Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 275 del 5/3/2003
Back Index Forward

Pag. 60


...

La seduta, sospesa alle 16,50, è ripresa alle 17.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI

Informativa urgente del Governo sul tragico episodio avvenuto sul treno Roma-Arezzo, che è costato la vita al sovrintendente della Polfer Emanuele Petri, e sullo stato della lotta al terrorismo.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sul tragico episodio avvenuto sul treno Roma-Arezzo, che è costato la vita al sovrintendente della Polfer Emanuele Petri, e sullo stato della lotta al terrorismo.
Dopo l'intervento del ministro dell'interno, onorevole Pisanu, potrà intervenire un oratore per ciascun gruppo, per sette minuti, in ordine decrescente. È altresì previsto un tempo aggiuntivo per il gruppo Misto.
Avverto che è prevista la ripresa televisiva diretta.

(Intervento del ministro dell'interno)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Pisanu.

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la violenza terroristica produce sempre pericoli gravi, lutto e dolore, soprattutto alle famiglie delle vittime.
Esprimo profonda solidarietà, a nome mio e dell'intero Governo, ai familiari del sovrintendente Petri, eroicamente caduto nell'adempimento di un nobile dovere (Generali applausi cui si associano i membri del Governo - L'Assemblea ed i membri del Governo si levano in piedi). Anche di lui, d'ora in poi, ogni sincero democratico potrà affermare: dato è il suo sangue per pagare la mia vita.
Analogo sentimento esprimo alla famiglia del sovrintendente Fortunato che, con altrettanto eroismo, si è distinto nella cattura dei terroristi (Generali applausi), subendo gravi ferite che fortunatamente migliorano di giorno in giorno.
Il mio sincero plauso e l'ammirazione di tutto il Governo come - ne sono certo - di questa Assemblea vanno anche al terzo componente della pattuglia della Polizia ferroviaria, il sovrintendente Di Fronzo, che ha agito con grande generosità, coraggio e altissimo senso del dovere (Generali applausi).
Per queste ragioni ho chiesto al Presidente della Repubblica di conferire la medaglia d'oro al valore civile ai nostri tre eroici sovrintendenti della Polizia ferroviaria; una specialità che, in questa occasione, ha confermato le sue preziose capacità operative.


Pag. 61


Voglio, infine, esprimere una parola di cordoglio ai familiari del terrorista Mario Galesi, caduto nel conflitto a fuoco, vittima delle sue folli idee politiche, ma pur sempre vittima, degna di umana pietà (Applausi).

FILIPPO ASCIERTO. Troppo buono!

