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PRESIDENTE. L'onorevole Morgando ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale di merito Castagnetti ed altri n. 1, di cui è cofirmatario.
GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, la questione pregiudiziale che
abbiamo presentato evidenzia chiari profili di merito e si ricollega alle riflessioni già svolte per quanto riguarda i profili di costituzionalità, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Chiederei, se lei lo consente, l'autorizzazione a consegnare l'intervento scritto che riassume le nostre argomentazioni che, in parte, riprendono quelle già svolte.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, anche noi abbiamo presentato una questione pregiudiziale di costituzionalità in relazione alla delega al Governo in materia previdenziale; questione pregiudiziale che tocca, in particolare, il combinato disposto dei commi 1 e 3 dell'articolo 8 del disegno di legge in questione. Riteniamo, infatti, che si tratti di una delega in bianco al Governo, dato che nel provvedimento non vi è alcuna indicazione dei principi e dei criteri in base ai quali il Governo, su delega del Parlamento, è obbligato a procedere nell'esercizio dei poteri delegati.
Non ripeterò le argomentazioni già illustrate dall'onorevole Pennacchi, da noi condivise; mettiamo comunque in evidenza la duplice violazione delle condizioni poste dall'articolo 76 della Costituzione, dato che non sono determinati né i principi ed i criteri direttivi, né tantomeno l'oggetto.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è giusto, opportuno, doveroso soffermarsi, anche se sinteticamente, sulle questioni pregiudiziali presentate, sia per la rilevanza del tema sia perché esse, in qualche modo, ripropongono argomenti che, seppure troveranno larga eco nella discussione sulle linee generali, sono stati oggetto di un approfondito confronto in lunghi mesi e molte sedute della Commissione lavoro. È abbastanza noto che maggioranza e Governo attribuiscono a questo provvedimento una notevole importanza. A tal riguardo è sufficiente riportarsi alle molte sedute, alle audizioni e anche agli approfondimenti tecnici che sono stati dedicati all'argomento dalla stessa Commissione.
La prima questione pregiudiziale, che abbiamo sentito poc'anzi illustrare in modo approfondito, ripropone il tema della copertura finanziaria del disegno di legge ed ipotizza, quindi, una violazione costituzionale, in particolare dell'articolo 81. La nostra sensazione, con tutto il rispetto, è che si voglia trasformare quello che resta un legittimo - da noi contestato - giudizio di parte in un giudizio tecnico. Debbo innanzitutto osservare che la Commissione lavoro si è fatta carico degli approfondimenti tecnici se è vero, come si ammette del resto nella premessa della stessa questione pregiudiziale, che è stata proprio la Commissione, con deliberazione assunta a maggioranza, a chiedere la relazione tecnica sull'argomento. Volevamo infatti essere tranquilli sul punto; anzi, fu lo stesso onorevole relatore, Luigi Maninetti, che, nella relazione introduttiva, sottolineò l'opportunità di acquisire la relazione tecnica prima di andare avanti nella trattazione. Vi è stata poi l'acquisizione di una voluminosissima documentazione elaborata in sede governativa a supporto del disegno di legge (è sufficiente consultare i resoconti relativi ai lavori della stessa Commissione per rendersi conto di quanto sto dicendo).
La questione centrale, anche se se ne vuole sottovalutare l'importanza, è che già nella relazione tecnica si fece un importante passo in avanti, preannunciando quell'emendamento, effettivamente formulato ed approvato dalla Commissione lavoro, che andava a specificare come la graduazione della riduzione delle aliquote contributive e fiscali e delle generazioni di soggetti interessati relativi a taluni criteri obiettivi sarebbero stati stabiliti, come è stato, nella legge finanziaria, nell'ambito
della quale sarebbero stati assicurati i relativi mezzi di copertura in conformità alla previsione di cui all'articolo 11, comma 3, lettera b), della legge n. 468 del 1978 e successive modificazioni.
Successivamente, la relazione ha elencato le norme contenenti questi criteri obiettivo. Quindi, la specificazione è avvenuta. Non solo: per ragioni di maggior prudenza, nel parere della Commissione bilancio questo rinvio alla legge finanziaria è stato esteso a tutto il provvedimento ed il sistema delle garanzie è stato rafforzato da una clausola che prevede un penetrante controllo parlamentare sui decreti legislativi che verranno adottati anche sotto il profilo finanziario.
In merito a questo punto, sul meccanismo dei pareri vi sarà un passaggio specifico della discussione, ma ricordo che sugli schemi di decreto è previsto il parere delle Commissioni bilancio di Camera e Senato, oltre a quello delle Commissioni competenti per materia. Inoltre, ancora una volta, è sancito l'obbligo di corredare gli schemi dei decreti legislativi con una relazione tecnica.
