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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, ringraziamo il Governo e accettiamo le formulazioni testé proposte dal sottosegretario Sestini.
Negli ultimi mesi, abbiamo chiesto alla Conferenza dei capigruppo di calendarizzare queste mozioni sulle politiche familiari e della natalità a fronte di impegni che il Governo italiano ha già assunto e che, in parte, sono già ricompresi nel libro bianco, ma soprattutto a causa dell'esistenza nel nostro paese di alcuni dati non positivi con riferimento a tali temi.
Tra l'altro, ricordiamo che l'Italia vanta un triste primato, vale a dire quello di avere la più bassa percentuale di minori di 15 anni e, purtroppo, i calcoli dicono che nel 2050 i pensionati saranno il 65 per cento della popolazione. Nel nostro paese, il numero medio di figli per donna è pari all'1,25; un rapporto assolutamente insoddisfacente, in quanto la realtà dei fatti ci dimostra che, di fronte alla speranza della vita che si avvicina agli ottant'anni, il tasso di natalità che sfiora i 2 figli per donna è solo sufficiente a contrastare il declino e l'invecchiamento della popolazione se associato a flussi migratori contenuti.
Il fenomeno della denatalità assume anche caratterizzazioni territoriali tra il nord, nel quale la condizione ha un trend negativo costante già da tempo e, invece, il sud che comunque si conferma l'area territoriale nella quale si concentra il maggior numero di giovani.
Già l'articolo 31 della nostra Costituzione recita che la Repubblica agevola, con misure economiche ed altre provvidenze, la formazione della famiglia, l'adempimento dei compiti relativi con particolare riguardo alle famiglie numerose e protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù favorendo istituti necessari a tale scopo.
Anche il Presidente della Repubblica ha espresso chiaramente una preoccupazione a tal riguardo, quando ha affermato che una società che fa pochi figli è una società che non ha fiducia nel proprio futuro e che dovremo dare ai giovani una maggiore fiducia che ci sarà nel caso in cui, anche nel nostro paese, cresceranno le nascite.
In Italia l'atteggiamento dei Governi è oscillato tra la necessità di una promozione di politiche di welfare in favore della famiglia e l'inconsistenza delle misure adottate, quasi a confermare la marginalità della famiglia quale soggetto sociale. Purtroppo, si è assistito al varo di misure che non avevano carattere di organicità.
Per queste ragioni abbiamo deciso di ribadire il nostro impegno e quello delle altre forze politiche della Casa della libertà in favore di una politica familiare e della natalità, rispetto alla quale vi deve essere - come in parte già si registra nelle manovre finanziarie e nel libro bianco - un interesse più determinato da parte di questo Governo.
Ricordo alcuni settori in ordine ai quali chiediamo all'esecutivo di proseguire nella propria attività. Ad esempio, chiediamo: di fornire alla famiglia il nuovo sistema di prestazioni e benefici volti al potenziamento dell'istituzione familiare e diretto a favorire un incremento del tasso di natalità in linea con il principio di sussidiarietà,
fondato sul sostegno e sull'integrazione ma non sulla sostituzione della famiglia nello svolgimento della propria funzione sociale; di garantire la piena applicazione della normativa della legge n. 53 del 2000 nella parte relativa ai tempi nella città, al fine di incentivare l'organizzazione dei tempi e dei servizi nei negozi e nei trasporti, affinché siano finalizzati a favorire politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia; di indirizzare - come già ricordato dal sottosegretario Sestini - le politiche di welfare per dare priorità agli interventi per le famiglie che hanno figli e che ne vogliono avere; di dare attuazione al comma 2 dell'articolo 46 della legge finanziaria del 2003, al fine di rispondere al desiderio di formazione di nuove famiglie; di sostenere le famiglie che hanno figli portatori di handicap, attraverso la modifica della normativa vigente in tema di congedi parentali in senso più favorevole per i genitori; di ripensare anche un sistema fiscale redistributivo, già a partire dalla legge di delega sulla riforma fiscale in funzione dell'equità fiscale orizzontale per tutte le famiglie, in base al numero dei figli; di potenziare le politiche in favore delle famiglie disponibili ad accogliere e ad adottare bambini senza famiglia; di riconoscere l'utilità sociale del lavoro di cura svolto all'interno del nucleo familiare.
Per queste ragioni, ci siamo mossi nella direzione di costruire una risoluzione comune all'interno della Casa delle libertà, che potesse essere condivisa anche dalle altre forze del Parlamento. In molti punti la nostra risoluzione è simile a quella che sarà presentata - spero sia stata già presentata - da tutte le forze politiche dell'Ulivo. Con ciò, si dà un segnale al Governo, e non soltanto all'opinione pubblica: questo ramo del Parlamento, su un tema così importante, come quello del rilancio della funzione sociale della famiglia e, soprattutto, di un'attenzione particolare al problema della natalità nel nostro paese, vuole dare un segnale di assoluta o di grande unità, affinché questo tema diventi, anche nei prossimi anni, tema proprio del Parlamento, tema proprio del Governo della Casa delle libertà, tema condiviso da tutte le forze politiche che siedono in questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanotti. Ne ha facoltà.
KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è per me poco agevole parlare in quest'aula di interventi e di politiche di incremento della natalità. Troverei più appropriato per quest'Assemblea, poiché ritengo che questi siano i nostri compiti, parlare delle difficoltà che stanno dentro la normale vita quotidiana delle famiglie, intese come molteplici e diverse unità di convivenza, sempre più piccole, in particolare al nord, ma anche più dinamiche e più capaci di complesse combinazioni di risorse, con l'aiuto spesso di reti informali e, eccetto che in alcune realtà, anche di pochi servizi. Si tratta di famiglie a cui si aggiungono sempre di più quelle formate da persone che vengono da altri paesi; famiglie che si reggono su equilibri in continua ridefinizione, quale esito di una ricomposizione molto difficile tra i progetti esistenziali dei singoli, donne e uomini, fra i loro diritti e fra le responsabilità generazionali. Ripeto che, secondo me, qui stanno i nostri compiti e non tanto intorno al tema dell'incremento della natalità.
