Allegato A
Seduta n. 280 del 13/3/2003


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MOZIONI: PAOLETTI TANGHERONI ED ALTRI N. 1-00166, BOLOGNESI ED ALTRI N. 1-00098, GIULIO CONTI ED ALTRI N. 1-00106, CIMA ED ALTRI N. 1-00167 E ROCCHI ED ALTRI N. 1-00172 SULLE INIZIATIVE PER CONTRASTARE LA PRATICA DELL'INFIBULAZIONE

(Sezione 1 - Mozioni)

La Camera,
premesso che:
è grave la situazione in Kenya dove 100 ragazze si sono rifugiate in una chiesa per proteggersi dal rischio di subire l'infibulazione, nonostante che la legge keniota consideri da un anno illegale tale pratica di mutilazione sessuale;
sempre in Kenya, un numero assai elevato di ragazze (circa 700) sono pronte a lasciare le proprie case per proteggersi dal pericolo di essere mutilate: tale rifiuto da parte di tante giovani evidenzia che l'infibulazione non appartiene più alla cultura delle nuove generazioni keniote e, più in generale, africane;
la Commissione giustizia del Senato della Repubblica ha approvato, in sede referente, una proposta di legge di modifica del codice penale che rende illegale l'infibulazione sul territorio nazionale;
esiste un formula di accoglienza ampiamente utilizzata e ormai codificata tra gli organismi internazionali di assistenza, consistente nell'organizzare siti di accoglienza per persone temporaneamente sfollate (displaced persons), per consentire alla fasce più inermi e più deboli delle popolazioni di trovare protezione in caso di guerre civili, di calamità naturali e di altri eventi straordinari e nel prevedere, altresì, per tali soggetti anche programmi di supporto per garantire il reinserimento nei luoghi abbandonati per ragioni di sicurezza;

impegna il Governo:

a potenziare i programmi di assistenza e sensibilizzazione in quei Paesi dove la pratica dell'infibulazione è ancora consentita;
ad assicurare sostegno, eventualmente anche legale, alle ragazze che intendano evitare la pratica dell'infibulazione;
a sostenere le organizzazioni internazionali, le chiese, le organizzazioni non governative, le strutture sanitarie ed ogni altro soggetto localmente già impegnato nella prevenzione della pratica dell'infibulazione;
a valutare l'opportunità di organizzare, mediante opportuni programmi concordati con gli organismi internazionali ed i soggetti locali competenti, siti protetti di accoglienza nei loro paesi d'origine per persone «temporaneamente sfollate» (displaced persons), nei quali dare rifugio a quelle donne che nei loro Paesi intendano sottrarsi o sottrarre le proprie figlie all'infibulazione.
(1-00166)
(Ulteriore formulazione) «Paoletti Tangheroni, Bertolini, Licastro Scardino, Elio Vito, Francesca Martini, Rizzi, Caligiuri,


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Blasi, Rivolta, Savo, Baldi, Gigli, Galvagno, Michelini, Costa, Lavagnini, Fontana, Bianchi Clerici, Bolognesi, Filippeschi, Bindi, Boato, Realacci, Montecchi, Mondello, Pinto, Milanato, Carlucci, Di Virgilio».
(27 febbraio 2003)

