Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 275 del 5/3/2003
Back Index Forward

Pag. 83


...

La seduta, sospesa alle 19,05, è ripresa alle 19,15.


Pag. 84

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 3664

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 3664)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Abbondanzieri. Ne ha facoltà.

MARISA ABBONDANZIERI. Signor Presidente, riprenderò alcuni dei temi che abbiamo portato nel corso del dibattito, sia nella discussione sulle linee generali, sia nell'esame degli emendamenti appena concluso.
Credo sia necessario ricordare che il decreto-legge mette disposizione 1.500 miliardi a fronte di 10.000 miliardi di danni stimati, ai quali dovrà essere aggiunta la stima dei danni per l'Abruzzo, la Puglia, il Molise e la Campania. Quindi, in pratica, stante l'articolato della legge vengono destinati 850 miliardi di vecchie lire alle regioni Molise, Sicilia e all'intero nord e 650 miliardi alle situazioni aperte che, tra l'altro, sono numerose. In pratica, il provvedimento stanzia una somma, relativamente al bilancio 2003, per la quale, in sede discussione della legge finanziaria, non si era voluta trovare una copertura. Anche voi - ho letto con interesse il resoconto - avete detto che i fondi sono insufficienti; noi lo abbiamo affermato in tutti i nostri interventi e crediamo che tale questione sia un ostacolo che, comunque, non potrà essere aggirato a lungo.
Sappiamo, del resto - e su questo ci trovate consenzienti - che questo provvedimento è un inizio e quindi è comunque importante cominciare; tuttavia le risorse sono insufficienti.
La cosa che ci ha colpito durante la discussione è che, ancora, non vi è traccia della programmazione delle risorse per gli interventi sugli edifici privati, gli edifici pubblici, il patrimonio storico, i dissesti idrogeologici, le attività economiche, in modo particolare quelle relative all'agricoltura nella regione Sicilia.
Aver voluto respingere l'emendamento relativo alle intese - emendamento che abbiamo spiegato, credo, bene - desta in noi un sospetto e ci sorge spontanea la domanda: perché il Governo non vuole le intese? E, del resto, perché le regioni sembrano ancora non premere abbastanza per le intese? Credo di poter suggerire che, invece, si tratta, evidentemente, di una valutazione politica. Sarebbe importante che le regioni andassero in quella direzione perché non si tratta di un appesantimento burocratico, come qui è stato detto, ma di un percorso tracciato, nell'ambito del quale chi ha idea delle cose che intende realizzare può metterle in pratica e stabilire quali sono le risorse che, nel corso degli anni, verranno messe a disposizione.
La legge attinge - il primo atto è l'articolo 80, comma 21 della legge finanziaria - dalla legge obiettivo.
Vorremmo ricordare all'Assemblea, ed a noi stessi, anche perché era un impegno che ci riguardava, che si dovrà attingere alla legge obiettivo anche per la messa in sicurezza sismica degli edifici scolastici. Il Ministero delle infrastrutture ha novanta giorni di tempo per predisporre il relativo piano, un piano importante per rispondere a quanto ci siamo detti nei giorni della tragedia della scuola di San Giuliano.
In questo provvedimento vi è però un nodo che non è stato sciolto; a questo punto non so dire se ciò sia avvenuto consapevolmente o per superficialità, ma di fatto è così: che fine ha fatto la tassa di scopo di Berlusconi? Che fine ha fatto l'idea della legge speciale che indica come si ricostruisce, come si pone a sistema l'intero strumento della ricostruzione (infatti, di ricostruzione si tratta anche nelle zone alluvionate del nord)? Del resto, gli ordini del giorno che il Governo ha accettato vanno, guarda caso, in quella direzione, come se si volesse intendere che non si è stati in grado di varare la legge speciale ma il Governo ha accettato ordini del giorno - ai quali non so quale seguito