Per questo ritengo ci siano alcuni fondamenti di una politica di sostegno alle famiglie, che devono incoraggiare e sorreggere l'assunzione di responsabilità dentro le famiglie fra le generazioni. Ne cito pochi, alcuni, fondamentali per me. Essi stanno nel riconoscimento della libertà degli individui e delle famiglie, attraverso un ampliamento delle possibilità di scelta ma anche delle risorse, per far valere queste possibilità di scelta, inclusa la scelta di avere dei figli o ancora di accudire familiari non autosufficienti, senza per questo dover pagare prezzi troppo alti e, a volte, irreversibili. Tali fondamenti
stanno ancora, secondo me, nel riconoscimento del valore sociale della responsabilità, che ciascuno assume liberamente nei confronti di chi non è ancora o non è più autonomo, nei confronti dei bambini e degli anziani, riconoscendo grande valore alla responsabilità fra le generazioni. Inoltre, tali fondamenti stanno secondo me nel coniugarsi della solidarietà e del lavoro di cura, soprattutto per quanto riguarda le donne, con diritti e pari opportunità, e nella soluzione del problema del tempo e della sua diversa, enormemente diversa, distribuzione: contratto e scarso per l'età adulta, soprattutto per le donne, e vuoto per l'età anziana. Secondo me, la dimensione che ci compete è quella che, sempre di più, si pone come tema i bisogni della vita quotidiana delle famiglie, vita quotidiana che è luogo pesante di gestione strategica di tempi, di relazioni, di patti di solidarietà. E le politiche di Governo cosa devono fare? Secondo me, non devono far altro che assumere questo cumulo di bisogni e dare risposte.
Onorevole Volontè, io penso l'esatto contrario di quanto lei afferma nella sua risoluzione, laddove si attribuisce ai precedenti governi «l'inconsistenza delle misure adottate, quasi a confermare la marginalità della famiglia come soggetto sociale», così lei afferma. Non parlo per i precedenti governi, ma rivendico per il Governo di centrosinsitra, per la prima volta in questo paese e grazie anche al lavoro di Livia Turco, un consistente impianto di politiche e l'elaborazione di leggi a sostegno delle famiglie in cui al centro c'era, appunto, la tutela del massimo di autonomia individuale e insieme il massimo di responsabilità sociale. Si pensi solo alla grande innovazione di impianto della legge n. 328 del 2000 di riforma dell'assistenza, così ottusamente da voi abbandonata, che tra l'altro aveva al centro quello che dovrebbe interessarvi, vale a dire gli impegni a sostegno della genitorialità. Per voi la politica a favore della famiglia si identifica spesso in un insieme di trasferimenti in denaro, ma concretamente siamo pressoché al nulla, onorevole Sestini. In altre parole, gli interventi previsti sono prevalentemente trasferimenti in denaro che possano distogliere le donne dall'offrire il proprio lavoro sul mercato, anziché mirare, piuttosto, ad alleggerire la donna dai carichi di cura della famiglia, diminuendo - perché questo c'è - il grado della sua dipendenza dai vincoli di reciprocità che si instaurano al suo interno.
Siamo di fronte, io credo, ad una riproposizione di un familismo che questo Governo usa tutto, proprio tutto: dalla condizione degli anziani non autosufficienti, agli asili nido, ai servizi per l'infanzia, con l'obiettivo costante di ristabilire un ordine sociale fondato sulla famiglia tradizionale. Il problema è che nelle vostre leggi finanziarie, nonostante gli annunci e le intenzioni, sono mancate totalmente le risorse per l'applicazione dell'articolo 16 della legge n. 328 del 2000, ossia quello che mette le famiglie al centro della rete dei servizi, né vengono considerate altre leggi e misure come i congedi parentali e l'assegno di maternità. Una sola è la misura chiaramente a favore della famiglia prevista dalla vostra finanziaria per il 2003: la riserva del 10 per cento del fondo nazionale per le politiche sociali da destinare al sostegno delle famiglie di nuova formazione, in particolare per l'acquisto della casa. Voi avete decurtato consistentemente il fondo sociale che non prevede più vincoli di destinazione il che - è ovvio - significa che le risorse negli ultimi anni destinate ai servizi per l'infanzia e l'adolescenza, previste nella legge n. 285 del 1997, sono confluite in un fondo indistinto e possono evidentemente essere dirottati su qualsiasi altro settore. In diversi comuni è già stata annunciata la chiusura di servizi per mancanza di finanziamenti.
I servizi nido aziendali, quelli a cui voi sembrate tenere particolarmente, badate, rischiano non già di ampliare un'offerta di servizi, che è molto carente rispetto a una domanda molto consistente, ma di sostituire in parte consistente questi servizi territoriali. A tutto questo si aggiunge un sistema di deduzioni fiscali modulato in base al reddito che ignora, e anzi aggrava, gli svantaggi che ne derivano per le famiglie
monoreddito e i redditi più bassi, mentre si lascia totalmente irrisolto il problema dell'incapienza, così come rimane irrisolta la questione della riforma degli assegni al nucleo familiare, nonostante l'onorevole Sestini dica che su questo istituto c'è un ripensamento. Non è un gran bel modo il vostro, colleghi della maggioranza, di sostenere le famiglie, specie quelle a basso reddito.
Per concludere, io penso che di questo ci competa parlare quando, lo dico fra virgolette, si intende affrontare il tema dell'incremento della natalità. Lo metto tra virgolette, colleghi, perché preferisco di parlare di sostegno alla genitorialità: su questo tema ci vogliono politiche precise, quelle che questo Governo non fa (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.
MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, essendo già intervenuta nella discussione sulle linee generali, vorrei svolgere solo alcune considerazioni che mi consentano di rispondere alle richieste del Governo - fatte presenti dal sottosegretario Sestini - di espungere dalla mozione presentata dai gruppi dell'Ulivo dei punti qualificanti e concretizzanti la volontà - espressa da più parti - di incrementare e sostenere il tema della genitorialità e delle politiche a favore della famiglia.
I firmatari di queste mozioni rappresentano idee e posizioni culturali molto diverse, ma credo vi sia una sostanziale unità riguardo alla necessità di attribuire al tema delle politiche per la famiglia, al tema della genitorialità responsabile ed al problema rappresentato dal decremento della natalità - così come indicato nelle statistiche - una centralità riguardo al complesso delle politiche del welfare. Voglio dire che non si può attuare una politica a favore delle famiglie o della natalità senza l'ausilio di un concreto progetto e senza un'idea più generale di welfare. Si abbisogna cioè di una politica più generale a favore delle famiglie con problemi, che consenta anche di pensare ad una rete funzionale del servizio sanitario nazionale e ad una rete di servizi di natura educativa per la prima e primissima infanzia. Nel far presente queste necessità mi riferisco anche al tema dei consultori che pare debbano essere smantellati su tutto il territorio nazionale e che, invece, a nostro avviso, debbono far parte di una rete di sostegno alle politiche a favore delle giovani coppie e delle famiglie che dovrebbero essere incrementate.