La Camera,
premesso che:
ogni anno 2 milioni di bambine dai 4 ai 12 anni di età, in 28 Paesi dell'Africa e in 11 Paesi del sud-est asiatico, subiscono mutilazioni genitali femminili;
nel mondo le donne che hanno subito mutilazioni genitali sono circa 100 milioni;
le donne provenienti dai Paesi della fascia subsahariana, dove vengono abitualmente praticate mutilazioni genitali femminili, sono attualmente nel nostro Paese circa 30.000 ed il numero è destinato ad aumentare;
in Italia è già presente una nuova generazione di bambine immigrate o nate nel nostro Paese, che corrono comunque il rischio di essere mutilate;
le mutilazioni genitali femminili sono parte di una struttura culturale antica e profonda, non prevista da alcuna religione, condivisa dalle donne, che, non solo la patiscono sul proprio corpo, ma che contribuiscono a trasmetterla di generazione in generazione, tramandando tale pratica di madre in figlia;
l'intervento di mutilazione viene abitualmente eseguito in condizioni igieniche precarie, con strumenti inadeguati e personale senza alcuna cognizione di carattere sanitario, cosa che determina spesso complicazioni post-operatorie, quali infezioni, emorragie, setticemie e lesioni, oltre ai problemi che si presentano alle donne al momento del rapporto sessuale e alle complicazioni ed ai rischi ai quali sono soggette insieme ai nascituri al momento del parto;
l'autodeterminazione e la salute delle donne, anche immigrate, è uno degli obiettivi che il Governo Prodi si era posto con la direttiva Prodi-Finocchiaro del 1997, in attuazione della piattaforma di Pechino, la quale condanna la violenza contro le donne, sia essa pubblica o privata, come infrazioni ai diritti umani;
le mutilazioni genitali femminili, infatti, si collocano in questo contesto e sono la palese dimostrazione della violazione dei diritti umani che interferiscono con l'integrità della persona;
le strutture sanitarie del nostro Paese sono spesso inadeguate ad affrontare problemi concernenti la natura culturale e la diversità delle questioni che le donne provenienti da altre culture e contesti sociali pongono agli operatori socio-sanitari operanti sul territorio nazionale;
in altri Paesi, quali Inghilterra e Canada, tali pratiche sono state dichiarate illegali tramite precisi provvedimenti. Negli Stati Uniti, inoltre, una giovane donna del Ghana ha ottenuto l'asilo politico, avendo riconosciuto il Governo di tale Paese la mutilazione genitale come una forma di persecuzione contro la persona;

impegna il Governo:

a verificare quanto e come tale pratica sia diffusa nel nostro Paese;
a emanare, previo concerto con la conferenza Stato-regioni, un atto di indirizzo nei confronti delle strutture sanitarie, affinché, laddove si ravvisino pratiche di mutilazione genitale femminile, queste vengano prontamente segnalate alle autorità competenti;
a promuovere un'efficace azione di prevenzione delle pratiche di mutilazioni sessuali, attraverso i consultori, le strutture sanitarie ed i soggetti che operano per garantire la piena integrazione delle persone immigrate, allo scopo di far conoscere


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loro la legislazione italiana al riguardo, ma anche di far loro comprendere quanto tale pratica sia disumana ed umiliante per le bambine e per le donne e quanto, a differenza del Paese d'origine, la mutilazione non costituisca requisito per l'introduzione delle stesse nel contesto sociale italiano;
a promuovere, d'intesa con le regioni, un adeguato sviluppo delle iniziative di formazione di personale socio-sanitario per affrontare in maniera adeguata i problemi derivanti dall'eventuale pregressa pratica di mutilazione sessuale dal punto di vista della salute delle donne, anche in riferimento ai rischi connessi al momento del parto, sia per la donna che per il nascituro;
a prevedere la possibilità di concedere alle donne, il cui Paese di origine consenta alla pratica della mutilazione genitale femminile, di richiedere l'asilo nel nostro Paese per sottrarsi esse stesse o le proprie bambine a simile pratica.
(1-00098)
«Bolognesi, Finocchiaro, Sereni, Folena, Pinotti, Magnolfi, Zanotti, Trupia, Abbondanzieri, Alberta De Simone».
(12 luglio 2002)