Pag. 85

sarà dato - che presuppongono che la legge speciale andasse comunque fatta (forse vi è ancora tempo per recuperare).
Le leggi speciali, infatti, aiutano! Le ordinanze, certo, sono importanti, ma spesso rinviano la soluzione di quelle incomprensioni, che mi sembra il collega Di Giandomenico ha enunciato nel suo intervento, tra enti locali e Stato, incomprensioni che, invece, potrebbero essere superate proprio con una legge speciale. Insomma, cosa stanno facendo i commissari Fitto, Iorio, Cuffaro, Ghigo, Galan, Tondo? Hanno il polso della situazione? Hanno la questione in mano? Lo chiedo perché, altrimenti, le parole dell'onorevole Di Giandomenico probabilmente non sarebbero state quelle che lui, ieri, ha reso all'Assemblea.
Quando ho sentito fare riferimento alla questione del risarcimento dei danni alle imprese, alle attività economiche, mi sembra evidente che in quella direzione, forse, ancora nulla è stato fatto, e se non si è fatto nulla quel terreno bisogna recuperarlo. Dico questo anche perché la rete delle norme, poche, che per la verità fin qui sono state emanate, rischia di allontanare l'inizio della ricostruzione. Noi chiediamo a quei presidenti di regione quando pensano di dare avvio alla ricostruzione, quando pensano che la ricostruzione a San Giuliano e nei comuni molisani possa avere un concreto avvio. Quando pensano che si possano aprire i cantieri? Quando si potrà andare verso il superamento del villaggio provvisorio, del villaggio alla Mediaset, del villaggio alla Berlusconi, che pure è utile in questo momento? Sia chiaro, infatti, che non ci dimentichiamo che la consegna delle casette di legno è stata un fatto importante e che ancora deve essere fatto qualcosa in quella direzione.
Voi, però, sapete che i cittadini del Molise, che i cittadini di altre aree della Sicilia, attendono comunque di vedere l'inizio del recupero delle proprie case, affinché la vita riprenda con il ritmo di prima ed anche meglio di prima?
Quindi, credo che, alla prova dei fatti, vi sia il Governo e le regioni interessate; poi, come abbiamo già detto, in sede di conversione del decreto-legge n. 245, non vi saranno alibi per alcuno. Penso sia importante che il Parlamento affermi comunque che nel frattempo tutti i soggetti che operano in quei territori debbano accelerare tutti gli adempimenti. Ciò vale per le regioni, per i comuni, per i ministeri, per il Governo, perché quelle aree, altrimenti, entrano in una depressione di carattere sociale ed economico che è ancora più forte di quella recata dalle calamità naturali e che può essere persino più devastante.
Credo che, tra l'altro, sarebbe il caso di non dimenticare che nel provvedimento sul condono, il provvedimento Tremonti, è stato inserito ed approvato un emendamento che riguarda le maggiori entrate che deriverebbero dal condono stesso. Quelle maggiori entrate debbono essere destinate alle calamità naturali. Noi vigileremo affinché il ministro non scelga altre strade o faccia finta che quell'emendamento non sia stato approvato dal Parlamento un mese fa.
Infine, per quanto riguarda le materie relative ai commi 5, 6 e 7 dell'articolo 1, abbiamo già illustrato la nostra opinione: lo ha fatto il presidente del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo in Commissione ambiente, l'hanno fatto altri colleghi e l'ho fatto personalmente. Rinviamo a quegli argomenti per spiegare le ragioni per cui, insieme alle affermazioni che ho espresso prima, il nostro sarà un voto di astensione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Reduzzi. Ne ha facoltà.

GIULIANA REDUZZI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo dichiariamo di condividere le finalità del decreto-legge in esame. Siamo tutti consapevoli che il nostro territorio, da nord a sud, è stato gravemente danneggiato da calamità naturali, di cui alcune del tutto


Pag. 86

imprevedibili. Davvero sono elevatissimi ed immani i danni provocati alle persone, alle strutture pubbliche e private, alle infrastrutture viarie, ai comparti produttivi, artigianali, industriali, commerciali, turistici ed agricoli. Siamo di fronte a danni di una portata catastrofica per intensità e vastità. Eccezionale, meritevole di grande apprezzamento è stato l'impegno degli amministratori che si sono trovati in prima linea a fronteggiare l'emergenza e lo hanno fatto con determinazione encomiabile. Accanto a loro, è stata fondamentale l'azione efficiente della protezione civile e dei gruppi di volontariato ai quali va tutto il nostro plauso riconoscente.
I decreti del Presidente del Consiglio dei ministri hanno tempestivamente dichiarato lo stato di emergenza e stanziato i primi finanziamenti, ma chiaramente in misura minima e del tutto insufficiente. Diventava, quindi, necessario ed urgente emanare altre disposizioni legislative finalizzate a finanziare la prosecuzione degli interventi in atto e l'opera di ricostruzione nelle zone colpite dalle calamità naturali. A questo mira il provvedimento in votazione. Ne sottoscriviamo pienamente le finalità in esso esplicitate, ma facciamo presente quanto segue.
Il testo del decreto-legge, quando è arrivato all'esame dell'VIII Commissione, presentava alla nostra analisi punti piuttosto oscuri e confusi. Si è operato insieme, apportando opportune modifiche esplicative e migliorative. L'aspetto formale del provvedimento è positivamente cambiato, ma permane il limite più inaccettabile del decreto-legge, ossia l'aspetto finanziario. L'inadeguatezza delle risorse messe a disposizione è tale che ci impone di optare per un voto di astensione. Ci asterremo proprio per sottolineare il bisogno inderogabile di reperire ulteriori fondi da destinare alla ricostruzione, per dare speranze certe alle popolazioni colpite. A questo scopo sollecitiamo il Governo anche a rivedere, se necessario, le priorità delle proprie scelte politiche. Sosteniamo senz'altro la volontà di attivare le procedure atte a chiedere ed ottenere contributi dai fondi europei e ci auguriamo percorsi rapidi ed efficaci.
Infine, ci sembra opportuno ribadire la necessità che viene evidenziata da ogni evento calamitoso e che è stata ripetutamente espressa anche in questi giorni da esponenti di tutte le forze politiche. Mi riferisco alla necessità di promuovere una vera cultura della prevenzione.
Solo attraverso interventi mirati su scala pluriennale, solo attraverso una politica di saggio rispetto degli equilibri ambientali sarà possibile limitare nel tempo i danni imputabili ad una diffusa insipiente gestione del territorio. Per questo, oltre che investire risorse aggiuntive, diventa indispensabile e fondamentale - come già ieri affermato più volte - programmare interventi a breve ed a lungo termine di tutela dell'ambiente e prevedere adeguati finanziamenti allo scopo. Non si può ripetere l'errore commesso nella predisposizione della legge finanziaria 2003 che ha fatto registrare una riduzione degli stanziamenti sui capitoli connessi alla difesa del suolo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimiamo un giudizio molto critico verso il decreto-legge in esame e vogliamo riaffermare le considerazioni già svolte durante il dibattito.
Avevamo aspettato un provvedimento adeguato subito dopo la conversione del decreto-legge n. 245. Ricordo che durante quel dibattito il Governo ci diede rassicurazioni sulla possibilità di predisporre un adeguato provvedimento per rispondere alle esigenze dei vari territori. Allora - lo ripeto - si discuteva la legge finanziaria al Senato ed i colleghi della maggioranza usarono toni trionfalistici per la possibilità di utilizzare il fondo per le infrastrutture strategiche anche per gli interventi straordinari di ricostruzione.


