il capo famiglia, ha delegato allo Stato la funzione di assistenza ai figli, di sostegno e di aiuto per la crescita, l'allevamento e l'educazione dei minori, nonché l'assistenza agli anziani.
Nascono così le scuole pubbliche ed i sistemi previdenziali pubblici. Il cittadino lavoratore paga questa prestazione attraverso le tasse. Nasce così il sistema fiscale contemporaneamente al sistema di Stato sociale attraverso la contribuzione del lavoratore.
Come nella vecchia società rurale, la famiglia con molti figli era segno di ricchezza perché si trattava di molte braccia che lavoravano e che producevano reddito, in tal modo coprendo anche gli interventi assistenziali, oggi le famiglie che hanno più figli sono maggiormente contribuenti nei confronti dello Stato sociale, perché quando questi figli crescono diventano contribuenti attraverso i meccanismi dei prelievi previdenziali.
I figli diventano in questo modo, come dice Livi Bacci, un bene pubblico, un bene di interesse pubblico, oltre che un bene soggettivo per quello che sono e che rappresentano.
Sorge allora il problema: tutti noi godiamo delle prestazioni dello Stato sociale, delle prestazioni assistenziali, sanitarie, di quelle previdenziali, però vi sono delle famiglie che, avendo avuto più figli, hanno contribuito maggiormente al pagamento del sistema assistenziale, del sistema di welfare. Ma quelle famiglie, questi figli li hanno allevati, hanno sopportato dei costi per il loro mantenimento e hanno pagato contributi molto alti per farli crescere. Allora è giusto che vi siano delle famiglie che sopportano da sole il costo che comporta allevare dei figli, i quali poi diventano un «bene pubblico», che serve a tutta la collettività? No, non è giusto, ed anche un pensatore, uno studioso laico come Livi Bacci dice che è giusto che lo Stato intervenga, perché, se si tratta di un bene pubblico, lo Stato non può ignorare.
Da qui tutta la tematica della necessità di un sostegno più consistente, decisamente più consistente. Dobbiamo fare un salto di mentalità, un salto culturale radicale. È necessario un sostegno alla natalità, alla genitorialità. Io non penso a politiche che determinino l'incremento demografico. Sotto questo profilo, vi è un'espressione infelice - lo ammetto - anche nella risoluzione presentata da noi dell'Ulivo. Non sono i soldi che inducono le famiglie a fare più figli! Sappiamo che la natalità e la genitorialità sono valori legati ad aspetti culturali e relazionali. Non sono sicuramente i soldi che inducono i cittadini a mettere al mondo dei figli. Però, quei genitori che liberamente decidono di generare figli hanno diritto ad avere un riconoscimento di ben altra natura da parte dello Stato. È il ragionamento che hanno fatto in Francia, in Svezia, in Danimarca.
Signor sottosegretario, poiché ho sentito che lei ha chiesto che in uno dei documenti presentati dai colleghi della maggioranza venisse sostituito il riferimento alla coppia con il riferimento alla famiglia, vorrei dirle che io sono cattolico come lei (ma questo è poco rilevante), io sono legato al concetto di famiglia che è scritto nella Carta costituzionale, ma quando ci sono di mezzo dei bambini, quando ci sono di mezzo i figli, a me non interessa la natura di quell'unione! Proprio oggi ho letto una dichiarazione del ministro per la famiglia francese, Christian Jacob, il quale dice: noi sosteniamo tutti, anche i figli delle ragazze madri, perché è la natalità il valore che va sostenuto!
Abbandonate ogni strumentalizzazione ideologica su questo tema! Dovete fare un salto di qualità! Certo, dobbiamo impegnarci molto sul piano dei servizi, perché non facciamo ancora abbastanza...

PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, la prego di concludere.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. ...lo Stato non fa ancora abbastanza per i servizi alla famiglia, soprattutto per le giovani coppie.