Pertanto, in sintesi, si può dire che la proposizione di tale questione punta a riproporre in Assemblea una problematica che è stata già affrontata non solo dalla nostra Commissione lavoro ma anche dalla Commissione bilancio che ha dedicato a questo provvedimento - lo ricordo - ben 9 sedute. Peraltro, credo questo sia un precedente assolutamente inusitato (non so se in riferimento alla storia di questa Camera parlamentare, ma certamente in riferimento alla storia recente).
Vorrei inoltre far presente (si tratta di un argomento politicamente non secondario) che anche le decisioni adottate dalla Commissione lavoro e dalla stessa Commissione bilancio non sono state informate ad una mera logica di maggioranza, ad una logica di prevalenza di numeri. Infatti, ad esempio, per quanto riguarda la decontribuzione, che è uno dei punti più discussi dell'intero provvedimento, vi è stata una modifica della norma, che non si è appiattita - e nessuno ne mena scandalo - sul parere espresso dal Governo. Mentre il Governo aveva espresso un parere contrario, è stata operata questa modifica volta ad eliminare il limite minimo del 3 per cento sulla decontribuzione, consentendo al Governo di andare anche al di sotto dello stesso.
Possiamo, dunque, dire che la maggioranza, con un criterio, al tempo stesso, realistico e rigoroso, stia intervenendo sulla materia previdenziale su due versanti: da un lato, mantenendo un equilibrio tra prestazioni e contribuzioni; dall'altro, estendendo la tutela previdenziale a tutti quei lavoratori che stanno oggi sperimentando le nuove tipologie contrattuali che si stanno affermando nel campo dei rapporti di lavoro.
La seconda delle questioni pregiudiziali, ancorché non illustrata in questa sede - mi riferisco alla questione pregiudiziale Boato ed altri n. 2 -, lamenta in particolare l'assenza di principi e criteri direttivi cui conformarsi nell'esercizio dei poteri delegati. In sostanza, si lamenta una eccessiva genericità della delega. Riteniamo che essa non sia fondata. Naturalmente, è materia di apprezzamento soggettivo.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Tuttavia, almeno secondo il parere della maggioranza della Commissione, non solo tali criteri direttivi esistono e sono sufficientemente rigorosi, ma vorrei anche permettermi di dire che, nella definizione degli stessi, si riprende in buona sostanza non solo la formulazione dell'articolo 8 del disegno di legge n. 2145, ma anche quella del comma 21 dell'articolo 3 della legge 8 agosto del 1995, n. 335, ossia la riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare, ben nota come riforma Dini.
Pertanto, ritengo che l'attuale opposizione dovrebbe pur riconoscere a questa riforma una certa legittimità, dato che essa concretizzò il principale atto del Governo
Dini che succedette, come ben ricordate, al Governo Berlusconi nelle ben note circostanze.
Per concludere, anche la pregiudiziale del gruppo di Rifondazione comunista ripete questo tipo di considerazioni critiche.
La questione pregiudiziale di merito Castagnetti ed altri n. 1 torna a paventare - è anch'esso un tema largamente discusso in Commissione - la preoccupazione che tale tipo di misure vada a creare uno sbilancio complessivo del sistema. Debbo dire che, invece, il testo di legge tende a creare un nuovo sistema previdenziale. La lettera l) dell'articolo 1 del testo trasmesso all'Assemblea, infatti, chiarisce che tra gli scopi della delega vi è quello di: «ridefinire la disciplina fiscale della previdenza complementare introdotta dal decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 47, in modo da ampliare la deducibilità fiscale della contribuzione ai fondi pensione tramite la fissazione di limiti in valore assoluto ovvero in valore percentuale del reddito imponibile, anche con la previsione di meccanismi di rivalutazione e di salvaguardia dei livelli contributivi dei fondi preesistenti». Prevede, inoltre, di «rivedere la tassazione dei rendimenti delle attività delle forme pensionistiche rendendone più favorevole il trattamento in ragione della finalità pensionistica». Possiamo, dunque, dire che...
PRESIDENTE. Onorevole Benedetti Valentini, deve concludere.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Signor Presidente, ho trattato in pochi minuti quattro questioni pregiudiziali...
PRESIDENTE. Onorevole Benedetti Valentini, vale per lei quello che vale per tutti.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. È superfluo, per me non costituisce...
PRESIDENTE. Non è superfluo, è fuori tempo.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Chiedo scusa per aver compiuto il mio dovere. Concludo...