Pag. 87


Ebbene, mi pare che in questo decreto-legge il Governo ed i colleghi della maggioranza non abbiano adottato scelte conseguenti in quanto le risorse predisposte sono molto limitate. Stasera, con amarezza, dobbiamo dire che le dichiarazioni sono rimaste tali. Certo, hanno riempito i giornali e hanno dato la possibilità ai colleghi della maggioranza di dire che il Governo stava rispondendo alle esigenze delle comunità. In verità, invece, non vi è stata correttezza rispetto agli impegni assunti: le risorse definite con questo decreto-legge sono minime, insufficienti. Riteniamo che ciò sia grave perché il Governo e la maggioranza stanno dando un segnale di ulteriore incertezza alle popolazioni colpite dalle calamità.
Le limitate risorse previste determineranno un ulteriore dilatarsi dei tempi della ricostruzione e quei paesi non torneranno al più presto alla normalità. Non si tratta solo dell'impossibilità di ricostruire il patrimonio abitativo, ristrutturare le opere artistiche colpite e dotare nuovamente di infrastrutture stradali quelle popolazioni. Non vi è un aiuto sostanziale alla ripresa della vita normale dal punto di vista produttivo. Il Governo, venendo meno agli impegni assunti con le popolazioni, con questo provvedimento non dà nulla sul piano economico per il rilancio dei settori produttivi.
Eppure, avevamo sperato nelle promesse dei ministri siciliani che avevano parlato anche di un accordo di programma in tempi brevissimi. Abbiamo aspettato e, purtroppo, dobbiamo con amarezza prendere atto che quelle sono state soltanto promesse. Allo stesso modo, purtroppo, con amarezza, gli agricoltori dovranno constatare che gli impegni assunti dal ministro Alemanno, di attivare subito la legge n. 185, non sono stati mantenuti.
Che dire del Presidente del Consiglio, il quale è venuto a Catania e a Santa Venerina, dove ha dato qualche pacca sulle spalle ai terremotati ed ha mandato forse qualche libro ai ragazzi di quella comunità? Egli è venuto meno all'impegno più importante, quello cioè di prevedere in questo decreto-legge le risorse utili, fondamentali per riavviare seriamente la ricostruzione e non ha altresì mantenuto l'impegno di stanziare quelle risorse fondamentali per la ripresa economica. Non parlo della legge di solidarietà per Catania, una città piegata da una calamità naturale particolare, la caduta di cenere lavica: quella era una promessa, una legge burla! Tra l'altro, quando il Presidente del Consiglio ha dichiarato la propria intenzione di fare una legge per Catania, il capogruppo della Lega è stato tranciante, dicendo: non se ne parlare neppure! Neppure allora avevamo avuto un minimo di speranza, però abbiamo sentito il Presidente del Consiglio ripetere queste cose a Catania, nell'aula del Consiglio comunale.
Sono impegni che vengono disattesi in un decreto-legge che non predispone nulla, non soltanto per la ricostruzione in maniera seria delle aree colpite, ma anche per la ripresa produttiva.
Noi abbiamo fatto uno sforzo propositivo: non abbiamo presentato emendamenti demagogici, bensì emendamenti ragionati e misurati, utili per la ricostruzione. Purtroppo, abbiamo dovuto prendere atto della sordità del Governo e della maggioranza e quindi della bocciatura dei nostri emendamenti. Sono stati bocciati emendamenti ispirati a quanto detto dai parlamentari del Polo in Sicilia. Erano emendamenti che avevamo costruito attentamente in base alle promesse fatte e alle indicazioni concrete che erano state date. Questi emendamenti sono stati bocciati anche da parlamentari del Polo eletti in Sicilia, che stranamente durante questo dibattito non hanno aperto bocca, non hanno detto una parola, non hanno rappresentato nulla della drammatica condizione in cui vivono sul piano economico le nostre comunità colpite dalle calamità naturali! Non hanno avuto - riteniamo - la sensibilità di richiedere di più al Governo per dare una risposta seria a coloro i quali attendono la possibilità di ricostruire le proprie case e di rimettere in sesto le proprie attività.
Ebbene, probabilmente i parlamentari eletti con il Polo in Sicilia si sono accontentati


Pag. 88

dell'accettazione di qualche ordine del giorno da parte del Governo, che smerceranno (con i giornali compiacenti in Sicilia) come un grande risultato ottenuto per il bene delle nostre comunità.
Noi vigileremo, saremo attenti, diremo come sono andate le cose! Questo era un appuntamento importante e noi ci aspettavamo uno scatto di orgoglio da parte dei parlamentari del Polo. Ci aspettavamo che mantenessero fede agli impegni assunti anzitutto in Sicilia.
Vigileremo e vedremo quello che verrà fatto. Certo, in Sicilia abbiamo qualche problema in più, perché il commissario straordinario, che è il Presidente della regione, è impegnato in troppe attività straordinarie. Non sa fare l'ordinario in Sicilia e dovrebbe fare il commissario straordinario per le acque, per i rifiuti e per il terremoto! Noi lo vedremo all'opera, incalzeremo il Governo regionale e quello nazionale. Per quel che ci riguarda, riteniamo di aver fatto il nostro dovere. La stessa cosa non possiamo dire nei confronti di colleghi, che hanno fatto promesse in Sicilia ma che poi non le hanno mantenute nel dibattito parlamentare in quest'aula (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dell'Anna. Ne ha facoltà.

