Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 268 del 19/2/2003
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(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Collè. Ne ha facoltà. Colleghi, ricomponiamo l'attenzione dell'Assemblea.

IVO COLLÈ. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, vorrei iniziare il mio intervento esprimendo, a nome mio e dei colleghi del gruppo Misto-Minoranze linguistiche, grande soddisfazione per i passi avanti, frutto del dialogo e delle relazioni delle diplomazie di questi ultimi giorni. Fino ad una settimana fa il quadro era molto più preoccupante: il mondo e, ancor peggio, l'Europa parevano divisi tra falchi e colombe, guerrafondai e pacifisti. Tutto questo non era accettabile di fronte ad un grave problema quale la crisi irachena. Oggi sembrano, finalmente, prevalere la razionalità ed il senso di responsabilità. L'Europa, con il vertice straordinario dei Capi di Stato e di Governo dell'Unione, non solo ha trovato la condivisione e l'unanimità, ma ha tratto conclusioni che rappresentano una precisa linea di comportamento alla quale dovrà fare riferimento ogni futuro sviluppo delle relazioni diplomatiche, evitando qualsiasi interpretazione faziosa e di parte.
Ritengo che, estrapolandoli da quella dichiarazione, oggi la Camera dovrebbe ribadire con fermezza alcuni concetti. Primo: la centralità del ruolo delle Nazioni Unite quale centro dell'ordine internazionale, oggi ma anche nei giorni e nelle decisioni che seguiranno. Secondo: la vera necessità del disarmo dell'Iraq, con la totale disponibilità di Saddam Hussein, in armonia con quanto già stabilito dalla risoluzione n. 1441. Terzo (forse questo è il punto più importante): ribadire chiaramente che la guerra non è inevitabile e continuare a lavorare in tale direzione, con l'impegno a considerare l'eventuale ricorso all'uso della forza solo come ultima risorsa.
Negli ultimi giorni si è intensificato anche il lavoro della diplomazia vaticana, tendente a rafforzare il percorso della ricerca di una soluzione pacifica della crisi. Non possiamo, infine, dimenticare il messaggio e la richiesta di pace venuti il 15 febbraio da popoli di ogni parte del mondo: non era la solita manifestazione di protesta, c'era molto di più, sicuramente al di là e direi al di sopra delle inevitabili strumentalizzazioni di questi avvenimenti. Ritengo che, questa volta, vi fosse qualcosa di diverso; credo che alla base vi fosse un sentimento, un valore e, forse, il bisogno di liberarsi di un peso, un timore, un incubo, quello della guerra, che si faceva troppo vicino.
Ritengo che il conseguimento di questi obiettivi vada nella direzione di salvaguardare anche l'Alleanza atlantica e stemperare la tensione che si era creata e che rischiava di generare divisioni e lacerazioni difficilmente ricomponibili, il che sarebbe stato il più grande regalo che si poteva fare a Saddam. Lo stesso Presidente degli Stati Uniti ritiene oggi l'attacco come ultima risorsa, pur continuando i preparativi e nutrendo poca fiducia nella possibilità alternativa di disarmo reale di Saddam. Toccherà, a questo punto, all'Unione europea - ed oggi a noi - rafforzare le conclusioni del vertice straordinario, perseguendo ogni alternativa all'uso della forza.
Infine, mi riallaccio alla mozione Volontè ed altri n. 1-00161, per dire che, tra le soluzioni alternative all'uso della forza, quella di un esilio di Saddam Hussein andrebbe ricercata con maggior determinazione. La conseguenza immediata dell'esilio del dittatore dovrebbe essere l'insediamento di un Governo di garanzia internazionale sotto il controllo dell'ONU che possa, subito, ripristinare il riconoscimento per il popolo iracheno dei diritti e delle libertà fondamentali per troppi anni negati dalla dittatura di Saddam Hussein.
In conclusione, al Senato il gruppo delle autonomie ha proposto al Governo,


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sulla risoluzione di maggioranza, quest'ulteriore integrazione: «impegna, infine, il Governo a non assumere in ogni caso alcuna determinazione circa gli sviluppi futuri della crisi irachena senza la preventiva autorizzazione del Parlamento». Chiedo che tale integrazione sia inserita anche qui alla Camera. Conseguentemente, se questa sarà accettata, voteremo a favore.

PRESIDENTE. Credo che i presentatori abbiano orecchie per ascoltare. Se aderiranno alla sua richiesta, ciò verrà riferito alla Presidenza e l'integrazione sarà inserita nella risoluzione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Craxi. Ne ha facoltà.

BOBO CRAXI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, una ritrovata unità europea dinanzi alla crisi dell'Iraq mette tutti quanti, opposizione e Governo, dinanzi ad una scelta e ad un atteggiamento costruttivo, nuovo, più sobrio ed equilibrato e, quindi, da noi condiviso. So bene che il Presidente Berlusconi ed il suo ministro degli esteri si sono adoperati per ritrovare in seno all'Unione un atteggiamento comune, auspicato peraltro dal Presidente Ciampi ed anche dal Presidente Prodi.
È un rapporto sempre più difficile e complesso quello che lega l'Europa, gli Stati Uniti e l'Alleanza atlantica. Questa saldezza non può per nessuna ragione correre rischi. Come dicevano i latini: simul stabunt simul cadent. Dobbiamo, quindi, fare il nostro dovere fino in fondo: sostenere le ragioni di chi vuole estirpare la minaccia del terrorismo senza, tuttavia, promuovere improbabili avventure belliche per non abbandonare i nostri alleati americani. Penso che il Parlamento della Repubblica non potrà non esprimersi nuovamente dinanzi ad un ingaggio militare italiano, specie se al di fuori dell'ombrello internazionale.
Gli Stati Uniti non devono per nessuna ragione incoraggiare la propria solitudine e dobbiamo operare affinché il disarmo avvenga senza che venga sparato un solo colpo, senza che rimanga in terra un solo uomo.
Gli italiani non sono insensibili ai richiami della pace: lo hanno dimostrato con grande enfasi. Lo sono per natura tutte le culture sinceramente democratiche di questo paese. Bisogna, però, evitare di creare monopoli e parole d'ordine che sono assai diseducative. Sono diseducative quando ci si erge ad improbabili baluardi difensori dell'occidente contro l'islam o quando si porta a spasso il ministro della guerra iracheno per l'Italia come se fosse un novello Nelson Mandela.
Considero, onorevoli colleghi, la posizione unitaria dell'opposizione un fatto importante perché sembra cominciare a muoversi in sintonia con le sinistre che governano in Europa, Tony Blair in testa. Il nostro paese non può ulteriormente consentirsi una sinistra in cui regna una babele di linguaggi, sovente incomprensibili. Alcune posizioni di alcuni colleghi, di alcuni compagni ricordano tanto quella del «tanto peggio, tanto meglio» contraddicendo tutta l'acquisita cultura di Governo delle socialdemocrazie europee.
Dico al Governo ed ai colleghi della maggioranza che bisogna mostrare il nostro volto aperto e solidale verso i nostri amici arabi incoraggiando la soluzione pacifica nel Medio Oriente, che è la vera grande questione aperta di fronte alla quale la comunità internazionale ha segnato tutta la sua impotenza e la sua disparità di atteggiamento.
Diamo, infine, un'occasione alla pace. Manteniamo ferma la nostra solidarietà ai paesi alleati, cogliamo l'occasione per dare alla nostra politica estera la postura di un paese forte, non subalterno a nessuno, saldo ed unito sui principi di fondo che devono regolare i rapporti tra gli Stati della comunità internazionale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ostillio. Ne ha facoltà.

MASSIMO OSTILLIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'UDEUR voterà a favore della mozione presentata dal


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l'Ulivo. Lo facciamo a conclusione della discussione di oggi in quest'aula e dopo l'ampio confronto intervenuto nel paese, tra le forze politiche, sulla vicenda dell'Iraq.
Avremmo preferito in verità un voto unanime su un argomento di tale rilevanza e delicatezza, per quella che è stata la storia del nostro paese, per le vicende internazionali che ci hanno visto protagonisti in altri momenti politici: penso a Berlinguer e al suo strappo, per esempio. È una costante del nostro paese cercare di trovare e spesso - grazie al cielo - trovare l'unità sulle posizioni di politica estera. In questo potevano certamente essere fatti molti passi in più, degli sforzi e passi di buona volontà da parte di tutti, ancora di più da parte del Governo, ma così non è stato. Si sarebbe dovuto farlo, anche per dare un senso al dramma vissuto in questo momento nel mondo, senza scegliere la finzione ideologica e senza logiche di schieramento o di appartenenza.
Onorevole Frattini, è difficile non sottolineare un procedere altalenante nelle posizioni ufficiali che l'Italia ha rappresentato nelle sedi internazionali nei mesi passati e che non possono essere dimenticate nel momento in cui l'Unione europea ritrova la sua unità su un documento che tutti in quest'aula sono certo condividiamo. Come dobbiamo ricordare le difficoltà, quei dubbi e quei problemi, allo stesso modo vogliamo anche rilevare quello sforzo fatto, seppure tardivamente, dal Governo per raggiungere una posizione comune e condivisa in sede di Unione europea, superando fratture che forse in parte erano addebitabili anche al nostro paese, per affermare la necessità di un percorso chiaro che eviti la guerra, in un approccio multilaterale alla vicenda irachena.
In questo quadro la riaffermazione, fatta in quest'aula (ed anche in sede europea), delle Nazioni Unite quale sede naturale ed autorevole per dirimere la situazione di crisi internazionale che stiamo vivendo non è certamente marginale né di poco conto, se pensiamo alla linea della «guerra preventiva» per lungo tempo teorizzata, affermata e perseguita dall'amministrazione americana.
La nostra amicizia con il popolo americano, il nostro convinto atlantismo e la nostra fedeltà ai valori rappresentati da questa alleanza non devono però impedirci di dissentire da proposte che non condividiamo, così come non devono impedirci di richiamare gli amici statunitensi a valutare ipotesi alternative, evitando ogni intervento militare. Perché se Saddam va disarmato, per evitare ulteriori minacce alla pace e agli equilibri mondiali, se abbiamo tutti condiviso anche in quest'aula, nel settembre di due anni fa, l'azione di una grande alleanza internazionale per battere il terrorismo, non possiamo però dimenticare che la violenza chiama la violenza e che l'arbitrio rischia di trasformare le ragioni in torti, laddove, in una spirale senza fine, diventerebbe impossibile capire chi sia nel giusto e chi no: se sia più tragico il regime iracheno o uno scenario di guerre e di distruzioni che potrebbe essere dietro l'angolo.
Siamo contro il regime iracheno e vogliamo che siano distrutte le armi di distruzione di massa detenute dall'Iraq. Ma siamo anche per perseguire ogni azione che ci porti a questi risultati senza pensare alla guerra come a un'utile scorciatoia, come a una soluzione comoda e scontata. Questo riteniamo sia il compito, anche difficile, molto difficile, della politica e dunque appartiene alle nostre responsabilità contribuire ad assumere le decisioni necessarie in questa fase. Lo diciamo in piena coscienza, avendo ascoltato gli appelli del Papa, i suoi richiami autorevoli, così come siamo stati attenti ai sentimenti evocati dalle tante manifestazioni svoltesi in tutto il mondo a favore della pace.
L'appello del Papa ha influito certamente sull'andamento della crisi e siamo riconoscenti alle gerarchie ecclesiastiche per averci richiamato tutti alle nostre responsabilità istituzionali, così come siamo riconoscenti alla diplomazia vaticana per gli sforzi fatti sinora. A questo si è aggiunto lo stato d'animo della gente, di


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tanta gente, rappresentato dalle grandi manifestazioni per la pace svoltesi in tutto il mondo.
E avremmo voluto che il Governo percepisse prima tutto questo, mantenendo un equilibrio e una tradizione che hanno radici forti e profonde nel nostro paese: la politica estera di un paese immerso nel Mediterraneo, un ponte tra culture e popoli diversi, che ha sempre svolto un ruolo di cerniera tra Europa e Oriente.
Se è vero che non si può rimanere prigionieri delle manifestazioni di piazza, è anche saggio che la politica sappia ascoltare i bisogni e i sentimenti che provengono in modo così forte - come diceva Aldo Moro - con la cultura dell'ascolto e la politica dell'attenzione.
Tuttavia, in questa vicenda, si è rischiato che ci fosse un'altra categoria di prigionieri; mi riferisco ad una sinistra velleitaria, che non vede ciò che avviene a livello europeo, che non riesce o non vuole avere cultura di Governo e che, a volte, perde il senso delle istituzioni. Concludo dicendo che in un contesto così importante e molto più grande di tutti noi, non ci interessa vedere chi vince o chi perde, in quanto è in gioco la credibilità del paese, il suo ruolo internazionale e il suo prestigio.
Per tali motivi non esprimeremo un voto favorevole sulla risoluzione presentata dalla maggioranza, perché non condividiamo un apprezzamento positivo ad un atteggiamento ondivago, così come per motivi speculari non esprimeremo un voto favorevole sulla mozione presentata dal gruppo di Rifondazione comunista in quanto - onorevole Bertinotti - è difficile scegliere tra chi è più e chi è meno a favore della pace; tutti siamo a favore della pace!
La verità è che in politica estera continueremo ad essere molto distanti e credo non si possa rifiutare ostinatamente di riconoscere le Nazioni Unite quale organismo sovranazionale in grado di essere fonte di legittimità per le misure da assumere in questa come in ogni altra vicenda che oppone tra loro nazioni e popoli, mettendo a repentaglio la pace nel mondo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, l'odierno dibattito si tiene dopo un evento particolarmente rilevante non solo in Italia, ma nel mondo. Mi riferisco alla prima manifestazione globale della storia, con oltre 100 milioni di persone in tutto il mondo, a cominciare da New York, da San Francisco, dalle grandi città americane, nelle quali i cittadini statunitensi hanno chiesto con forza al proprio Governo di non trascinare il pianeta in una guerra preventiva e nei relativi rischi di esplosione di una guerriglia planetaria. Infatti, il terrorismo stimolato dall'incapacità di gestire la forza e da un utilizzo scriteriato significa fare un regalo al terrorismo e danneggiare la coalizione mondiale contro lo stesso, quindi le azioni del pianeta.
Si è voluto spostare questo dibattito ad un momento successivo alla manifestazione, in quanto si riteneva che in tal modo si potesse evitare un confronto con il parere dell'opinione pubblica italiana che, per oltre l'80 per cento, è contro la guerra, senza «se» e senza «ma», è contro la politica sbagliata che, in questo settore, l'attuale Governo sta ponendo in essere in modo assolutamente scorretto. Chi ha voluto spostare il dibattito ad oggi l'ha dovuto fare tenendo conto anche dei 3 milioni di cittadini italiani che non solo a Roma, ma in tutta l'Italia stanno dicendo al Governo che deve ricordarsi che questo è l'esecutivo di un paese democratico. La differenza tra un Governo democratico e una dittatura è che il Governo democratico tiene conto di quello che pensano i cittadini, questa è la democrazia!
Il Governo e il Parlamento devono tener conto di ciò. Non è questo quanto contestiamo a Saddam Hussein, essere un dittatore che non tiene conto e non dà libertà di opinione ai cittadini iracheni?