PRESIDENTE. Non lo accetto, onorevole Benedetti Valentini. Lei ha compiuto il suo dovere e come sempre è una persona che merita il plauso di tutta dell'Assemblea. Però, le ho sommessamente fatto rilevare, e le chiedo scusa io, che è oltre i tempi.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Le chiedo doppiamente scusa e, premesso che, quando prendo la parola, non lo faccio solo per guadagnare il tempo affinché i colleghi entrino in aula, concludo nell'esercizio delle mie funzioni ritenendo infondate le pregiudiziali proposte e chiedendo, quindi, all'Assemblea di respingerle.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Benedetti Valentini, chiedo ancora scusa per l'interruzione ma ho solo fatto il mio dovere.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola dopo il presidente della Commissione.
Vorrei dire francamente che siamo in una situazione paradossale. Da un lato, il Presidente del Consiglio ha rilasciato dichiarazioni, peraltro molto pesanti ed impegnative anche per la sua maggioranza, per cui andrebbe rivisto il sistema stesso della sessione di bilancio addirittura con un superamento della legge finanziaria. Dall'altro lato, abbiamo una legge finanziaria infinita, indefinita e permanente, quasi preventiva, come la guerra. Infatti, abbiamo apparentemente concluso l'esame della legge finanziaria e ci troviamo di fronte a collegati che, in modo strisciante, ci portano quasi alle soglie della prossima legge finanziaria. Questo è uno di quelli e non è uno dei meno rilevanti dato che qui sta il cuore di un'iniziativa di politica
economica e sociale del Governo, a mio avviso scellerata, ma capisco che al Governo stia molto a cuore. Siamo di fronte ad un punto essenziale.
Chiediamo di non procedere all'esame del disegno di legge delega proprio tenendo conto di tali caratteristiche. Lo facciamo in nome dell'articolo 81 e dell'articolo 76 della Costituzione che, peraltro, sono stati autorevolmente richiamati dal Presidente della Repubblica, anche se lei non ama, signor Presidente, che venga citato, ma in questo caso è d'obbligo. Infatti, si tratta non di una dichiarazione estemporanea, ma di un messaggio alle Camere del 29 marzo 2002.
In questo messaggio si invitavano i due rami del Parlamento ad una vigilanza rigorosa sui presupposti costituzionali ed ordinamentali dei provvedimenti all'esame del Parlamento. Evidentemente, il Presidente della Repubblica si rivolgeva, in questo caso, con maggiore forza, nei confronti dei provvedimenti che sono emanazione del potere esecutivo, per evidenti ragioni e cioè per il fatto che giustamente il Parlamento è chiamato a vigilare affinché gli atti di potestà legislativa, almeno come fonte del potere esecutivo, non travalichino i limiti previsti dalla Costituzione e dal sistema legislativo esistente. Con questo provvedimento siamo invece molto al di là! Già altre colleghe e altri colleghi hanno ricordato come in questa complessa, confusa e confusionaria legge delega l'articolo 81 della Costituzione sia largamente negletto o dimenticato, dal momento che non esistono coperture finanziarie reali (e laddove vengono postulate esse appaiono un artifizio non dico legislativo, perché questo sarebbe un termine inesatto, ma un artifizio di un legiferatore incerto e disattento alle norme reali della nostra legislazione). Gli esempi sono molti, ma non voglio travalicare il limite che lei sa, signor Presidente, ma l'articolo 76 della Costituzione, quello che prevede che la delega al Governo venga data per obiettivi limitati, entro un tempo limitato e sulla base di principi e criteri direttivi chiaramente indicati dal Parlamento, è qui completamente travalicato. Siamo di fronte ad un arbitrio, un arbitrio totale!
Dunque, la legge finanziaria era una legge «velina», una legge «copertina»; i collegati si trascinano nel tempo; questi collegati danno origine a un potere deliberante dell'esecutivo che sfugge ai controlli del potere legislativo: insomma siamo di fronte quasi, non dico a un colpo di Stato, ma certamente a un colpo di potere legislativo strisciante e continuo! Siamo di fronte ad una sovversione dei principi costituzionali e democratici che regolano il modo di legiferare in questo paese e tanto più questa sovversione è grave quanto più riguarda problemi sociali vivi. Difatti, non stiamo parlando di leggi per così dire di indirizzo vago o di natura trascurabile, dal punto di vista del loro impatto pratico. Siamo invece di fronte a leggi che riguardano la vita futura - non di quelli che sono qui dentro, che la pensione ce l'hanno garantita ed anche abbondante - dei moltissimi che sono là fuori: dai giovani ai meno giovani, agli anziani che hanno già le pensioni in essere. Per tutti costoro la partita si gioca al di fuori di un principio democratico delle decisioni. Questa è dunque la questione che poniamo con la nostra pregiudiziale di costituzionalità e torniamo oggi con forza a ripetere: non si abbia luogo a procedere all'esame degli articoli di questo disegno di legge delega!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DIDONÈ. La Commissione lavoro della Camera dei deputati ha modificato la delega previdenziale in materie di decontribuzione in favore dei nuovi assunti. La nuova formulazione, che prevede una decontribuzione sino al 5 per cento (invece che un limite minimo del 3 cento ed un limite massimo del 5 per cento), dimostra la serietà dell'esame fin qui svolto, posto che il Parlamento ha modificato una disposizione alla quale il Governo attribuiva grande importanza. Inoltre, nel testo approvato dalla Commissione
è presente una disposizione sulla disciplina previdenziale dei cosiddetti associati in partecipazione, che deriva da un emendamento presentato dai colleghi dell'opposizione.