GREGORIO DELL'ANNA. Quanto tempo a disposizione ho, signor Presidente?

PRESIDENTE. Lei ha dieci minuti di tempo a disposizione, ma, insomma, se uno è parsimonioso...

GREGORIO DELL'ANNA. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, il gruppo di Forza Italia esprimerà un voto favorevole sul provvedimento. Il decreto-legge interviene infatti a fronte delle numerose calamità naturali verificatesi nell'ultimo scorcio del 2002 e all'inizio di quest'anno.
Si tratta della prolungata eruzione dell'Etna accompagnata da un'intensa attività sismica, del sisma che ha interessato alla fine del mese di ottobre le province di Campobasso e di Foggia, delle violente alluvioni che hanno colpito ampie zone del nord d'Italia a metà del mese di novembre, delle ulteriori alluvioni verificatesi nel mese di gennaio 2003 in varie zone del centro sud (Molise, Abruzzo, Campania, Puglia e, in particolare, l'intera provincia di Foggia).
Ricordiamo che, in tale materia, è stato precedentemente approvato il decreto-legge n. 245 del 2002, emanato a seguito delle calamità verificatesi in Sicilia, Molise e Puglia. Tale decreto, tuttavia, conteneva le prime iniziative volte sostanzialmente a finanziare le attività di soccorso e di prima assistenza in favore delle popolazioni, nonché la realizzazione dei primi interventi urgenti.
Diverse iniziative sono contenute anche all'interno della legge finanziaria per il 2003. Infatti, il comma 21, dell'articolo 80, inserisce nel programma delle infrastrutture strategiche gli interventi straordinari di ricostruzione e il comma 29 del medesimo articolo stanzia limiti di impegno quindicennali per 10 milioni di euro con riferimento alle alluvioni del 1994, del 2000 e del 2002 e ulteriori 10 milioni per la prosecuzione degli interventi pubblici necessari a fronteggiare gli effetti conseguenti a calamità naturali.
Il decreto-legge in esame si è reso necessario per assicurare le risorse finanziarie occorrenti a dare seguito alle iniziative che, altrimenti, sarebbero rimaste sospese. Si tratta, perciò, di un provvedimento di fondamentale importanza, in quanto destina significative risorse alla prosecuzione degli interventi di ricostruzione in zone del nostro paese recentemente colpite da eventi calamitosi di portata devastante, che hanno creato ingenti danni e notevoli disagi per le popolazioni residenti.
Il provvedimento merita la nostra convinta adesione, in quanto esso permette di completare lavori di ricostruzione che altrimenti non potrebbero essere portati a


Pag. 89

termine e rende, quindi, concreto e realizzabile l'obiettivo di dare agli abitanti di quelle zone la convinzione che lo Stato italiano non li ha abbandonati. L'impianto generale del decreto-legge è, dunque, pienamente condivisibile.
Per quanto concerne i commi 2 e 3 dell'articolo 1, che destinano una parte delle somme, in generale riservate all'esecuzione di opere e infrastrutture di interesse strategico, alle esigenze derivanti dall'opera di ricostruzione nei territori colpiti da calamità naturali, mi preme sottolineare che il gruppo di Forza Italia, pur condividendo tale scelta legislativa dettata da motivi di necessità ed urgenza, auspica altresì che tali somme vengano prontamente reintegrate.
Concludo, quindi, annunciando il voto favorevole del mio gruppo sul provvedimento in questione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vendola. Ne ha facoltà.

NICHI VENDOLA. Signor Presidente, signor sottosegretario, era davvero urgente la conversione in legge di questo decreto, in quanto era ed è urgente dare un segnale e una speranza alle tante comunità colpite da quegli eventi terribili che solo parzialmente possiamo classificare sotto la voce di calamità naturali. Tuttavia, il riconoscimento dell'urgenza di questo provvedimento è l'unico punto di condivisione che possiamo esprimere nei confronti del Governo.
Vede, signor sottosegretario, vi è il tempo della propaganda e delle favole, poi giunge fatalmente il tempo, un po' più meschino, dei decreti raffazzonati e delle verifiche dei fatti. Molti colleghi sono intervenuti, anche con ricchezza di argomentazioni, sui due punti controversi di questo decreto-legge: il punto che riguarda la quantificazione del danno e quello che riguarda la qualificazione dello stesso.
Con riferimento alla quantificazione del danno, le cifre offerte al nostro dibattito danno il senso di una sproporzione clamorosa, abissale, tra ciò che è effettivamente urgente spendere in termini di ricostruzione e ciò che, invece, viene effettivamente offerto a quelle comunità e a quelle popolazioni.
Poi vi è, persino per certi aspetti più grave, il punto della qualificazione del danno, con la sovrapposizione di eventi calamitosi che sono per loro natura differenti e che meriterebbero percorsi di programmazione autonomi: le ceneri dell'Etna, il terremoto del Molise e delle Puglie, i fenomeni alluvionali che hanno allagato tante campagne d'Italia e distrutto tante colture. Siamo dinanzi non all'indicazione di settori di intervento, ma ad una specie di generico elenco della spesa. E la capacità di spesa è assolutamente insufficiente al bisogno.
Allora, questo provvedimento appartiene alla categoria delle toppe. Non contiene alcun disegno di ricostruzione. Non contiene la traccia di un intervento programmatorio, che possa definire tappe immediate e tappe intermedie per la ristrutturazione, per il recupero e per la cura di quei territori. Questo provvedimento è stato offerto, invece, partendo da proclami altisonanti su ricostruzioni di tipo holliwoodiano e da polemiche pretestuose ed anche pericolose, come quelle fatte su modelli di ricostruzione che pensiamo, invece, siano paradigmatici per i tempi, per le modalità di spesa e per l'effetto finale (penso alla ricostruzione in Umbria e nelle Marche). Per queste ragioni, immaginiamo che tante comunità, che sono state colpite e che appartengono ad aree depresse del nostro paese, possano entrare in un triste tunnel, un tunnel che altre comunità, in altri tempi, hanno già conosciuto.
Per queste ragioni, signor sottosegretario, può capire bene che, pur condividendo l'urgenza di una spesa che possa portare ristoro ad economie e a popolazioni che vivono una sofferenza drammatica, la maniera in cui avete confezionato questo provvedimento non ci consente che di astenerci dalla votazione (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).