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Passerò ora alla ricostruzione dei fatti. Alle ore 8,25 della passata domenica, nel quadro dei programmati servizi di prevenzione, una pattuglia della Polizia ferroviaria, composta da tre sovrintendenti, è salita a bordo del diretto Roma-Firenze alla stazione di Terontola, per effettuare un ordinario controllo del convoglio ferroviario sino ad Arezzo.
Nella circostanza, sono stati identificati alcuni passeggeri, tra cui un uomo ed una donna, diretti ad Arezzo, seduti in uno scompartimento di seconda classe.
Mentre la pattuglia era in attesa di ricevere gli esiti dell'interrogazione ai terminali di polizia sui documenti esibiti dalla coppia - documenti successivamente risultati falsi ed appartenenti ad un lotto di carte di identità rubato al comune di Tivoli nel 2000 - l'uomo si è alzato improvvisamente in piedi e ha puntato una pistola calibro 7,65 alla tempia del sovrintendente Emanuele Petri, intimando agli altri di non muoversi. Alla pronta e coraggiosa reazione del poliziotto, che estraeva a sua volta l'arma in dotazione, seguiva un breve e sanguinoso conflitto a fuoco, nel corso del quale entrambi rimanevano gravemente feriti, accasciandosi a terra.
Contemporaneamente, gli altri due sovrintendenti, uno dei quali ferito al fianco sinistro da un proiettile, dopo una concitata colluttazione, riuscivano ad immobilizzare anche la donna che, nella confusione, si era impossessata di un'arma. Venivano altresì sequestrati documenti sia cartacei che telematici, ora al vaglio dei magistrati.
Il personale sanitario, giunto pochi minuti dopo alla stazione di Castiglion Fiorentino, dove il convoglio era stato bloccato, constatava il decesso del sovrintendente Petri, figlio di un appartenente alla Polizia di Stato in pensione, coniugato, con un figlio, Angelo, di 19 anni. Il giovane ha già manifestato la propria aspirazione ad entrare in polizia, segno di un'educazione familiare che ha fatto del senso dello Stato e della legalità una virtù domestica (Generali applausi).
Il sovrintendente Bruno Fortunato, trasportato dapprima al nosocomio di Arezzo e successivamente al centro ospedaliero di Siena, veniva sottoposto ad intervento chirurgico per lesione epatica e del diaframma, con una rimozione del proiettile.
L'aggressore, ricoverato in gravi condizioni, è deceduto nella stessa serata. Dagli accertamenti dattiloscopici effettuati dalla Polizia scientifica è stato possibile risalire alla sua effettiva identità. Si tratta del terrorista Mario Galesi, trentaseienne di Macerata, resosi irreperibile dal febbraio del 1998, allorché fu condannato dalla corte d'appello di Roma a quattro anni di reclusione per aver compiuto, insieme ad altre persone, una rapina a mano armata in danno di un ufficio postale.
Durante la latitanza, è stato raggiunto da un nuovo provvedimento restrittivo, emesso dall'autorità giudiziaria di Roma il 31 ottobre dello scorso anno per - cito testualmente - «aver partecipato, con funzioni organizzative, all'associazione sovversiva costituita in banda armata, che opera sotto la denominazione brigate rosse - partito comunista combattente».
La donna, riconosciuta da un ispettore della sezione antiterrorismo della Digos di Firenze per la terrorista Nadia Desdemona Lioce, subito dopo la cattura si è dichiarata prigioniera politica, nonché militante delle brigate rosse, e si è rifiutata di rispondere alle domande degli inquirenti. La Lioce, originaria di Foggia, ha militato in passato nei nuclei comunisti combattenti ed è stata compagna di Luigi Fuccini, appartenente alla medesima formazione eversiva, tratto in arresto nel febbraio del 1995 a Roma insieme al complice Fabio Matteini, mentre si accingevano a compiere una rapina ad un furgone postale. Nella circostanza la donna venne riconosciuta


Pag. 62

da alcuni testimoni mentre si trovava alla stazione ferroviaria di Livorno insieme ai due militanti dei nuclei combattenti comunisti. Da quella data, pur in assenza di specifici provvedimenti giudiziari, si era resa irreperibile ed era volontariamente entrata in clandestinità. Nell'ottobre del 2002, sulla base di puntuali ed approfondite indagini della Digos di Roma, è stata individuata come possibile appartenente alla nuova formazione terroristica delle BR-partito comunista combattente e, grazie ai precisi riferimenti informativi, è stata colpita da un provvedimento di custodia cautelare emesso nel medesimo contesto investigativo che ha determinato, per gli stessi fatti, un analogo provvedimento nei confronti del Galesi.
Nel pomeriggio di lunedì 3 marzo è pervenuta alla redazione genovese dell'ANSA una telefonata, che si potrebbe ritenere attendibile o, comunque, ricondurre ad un'area di consenso al terrorismo, telefonata nel corso della quale l'anonimo interlocutore ha rivendicato a nome delle brigate rosse la paternità morale dello scontro a fuoco e l'uccisione del sovrintendente della Polizia di Stato, rendendo onore al compagno caduto.
Questi i fatti. Ora, ci affidiamo all'opera preziosa degli investigatori. Il materiale che è nelle loro mani può far luce su molte circostanze e darci plausibili verità sul nuovo terrorismo delle BR-partito comunista combattente e, in particolare, sugli omicidi D'Antona e Biagi, che tanto hanno offeso e ferito la coscienza democratica del nostro paese.
Su queste indagini invoco riservatezza e silenzio: le invoco con rammarico e con rabbia. Abbiamo bisogno di tutelare il segreto investigativo in ogni sede e in ogni circostanza, perché anche la più parziale delle violazioni può vanificare il lavoro difficile e oneroso degli investigatori (Applausi) e, peggio ancora, può compromettere gli esiti finali delle indagini.
Per parte sua, il Ministero dell'Interno non tollererà la benché minima, colpevole trasgressione.
Anche se è prematuro formulare ipotesi sullo scopo del viaggio dei due terroristi, in ordine al quale sono in corso indagini collegate fra le procure distrettuali competenti, il tragico episodio di domenica testimonia quanto attendibile fosse l'analisi che sottoposi all'attenzione della Camera dei deputati il 27 gennaio scorso e quanto concreta ed attuale sia la minaccia terroristica interna, nel cui ambito è senz'altro centrale il ruolo delle BR-PCC.
Alla Camera ho avuto modo di ricostruire la strategia delle brigate rosse negli anni del silenzio, vale a dire nel periodo che va dall'omicidio del senatore Ruffilli, avvenuto nel 1987, a quello del compianto professor D'Antona, consumato nel maggio 1999.
Nel documento di rivendicazione di quel delitto, viene per la prima volta esplicitato come siano stati proprio i nuclei comunisti combattenti a rilanciare l'iniziativa rivoluzionaria armata, raccogliendo così l'eredità delle vecchie brigate rosse.
Nella successiva rivendicazione dell'omicidio del professor Marco Biagi, l'assenza di riferimenti ai nuclei comunisti combattenti deve, dunque, essere letta come un'indiretta conferma della confluenza dei militanti dei nuclei nelle nuove brigate rosse.
Nella medesima prospettiva debbono essere altresì considerati i segnali che provengono dalle carceri dove sono tuttora detenuti numerosi brigatisti irriducibili, da sempre custodi della più intransigente ortodossia.
Parlo, innanzitutto, delle dichiarazioni lette in aula dibattimentale dalla detenuta Vincenza Vaccaro nel maggio del 2002 e parlo del successivo documento consegnato da un gruppo di sei brigatisti irriducibili (Maria Cappello, Tiziana Cherubini, Franco Grilli, Flavio Lori, Fabio Ravalli e la stessa Vincenza Vaccaro) nel corso dell'ultima udienza del processo per l'omicidio del generale Hunt e per la sanguinosa rapina di via Prati di Papa, risalenti rispettivamente al febbraio 1984 ed al febbraio 1987.
L'analisi dei documenti brigatisti ha consentito, sin dai giorni immediatamente


