Allegato A
Seduta n. 275 del 5/3/2003


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(Sezione 5 - Intenti del Governo nella conduzione della politica estera sulla crisi irachena)

MONACO. - Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano francese «Le Figaro» del 27 febbraio 2003 dava ampio spazio ad una trascrizione dell'intervento del Presidente del Consiglio italiano nel corso del vertice europeo straordinario sull'Iraq del 17 febbraio 2003 in cui il premier affermava tra l'altro: «gli Usa non rinunceranno alla guerra, noi dobbiamo agire in


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funzione della realpolitik, dobbiamo dunque parlare in termini di ultimatum» e aggiungeva «dobbiamo spiegare alle nostre opinioni pubbliche i veri rapporti di forza nel mondo di oggi»;
il Presidente del Consiglio, nel suo intervento alla Camera del 19 febbraio 2003, affermava, al contrario, che il Governo aveva continuato «a lavorare per la pace, con determinazione e con assoluta, assoluta coerenza indicando come priorità «il disarmo del regime iracheno in tempi stretti e con mezzi pacifici» e invitando gli Stati Uniti a «guardarsi dal coltivare la solitudine»;
le conclusioni del Consiglio europeo, richiamate espressamente nell'Aula della Camera dall'onorevole Berlusconi e dalla mozione presentata dalla maggioranza, riaffermano come l'obiettivo dell'Unione europea sia quello di raggiungere pacificamente l'obiettivo del disarmo pieno ed effettivo di Saddam Hussein, sottolineando l'esclusiva centralità del Consiglio di sicurezza dell'Onu nella gestione della crisi irachena;
nel corso del dibattito parlamentare, l'onorevole Berlusconi aveva respinto le accuse di incoerenza nella conduzione della politica estera, invitando a confrontare gli interventi ufficiali e le dichiarazioni rese alla stampa dall'inizio della crisi ad allora;
alla luce delle rivelazioni del quotidiano francese si riscontra una patente contraddizione tra il Berlusconi che parla di ultimatum e invita al realismo i partner europei, stimolandoli a schierarsi risolutamente per la guerra oramai decisa, e le dichiarazioni rese due giorni dopo alle Camere, di segno moderato e all'insegna del ricorso a mezzi diplomatici e politici:
quale sia, tra le differenti e contrastanti linee politiche presentate dal Governo in diverse sedi istituzionali ovvero annunciate ai mezzi di stampa, l'effettivo intendimento del Governo nella conduzione della politica estera riguardo lo svolgimento della crisi irachena e come sia possibile conciliarle tra loro;
se sia intenzione del Governo comunicare al Parlamento, una volta accertatane l'effettiva esistenza, tale linea di condotta politica in un frangente di crisi così rilevante;
se, in particolare, il Governo ritenga legittima, anche se non auspicabile, un'azione militare sulla base delle sole previsioni della risoluzione 1441 ovvero ritenga indispensabile una nuova risoluzione;
se, conseguentemente, in caso di un'azione militare condotta dagli Stati Uniti o da una più ampia coalizione, in assenza di un esplicito mandato Onu, il Governo condividerebbe tale decisione e la sosterebbe anche solo politicamente.
(3-02024)
(4 marzo 2003)