Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 275 del 5/3/2003
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 3650)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazioni voto l'onorevole Degennaro. Ne ha facoltà.

CARMINE DEGENNARO. Signor Presidente, nel preannunziare il voto favorevole del gruppo dell'UDC sul presente provvedimento, chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, ci asterremo sul provvedimento in esame; non esprimiamo una valutazione negativa sul medesimo, ma riteniamo che ne deriverebbero risultati molto modesti e molto limitati. Siamo riusciti ad introdurre alcune modifiche, ma siamo di fronte ad una insufficienza della politica predisposta dal Governo per quanto riguarda il sistema industriale del nostro paese.
Ahimè, rispetto alle iniziative, alle dichiarazioni e alle proposte che provengono dai diversi soggetti sociali e dall'opposizione, il Governo adotta una politica fiscale contraddittoria e sbagliata per quanto riguarda il sostegno e lo sviluppo dell'economia.
Su questo delicato problema l'opposizione ha formulato proposte che tengono conto, lo sottolineo ai colleghi, di quelli


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che sono stati i risultati di un'indagine compiuta dalle Commissioni industria della Camera e del Senato: risultati che indicavano una serie di interventi congiunturali e strutturali per affrontare la crisi automobilistica che, ripeto, non è crisi solamente del gruppo FIAT, ma riguarda anche una parte importante del sistema industriale del nostro paese. In particolare, essa riguarda anche il complesso mondo dell'indotto e rappresenta una sfida che è legata anche alla ristrutturazione di una presenza e di una competitività del nostro sistema industriale e del settore dell'auto: ebbene, rispetto a tutto questo, le risposte del Governo sono finora deboli.
Colgo questa occasione per chiedere al Governo una politica più ampia ed in particolare per chiedere al Ministero dell'economia e delle finanze di non mettere il bastone tra le ruote con una visione politica sbagliata ed antiquata rispetto ad una possibile ripresa dell'economia nel nostro paese. Ho già avuto modo di indicare nell'ambito della discussione sulle linee generali che siamo di fronte ad una crisi del settore dell'automobile dovuta anche a provvedimenti errati adottati dal Governo in materia di politica fiscale.
Ieri il sottosegretario Contento ha ricordato come occorra essere cauti nell'adozione di queste forme di incentivazione ed ha ricordato come i provvedimenti sulla rottamazione adottati nel corso della XIII legislatura abbiano indebolito la quota di mercato dell'industria nazionale. È vero: è altrettanto vero però, e lo sottolineo nei confronti dell'onorevole Contento, che se noi andassimo a vedere cosa è avvenuto nelle quote di mercato dell'industria nazionale nell'ultimo anno, ed in particolare durante la vigenza della legge Tremonti-bis, ci accorgeremmo che quel provvedimento di politica fiscale, la legge Tremonti, sul quale ancora oggi non siamo in grado di avere dati per una valutazione serena ed approfondita, ha incentivato fortemente l'acquisto nel nostro paese di vetture di media ed alta cilindrata prodotte da industrie non nazionali. Quella scelta di politica fiscale è stata profondamente sbagliata, non determinando effetti sulla crescita del nostro paese, né favorendo gli investimenti; ha invece favorito purtroppo le imprese straniere così inducendo ed accelerando la crisi del gruppo FIAT.
Per questa ragione noi abbiamo chiesto, attraverso gli emendamenti da noi presentati, una politica organica, di carattere strutturale; aggiungiamo inoltre che anche la politica fiscale ordinaria adottata negli ultimi tempi dal Governo si rivela rovinosa per il sistema delle imprese. Devo in questa sede denunciare e ricordare come da parte del Ministero dell'economia e delle finanze non si stia procedendo ad effettuare i rimborsi dell'IVA nei confronti del sistema delle imprese. Nei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre sono stati sospesi i rimborsi dell'IVA, che sono stati effettuati soltanto nel mese di gennaio. Nel mese di febbraio inoltre non è stato dato luogo a nessun rimborso dell'IVA. Questo pone il nostro sistema delle imprese in una situazione di particolare difficoltà; indebolisce la loro consistenza patrimoniale, le espone, soprattutto per quanto riguarda le piccole e medie imprese, ad una situazione di difficoltà, di stagnazione, anche per le nuove regole relative all'accesso al credito.