Pag. 63

successivi all'omicidio D'Antona, di indirizzare le indagini verso i personaggi emersi nell'ambito delle inchieste sugli NCC e, in particolare, nei confronti di quei militanti che, rendendosi irreperibili, avevano fatto ipotizzare un loro coinvolgimento nelle azioni rivendicate con la sigla delle brigate rosse.
Analogo interesse investigativo è stato riservato alla ricerca dei latitanti storici, ritenuti l'anello di congiunzione tra le vecchie e le nuove brigate rosse, parallelamente ai detenuti irriducibili. In tale contesto, l'attenzione degli investigatori si è rivolta alla figura di Nadia Desdemona Lioce e di Mario Galesi.
Il loro arresto in circostanze drammatiche è un'evidente conferma dell'impegno profuso dagli inquirenti contro la criminalità eversiva e, soprattutto, dimostra la fondatezza dell'intuizione investigativa sulla quale si sono sviluppate complesse ed articolate indagini che, fin dallo scorso ottobre, mi hanno consentito di affermare che anche per gli omicidi D'Antona e Biagi non brancolavamo più nel buio.
Ad ulteriore conferma di ciò, nella richiamata audizione del 27 gennaio ho potuto testualmente dichiarare: «Tra le operazioni più significative, merita un cenno quella conclusa nello scorso mese di ottobre, nel quadro delle indagini relative all'omicidio del professor D'Antona, nei confronti dei terroristi Michele Mazzei, Francesco Donati, Francesco Galloni e Antonino Fosso - tutti già condannati all'ergastolo per omicidio - che, nel carcere di Trani, secondo quanto finora accertato dalla magistratura, avevano elaborato documenti preparatori della rivendicazione dell'assassinio di via Salaria. Nel medesimo contesto di indagine, sono stati emessi provvedimenti di custodia cautelare in carcere nei confronti degli ex militanti dei nuclei comunisti combattenti, Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi, accusati di appartenenza alle BR-partito comunista combattente». Fin qui la citazione.
D'altra parte, l'impegno degli apparati antiterrorismo aveva già consentito di individuare e catturare elementi di spicco delle BR, PCC, condannati per gravi delitti e latitanti all'estero. Penso, in particolare, a Paolo Persichetti, a Leonardo Bertulazzi ed a Nicola Bortone, il quale, all'atto dell'arresto, si è dichiarato «militante rivoluzionario» e si è chiuso nel silenzio.
Ma non sono solo questi i risultati degni di nota. Complessivamente, dal gennaio del 2000 ad oggi, sono 277 gli arrestati riconducibili alle aree marxista-leninista, anarco-insurrezionalista e dell'antagonismo; 118 gli arrestati appartenenti all'estrema destra e 163 quelli accusati di terrorismo internazionale.
Tuttavia e anche dopo il duro colpo inferto alle BR domenica scorsa, la minaccia terroristica continua ad incombere sul nostro paese. E proprio per fronteggiarla efficacemente abbiamo provveduto, specie nell'ultimo anno, a riorganizzare ed a rafforzare gli uffici Digos. Oltre alle 26 sezioni interprovinciali antiterrorismo, che corrispondono alle nuove funzioni attribuite al pubblico ministero distrettuale, sono stati costituiti gruppi investigativi ad hoc presso le questure di Bologna e Roma e, da ultimo, a Firenze. In queste sedi, operano qualificati investigatori degli uffici centrali e territoriali, con il compito di sviluppare tutti i filoni d'indagine relativi agli omicidi D'Antona e Biagi, mettendo insieme le migliori professionalità e le più sofisticate tecnologie provenienti anche dalle squadre mobili e dalla polizia delle comunicazioni.
Su indicazione del Comitato nazionale per la sicurezza pubblica da me presieduto, è stato da tempo attivato un gruppo di lavoro tecnico per lo scambio informativo in materia di prevenzione e repressione del terrorismo; Comitato del quale fanno parte qualificati rappresentanti dell'Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di finanza, dei servizi di sicurezza e del dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria.
Sono certo che la stretta e feconda collaborazione realizzata tra forze dell'ordine e servizi di sicurezza avrà pieno riscontro nei rapporti tra le procure impegnate nelle indagini.
Particolare impulso è stato dato all'attività di prevenzione, sia attraverso il potenziamento