Pag. 90

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dameri. Ne ha facoltà.

SILVANA DAMERI. Signor Presidente, vorrei associarmi alle puntuali obiezioni critiche sollevate dai colleghi dell'opposizione e, in particolare, dalla collega Abbondanzieri in relazione a questo provvedimento, sui due versanti: quello relativo alle risorse, che sono nettamente insufficienti, e quello relativo all'assenza di un'idea di intervento su queste materie, che sia di carattere programmatorio, come è assolutamente indispensabile, se si vuole realizzare davvero non una riparazione dei danni, ma un intervento che metta in sicurezza il più possibile rispetto al futuro. E per questo, è necessaria la concertazione di più soggetti istituzionali ed è davvero incomprensibile il mancato accoglimento da parte del Governo dei puntuali emendamenti presentati.
A questi motivi, però - ed è la ragione del mio intervento -, si aggiunge un'ulteriore, profonda insoddisfazione. Il Governo ha voluto bocciare in zona cesarini l'articolo 1-ter, che puntava a risolvere normativamente una discrasia relativa all'evento alluvionale del ottobre 2000 - discrasia che c'era, che c'è e che rimarrà, evidentemente - tra il dettato dell'ordinanza n. 3090 del 2000 emessa immediatamente dalla protezione civile e la legge n. 365 del 2000, che dettò la normativa definitiva relativamente ai rimborsi ai privati sui beni mobili registrati.
Colleghi, dopo aver accolto, in sede di VIII Commissione, questa modifica normativa non onerosa (in quanto si dice esplicitamente: nell'ambito delle risorse disponibili; e sono risorse già a disposizione delle regioni), il Governo ha cambiato idea, burocraticamente, in sede di Commissione bilancio, cancellando questo articolo. Mi stupisce molto che i colleghi del centrodestra presenti in Commissione bilancio, tra cui molti piemontesi autorevoli, di solito attenti, abbiano sottovalutato a tal punto questa norma, che era attesa dai cittadini interessati e dai sindaci che devono liquidare i rimborsi.
Devo pensare che la stessa regione Piemonte, che pure aveva sollecitato una soluzione normativa, sia stata quanto meno inerte e passiva su questo versante, così come hanno fatto i colleghi del centrodestra, avari e distanti dai problemi del territorio che pure li ha eletti.
Oggi il collega Vigni diceva che i sindaci e le popolazioni, quando si trovano a fronteggiare eventi di questa natura, sanno che non si può avere tutto e subito. La gente ha pazienza, è vero. Tuttavia, credo che sarà un po' complicato per voi spiegare, in Piemonte e non solo, perché, a distanza di tre anni, vi siete opposti alla soluzione di un problema semplice, ma significativo: certo, un problema semplice, di gente semplice, ai cui bisogni, anche in questa occasione, dimostrate di essere sordi. Per questa ragione, il mio voto su questo provvedimento sarà contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, anche i Verdi voteranno contro questo provvedimento che consideriamo soltanto una goccia in un mare di necessità. Peraltro, è ridicolo rispetto agli impegni che il Governo si prende costantemente di fronte alle catastrofi, come anche quelli assurdi - che abbiamo da subito criticato - presi dal Presidente del Consiglio, che di fronte alla tragedia di San Giuliano dichiarò che avrebbe assoldato il progettista di Milano 2 per ricostruire il paese un po' più in là, quindi, dimostrando una cultura assurda di cosa significa ricostruzione e, tantomeno, programmazione della ricostruzione, nonché di cosa significa messa in sicurezza e poi - non parliamone - prevenzione. Ad esempio, ricordo che la legge n. 183 del 1989 è ancora inattuata e che mancano all'appello ancora diverse autorità di bacino e tanto più i piani di bacino: pertanto, quella che dovrebbe essere una vera programmazione della messa in sicurezza dei territori, non è, assolutamente, neanche avviata in alcune zone d'Italia.
L'altro motivo che ci fa dire «no» a questo provvedimento è il rifiuto di accettare