Pag. 24


L'organizzazione della vita è cambiata moltissimo, anche soltanto rispetto a qualche decennio fa. Oggi è faticoso crescere dei figli, allevarli, mantenerli. E allora bisogna aiutare le coppie, anche attraverso sostegni finanziari. Lo voglio dire ai miei colleghi della sinistra: superiamo dei tabù! Non si tratta di monetizzare la natalità, non si tratta di istituire delle tasse sul celibato al contrario, non si tratta di fare politiche di incremento demografico: si tratta di riconoscere alle giovani coppie che i figli costano! Non è l'unico aspetto, ma costano molto! Oggi, allevare un bambino costa un milione al mese e una famiglia dove i genitori hanno uno stipendio del primo livello e devono pagare l'affitto, non riesce a farcela. Allora lo Stato, per le ragioni che ho enunciato, deve intervenire, deve sostenerli!
Anche il tema dell'immigrazione deve essere visto sotto questo profilo. In alcune città del nord il bilancio demografico sta diventando attivo soprattutto per merito delle famiglie degli immigrati. Anche i figli degli immigrati sono un «bene pubblico», dello Stato italiano! Allora non basta solo l'accoglienza, ci vogliono politiche di sostegno, perché questi figli sono una ricchezza per tutti noi! Dovete, dobbiamo tutti cambiare registro, signora sottosegretaria, e fare questo salto di qualità (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Saluto gli studenti dell'istituto scientifico «Roccati» di Carignano che assistono ai nostri lavori (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Turco. Ne ha facoltà.

LIVIA TURCO. Signor presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi e colleghe, consideriamo molto importanti politiche di sostegno alle libere scelte delle donne e degli uomini di avere i figli che desiderano, politiche di sostegno all'esercizio della genitorialità.
Per noi, libertà di scelta e responsabilità sono un principio etico perché significa, e lo dimostra l'esperienza (lo dimostra, per esempio, una legge importante come la n. 194), autodeterminazione, libertà di scelta, responsabilità; significa maggiore consapevolezza, mettere in campo un di più di amore e di comprensione.
Ci sentiamo impegnati in una politica che superi gli ostacoli che si frappongono al desiderio di maternità e di paternità, in una politica di sostegno alle scelte genitoriali. Questo non significa fare una politica democratica, natalista ma, al contrario, costruire una società accogliente nei confronti della maternità e della paternità. Poniamo, dunque, al centro quel principio etico: la responsabilità e la libertà di scelta. Siamo consapevoli che la società del figlio unico e degli anziani soli è una società problematica che comporta solitudine e perdite umane. Per questo, mettiamo al centro della riforma del welfare l'equità e la solidarietà tra le generazioni. Riteniamo sia molto importante che ciascuna generazione si senta parte di una narrazione collettiva. Dunque, superare gli ostacoli che si frappongono al desiderio di maternità e di paternità e anche l'importanza di un discorso pubblico, di un'etica collettiva che affermi il valore della nascita, sia nella biografia individuale sia in quella collettiva.
Il centrosinistra, nella sua esperienza di governo, ha messo in campo, proprio su questi temi, un nucleo di valori condivisi: la libertà di scelta, la responsabilità, il sostegno alla maternità e alla paternità, la pari responsabilità tra donne e uomini, i diritti dell'infanzia, la comunicazione tra le generazioni e quel nucleo di valori ha prodotto tuttavia politiche concrete che si sono tradotte in risorse stanziate: più 21 mila miliardi all'anno per politiche a sostegno della maternità e della paternità, all'interno del rilancio di un welfare pubblico e di qualificate politiche pubbliche.
Dunque, è a partire da questa esperienza di Governo che noi diciamo e chiediamo a questo Governo: per favore smettetela di ridurre i problemi delle famiglie a spot pubblicitari ingannevoli. A partire da qui, vi lanciamo la sfida della concretezza, perché il libro bianco che ci