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Ebbene, noi dobbiamo fare esercizio di democrazia, mentre il Governo oggi ci propone una risoluzione corretta all'ultimo minuto - segno della totale ipocrisia in cui si dibatte - che, sostanzialmente, approva la condotta che l'esecutivo ha tenuto fino ad ora nella vicenda della crisi irachena. Si tratta di un fatto gravissimo!
Questo Governo ha firmato, insieme ad altri paesi europei, un documento di pieno sostegno non agli Stati Uniti d'America in quanto, come ricordavo prima, gli USA sono un paese democratico nel quale milioni di cittadini sono contro la guerra allo stesso modo di milioni di cittadini italiani. Quindi, come cittadini del pianeta, rivendichiamo il diritto di essere contro la guerra preventiva, come d'altra parte è scritto nella mozione presentata dall'Ulivo.
Come Verdi abbiamo svolto un lavoro importante e siamo molto contenti che l'Ulivo abbia presentato oggi una mozione unitaria, che non è esattamente la nostra mozione. Avremmo voluto che fosse scritto con chiarezza che siamo contro la guerra, senza «se» e senza «ma», anche di fronte ad una risoluzione delle Nazioni Unite che capitolasse di fronte alla richiesta americana. Però, non potevamo che salutare positivamente una mozione unitaria, rinunciando al fatto che la bandiera di purezza dei Verdi sventolasse sulla nostra mozione, che diceva «no» in ogni caso. Ovviamente, la presenteremo nei prossimi dibattiti, a futura memoria, perché sia chiaro che restiamo contrari anche di fronte ad eventuali risoluzioni.
Tuttavia, oggi è importante il frutto della coalizione di centrosinistra, che ha capito che lo scenario mondiale è cambiato e non si può essere «superatlantisti», quando non c'è più il Patto di Varsavia e quando il pericolo è che una guerra dissennata scateni il terrorismo planetario. Mi sembra una follia estremista fare campagna da guerra fredda, quando il clima e la politica internazionale sono diversi. Quindi, è giusto che la mozione dell'Ulivo condanni la conduzione politica e diplomatica della crisi da parte di questo Governo irresponsabile, inutile nella battaglia per la pace e utile, piuttosto, ai preparativi bellici.
Restiamo contrari alla guerra preventiva. Soprattutto, l'Ulivo sottolinea il valore straordinario della partecipazione popolare e delle manifestazioni con cui il popolo italiano si è schierato. Aggiungo il «no» netto alla concessione di supporto politico, diplomatico, operativo e logistico a qualsiasi azione che configuri il coinvolgimento dell'Italia in direzione della guerra; questa scelta, unita al richiamo alla Costituzione repubblicana, che all'articolo 11 condanna la guerra, esprime una posizione chiara.
Siamo alternativi a questo Governo di centrodestra, che ha una politica vecchia, ancora da guerra fredda: il Premier parla ancora di comunismo alle porte e, poi - guarda caso -, non vede il comunismo e la violazione dei diritti civili in Cina.
Guarda caso, esiste un'unica dittatura, quella di Saddam Hussein. È una grave dittatura. Noi abbiamo chiesto al vice Premier di quel Governo che si aprisse la battaglia sui diritti civili in Iraq. Voi, esponenti di questo Governo, ricevete i ministri cinesi, senza dire una parola sulle migliaia di esecuzioni capitali, sul Tibet e su altre scandalose vicende che si verificano sotto le dittature esistenti in tutto il pianeta, a cominciare dal socio del Premier Berlusconi, dall'Arabia saudita, dove si tagliano le mani ed è prevista la lapidazione per le donne. Queste dittature dove stanno, signori della Casa delle libertà? O su questo non siete in grado di proferire parola? Abbiate la coerenza di capire che state diventando un residuo della guerra fredda in pieno 2003.
Il vero problema, oggi, è che c'è una logica globale, in cui una destra globale, guidata da Bush, chiede di fare la guerra a tutti i costi. Non riuscite nemmeno ad essere una destra europea alla Chirac. Purtroppo, siete degradati a semplici megafoni di quello che dice Bush.

PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro Scanio, bisogna che concluda.


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ALFONSO PECORARO SCANIO. Concludo, signor Presidente.
Vorrei dire che voteremo convintamente a favore della mozione che vede l'Ulivo schierarsi in modo chiaro contro l'uso di supporti logistici e operativi. Quindi, vi chiediamo anche di revocare le autorizzazioni che avete già concesso. Voteremo convintamente contro la mozione della maggioranza, ipocrita ed inutile. Per gli obiettivi finali in essa contenuti, voteremo a favore della mozione presentata dagli amici di Rifondazione comunista sebbene, risalendo al 25 settembre scorso, non potesse ovviamente contenere i richiami alle grandi manifestazioni del 15 febbraio. Riteniamo, tuttavia, che gli elementi conclusivi di quella mozione siano importanti per il chiaro impegno a favore della pace.
Per quanto riguarda la vicenda dell'esilio, il ministro ha praticamente annullato ogni possibilità, dicendo che la mozione sarebbe rimasta un appello e che il Governo non si sarebbe impegnato. Signor ministro, riteniamo molto grave quello che lei ha detto: in pratica, qualunque sia il risultato della votazione, lei ha già respinto quella mozione. E questo è molto grave. Si tratta di un appello, anche se il testo della mozione non contiene il «no» alla guerra, cosa che per noi sarebbe importante, perché se c'è l'esilio, non ci deve essere la guerra. Signor ministro, lei ha già respinto questa mozione.
La ringrazio, Presidente. Queste sono le nostre dichiarazioni di voto.

PRESIDENTE. So che i colleghi hanno la «frenata» difficile, ma se intervengo vuol dire che è già passato un minuto, altrimenti non lo farei, perché dispiace anche a me interrompere.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, il Governo ed il Parlamento devono raccogliere le gravi preoccupazioni espresse dalle manifestazioni per la pace e tener conto dell'orientamento prevalente nell'opinione pubblica europea contro la guerra.
Noi condividiamo in pieno il documento conclusivo che è stato approvato dal vertice dell'Unione europea. Mi ha meravigliato il signor ministro degli esteri, che pure dovrebbe essere attento ai contenuti dei dossier, il quale ha imbastito una speculazione su un argomento che non ha né capo, né coda. Noi non ci apprestiamo a votare contro un dispositivo della maggioranza nel quale è contenuto soltanto il documento europeo, visto che nel dispositivo della maggioranza si «impegna il Governo a proseguire nell'attività sin qui svolta in piena sintonia con il menzionato documento del Consiglio europeo». Ebbene, signor ministro degli esteri, noi siamo del parere che il Governo non debba proseguire nel senso in cui si è mosso, ma deve mettere punto e a capo da quando è stato approvato il documento del vertice europeo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Il Presidente del Consiglio si è lamentato perché è stato tacciato di pendolarismo. A dire il vero, è un pendolarismo territoriale, perché il Presidente Berlusconi ha sempre una parola adatta e adattata a ciascun suo interlocutore (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani). Comunque, per fugare qualsiasi perplessità e sgombrare il campo da qualsiasi ambiguità, era sufficiente pronunciare una frase semplice e chiara: l'Italia si atterrà comunque e solo alle decisioni dell'ONU. Questa frase non è stata mai pronunciata e così le ambiguità restano tutte e tutte inalterate. È questo, signor ministro degli esteri, il punto che non ci ha consentito in Parlamento, come almeno noi avremmo voluto, di costruire una politica estera comune per il nostro paese.
Noi riteniamo si possano continuare a perseguire vie pacifiche per disarmare l'Iraq, che deve però cooperare con gli ispettori dell'ONU. L'Italia, le nostre forze armate, devono rimanere estranee a qualsiasi logica di una guerra che oggi non c'è e che bisogna scongiurare. Di conseguenza, noi siamo del parere che la linea sia quella indicata nel suo intervento dall'onorevole


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Intini per cui l'Italia deve restare attaccata all'ONU, alla NATO e all'Unione europea, come poli di riferimento essenziali.
Quindi, signor Presidente, voteremo contro la risoluzione presentata dal gruppo di Rifondazione comunista perché pone «se» e «ma» alle decisioni dell'ONU. Noi siamo invece con l'ONU senza «se» e senza «ma», per garantire la sicurezza e la pace. Voteremo a favore della risoluzione che recepisce l'appello di Marco Pannella, perché tante volte è stato considerato un visionario e poi si è rivelato più realista di tanti acuti e sofisticati politici e diplomatici del nostro paese. Noi dell'Ulivo siamo uniti nel «no» alla guerra: sono innanzitutto le nostre elettrici e i nostri elettori a chiederci l'unità dell'Ulivo. Allo stato attuale delle cose, questo è ciò che conta e per questo motivo voteremo a favore della risoluzione comune dell'Ulivo che è il frutto di uno sforzo positivo.
Signor ministro degli esteri, l'Italia avrebbe meritato di avere una politica estera comune. Purtroppo, ciò non è accaduto, e non accadrà, e non è da capo di un Governo come l'Italia fare una sorta di scaricabarile sull'opposizione perché questo non si è raggiunto. Si faccia anche un esame di coscienza il Presidente del Consiglio Berlusconi con il ministro degli esteri perché questo non è accaduto. Spero che in futuro si possa avere un'impostazione comune, sostenuta da un larghissimo consenso del paese e nel Parlamento. Lo dico, soprattutto, per il bene del paese e per il bene della pace (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armando Cossutta. Ne ha facoltà.

ARMANDO COSSUTTA. Signor Presidente, è molto difficile trattenere i sentimenti e misurare, calibrare le parole quando l'animo è colmo di angoscia e di rabbia per questa guerra che incombe, ma bisogna farlo cercando di ragionare pacatamente e, se possibile, chiaramente.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 18,35)

ARMANDO COSSUTTA. Credo che nessuno voglia la guerra; nessuno auspica - credo - la distruzione di tante vite innocenti e di intere città. In questa stessa aula nessuno dice di volere la guerra, non la vogliamo noi, forze della sinistra e dell'Ulivo, non la volete voi - credo - colleghi della maggioranza.
Credo di conoscere e di interpretare i sentimenti dell'onorevole Follini - egli non vuole la guerra -, dell'onorevole Costa - egli non vuole la guerra - e di tanti altri colleghi. Non conosco i sentimenti del Presidente del Consiglio Berlusconi, ma anche lui, così abituato a regolare i propri sentimenti ed i propri comportamenti secondo i sondaggi di opinione pubblica, dice di non volere la guerra perché, se non altro, essa, come appunto dimostrano i sondaggi, è osteggiata dall'80-90 per cento degli italiani. Ma se non vogliamo la guerra, allora dobbiamo agire per evitarla; bisogna - per evitarla - ragionare con pacatezza, con grande serietà, certo senza pregiudizi ed ipocrisia, ed operare di conseguenza.
Ragioniamo: si vuole eliminare un dittatore? Siamo tutti contro Saddam Hussein, io più di altri perché so quanti siano i comunisti che sono vittime della sua tirannide, ma non si elimina un dittatore con la guerra. Non è questo il compito dell'ONU o della NATO e, tantomeno, degli Stati Uniti che quel dittatore hanno aiutato, finanziato, armato, così come hanno fatto con tanti altri dittatori nel mondo, ieri ed anche oggi. Ragioniamo: si vuole estirpare il terrorismo? Il terrorismo è nemico dell'umanità, ma non lo si estirpa facendo la guerra ad un paese come l'Iraq che, a quanto risulta, non ha rapporti con Al Quaeda e con bin Laden, che combatte il fondamentalismo islamico e che non ha mai riconosciuto, a differenza di altri, il regime ed il governo dei talebani.
Il terrorismo non lo si estirpa con la guerra come insegnano l'irrisolta crisi dell'Afghanistan e le permanenti scorribande


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terroristiche di bin Laden, le continue aggressioni di Israele contro la Palestina. Con una nuova guerra il terrorismo non si elimina, si espande, si moltiplica. Ragioniamo ancora: si vuole impedire l'uso di armi di sterminio, ma gli stessi ispettori dell'ONU dicono che lì non ve ne è traccia. Peraltro, quanti altri paesi posseggono armi di sterminio? Si farà allora una guerra preventiva contro tutti quelli che posseggono armi che minacciano di usarle?
Onorevoli colleghi, togliamo ad uno ad uno i veli dell'ipocrisia: questa non è una guerra per la libertà, per la sicurezza, ma, diciamo la verità, questa è una guerra per il petrolio, per il dominio imperiale degli Stati Uniti, ed è la verità che tutto il mondo conosce. È per questo che noi siamo contro questa guerra, siamo contro di essa comunque, in modo incondizionato, come hanno detto milioni e milioni di persone, senza «se» e senza «ma». Non c'è niente e nessuno al mondo che possa giustificare ed avallare questa guerra: né oggi, senza le Nazioni Unite, né domani, eventualmente, con le Nazioni Unite.
Nessuno può giustificare tale guerra, neanche l'ONU che, avallandola direttamente o indirettamente, finirebbe per mettersi contro gli stessi principi contenuti nella Carta delle Nazioni unite e per essere fuori e contro la coscienza dell'intera umanità. Così la penso io, così la pensiamo in tanti, uomini e donne, di ogni ceto, di ogni credo, di ogni fede!
Questa guerra non ha alcuna giustificazione e, dunque, signori del Governo, dovete subito arrestare l'opera che avete intrapreso a favore della guerra. Sì, a favore della guerra, perché le guerre non cominciano con i bombardamenti o con le invasioni, ma con i loro preparativi ed in un impeto di sudditanza a George Bush, tanto vergognoso quanto immotivato, gli avete concesso l'uso delle basi militari ed ora anche l'uso delle infrastrutture civili per consentire, sin da ora, la preparazione della guerra.
Avete di fatto già coinvolto l'Italia nella guerra e lo avete deciso fuori dall'ONU, fuori dalla Nato, fuori dalla nostra Costituzione, fuori dalla legge. La guerra si evita, non preparando la guerra, ma contrastandone i preparativi, scoraggiandone i disegni, isolandone e non appoggiandone i fautori.
Noi vi chiediamo di revocare subito quelle autorizzazioni. Noi vi chiediamo di rifiutarle per il futuro. Ve lo chiediamo con un voto chiaro ed esplicito e qui sta il vero significato della mozione unitaria dell'Ulivo che noi sosteniamo.
Non basta dire «no» alla guerra; occorre agire per evitarla ed il primo discrimine contro di essa è quello di negare basi ed infrastrutture. Chiediamo un atto di dignità nazionale e, nello stesso tempo, di consapevolezza democratica; un atto di responsabile indipendenza, un atto concreto contro la guerra e per la pace, rifiutando ogni subalterna concessione, ogni inglorioso cedimento alle pretese bellicistiche degli Stati Uniti.
Se lo farete, signori del Governo, avrete il plauso di tutta la comunità. Se non lo farete, ne avrete il più profondo disprezzo e avrete un'opposizione, qui e nel paese, forte, fortissima, decisa ed inestinguibile (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani e di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bertinotti. Ne ha facoltà.

FAUSTO BERTINOTTI. Signor Presidente, deputate e deputati, la prima cosa che risulta evidente è la distanza abissale tra la giornata di sabato e questa: la giornata di sabato ha riempito le piazze del mondo ed ha parlato di una primavera dell'umanità, mentre in questa giornata sembra essere ripiombati nel più cupo degli inverni.
Pertanto, vale la pena di ritornare a sabato, alle 11 di mattina, a tre ore dall'inizio ufficiale delle manifestazioni: Roma era già gremita da una fiumana di persone che prendeva le vie di un interminabile corteo che poi è diventato 2, 3, 4, 5, 10, mille persone.