Si tratta quindi di una politica fiscale sbagliata, contraddittoria e che non favorisce lo sviluppo; una politica fiscale che comporta provvedimenti sempre di carattere provvisorio. Essa invece dovrebbe essere immaginata e pensata nel senso dello sviluppo, investendo sia i problemi di sviluppo dell'occupazione sia quelli dell'innovazione e della ricerca.
Aggiungo che, a corollario di questo provvedimento, ancora una volta il Governo è ricorso a forme di copertura impropria: invece di ricercare forme di copertura in un'altra direzione, continua la politica in base alla quale, quando si adotta una misura, si affossano sempre quelle poche misure che avevano un carattere positivo. Lo abbiamo visto con i crediti d'imposta per l'occupazione, i crediti d'imposta per lo sviluppo, i crediti d'imposta per il Mezzogiorno e lo rivediamo


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anche qui, perché anche qui ci troviamo di fronte ad un utilizzo, ad una manomissione degli obiettivi che dovevano favorire, invece, un processo di informatizzazione.
Quindi, si tratta di un provvedimento ancora una volta congiunturale, ancora una volta limitato, del quale noi non sottovalutiamo l'importanza: la montagna continua a partorire topolini.
Su questo provvedimento ci asterremo dal voto e chiediamo al Governo e ai colleghi della maggioranza di creare le condizioni affinché in questo Parlamento si possa affrontare in maniera organica e strutturale la situazione di stagnazione e di difficoltà di sviluppo del nostro paese e ci si possa misurare su proposte che guardino nel senso delle riforme vere, delle ristrutturazioni, dello sviluppo e che abbiano la finalità di restituire efficienza, competitività ed equità al nostro sistema (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.

ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, com'è già stato detto ieri, durante la discussione sulle linee generali, sarebbe un errore pensare che il provvedimento al nostro esame tratti degli incentivi auto: qui, in realtà, stiamo parlando di un problema di ben più ampia portata e cioè di migliaia di posti di lavoro che sono a rischio, di un settore fondamentale della nostra economia nazionale che è in crisi e del rischio della scomparsa e del declino dell'ultima grande industria nazionale che abbia una significativa e rilevante collocazione a livello internazionale. Questi sono i temi sui quali siamo chiamati a ragionare nel momento in cui discutiamo di un provvedimento come quello che è oggi al nostro esame.
Chi ha criticato e critica il sostegno dello Stato al settore - e questo, va detto, avviene a destra e a sinistra - sbaglia, perché il punto fondamentale sul quale ragionare non è se questo settore debba essere più o meno sostenuto - cosa che avviene in tutta Europa, in tutto il mondo occidentale dove vi sono grandi imprese automobilistiche - ma quali siano gli strumenti attraverso i quali attuare questo sostegno e come questi strumenti possano diventare un vero e proprio condizionamento in positivo per determinare una politica industriale del settore; fare in modo cioè che questi sostegni non siano mere prebende politiche, ma diventino invece i tasselli sulla base dei quali costruire un mosaico più complessivo di una politica industriale del settore.
Questo è il tema sul quale siamo stati chiamati a confrontarci in questi giorni e che era in gran parte alla base dell'ispirazione e del contenuto di molti emendamenti che abbiamo presentato ed illustrato in quest'aula. Il vero problema non è dare o non dare il sostegno, ma fare in modo che questo sostegno non sia fine a se stesso.
Con un provvedimento come questo, a mesi di distanza dall'apertura di una crisi rilevante del settore dell'auto, a mesi di distanza dalla messa in cassa integrazione e in mobilità di migliaia di lavoratori sia della FIAT sia del sistema dell'indotto, a mesi di distanza dal pre-licenziamento - o dal vero e proprio licenziamento - di migliaia di lavoratori dell'indotto che lavorano in imprese nelle quali non sono garantiti gli ammortizzatori sociali - di cui fortunatamente può invece disporre una parte di questi lavoratori -, il Governo non ha fatto nulla.