Nell'ambito della libertà delle persone e delle coppie riguardo alla scelta di formare una famiglia, di avere figli vi è la responsabilità della politica che ha il compito di rimuovere gli ostacoli e di implementare politiche che rendano concreta questa libertà; ciò permetterà ai giovani di rendersi autonomi dalla famiglia di origine, di scegliersi una vita futura e, se lo desiderano, di avere figli.
Il tema riguardante la libertà di formarsi una famiglia e di procreare non può essere disatteso dalla legge finanziaria che dovrebbe prevedere al suo interno l'implementazione del fondo per le politiche sociali - abbiamo invece assistito ad una sua decurtazione - ed un'idea di fiscalità generale che prenda in considerazione il lavoro di cura ed i carichi familiari, temi che riguardano la società nel suo complesso.
Mi permetto di dire che forse la legge Bossi-Fini non ha del tutto azzerato gli elementi di positività previsti dalla legge Turco-Napolitano riguardo al ricongiungimento delle famiglie e alla possibilità di inserimento dei giovani, dei bambini provenienti da altre etnie, da altre culture, i quali hanno pienamente diritto di diventare cittadini italiani.
Vi è una distanza culturale tra le politiche portate avanti in questi mesi dal Governo Berlusconi e un'idea di welfare che includa, prenda in considerazione politiche di implementazione - e non di smantellamento - e di sostegno alle famiglie ed alla genitorialità responsabile.
Noi abbiamo citato tra gli impegni la legge n. 328 del 2000 che predisponeva azioni di sostegno alla genitorialità e richiamato la necessità di implementare politiche di conciliazione tra il lavoro e la famiglia. Mi pare che questo tema, invece, sia assolutamente sconosciuto alle attuali politiche. Abbiamo evidenziato la necessità di azioni positive (molto care dovrebbero essere al ministro Prestigiacomo) per superare l'esistente penalizzazione che le lavoratrici madri subiscono nei percorsi di carriera, di lavoro, nonché quella di una piena attuazione della legge n. 53 del 2000 (disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città).
Sappiamo che nella nostra società vi sono fattori culturali, ma anche ostacoli concreti nella vita quotidiana di milioni di persone che impediscono la libera scelta della genitorialità, della maternità e della paternità. Questo è il motivo per cui credo che non sia possibile, sottosegretario, espungere dalle premesse della mozione il tema del libro bianco sul welfare; mi pare vi siano enunciazioni che non hanno alcuna prospettiva di applicazione concreta perché quando il fondo per le politiche sociali viene decurtato e non implementato, quando, ad esempio, nel mondo del mercato del lavoro si fa vigere un'accentuata flessibilità che impedisce la programmazione delle giovani coppie che intendono avere una famiglia, una casa e, magari, dei figli, si alimentano contraddizioni che molti colleghi possono toccare con mano e mi rivolgo all'onorevole Volontè che su tale aspetto si è speso. Come si fa a pensare che si possano promuovere politiche per la famiglia e per la natalità scollegate dal tema più generale delle politica del welfare? Queste politiche si ritrovano all'interno di una certa idea di società e di politiche per il sostegno dello Stato sociale, di un welfare moderno che analizzi determinati bisogni; credo, a differenza di altre colleghe che, invece, la fotografia della realtà che l'ISTAT, le statistiche ci consegnano anche del minor desiderio o del minor obbligo di aver figli rappresenti un problema.
Penso che rappresenti un problema perché, al di là delle libere scelte culturali di ognuno, credo vi siano - come può emergere da un'analisi più profonda - ostacoli, difficoltà e problemi economici nel nostro paese che ha bloccato una serie di leggi, con le quali l'Ulivo aveva finalmente enucleato linee di indirizzato relativamente alle politiche di sostegno dell'infanzia e della famiglia, e di finanziamenti; in tale modo è possibile fotografare una situazione di difficoltà economica e sociale da contrastare. Sappiamo che le famiglie che hanno figli, anche numerosi, sono quelle che entrano nella sfera della povertà. Come si fa a non pensare che le politiche di contrasto della povertà, in realtà, si pongono poi a favore dei bambini, delle famiglie e che, quindi, si tratta di politiche che non consegnano al paese un'idea che chi fa figli diventerà povero?
Questo è il tema della nostra discussione che ci appassiona e per il quale numerosi colleghi hanno presentato tali mozioni. Credo però che non sia possibile per noi espungere alcuni punti qualificanti come quello dell'importo degli assegni familiari. Se ci poniamo il problema di concretizzare le politiche a favore delle famiglie, il tema dell'aumento dell'importo degli assegni familiari si rinviene all'interno di questa idea, così come il tema delle politiche di contrasto alla povertà per i nuclei familiari soprattutto monoreddito, ma non solo, e quello delle politiche concrete a sostegno delle famiglie a cui carico vi sono soggetti non autosufficienti (lo stesso può dirsi per altri punti illustrati nella mozione).
Credo quindi, e mi auguro, che da questo dibattito non possa non scaturire anche una riflessione più generale sull'idea di welfare rispetto a quella, che è di costante smantellamento di strumenti, che ormai sta venendo avanti in questi mesi, e che si abbia un'inversione di tendenza che riporti al centro un'idea di welfare di accoglienza, di sostegno, questo sì, alle giovani generazioni, ai bambini e alla
genitorialità responsabile, che è il vero cuore del problema del dibattito di oggi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima alla quale ricordo che ha sei minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il tempo a mia disposizione sarà sufficiente anche se non abbiamo svolto la discussione sulle linee generali dal momento che la nostra mozione è stata inserita successivamente.
In ogni caso, vorrei in primo luogo ribadire lo spirito che è alla base della nostra mozione, che, come tutti possono vedere, compreso il Governo, è assai concreta, poco ideologica, dal momento che noi riteniamo che se si vuole parlare seriamente di un problema complesso come quello demografico e della natalità in Italia, dovremmo affrontare tali e tante questioni quali quelle che vanno dalla rivoluzione non violenta fatta dal movimento delle donne nel '900 e che ha portato ad una riforma del diritto di famiglia nel nostro paese, all'autodeterminazione nelle scelte di maternità da parte delle donne, ad una liberazione dal controllo del proprio corpo non soltanto da parte dei maschi, ma anche dello Stato e della Chiesa.