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Di fronte ad un fatto come questo, che non è solo italiano (due milioni di persone a Londra, 100 milioni nel mondo), la prima cosa che la politica, tutta la politica, dovrebbe fare è l'esercizio di capire. Di fronte ad un evento così enorme, straordinario e sconvolgente, l'imperativo quasi di igiene della politica dovrebbe essere quello di capire.
Del resto, le cose sono così evidenti da poter aiutare. In un giornale è stato scritto che vi sono due superpotenze nel pianeta: gli Stati Uniti e l'opinione pubblica mondiale. Noi, al posto dell'opinione pubblica mondiale, parleremo del movimento della pace, ma vorrei segnalare che ha fornito questa chiave interpretativa non il giornale Liberazione (il giornale del partito di Rifondazione comunista), ma il New York Times.
Un classico della politica ci ha avvertito che esiste, nei processi, negli sviluppi, nella storia una quantità che diventa qualità, che cambia la natura stessa dei soggetti, degli agenti della politica. Quel movimento non è soltanto una moltitudine, è diventato un agente politico e appunto nel mondo si contrappongono due grandi agenti politici: da una parte, l'amministrazione americana, espressione della dottrina della guerra preventiva, con la sua volontà assoluta di guerra e, dall'altra parte, il movimento che ha parlato di un altro mondo possibile, con la sua volontà assoluta di pace.
Io penso che, se la politica non comprende questa reciproca intransigenza, non capisce niente! Il tempo delle mediazioni, dei compromessi, delle sfibranti trattative diplomatiche non è questo. Oggi, c'è una contesa che «terremota» il mondo, le sue istituzioni, la politica, che porta la divisione anche nei santuari dell'impero come la NATO, che cambia tutto, e tanto ha già cambiato, portando a punto una proficua divisione dentro l'ONU e dentro l'Europa; proficua, perché quando questa divisione non c'è, c'è la stagnazione subalterna agli Stati Uniti d'America.
Dopo sabato, questa immensa costituzione è diventata un popolo, il popolo della pace e di un'altra Europa. Questo chiede alla politica di interrogarsi e chiede alla politica delle risposte e invece è venuta una replica arrogante e miserabile, come quella di Bush nella quale si dice: non mi farò fermare dai pacifisti. Anche altre risposte diverse da questa arrogante e miserabile sono apparse clamorosamente inadeguate. Esse hanno espresso più la crisi della politica che l'occasione di una rinascita della politica.
Così, francamente, non ce la sentiamo di aggiungerci al coro degli inni al Consiglio europeo che invece ha perso un'occasione, dopo lo strappo consapevole, della Francia di Chirac, della Germania di Schroeder che, pure su posizioni diverse e distanti dalle nostre e dal movimento, hanno in qualche modo interpretato una possibile vocazione, e quasi una missione europea; c'è invece il ritorno del vecchio uscio sui vecchi cardini. La diplomazia prende il posto della politica e non riesce a nascondere il dissenso.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, questi telefonini sono insopportabili! Vi prego di disattivarli.

FAUSTO BERTINOTTI. La diplomazia non nasconde il dissenso, ma impoverisce la politica. Diciamo la verità: lo spettacolo è poco esaltante; anzi, se raffrontato alla crescita di cultura e di eticità di questo straordinario popolo, è persino mortificante.
Del resto, a voi non dà disagio il fatto che il giorno dopo aver sottoscritto questo documento comune, i capi di Stato litighino uno con l'altro, diano interpretazioni diverse, rendano persino inutile, perché priva di volontà politica realmente unitaria, questa pur ambigua risoluzione? E in quest'aula, scusate, il centrosinistra e Berlusconi si sono scontrati pure su un terreno diverso dal nostro, per tutto l'itinerario che ha portato sin qui. E adesso, tutti convengono, anzi fanno a gara nel dire: sono io protagonista di questa risoluzione del Consiglio europeo. Basterebbe questo a dirvi che c'è qualcosa che non funziona; c'è qualcosa che non funziona ed è questa politica di ambiguità e di compromesso.


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La guerra, l'ho già detto altre volte in quest'aula, chiede - almeno la guerra - la pratica del detto evangelico: «sia il tuo sì, sì, il tuo no, no, il resto è» - davvero - «del demonio».
Il Parlamento italiano farebbe bene a non assecondare questa deriva e farebbe bene a scuotere la politica affinché possa cogliere una fondazione che è in corso nella società civile, fondazione di un'altra Europa e della pace!
Sì, signori del Governo, deputate e deputati: sta nascendo un'altra Europa. Quella di Maastricht è fallita, quella atlantica e liberista è fallita. Invece sta nascendo, come sempre nei grandi passaggi della storia, una costruzione politica quando trova un popolo che la costruisce. Certo, ci vorrebbe il legislatore, ma di questo si sente acuta la mancanza.
Così la politica scivola nelle ambigue risoluzioni. Non risponde al movimento se non con l'ambiguità o, peggio, una risoluzione in cui vedo anch'io tatticamente che parlare di un altro tempo per gli ispettori può in qualche modo rinviare la guerra; ma so anche vedere che, quando dice che l'ultima soluzione è la guerra, apre un capitolo drammatico e apre la porta alla guerra.
La guerra non è una soluzione. Punto e basta.
Invece, l'unità dei Capi di Stato porta l'Europa lontano dai popoli, mentre i popoli riscoprono la politica. E allora, altro che richiesta di unità europea con questa ambiguità! Sarebbe stato bene che il Consiglio di Europa avesse chiesto ai paesi europei che siedono nel Consiglio di sicurezza di porre mano al veto per dire «no» a questa guerra intollerabile che viene costruita in Iraq (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
Noi critichiamo molto severamente il Governo italiano. La sua posizione è molto grave, politicamente, concretamente, istituzionalmente. Politicamente, perché in sostanza, seppure con qualche mobilità tattica, sta dalla parte della dottrina Bush, del resto mai contestata formalmente. Concretamente, perché mette a disposizione, secondo accordi, lo dico tra virgolette, che, se prevedono responsabilità anche di governi precedenti, non attenuano quelle del Governo attuale, trattati che si possono sospendere quando sono di nocumento al paese. Infine, una critica istituzionale. Chi mi conosce sa che non uso parole grosse. Vorrei misurare le parole. Le due parole che sto per dire sono pesanti, ma io credo congrue alla situazione: l'orientamento che state prendendo, signori del Governo, è un orientamento illegittimo.
Non mi sono mai unito al coro delle opposizioni, quando parlavano di un Governo illegittimo di Berlusconi, perché è stato regolarmente eletto. Ma questa decisione è illegittima, perché l'articolo 11 della Costituzione, in termini inequivocabili, ripudia la guerra! Ed è una scelta autoritaria, non democratica, perché non c'è solo il consenso che si misura nelle urne, c'è anche il consenso previsto, attendibile, e voi, signori del Governo, con la tesi della guerra possibile, siete sotto schiaffo di un popolo che non vuole questa guerra.
La decisione, l'orientamento verso la guerra non è in vostro potere. Dovete sapere che questa decisione attiverebbe il diritto alla disobbedienza. Attiverebbe il diritto alla disobbedienza (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)! Questo diritto ci viene dalla cultura che voi chiamate occidentale, dai grandi maestri come Locke, come Erasmo da Rotterdam, raccolta delle nuove culture di movimento, passando per grandi esperienze italiane, come quella dell'occupazione delle terre dei braccianti del sud o delle esperienze straordinarie di pacifisti come Danilo Dolci e Aldo Capitini. Questa storia verrà ripresa, se voi trasgredirete il patto con la Costituzione.

PRESIDENTE. Onorevole Bertinotti, la prego di concludere.

FAUSTO BERTINOTTI. Ho finito, Presidente. Vorrei dire ai deputati del centrosinistra che è proprio sbagliato affidarsi all'ONU. È sbagliato, perché si rischia ugualmente la guerra e perché, se


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l'ONU fosse coinvolto, sarebbe totalmente screditato.
Sabato abbiamo visto un grande protagonista entrare sulla scena. Crescerà. Si parla già di uno sciopero generale europeo. Lo scontro tra i due grandi protagonisti è aperto. Davvero tertium non datur (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista e di deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli deputati, finalmente l'Europa si è incamminata coesa sulla strada giusta, dopo iniziali ed anche stridenti incomprensioni, non certamente causate dal Governo italiano.
Il documento congiunto del Consiglio europeo sottolinea tutte le azioni in questo momento indispensabili per il disarmo totale di Saddam: esperire ogni sforzo diplomatico per conseguire la pace, la guerra come ultima ratio, l'importanza dell'unità tra Europa e Stati Uniti e del multilateralismo attraverso l'ONU, che non può sottrarsi al ruolo di garante dell'ordine internazionale pena la definitiva perdita di credibilità ed il via libera giustificabile all'unilateralismo di alcuni Stati, l'impegno per la pace in Medio Oriente ed il dialogo con le nazioni arabe.
La risoluzione europea ribadisce che, per raggiungere l'obiettivo del disarmo totale o dell'esilio del dittatore, è indispensabile la compattezza e la determinazione dei partner europei e sottolinea la necessità dell'imponente schieramento militare predisposto come strumento dissuasivo. Inoltre, non considera accettabile un rinvio sine die del termine della missione degli ispettori.
Dispiace che, anche in questa fase così delicata e propositiva, la Francia abbia disatteso l'obbligo di solidarietà atlantica verso la Turchia e vietato la partecipazione al vertice europeo dei candidati all'allargamento, evidenziando, in tal modo, atteggiamenti contraddittori, in parte condivisi dalla Germania e dal Belgio, nei confronti della reale volontà di coinvolgere paritariamente i paesi dell'est nel processo di allargamento dell'Europa stessa: la stessa Francia, che, pur avendo diritto di veto all'interno del Consiglio di sicurezza dell'ONU, teme possibili risoluzioni più perentorie rispetto alla n. 1441, forse per non assumersi responsabilità precise di fronte alla Comunità internazionale. In tal modo, però, alimenta le tentazioni all'unilateralismo che costituirebbe una vera e propria sconfitta definitiva delle Nazioni Unite.
Molte sono le domande inevase dall'Iraq, ricordate con precisione dal Presidente Berlusconi. Il Governo iracheno non ha, in alcun modo, giustificato la sparizione di 6.500 bombe a testata biologica, delle 100 mila tonnellate di agenti per armi chimiche e biologiche, degli 8.500 litri di antrace che erano stati precedentemente rilevati dagli ispettori ONU. Sappiamo per certo che Baghdad sostiene il terrorismo. È passato prossimo la strage di sciiti e di curdi, nonché l'eliminazione di alcune decine di migliaia di oppositori politici da parte di Saddam. È certa, inoltre, la violazione dei limiti di gittata dei missili convenzionali ed è documentata l'assenza di collaborazione con gli ispettori. Tarek Aziz viene in Italia a cercare alleati ma pubblicamente e ripetutamente contesta le ispezioni e l'imposizione, da parte delle Nazioni Unite, di distruggere le armi irachene vietate dalle risoluzioni ONU; sempre Aziz che, nonostante il disprezzo dimostrato nei confronti di un giornalista israeliano, viene accolto, in modo cerimonioso, dalla sinistra italiana solo a parole equidistante nei conflitti mediorientali.
È chiaro che l'azione diplomatica, lo dico tra virgolette, di Saddam mira all'obiettivo di raggiungere la stagione più calda, prendendo ulteriore tempo per i suoi disegni criminosi. In questa situazione - l'ho affermato all'inizio -, finalmente, la comunità internazionale si dichiara concordemente a favore del ruolo centrale dell'ONU e del Consiglio di sicurezza,


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ma quello che alcuni ancora tacciono è che, senza una reale e forte assunzione di responsabilità, l'ONU è destinata ad un ruolo di marginalità che certamente noi non auspichiamo.
Le manifestazioni pacifiste del 15 febbraio hanno rappresentato, per il 90 per cento dei partecipanti, un segnale positivo e sincero. Condividiamo la preoccupazione diffusa dell'opinione pubblica e il desiderio di pace. Parimenti, abbiamo l'obbligo morale di dire che la pace non è assenza di guerra; è assenza di condizioni che portano alla guerra che, come ultima ratio, la guerra è legittima, giusta, doverosa per salvaguardare la libertà delle persone e dei popoli e può essere l'unico mezzo per disinnescare le minacce alla sicurezza e alla pace.
In questa prospettiva, c'è pieno rispetto dell'articolo 11 della nostra Costituzione!
Il desiderio di pace dei popoli non può essere disgiunto dalla consapevolezza dei rischi del terrorismo e del possesso, da parte di dittatori, di armi di distruzione di massa. Bisogna, nel caso di Saddam, impedire alla spada dell'islam di tagliare l'occidente! Non si possono ripetere gli errori del passato: comunismo, nazismo e fascismo chiamano in causa molti di coloro che, oggi, professano un pacifismo aprioristico ed acritico.
La Lega nord Padania rispetta ogni forma di pacifismo, ma è per un pacifismo realista. Esprime riprovazione e sdegno, al contrario, verso l'indegna strumentalizzazione delle manifestazioni fatta dalla sinistra con l'obiettivo di colpire il Governo Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania), da una sinistra tragicamente divisa che non sa proporre né una soluzione unitaria né soluzioni che possano avviare un confronto dialettico parlamentare, da un'opposizione multipolare tenuta sotto controllo dai «senza se e senza ma» di Cofferati, con gli ex Popolari sempre più per un pacifismo utopico e aprioristico e con un D'Alema sempre più velleitario che vorrebbe addirittura mettere sotto dettatura un Governo che - vorrei ricordarglielo, onorevole D'Alema - non è più quello del centrosinistra!
Anche per l'opposizione oggi è il giorno della verità! Come potreste accusarci di dividere l'Europa, di essere servi degli Stati Uniti quando, non votando la nostra risoluzione, sconfessereste proprio la posizione comune assunta dall'Unione europea il 17 febbraio? Il vostro sarebbe un voto contro l'Europa di inaudita gravità! Quella posizione comune rappresenta un successo dell'azione del Governo italiano, tutt'altro che isolato (come voi sostenevate) in Europa. È un documento, quello approvato a Bruxelles, che contempla, come ultima ipotesi, la guerra: anche Francia e Germania, pertanto, hanno detto di no alla politica del «senza se e senza ma».
Abbiamo, inoltre, di fronte al paese, il dovere di ricordarvi, per sottolineare la vostra incoerenza ed ambivalenza, quanto dichiarò testualmente, nel febbraio del 2001, il pacato ex vice primo ministro serbo Zarko Korac: il denaro dell'affare Telekom-Serbia - ricordiamo che, allora, il Governo era formato da Prodi, Ciampi, Dini, Fassino - servì per sostenere il regime di Milosevic, allora in difficoltà, ed anche per le operazioni militari in Kosovo; quell'affare fu una dimostrazione di cinismo ed un errore del Governo italiano. Queste sono le parole di Korac!
A conferma di quanto quell'operazione sottintendesse finalità inconfessabili, certamente non di opportunità economica o di strategia industriale, domani, ad Amsterdam, la Telecom Italia rivenderà alle Poste serbe il suo 29 per cento di azioni, incassando 195 milioni di euro. Peccato, amici della sinistra, che, nel 1997, l'allora STET, con il vostro Governo, pagò, per la stessa quota, ben 458 milioni di euro! Quei soldi servirono ad armare Milosevic e, per disarmarlo, dichiaraste guerra alla Serbia!
Allora, per purificare la vostra cattiva coscienza, intraprendeste la cosiddetta guerra umanitaria, senza un voto parlamentare, onorevole D'Alema, ed aggirando l'ONU. Voi, che agitate, oggi, l'infondata


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polemica sulle concessioni logistiche agli USA rispetto al movimento di mezzi sul nostro territorio, perché dimenticate di dire...