Pag. 64

della rete informativa sia attraverso la sistematica riconsiderazione dell'intero patrimonio di conoscenze acquisito negli anni passati, al fine di cogliere nuovi spunti investigativi e alimentare analisi sempre più aggiornate ed attendibili.
In questa ottica ha assunto grande rilevanza il controllo del territorio ed in particolare di quei «territori in movimento» che si identificano con i mezzi di mobilità di massa: treni, navi ed aerei. Per dare un'idea di questi controlli, sottolineo che, solo nel 2002, la Polizia ferroviaria ha identificato circa un milione di persone. Perciò, non sono casuali i controlli dai quali è scaturita la vicenda di domenica scorsa, così come non lo è l'infittirsi della rete dei controlli territoriali che si realizzano sul piano nazionale, secondo una precisa strategia comune a tutte le forze dell'ordine, comprese anche le forze di polizia amministrativa locale.
L'azione di contrasto si è anche avvalsa degli istituti operativi introdotti con le nuove norme antiterrorismo. Di notevole utilità sono risultate le intercettazioni preventive: telefoniche, ambientali e telematiche. Grazie ad esse, per esempio, è stato possibile localizzare e catturare in Svizzera il brigatista Nicola Bortone.
Foriera di risultati positivi è stata anche l'attività di monitoraggio di Internet: l'informatica e i covi telematici costituiscono infatti uno strumento ormai abituale di comunicazione e di incontro virtuale fra terroristi.
Dal complesso delle attività svolte e dall'analisi della documentazione brigatista, compresa quella proveniente dal circuito carcerario, gli inquirenti hanno potuto trarre le direttrici strategiche lungo le quali sembra muoversi l'azione delle brigate rosse. Sull'argomento mi sia consentito, per brevità di richiamare ancora una volta il mio intervento del 27 gennaio scorso e la vasta documentazione allegata.
In questa sede mi preme osservare che le brigate rosse si definiscono una «forza rivoluzionaria che opera come un esercito rivoluzionario» ed agisce soprattutto sul piano «nazionale» per la costruzione del partito comunista combattente. Esse affermano che l'iniziativa armata fondata su una prospettiva di «guerra di lunga durata» deve tendere a «disarticolare l'equilibrio politico dominante» e a colpire quelle figure istituzionali che si pongono come elementi di mediazione nei conflitti sociali in atto.
La dimensione nazionale, la questione sociale, con particolare riferimento alla ristrutturazione del mercato del lavoro, sembrano nettamente prevalere sulle consuete opzioni internazionaliste e sulla stessa ambizione ad aggregare, proprio all'insegna dell'antimperialismo, la galassia terrorista di matrice marxista-leninista.
La conferma più chiara viene dalla lettura dei passi cruciali delle due rivendicazioni degli omicidi D'Antona e Biagi. Infatti, mentre la prima rivendicazione accusa il Governo D'Alema di aver avallato un nuovo sistema corporativo di concertazione con la Confindustria ed i sindacati, la seconda accusa il Governo Berlusconi di aver adottato il progetto Biagi per la «ridefinizione delle relazioni neocorporative con la Confindustria e il sindacato confederale».
Insomma, il sistema politico si bipolarizza, cambiano i Governi, cambiano i programmi, ma, nella sostanza come nei toni, non cambiano le accuse delle nuove BR e non cambiano i loro bersagli. E la ragione è evidente: esse vogliono colpire i Governi in quanto tali, in quanto espressioni di una democrazia parlamentare da sovvertire e da abbattere.
Ecco: abbattere la democrazia, questo è l'obiettivo finale delle brigate rosse-partito comunista combattente. Nell'immediato esse mirano, da un lato, a deviare il conflitto politico e sociale dal suo naturale alveo democratico e, dall'altro lato, a suscitare la risposta repressiva dello Stato contro le forze rivoluzionarie. Va da sé che la repressione dello Stato giustificherebbe il ricorso alla «violenza difensiva» delle bande armate, come è tornato a spiegarci uno dei cattivi maestri degli anni di piombo, favorendo lo sviluppo di un movimento nuovo per la trasformazione rivoluzionaria della società.


