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PRESIDENTE. Con la collaborazione dell'onorevole Realacci, l'onorevole Turco ha facoltà di
LIVIA TURCO. Signor Presidente, il ministro sa che il problema da noi sollevato riguarda i più poveri, quelli che non
arrivano alle 600 mila lire al mese e per i quali i governi di centrosinistra avevano previsto il reddito minimo di inserimento. Il Governo ha deciso di interrompere questa misura nella finanziaria per il 2003. Questo ha determinato una fortissima reazione da parte di tutti i comuni, di centrodestra e di centrosinistra, come hanno potuto testimoniare in quest'aula tutti i parlamentari dei comuni interessati, non soltanto quelli del centrosinistra.
PRESIDENTE. Onorevole Turco, la invito a concludere.
LIVIA TURCO. Dopo molto tempo da questo incontro, i sindaci non hanno notizie; le famiglie sono abbandonate a se stesse; in molti comuni sta crescendo la protesta.
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro, onorevole Maroni, ha facoltà di
ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. E delle politiche sociali.
PRESIDENTE. Prego? Non le voglio tagliare la delega, signor ministro. E delle politiche sociali.
LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Delega completa!
ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, la sperimentazione del reddito minimo di inserimento è terminata, come noto, il 31 dicembre 2002. Essa non ha determinato effetti coerenti con gli obiettivi di inclusione sociale previsti nel provvedimento, interessando un numero di soggetti troppo elevato, in contrasto con la logica di ultima istanza che un intervento del genere avrebbe dovuto avere.
30 giugno saranno complessivamente soltanto 19.
PRESIDENTE. L'onorevole Turco ha facoltà di
LIVIA TURCO. Signor Presidente, mi dispiace dire che sono, non solo profondamente insoddisfatta, ma anche molto preoccupata della risposta del ministro.
ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Lo sapevo.
LIVIA TURCO. Sono molto preoccupata perché il ministro non ha risposto sulla questione urgente posta circa la situazione in cui si trovano i comuni. Dopo la riunione che c'è stata e dopo i due impegni assunti, quali comunicazioni arrivano ai comuni, se non che si devono arrangiare perché hanno le loro risorse? Quindi, da questa sua risposta noi sappiamo che i sindaci - centrodestra e centrosinistra - saranno lasciati soli ad affrontare questa emergenza come le 200 mila persone che erano uscite dalla povertà e avevano cominciato un percorso di reinserimento sociale. Ministro Maroni, lo chieda al sindaco di Foggia, che non è sicuramente del centrosinistra, che gli spiegherà cosa ha significato il reddito minimo di inserimento proprio per il reinserimento attivo di tanti nuclei familiari. Dalla sua risposta, noi sappiamo che i sindaci saranno soli e che quelle 200 mila persone saranno sole.
del 2003, perché taglia del 50 per cento (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)...
PRESIDENTE. Onorevole Turco, la prego di concludere.
LIVIA TURCO. ...sì, onorevoli colleghi, taglia del 50 per cento le risorse per la rete dei servizi sociali! Quindi, signor ministro, ci porti una proposta seria su come intendete combattere la povertà...
PRESIDENTE. Onorevole Turco, la ringrazio.
LIVIA TURCO. ...e aiuti i comuni e le famiglie che sono lasciate sole (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Si è svolto un incontro pubblico presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in cui il ministero si è impegnato con i comuni a far fronte all'emergenza. I comuni hanno chiesto, molto responsabilmente, di essere aiutati nella gestione della fase transitoria per trovarsi, poi, nelle condizioni di affrontare questo drammatico problema. È pubblico che il ministero si è assunto due impegni: prolungare il provvedimento fino a giugno del 2003; finanziare direttamente il provvedimento fino al 50 per cento e sollecitare le regioni ad impegnarsi in modo altrettanto responsabile.
Signor ministro, vorremmo sapere quali notizie ci dà per l'immediato e per il futuro.