Ciò quindi ha determinato una rivoluzione sotto il profilo demografico, perché se a questo punto lo Stato vuol fare una politica che incentivi la natalità, è chiaro che deve avere come primo soggetto di contrattazione le donne.
In questo senso, accetto l'eliminazione delle coppie da questo testo; mi sembra una proposta avanzata dal Governo con un senso più ideologico che realistico - abbia pazienza, signor rappresentante del Governo, anche se l'accetto, perché non mi sembra di grande rilievo - perché volendo esprimere fino in fondo il mio pensiero, bisognerebbe prevedere il concetto di servizi per le donne, proprio in seguito a questo aspetto che ho evidenziato, sia che le donne siano sole o in coppie di fatto o in famiglie formatesi con regolare matrimonio.
Questa è infatti la realtà che deriva da una rivoluzione innegabile che ha avuto gli effetti che oggi analizziamo.
Il secondo problema che occorre sottolineare è il fatto che l'economia e lo sviluppo insostenibile derivanti dalla globalizzazione, a differenza di quello che fu lo sviluppo del primo capitalismo, diventino incompatibili con il welfare State. Non è un problema relativo soltanto all'Italia più in generale, oggetto di discussione da parte dei giovani a Porto Alegre. Si tratta di un problema enorme che difficilmente potremo risolvere in questa sede; tuttavia, dovremmo averlo presente, dal momento che tale questione determina un cambiamento generale del modello di sviluppo rispetto a quello che si era affermato nel primo capitalismo, nel quale si andava fieri che lo sviluppo economico andasse di pari passo con l'affermazione dello welfare State.
Un terzo problema, che noi del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo vogliamo porre in rilievo, e lo abbiamo inserito nel dispositivo, rispetto al progetto di città sostenibili delle bambine e dei bambini, è rappresentato dal fatto che le scelte delle donne rispetto alla maternità venivano anche dal tipo di ambiente accogliente che le contorna.
Vorrei citare l'esempio di Dresda, che, da questo punto di vista, è un caso famoso. Dresda era una città invivibile, lo è stata per molto tempo e vi era un bassissimo tasso di natalità. Quando uno dei Governi di quella città ha cominciato ad investire per rendere la città più verde, piena di giardini, con luoghi accoglienti e meno inquinati possibile, improvvisamente il tasso di natalità è cresciuto in maniera esponenziale.
Questa è un'altra caratteristica su cui noi insistiamo sempre: o le città sono vivibili e non inquinate, o altrimenti non capisco per quale ragione una donna dovrebbe mettere al mondo un figlio che comincerà, fin dai primi mesi, ad andare negli ospedali a farsi curare per problemi di tutti i tipi - respiratori, di asma, di allergia -, perché trova un ambiente ed un'aria irrespirabili, come sappiamo benissimo.
Lo stesso dicasi per il cibo. Capite che se i bambini nascono e poi sono costretti a mangiare omogeneizzati pieni di ormoni, che rischiano di rovesciare le tendenze sessuali dei bambini, forse i genitori avranno alcuni problemi ad andare avanti in questo senso.
Naturalmente, c'è anche il problema, messo in evidenza dall'ONU in occasione della conferenza di Pechino, rappresentato dal fatto che, rispetto agli altri paesi, nella nostra nazione le donne lavorano per un maggior numero di ore.
PRESIDENTE. Onorevole Cima, la prego di concludere.
LAURA CIMA. Accetto tutte le altre modifiche, con il chiarimento che ho fatto nella mia dichiarazione, quindi non vorrei far votare la nostra mozione Lion ed altri n. 1-00173. Però, se lei me lo concede, signor Presidente, vorrei chiedere al Governo se sia possibile mantenere con una formulazione diversa il paragrafo dove si parla della legge n. 285 del 1997 - e che, a causa di un refuso, comprendeva anche il riferimento alla legge n. 53 del 2000 che è sparito - e proporrei, se il Governo è d'accordo, la seguente formulazione: a sostenere le finalità delle leggi n. 53 e n. 285 attraverso una maggiore dotazione, compatibilmente con i vincoli di bilancio - visto che già mi è stato chiesto da altre parti di inserire questo riferimento - delle risorse del fondo unico. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burani Procaccini. Ne ha facoltà.
MARIA BURANI PROCACCINI. Signor Presidente, signor sottosegretario, colleghi, sui documenti presentati dalle varie componenti della Camera dei deputati sulla famiglia e sulle possibili azioni positive a favore di questa, si è già discusso abbondantemente. Tuttavia è bene, nel momento del voto, tornare a focalizzare alcuni punti.
Insieme alle altre componenti della Casa delle libertà, abbiamo voluto presentare un'unica risoluzione, ed avremmo voluto farlo addirittura insieme alle componenti di questa Camera che costituiscono l'opposizione; ma ciò non è stato possibile e, di questo, veramente me ne rammarico. Credo, infatti, che un tema come quello della famiglia, che ci trova concordi e che ci trova tutti impegnati nella stessa direzione, per trovare una soluzione ad una serie di problematiche che si sono susseguite negli anni, portando la famiglia italiana, che ha avuto il merito di sostenere il welfare, di farsi promotrice anche di un sostegno costante, ad esempio, nei confronti dei giovani - di cui spesso e volentieri si parla, ma per i quali poco e niente si è fatto -, avrebbe richiesto una maggiore attenzione.
Anche perché, con il passare degli anni, si è concretizzata e stabilizzata una serie di luoghi comuni che non hanno assolutamente favorito la famiglia, anzi le hanno nuociuto. Luoghi comuni determinati da una serie di elementi, anche positivi, per venire incontro ai soggetti deboli.
In realtà, nell'insieme hanno indebolito il concetto stesso di famiglia. Mi riferisco, ad esempio, ai supporti alla maternità dati alle famiglie più indigenti, facendo nascere nella mente delle giovani coppie la seguente equazione negativa: fare figli equivale a scivolare, con facilità, sotto la soglia di povertà, senza che nessuno offra una mano per risollevarsi. Un'altra azione apparentemente positiva, ma che ha generato mentalità negative, riguarda gli asili nido. Con riferimento alla loro carenza strutturale, endemica, in Italia - senz'altro tamponata dal privato e dal privato sociale - lo Stato è stato assente in maniera colpevole. Si finisce, quindi, per privilegiare tutte le categorie cosiddette più deboli e non la famiglia.