Pag. 65


Se così stanno le cose, e così stanno, tocca allo Stato, come stiamo facendo, mantenere saldamente la sicurezza e l'ordine pubblico, senza mai minimamente compromettere i diritti costituzionalmente garantiti e, proprio in questi giorni, primo fra tutti il diritto a manifestare pacificamente e senza armi le proprie opinioni (Commenti del deputato Buontempo). Ma tocca in egual misura ai singoli cittadini e a tutti i protagonisti del confronto sociale e politico alzare le barriere contro ogni insidia illiberale, contro ogni comportamento illegale, contro ogni tentativo di violenza, come è avvenuto finora, da Genova 2 a Firenze, a Roma e in numerose altre occasioni che hanno visto grandi manifestazioni di protesta tramutarsi in grandi eventi di democrazia.
Proprio per questo il Governo considera tutte le associazioni e i movimenti pacifici - pacifici - una autentica risorsa democratica del nostro paese e si guarda bene dal confonderli con i violenti di ogni grado e risma, e tanto meno con i terroristi (Applausi).
Ciò chiarito, ho il dovere di ribadire che anche la violenza politica diffusa e le relative forme di illegalità operano, seppure con minore intensità, nella stessa direzione delle brigate rosse: e cioè l'inquinamento e la deviazione del conflitto politico-sociale dal suo naturale alveo democratico (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, e di deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
Vanno certamente in questa direzione, per limitare gli esempi all'anno appena trascorso, i 119 attentati incendiari e dinamitardi, le 1.242 minacce rivolte a persone attraverso lettere, scritte murali o a mezzo telefono, i 30 episodi di intolleranza politica e razziale.
Pertanto, consentitemi, onorevoli colleghi, di ripetere che non va in alcun modo sottovalutata la pericolosità di questi comportamenti - diciamo così - a bassa intensità eversiva. Chi infrange le vetrine, chi formula minacce di morte ed esalta gli omicidi dei terroristi, chi arriva ad aggredire fisicamente l'avversario, chi incendia la sede di un partito, di un sindacato o di un'altra libera associazione (Applausi), non solo si pone fuori dal confronto politico e dalla civile convivenza ma può - come il passato ci insegna -, al verificarsi di determinate condizioni, favorire oggettivamente il ricorso alla lotta armata.
Bisogna, dunque, esercitare il massimo di vigilanza.
Senza indulgere a paralleli semplicistici e ove certi fenomeni si accentuassero, non si può escludere in prospettiva - e sottolineo: in prospettiva - una interrelazione tra l'area della illegalità politica e quella terroristico-eversiva, così come avvenne in passato (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro), allorché le frange più estreme dell'autonomia operaia diedero vita al cosiddetto «terrorismo diffuso», che si poneva in posizione dialettica rispetto al «terrorismo selettivo» delle brigate rosse (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
E allora coloro che predicano e praticano l'illegalità diffusa, considerandola una forma estrema ma accettabile di protesta democratica, costoro vanno invece fronteggiati e richiamati alla ragione, proprio in nome della legalità democratica (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

SERGIO COLA. Bravo!

PIETRO ARMANI. Bravo!