Pag. 91

una logica di concertazione con gli enti locali e con i sindaci, che sono poi quelli che di fronte a questi eventi drammatici devono trovare il modo di fronteggiarli, essendo anche responsabili della sicurezza dei cittadini. Il terzo aspetto che riteniamo vada messo in luce in senso negativo su questo provvedimento è che esso contiene ancora - come già conteneva la legge finanziaria - una grande discrezionalità da parte del Governo su come verranno effettivamente stanziati i fondi. Naturalmente, il problema del nord - che anche a detta della stima del danno della protezione civile, è più di 4 miliardi ed è, quindi, la parte più grande dell'intervento del Governo per mettere in atto la ricostruzione -, mi vede particolarmente sensibile. Infatti, per tanto tempo ho fatto l'amministratrice in comuni che hanno subito gravi danni dalle varie alluvioni e non hanno mai avuto una grande disponibilità di denaro per mettersi in sicurezza e, tantomeno, per prevenire le alluvioni. Di fronte ai drammi delle catastrofi annunciate, è vero, come diceva qualcuno stamattina, che i terremoti non si possono più di tanto prevenire, ma certamente si possono realizzare le costruzioni antisismiche e quindi i danni dei terremoti si possono in gran parte evitare.
Se fossero rispettate le prescrizioni ed istituite le autorità di bacino, se fossero realizzati i piani e non si costruisse dove è vietato, le alluvioni non provocherebbero i danni drammatici - compresi, purtroppo, quelli alle persone - che tutte le volte si verificano.
Di fronte alla fragilità del nostro territorio ed alle catastrofi annunciate vi è il cinismo di un Governo che vuole stanziare dei fondi per il ponte sullo stretto di Messina. È impossibile infatti che tale costruzione rappresenti un'opera di sicurezza a causa dei movimenti sismici che interessano la zona. Essa, più che altro, è da considerarsi uno spaventoso dispendio di risorse che, invece, avrebbero dovuto essere impiegate per venire incontro ai drammi delle famiglie e di tante imprese. Questo Governo merita un secco «no» nei confronti del provvedimento in esame, anche se quest'ultimo - come ricordato in precedenza -, dal nostro punto di vista, ha un unico pregio e cioè quello di stornare dei fondi dalla legge-obiettivo, che noi riteniamo altrettanto distruttiva di quanto non lo sia la natura nel momento in cui non viene rispettata (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, mentre questo provvedimento sta per essere licenziato vorrei partire dalle considerazioni svolte dal relatore, l'onorevole Foti. Al 31 dicembre 2002 erano stati stimati dai COM - cioè dagli uffici tecnici messi a disposizione dalle regioni e dalla protezione civile - circa 2.600 miliardi delle vecchie lire esclusivamente per la regione Molise, una parte della provincia di Foggia e l'area di Catania.
Questi dati, sottolineati con estrema onestà dal relatore, stanno a dimostrare come, di fatto, per quelle realtà si è operata, da parte degli enti preposti, una stima chiara e particolareggiata. Tali enti hanno stabilito che in quelle aree vi è stato un danno enorme e, quest'oggi, per tutta risposta, il Governo intende far approvare questo provvedimento d'urgenza - sottolineo la parola urgenza - per uno stanziamento complessivo di circa 700 milioni.
Si capisce bene la differenza che esiste tra ciò che è stato preventivato, stimato e ciò che oggi viene presentato all'approvazione di questa Assemblea. Inoltre, vi è da considerare che in questo decreto-legge non sono semplicemente definiti gli interventi per il sisma, ma sono definiti anche i danni che si sono verificati nei territori della nostra penisola nel mese di dicembre 2002, nonché i danni alluvionali verificatisi nel mese di gennaio 2003. Si tratta di danni enormi che hanno avuto forti incidenze nei confronti delle attività produttive e, soprattutto, dell'agricoltura.
Allora, sorge subito un dubbio forte e netto: se quelle cifre, riportate nella relazione dell'onorevole Foti, sono state stimate


Pag. 92

semplicemente con riferimento agli interventi per il sisma nelle regioni Molise e Puglia (mi riferisco in particolar modo alla provincia di Foggia) e per l'eruzione dell'Etna (per quanto riguarda la realtà di Catania), come è possibile pensare che si possa avviare la ricostruzione in quelle aree, quando sono state stanziate in questo provvedimento somme irrisorie per il suo avvio?
Credo, quindi, che vi sia la necessità, nonché l'onestà intellettuale di far capire alla gente che, ancora oggi, si sta varando un provvedimento d'urgenza importante, senza però risolvere i problemi della ricostruzione in quelle aree. Tanto meno si può affermare - come è stato definito, enunciato, chiarito dallo stesso Presidente del Consiglio, a telecamere accese, nel comune di San Giuliano di Puglia - che sarebbero stati messi a disposizione 3 mila e 500 miliardi per avviare una rapida ricostruzione di quelle aree e che, se ve ne fosse stato bisogno, sarebbe stato predisposto un provvedimento ad hoc per ciò che riguardava la ricostruzione di quelle aree.
Bene, di tutto ciò, a telecamere spente, oggi non abbiamo alcun riscontro, anzi abbiamo il riscontro di un'ulteriore presa in giro per quella gente che aspetta, con grande ansia, di riprendere una vita normale all'interno del proprio territorio e della propria realtà. Anche nella fase emergenziale, quella gente, quei sindaci delle piccole realtà montane del Molise, della Puglia, della provincia di Foggia e della realtà di Catania hanno visto sostanzialmente vanificati i propri sacrifici e la loro voglia di rimanere nel proprio territorio di nascita.
Ebbene, chiedo al Governo, al sottosegretario (con tanta enfasi abbiamo discusso dell'emergenza, con il provvedimento che è stato convertito ed oggi con quello in esame) di fare in modo che lo Stato riacquisti credibilità nei confronti di quei cittadini. Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione assurda: questa gente si vede sfuggire di mano ancora una volta la possibilità di ricostruire la propria vita all'interno dei territori dove sono nati.
Come non aggiungere che in quelle aree, già colpite dal terremoto del 31 ottobre, nel mese di gennaio si sono riscontrate ulteriori difficoltà: le alluvioni hanno provocato danni su danni. Allora, anche quelle stime predisposte con molta onestà dagli uffici preposti e riportate nella relazione dell'onorevole Foti, sono sottostimate perché non sono stati considerati i danni provocati dalle alluvioni avvenute negli ultimi giorni di gennaio. Pertanto, signor sottosegretario, come si fa a ridare fiducia a quella gente? Come è possibile oggi esprimere un voto favorevole sul provvedimento in esame?
Credo che in cuor nostro ed in cuor vostro, in ognuno dei nostri cuori e nelle nostre coscienze (mi riferisco sia ai parlamentari del centrosinistra sia ai parlamentari del centrodestra), esaminando questi dati e guardando le immagini di quei fatidici eventi, nessuno sia disponibile a votare favorevolmente questo provvedimento perché tutti ci rendiamo conto che i fondi stanziati sono pochi.
Ognuno di noi si rende conto che, nel momento in cui la ricostruzione di queste realtà locali non si avvia, sicuramente negli anni futuri vi saranno problemi e questa povera gente sarà ancora maggiormente colpita non dalla solidarietà di questo Stato, ma certamente da grandi difficoltà.
Era opportuno, signor sottosegretario, che discutessimo nel merito gli emendamenti proposti e che questi venissero accettati con grande responsabilità, perchè quelli proposti dal centrosinistra non erano emendamenti che andavano a sconvolgere il quadro. Si trattava di emendamenti che andavano a determinare certezze, continuità e possibilità di ricostruire realmente quelle realtà locali. Erano emendamenti che andavano anche a definire certezze per quanto riguarda le possibilità dei cittadini di quelle aree. Ma come si può, con risorse già scarse, non accettare emendamenti che prevedono la riduzione dell'IVA per i lavori che si devono fare per la ricostruzione? Come è possibile aggravare ancor maggiormente gli enti locali per questa ricostruzione? Ci