PRESIDENTE. Onorevole Cè...

ALESSANDRO CÈ. ...all'opinione pubblica italiana che foste proprio voi, Governo dell'Ulivo, a sottoscrivere, con Dini, quel documento di accordo con gli Stati Uniti che fu successivamente confermato dal Governo D'Alema?
Voi della sinistra, perché non provate a spiegare ai cittadini il doppiopesismo tra kosovari e curdi, tra Milosevic, il male assoluto, e Saddam, su cui bisogna ancora riflettere?

PRESIDENTE. Onorevole Cè, la invito a concludere.

ALESSANDRO CÈ. Ho finito, Presidente. Dove eravate voi della sinistra all'inizio del 2001 quando Saddam presentò pubblicamente ed in pompa magna i suoi nuovi missili? Perché avete sempre taciuto su tutto ciò? Credo sia giunto anche per voi il momento di togliere la maschera, di abbandonare ogni ambiguità ed ogni strumentalizzazione, di dimostrarvi più trasparenti e più credibili. Questa è l'occasione per farlo; non perdetela, per voi, per il Parlamento e per il paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, innanzitutto vorrei illustrare la nostra dichiarazione favorevole all'azione del Governo e alla ben auspicante conclusione del Consiglio europeo del 17 febbraio. Vogliamo anche ricordare alcuni passaggi cruciali che hanno interessato il nostro Parlamento rispetto agli avvenimenti internazionali: innanzitutto, la discussione sul documento conclusivo del G8 di Genova, nel quale venne confermata la cosiddetta diplomazia preventiva come modo di agire per lo sviluppo democratico, sociale ed economico delle nazioni, da un lato, e come strumento principale per prevenire conflitti, dall'altro (va da sé che quelle conclusioni furono ampiamente condivise da tutte le forze politiche italiane).
Ricordo una seconda tappa a seguito della tragedia dell'11 settembre che vide unita favorevolmente questa Assemblea di Montecitorio. La risoluzione sul ripristino della legalità internazionale ebbe 336 voti favorevoli e 175 astenuti. In tale risoluzione, colleghi della maggioranza, si riportavano - e fu apprezzato da tutti - le conclusioni del Consiglio europeo del 21 settembre 2001 e si diceva, tra l'altro, che l'Unione europea avrebbe cooperato con gli Stati Uniti per consegnare alla giustizia e punire gli autori, i responsabili, i complici di questi atti umani.
Per ultimo, voglio ricordare l'altrettanto ampio consenso raccolto dalla risoluzione di maggioranza (che ebbe però 172 astenuti) sul vertice della FAO, nella quale venivano ribadite le strategie di riduzione della fame del mondo con azioni che tenessero conto della loro reale applicazione nei paesi beneficiari, delle dichiarazioni ONU del 1948 e del 1966 e della Convenzione europea sui diritti dell'uomo del 1950 (cioè, ancora una volta, la diplomazia costruttiva e preventiva).
Partiamo da questo punto degli atti parlamentari per chiedere e dare il più ampio consenso alla risoluzione della Casa delle libertà. Noi siamo tra quelli che da sempre vedono come nostra la famiglia d'Europa e come amici e alleati gli Stati Uniti d'America. Le conclusioni del Consiglio europeo del 17 febbraio le condividiamo tutte e sarebbe incomprensibile che così non fosse da parte di coloro che hanno travisato l'azione della maggioranza e del Governo in questi mesi, accusando gli uni e gli altri di seguire una politica a rimorchio di interessi bellici o petroliferi americani.
L'azione per l'unità europea svolta dall'Italia in questi mesi è risultata chiara


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proprio a partire da questa conclusione. È necessario infatti prendere atto di questo fatto per noi che riteniamo cristallina e lineare l'azione italiana e per chi non l'ha condivisa. Il fatto è costituito dall'unità della NATO e del Patto atlantico, il fatto è rappresentato dal documento comune e responsabile del Consiglio europeo. Davanti a ciò, davanti all'enorme manifestazione per la pace, la conseguenza logica di buonsenso per il paese e per la pace dovrebbe appunto essere il voto di tutti per l'azione responsabile decisa dall'Europa unita due giorni fa. Non sarà così per ragioni di unità interna di uno schieramento? Dispiace, perché da un lato emerge l'interesse nazionale ed europeo nel confermare l'azione delle istituzioni internazionali, dall'altro forse sono più importanti gli interessi legati all'unità interna di singoli partiti che formano la coalizione di centrosinistra. Non mancherà occasione di sottolineare al paese che coloro che volevano fatti di pace responsabili e unità europea preferiscono oggi dividere il Parlamento italiano.
I paesi europei sono stati saggi, hanno applicato l'antico adagio che dice che quando le cose sono in pericolo qualcuno deve in parte rinunciarvi; perderle, in fondo, affinché tutti insieme si possa ritrovarle.
Presidente Berlusconi, ministro Frattini, alcuni importanti esponenti della cultura americana come Michael Novack e George Weigel hanno dato fondamento morale al possibile intervento degli Stati Uniti anche fuori delle risoluzioni dell'ONU. Sono stato loro allievo, sono un loro amico sincero ma dico che, su questo punto, tuttavia, non sono d'accordo con loro. Ho l'obbligo, però, di ricordare che evitare una nuova guerra non rappresenta una condizione sufficiente a risolvere i principali problemi dell'Iraq, un paese guidato da un regime repressivo, responsabile di gravi e diffuse violazioni dei diritti umani (solo per fare un esempio, ricordo l'accresciuta vulnerabilità di oltre 13 milioni di bambini iracheni). Come per noi italiani l'unità della famiglia europea è fondamentale condizione necessaria e sufficiente per dare forza all'azione diplomatica, così l'amicizia tra Europa e Stati Uniti nella cornice del Patto atlantico delle Nazioni Unite non può essere messa in discussione. Possiamo, anzi è un dovere di responsabilità, dare maggiore efficacia al Consiglio di sicurezza dell'ONU.
Ministro Frattini, perseguiamo nella riforma dell'ONU per avere un seggio comune dell'Unione europea. È indispensabile giungere presto ad un'unica voce dell'Unione europea anche sui grandi temi di politica estera e ritengo sia necessario ripensare e aggiornare il diritto degli organismi internazionali. Non è invece possibile distruggere il diritto internazionale, non lo vogliono gli Stati Uniti, non lo volle chi scrisse la Costituzione degli Stati Uniti e Jefferson né, oggi, lo vuole Bush; non lo vuole l'Europa e non lo vuole l'Italia. Oggi, solo chi con le sue inazioni distrugge l'autorevolezza degli istituti internazionali e, in parte, il diritto internazionale è Saddam.
La determinazione dell'Europa e degli Stati Uniti, insieme a quella dell'ONU, sta già inducendo il regime iracheno a rispondere positivamente alle risoluzioni degli ultimi dieci anni e all'ultima, la 1441. Già la sola determinazione e unità di Europa, Stati Uniti e Nazioni Unite e il dislocamento di truppe hanno indotto un piccolo cambiamento, ma esso non è ancora pienamente sufficiente per impedire un intervento armato. Perché, cari amici e colleghi, bando alla demagogia, la pace è innanzitutto nelle mani di Saddam Hussein. La risposta positiva e sostanziale ai deliberati dell'ONU, agli ispettori dell'ONU è la sola via percorribile per la pace, oggi.
Riteniamo sbagliata la teoria della guerra preventiva, ma siamo ancor più contrari nei confronti della inadempienza permanente alle risoluzioni delle Nazioni Unite. Dire il contrario significa scambiare la realtà con il sogno, dando prova di assoluta mancanza di responsabilità. In tutto questo fluire del tempo, sotto queste nubi cariche di speranza ma anche di paura, in questa terra di mezzo, come direbbe un poeta, tra occidente e oriente, la invito, caro Presidente e caro ministro


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Frattini, ad agire celermente con quella diplomazia del bene preventivo, propria della diplomazia italiana, anche nei riguardi di una soluzione ragionevole in Medio Oriente a noi tanto vicino e non solo per ragioni geografiche.
È e sarà un'azione meritoria per tutti noi ma, soprattutto, per l'Italia e per l'Europa.
Presidente, lei ha seguito l'invito che le avevamo rivolto: usare ago e filo e ricucire, in più ha applicato una grande regola di responsabilità secondo la quale, come ben diceva Moro, è meglio sbagliare insieme che aver ragione da soli.
Chiediamo un voto di tutti sul nostro documento, sulla nostra risoluzione per fare bene insieme.
Nazioni Unite, Europa unita e Alleanza atlantica siano le vere vie della pace responsabile e l'azione del nostro Governo sia cosciente della opportunità e dei rischi presenti e futuri. Nazioni unite, Europa unita e Alleanza atlantica siano la via dell'unità di questo Parlamento e, infine, per noi tutti, valgano le parole di un grande poeta inglese che dice che, in fondo, non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo.
Il nostro compito è fare il possibile per la salvezza degli anni in cui viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo al fine di lasciare a coloro che verranno dopo di noi una terra sana e pulita da coltivare.
Queste le ragioni del nostro voto favorevole, questo è il nostro auspicio, questa è la responsabilità che affidiamo all'azione del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rutelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, questo dibattito si svolge mentre registriamo una delle più drammatiche divisioni tra Europa e Stati Uniti (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). La viviamo con sofferenza... (Una voce dai banchi della Margherita: «Silenzio!»).

ALESSANDRO CÈ. Vaff... Avete fatto un casino prima!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, cosa sta capitando?
Onorevole Cè, onorevole Cè, la richiamo all'ordine. Qual è il problema?

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. No, no, no, adesso non posso darle la parola. Venite a dirlo alla Presidenza.
Sto vedendo dei tumulti. Non capisco cosa stia succedendo. Sento delle urla incivili!

ALESSANDRO CÈ. Quando parliamo noi, gli altri disturbano.

PRESIDENTE. No, scusi onorevole Cè, quando lei ha parlato, il Presidente ha richiamato per due volte i deputati del centrosinistra scampanellando.

ALESSANDRO CÈ. Lei ci può richiamare, non loro!

PRESIDENTE. In ogni caso, la civiltà fa premio su tutto il resto.
Onorevole Rutelli, le chiedo scusa, può continuare.

FRANCESCO RUTELLI. Grazie, signor Presidente, questo dibattito si svolge (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di smetterla! Non possiamo continuare con le polemiche! È inutile continuare con le polemiche (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!
Onorevole Rutelli, le chiedo scusa di nuovo. Prego, prosegua pure.

FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, stavo dicendo che questo dibattito si


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svolge mentre registriamo una delle divisione più drammatiche tra Europa e Stati Uniti, una divisione che viviamo con sofferenza oltre che con preoccupazione. Tuttavia non ignoriamo, da amici ed alleati della nazione americana (Commenti del deputato Cè)...

PRESIDENTE. Onorevole Cè, le ricordo che l'ho già richiamata all'ordine una volta (Commenti di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo che gridano: «Fuori! Fuori!»)!
Vedo benissimo ciò che sta capitando (Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Onorevole Vascon, non posso accettare che si disturbi deliberatamente l'onorevole Rutelli, come qualsiasi altro membro di questa Assemblea (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Questo non è dignitoso! Ho fatto la stessa cosa quando parlava l'onorevole Cè! Vi chiedo un minimo di tolleranza anche perché ciascuno fa migliore figura rispettando gli altri (Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!

DAVIDE CAPARINI. Presidente, due pesi e due misure (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Prego, onorevole Rutelli.

FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, dicevo che noi (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)...
Ora vi prego di smetterla! Vi prego di piantarla (Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!
Stavo dicendo che non ignoriamo, da amici ed alleati della nazione americana, le ragioni di questa divisione. Le prendiamo sul serio e lavoriamo per ridurle e superarle. Sappiamo che vi è un cambiamento fondamentale di strategia da parte (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)... Signor Presidente, io posso anche...

PRESIDENTE. Onorevole Rutelli, le voglio dire una cosa (Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Colleghi, sono chiamato a garantire a tutti il diritto di parlare liberamente (Commenti dell'onorevole Rutelli)! Onorevole Rutelli, io e lei siamo parlamentari da tanti anni. È giusto che lei richieda il mio intervento, anzi, io sono intervenuto senza che lei lo sollecitasse, però...

FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, non ho alcuna difficoltà ad accettare interruzioni e ad interloquire con chi mi interrompe. Non è un problema! Dico semplicemente che dovrebbe chiedere a tali soggetti di avere l'amabilità non di non fare, qualora le ritengano opportune, delle interruzioni (queste, infatti, rappresentano un diritto parlamentare), ma di non avere l'atteggiamento che stanno tenendo, atteggiamento che non è stato tenuto dai nostri deputati nei confronti del presidente del gruppo della Lega (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Applausi polemici dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Vi preghiamo dunque di dimostrare di essere, come gran parte della nazione sa, una forza di governo (Commenti del deputato Guido Giuseppe Rossi).

PRESIDENTE. Onorevole Guido Giuseppe Rossi, stiamo parlando di una cosa terribilmente seria! Così rischiamo tutti di fare una figuraccia, perché poi la gente non distingue!

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. La figuraccia è stata già fatta prima!

PRESIDENTE. Prego, onorevole Rutelli, prosegua pure il suo intervento.

FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, la ringrazio. Dicevo che noi ci sentiamo impegnati nel prendere sul serio, ridurre e superare le differenze, le divisioni che si stanno oggi registrando. Sappiamo che c'è un fondamentale cambiamento


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di strategia da parte dell'attuale amministrazione americana alla base di questa situazione.
Condivido l'espressione usata dal Presidente del Consiglio, che ha definito un capolavoro quello compiuto nel formare una coalizione mondiale contro il terrorismo dopo l'11 settembre. Quel capolavoro, purtroppo, si sta trasformando nel suo contrario.
Se, infatti, decine di migliaia di persone si mobilitano, in modo sereno oltre che determinato, se la stragrande maggioranza del popolo europeo è contro la guerra, è forse perché questo popolo non è più propenso a combattere il terrorismo? No, noi siamo impegnati al massimo e, anzi, critichiamo un'azione che rischia oggi di diventare insufficiente a fronte dell'impegno per una guerra in Iraq sorretto da un così gigantesco investimento di risorse, uomini, mezzi.
Siamo, forse, noi compiacenti verso Saddam Hussein? No, il giudizio su quel regime e la priorità data al disarmo dell'Iraq dalle armi di distruzione di massa sono netti, trasparenti, convinti. Chi vi parla si batte da vent'anni contro quella dittatura, non dal mese scorso.
Nasce, forse, da una deriva ideologica di antiamericanismo? No, come ho già detto. Abbiamo ben chiari i capisaldi della storia, delle alleanze, dei valori che ci uniscono e ci continueranno ad unire.
Nasce, forse, da una critica verso l'utilizzo della pressione politica, diplomatica e militare per ottenere il disarmo dell'Iraq? No, riteniamo, anzi, che i progressi ottenuti negli ultimi mesi siano dovuti proprio alla miscela di azioni politico-diplomatiche e militari che sono state messe in atto. Vi è oggi, effettivamente, una differenza strategica tra chi è pronto a considerare una guerra in Iraq come uno sviluppo conseguente al cambiamento iniziato l'11 settembre e chi non è d'accordo, tra chi pensa che sia iniziato un conflitto duraturo, destinato a modificare, anche con l'uso della forza, gli equilibri geopolitici e chi non è d'accordo.
Noi non siamo d'accordo, signor Presidente, che la guerra diventi nuovamente strumento ordinario di risoluzione dei conflitti. Ce lo vieta la Costituzione della Repubblica e voi, signor Presidente e signor Vicepresidente del Consiglio dei ministri, questo tipo di prescrizione che ci viene dalla Carta repubblicana dovreste considerarlo con molta molta più attenzione, così come che si possa aprire una stagione drammatica, di modifica degli equilibri del mondo attraverso coalizioni formate al di fuori degli organismi internazionali con alleanze à la care, cioè con alleanze fatte con chi ci sta, che si accetti l'idea di disarmare Saddam, anziché con la forza e l'autorità delle Nazioni Unite, con una guerra, che sia preferibile in Iraq, ad un'aggressiva politica di contenimento e di prevenzione, una guerra di invasione con il suo inevitabile, tragico tributo di migliaia e migliaia di morti e le conseguenze imprevedibili ma certo di disastrosa gravità.
Ecco perché, signor Presidente, oggi in Europa per queste differenze di percezione e di valutazione non vi è consenso alla guerra in Iraq. Certo, l'Europa politica esce dal vertice di Bruxelles con un'intesa importante e noi lo apprezziamo. È un compromesso, ma è un deciso cambiamento di rotta rispetto all'incresciosa situazione di rottura cui anche il nostro Presidente del Consiglio si è prestato.
Signor Presidente, il ministro Frattini dovrebbe accorgersi che la risoluzione dell'Ulivo, in due chiari punti, contiene l'assenso alle conclusioni del vertice dell'Unione europea. Forse, dovrebbe almeno scusarsi per aver precedentemente addirittura redarguito l'opposizione, perché, a suo avviso, non vi sarebbero stati i riferimenti così chiari che, invece, vi sono. Spero che lo faccia prima della fine del dibattito.
In verità, non sottovalutiamo che nei due documenti, quello della maggioranza che non voteremo e quello dell'Ulivo, vi è un filo che può, forse, restare integro rispetto ad una lunghissima tradizione di convergenze nella politica estera ed europea dell'Italia e che, purtroppo, avete gravemente interrotto nei mesi scorsi.


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È proprio la convergenza sul documento del Consiglio europeo a mantenere questo filo. Molto forte è stato ed è, signor Presidente, signor Vicepresidente del Consiglio, il nostro dissenso verso la vostra conduzione di questa crisi. Non avreste dovuto firmare un documento parziale in risposta ad un altro documento parziale, quello franco-tedesco. Avreste dovuto presentare subito una linea di recupero dell'unità europea: ne avrebbe guadagnato assai l'Italia, specialmente alla vigilia del nostro semestre di presidenza. Lo ha fatto la Grecia che non ha firmato alcun documento di parte. La Grecia non è uno dei grandi paesi europei; l'Italia lo è ma, rinunciando all'iniziativa per unire l'Europa, dal novero illustre dei sei fondatori dell'Unione è retrocessa a comparsa.
Vi è oggi il rischio - ed in questo dibattito non possiamo ignorarlo - di un'incomprensione o di una crisi con molti dei paesi dell'allargamento. Nei giorni scorsi, tra gli altri, il ministro degli esteri della Repubblica ceca ed il Presidente della Lettonia hanno ricordato niente meno che gli accordi di Monaco del 1938 con la cessione della Cecoslovacchia ai nazisti per evocare il pericolo di un appeasement di nuovo, oggi, con un regime totalitario.
Penso, signor Presidente, che sbaglieremmo se accompagnassimo la nascita di un Europa a 25 con un abbandono della linea che ha guidato cinquant'anni di libertà e progresso democratico. Anche quella linea ha portato al contenimento, prima, ed al crollo, poi, dell'impero sovietico che tanto a lungo aveva tolto la libertà ai nostri fratelli di Praga, di Budapest e dei paesi baltici (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Signor Presidente, oggi il Segretario di Stato americano Colin Powell ha detto: alcuni paesi hanno paura di agire. Agli amici dell'Amministrazione americana diciamo che devono rispettare la dignità e la linearità delle posizioni che questo popolo esprime.
Noi non diventeremo mai antiamericani; impegnatevi anche voi per scongiurare sentimenti antieuropei. Ne va del futuro della nostra alleanza, ne va dell'orizzonte delle nostre libertà (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Del resto, la questione è e resta il disarmo dell'Iraq, come ha ricordato ancora oggi a Roma Kofi Annan, non una presunta missione morale da compiere dopo l'11 settembre, da concludere in Iraq, secondo alcuni, da iniziare verso molti altri paesi, secondo altri.
Diciamo ancora all'America: avete anche e soprattutto voi il dovere, cui si è rinunciato ormai da due anni, di assicurare la pace in Medio Oriente. Questa politica nella crisi irachena e la non politica nella crisi del Medio Oriente non rispondono ai doveri che abbiamo.
Oggi un giornale italiano riporta le parole di Hanan Ashrawi sul degrado sociale ed umano nei territori palestinesi dove si registra ormai il 60 per cento di disoccupati e tale percentuale diventa quasi totale tra i giovani. Contrastiamo con intransigenza Saddam Hussein che finanzia le famiglie dei kamikaze palestinesi che fanno strage di civili israeliani, ma impegniamoci a dare una speranza a quei milioni di persone che vivono, ormai da troppi anni, tra il martello del terrorismo assassino e l'incudine di una prospettiva senza luce di umiliazione ed espropriazione dei propri diritti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo)!
La nostra mozione, signor Presidente, è chiara e convincente. È una mozione unitaria dell'Ulivo, è un approdo di grande significato e responsabilità per un Ulivo forza di Governo.
Dico alla maggioranza: al di là degli artifici, vi prego, state attenti nel bocciarla, perché penso che boccereste l'opinione della maggioranza dei vostri elettori. Pensate voi forse che essi non siano d'accordo? Leggetela questa mozione. Pensate forse che i vostri elettori sarebbero d'accordo sul fatto che voi votiate contro l'apprezzamento - oltre che ai riferimenti ai risultati sul vertice dell'Unione europea


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- della decisione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU di proseguire le ispezioni, contro la sottolineatura del valore straordinario della partecipazione popolare alle manifestazioni per la pace svoltesi in tutto il mondo, che interpretano (Dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale si grida: «Tempo!»)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, più dite «tempo», più parla, perché il tempo degli interventi lo fa rispettare il Presidente della Camera, non l'onorevole La Russa che si alza e dice «tempo» né chiunque altro, onorevoli (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani). Perché io credo che voi abbiate rispetto di un Parlamento in cui c'è qualcuno che deve far rispettare le regole. Ho richiamato l'onorevole Rutelli e gli ho concesso quel po' di tempo in più perché era stato interrotto precedentemente e userò la tolleranza che uso verso Rutelli verso Selva che parlerà dopo di lui.
Onorevole Rutelli, però lei adesso deve realmente concludere, perché è fuori tempo.

FRANCESCO RUTELLI. La ringrazio molto, Presidente, la ringrazio molto e adesso concludo. Sto finendo di leggere quei passaggi della mozione dell'Ulivo che a mio avviso meritano la considerazione e l'attenzione anche della maggioranza: quando condividono il richiamo del Capo dello Stato ai capisaldi consolidati della politica estera della Repubblica ed alla Costituzione; quando riconoscono il grande valore morale delle dichiarazioni e delle iniziative della Santa Sede; quando confermano la contrarietà alle dottrine e ipotesi di «guerre preventive»; quando fissano obiettivi di sostegno al rafforzamento delle ispezioni delle Nazioni Unite per smantellare gli armamenti in Iraq e a non dare per scontato uno scenario di guerra che non c'è e che va scongiurato; infine, quando invitano ad assumere, come dicevo prima, nuove e concrete iniziative per il processo di pace in Medio Oriente.
Concludo, signor Presidente, lei ha avuto (Proteste dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

PRESIDENTE. Onorevole Rutelli, però adesso lei mi mette in una condizione di difficoltà rispetto alle critiche.

FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, se lei mi permette di leggere...

PRESIDENTE. Sì, ma lei non ha l'orologio che ho davanti io.

FRANCESCO RUTELLI. Penso non sia semplice svolgere un intervento in queste condizioni. Chiedo al Presidente della Camera di permettermi di concluderlo, perché non mi è mai capitato di tenere un intervento in una condizione tanto, tanto, tanto aggressiva...

PRESIDENTE. Onorevole Rutelli!

FRANCESCO RUTELLI. ...e poco rispettosa (Proteste dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Onorevole Rutelli!

FRANCESCO RUTELLI. L'accetto, l'accetto, ma la prego di permettermi di concludere (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!

FRANCESCO RUTELLI. La prego di permettermi di concludere. Altrimenti, posso anche smettere.

PRESIDENTE. Onorevole Rutelli, poiché io dovevo essere ringraziato da lei, se ci fosse un minimo di...

FRANCESCO RUTELLI. Io mi accingo a ringraziarla.

PRESIDENTE. Lei, onorevole Rutelli, ha parlato già sei minuti in più rispetto ai


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dieci minuti che le spettavano (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Allora, adesso concluda, dopo di che ognuno, anche l'opinione pubblica, si regolerà. Il tempo è per tutti uguale.

FRANCESCO RUTELLI. Concludo, signor Presidente, con questa domanda rivolta ai banchi della maggioranza: il Presidente del Consiglio ci ha rivolto una sfida perché noi troviamo - lo faremo, non in questa sede, perché ora non c'è il Presidente del Consiglio - nei suoi interventi e nei suoi discorsi delle (Proteste)... La ringrazio Presidente, ma su questa base credo sia impossibile concludere, però...

PRESIDENTE. Anche perché lei ha parlato 7 minuti in più rispetto ai dieci minuti che aveva: 17 minuti in tutto!

FRANCESCO RUTELLI. Ho avuto cinque minuti di interruzioni (Vivi e prolungati applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa e del deputato Sgarbi)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Selva. Ne ha facoltà.

GUSTAVO SELVA. Signor Presidente, signor Vicepresidente del Consiglio, onorevole Rutelli (Commenti)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono stato richiamato dall'onorevole Rutelli perché mentre parlava c'era confusione e, a dire il vero, ritengo sia maggiore quella che c'è adesso mentre interviene l'onorevole Selva. O c'è un minimo di tolleranza o il minimo che io possa fare è richiamare i colleghi. Dopo parlerà l'onorevole Fassino e qualcun altro rumoreggerà, subito dopo interverrà un deputato di Forza Italia e sarà la stessa cosa. Non è possibile questo tipo di atteggiamento, lo dico a tutti!
Prego, onorevole Selva.

GUSTAVO SELVA. Onorevole Presidente della Camera, onorevole Vicepresidente del Consiglio, onorevole ministro degli esteri e onorevole Rutelli, capisco che lei abbia dovuto utilizzare 7 minuti in più del tempo a sua disposizione in quanto ha dovuto difendere una causa difficilissima (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro), vale a dire quella di coloro che non hanno il coraggio di scavare un grande fossato tra ciò che gli americani, gli europei vogliono e ciò che, invece, lei non ha il coraggio di dichiarare (Commenti del deputato Soda).

PRESIDENTE. Onorevole Soda, per cortesia!

ALFREDO BIONDI. Il coraggio ce l'ha, Presidente!

GUSTAVO SELVA. Signor Presidente del Consiglio, occorre che, in quest'aula, ci si renda conto che lei, intervenendo il 13 settembre dell'anno scorso - ed io ero presente in quell'aula come capo della delegazione parlamentare alla LVII Assemblea -, parlava il giorno dopo quello in cui avevamo commemorato a Ground zero le tremila vittime dell'attentato terroristico e il giorno stesso in cui il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, aveva (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vedo che i miei tentativi sono vani. Vi preannuncio soltanto che, tra qualche minuto, quando riceverò i rimproveri...

GUSTAVO SELVA. ...dichiarato testualmente che le Nazioni Unite sono nate nella speranza coltivata da un mondo sopravvissuto ad una guerra mondiale, la speranza di un mondo che si muoveva verso la giustizia, sfuggendo vecchie logiche dei conflitti e della paura.
Lo stesso Presidente del Consiglio - onorevole Rutelli -, riferendosi al regime iracheno, diceva testualmente che in un


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luogo, in un regime, troviamo tutti questi pericoli, cioè i pericoli di mancare alla giustizia e alla libertà nelle forme più letali ed aggressive, esattamente la specie di minacce per fronteggiare le quali sono nate le Nazioni Unite.
Qui oggi, onorevoli colleghi della sinistra, avete parlato molto di Bush, di Berlusconi, ma occorre precisare qual è il soggetto della crisi irachena: a me pare che tale soggetto sia Saddam Hussein. Non userò le mie parole, ma quelle di uno scrittore, Magdi Allam, che oggi stesso scrive (credo che valga la pena di aprire le orecchie): se fossi iraniano vi implorerei di rendere giustizia e di non offendere la memoria dei milioni di morti causati in otto anni dalla follia egemonica di Saddam Hussein. Vi ricorderei che contro di noi ha sperimentato per la prima volta le armi chimiche, facendo fare un'atroce fine a centinaia di migliaia di soldati nel giro di poche ore. Aggiungerei che ha fatto tabula rasa delle nostre città di frontiera, ha bombardato in modo disumano i centri abitati nazionali.
Inoltre, vi chiederei di considerare il danno immane provocato da Saddam alla questione palestinese. Dividendo e logorando il mondo arabo e musulmano, egli ha indubbiamente favorito il calo dell'interesse e dell'impegno internazionale a favore di una giusta ricomposizione del principale conflitto medio orientale - del quale dirò qualcosa anch'io al termine del mio intervento. L'Iraq non è un paese pacificato, bensì è un paese in guerra, una guerra sferrata da Saddam contro il proprio popolo e quelli limitrofi. Non si tratta di portare la guerra in Iraq ma, all'opposto, di porre fine ad una guerra che c'è già (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Credo che questi riferimenti siano sufficienti per analizzare con grande serenità cosa è successo dopo l'11 settembre, che ha generato quell'alleanza contro il terrorismo di cui ha parlato con accenti nobili l'onorevole Rutelli.
Noi non dobbiamo abbassare la guardia. Noi dobbiamo andare a vedere, come dicono le conclusioni del Consiglio europeo. La risoluzione n. 1441 non è una risoluzione sugli ispettori. È una risoluzione sul disarmo. Ebbene, cosa dice la risoluzione n. 1441? Dice: Baghdad non si deve illudere. Deve disarmare e cooperare immediatamente e pienamente. L'Iraq ha l'ultima opportunità per risolvere la crisi in modo pacifico. Il regime iracheno sarà il solo responsabile delle conseguenze, se continua a beffarsi della volontà della comunità internazionale e non coglie quest'ultima occasione.
Ma c'è qualcosa di più. Onorevole Bertinotti, lei ha detto di aver visto la primavera nelle strade, sabato scorso. Di primavera ne conosco una: è la primavera di Praga (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia), che, però, è stata diretta contro l'ideologia e per liberarsi dalle ideologie che lei porta ancora nel suo nome!
Onorevole Bertinotti, lei ha detto che qui si vive una stagione dell'inverno. Ebbene, non posso sottovalutare il sentimento, lo stato d'animo e le preoccupazioni che esistono nei milioni di persone che hanno sfilato. Se andiamo a vedere le loro ideologie, le loro linee politiche, le loro colombe della pace, che un tempo volavano su questi cortei, credo che il personale, pressappoco, sia quello di oggi. Ma, se si sono convertiti a questi ideali e ai nostri valori, che sono stati garantiti con l'Unione europea, che sono stati garantiti - onorevole D'Alema - con quell'ombrello sotto il quale si sentiva così bene l'onorevole Berlinguer (Proteste di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra), credo che ciò debba essere attribuito, anzitutto, a questa parte politica, a queste parti politiche, che hanno portato anche voi su questa strada (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Onorevole D'Alema, lei potrà pure dire che sono quattro scalzacani: è un linguaggio che non appartiene proprio alla maggiore eleganza della diplomazia parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia). Ma, onorevole D'Alema, vorrei ricordarle qualcosa, perché sedevo in questo banco come presidente del gruppo di Alleanza nazionale:


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quando lei decise - e lo fece anche con il nostro voto -, non si curò nemmeno di avere una comunicazione dall'Organizzazione delle Nazioni Unite. Allora, credo che la volontà di pace, oggi, si manifesti anche con il principio, che vorrei leggerle, espresso nel documento del Consiglio europeo.
In esso è scritto: «Ribadiamo la centralità delle Nazioni Unite nell'ordine internazionale. Riconosciamo che spetta anzitutto al Consiglio di Sicurezza la responsabilità del disarmo dell'Iraq»; «La guerra non è inevitabile. L'uso della forza dovrebbe essere [...] l'ultima risorsa. È il regime iracheno che deve porre fine a questa crisi ottemperando alle richieste del Consiglio di Sicurezza».
Altra cosa molto importante è anche uno dei pochi punti che mi pare non sia stato toccato. Anzi, siamo stati giudicati criticamente nel senso che potremmo correre il rischio, con un eventuale intervento militare, di aprire una guerra di religione tra musulmani e cristiani. Ebbene, in queste conclusioni del vertice è scritto quanto segue: «Opereremo con i paesi arabi e con la Lega araba. Li incoraggeremo, tanto insieme quanto separatamente, a far comprendere a Saddam Hussein l'estremo pericolo di una valutazione errata della situazione e la necessità di ottemperare integralmente alla risoluzione 1441. Esprimiamo sostegno alle iniziative regionali avviate dalla Turchia con i paesi limitrofi dell'Iraq e con l'Egitto».
Onorevoli colleghi, se noi giudichiamo i documenti, come possiamo dire che il Governo del Presidente Berlusconi, che il ministro degli esteri Frattini, che il Vicepresidente del Consiglio Fini non hanno operato nella direzione voluta dalla opinione pubblica italiana? In tutti gli incontri, negli incontri avuti a Washington, in quelli avuti in Russia, in quelli bilaterali con Blair, con Aznar e con tutti i possibili interlocutori, questo è stato il linguaggio che noi abbiamo usato, il linguaggio dell'unità.

PRESIDENTE. Onorevole Selva, la prego di concludere.

GUSTAVO SELVA. Un altro punto lo hanno ricordato già tanti altri, ma lasciate che lo ricordi anch'io: è stato detto che noi avremmo operato contro l'unità dell'Europa. Io amo molto la Francia e amo molto la Germania, paesi che conosco, il primo anche per ragioni familiari, essendo mia moglie francese. Conosco bene anche la Germania, essendoci stato otto anni come corrispondente, in tempi in cui Brandt, il sindaco mitico della città di Berlino, svolgeva quella grande opera che ha poi portato alla ricomposizione dell'Europa. Ma la Francia e la Germania hanno forse avvertito - e sarebbe stato molto importante - l'Italia e gli altri paesi del passo che volevano fare (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)? Dopo si sono giustificati e mi dispiace per il Presidente Chirac, il quale ha detto che, eventualmente, invitare i paesi candidati era inutile, che sarebbe stato quasi un peso. Non mi sembra sia un complimento nei confronti di quei paesi candidati a cui noi abbiamo aperto le porte in virtù della fermezza, onorevole presidente D'Alema, che noi abbiamo dimostrato nei momenti in cui era necessario difendere la città di Berlino attraverso l'Alleanza atlantica.
Concludendo, perché mi pare che le tante cose che sono state dette e soprattutto l'ampia relazione del Presidente del Consiglio...

PRESIDENTE. Onorevole Selva, la prego di concludere, per cortesia, altrimenti qui mi mettete tutti in una condizione insostenibile.

GUSTAVO SELVA. Voglio esprimere un grazie al Presidente Berlusconi (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ognuno esprime quello che ritiene (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!

GUSTAVO SELVA. Lo voglio esprimere da ex parlamentare europeo, lo voglio


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esprimere a tutto il Governo. Voglio esprimere anche al Vicepresidente del Consiglio Fini che è (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)... Abbiate pazienza! Egli è il rappresentante del Governo nella Convenzione europea, dove vuole portare anche il segno storico di quei valori cristiani che penso appartengano alla nostra storia e che sono una base fondamentale per rendere non effimera e non affidata soltanto alle armi la pace (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Lasciate che ricordi anche - io che sono, credo, il vicedecano di questa Assemblea - che nella linea gotica, dove io ho vissuto nell'inverno fra il 1944 e il 1945, vi furono anche il soldato americano ed il soldato polacco che vennero a dare la libertà a questa nostra Europa, da cui è nato il progresso per cui l'Italia è la settima potenza economica del mondo (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega nord Padania e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dico subito con molta chiarezza che, dalla prossima seduta, torno al metodo - che si è rivelato migliore - del mio predecessore: dopo dieci minuti tolgo la parola. Dico ciò perché non è gestibile un'Assemblea in queste condizioni. Onorevole Violante, aveva ragione lei, mi sono sbagliato per un anno e mezzo ma, non si preoccupi, tornerò a quel metodo perché è l'unico gestibile.

MAURIZIO LEO. Facciamolo subito!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.

PIERO FASSINO. Signor Presidente, spero di aiutarla rispettando il tempo che ci è stato assegnato.
È già stato richiamato da altri colleghi il fatto che milioni di persone sabato scorso a Roma, come in tantissime città del mondo, hanno manifestato per evitare una nuova guerra e per chiedere una soluzione politica alla crisi irachena.
Signor Presidente del Consiglio, se è vero che le manifestazioni non risolvono i problemi, come lei ha voluto dire, è altrettanto vero che quei milioni di donne e di uomini che hanno manifestato a Roma ed in tante altre città hanno rivolto una domanda di pace, prima di tutto a chi ha la responsabilità di governare. Quindi, quei milioni di donne e di uomini si sono rivolti anche a lei, signor Presidente del Consiglio, manifestando a lei, che la responsabilità - come altri uomini - del governo di questo pianeta, la richiesta di fare di tutto affinché non si precipiti in una nuova avventura bellica. Lei sa, peraltro, che i sondaggi in Italia - e non solo - dicono che quei milioni di persone sono l'espressione di un vasto consenso di opinione pubblica che coinvolge anche chi non era in piazza sabato. Inoltre, in tutti i paesi europei - e non solo -, ogni sondaggio accerta che vi è una netta maggioranza di cittadini che chiede che si scongiuri una guerra. Peraltro, questo sentimento mi pare ispiri, già oggi, il comportamento di molti governi se è vero, com'è vero, che oggi le agenzie ci hanno informato di una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove undici paesi su quindici si sono ancora una volta pronunciati per il prolungamento delle ispezioni e per il consolidamento di una linea, da parte del Consiglio di Sicurezza, che punta, in primo luogo, ad una soluzione politica della crisi irachena.
Dunque penso che il dovere di tutti, anche di coloro che siedono in questo Parlamento, sia quello di vedere come corrispondiamo a questa domanda che ci viene da tanta gente. Credo che la possibilità di perseguire una soluzione di pace oggi vi sia se ci si crede, se si crede fino in fondo alla possibilità di dare una soluzione


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politica alla crisi irachena e se si cerca, fino in fondo, questa soluzione; in altri termini, se si assume come linea che la guerra non è inevitabile, che occorre cercare una soluzione politica vista la non inevitabilità della soluzione bellica, che una soluzione politica passa per concentrare ogni sforzo intorno al ruolo delle Nazioni Unite e che lo strumento per questa soluzione, da parte delle Nazioni Unite, è il rafforzamento delle attività ispettive, al fine di acquisire in questo modo quegli elementi di certezza sulla non pericolosità degli armamenti di Saddam Hussein che eviti un esito bellico. In altri termini, la possibilità di una soluzione politica passa per i punti sostanziali intorno a cui è articolata la risoluzione del Consiglio europeo di lunedì.
Io voglio partire da lì, perché quello che non è convincente - anche se naturalmente è stato abile - è l'esercizio che prima il Presidente del Consiglio e poi il ministro Frattini nella sua replica hanno prodotto in quest'aula cercando di intestarsi il Consiglio europeo, come se quest'ultimo fosse la risultante, coerente e lineare, della linea condotta in queste settimane, in questi mesi dal Governo italiano. Non è così (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
Io credo che possiamo, molto più a buon diritto, rivendicare e cercherò di argomentare, con dati di fatto, signor Presidente, se lei ha la bontà di ascoltarmi, il motivo per cui non potete intestarvi l'esito cui è giunto il Consiglio europeo che rappresenta, invece, un esito assai diverso dalle posizioni che voi avevate assunto.
Voi, per settimane e settimane, vi siete schiacciati su un atteggiamento di acritico sostegno all'unilateralismo americano, perché le dichiarazioni del ministro della difesa, di alti esponenti del Governo e della maggioranza hanno dato spesso per scontata la soluzione di un conflitto armato che, invece, è un esito tutt'altro che scontato in merito ad una guerra che ancora non c'è; perché, sulla base di questo presupposto, avete messo a disposizione basi militari e strutture logistiche, già nella previsione di una guerra che ancora non c'è; perché vi siete mossi in una logica che non era quella di scommettere fino in fondo sulla ricerca di una soluzione pacifica di questa crisi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
Voi avete acquisito e assunto come linea di questo Governo il sostegno alla scelta unilaterale dell'amministrazione americana e avete sostenuto in Europa più questa posizione che non la ricerca di una posizione comune europea.
Lei nel suo discorso ha detto: non lasceremo soli gli Stati Uniti e io sono d'accordo. Non lasciare soli gli Stati Uniti è un imperativo politico importante perché - lo sappiamo tutti -, quando l'Atlantico è diventato più largo, il mondo e l'Europa sono stati meno sicuri e, quindi, avere forti legami transatlantici tra Europa e Stati Uniti è una condizione per la stabilità del pianeta e tanto più per la stabilità e la sicurezza dell'Europa, ma è proprio questo il punto.
Come non si lasciano soli gli Stati Uniti? Io penso che non si lasciano soli gli Stati Uniti se non li si incoraggia nell'isolazionismo! Non si lasciano soli gli Stati Uniti se non li si incoraggia a fare da sé (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani)! Non si lasciano soli gli Stati Uniti se non li si incoraggia in una scelta unilaterale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani)! Non si lasciano solo gli Stati Uniti (Commenti)... Signor Presidente (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego (Vivi Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti


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italiani)... Non ho visto cosa è capitato... Onorevoli colleghi...

PIERO FASSINO. Non è capitato...

PRESIDENTE. L'onorevole Fassino è una persona civile (Commenti di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)... Onorevole collega, l'onorevole Fassino non ha bisogno della sua difesa (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Sta parlando! Prego, onorevole Fassino.

PIERO FASSINO. Non è capitato niente di che. Non è capitato niente di che se non che io cercavo...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Fassino.

PIERO FASSINO. Sto cercando di argomentare e pregherei il Presidente del Consiglio di ascoltare le mie argomentazioni (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego. Cerchiamo di essere tutti un po'... Siamo tutti un po' surriscaldati, ma credo che... (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Commenti del deputato Maura Cossutta). Onorevoli colleghi, l'onorevole Fassino sta dando a tutti una lezione di stile. Vuole continuare il suo intervento e credo che abbia il diritto di farlo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Basta! Prego, onorevole Fassino.

PIERO FASSINO. Chiederei soltanto al Presidente del Consiglio di prestare orecchio ai miei argomenti. Non le chiedo di condividerli, signor Presidente del Consiglio, ma di avere verso i miei argomenti la stessa attenzione che io ho avuto verso il suo discorso.
Sto replicando ad alcune affermazioni ed asserzioni contenute nel suo discorso. Ripeto: poiché prendo sul serio l'affermazione che lei ha svolto nel suo discorso, secondo la quale è dovere politico importante e strategico non lasciare soli gli Stati Uniti, le sto dicendo che il modo migliore per non lasciare soli gli Stati Uniti non è quello di incoraggiarli in una linea unilaterale, isolazionista e a fare da sé (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani), ma costruire, invece, forti e solidi legami tra Unione europea e Stati Uniti.
Ma, per costruire... Mi ascolti, provi ad ascoltarmi (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)...

SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non c'è alcuna possibilità di dialogo!

PRESIDENTE. Onorevoli, colleghi! Prego, onorevole Fassino.

PIERO FASSINO. Ma, per costruire solidi legami tra Stati Uniti ed Unione europea...

IGNAZIO LA RUSSA. Bravo!