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. È possibile, onorevoli colleghi, che, dopo la sconfitta di domenica scorsa, le brigate rosse ripieghino su posizioni più strettamente


Pag. 66

difensive, anche in attesa di capire fin dove potranno arrivare e fin dove potranno colpire le indagini appena avviate. È però probabile che esse reagiscano, per confermare la loro presenza e la loro criminale vitalità.
In ogni caso, sarebbe stolto considerare ridimensionata la minaccia terroristica in Italia. Sul campo restano attivi e pericolosi altri gruppi terroristici. Mi riferisco agli anarco-insurrezionalisti: una vasta banda armata clandestina con forti legami internazionali, la quale, anche in assenza di una direzione strategica e di un'organizzazione verticistica di stampo brigatista, ha tutte le caratteristiche di un'associazione sovversiva. Ritengo, anzi, possibile una ripresa dell'interventismo anarchico, non solo per il l'acutizzarsi della crisi irachena, ma anche per la volontà manifestata da taluni gruppi di innalzare il livello dello scontro con lo Stato, dopo il sostanziale fallimento, da Firenze a Roma, delle istanze estremistiche emarginate dalla stragrande maggioranza pacifica del movimento no global.
Mi riferisco all'estremismo di destra, caratterizzato da personaggi che, a cavallo degli anni settanta e novanta, hanno optato per una scelta rivoluzionaria, di contrapposizione violenta alle istituzioni democratiche. Essi appaiono ancora in grado di catalizzare energie giovani intorno a temi tipici del radicalismo politico-ideologico di matrice fascista o, addirittura, intorno a posizioni nichiliste.
Mi riferisco, ancora, agli altri gruppi di impronta marxista-leninista che vedono le BR-PCC come suprema istanza della strategia della lotta armata. Ricordo, tra gli altri, i nuclei territoriali antimperialisti, attivi nel nord est contro le basi americane e NATO e già da tempo alla ricerca di rapporti con il terrorismo islamico. Ricordo ancora il nucleo proletario rivoluzionario, il nucleo di iniziativa proletaria rivoluzionaria, i nuclei armati per il comunismo, il nucleo proletario combattente, e così via.
Accanto a questi si collocano, altri sodalizi, ma in aperto contrasto con la strategia militarista delle BR i quali privilegiano il lavoro politico nelle masse, un lavoro da svolgersi in ambito intermedio tra attività pubblica e clandestinità: è, per diversi aspetti, il caso dei CARC (comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo), che hanno promosso una campagna volta a creare un nuovo fronte popolare per la ricostruzione del partito comunista.
Ecco, onorevoli colleghi, tratteggiato per grandi linee, il paesaggio del terrorismo italiano odierno.
Il rischio è che, mentre subisce una grave sconfitta, esso possa trovare nuovi stimoli all'azione sia nello spirito di rivalsa delle nuove BR sia nell'inasprimento del conflitto politico-sociale e nel diffondersi della violenza politica minore.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, subito dopo i tragici fatti di domenica scorsa, si sono alzate unanimi, seppure con accenti diversi, le voci dei vertici istituzionali, del Governo, dei partiti politici e della società civile contro la barbarie del terrorismo, in difesa dello Stato e delle sue forze dell'ordine.
L'Italia si è unita nel dolore e nell'indignazione per la morte di Emanuele Petri ed il ferimento di Bruno Fortunato.
Quell'unità non deve venir meno! Deve, anzi, rafforzarsi, innalzandosi al di sopra del contrasto sociale e politico, come elemento decisivo di coesione nazionale.
Per questo, il Governo raccoglie l'esortazione del segretario generale della CISL alla mobilitazione di tutti lavoratori; la raccoglie e la estende a tutti gli italiani - riprendendo le parole del Presidente del Consiglio - perché «spetta ancora una volta al popolo italiano, al Parlamento, alle forze politiche e sociali reagire unitariamente e vigilare affinché i disegni del terrorismo siano sconfitti e le cause che lo alimentano siano definitivamente sradicate». Vi ringrazio (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Alleanza nazionale, della Margherita, DL-l'Ulivo, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega nord Padania, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa, Misto-Verdi-l'Ulivo, Misto-Minoranze linguistiche,


Pag. 67

Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI e delle deputate Pistone e Bellillo).

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro Pisanu per la sua informativa.
Come precisato questa mattina, dobbiamo ora passare al dibattito.
Desidero precisare che, dopo lo svolgimento dell'informativa urgente, proseguiranno i nostri lavori con la votazione finale del disegno di legge di conversione del decreto legge 7 febbraio 2003, n. 15, recante misure finanziarie per consentire interventi urgenti nei territori colpiti da calamità naturali.

Back Index Forward