Pag. 25

avete presentato, al di là dell'asse culturale che noi non condividiamo, è un libro in bianco, è un libro che non contiene la minima indicazione di politiche e di risorse e per realizzare le vostre politiche per le famiglie arrivate al paradosso di togliere risorse per i servizi all'infanzia e per i disabili e finanziare ancora indefinite politiche per le giovani coppie.
Il piano di riparto alle regioni che avete presentato prevede, infatti, la decurtazione delle 50 per cento di risorse per i servizi sociali. Questo significa meno servizi per l'infanzia, meno servizi per i soggetti più deboli! Vi chiediamo che razza di politica è quella che, per dare alle giovani coppie, toglie ai bambini e alle famiglie!
Vi lanciamo una sfida proprio sul piano della concretezza. Per questo, mentre rivendichiamo il passato, avanzeremo proposte innovative. Alla convention dell'Ulivo di Arezzo abbiamo definito la proposta di una legge quadro a sostegno delle responsabilità familiari e della concretezza che ci interessa.
Il percorso nascita: qui, vogliamo lanciare l'allarme sullo stato dei consultori familiari. Per quanto riguarda la rete dei servizi socioeducativi per la prima infanzia, devono essere realizzati e promossi all'interno della legge quadro a sostegno delle responsabilità familiari: la legge n. 328 e l'articolo 16, non a caso, contemplano un'ampia gamma di politiche per la famiglia e non si comprende la ragione per cui voi, di fronte ad una legge che, per la prima volta nel nostro paese, prevede una rete integrata di servizi e mette al centro le responsabilità familiari, vi stiate intestardendo ad abbandonarle e a non finanziarle.
L'altro punto è quello della conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare.
Vi chiediamo di applicare puntualmente la legge n. 53 del 2000 e di incrementarla, finanziando quei progetti che prevedono incentivi alle aziende perché si facciano promotrici di progetti di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare. Vi chiediamo, inoltre, di portare qui in Parlamento una relazione che faccia un bilancio sull'applicazione di tale legge. Poiché ci sentiamo impegnati su questo punto, sollecitiamo il Governo ad ampliare la legge sulla conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare prevedendo diritti e tutele per i nuovi lavori, per quelle lavoratrici che sono prive, oggi, di qualsiasi sostegno e tutela, per quelle donne che noi avevamo cominciato a prendere in carico riconoscendo loro diritti e l'assegno di maternità.
Poi, c'è il costo dei figli. Sappiamo bene, sottosegretaria, che l'assegno per il nucleo familiare, così com'è, è inadeguato. Per questo pensiamo sia utile - lo abbiamo indicato nella nostra mozione - riformare l'assegno per il nucleo familiare e prevedere un assegno universalistico per i figli, nel quadro della conferma di una priorità: la lotta alla povertà, che colpisce soprattutto le famiglie numerose.
Sotto questo profilo, ci dispiace avere avuto, qui, la conferma della cancellazione di uno strumento di lotta alla povertà che ha prodotto risultati positivi, soprattutto nel Mezzogiorno. Mi riferisco al reddito minimo di inserimento, che ha aiutato soprattutto le famiglie numerose: lo cancellate senza indicare cosa prevedete in alternativa!
Poi, ci sono ancora i diritti dell'infanzia e, soprattutto, come hanno rilevato altre colleghe e colleghi, l'integrazione dei minori stranieri. Questo aspetto ci preoccupa in maniera particolare, e non soltanto perché cresce sempre più il numero di ragazzi, di bambine e di bambini stranieri presenti nel nostro paese. Costoro meritano un'attenzione particolare soprattutto per quanto riguarda l'inserimento scolastico.
A fronte di questo dato di crescita e di una presenza significativa, noi vediamo, nella vostra concreta politica dell'immigrazione, totalmente cancellate le parole integrazione e politiche di integrazione. Avete cancellato gli strumenti per le politiche di integrazione, avete cancellato le risorse e, ora, state cancellando dal vocabolario la stessa parola integrazione!
Un altro aspetto ci sta molto a cuore: il sostegno alla funzione educativa dei