PIERO FASSINO. ...serve, a maggior ragione, un'Unione europea unita e qui viene il secondo elemento critico che non corrisponde al Consiglio europeo e a ciò che in quella sede è stato deciso. Mi riferisco al documento degli otto che lei ha rivendicato.
Lei anzi ha rivendicato addirittura la sottoscrizione di quel documento da parte di otto paesi come una pietra miliare per arrivare alla risoluzione del Consiglio europeo. Mi permetto di non essere d'accordo e di pensare che invece quel documento abbia rappresentato un inciampo, un ostacolo alla ricerca di una posizione di coesione e di unità dell'Unione europea in questa crisi. Non lo dico soltanto io, che posso essere sospettato di pregiudizio essendo dell'opposizione; lo ha detto il Presidente di turno dell'Unione europea, il Presidente del Consiglio greco, che ha


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ritenuto quel documento un ostacolo alla ricerca di una posizione unitaria e coesa dell'Unione europea (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani). Ebbene, quel documento sottoscritto dagli otto - vorrei che fosse chiaro - non è condivisibile non per la solidarietà che esprime nei confronti degli Stati Uniti d'America, bensì per il tono stizzito e censorio che ha nei confronti delle Nazioni Unite. Leggetevi quel documento: esso sostanzialmente dice a Kofi Annan di sbrigarsi e di non perdere tempo; aggiunge inoltre che egli non sta ottemperando alle sue responsabilità.
Non è un documento che aveva quindi l'obiettivo di rafforzare le Nazioni Unite, il suo ruolo e la sua centralità; semmai, esso aveva un tono che ne metteva in discussione la legittimità, la forza e l'autorità. Per questa ragione, esso era un documento non condivisibile e tanto più grave perché ha spaccato l'Unione europea.
Lei ha detto nel suo discorso che la posizione di Francia e Germania è stata inopportuna perché poteva essere percepita come l'espressione di egoismi nazionali (cito le sue parole). Anche questo mi permetto di dire che è un giudizio francamente discutibile, opinabile, e in ogni caso da me non condiviso. Se infatti la crisi non è precipitata ancora in una guerra, lo si deve al fatto che, nonostante l'Amministrazione americana volesse eludere le Nazioni Unite, quella crisi invece è stata riportata nel Consiglio di Sicurezza ed è stata riportata in quella sede in primo luogo per la determinazione di alcuni paesi europei, quali la Francia e la Germania (Vivi Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani).
Se oggi ci sono più spazi per una soluzione politica alla crisi irachena, questi spazi passano per un ruolo maggiore che le Nazioni Unite hanno rispetto all'inizio di questa crisi. Questo ruolo maggiore delle Nazioni Unite dipende dal fatto che vi sono stati alcuni paesi, tra cui la Francia e la Germania, ma anche l'Inghilterra, hanno creduto molto di più di quanto facesse il Governo italiano nel lavorare affinché sempre le Nazioni Unite fossero il soggetto titolato a gestire questa crisi.
Lo stesso messaggio del Presidente della Repubblica Ciampi, che lei ha avuto naturalmente l'accortezza di citare, è stato da lei citato per l'apprezzamento che ha espresso alla linea condotta dal Governo italiano. Segnalo che questo messaggio del Presidente Ciampi è stato diramato da palazzo Chigi nella giornata di sabato alle ore 12,05, con una frase di cinque parole che recitava: apprezzamento del Presidente Ciampi al Governo Berlusconi. Alle ore 15,47, tre ore dopo, il testo del messaggio. Perché questa discrasia? Perché il messaggio in realtà apprezza il Governo laddove questo, contrariamente a posizioni assunte nelle precedenti settimane, ha finalmente detto che occorre fare leva sulle Nazioni Unite e la crisi deve essere risolta in quella sede (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Onorevole Fassino, le posso chiedere una cosa? Dovrei interromperla per il tempo, ma rispetto a chi l'ha preceduta, lei ha ancora del tempo. Lasciamo perdere il messaggio del Presidente Ciampi, per tutti, destra, sinistra e centro. Se posso, credo di operare nell'interesse comune. La prego di concludere.

PIERO FASSINO. Se lei avesse avuto la bontà di dire al Presidente del Consiglio la stessa cosa, non avrei avuto ragione di (Vivi e prolungati applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo)...
In ogni caso, ho finito.
Io sono sensibile, anzi sono così sensibile che dico che il messaggio del Presidente Ciampi non va piegato da nessuna parte e va letto nella sua integrità. E la sua integrità dice che, in primo luogo, è necessario che l'Italia ancori la sua posizione a due scelte fondamentali: centralità delle


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Nazioni Unite, unità europea. Io mi riconosco in quel messaggio e per me vale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo)!
Insomma - e ho finito davvero - quello che noi critichiamo, signor Presidente del Consiglio, non è il fatto che lei sia venuto qui, oggi, a dirci che si riconosce nelle posizioni del Consiglio europeo e che il Governo italiano vuole essere coerente con quelle posizioni. Se è così, ne prendiamo atto. Fino ad ora non è stato così e, quindi, ci permetta intanto di verificare.
Se lei effettivamente, a partire da oggi, ha deciso di assumere la posizione dei Consiglio europeo come punto di riferimento per la linea del Governo italiano, bene, è un fatto positivo, ne prendiamo atto e, se sarà così - concretamente, non soltanto nei pronunciamenti -, non troverà un'opposizione ostile e pregiudiziale. Se invece continueranno l'oscillazione, i troppi giri di valzer, le troppe dichiarazioni difformi che abbiamo ascoltato nelle scorse settimane, bene, noi non ci sottrarremo alla responsabilità di continuare a batterci affinché alla crisi irachena sia data una soluzione politica e si eviti a questo pianeta di conoscere una nuova guerra (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bondi. Ne ha facoltà.

SANDRO BONDI. Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, in momenti come questi il confronto in Parlamento dovrebbe dimostrare tutto il valore, tutta la forza della democrazia, chiamata ad assumere decisioni importanti, che influiranno sul futuro del nostro paese e sul futuro dell'ordine mondiale.
Attraverso il confronto e attraverso il dialogo, onorevoli colleghi, se sono ispirati dalla sincera volontà del bene comune e se sono liberi da pregiudizi, la democrazia consente di individuare le soluzioni che corrispondono agli interessi più profondi del nostro popolo e ai valori di libertà e di pace che ci derivano dalla nostra comune appartenenza alla tradizione cristiana.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego...

SANDRO BONDI. C'è un episodio drammatico, legato all'11 settembre 2001, che testimonia il valore che tutti attribuiamo alla libertà e alla democrazia, democrazia che è veramente una seconda natura per la nostra civiltà. Mi riferisco ai passeggeri di uno degli aerei dirottati, poi da loro stessi fatto precipitare, i quali, per decidere la propria azione disperata contro i terroristi, la mettono ai voti tra loro, la sottopongono, in quel momento drammatico, ad una procedura democratica.
Questo episodio a me sembra riassumere simbolicamente la sfida più alta in cui siamo impegnati: combattere e sconfiggere il terrorismo senza rinunciare alla nostra libertà, senza rinunciare ai valori essenziali della nostra civiltà democratica (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e del deputato Biondi).
Signor Presidente del Consiglio, condividiamo in particolare il passo del suo discorso in cui ha ricordato che il suo Governo ha continuato a lavorare in questi mesi per la pace con determinazione e con assoluta coerenza, come del resto ha riconosciuto anche il Capo dello Stato.
Questo impegno che lei ha rappresentato ha contribuito ad elevare il prestigio e l'autorevolezza dell'Italia proprio perché... (Commenti del deputato Fassino)... sì, onorevole Fassino, proprio perché (lei, onorevole Fassino, oggi, non ha fatto un discorso intellettualmente e politicamente onesto) il nostro paese ha seguito una linea responsabile, una linea coerente, volta soprattutto a mantenere la crisi irachena


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nel quadro delle Nazioni Unite (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale), diversamente da alcuni esponenti del suo partito che, invece, hanno messo perfino in discussione la legittimità delle Nazioni Unite e questo sulla base di quella complementarietà fra l'integrazione europea ed il rapporto con gli Stati Uniti d'America e con l'Alleanza atlantica che venne definita, giustamente, una scelta di civiltà.
Questo ruolo è stato ampiamente riconosciuto all'Italia e al nostro Governo e sarebbe un segno di forza, sarebbe un segno di maturità e non di debolezza se anche l'opposizione in questo Parlamento fosse pronta a riconoscerlo, dimostrando di avere a cuore gli interessi nazionali e non solo la disgrazia dei propri avversari politici.
L'Italia ha una lunga tradizione di pace ed il Governo ha assecondato e sostenuto questa inclinazione naturale alla ricerca della pace fino all'ultima, all'ultimissima ora, come lei, signor Presidente, ha, più volte, ricordato.
Noi le siamo grati di avere agito su questa linea nella convinzione che la pace può essere salvata soltanto dalla compattezza dell'occidente, dalla compattezza dell'Europa, dalla compattezza dell'insieme della comunità internazionale.
Solo essendo e mostrandoci uniti, saremo in grado di evitare e di scongiurare una possibile azione militare. Solo una chiara assunzione di responsabilità può aiutare e può evitare l'eventualità drammatica del ricorso alla forza per disarmare un regime che ha usato contro suoi vicini e contro il suo stesso popolo armi di distruzione di massa e che potrebbe usarle ancora.
Chi nega alle Nazioni Unite il diritto di imporre il disarmo ad un paese come l'Iraq invoca, sì, la pace ma, di fatto, non la favorisce e non la costruisce, anzi, può addirittura metterla a repentaglio. Costoro sono come quei pacifisti che non vedono il pericolo quando cresce, che non vedono il pericolo quando si fa incombente e che giudicano più minacciosa l'America di Bush che l'Iraq di Saddam Hussein; quei pacifisti che fingono di aver dimenticato i villaggi curdi gasati da Saddam Hussein nel 1988 e che ignorano il bisogno di libertà dell'opposizione democratica irachena; quei pacifisti che, davanti ai dittatori, come è accaduto tante altre volte nella storia, sono avvezzi a piegarsi, a chinare la testa, contribuendo così a renderli più sicuri di sé e più minacciosi. (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Perciò, signor Presidente, sottoscriviamo in pieno le sue parole: mantenere saldamente unita l'Europa restituendo all'Unione europea una sola voce ed un peso effettivo sulla scena internazionale; salvaguardare la credibilità dell'ONU dopo dodici anni di sfide dell'Iraq alla legalità internazionale; mantenere unita la coalizione mondiale contro il terrorismo formatasi dopo l'11 settembre attorno agli Stati Uniti. Queste sono, oggi, le uniche condizioni, la sola possibilità di poter disarmare l'Iraq senza la necessità di ricorrere alla forza militare. È questo il risultato più importante del vertice europeo di lunedì, al quale l'Italia ha dato un contributo importante.
Su questa base, sottoscritta da tutti i governi europei, sarebbe stato saggio - sarebbe stato saggio - ricercare e raggiungere una condivisione, anche in Italia, anche in Parlamento, più ampia rispetto a quella della semplice maggioranza. Cosa impedisce di assumere, anche in Italia, anche in questo Parlamento, un documento, una linea, un impegno votato da tutti i leader del continente europeo (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia), da Chirac a Berlusconi, da Aznar a Schroeder, da Prodi a Blair? Sì, onorevole Rutelli, anche da Tony Blair: quel Tony Blair fino a poco tempo fa osannato come faro del riformismo e dell'Ulivo mondiale ed ora, altrettanto rapidamente, considerato un guerrafondaio (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)! Cosa impedisce di fare questo? Lo impediscono, purtroppo, le vostre divisioni, colleghi dell'opposizione; lo impediscono le posizioni più radicali presenti all'interno della vostra


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coalizione; ve lo impediscono i pronunciamenti di Cofferati, che, dal suo ufficio di Milano, vi detta la linea che, lo vogliate o no, siete costretti a seguire (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega nord Padania e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI). Anche lei, onorevole Rutelli, si accoda a questa linea, salvo affermare principi che, poi, lei contraddice e nega con il voto di questa sera.
Lei, onorevole D'Alema, che quasi tutti considerano una persona intelligente (Si ride), appare, oggi, veramente in balia degli eventi e, se mi permette, anche in balia della sua stessa indole. Quando lei lancia l'accusa al Governo di essere formato - ho pudore di pronunciare questa frase - da «quattro scalzacani», al Governo lei non fa neppure un graffio, mentre la sua credibilità di uomo politico ne riceve un danno enorme (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega nord Padania e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI)! Mi creda, onorevole D'Alema, la sua credibilità di uomo politico ne risulta compromessa irreparabilmente (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Eppure, lei è stato testimone e protagonista, per ben quattro volte - per ben quattro volte -, dell'atteggiamento ben diverso tenuto dall'allora opposizione sui temi di politica estera anche quando lei era Presidente del Consiglio (anche se il modo in cui lei è giunto a quell'incarico è noto). Non voglio citare le parole da lei pronunciate in quelle circostanze né quelle che, in quest'aula, pronunciò il Presidente Berlusconi a nome dell'intera opposizione. Voglio solo ricordare il diverso senso di responsabilità, il diverso senso della misura e dell'equilibrio (Una voce dai banchi del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo: «Comunista!») che emerge fra questi due comportamenti.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...

SANDRO BONDI. A differenza di allora, l'attuale maggioranza non ha bisogno dei vostri voti! L'attuale maggioranza non ha bisogno dei vostri voti per evitare che l'Italia rischi di diventare, come nel 1997, in occasione della missione in Albania, o come nel 1999, in occasione dell'azione della NATO in Jugoslavia, lo zimbello dell'Europa, dell'Italia e del mondo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega nord Padania e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI)!
Il Governo non ha bisogno dei vostri voti, perché ha una maggioranza ampia, solida ed unita, è l'Italia che ha bisogno di un'opposizione responsabile; un'opposizione che sappia separare la battaglia delle idee dalla strumentalizzazione politica incurante degli interessi nazionali del nostro paese. È l'Italia che ha bisogno di presentarsi unita, concorde, quando ci sono prove che mettono in gioco non soltanto il nostro futuro...

PRESIDENTE. Onorevole Bondi, la invito a concludere.

SANDRO BONDI. ...ma il futuro dell'intera umanità. Concludo signor Presidente.

PIETRO TIDEI. Comunista!

SANDRO BONDI. Mentre annuncio il voto favorevole del gruppo di Forza Italia, desidero in conclusione ricordare l'impegno che dopo l'11 settembre fu preso da tutti i paesi che si strinsero attorno agli Stati Uniti d'America e che anche oggi credo dobbiamo ribadire: in primo luogo, lo ripeto, sconfiggere il terrorismo senza venir meno ai valori della democrazia e senza venir meno alla legittimità democratica della nostra azione, ma, al tempo stesso, accompagnare a qualunque eventuale azione militare anche un'azione diplomatica, un'azione politica, come primo


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passo della costruzione di un nuovo ordine internazionale fondato sulla pace, sulla giustizia e sulla libertà (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega nord Padania - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rizzo. Ci sono altri colleghi iscritti a titolo personale; è chiaro che darò due minuti a testa al termine dei quali, senza interrompere, toglierò la parola, per incominciare ad applicare subito il metodo che tutti noi rimpiangiamo. Prego, onorevole Rizzo.

