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GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, i profili che intendo affrontare
nella illustrazione delle questioni pregiudiziali presentate al provvedimento di delega in materia previdenziale sono molteplici.
Anzitutto vorrei soffermarmi sugli aspetti di merito, a cui fa riferimento la pregiudiziale di cui è primo firmatario il collega Castagnetti.
Il problema previdenziale è certamente una delle questioni con cui i paesi sviluppati dell'occidente europeo devono confrontarsi in una fase di transizione economica e sociale particolarmente delicata.
La centralità del tema lo rende uno degli elementi di verifica del progetto complessivo di società che una forza politica propone.
Da una parte un modello basato sulla solidarietà e sulla garanzia pubblica; dall'altra la destrutturazione dei sistemi previdenziali storici e l'affidamento al settore privato degli strumenti di tutela.
Vanno in queste direzioni molti punti contenuti nel provvedimento: la decontribuzione per i nuovi assunti, che rischia di mettere in crisi la sostenibilità finanziaria del sistema e di condannare i lavoratori giovani ad una drastica riduzione delle prestazioni; l'aumento delle aliquote per alcune categorie di lavoratori senza interventi sul fronte delle prestazioni; la modalità di intervento sul trattamento di fine rapporto, che allontana anziché favorire una strategia di incentivazione adeguata ed organica della previdenza integrativa.
Sono evidenti quindi le gravi ragioni di merito che ispirano la nostra questione pregiudiziale.
Di rilievo non minore sono le ragioni che hanno ispirato la presentazione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità, con particolare riferimento a quelle riferite all'articolo 81.
Il provvedimento presenta insormontabili problemi di quantificazione degli oneri e di copertura che siamo costretti a rilevare.
Anzitutto, anche sulla base della istruttoria dei servizi della camera, appaiono evidenti le errate previsioni di minori spese che, secondo la relazione tecnica, deriverebbero da alcune delle norme.
Le elenco sinteticamente: la certificazione del diritto alla pensione di anzianità, che non può essere considerata una forma di risparmio certo, perché basata sulla modifica di orientamenti soggettivi non prevedibili; il superamento del divieto di cumulo, dal momento che parte degli effetti di questo intervento erano già stati scontati nella legge finanziaria per il 2003.
A questi elementi si aggiungono gli errori nella previsione di maggiori entrate (come quelle derivanti dalla nuova progressione delle aliquote dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa) e nella individuazione della neutralità finanziaria di alcuni interventi (come quelli relativi all'esenzione dei contributi per la prosecuzione dell'attività lavorativa e la liberalizzazione dell'età pensionabile).
Faccio rilevare che su molti dei punti che ho toccato, il Ministero dell'economia ha riconosciuto la fondatezza delle critiche e delle preoccupazioni.
Ma i problemi che ho richiamato sono per certi aspetti marginali rispetto alla questione di fondo su cui vogliamo richiamare l'attenzione dell'Assemblea: ci troviamo ancora di fronte ad una legge di delega priva di copertura per le deleghe stesse, con una chiara violazione dell'articolo 81 della Costituzione.
L'attuazione di alcune delle norme di delega certamente onerose (come quelle relative alla riduzione dei contributi per le nuove assunzioni, alla soppressione del contributo dovuto dalle imprese al fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto e alla revisione della disciplina fiscale dei fondi pensione) è affidato ad un complesso percorso legislativo basato su un intreccio tra decreti legislativi di attuazione, competenti per le modifiche ordinamentali, e legge finanziaria annuale, a cui è affidato il compito di individuare le risorse necessarie.
Un intreccio poco chiaro, che sottrae alla determinazione parlamentare aspetti fondamentali del percorso decisionale, crea problemi di coordinamento anche temporale tra fonti legislative diverse.
Anche questo provvedimento, come quello fiscale e quello sulla scuola, non si sottrae alla tentazione di enunciare obiettivi rinviandone l'attuazione a tempi e condizioni migliori.
Lo abbiamo già detto altre volte: siamo di fronte ad un nuovo tipo di legge-manifesto che non fa i conti con le risorse e si riduce a strumento di propaganda.
Per questo chiediamo il voto favorevole sulle pregiudiziali.
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