È chiaro che la crisi dell'auto non è di oggi e sarebbe demagogia, lo abbiamo già detto ieri, imputarla esclusivamente a questo Governo.
Essa ha radici più lontane e distanti nel tempo; è, però, legittimo e doveroso, sul piano politico, chiedersi cosa stia facendo il Governo per affrontare la crisi dell'auto. I lavoratori di Mirafiori, Pomigliano, Cassino, Arese, Termini Imerese, Prato La Serra e di tutte le realtà in cui sono presenti stabilimenti della FIAT si chiedono ogni giorno cosa accadrà e quale sarà il loro futuro. I lavoratori dell'indotto


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si pongono la medesima domanda, anche con maggiore preoccupazione o con minori garanzie.
Migliaia di imprenditori (che vedono messi a rischio attività, sforzi, sacrificio e la propria capacità di impresa, in assenza di qualsiasi provvedimento significativo legato alla ricerca, allo sviluppo, alle fonti finanziarie da cui attingere per proseguire l'attività) si chiedono con delusione e rammarico quali siano i provvedimenti che il Governo pensa di mettere in atto per favorire una ripresa del settore dell'auto, che - come abbiamo già detto ieri - rappresenta uno strumento di valutazione industriale attraverso cui si misura l'economia di un paese sviluppato e moderno.
Delusione, rammarico e occasione persa sono, a nostro giudizio, le definizioni che si abbinano a questo provvedimento ed alla sua limitatezza. Ci asterremo dal voto, accompagnati da una profonda e forte delusione, perché, come abbiamo tentato di dimostrare anche con gli emendamenti presentati, il provvedimento in esame poteva essere fortemente arricchito.
Non si trattava semplicemente di presentare ulteriori incentivi, ma attraverso di essi tenere in piedi parti consistenti delle attività industriali del settore dell'auto del paese. Vi sono stabilimenti, come quello di Arese, che avrebbero potuto trarre un vantaggio non insignificante dall'approvazione degli emendamenti da noi proposti. Invece, ancora una volta, ci siamo trovati dinanzi alla difficoltà da parte del Governo di accettare i contenuti delle nostre proposte. Ciò è avvenuto essenzialmente per due ragioni, riassunte ieri, almeno in parte onestamente e correttamente, dal sottosegretario Contento nell'assenza di risorse (il Governo non ha un euro da investire nella ripresa dell'economia del paese) e in una forte disattenzione o, forse, in una vera e propria politica neoliberista che la maggioranza porta avanti quando affronta problemi di rilevante importanza come la ripresa di un settore industriale quale quello dell'auto.
Questo settore necessita di una vera e propria spinta e la maggioranza, con il provvedimento al nostro esame, al massimo dà uno scossone (e non è detto che, così com'è congegnato il provvedimento, si tratti di quello giusto).
Nei prossimi giorni e settimane, con l'urgenza di cui necessita la materia, agiremo affinché gli emendamenti rifiutati oggi dalla maggioranza, trovino la propria concretizzazione in un provvedimento apposito che chiederemo di discutere in Assemblea, dopo un confronto con le parti sociali e gli imprenditori. Intendiamo avere il maggior supporto possibile per proseguire l'iter di questo provvedimento, in modo da definire una politica industriale e fornire il sostegno necessario al settore dell'auto, condizione necessaria affinché il paese possa, in un settore fondamentale della nostra economia, arrestare il declino in corso, che la politica del Governo sta aggravando (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Grazie signor Presidente, il provvedimento ha un primo grave difetto. Esso sembra forzatamente e svogliatamente introdurre provvedimenti per favorire l'incremento dei consumi dei veicoli.