La Camera,
premesso che:
in molte zone del pianeta, ammantati da motivazioni etniche, sociali, spesso religiose, permangono costumi che non è possibile accettare senza provare orrore, disgusto e pietà, come le pratiche di mutilazione genitale, dolorose, umilianti, cui sono sottoposte adolescenti e giovani donne, soprattutto nella zona africana, che si estende dall'oceano atlantico al Mar Rosso e dall'oceano indiano al mediterraneo orientale (circa 2.000.000 di casi all'anno): organismi internazionali (Oms e Onu) valutano in 100 milioni il totale delle donne viventi che hanno subito questo barbaro trattamento;
queste usanze hanno cittadinanza anche nello Yemen, nell'Oman, negli Emirati Arabi Uniti, nelle comunità musulmane dell'Indonesia, della Malesia, del Pakistan ed ora, purtroppo, anche in Europa;
esistono modi differenti per infliggere queste ferite corporali e psicologiche, come l'infibulazione, che consiste nell'asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di almeno due terzi della parte anteriore e, di frequente, dell'intera parte media delle grandi labbra, realizzata con lamette da barba, pezzi di vetro o con uno speciale coltello, senza alcuna garanzia di igiene;
altra atroce pratica è l'escissione (clitoridectomia) e la «intermedia», che è la rimozione della clitoride e di tutte o parte delle piccole labbra e del cappuccio della clitoride;
la descrizione di queste pratiche è necessaria al fine di illustrare i contenuti di usanze, che, per la loro gravità, determinano conseguenze assai pericolose, come il pericolo di un'emorragia, shock post-operatorio, lesioni ad altri organi (uretra, vescica) e, a causa delle scarse condizioni igieniche in cui si «opera», finanche il tetano o la setticemia e altre complicazioni (ascessi vulvari, dismenorrea, emorragie, complicazioni nel parto);
queste pratiche mortificano la dignità della donna, offendono la sua femminilità e provocano danni permanenti, irreversibili, sia fisici che psicologici;
in numerosi Stati europei occidentali (come la Svezia, la Norvegia, il Belgio, alcuni Stati degli Usa, il Canada, la Gran Bretagna), a causa della presenza di comunità provenienti dagli Stati nei quali certe pratiche sono effettuate, si è provveduto all'adozione di specifiche leggi per arrestare questi penosi fenomeni che rappresentano


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una vera e propria persecuzione contro la persona;

impegna il Governo:

a verificare se tali pratiche, come prevedibile, esistano anche in Italia e quale sia la loro diffusione e la prevedibile consistenza numerica;
ad esercitare una consistente azione preventiva, affinché sia denunciata l'eventuale adozione di tali pratiche a livello di poliambulatori, distretti, consultori, assistenti sociali, medici e di chiunque operi a contatto di ambienti o comunità di soggetti immigrati dagli Stati interessati;
a sostenere le iniziative legislative attualmente in discussione presso la II Commissione permanente del senato che vietano e puniscono chiunque (medico e non) eserciti tali tristi, penose e violente pratiche.
(1-00106)
(Testo modificato nel corso della seduta) «Giulio Conti, La Russa, Airaghi, Alboni, Amoruso, Anedda, Armani, Arrighi, Ascierto, Bellotti, Benedetti Valentini, Bocchino, Bornacin, Briguglio, Buontempo, Butti, Cannella, Canelli, Carrara, Caruso, Castellani, Catanoso, Cirielli, Cola, Giorgio Conte, Coronella, Cristaldi, Delmastro Delle Vedove, Fasano, Fatuzzo, Fiori, Foti, Fragalà, Franz, Gallo, Gamba, Geraci, Ghiglia, Alberto Giorgetti, Gironda Veraldi, La Grua, Lamorte, Landi di Chiavenna, Landolfi, La Starza, Leo, Lisi, Lo Presti, Losurdo, Maceratini, Maggi, Malgieri, Gianni Mancuso, Luigi Martini, Mazzocchi, Menia, Meroi, Messa, Migliori, Mussolini, Angela Napoli, Nespoli, Onnis, Paolone, Patarino, Antonio Pepe, Pezzella, Porcu, Raisi, Ramponi, Riccio, Ronchi, Rositani, Saglia, Saia, Garnero Santanché, Scalia, Selva, Serena, Strano, Taglialatela, Trantino, Villani Miglietta, Zaccheo, Zacchera, Di Virgilio».
(16 settembre 2002)