Conosco persone, naturalmente piccoli impiegati che percepiscono bassi stipendi e che, per mantenere la propria famiglia non scelgono il vincolo matrimoniale. Infatti, per una donna non sposata è molto più facile trovare posto, per il proprio figlio, in un asilo statale, così come è molto
facile, per una ragazza madre, se insegna, essere vicina al proprio figlio, in una posizione favorevole, piuttosto che allontanarsi dalla propria casa, come accade alle madri di famiglia, mogli legalmente riconosciute attraverso il vincolo matrimoniale. Per queste ultime, non è prevista alcuna forma di sostegno poiché sono considerate persone che possono sostenersi autonomamente. Tutto questo va ad aggiungersi ad una politica sempre e costantemente volta all'assistenza e non al riconoscimento reale del valore sociale della famiglia; parlo, per esempio, delle politiche fiscali che non hanno mai teso verso le deduzioni ma sempre verso le detrazioni e che hanno sempre focalizzato l'attenzione sul concetto della necessità famigliare e non su quello della spesa complessiva che una famiglia affronta per crescere il proprio figlio, come si fa nel resto d'Europa.
Un figlio, fin dal momento in cui si affaccia alla vita, quindi, durante la sua crescita dignitosa, è un bene sociale per il quale lo Stato deve impegnarsi, altrimenti siamo di fronte ad uno Stato miope, come è stato il nostro negli ultimi trenta anni di politica; uno Stato che è intervenuto con leggi buone, buonissime nelle intenzioni, ma, spesso e volentieri, inefficaci perché settoriali e limitative; uno Stato, come il nostro, si è condannato ad una politica di denatalità, che non ha costruito per il futuro e che certamente troverà, di qui a poco, le sue difficoltà. Infatti, non bastano i figli degli immigrati (su tale tema occorrerebbe aprire un discorso specifico) che, spesso e volentieri, sono molti di più e molto diversi da ciò che appaiono. Vorrei ricordare il caso di bambini cinesi, nati negli ospedali dell'Emilia Romagna e della Lombardia; alcuni di loro figurano nati da una stessa donna la quale, in un anno, avrebbe partorito, secondo i dati registrati dall'ospedale, ben dieci bambini! Ciò spiega che razza di commercio di bambini esiste in Italia, senza che nessuno se ne preoccupi più di tanto.
La nostra risoluzione sulla famiglia che la Casa delle libertà ha presentato ha lo scopo di sollecitare il Governo ad una serie di politiche. Il Governo (sta lavorando attraverso un libro bianco e il documento che, ogni due anni, il Ministero del welfare deve presentare per la programmazione di politiche a favore dell'età evolutiva) deve essere spronato; tali atti rappresentano già una strada verso un sistema giusto, ossia il sistema generalistico, della deduzione e del riconoscimento che l'asilo deve essere non una cosa caduta dal cielo, ma un atto riconosciuto dall'intero Stato, legato al welfare e alla sussidiarietà orizzontale; la famiglia stessa deve farsi protagonista del suo sostentamento e della sua voglia di proiettarsi verso il futuro in un atteggiamento di speranza, la stessa che dobbiamo infondere alle giovani coppie italiane.
Noi dobbiamo dire alle coppie che sposarsi, concludere questo contratto, davanti allo Stato, con l'altro e con la società, è un fatto positivo, per il quale lo Stato le ringrazia, le favorisce, le sprona e le protegge.
Le coppie, che arrivano già tardi al matrimonio per gli annosi problemi di studio e lavoro che tutti conosciamo non debbono essere lasciate più sole. Non è pensabile che le nostre coppie di giovani debbano sentirsi addirittura discriminate se contraggono matrimonio. Questo non è più tollerabile!
Allo stesso modo, non è tollerabile anche un'altra situazione che nella nostra risoluzione abbiamo voluto sottolineare. Scegliere di procreare ed avvicinarsi al parto significa, per la donna, scegliere la medicalizzazione: l'ingresso in un tunnel tra il farmacologico ed il medico in cui il parto non ha più niente di naturale. Non si viene incentivati al dono della vita, che ognuno porta dentro di sé; eppure, chi sceglie di procreare fa dono anche alla società di un bene che è comune, di un bene fondamentale: il bene della persona. No, fino ad ora non abbiamo concepito un aiuto al parto ed un aiuto subito dopo il parto, che una donna deve avere: non ci si meravigli se, nella crisi post-parto, vi sono donne più fragili che, lasciate sole, arrivano ad uccidersi e ad uccidere il proprio
bambino! È la solitudine di questa nostra società che non dobbiamo più accettare!
La Casa delle libertà, nel suo complesso, ha preso un impegno, nei confronti della popolazione italiana, che intendiamo portare fino in fondo. È per questo che, nella nostra risoluzione comune, che muove da mozioni che avevamo preparato a sostegno delle nostre tesi, intendiamo chiedere al Governo un sistema fiscale più equo ed una più alta e ferma concezione della famiglia, vero centro dello Stato: una famiglia fatta di persone che hanno il diritto, sancito dalla Costituzione italiana, di poter mettere al mondo e di poter allevare i figli come bene non soltanto di una specifica entità familiare, ma anche dello Stato.
Questo è lo Stato nel quale crediamo. Per questo, invitiamo il Governo a proseguire nella politica a favore della famiglia, per la centralità della famiglia, e nelle politiche del welfare perché questa è la strada maestra lungo la quale ci vogliamo incamminare (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Grua. Ne ha facoltà.
SAVERIO LA GRUA. Signor Presidente, intervengo brevemente per esprimere la totale condivisione del gruppo di Alleanza nazionale sul contenuto delle mozioni Volontè e Burani Procaccini, che coincide con i programmi di Alleanza nazionale in ordine al problema della tutela della famiglia.
Noi crediamo nella famiglia e nel principio costituzionale sancito nell'articolo 31 della Costituzione, che riserva un'attenzione particolare alla famiglia ed alle sue opportunità di crescita. Alla famiglia, che rappresenta la cellula primaria dello Stato, va dedicata, quindi, una particolare cura, in particolare modo da un Governo di centrodestra che ha impostato il suo programma proprio sulla valorizzazione della famiglia.
Siamo preoccupati per la diminuzione dei livelli di natalità. Ecco perché riteniamo che il Governo, che ha già intrapreso un'azione importante in favore della famiglia, debba continuare su questa linea, adottando tutti i provvedimenti indispensabili affinché sia favorito un aumento della natalità e siano evitati i problemi che una diffusa denatalità crea sul piano economico e sociale allo Stato.