In realtà, poi, com'è dimostrato dalla bocciatura degli emendamenti presentati dall'opposizione, il Governo non propone un progetto, non assume come orientamento fondamentale quello di porsi l'obiettivo, in relazione a tutti gli argomenti ed a tutti i casi in cui è possibile, di elaborare un vero e proprio disegno di politiche industriali, di politiche di sviluppo, di politiche dei consumi, tanto è vero che, nel caso specifico, crea sbarramenti affatto artificiosi tra veicoli nuovi ed usati. Di conseguenza, questo provvedimento è caratterizzato da grande provvisorietà e dall'incapacità di proporre un disegno vero e proprio. Inoltre, come hanno già ricordato altri colleghi, sicuramente mancano un richiamo, un telaio, un desiderio, un ragionamento che riguardino,


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in maniera complessiva, le politiche industriali e settoriali (mi riferisco, evidentemente, al settore del trasporto di persone e di cose mediante autoveicoli). Invece, avremmo bisogno di provvedimenti di maggiore ampiezza e di un ragionamento complessivo che, purtroppo, ancora non si vede.
Come sappiamo, nel settore delle politiche dei trasporti, segnatamente della produzione di mezzi di trasporto, non siamo affatto usciti dal tunnel delle difficoltà: quelle che riguardano la più grande azienda italiana sono tuttora presenti; ma ad affrontare il problema c'è un provvedimento molto striminzito, molto inadeguato, che non sembra avere alcun rapporto con una più generale e complessiva politica industriale di sviluppo del settore. Insomma, pur prevedendo incentivi che non possono essere considerati negativi, il provvedimento non risponde al criterio di una visione d'insieme dell'argomento che tocca, né è collegato ad altre misure in base alle quali possiamo immaginare che il Governo abbia individuato e si sia dato un obiettivo politico in grado di avviare a soluzione i problemi esistenti. Eppure, quando si aprì la crisi della FIAT, il Presidente del Consiglio, prima, ed il ministro dell'economia e delle finanze, poi (incaricato dal Governo e dal Presidente del Consiglio), presero notevoli impegni e dichiararono che i loro sforzi erano «a tutto campo». Ebbene, di questi sforzi «a tutto campo» sono rimasti pochi residui, del tutto inadeguati!
Ma andiamo alle forme di finanziamento, che costituiscono sempre il «veleno nella coda». Ricordo che le forme di finanziamento gravano, fondamentalmente, sul credito d'imposta per l'acquisto di mezzi informatici a favore di piccole aziende, di nuove aziende e di aziende di natura marginale. Al riguardo, sono almeno tre gli aspetti da valutare. Il primo riguarda le aziende che dovrebbero fare investimenti nel settore informatico. Il secondo riguarda la particolare tipologia di aziende (piccole, nuove e marginali) che dovrebbero essere incentivate ad andare in questa direzione da misure come quelle che erano state decise. Il terzo riguarda la rapidità dei rapporti con l'agenzia delle entrate: per le aziende, si tratterebbe di evitare lungaggini burocratiche e per le strutture dell'amministrazione di operare, evidentemente, con maggiore rapidità.
Per utilizzare i predetti crediti, si è trovata la scusa che essi non sarebbero stati sufficientemente utilizzati. Il Governo, però, non solo non ci ha fornito i numeri sui quali basa tale giudizio, ma sembra non avere neanche i relativi dati. Ammettendo, per un attimo, che, invece, i dati li abbia e che, soltanto, non li abbia forniti al Parlamento, esso ci chiede, in sostanza, di credergli sulla parola quando ci dice che i finanziamenti sarebbero stati utilizzati in forma limitata e, anziché chiedersi come utilizzare i fondi disponibili per incentivare investimenti informatici da parte di piccole aziende e di aziende di natura industriale, sceglie la strada del risparmio. Ciò conferma ulteriormente l'errore!
Un altro aspetto sul quale vorrei richiamare l'attenzione del Governo e dell'Assemblea riguarda il rapporto tra la proposta, che abbiamo fatto, di abolire l'imposta provinciale di trascrizione (ovviamente, con collaterale ed adeguata proposta di finanziamento della misura) e quel provvedimento di revisione dell'ordinamento fiscale italiano - che preferisco definire «controriforma Tremonti» - che dichiara di voler abolire molti tributi esistenti.
