Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 275 del 5/3/2003
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(Intenti del Governo nella conduzione della politica estera sulla crisi irachena - n. 3-02024)

PRESIDENTE. L'onorevole Monaco, al quale ricordo che ha un minuto a disposizione, ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02024 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).

FRANCESCO MONACO. Signor Presidente, la scorsa settimana il quotidiano francese Le Figaro pubblicava tra virgolette il resoconto dell'intervento del Presidente Berlusconi al Consiglio europeo del 17 febbraio scorso. Da tale resoconto risulta che egli, dando per sicura la guerra, spingesse i leader europei ad allinearsi ad una decisione già presa dall'Amministrazione Bush e, dunque, ad uscire dal vertice con un ultimatum - sono parole sue - in nome del realismo politico e dei nuovi rapporti di forza nel mondo di cui bisogna prendere atto così da spiegarli all'opinione pubblica europea perché si desse una ragione riguardo ad una decisione già presa. Due giorni dopo, in Parlamento, il Presidente Berlusconi ci ha dato una versione affatto diversa attribuendosi, piuttosto, il merito del colpo di freno venuto dall'Unione europea ed implicito nella risoluzione comune adottata a Bruxelles.
Chiedo una spiegazione, anche se avrei voluto averla direttamente dal Presidente del Consiglio, l'unico in condizione di darmi un chiarimento su questo. Tuttavia, come consuetudine, il Presidente del Consiglio si sottrae all'appuntamento del question time.


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PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, desidero innanzitutto ricordare che il Governo ha tenuto fede sempre all'impegno di venire a riferire in Parlamento sulla crisi irachena.
Ho qui Le Figaro del 17 febbraio: quanto detto dall'onorevole Monaco è un'interpretazione manipolata delle parole del Presidente del Consiglio. Chiunque può cercare questo quotidiano e leggere quanto ha detto il Presidente del Consiglio: si accorgerà che nell'interrogazione il pensiero viene totalmente travisato. Dunque, non vi è alcuna contraddizione tra quanto scritto ne Le Figaro e quanto abbiamo ripetutamente detto in Parlamento.
Sottolineiamo di nuovo che il nostro Governo ha concorso attivamente alla definizione delle conclusioni del Consiglio europeo del 17 febbraio che riflettono la linea politica di questo Governo in merito alla crisi irachena, come indicato al Parlamento dal Presidente del Consiglio il 19 febbraio. L'azione del Governo è volta, in seno a tutti i fori internazionali, ad ottenere il disarmo dell'Iraq in un quadro di tutela della legalità internazionale e del prestigio e dell'autorevolezza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Le conclusioni del Consiglio straordinario del 17 febbraio sopra ricordate hanno, infatti, ribadito la centralità del Consiglio di Sicurezza nella ricerca di una soluzione della crisi sottolineando nel contempo la grave responsabilità che Baghdad si assume se indulge in atteggiamenti dilatori di mancata ottemperanza alle risoluzioni dell'ONU.
Il Governo italiano continua a propugnare una soluzione pacifica della crisi da definire in un quadro collegiale. Il ricorso alla forza resta l'ultima estrema possibile opzione per ottenere il disarmo iracheno nell'intento di assicurare sicurezza e stabilità all'intera regione mediorientale.
È sotto gli occhi di tutti la parzialità e la gradualità con cui il regime iracheno sta adempiendo agli obblighi di disarmo. È altresì evidente che l'assolvimento, sia pure a piccole dosi, da parte dell'Iraq dei doveri di disarmo assunti con l'accettazione della risoluzione 1441 è in larga parte da ascrivere alla continua e pressante pressione militare. Senza quest'ultima, oggi gli ispettori non avrebbero scoperto le flagranti violazioni degli impegni prescritti all'Iraq dalla fondamentale risoluzione (la 687) sul cessate il fuoco e non saremmo testimoni della distruzione dei missili Al Samoud, che hanno un raggio d'azione superiore a quello consentito. Non avremmo neppure avuto la possibilità di chiedere conto all'Iraq dell'ingente numero di armi chimiche e batteriologiche ancora mancanti dalla documentazione sinora prodotta e dai siti visitati.
L'Italia, che al momento non è membro del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, auspica che lo stesso Consiglio, alla luce dei futuri sviluppi, trovi una soluzione unitaria, dando prova di coesione e di solidarietà e salvaguardando la credibilità delle Nazioni Unite. Quanto esposto sottolinea la coerenza della posizione politica del nostro Governo.
Per quanto riguarda, concludo Presidente, le eventuali azioni militari senza un esplicito mandato dell'ONU, posso rassicurare l'interrogante che l'Italia non ritirerà gli ambasciatori a Londra e a Washington, non romperà le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e con l'Inghilterra e non assumerà un atteggiamento ostile a questi paesi, ma lavorerà con i partner europei per superare problemi che dovessero emergere con paesi comunque alleati ed amici.