Dobbiamo impegnare il Governo - è questa la ragione per la quale sono state presentate le mozioni alle quali ho fatto riferimento - a continuare nella scia di un progetto che ha meritato il consenso dell'elettorato perché quest'ultimo ha premiato il centrodestra anche in considerazione della valenza del programma relativo alla famiglia.
Noi dobbiamo quindi adottare tutte quelle iniziative normative e legislative che possano consentire alle giovani coppie di mettere al mondo dei figli senza avere quegli ostacoli spesso di carattere economico che impediscono loro di fare delle scelte di procreazione. Dobbiamo quindi metterle in condizione, attraverso una diffusione maggiore del part-time, una flessibilità dell'orario di lavoro, attraverso l'istituzione di asili nido magari nelle vicinanze delle abitazioni o nei luoghi di lavoro, di fare responsabilmente delle scelte in ordine alla crescita della famiglia.
Penso che questo sia il compito di un Governo e di una maggioranza e riteniamo che con questi atti di indirizzo, con questo impegno che noi rivolgiamo al Governo, si possano ottenere quei risultati che attendono gli italiani, che attendono tutti coloro che, come noi, credono alla famiglia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, innanzitutto, partirei da un dato, un po' paradossale, perché, onorevole Burani Procaccini, più in quest'aula cresce l'enfasi sulla famiglia, sulle politiche per le famiglie, più diminuiscono le risorse. Questo è il primo dato: cresce l'enfasi e diminuiscono i soldi. Io credo che la discussione in quest'aula non dovrebbe riguardare
tanto gli impegni futuri del Governo, ma quello che il Governo ha già fatto contro le politiche sociali, le politiche famigliari, contro lo Stato sociale. Tra l'altro, voi fate riferimento a leggi che sono state tutte approvate dall'Ulivo e che voi oggi state cercando di smantellare. La legge n. 328 non è applicata, la state smantellando pezzo su pezzo, la legge sui congedi parentali non è applicata, non è neanche finanziata, il fondo sociale viene drasticamente ridotto; onorevole sottosegretaria, si dice che sarà sostituito da altri strumenti, ma quali sono? Oggi viene cancellato lo strumento del reddito minimo di inserimento. Domani non si sa, ma oggi non solo non c'è una lira, ma vengono tolte risorse già stanziate dall'Ulivo per il fondo sociale e per il reddito minimo di inserimento. Vengono tagliati i trasferimenti agli enti locali. Onorevole Burani Procaccini, come li finanziate i servizi per le famiglie, per gli anziani, per i bambini? Con quali soldi gli enti locali possono garantire questi servizi se, con questa finanziaria (non nel regno dell'immaginario, ma con questa ultima finanziaria), avete tagliato drasticamente i trasferimenti agli enti locali? Avete fatto una legge sull'immigrazione che è indecente e ha sollevato l'indignazione e la protesta, non solo del mondo del volontariato e delle organizzazioni laiche e religiose, ma anche di tutti gli amministratori, degli imprenditori. Quindi, questo è il vostro approccio politico e culturale al welfare e alle politiche sociali sulle persone e sui nuclei familiari, un approccio assolutamente alternativo alle scelte dell'Ulivo; si tratta di un'idea di welfare minimo, residuale, una cultura per cui è la stessa spesa sociale ad essere un peso per lo sviluppo. Questi sono i vostri punti di riferimento, la vostra strategia, è inutile che qui enfatizziate la famiglia. La vostra idea di un welfare minimo, la devolution, le varie deleghe, tutti gli atti del Governo sono contro i servizi sociali, contro i diritti delle persone.
Allora, innanzitutto credo che vada smascherata questa operazione, questo tentativo della maggioranza di legittimare di nuovo in quest'aula il Governo. Siamo vicini ad elezioni amministrative molto importanti, Berlusconi ne è preoccupato a tal punto che dice che, se perde, non si dimetterà; excusatio non petita, comunque c'è preoccupazione, giustamente. State facendo un'operazione di maquillage e di propaganda, esattamente la stessa operazione che avete fatto con il «libro in bianco» - come ha detto giustamente la ex ministra Livia turco - non il Libro bianco sulle politiche sociali.
Io, quindi, voterò contro senza distinzioni tra il primo capoverso, il secondo capoverso, il primo punto o l'ottavo punto, perché qui, anzitutto, c'è da votare contro un'operazione politica e culturale che tenta di rilegittimare un Governo che, invece, pratica ed ha praticato, ha già fatto atti concretissimi, contro il welfare, per lo smantellamento del welfare. Io credo che dietro ci sia anche una cultura - parlavo prima della legge sull'immigrazione - retriva che cancella non solo diritti e conquiste ma quell'insieme di valori e di principi che sono alla base della nostra idea di Stato sociale; la cultura della solidarietà, dell'uguaglianza, dell'inclusione. La vostra idea è parte di una cultura retriva che esclude, che emargina, che costruisce nuove discriminazioni, nuovi privilegi. C'è anche un'idea che penalizza profondamente la cultura critica di tutti questi anni, la cultura critica delle forze democratiche, la cultura critica delle donne.
E quando parliamo di natalità, poiché sono le donne che fanno i figli, dovreste anzitutto fare riferimento alle donne, ai soggetti che fanno i figli e che sono i soggetti della riproduzione sociale. Non solo non fate riferimento alle donne ma i vostri atti, atti concretissimi, sono politiche contro le donne; mi riferisco alla legge sulla procreazione assistita ed anche alle leggi regionali, dei vostri governi regionali, che sono per smantellare la legge n. 194 del 1978 garantendo assegni per non abortire. Dunque, è una politica, una cultura che noi dobbiamo profondamente contrastare.
Ma vengo anche all'altra mozione e dico con chiarezza che mi asterrò dal voto
sulla mozione Violante ed altri n. 1-00171 perché credo - ho cercato di dirlo brevemente in questo intervento - che, poiché è in atto un tentativo politico e culturale che dobbiamo smascherare, e c'è il rischio profondo di concedere, soprattutto dal punto di vista dell'approccio culturale, argomenti a questa devastazione che le destre stanno portando avanti, ritengo che questa mozione sia inadeguata, insufficiente a contrastare politicamente e, quindi, culturalmente questa devastazione.