Quindi, all'atteggiamento pregiudiziale dell'opposizione corrisponde una posizione di ragionevolezza della maggioranza, che mira a tutelare non solo coloro che sono già garantiti, ma anche i lavoratori più giovani. La mera conservazione dello statu quo costituisce il vero pericolo, che può portare alla crisi finanziaria del sistema pensionistico.
Occorre, invece, farsi carico dei problemi complessivi del sistema previdenziale. Di sicuro ai lavoratori giova molto di più riportare in chiaro la situazione dei conti previdenziali, depurandoli dai costi derivanti da misure assistenziali, come del resto hanno fatto il ministro Maroni e il sottosegretario Brambilla nel documento, presentato alla stampa la scorsa settimana, nel quale non si assumono posizioni di difesa dell'esistente. La necessità di rilanciare forme di previdenza complementare è sotto gli occhi di tutti, tanto quanto l'esigenza di aumentare l'occupazione nello stesso interesse del sistema previdenziale.
Proprio per difendere l'atteggiamento responsabile e determinato fin qui tenuto dalla maggioranza, ritengo sia necessario respingere le questioni pregiudiziali di costituzionalità e di merito, al fine di procedere al più presto all'esame del merito del provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Campa. Ne ha facoltà.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, colleghi, già il presidente Benedetti Valentini ha ricordato in maniera esaustiva quanto questa maggioranza e questo Governo attribuiscano importanza alla delega che ci accingiamo ad approvare e credo sia sotto gli occhi di tutti l'importanza dell'impegno che le Commissioni bilancio e lavoro hanno posto nell'esaminare questo provvedimento.
La questione pregiudiziale di costituzionalità Violante ed altri n. 1 ripropone per intero il tema della copertura finanziaria e anche gli interventi svolti poco fa dal collega Alfonso Gianni e da altri si soffermano su tale aspetto, che è stato oggetto di un'ampia discussione in Commissione bilancio e in Commissione lavoro.
Con questa pregiudiziale si vuole ipotizzare una violazione dell'articolo 81 della Costituzione, quindi un contrasto con il dettato costituzionale. Appare ovvio a tutti - credo anche ai colleghi più inesperti - che l'onorevole Violante e l'opposizione intendono trasformare un proprio giudizio politico legittimo, un giudizio politico di parte, in un giudizio tecnico, che non è tale se è vero - come lo stesso onorevole Violante ricorda ed ammette - che è stata la stessa Commissione, lo stesso relatore Maninetti ad introdurre la richiesta di una relazione tecnica, poi suffragata da ulteriori relazioni presentate dal Governo, che fanno dei passi in avanti rispetto all'asserita neutralità finanziaria del disegno di legge. Tra l'altro, la maggioranza ha anticipato un emendamento - poi approvato dalla Commissione lavoro - che specifica come, nella finanziaria, debbano essere stabiliti la graduazione della riduzione delle aliquote contributive e fiscali nonché i relativi mezzi di copertura.
Certo, ciascuno di noi può sostenere politicamente le varie ragioni, ma non si può dire che non ci sia stato un dibattito e non siano state chiarite quelle che oggi vengono presentate come questioni pregiudiziali. Addirittura, per ragioni prudenziali la Commissione lavoro ha recepito e, con la Commissione bilancio, ha esteso a tutto il provvedimento una clausola che prevede un penetrante controllo parlamentare di Camera e Senato su tali questioni.
Quindi, con le questioni pregiudiziali si vuole riaprire un ampio dibattito che si è già svolto nelle Commissioni parlamentari e che ha previsto, tramite un emendamento approvato - si badi bene - dalla Commissione con il parere contrario del Governo, un ulteriore esame ogni qualvolta si debbano approvare i decreti delegati. Allora, credo sia ingeneroso nei
confronti di questa maggioranza accusarla di essersi arroccata in una logica di maggioranza.