Pag. 93

rendiamo allora conto che oggettivamente siamo in una fase difficile e non diamo certezza a quelle popolazioni, né uno spiraglio di vita per fargli dire che è possibile ricostruire e che è certa la ricostruzione.
Io credo che tutti debbano fare una seria riflessione, non per questioni di carattere politico, bensì per la necessità di dare certezze ai cittadini di quell'area, già fortemente penalizzata da un punto di vista sociale ed economico.
Per questa ragione, esprimiamo il nostro dissenso nei confronti di questo decreto-legge, ma anche la disponibilità a lavorare per realizzare gli interventi di recupero e di ricostruzione; per questa ragione esprimiamo una posizione di astensione, pur vigilando nei confronti di questo Governo e delle regioni affinché possano intraprendersi i lavori di ricostruzione, dando certezza alle popolazioni colpite dal sisma e dalle alluvioni (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo questo fiume di parole che, direi proprio, «al vento», vorrei riportare la questione dentro gli argini, considerato che tra l'altro stiamo parlando di alluvioni. Vorrei tornare ad affrontare il merito della questione, cercando anche di essere sintetico perché è interesse di tutti approvare rapidamente questo provvedimento.
La prima questione è quella relativa alle risorse: non posso non evidenziare che le accuse che arrivano dall'opposizione sono strumentali. Certo, chi sta all'opposizione fa il proprio lavoro, e lo fa bene, ma noi, in queste situazioni, abbiamo soprattutto il compito di dare informazione corretta ai cittadini.
Vorrei allora ricordare ancora una volta che stiamo parlando di un provvedimento che stanzia 700 milioni di euro, dei quali almeno il 60 per cento è destinato a far fronte alle ultime alluvioni e agli eventi calamitosi, comprese le alluvioni al nord, i terremoti al sud e la vicenda di Catania, che si sono verificati nel 2002. Il restante 40 per cento o meno, in funzione di quello che verrà utilizzato per la fase relativa al 2002, è comunque definito all'interno di un quadro preciso che in Commissione ambiente abbiamo tenuto a delineare in modo da evitare che vi siano sprechi con riferimento a eventi calamitosi passati che già hanno segnato non troppo orgogliosamente la storia di questo paese.
Vorrei però ricordare che, a detta della protezione civile, e non della Lega nord Padania, in ordine alle calamità naturali vi sono arretrati pari a circa tre miliardi di euro, ovvero quasi 6 mila miliardi di lire. Appare realmente paradossale e strumentale addossare tali ritardi nella erogazione delle somme e questa mancanza di risorse finanziarie al Governo della Casa delle Libertà.
Con tutta la sfortuna che volessimo porre sul tappeto, sarebbe infatti impossibile accumulare seimila miliardi di lire non erogati per far fronte a calamità naturali avvenute negli anni passati.
Quindi, cari signori della sinistra, avete governato per un decennio e ci avete lasciato in eredità 6 mila miliardi di lire ai quali oggi dobbiamo fare fronte, e non nascondiamo che abbiamo delle difficoltà a reperire le risorse.
Per quanto riguarda le procedure, questo è un provvedimento che ha il compito precipuo di erogare risorse; non abbiamo potuto introdurvi le procedure a cui avremmo tenuto e per le quali - soprattutto come gruppo della Lega - abbiamo presentato una serie di emendamenti (che poi, giustamente, sono stati dichiarati inammissibili).
Però vorrei segnalare al Governo e vorrei rimanesse agli atti che vi sono alcune questioni che vanno assolutamente risolte attraverso le ordinanze di protezione civile. Innanzitutto, va rimossa l'iniquità che sta toccando tutte le popolazioni del nord coinvolte dall'alluvione dello