La Camera,
premesso che:
secondo stime dell'organizzazione mondiale della sanità, 130 milioni di donne e di bambine hanno subito mutilazioni genitali negli ultimi anni, anche se le cifre reali sono probabilmente molto più elevate, e ogni anno almeno due milioni di bambine sono ancora vittime di questa pratica tradizionale;
in almeno 28 Paesi la pratica delle mutilazioni genitali è ancora la normalità, e il fenomeno colpisce ora, attraverso l'emigrazione, anche l'Europa, gli Usa, il Canada, l'Australia. Solo nell'Unione europea si ritiene che circa 180.000 bambine, ragazze e giovani donne, siano state mutilate o rischino di esserlo;
l'infibulazione è già vietata in diversi Paesi europei, e numerose sono state le condanne internazionali contro questa pratica, come quelle venute dal Consiglio d'Europa e delle Nazioni Unite;
nella quarta Conferenza mondiale delle Nazioni unite sulle donne di Pechino del 1995.È stata adottata una piattaforma di azione nella quale la lotta alle mutilazioni genitali femminili è stata indicata fra le iniziative contro la violenza sulle donne che devono essere intraprese dai vari Governi nazionali;
il 13 marzo 2002 il Parlamento europeo, vista la relazione della Commissione per i diritti della donna e le pari opportunità e sentito il parere della Commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, ha approvato una risoluzione sulle «Donne e il fondamentalismo»: il documento ha sottolineato


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che, nel corso della storia fino ai nostri giorni, le donne sono state e sono una delle principali vittime dei fondamentalismi religiosi, denunciando tra le altre violazioni, punizioni e attentati contro l'integrità fisica e la vita delle donne, soprattutto il ricorso a pratiche culturali e tradizionali quali le mutilazioni genitali come la clitoridectomia e l'infibulazione;
nell'Unione europea nessun sistema politico e nessun movimento religioso può essere al di sopra del rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo e delle libertà democratiche e non sarà mai ammessa alcuna violazione dei diritti umani; i diritti della donna, sanciti dai trattati e dalle convenzioni, internazionali, non possono quindi essere limitati né trasgrediti con il pretesto di interpretazioni religiose, tradizioni culturali, costumi o legislazioni;
il Parlamento europeo, nel denunciare il ricorso alle pratiche di mutilazioni genitali nell'Unione europea ha invitato gli Stati membri a prevedere concrete misure preventive e ad adottare una legislazione contro qualsiasi atto che ponga in pericolo l'integrità psicofisica e la salute della donna;
il 10 dicembre 2002, in occasione della giornata mondiale dei diritti umani, che ricorre ogni anno il 10 dicembre, è stata lanciata a Bruxelles una campagna mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, di cui sono vittime nel mondo 130 milioni di donne e bambine;
l'obiettivo dichiarato di questa campagna, appoggiata da diverse organizzazioni non governative europee e dei Paesi in via di sviluppo, è quello di sradicare definitivamente su tutto il pianeta queste violazioni gravissime dei diritti fondamentali e dell'integrità delle donne entro 15 anni;
nel nostro Paese il fenomeno è ben presente ma sostanzialmente ancora clandestino e sommerso, e la non conoscenza della questione unita ad una sorta dì accettazione passiva di un «costume» straniero e l'inesistenza di una figura autonoma di reato non esplicitamente previsto nella legislazione italiana, può contribuire a spiegare l'assenza di segnalazioni e/o denunce a parte di medici, pediatri, operatori scolastici così come da parte di quei genitori che cominciano ad avere dubbi e a rifiutare le mutilazioni per le proprie figlie;
all'interno del dipartimento per le pari opportunità ha operato, dal 1999 fino alla primavera del 2001, la Commissione per la definizione delle linee essenziali del progetto nazionale contro le mutilazioni genitali femminili, poi sciolta nell'ambito di una riorganizzazione generale al momento dell'insediamento di questo Governo;
le campagne di informazione costituiscono la base indispensabile per un corretto approccio alla problematica delle mutilazioni genitali femminili e favorire così lo spontaneo abbandono di tali pratiche;
l'attività dì sensibilizzazione deve essere affrontata a vari livelli istituzionali, in modo da coinvolgere, anche nell'ambito delle amministrazioni locali, il sistema sanitario, il sistema sociale e quello educativo e scolastico;

impegna il Governo:

a valutare nelle forme appropriate iniziative presso l'Unione europea per le donne fuggite dai propri Paesi, perché minacciate di mutilazione;
a condizionare la nostra politica estera, modulandola anche sulla base del rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo e della donna da parte dei Paesi stranieri, e ad adoperarsi sul piano internazionale, intervenendo sugli accordi economici e commerciali, in modo che i Governi dei Paesi terzi (con cui si sono conclusi tali accordi) siano costretti a riconoscere i diritti umani e i diritti delle donne;
a rafforzare non solo l'azione centrale, ma anche a dare linee d'intervento e supporto alle regioni e ad agire con la


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Conferenza Stato-regioni e le amministrazioni locali per affrontare adeguatamente questo grave problema nelle sue implicazioni, di carattere giuridico sia di carattere culturale;
ad istituire una nuova Commissione che, in base al lavoro sia svolto dalla precedente, e insieme alle altre amministrazioni dello Stato competenti, elabori un progetto di intervento per contrastare le pratiche di mutilazioni genitali femminili;
a prevedere programmi di istruzione, formazione e sensibilizzazione rivolti agli operatori sanitari, assistenti sociali e insegnanti, attivando altresì tutti quegli interventi necessari di assistenza, sostegno e tutela delle vittime dì questa pratica;
ad attuare un lavoro di monitoraggio articolato con l'aiuto delle regioni e della Conferenza Stato-Regioni, al fine di individuare quali e quante siano in Italia le comunità e le situazioni a rischio, intervenendo con l'aiuto indispensabile delle associazioni delle donne immigrate e le organizzazioni non governative che operano su questo drammatico problema, anche attraverso una adeguata campagna di informazione.
(1-00167)
(Testo modificato nel corso della seduta) «Cima, Zanella, Boato, Pecoraro Scanio, Bulgarelli, Cento, Lion».
(4 marzo 2003)

La Camera,
premesso che,
in molte parti del mondo esistono ancora pratiche di mutilazioni genitali femminili;
in diverse sedi internazionali sono stati adottati indirizzi per la lotta a tale aberrante fenomeno;
in alcuni Stati sono state approvate leggi tendenti ad arrestare questi penosi comportamenti di violenza contro la persona;
la Commissione giustizia del Senato ha approvato, in sede referente, una proposta di legge di modifica del codice penale che rende illegale l'infibulazione sul territorio nazionale;
è assolutamente disumano che in molte parti del mondo ed anche nel nostro Paese si pratichino le mutilazioni genitali femminili;
si rende assolutamente necessario assumere ogni possibile iniziativa per far cessare queste disdicevoli pratiche;

impegna il Governo:

a monitorare con un puntuale e rigoroso programma di indagine conoscitiva quanto la pratica dell'infibulazione sia diffusa in Italia;
a riferire al Parlamento sulle conclusioni dell'indagine con una dettagliata relazione;
ad assumere, intanto, ogni utile misura per sensibilizzare la comunità contro la pratica di infibulazione;
ed approvare un programma di azioni dirette a combattere la perpetuazione di episodi di mutilazioni genitali femminili;
a diramare linee di intervento a tutte le pubbliche amministrazioni affinché operino contro il permanere di tali pratiche disumane;
a coinvolgere tutte le associazioni, i movimenti, le strutture delle forze sociali, le realtà religiose e civili impegnate nella promozione della persona umana, le istanze istituzionali ed associative impegnate a promuovere e difendere la dignità della persona-donna, in una forte azione di sensibilizzazione;


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a promuovere e sostenere ogni iniziativa internazionale tendente a combattere il fenomeno dell'infibulazione;
a sostenere nelle competenti sedi internazionali l'opportunità che in tutti gli Stati venga assicurata l'accoglienza e la tutela delle donne che intendono chiedere soccorso ed asilo per sottrarsi alla pratica dell'infibulazione, nel rispetto sia del diritto internazionale che della legislazione interna vigente.
(1-00172)
(Testo modificato nel corso della seduta) «Rocchi, Giachetti, Boccia».
(12 marzo 2003)