PRESIDENTE. Onorevole Campa...
CESARE CAMPA. Il collega Didonè ha già ricordato come la Commissione lavoro abbia, giustamente, accettato una sollecitazione proveniente dalla minoranza: la decontribuzione da 0 a 5, eliminando il limite del 3 per cento. Quindi, va sottolineata la capacità della maggioranza di aprirsi laddove la minoranza presenti proposte concrete. Questa maggioranza vuole intervenire nella materia previdenziale su due versanti: raggiungere l'equilibrio tra le prestazioni contributive ed ampliare la tutela previdenziale a tutti i lavoratori, specialmente a quelli assunti con le nuove tipologie di contratto che stanno affermandosi nel mondo del lavoro e creando nuova occupazione.
Per quanto riguarda la seconda questione pregiudiziale, il collega Boato cerca di porre in evidenza una violazione dell'articolo 76 della Costituzione, rilevando nel disegno di legge di delega - a suo dire - una genericità nell'individuazione di indirizzi, di principi e di criteri direttivi. Basterebbe ricordare all'onorevole Boato che l'attuale articolo 8 del disegno di legge di delega è identico....
ANTONIO BOCCIA. Presidente, il tempo!
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, il tempo a disposizione dell'onorevole Campa è scaduto da trenta secondi. Le vorrei dire una cosa: vorrei che vi metteste nei miei panni. Quando mi richiamate con questa brutalità al rispetto dei tempi, io, per un fatto di principio, li farei parlare di più, concederei altri cinque minuti. Non è possibile. Ho già segnalato all'onorevole Campa che il tempo a sua disposizione è scaduto. Speriamo che l'onorevole Campa stia concludendo.
Onorevole Campa, concluda.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, concludo dicendo che l'articolo 8 del provvedimento al nostro esame è identico all'articolo 3 della legge 8 agosto 1995, n. 335, cosiddetta riforma Dini, che dovrebbe essere ritenuta positiva, essendo stata presentata dall'allora maggioranza di sinistra.
In conclusione, preannuncio il voto contrario sulle questioni pregiudiziali (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Campa.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Emerenzio Barbieri. Ne ha facoltà.
EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, pur tenendo conto delle obiezioni avanzate dagli amici dell'opposizione che sono intervenuti, credo sia importante procedere nell'esame di questo provvedimento di delega al Governo, che mi pare si inserisca proficuamente nel percorso cominciato al Senato con l'approvazione del provvedimento sul mercato del lavoro. Reputo ciò importante, perché vorrei ricordare - e di questo va dato merito al Governo - che il provvedimento arriva all'esame dell'Assemblea a tredici mesi dalla sua presentazione al Parlamento. Mi pare che, assieme al provvedimento sul mercato del lavoro, questo sia il provvedimento sul quale si possa basare il rilancio del nostro sistema paese.
Infatti, non è senza difficoltà e senza polemiche molto accese che la riforma della previdenza approda oggi in aula. L'auspicio è quello di una sua approvazione definitiva entro giugno in modo tale da poter inserire qualche eventuale indicazione già nel documento di programmazione economico-finanziaria che il Governo presenterà. Di certo ci sono luci ed ombre, ma questo testo costituisce un tassello importante per poter mettere l'Italia in linea con i suoi partner europei, i quali, peraltro, hanno già cominciato su questo tema - almeno alcuni di essi - a percorrere un cammino di riforme. Noi oggi avvertiamo il peso e l'importanza di avere anche in Italia un sistema di protezione sociale, un sistema pensionistico
che, per usare due termini che usa sovente nelle interviste il ministro Maroni, deve essere efficiente ed efficace.
Ecco perché su questa linea noi andiamo nella direzione di una modernizzazione del settore e, quindi, abbiamo bisogno di una riforma della previdenza che, certamente, deve andare nella direzione di compatibilità con i soggetti firmatari del Patto per l'Italia. Guai se su questa questione noi andassimo in rotta di collisione con quei sindacati dei lavoratori che, sfidando anche la CGIL, nel luglio scorso hanno firmato con il Governo Berlusconi il Patto per l'Italia. Tuttavia, non si può prescindere dall'esigenza avvertita da tutti noi, anche da coloro che in quest'aula si oppongono, di poter riuscire a rendere efficace ed efficiente il nostro sistema previdenziale. Per questi motivi riteniamo pretestuose e strumentali le questioni pregiudiziali di costituzionalità che sono state avanzate dall'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, dobbiamo ora passare ai voti.
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