Ora, le chiacchiere stanno a zero, perché qui vi era l'ipotesi di andare al superamento della tassa provinciale sul trasferimento di proprietà delle automobili e noi ci troviamo questa ipotesi di modifica bocciata. Rimaniamo in attesa di sapere quali siano le unificazioni che verranno fatte; fatto sta che ogni volta che ci sono proposte di effettiva semplificazione, proposte di abolizione, come in questo caso, estremamente coerenti con l'obiettivo di incentivare la ripresa di un settore di consumo dei beni di trasporto, esse vengono invece bocciate.
Ritorno per un attimo - pregando in particolare il Governo di ascoltarmi -


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sulla questione che riguarda il tema delle province. Infatti, è del tutto evidente che proporre l'abolizione di un tributo che riguarda le province ha comportato - nei nostri emendamenti lo abbiamo fatto - l'idea di superare in altro modo questa forma di entrata, garantendo alle province ovviamente parità di entrate. Le province sono in questo momento in una condizione disastrosa dal punto di vista del bilancio, a causa dell'articolo 24 della finanziaria 2002 e della interpretazione e dell'aggravamento di queste misure con la legge finanziaria 2003. Le province italiane, per quanto mi risulta, sono tutte fuori dal patto di stabilità. Ne consegue pertanto ad esempio il blocco delle assunzioni, dei contratti a tempo determinato e di altri provvedimenti ulteriori.
Già il Governo aveva riconosciuto, con un accordo tra il sottosegretario Vegas per l'economia e le finanze e l'UPI il 17 luglio, che bisognava creare le condizioni per sanare la situazione. La situazione non è stata sanata, anzi durante la legge finanziaria si è ulteriormente aggravata. Le province sono oggi giustamente e legittimamente in grande difficoltà a fare i bilanci e io credo che il Governo debba prendere formale impegno per affrontare e risolvere la situazione, se non, come forse è difficile, con il lavoro di decretazione attuativa della finanziaria, almeno con un decreto-legge o con l'accoglimento di emendamenti ai provvedimenti che sono all'esame del Parlamento. Mi sono procurato materiale che riguarda le province e voglio ricordare all'Assemblea che ho, ad esempio, il materiale dell'Unione delle province lombarde, dell'Unione delle province emiliane e di altre province ancora; tutte hanno chiesto all'UPI di occuparsi di questa grave situazione che mette tutte le province italiane fuori dal patto di stabilità.
Chiedo ai colleghi della Commissione bilancio della Camera di attivarsi con rapidità rivolgendosi al Governo, ma chiedo anche al Governo di ascoltare questo appello ad affrontare la difficile condizione determinata da provvedimenti sbagliati in materia di poteri trasferiti alle province, sulla quale non c'è un coerente atteggiamento per quanto riguarda il bilancio. Chiedo che il Governo si attivi rapidamente per sanare una situazione estremamente urgente e grave.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo si asterrà su questo provvedimento e lo farà nella consapevolezza di aver dato il proprio contributo per migliorarlo comunque. Do atto anche al relatore di aver accolto in Commissione alcune nostre indicazioni. Ciononostante, la portata assai limitata e ridotta di questo provvedimento e il fatto di non aver accolto alcuni nostri emendamenti migliorativi ci inducono all'astensione.
Vorrei ricordare che, se l'obiettivo principale di questo decreto-legge è quello di incentivare l'acquisto di auto nuove per rinnovare il parco macchine circolante nel nostro paese, per ottenere, in sostanza, un miglioramento della situazione ambientale e quindi per la tutela della salute (priorità da considerare, a mio avviso, in ogni provvedimento), non possiamo negare che riflessi si avranno anche sul settore dell'industria dell'auto. Questo è un aspetto che il Governo ha del tutto ignorato, sia nella relazione sia nel provvedimento, perché, a mio avviso, questo Governo non ha una politica industriale, nonostante il Parlamento abbia fatto un'opera saggia.