Pag. 26

genitori e degli adulti, che presuppone un forte dialogo tra la scuola, la famiglia ed il territorio.
Dunque, la sfida della concretezza, all'interno, però, di un asse culturale molto netto: il valore della scelta della responsabilità. Da sempre, pensiamo che, di fronte a questi temi - avere i figli desiderati; sostegno alla maternità e paternità; politiche a sostegno delle responsabilità familiari - si debbano coinvolgere sempre più donne e uomini. Anzi, rivendichiamo il merito di una legge che, per la prima volta, ha parlato di congedo del padre, di congedo dei genitori. Puntiamo, dunque, a questa pari assunzione di responsabilità e pensiamo che debba esserci anche un'elaborazione simbolica dell'esperienza della paternità. Tuttavia, ci sentiamo di ribadire quanto sia importante, su questi temi, saper ascoltare l'esperienza femminile e saper comprendere, in particolare, l'etica contenuta nell'esperienza della maternità, che non è soltanto quella della gratuità, ma è la capacità di promuovere l'autonomia della persona che nasce dal proprio grembo e, dunque, la capacità di promuovere l'autonomia della persona che è massimamente dipendente da sé.
Riconoscere la dipendenza, il bisogno dell'altro e promuovere, nel contempo, l'autonomia di un nucleo etico che pensiamo vada al di là dell'esperienza della maternità e della paternità: tutto ciò dovrebbe costituire l'ingrediente di un'etica condivisa nella nostra società.
Per questo è importante ascoltare l'esperienza femminile e per questo noi diciamo che per amare i nostri figli bisogna volerli e bisogna accoglierli. Ribadiamo un punto importante dell'elaborazione delle donne: il grembo materno non è soltanto un grembo fisico, ma psichico ed umano, per questo libertà di scelta e responsabilità sono - ripeto - un principio etico da cui non si può derogare. Così dobbiamo imparare a crescere i nostri figli non soltanto come nostri, come nostra proprietà, ma come bene della nostra comunità, a promuovere una genitorialità diffusa, per fare sì che ciascuno di noi diventi capace di essere padre e madre, non soltanto del nostro figlio, ma di ciascun bambino che incontra nella società.
Dati i tempi bui che noi viviamo credo che questo sia un messaggio importante che va al di là delle politiche concrete a sostegno della maternità e della paternità, ma le politiche concrete sono tanto più efficaci quanto più sanno avvalersi di un discorso culturale e di valori. E noi qui abbiamo voluto ribadire una sfida sul piano della concretezza che lanciamo al Governo e, allo stesso tempo, abbiamo voluto ribadire con grande forza una elaborazione culturale che viene da lontano (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Trupia. Ne ha facoltà. Ricordo che ha tre minuti di tempo a disposizione.

LALLA TRUPIA. Signor Presidente, parlerò leggermente fuori dal coro. Mentre sono d'accordo con il dispositivo della mozione Violante, nutro delle perplessità molto forti sulla sua premessa e sul suo asse culturale, cose per altro già ricordate prima di me dall'onorevole Zanotti. Sono d'accordo con il dispositivo che impegna il Governo a cambiare strada sulle politiche sociali, quelle che noi abbiamo sostenuto quando eravamo al Governo e che oggi sosteniamo dall'opposizione, quelle, come ha ricordato l'onorevole Turco, che il Governo riduce ed impoverisce quotidianamente, ma trovo non convincente, anzi sbagliato, il contesto all'interno del quale discutiamo delle politiche di welfare, il legame quasi automatico tra il valore positivo delle politiche di welfare e l'incremento della natalità.
Compito dello Stato è certo quello di rimuovere gli ostacoli alla genitorialità, di agevolarne e aiutarne la libertà delle scelte e non certo di proporre modelli, qualsiasi essi siano. C'è, onorevole Presidente, una soglia di libertà e responsabilità che lo Stato non può oltrepassare. La sfera delle scelte di natalità rimane e deve rimanere nelle mani delle persone e, soprattutto,


Pag. 27

delle donne e delle loro strategie di vita. Se trattiamo i dati della denatalità, certo particolarmente alta in Italia, con un'ottica provinciale, nazionale, autosufficiente, i toni diventano, come sono in tutte le mozioni, allarmistici e pessimistici. La denatalità va affrontata e guardata invece con gli occhi del mondo globale, un mondo che ha il problema opposto: quello del sovraffollamento. Un mondo e un paese il nostro ormai multietnico, dove lavorano, vivono e fanno figli le cittadine di terre diverse, di culture e stili di vita diversi; i figli degli immigrati saranno, come i nostri anche i loro, nuovi cittadini italiani. Ecco allora che quell'1,25 di figli italiani per ogni donna italiana ci farà, cari colleghi, meno paura.
I motivi per cui nascono meno figli sono complessi e contraddittori; certo influiscono l'insicurezza del futuro, la precarietà del lavoro e persino atteggiamenti egocentrici ed egoistici tipici delle società opulente.

PRESIDENTE. Onorevole Trupia, la invito a concludere.

LALLA TRUPIA. Ho concluso, Presidente. Ma ciò che soprattutto influenza questo fenomeno, e mi dispiace che nessuna mozione ne faccia menzione, è la consapevolezza nuova, la libertà e la responsabilità delle donne che fa della maternità e della paternità nel nostro paese una scelta meditata e voluta. Questa scelta consapevole delle donne e dei loro partners va certo sostenuta con politiche concrete, ma è una scelta che rimane, e deve rimanere, nelle loro mani.
A nome mio e di altri deputati del mio gruppo dichiaro, per questi motivi, di non partecipare al voto (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Antonio Pepe. Ne ha facoltà.