Ritengo, infatti, che vi sia una confusione e, dunque, che si faccia una concessione culturale rispetto alle politiche per la natalità e per la responsabilità genitoriale. Sono due cose profondamente diverse. Attenzione! Il tema delle politiche demografiche e quindi delle politiche per la natalità è un tema centrale, modernissimo. Qui, nel nostro paese, queste politiche demografiche, che costituiscono una forma di invadenza degli Stati e dei governi nella libertà e responsabilità delle persone, significano incentivare i figli; in altre aree del sud del mondo significano, invece, costringere alla sterilizzazione obbligatoria le donne per imporre un numero coatto di figli. Dunque, la riproduzione, non è, come hanno detto le donne e secondo l'elaborazione di questi anni, anche delle organizzazioni internazionali (penso alla conferenza del Cairo, penso alla conferenza di Pechino) la riproduzione sociale; invece di essere al centro di politiche profonde di trasformazione che siano il nucleo di un'altra idea dello sviluppo, le politiche demografiche sono qui politiche volte alla sostenibilità dei sistemi economico e sociale.
Noi siamo contro questa idea, contro questa concezione e riteniamo, per questo, che questa mozione sia inadeguata e insufficiente per fare questa battaglia modernissima che ci riguarda tutti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Francesca Martini. Ne ha facoltà.
FRANCESCA MARTINI. Signor Presidente, signor sottosegretario, la Lega nord Padania non ha presentato risoluzioni o mozioni non perché, ovviamente, non siano condivisibili nei loro contenuti ma perché la Lega nord Padania ispira tutta la sua attività, sia a livello nazionale sia a livello territoriale, proprio sui valori della centralità della famiglia quale insostituibile ammortizzatore sociale che, in questi decenni repubblicani, è stata considerata come un dato di fatto e non come un soggetto destinatario di diritti specifici.
Le preziose relazioni di tipo umano, la capacità di sostegno reciproco, di protezione, di guida che si ritrovano, appunto, nelle relazioni familiari, rappresentano un valore sostituibile ma che va assolutamente contenuto in una serie di interventi mirati che possano rafforzare quelle relazioni, consolidare quelle relazioni, nonché il ruolo della famiglia a livello locale quale aspetto fondante delle comunità.
Non voglio ripetere i dati, perché quei dati sono apparsi su tutti i giornali, quei dati noi li abbiamo divulgati più di qualche anno fa, quei dati sono stati il punto di riferimento della nostra campagna elettorale e dei nostri incontri pubblici; ritengo, quindi, che non sia così rilevante sottolineare le informazioni che ci parlano di una natalità costantemente residuale in Italia rispetto ad altre realtà internazionali, mentre penso sia importante focalizzarsi su come il Governo, il Parlamento, la Commissione affari sociali abbiano avviato quel percorso di politiche familiari specifiche che mai si è avuto nel nostro paese. Questo perché le politiche familiari non devono perdere il collante con il disegno generale di welfare in Italia, ma anche perché, se non vi sono politiche familiari specifiche, perde senz'altro peso quel valore - che noi riconosciamo e che, peraltro, già la Costituzione ha riconosciuto - della famiglia naturale fondata sul matrimonio come destinataria di interventi di attenzione da parte delle istituzioni.
Il processo di denatalità in Italia ha radici lontane: non ci scandalizziamo pertanto alla lettura di dati costantemente allarmanti, perché è dagli anni settanta che è iniziato un processo di denatalità nel nostro paese che non ha dato segni di
arresto, se non, forse, questo lo devo riconoscere, qualche timido segnale di ripresa proprio in quest'ultimo anno. È chiaro, pertanto, che questo processo ha motivazioni che non possono essere soltanto imputate all'assenza di politiche per la famiglia, essendo le stesse legate anche ad aspetti di tipo culturale e di tipo sociale connessi all'evoluzione del nucleo familiare in senso mononucleare (quindi con meno capacità di autorispondere ai propri bisogni con un nucleo allargato), nonché a motivazioni legate senz'altro alla mutata condizione femminile, alla partecipazione ormai ampia delle donne al mondo del lavoro, al mondo delle professioni, al mondo della cultura. Questo è un dato di cui bisogna tenere conto e che bisogna rendere compatibile con il ruolo insostituibile, fondamentale della donna all'interno della famiglia, sia come madre sia come moglie.
Questi dati erano quindi esistenti e conosciuti, almeno credo, da noi tutti prima dell'appello del Papa, senz'altro fondamentale per tutto il mondo cattolico, prima dell'appello del Presidente Ciampi, nonché prima dei campanelli d'allarme, nati proprio dal mondo istituzionale e dal mondo religioso, che hanno suonato fortemente nel nostro paese e dei quali molti soggetti, che si occupano di altri temi che non sono quelli specifici delle politiche sociali, hanno sembrato non tenere conto. Perché questo riferimento? Noi non potremmo pensare di scaricare completamente il tema della famiglia sul solo dicastero delle politiche sociali; il tema della famiglia deve informare l'azione di tutto il Governo! Questo vuol dire che quando si parla di politiche del lavoro, si deve considerare il livello di compatibilità tra la società moderna, i modelli sociali odierni e la possibilità di mettere al mondo e crescere dei figli.
Lo stesso vale per quanto riguarda gli aspetti fiscali e ritengo che in questo settore vi sia ancora moltissimo da fare. Vorrei ricordare tutto il sistema tariffario, ancora lontano dal riconoscere la composizione del nucleo familiare e le particolari problematiche di cui quest'ultimo si fa carico, nonché l'attività del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. In questa occasione ringrazio di cuore il ministro Maroni per la tipologia di interventi che ha saputo annunciare e mettere in campo, tra cui il libro bianco sul welfare ed il libro bianco sul lavoro.
Vorrei ricordare il piano nazionale di azione per l'infanzia e l'adolescenza che pongono esplicitamente il nucleo familiare come punto di riferimento delle istituzioni.
Vorrei anche ricordare l'attività della Commissione affari sociali e tutti i provvedimenti che sono in corso d'opera. La Commissione affari sociali ha già licenziato il testo riguardante i servizi socio educativi per la prima infanzia e, quindi, gli asili nido, ma non solo: anche i nidi sui luoghi di lavoro, i micronidi, i nidi di caseggiato e tutta una serie di strutture capillarizzate sul territorio che vanno incontro ai bisogni reali e concreti delle famiglie. Ricordo che ancora in moltissime famiglie entrambi i coniugi lavorano e, quindi, la compatibilità tra famiglia e crescita dei figli diventa un punto strategico.
Innanzitutto, vorrei ricordare che, per la prima volta, una legge - che mi auguro sarà presto esaminata in Assemblea - prevede un cospicuo stanziamento alle spalle: 600 miliardi in tre anni - di cui la prima tranche è già stata suddivisa tra le regioni - che, dopo 25 anni, vanno ad integrare le risorse che le regioni già stanziano a favore dei servizi socioeducativi per la prima infanzia.