Cari colleghi, la Commissione attività produttive, presieduta dal collega Tabacci, ha condotto un'indagine conoscitiva svolgendo un egregio lavoro (che, sono certo, ognuno di noi conosce) ma sarebbe poi stato necessario dare seguito a quella indagine, mentre, mi pare che il provvedimento sia, effettivamente, parva res. Credo, però che, al di là della questione dell'auto, le preoccupazioni di tutti quanti noi siano enormi perché il ruolo dell'auto nel nostro paese è enorme non solo dal punto di vista dell'economia ma anche per l'occupazione e non riguarda soltanto gli


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stabilimenti della FIAT ma anche i tanti stabilimenti dell'indotto localizzati nelle varie regioni italiane.
Infine, sono stati respinti alcuni nostri emendamenti volti a semplificare norme tributarie; la proposta di sopprimere in via definitiva la tassa di registrazione dovuta alle province, parzialmente accolta - ne do ancora una volta atto al sottosegretario Contento - andava nella direzione di una semplificazione. Ricordo la tanto propagandata riforma fiscale del ministro Tremonti il cui slogan era «dal complesso al semplice», mentre la complessità nella riforma fiscale di Tremonti c'è tutta intera ed ora continua ad essere quasi un'araba fenice perché ha promesso mari e monti, riduzioni delle tasse ma, nella sostanza, anche per coloro per i quali è stata ridotta l'aliquota, sono poi state aumentate le tasse locali. Noi avevamo sostenuto, in sede di dibattito sul collegato fiscale, che, nel nostro paese, la fiscalità deve essere ridotta complessivamente, senza fare il gioco delle tre carte, riducendo al centro la fiscalità statale e consentendo, poi, agli enti locali di aumentare quella locale perché costretti a fare fronte agli impegni per i servizi e per la qualità della vita. Il ministro Tremonti deve fare chiarezza su questo aspetto e nel frattempo deve dare indicazioni precise per la restituzione dell'IVA alle imprese che sono penalizzate.
Vedete, l'IVA costituisce un momento di liquidità che entra nelle casse delle piccole imprese costrette a fare ricorso al sistema bancario e ad indebitarsi senza parlare dell'imprenditoria meridionale, degli artigiani dei piccoli commercianti e così via, perché nel Mezzogiorno i tassi di interesse richiesti dalle banche sono almeno di tre punti superiori a quelli del centro nord ma su queste cose noi avvieremo, mi auguro - vero, presidente La Malfa? -, un'indagine sul sistema bancario nel nostro paese, quella indagine che, purtroppo, i colleghi del centrodestra continuano a negarci nonostante l'ufficio di presidenza della Commissione finanze abbia già dichiarato di voler andare in quella direzione, non per fare demagogia ma per verificare lo stato del sistema bancario italiano, per vedere come il sistema bancario meridionale è stato decapitato negli ultimi anni; di chi sono le responsabilità ed anche quali sono i correttivi da adottare.
Un'ultima considerazione: non solo non viene restituita l'IVA agli imprenditori, ma neanche l'IRPEF ai tanti contribuenti italiani che, magari, qualche mese fa si sono visti recapitare la letterina del ministro con la quale si diceva loro che avrebbero avuto il rimborso di quanto pagato in più negli anni passati. Ebbene, a tutt'oggi tale rimborso non è arrivato.
Per questa serie di considerazioni, forse anche disorganica, ci asterremo nella votazione finale del provvedimento, perché esso è limitato nella sua estensione temporale e nella sua efficacia. Non nascondiamo, comunque, che l'accoglimento dei due ordini del giorno proposti dal sottoscritto e dal collega Benvenuto vanno nella giusta direzione: vigileremo affinché il Governo dia loro rapida e concreta attuazione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, dato che ci apprestiamo ad esprimere un voto diverso, se ho bene inteso, da quelli finora annunciati, è necessario che io, anche se sinteticamente, motivi questa decisione. Abbiamo sostenuto gli emendamenti presentati dai colleghi del centrosinistra perché, in ogni caso, essi miglioravano leggermente il testo presentato dal Governo; lo abbiamo fatto soprattutto perché eravamo, e siamo, sentite anche le dichiarazioni di voto testé svolte, d'accordo con la parte destruens del ragionamento.