ANTONIO PEPE. Signor Presidente, la famiglia svolge un'importante funzione sociale, confermata dal rilievo che ad essa viene dato dalla Costituzione. La centralità della famiglia, strumento di trasmissione di valori, e dunque una politica in difesa della famiglia è sicuramente uno degli obiettivi da raggiungere. È alla famiglia che sono demandati i compiti dell'educazione, della tutela e della cura delle persone; è nella famiglia che vengono definiti i modelli di comportamenti e stili di vita; è nella famiglia che si realizzano i più stretti rapporti affettivi ed importanti processi di solidarietà tra le generazioni. Quindi, sì ad una politica attenta alla famiglia, una famiglia che esige diritti propri con norme che vanno nella direzione di favorire la famiglia nel suo insieme, unitariamente considerata, come ha ricordato anche il Papa Giovanni Paolo II nelle sue lettere alla famiglia.
Occorre ammettere che in Italia la funzione storica e sociale della famiglia non sempre ha ottenuto, specie negli anni passati, la necessaria attenzione da parte del Governo e del legislatore; basti pensare alle politiche fiscali - lo ricordava poco fa la collega Burani Procaccini - poiché, attualmente, il sistema fiscale italiano non risulta neutrale ed è certamente ingiusto verso le famiglie, specie verso le famiglie numerose e le famiglie monoreddito ove l'unico soggetto lavoratore trasferisce parte del proprio reddito, in danaro o in natura, con il mantenimento agli altri componenti.
Quello in difesa della famiglia è un impegno prioritario, invece, del Governo, della maggioranza e, in particolare, di Alleanza nazionale e, per venire alla concretezza cui faceva riferimento un attimo fa la collega Turco, voglio ricordare come, in questa legislatura, il Governo abbia presentato la proposta di delega fiscale nella quale sono previste, tra i principi e i criteri direttivi, particolari agevolazioni per le famiglie numerose, per le famiglie monoreddito, per le famiglie al cui interno vivono anziani e soggetti portatori di handicap ed è importante ricordarlo proprio quest'anno che è l'anno del disabile. È importante ricordare che nella scorsa finanziaria è stato previsto un fondo speciale


Pag. 28

per favorire le politiche sociali e la famiglia; è importante ricordare che nella scorsa finanziaria sono state ridotte le detrazioni e sono state previste agevolazioni per le famiglie e per le fasce sociali più deboli. Ed è importante ricordare, per tornare alle giovani coppie cui faceva riferimento un attimo fa il collega Castagnetti, che presso la Commissione finanze della Camera è in corso l'esame di un provvedimento che intende introdurre nell'ordinamento alcune misure di sostegno a carattere fiscale e creditizio in favore dei nuclei familiari, con l'obiettivo di superare uno dei problemi più gravi cui si trovano di fronte le famiglie di nuova costituzione, ovvero i giovani con prole: la difficoltà di trovare, a condizioni economiche compatibili con il reddito disponibile, un immobile in locazione o in proprietà adeguato alle esigenze di vita della persona ed alla crescita dei figli.
Concludo, Presidente, ricordando che il Governo è impegnato in una politica attenta alla famiglia. Sì ad una politica a favore della famiglia, sì ad una politica che punta a rafforzare il valore natalità, che punta all'aumento della natalità proprio perché una scarsa propensione alla procreazione svilisce il senso della vita ed impoverisce, nel suo complesso, anche il sistema paese che sul patto tra le generazioni fonda la sua saldezza e la sua stabilità.
Sono i giovani di oggi il futuro e la speranza del nostro domani ed è nostro compito porre in essere tutti gli strumenti necessari perché grazie ad una politica attenta alla famiglia essi possano nascere, crescere e contribuire così al progresso e allo sviluppo del paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buffo. Ne ha facoltà.

GLORIA BUFFO. Signor Presidente, mi riconosco negli argomenti dell'onorevole Trupia, aggiungo soltanto che le mie perplessità rispetto alla mozione firmata da alcuni esponenti dell'Ulivo, non la mozione dell'Ulivo, riguardano anche il dispositivo perché si parla di favorire le famiglie che hanno figli e ne vogliono avere anziché delle persone che hanno figli e ne vogliono avere e, infine, si parla di servizi per incrementare la natalità. Mi dispiace perché il dispositivo contiene anche molte cose positive ma, purtroppo, rispecchia un impianto ed un linguaggio a dir poco superati.
Per questa ragione mi asterrò dal voto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Alberta De Simone. Ne ha facoltà.

ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che non si possa non considerare come importante il fatto che in Assemblea si discuta - finalmente - un tema così attuale ed anche così complicato e complesso. Vorrei quindi dire che non è possibile, dinanzi ad una questione di tale specie, ritenere di avere una ricetta; dico questo perché, innanzitutto, la curva della natalità, come è noto, è molto bassa nel centro nord del paese mentre rimane ancora alta nel Mezzogiorno (provengo dalla regione che registra il più alto tasso di natalità), il che dimostra come non vi sia un rapporto diretto tra la rete dei servizi, la disponibilità dei nidi, il welfare ed il desiderio di essere madre e padre. Piuttosto, la questione va a mio parere capovolta, nel senso che è questa società che deve diventare accogliente nei confronti di chi nasce, bambini e bambine, nonché dei genitori, perché coloro che il giorno prima sono solo persone, il giorno dopo sono genitori.
Innanzitutto, si tratta quindi di un problema culturale, problema culturale che va posto non dimenticando che uno dei principi legislativi cardine in questo nostro paese è la libertà di scelta: la maternità non più come destino ma come scelta, principio moderno voluto dalle donne, principio assolutamente altissimo, perché il valore della maternità è tale se la maternità è una scelta.


Pag. 29


Nel dire che non trovo un nesso diretto tra la questione della povertà, del welfare e della natalità, vorrei anche ricordare che nove mesi dopo il terribile terremoto che nella mia provincia provocò duemila morti, si è lì registrato il massimo della curva di natalità, quando in quei luoghi non vi erano neanche le case.
Vorrei anche dire che ritengo utilissimi gli strumenti economici di sostegno e che quindi sono pienamente d'accordo su un loro aumento, perché quando noi abbiamo l'identikit del disoccupato italiano, giovane, donna, meridionale (66 per cento di disoccupazione) e constatiamo altresì che oggi i figli non si vogliono solo mettere al mondo ma anche accompagnare in un quadro di studi, di formazione e di accoglienza, allora la questione economica, che non è strettamente attinente al perché si nasce, diventa tuttavia importante per la realizzazione di quelle donne e di quegli uomini che hanno desiderio di essere madri e padri.

PRESIDENTE. Onorevole Alberta de Simone, la invito a concludere.

ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Infine, vorrei ricordare che vi è pochissima attenzione nel nostro paese al come si nasce; sono anni ed anni che in Commissione affari sociali, in particolare da un anno e mezzo, sono depositate proposte di legge che potrebbero rendere accogliente la nascita, per i genitori e per chi viene al mondo.

PRESIDENTE. Onorevole Alberta de Simone, ora deve proprio concludere.

ALBERTA DE SIMONE. Tali proposte sono bloccate: vorrei che il loro esame iniziasse immediatamente e vorrei altresì che fosse possibile, anche in Assemblea, tornare a discutere di questi temi con profondo senso laico, con una laicità che non è da confondere con il laicismo ma che è fondamentale per inquadrare nei tempi attuali il problema della natalità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, la risoluzione del centrodestra ci riporta alla cultura del libro bianco sul welfare prodotto dal Governo, in cui emergono le due principali distinzioni tra le politiche sociali dell'Ulivo e quelle del centrodestra.
La prima distinzione riguarda i concetti di gratuito e gratis. A nostro avviso, il lavoro di cura che le donne, ma anche un numero sempre crescente di uomini più giovani, svolgono per i figli, gli anziani, i familiari portatori di handicap ed i malati fa parte di quell'economia del dono che produce le relazioni familiari come legame sociale dotato di senso morale. Questa è la nostra gratuità, intesa in senso morale e sociale prima che economico. Quando si tratta di gratuità sul piano economico, ciò deve avvenire non per obbligo e necessità, bensì per libera disponibilità della persona e non per inadempienza dello Stato.
Il centrodestra propone la gratuità degli impegni familiari in senso economico per lo Stato, accollando alle donne, alle famiglie ed al volontariato una responsabilità obbligata, sostenuta da una pura difesa ideologica della famiglia.
Inoltre - questa è la seconda prospettiva - le politiche familiari sono inserite per l'Ulivo nel quadro della promozione di una reale reciprocità tra le donne e gli uomini, anche rispetto alla divisione del lavoro di cura, nella prospettiva di una maggiore equità tra le generazioni. Sino ai governi dell'Ulivo - e questa è storia della Repubblica - l'Italia non ha mai conosciuto politiche familiari intenzionali, strutturali e prospettiche, promosse di concerto con misure esplicite di cittadinanza per le donne. Nonostante gli sforzi di donne esemplari, come Tina Anselmi e Nilde Iotti, sia negli anni cinquanta e sessanta sia negli anni settanta, è prevalso un conflitto ideologico che abbiamo superato anche ridefinendo la cultura del lavoro. Non accettiamo più l'opposizione tra madri e lavoratrici e con la teoria della doppia presenza abbiamo promosso la ricomposizione di politiche tra il lavoro di cura e il lavoro per il mercato.