Pag. 94

scorso inverno. Grazie al provvedimento emanato dal ministro dell'economia sono stati prorogati i termini fiscali, ma queste agevolazioni sono state concesse soltanto a quelle aziende che hanno subito almeno il 20 per cento dei danni. In tutti i casi precedenti, questa limitazione del 20 per cento non era mai stata presa in considerazione e, quindi, chiederei di emanare un'apposita ordinanza di protezione civile affinché venga fatta giustizia e vengano concesse quelle agevolazioni alle popolazioni del nord, come sono sempre state concesse a tutti.
Vi è un'altra questione di tipo procedurale sulla quale non possiamo intervenire direttamente, ma un sollecito alle regioni va fatto: è importante che la fase di emergenza venga sì gestita dai commissari regionali, ma che la fase di ricostruzione venga delegata agli enti locali, ai sindaci, perché questa è la miglior garanzia affinché si realizzino le opere nel minor tempo possibile.
C'è poi tutta la questione legata alle procedure di variante, ai piani regolatori, per consentire la delocalizzazione delle attività produttive in tempi rapidi, e tutta una serie di altre questioni che oggi tralascio per evidenti questioni di tempo.
Concludo dicendo che, grazie anche al contributo della Lega e all'accoglimento di un nostro emendamento da parte del Governo, sono state rese disponibili ulteriori risorse, pari a 50 milioni di euro, che erano già state erogate nella legge finanziaria, alle quali però, per un errore procedurale, di fatto, non era possibile attingere. Oggi, queste ulteriori risorse si aggiungono a quelle già previste originariamente dal provvedimento e vanno a contribuire alla risoluzione dei problemi, che sono tanti, ma che con questo decreto-legge tentiamo di risolvere, almeno nella fase più importante.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Giandomenico, con la sintesi che mi è stata promessa dal suo capogruppo. Ne ha facoltà.

REMO DI GIANDOMENICO. Signor Presidente, vorrei preannunciare il voto favorevole del gruppo dell'UDC su questo provvedimento, sottolineando come dal dibattito sia emersa l'esigenza di un approfondimento di questo decreto-legge - che certamente non poteva avere - che mette a disposizione delle somme. Pertanto inviterei il Governo ad attivare subito le ordinanze, che poi non sono state contestate da nessuno, come strumento operativo del decreto-legge.
Invito il Governo a farlo subito, perché è vero che le risorse sono limitate, ma è pur vero che dobbiamo impegnarle e dobbiamo avere la capacità, sapendo che sono limitate, di impegnarle bene. Questo è l'impegno che devono prendere le regioni e le autonomie locali, ricreando quel quadro di coordinamento che qualche volta «salta» nei rapporti istituzionali.
Alla fine di questa brevissima dichiarazione di voto, vorrei sottolineare la funzione della protezione civile che voglio ringraziare ancora, come ringrazio la Commissione e lei, signor sottosegretario, per la pazienza che ha avuto nel seguire i lavori e nel ripristinare certe situazioni che stavano andando verso altre direzioni. La protezione civile è fatta di pochi uomini, ma si tratta di pochi uomini che sanno il fatto loro e che sono stati veramente vicini a tutte le popolazioni della nostra nazione in questo momento così difficile (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Catanoso. Ne ha facoltà.

BASILIO CATANOSO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, purtroppo l'Italia è stata abituata per molto tempo all'inefficienza, a non vedere la possibilità reale di interventi di ricostruzione dopo le calamità. Quindi comprendo che per molti colleghi è facile scivolare in interventi demagogici, spesso polemici, senza immaginare che il problema possa essere -


Pag. 95

come è, per la verità - di tutti, ma come se riguardasse esclusivamente questa maggioranza parlamentare.
Credo che il Governo debba essere ringraziato per la risposta seria e concreta che ha fornito alle popolazioni che hanno subito queste calamità. Fin dall'inizio è stata evidente la pronta risposta del Governo e della protezione civile, anche attraverso la presenza dei rappresentanti del Governo nei luoghi dei disastri.
Sono emerse anche alcune novità, come ad esempio la possibilità per i terremotati di avere 10.000 euro iniziali che possono essere scomputati, precedentemente non previsti in alcuno dei decreti emanati per favorire la ricostruzione nelle passate calamità.

MARISA ABBONDANZIERI. Ma cosa dici! Non le sai le cose!

BASILIO CATANOSO. Le risorse conteggiate oggi nel decreto potranno metterci nelle condizioni di prevedere l'inizio di un percorso di ricostruzione e qualora esse non dovessero essere sufficienti potremmo ritrovarle per definire gli interventi che dovranno essere compiuti.
Abbiamo ritenuto che, invece di presentare pretestuosi emendamenti, che mirano soltanto ad aumentare l'impiego di risorse economiche senza controllare la disponibilità, fosse doveroso e più serio prevedere un percorso diverso, teso ad iniziare la ricostruzione. Abbiamo quindi presentato ordini del giorno che mirano essenzialmente a fissare «paletti» intorno al percorso che la regione dovrà compiere con i decreti di ricostruzione, mostrando attenzione per alcune attività che, purtroppo, la calamità ha danneggiato come l'agricoltura, il commercio ed il patrimonio residenziale, ad iniziare dalla priorità della prima casa.
Ringrazio il Governo per aver accettato tali ordini del giorno e chiedo che sia compiuto un attento controllo sull'attività delle regioni, che dovranno attivare il percorso di ricostruzione definitivo.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

Back Index Forward