Proprio in base a questo ragionamento riteniamo però che si debba trarre una conclusione che dovrebbe portare ad esprimere un voto negativo sulla conversione in legge di questo decreto-legge. Non possiamo continuare ad avallare provvedimenti, in questo caso estremamente ridotti,


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come il differimento di misure agevolative in materia di tasse automobilistiche, e sostenere che, per questa strada, vi è un intervento dello Stato a sostegno del settore. Naturalmente, noi siamo per sostenere il settore, siamo per farlo, soprattutto di fronte alla pesante crisi, al vero e proprio declino industriale che caratterizza l'unica industria automobilistica italiana; lo siamo soprattutto perché abbiamo la sensazione - di ciò abbiamo parlato molte volte in Assemblea, e mi auguro che torneremo a discutere di questo di nuovo - di essere di fronte ad un periodo di transizione, dove il tema della mobilità urbana ed extraurbana, individuale e collettiva, deve essere complessivamente ripensato.
Poiché così è, poiché è evidente il rischio per decine di migliaia di lavoratori ed è altrettanto evidente che, se perdono lavoro coloro che erano impiegati negli stabilimenti FIAT, sarà ancora maggiore, quantitativamente parlando, la perdita per coloro che operano nell'indotto (per di più essi sono senza ammortizzatori sociali), se un intervento vi deve essere, come abbiamo più volte chiesto e torneremo a chiedere, deve essere allora un intervento forte da parte dello Stato; deve essere un intervento che metta mano agli assetti proprietari dell'impresa, che non si limiti agli ammortizzatori sociali e, tanto meno, a semplici differimenti di misure agevolative in materia di tasse automobilistiche. In sostanza, dovrebbe trattarsi di un intervento di politica economica e non semplicemente di una elemosina fiscale o di un intervento, pur necessario, di assistenza sociale a chi perde il lavoro.
Colleghi del centrosinistra, credo sia inesatto dire che questo Governo non abbia una politica industriale: certo, se a questo termine diamo un contenuto forte, è evidente che una politica industriale non esiste; se però mettiamo in fila ciò che il Governo dichiara e, soprattutto, ciò che il Governo fa, emergono un'idea ed una pratica, purtroppo disastrose, di politica industriale: quella di sdraiarsi nel grande letto della globalizzazione e della finanziarizzazione del capitale mondiale, di accompagnare un declino industriale, che nel settore automobilistico è clamoroso ma che è presente anche nel settore tessile, nonché in altri campi un tempo di eccellenza della produzione nazionale, di pensare a come fare entrare ed uscire capitali e merci il più rapidamente possibile nel nostro paese (da qui progetti efferati come quello del ponte sullo stretto di Messina o il sistema dell'alta velocità) e spezzare tutte le forme di tutela e di positiva rigidità della forza lavoro per arrivare alla precarizzazione ed alla flessibilizzazione.
Questa è la politica economico-industriale del Governo, la quale affonda le sue radici anche molto più indietro nel tempo (intendiamoci: quando ancora questo Governo non c'era). Tuttavia, questo è il manifesto del Governo quando si parla di politica industriale e non può essere coperto da mini foglie di fico come provvedimenti di questa natura.
Allora, quando si porta la critica a questo livello (come si dovrebbe fare), bisogna poi essere coerenti, anche dal punto di vista del voto. Per tale ragione, esprimeremo un voto contrario alla conversione in legge del presente decreto-legge.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, intervengo per associarmi ai colleghi che mi hanno preceduto, i quali hanno svolto interventi molto più complessi anche nel corso dell'esame del provvedimento. Il gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo si asterrà dal voto sul provvedimento in esame. Si tratta, infatti, di un piccolo palliativo che non risolve minimamente i gravi problemi dell'industria dell'auto e che non risolve i gravissimi problemi del personale dipendente della FIAT che rischia il licenziamento e che non conosce il proprio futuro e quello dei vari stabilimenti. Torino, la mia città, forse è la più penalizzata, ma vorrei riferirmi anche a Termini Imerese, Arese e a tutti gli altri centri FIAT.