Pag. 30


È da questa prospettiva che guardiamo anche il tema del declino della natalità e non da un'ottica naturalistica. Ricordiamo che il fattore primario che spiega il declino delle nascite è l'istruzione femminile. Questo lo scrivono Paolo De Sandre e Massimo Livi Bacci nelle due ricerche internazionali sulla fecondità.

PRESIDENTE. Onorevole Bimbi...

FRANCA BIMBI. Concludo, signor Presidente. È vero, però, che in paesi dove gli uomini partecipano in minore misura al lavoro di cura (mi riferisco a Italia, Spagna, Germania e Giappone) accade che le donne e gli uomini facciano anche un figlio in meno di quello che desiderano e, dunque, oltre all'accoglienza che dobbiamo ai bambini stranieri, è giusto preoccuparsi di favorire le scelte di maternità e paternità di quelle cittadine e di quei cittadini italiani o stranieri che non possono, per condizioni sociali e costi economici, scegliere di fare un figlio liberamente.

PRESIDENTE. Onorevole Bimbi, la invito a concludere.

FRANCA BIMBI. Come diceva l'onorevole Castagnetti, ricordiamo la lezione dell'Europa, della Francia e della Svezia e conciliamo le politiche familiari con le politiche di cittadinanza delle donne (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, gli interventi a titolo personale devono risolversi in un flash, in due o tre minuti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, mi trovo un po' in difficoltà, perché ho letto nelle premesse di alcune mozioni che vi è una stretta relazione tra la natalità e le necessità economiche e finanziarie, il fisco, le pensioni, il mondo del lavoro. Corriamo il rischio di non porre l'uomo al centro delle questioni e mi riferisco all'affermazione del primato dell'uomo sull'economia, sulla finanza e sulla tecnologia.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 12,13)

RUGGERO RUGGERI. Ancora oggi, purtroppo, anche in ambito internazionale la FAO, di fronte al problema della fame nel mondo, propone le stesse cose: disincentivare le nascite piuttosto che incentivare lo sviluppo economico. Allora, mi preme sottolineare che il fondamento e la centralità dell'uomo non è soltanto una cultura dell'etica sociale cristiana; ultimamente, anche il premio Nobel Amartya Sen ha indicato una soluzione per quanto riguarda la natalità e lo sviluppo economico, ponendo l'accento sulla centralità della donna. Occorrono istruzione, responsabilità, creatività ed occorre aiutare le famiglie perché da sole possano prendere una decisione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

GRAZIA SESTINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRAZIA SESTINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, per quanto riguarda la mozione Lion ed altri n. 1-00173 il Governo chiede, con riguardo al secondo e al terzo capoverso del dispositivo, quanto già chiesto per gli altri punti, cioè di espungere la parola «coppie». Sul resto della mozione, poiché i presentatori hanno accolto le riformulazioni presentate dal Governo, esprimo parere favorevole.

LAURA CIMA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


Pag. 31

LAURA CIMA. Signor Presidente, accogliamo anche queste ultime riformulazioni proposte dal Governo e, dato che il Governo accetta la nostra mozione, non insistiamo per la votazione.

PRESIDENTE. È evidente che, non avendo i firmatari della mozione Violante ed altri e n. 1-00171 accettato le riformulazioni proposte dal rappresentante del Governo, il parere del Governo stesso è da intendersi contrario sull'intera mozione.
Avverto che di tale mozione è stata chiesta la votazione per parti separate nel senso di votare la parte motiva distintamente dal dispositivo.
Avverto, altresì, che è stata chiesta la votazione nominale.

Back Index Forward