Vorrei sottolineare un altro aspetto e mi rivolgo a chi ha richiamato quanto già è stato fatto. Si sono già raddoppiate le detrazioni fiscali per i figli a carico ed in questo paese, fino a qualche anno fa, le detrazioni fiscali per i figli, rispetto a paesi come la Germania, erano dieci volte inferiori.
Vorrei, altresì, ricordare, oltre agli asili nido ed al fondo per gli asili nido, il fondo nazionale per le politiche sociali, che per la prima volta è indistinto, perché vogliamo poter indirizzare queste risorse a specifici provvedimenti che intervengano
sui punti nevralgici. Uno dei punti nevralgici è la possibilità per le giovani coppie di accedere alla prima casa. Pertanto, questo provvedimento mi sembra storico; peraltro, riprende provvedimenti già sviluppati sul territorio dalle regioni e dalle provincie, proprio per integrare i fondi a disposizione delle giovani coppie (e, quindi, delle famiglie in via di formazione o che si sono appena formate) e per consentire l'accesso al bene della casa come punto di riferimento prioritario per la creazione di un nucleo familiare.
In Europa ed in paesi che hanno una cultura di rispetto della famiglia come valore abbastanza lontana dalla nostra è stato possibile sostenere la natalità in maniera cospicua. Vorrei ricordare che paesi oltreoceano, come gli Stati Uniti, sono già ai livelli di due figli per coppia e, quindi, mantengono la propria natalità a livello alto. Pertanto, mi unisco alle altre forze politiche della Casa delle libertà con un appello, affinché tutti i dicasteri ed i componenti di questo Governo sappiano tradurre nei fatti l'attenzione alle politiche familiari ed ai nuclei familiari nello specifico, che hanno informato il nostro programma e la nostra azione politica.
In particolare, sottolineo l'importanza strategica delle politiche per le donne e per i genitori in senso lato, riguardanti il tema del lavoro. Auspico un imminente avvio di quelle politiche di job sharing e di part-time tanto attese dalle nostre donne (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi chiedo un attimo di attenzione. Nel nostro ordine del giorno è previsto che alle ore 11 si passi alla discussione del testo unificato dei progetti di legge in materia di sistema radiotelevisivo. La prassi prevalente è quella di non sospendere le dichiarazioni di voto finali; tra l'altro, si tratta di un argomento particolarmente rilevante: quello della famiglia. Dunque, sarei contrario a sospendere questo dibattito per passare al successivo punto all'ordine del giorno. Vorrei tentare, però, una mediazione. Hanno già segnalato di voler parlare per dichiarazione di voto cinque colleghi ai quali chiedo se sia possibile parlare per un tempo rimesso alla loro prudenza. In tal modo, potremmo proseguire ancora per mezz'ora il dibattito sulle mozioni e sulla risoluzione, procedere alle votazioni su queste ultime, e, poi, passare al successivo punto all'ordine del giorno.
Chiedo se su tale proposta vi siano obiezioni dei colleghi.
ITALO BOCCHINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ITALO BOCCHINO. Signor Presidente, l'ordine del giorno prevede un orario certo per la discussione dei progetti di legge sull'emittenza radiotelevisiva. Comprendo - e la ringrazio per lo sforzo - il suo tentativo di mediazione, tuttavia, corriamo il rischio di non avere più la certezza sulla discussione dell'argomento importante e delicato al nostro ordine del giorno. Infatti, l'invito da lei rivolto ai cinque colleghi potrebbe essere accolto o meno e non sappiamo con quale restrizione di tempi. Rischiamo di terminare le dichiarazioni di voto alle ore 12 di avviare la discussione sul successivo punto con lentezza trovandoci, poi, troppo in ritardo per voti importanti.
Vi è bisogno di certezza, come previsto dall'ordine del giorno. Dunque, la pregherei, se possibile, di garantire il rispetto dell'ordine del giorno.
ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, il gruppo di Forza Italia condivide sostanzialmente quanto testé rappresentato dal collega Bocchino. Si tratterebbe di allinearsi a qualche precedente già esistente per quanto attiene all'interruzione della fase delle dichiarazioni di voto finali nel momento in cui è fissato un orario certo per la trattazione di un altro argomento. Tra l'altro, al di là dell'invito che il Presidente ha rivolto a chi ancora deve intervenire,
mi sembra che un argomento così importante come quello della famiglia non possa essere trattato in poco tempo dal momento che le mozioni e la risoluzione in esame sono state fortemente volute dall'intero Parlamento. Dunque, ritengo si possa tranquillamente interrompere questa fase per passare al successivo punto all'ordine del giorno.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ci rendiamo conto che vi sono due vulnus rispetto alla prassi e rispetto al regolamento. Ci siamo, dunque, rimessi ad una valutazione esclusivamente istituzionale della Presidenza affinché decida quale sia il danno minore rispetto alla trasgressione. Dunque, accoglieremo comunque le decisioni della Presidenza.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente facendo riferimento anche a quanto appena detto dal collega Boccia, il quale ha illustrato una posizione che abbiamo manifestato poco fa alla Presidenza, manteniamo il medesimo orientamento perché di vulnus in qualche modo si tratta, sia nell'uno sia nell'altro caso. L'interruzione delle dichiarazioni di voto è comunque una decisione che costituirebbe un precedente, che potrebbe ripetersi una seconda volta e rafforzarsi in tal senso.
Sappiamo poi che la certezza dei nostri lavori dipende anche dal contesto nel quale l'ordine del giorno si svolge. Tale certezza non può essere a danno dell'unitarietà di un dibattito. Poiché siamo nella fase conclusiva dell'esame delle mozioni, in particolare nella fase delle dichiarazioni di voto, credo si possa accogliere la proposta della Presidenza, facendo un appello ai colleghi di farsi carico per quanto possibile - come altre volte è successo - di mantenere insieme in equilibrio le due questioni: la certezza dell'ordine del giorno e al tempo stesso la certezza del calendario e del termine per le votazioni.
Pertanto invitiamo la Presidenza ad assumere una decisione al riguardo. Noi ci rimetteremo, Presidente, alle sagge, come sempre, decisioni che lei assumerà.
PRESIDENTE. A questo punto ritengo possa essere accolta la proposta avanzata dalla Presidenza, relativamente alla continuazione dell'esame dell'argomento all'ordine del giorno, non essendovi obiezioni sostanziali.
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