Il monitoraggio della sperimentazione ha, poi, evidenziato una serie di criticità, dovute agli errori di disegno delle regole reddituali del reddito minimo, alla diffusione del sommerso in molti dei contesti locali interessati alla sperimentazione, alle difficoltà di gestione dei programmi di reinserimento. Come conseguenza di tutto ciò e per evitare una riedizione della fallimentare esperienza dei lavori socialmente utili, di cui ancora oggi paghiamo le tristi ricadute sociali, il Governo ritiene di intervenire contro l'esclusione sociale con altre e più efficaci misure: da un lato, rendendo più efficiente l'inserimento nel mondo del lavoro con gli strumenti previsti dalla legge Biagi, recentemente approvata dal Parlamento; dall'altro, con lo strumento alternativo del reddito di ultima istanza, previsto nel patto per l'Italia. Il reddito di ultima istanza sarà destinato a sostenere quei cittadini che, in condizioni di povertà, non beneficiano di alcuna forma di protezione sociale e, dunque, risultano essere maggiormente esposti a situazioni di grave rischio di marginalità e di esclusione sociale.
La sperimentazione del reddito minimo condotta in due bienni ha interessato complessivamente 306 comuni; le risorse stanziate sono state pari a 181 milioni di euro per il 2001 e 154 per il 2002; 246 milioni di euro erano le risorse stanziate per il primo biennio di sperimentazione. Al 31 dicembre 2002 i comuni che effettivamente hanno terminato il primo biennio di sperimentazione, che interessava 39 comuni, sono stati solo 5; entro il prossimo
Nonostante la cessazione dell'istituto del reddito minimo e la sua sostituzione con i nuovi strumenti di intervento previsti dal patto per l'Italia, come lei ha ricordato, abbiamo consentito ad accompagnare l'uscita dall'istituto stanziando un ulteriore importo pari a 35 milioni 648 mila euro. Per garantire una responsabilizzazione alla spesa sociale da parte di tutti i soggetti interessati, abbiamo proposto ai comuni e alle regioni di far fronte a questa esigenza finanziaria con un cofinanziamento i cui termini sono oggetto del negoziato attualmente in corso con comuni e regioni, che riguarda anche la definizione del fondo delle politiche sociali e che si chiuderà, in modo - io spero - soddisfacente, nel giro di pochi giorni. Nei comuni interessati dal reddito minimo di inserimento abbiamo avuto assicurazione che la spesa potrà continuare scaduta la sperimentazione, ma con le risorse che sono allocate presso i comuni, questi saranno in grado di intervenire ancora per molti mesi in modo tale che la definizione con le regioni della ripartizione del fondo delle politiche sociali ci permetterà di intervenire prima che cessi il flusso finanziario delle risorse che i comuni hanno a disposizione.
Inoltre, vi è un'altra cosa su cui mi dispiace intervenire. Il suo ministero è stato inadempiente nei confronti del Parlamento rispetto alla presentazione, così come era previsto dalla legge-quadro n. 328 del 2000 e dal decreto istitutivo del reddito minimo di inserimento, della relazione sui risultati della sperimentazione. Non ci avete consentito di discutere in questo luogo, che è il Parlamento, i risultati della sperimentazione di una misura così delicata come quella della lotta alla povertà. Non è un caso che i risultati e il giudizio che lei qui dà sono profondamente difformi da quelli dei sindaci del centrodestra e del centrosinistra. Sicuramente, la misura presentava esigenze di perfezionamento e doveva essere inserita in un contesto più ampio, che si chiama legge quadro dei servizi sociali, la legge n. 328 del 2000. Infatti, noi abbiamo sempre inteso il reddito minimo di inserimento - e questo è scritto in tutti i documenti e, soprattutto, nella pratica - come misura di ultima istanza e non di assistenza: non parlo di lavori socialmente utili. Sono persone per le quali si è attivato un percorso di reinserimento sociale.
Voi state abbandonando quella legge quadro sui servizi sociali che deve completare il reinserimento, tanto è vero che tutte le regioni, comprese quelle del centrodestra, hanno votato contro la proposta di riparto del fondo per le politiche sociali