Questo provvedimento non affronta in senso costruttivo neanche il grave e drammatico


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problema che i sindaci delle città italiane cercano disperatamente ed inutilmente di tenere sotto controllo. Mi riferisco al gravissimo inquinamento che, in particolare in questa stagione così secca, si è verificato nelle nostre città a seguito del traffico. Le targhe alterne, la chiusura del centro o di parti delle città, in realtà, come sappiamo, sono limitatissimi palliativi che non risolvono il problema. Abbiamo a disposizione drammatici dati che si riferiscono a bambini che sono sempre più colpiti da malattie allergiche, come l'asma, dovute proprio a questo inquinamento e che si riferiscono agli anziani e ai morti proprio in conseguenza dell'attuale gravissimo inquinamento causato dalle auto.
Vorrei sottoporre all'attenzione dell'Assemblea un grande problema rispetto al quale il Governo si è impegnato anche con la FIAT: mi riferisco al progetto di estendere la rete a metano in tutta Italia, per favorire lo sviluppo delle auto a metano, sviluppo che avrebbe favorito la FIAT e che avrebbe anche risolto parzialmente il problema del gravissimo inquinamento.
Signor sottosegretario, mi sembra che nulla di consistente sia stato fatto al riguardo, nonostante gli impegni assunti dal Governo: in Italia le percentuali delle vendite delle auto a metano sono ridicole. Ad esempio, per quanto riguarda un terzo tipo di incentivi, quello a nostro avviso più importante, che prevede per chi possiede vecchie auto la possibilità di trasformarle a metano godendo degli incentivi, sappiamo per certo che chi ne fa richiesta non ottiene i finanziamenti e non può accedere agli ecoincentivi. Anche tale questione va affrontata dal Governo. Per quale motivo si è lanciato questo tentativo di svecchiare l'attuale parco macchine, garantendo a chi possiede una vecchia auto la possibilità di modificarla attraverso gli ecoincentivi, e poi non si consente di farlo, perché gli ecoincentivi non vi sono?
D'altra parte non si può pensare che i due casi di ecoincentivi previsti da questo provvedimento rilancino la situazione dell'industria dell'auto in Italia ed invertano il processo di deindustrializzazione a cui la nostra nazione, ed in particolare la mia città, Torino, sembrano ormai drammaticamente avviate. Mi pare evidente che non sia con questo provvedimento così poco significativo che si arrivi a fare una politica industriale seria. Vi è un tentativo di agire sulla leva fiscale in una situazione fiscale in cui, come già rilevato dall'onorevole Benvenuto, la Tremonti-bis ha creato danni anziché benefici. Quindi, dal punto di vista fiscale sicuramente il provvedimento è ininfluente.
Dal punto di vista del rilancio in Italia dell'industria automobilistica, dei trasporti ecocompatibili e di un settore auto che sappia essere all'avanguardia nella ricerca, ad esempio provando a finanziare prototipi ad idrogeno da mettere sul mercato, mi pare che nulla sia stato fatto. Abbiamo già avuto occasione di ricordare che la BMW a Johannesburg ha fatto un'operazione di grande lancio delle sue auto ad idrogeno, già pronte e commercializzabili.
Ritengo, dunque, che sia più che giustificata la nostra astensione per tutti i motivi esposti. Credo che il Governo sulla situazione dell'industria automobilistica debba intervenire con serietà dopo tutte le parole che ha detto in un momento in cui solo la famiglia, forse, cerca di intervenire. I lavoratori attualmente in mobilità o in cassa integrazione, così come i lavoratori dell'indotto, sono, giustamente, molto preoccupati per il loro futuro.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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