PRESIDENTE. L'onorevole Monaco ha facoltà di replicare.

FRANCESCO MONACO. Come lei può immaginare, signor Presidente, sono decisamente insoddisfatto, anche perché il ministro Giovanardi non ha smentito il testo.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. L'ho smentito!

FRANCESCO MONACO. E il testo parla chiaro: l'ho qui con me e ne cito soltanto qualche riga.


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CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Lo citi tutto!

FRANCESCO MONACO. Noi dobbiamo parlare in termini di ultimatum: queste sono parole del Presidente del Consiglio riferite da Le Figaro.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Le Figaro è qua!

PRESIDENTE. La prego, signor ministro!

FRANCESCO MONACO. «Gli Usa non rinunceranno alla guerra, noi dobbiamo agire in funzione della Realpolitik» e ancora «dobbiamo spiegare alle nostre opinioni pubbliche i veri rapporti di forza nel mondo di oggi».

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. È una bugia! Lei sta leggendo una cosa falsa!

PRESIDENTE. Signor ministro, la prego!

FRANCESCO MONACO. Il Presidente del Consiglio, come risulta da questa trascrizione virgolettata...

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Le Figaro è qua!

FRANCESCO MONACO. ...si è dunque battuto per forzare verso una scorciatoia militare, affinché già allora lui uscisse da quel vertice con un ultimatum (sono parole sue), in nome del realismo politico, dei rapporti di forza e della circostanza che comunque gli Stati Uniti avevano già deciso e agli europei non restava che acconsentire, accodandosi ad una decisione già presa unilateralmente dall'Amministrazione Bush.
Due giorni dopo, in Parlamento, il Presidente del Consiglio ce l'ha raccontata tutta diversa, direi alla rovescia, cercando di attribuirsi il merito di una dichiarazione saggia - a nostro avviso saggia - dell'Unione europea, che semmai frenava e non accelerava verso la soluzione del conflitto. Egli aveva subito la posizione europea che è passata, direi così, nonostante Berlusconi e non grazie a Berlusconi. Vede, lo sospettavamo, ma ora ne abbiamo in qualche modo la prova documentale. Insomma il Premier si è fatto bello e ha cercato di rassicurare il Parlamento e gli italiani, notoriamente in larghissima maggioranza contrari alla guerra.
Vede, ministro, anche Blair spinge per l'intervento, ma almeno lo fa a viso aperto, sfidando l'impopolarità nel suo stesso partito.

PRESIDENTE. Onorevole Monaco, la invito a concludere.

FRANCESCO MONACO. Al contrario, Berlusconi ha dato prova non già di essere ondivago, come qualcuno ha detto, ma di essere in qualche modo doppio, che è cosa diversa.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. E lei è un bugiardo! È un bugiardo!

FRANCESCO MONACO. A suo modo egli è sempre stato coerente nel non credere affatto che la guerra si potesse per davvero evitare. Questa è la lezione amara che dobbiamo ricavare da questo episodio...

PRESIDENTE. Onorevole Monaco, il tempo a sua disposizione è scaduto abbondantemente.

FRANCESCO MONACO. ...cioè che in questo frangente - concludo Presidente -, decisivo per le sorti del mondo, mentre Francia, Germania e Belgio...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Monaco.

FRANCESCO MONACO. ...sono stati protagonisti, noi siamo stati assenti (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)!


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CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Vergogna! Le bugie...

PRESIDENTE. Signor ministro, la prego, lei non può interrompere, a questo proposito vi è una disciplina regolamentare molto precisa!

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