MARCO RIZZO. Signor Presidente, colleghi, intervengo a titolo personale, ma so che i colleghi del mio gruppo condividono quello che dico. Noi siamo contro questa guerra senza esitazioni. Questa guerra sarà il contrario della lotta al terrorismo, sarà una guerra per il dominio, per il controllo delle risorse petrolifere.
Si è parlato spesso dell'ONU in questa vicenda; io credo ci siano due modi diversi di considerare le Nazioni Unite: un conto è favorire una ricostruzione di forza delle Nazioni Unite, di rispetto, di incisività, e un altro è il suo indebolimento.
Il Governo degli Stati Uniti sta facendo una pressione specialmente nei paesi del Consiglio di Sicurezza dell'ONU affinché vi sia un cedimento dell'ONU ad una linea guerrafondaia dell'amministrazione statunitense. Le pressioni sono finanziarie, economiche, militari. Io su questo voglio dire che saremo comunque contro la guerra, anche se l'ONU dichiarasse che questa guerra va fatta.
Si parla di legittimità in questo caso; se parliamo però di leggi legittime, ma sbagliate, sappiamo anche che ci sono esempi negativi: in Italia ci sono state le leggi razziali di Mussolini, che erano leggi sbagliate e leggi illegittime, così in Germania ci sono state le leggi di Goebbels, di Himmler, che erano leggi sbagliate ed illegittime.
Questi sono i motivi per cui voteremo a favore del dispositivo della mozione presentata da Rifondazione comunista che dice che qualsiasi intervento militare va contrastato indipendentemente dalle motivazioni di chi farà questa guerra. Certamente, voglio dire che Fausto Bertinotti avrebbe potuto considerare più favorevolmente il passo avanti che l'Ulivo ha fatto con una mozione unitaria contro la guerra (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Le ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, la manifestazione per la pace di Roma è stata un'esperienza umana e politica incancellabile, che incoraggia ad avere posizioni politiche nette contro la guerra. Hanno manifestato nel mondo 110 milioni di persone, una vera e propria avanguardia dell'opinione pubblica mondiale. Le manifestazioni chiedono che il disarmo dell'Iraq avvenga attraverso vie pacifiche, senza alternative, senza «se» e senza «ma». Purtroppo, le dichiarazioni fatte dal Presidente del Consiglio non vanno in questa direzione, anzi sembrano quelle di un altro Governo.
Per queste ragioni voterò a favore della mozione dell'Ulivo, voterò anche a favore delle altre posizioni che, con chiarezza, dicono «no» alla guerra e voterò contro le posizioni che avallano il comportamento del Governo che, sbagliando, ha già concesso l'uso di infrastrutture, non solo militari ma anche civili e quindi, di fatto, sta rischiando di coinvolgere l'Italia in questa tragica avventura.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, mentre voterò a favore della risoluzione presentata dall'onorevole Elio Vito ed altri n. 6-00051, nel testo riformulato,


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che approva l'operato del Governo, mi permetto di attirare l'attenzione di tutti i colleghi della Camera sul fatto che l'eventuale approvazione della mozione Volontè n. 1-00161 rischia di creare una qualche confusione a conclusione di questo nostro importantissimo e, mi pare, civilissimo, dibattito. Il dispositivo di quella mozione, infatti, impegnerebbe il Governo a sostenere, nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, l'esilio del dittatore e un'amministrazione fiduciaria da parte dell'ONU dell'Iraq, amministrazione fiduciaria che non è neanche prevista, credo, dalla Carta dell'ONU.
Ciascun paese può perseguire anche questo obiettivo politico, su cui il ministro degli esteri, peraltro, ha riferito e che si dice anche oggetto delle iniziative della Santa Sede; tuttavia, non è stato questo l'oggetto delle deliberazioni e delle conclusioni del Consiglio europeo le quali, desidero sottolinearlo, sono giudicate positivamente sia dalla maggioranza sia dai principali movimenti dell'opposizione di questo Parlamento.
L'onorevole Rutelli ha detto, nel suo intervento, che il riferimento a quel documento europeo è il solo punto di contatto di tutto il Parlamento: è, ha detto, il sottile filo rosso tra maggioranza e opposizione e sarebbe paradossale, onorevoli colleghi, che su questo esile filo rosso ci dividessimo e ci unissimo su una politica che non è all'ordine del giorno né della maggioranza né dell'opposizione.
Per queste ragioni, Presidente, per la chiarezza di questo dibattito e delle sue conclusioni, mi permetto di auspicare che quel documento venga ritirato e non posto in votazione (Applausi del deputato Paolone).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bandoli. Ne ha facoltà.

FULVIA BANDOLI Signor Presidente, il movimento così forte che è sceso nelle piazze del mondo è un patrimonio comune, vorrei dire agli amici e ai compagni di Rifondazione comunista e, soprattutto, all'onorevole Bertinotti. Non chiede e non vuole né padri né interpreti autentici, si organizza bene da solo, ha voci forti e chiare e chiede e trova ascolto in molte sedi. Voterò, prima di tutto, a favore della mozione dell'Ulivo ma voterò anche a favore della sua, onorevole Bertinotti, perché, pur non condividendo l'assenza di qualsiasi riferimento al regime di Saddam Hussein, ne condivido lo spirito contro la guerra (Applausi polemici del deputato Raisi).

PRESIDENTE. Onorevole Raisi, la prego.

FULVIA BANDOLI. Ma mi aspettavo che anche lei comprendesse l'importanza del fatto che tutto l'Ulivo ha fatto oggi un passo unitario presentando una mozione, anch'essa non perfetta come la sua ma, sicuramente, contraria al ricorso alla guerra. Serve anche generosità in politica, serve capire i passi, piccoli o grandi che siano. A volte ho l'impressione che per voi, in alcuni casi, alleanze e confronti non siano ritenuti utili. Per me no e soprattutto oggi ed è proprio per tenere aperto un ponte, una comunicazione, che voterò a favore di tutte e due le mozioni di opposizione che si sono pronunciate, in quest'aula, contro la guerra (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.

UGO INTINI. Signor Presidente, non si può far finta che non sia successo nulla: su un punto essenziale di politica estera, un pezzo di Ulivo si è trovato sulle posizioni di Bertinotti (abbiamo sentito gli interventi dell'onorevole Rizzo e dell'onorevole Bandoli) posizioni che vanno rispettate ma sono l'antitesi delle nostre, perché delegittimano le Nazioni Unite che sono viste, invece, da tutti i partiti socialisti e socialdemocratici europei come il baluardo della pace.
Dopo giorni di trattative lo sforzo di unità compiuto per votare un documento


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comune dell'Ulivo è stato, in parte, vanificato; questo richiede un profondo chiarimento politico (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Violante, le ricordo che anche lei ha a disposizione due minuti di tempo. Penso che lei abbia chiesto di parlare su un problema specifico legato a quanto detto dall'onorevole La Malfa.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, l'onorevole La Malfa ha posto un problema molto serio (lo ringrazio in quanto lo ha fatto con la competenza che gli è propria) al quale credo abbia accennato anche il ministro Frattini. Mi riferisco alla mozione Volontè ed altri n. 1-00161, che presenta una questione di fondo: se dovesse porsi la questione dell'esilio, impegnarsi per agevolarlo. La rimanente parte di tale mozione non è strettamente attinente alla questione dell'esilio, pertanto avevamo chiesto una votazione per parti separate. Recependo però quanto detto sia dal ministro Frattini sia dall'onorevole La Malfa dico che, se il Governo ritiene di doversi comunque muovere per agevolare l'esilio qualora si ponesse tale questione, per noi (questa, infatti, è la posizione del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo) ciò sarebbe sufficiente e non sarebbe quindi necessario votare tale mozione.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei riassumere la situazione affinché sia chiaro ciò che stiamo per fare. La mozione Volontè ed altri n. 1-00161 è complessa, al punto che era stata avanzata la richiesta di una votazione per parti separate da parte degli onorevoli Violante e Castagnetti. L'onorevole La Malfa ha sollevato un problema; l'onorevole Violante, agganciandosi all'onorevole La Malfa dice al Governo che questa mozione contiene ed è inequivocabile che sia così, in quanto essa riprende il documento che l'onorevole Pannella ha fatto sottoscrivere a gran parte dei parlamentari di tutti gli schieramenti politici...

MAURA COSSUTTA. Noi non lo abbiamo sottoscritto!

PRESIDENTE. A parte i deputati di Rifondazione comunista e quelli del gruppo Misto-Comunisti italiani, che non lo hanno sottoscritto. Onorevoli colleghi, ora non fatemi fare la conta dei sottoscrittori! Ho visto che il documento reca firme trasversali, di esponenti dei due poli, Ulivo e Casa delle libertà. Se il Governo assume l'impegno (questo mi pare di capire, e dico ciò per dare la parola al ministro Frattini sapendo che cosa gli chiediamo, altrimenti si crea ulteriore confusione) di operare, se i margini esistono, in quella direzione (se tali margini esistano lo può sapere solo il Governo e non certo noi), cioè se il ministro Frattini o, a maggior ragione il Presidente del Consiglio, si impegna in Parlamento, in quel caso, e solo in quel caso, i gruppi dovrebbero valutare l'ipotesi del ritiro della mozione Volontè ed altri n. 1-00161.
Ritengo che ciò che sta avvenendo sia un fatto importante. È questa la questione su cui dovrò rispondere il Presidente del Consiglio.
Onorevole Presidente del Consiglio, la prego di attenersi a tale aspetto, perché un suo intervento su altra materia riaprirebbe il dibattito; dato però che su tale questione è stato direttamente chiamato in causa il Governo, sono ben lieto di darle la parola. La questione è quella dell'esilio di Saddam Hussein. Prego, onorevole Presidente del Consiglio.

SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Stiamo operando ed abbiamo operato per questa soluzione; non soltanto per questa soluzione, ma anche per cercare il modo di poter offrire, a chi dovesse accettare la via dell'esilio, opportune garanzie, con l'autorevolezza di enti internazionali che le possano poi mantenere. Abbiamo operato per certi


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sistemi di disvelamento delle armi e degli arsenali, che ancora non sono stati evidenziati; abbiamo operato, e stiamo operando, per convincere il dittatore a dare garanzie precise alla comunità internazionale: per esempio, dando spazio all'opposizione entro un periodo di tre mesi, garantendo libere elezioni entro un periodo determinato, garantendo i diritti civili ed i diritti umani. Tutto questo lo stiamo facendo in un ambito di riservatezza - che è d'obbligo - non soltanto con un paese arabo, che si è offerto per la mediazione, ma con diversi paesi, tenendo costantemente informati al riguardo l'Amministrazione americana ed il Presidente di turno del Consiglio dell'Unione europea Kostas Simitis.

PRESIDENTE. Ritengo che questo sia sufficiente. Devo però rivolgermi al gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro perché è il depositario di questa mozione. Onorevole Volontè, è sufficiente la garanzia data con questa dichiarazione da parte del Presidente del Consiglio dei ministri?

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, mi sembra che la garanzia del Presidente del Consiglio faccia seguito alle parole già pronunciate dal ministro Frattini e sia rafforzativa in questa direzione; penso raccolga il consenso di tutta l'Assemblea. Ritiro, quindi, la mia mozione.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, poiché avevamo sottoscritto la mozione in questione ed avevamo presentato una richiesta di voto per parti separate, anche noi non insistiamo per la votazione.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, anche l'onorevole Boato aveva fatto propria la mozione per cui ha diritto di parlare. Infatti, se insistesse per la votazione, dovremmo procedere in questo senso. Prego, onorevole Boato, ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, chiederei un momento di attenzione. Ho ascoltato con grande rispetto ed anche con grande interesse ciò che ha detto poco fa il Presidente del Consiglio. Qualcosa di ciò che ha detto essere riservato era trapelato sui giornali ed anche del titolare del paese arabo cui egli ha fatto riferimento - e che non ripeto in quest'aula - si era già letto.
Signor Presidente, non vorrei fare forzature, perché ho capito cosa sta avvenendo in quest'aula e non mi riferisco al Presidente del Consiglio, che non ha alcuna responsabilità su un fatto parlamentare. Tuttavia, tutto ciò che è avvenuto oggi in quest'aula rispetto a questa vicenda è poco serio e lo voglio dire con franchezza (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Fuori dall'aula vi è stata un'iniziativa che ho condiviso e che ha interessato 60 deputati della maggioranza e 60 dell'opposizione, forse qualche altro in più, promossa da Marco Pannella e dai radicali. Personalmente, ho anche sollecitato più volte i diretti interessati, se lo avessero ritenuto opportuno (perché non mi approprio di iniziative altrui: le firmo, ma non me ne approprio!), affinché, come molte altre volte ho fatto in quest'aula, io od altri ci rendessimo tramiti della raccolta di firme della maggioranza e dell'opposizione a sostegno di un'eventuale risoluzione che non avrei scritto io. Signor Presidente, questa iniziativa...

PRESIDENTE. Onorevole Boato, lei esprime un giudizio politico legittimo...

MARCO BOATO. Signor Presidente, mi lasci completare il mio pensiero; può concedere anche a me due minuti, signor Presidente?


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PRESIDENTE. Onorevole Boato, è già passato minuto.

MARCO BOATO. Signor Presidente, mi lasci completare il mio pensiero: in genere non abuso del suo tempo (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Onorevole Boato, ha un minuto e deve utilizzarlo.

MARCO BOATO. Il gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro ha preso da solo...

PRESIDENTE. Lo ha già detto prima!

MARCO BOATO. Mi lasci completare il mio pensiero! O lei è il censore anche di ciò che uno dice? Lei, infatti, ha censurato Fassino...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Boato.

MARCO BOATO. Oltretutto, lei sa quanto rispetto nutro per ciò che lei sta facendo (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...
Il gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro ha fatto sua questa iniziativa con un testo in parte condivisibile ed in parte no ed avrei ritenuto opportuna la votazione per parti separate. Mi sembra, peraltro, che i gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo, che prima di me avevano sottoscritto la mozione, avessero avanzato questa richiesta. Adesso, siamo di fronte al fatto che si chiede di non votarla più, ma con un'obiezione, mossa per primo dal ministro Frattini, che non sta in piedi. È chiaro che non riceveremo mai un minuto prima il consenso dal diretto interessato o dal suo paese all'esilio: noi verremo a conoscenza dell'eventuale esilio un'ora dopo che si sarà realizzato. Questo è l'ABC di una vicenda di questo genere.
Detto ciò e considerato il fatto che i colleghi del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa, che insieme a me avevano sottoscritto la mozione, sono in forte dissenso con l'operazione che adesso sta avvenendo, signor Presidente, non mi sento (perché ho capito in che senso lei ha operato) di effettuare una forzatura. Pertanto, rinuncio anch'io alla richiesta di votazione, ma dico che, in ordine a questa vicenda, tutto, in quest'aula, è stato poco serio (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Onorevole Boato, non voglio fare il censore, però tutto il suo ragionamento avrebbe avuto una logica se lei avesse mantenuto la richiesta di votazione (Commenti del deputato Boato). Il finale del suo ragionamento...

MARCO BOATO. L'ho fatto per rispetto a lei!

PRESIDENTE. Ho capito, ma tutto questo dibattito è avvenuto alla luce del sole. Mi augurerei che dibattiti come questo avvenissero tutti alla luce del sole, anche perché il Presidente del Consiglio, al riguardo, ha assunto un impegno che, a mio parere, ha valore politico ed istituzionale (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PINO PISICCHIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Questo problema è chiuso! Onorevole Pisicchio, non posso darle la parola su questo...

PINO PISICCHIO. Signor Presidente, chiedo che la mozione in questione venga posta in votazione per parti separate. Avendola sottoscritta, credo di poterlo chiedere (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il discorso è chiarissimo.
La legittima richiesta che lei formula, può essere avanzata da un gruppo o dieci


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deputati. Allora, se lei adesso mi dice i nomi dei dieci deputati, noi metteremo in votazione la mozione.
I deputati che insistono per la votazione sono pregati di alzare la mano. Vedo Intini, Pisicchio, Villetti, Mastella, Ostillio, Mazzuca Poggiolini, Cusumano, Potenza, Giachetti, Buemi... Sono dieci, quindi la mettiamo in votazione.

IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente propongo che la mozione Volontè ed altri n. 1-00161 venga votata per parti separate nel senso di votare congiuntamente la prima parte del primo capoverso della parte motiva e la prima parte del dispositivo. Complessivamente la prima parte da votare risulterebbe essere la seguente: «La Camera dei deputati, premesso che il punto di partenza per una soluzione politica della questione irachena risulterebbe essere l'esilio del dittatore Saddam Hussein»... «impegna il Governo a sostenere presso tutti gli organismi internazionali e principalmente presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l'ipotesi di un esilio del dittatore iracheno». La seconda votazione dovrebbe, invece, riguardare la parte restante della mozione.

OLIVIERO DILIBERTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, intervengo brevemente per chiedere all'Assemblea di non aggiungere alla tragedia di una guerra possibile anche il grottesco di un Parlamento italiano che vota sull'esilio di un Capo di Stato estero. Francamente mi sembra grottesco! È come se il Parlamento iracheno votasse l'esilio del Presidente Berlusconi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale a cui si associano i membri del Governo)! Potrei essere anche d'accordo ma non parteciperei a quel voto!
Noi, dunque, non voteremo né in un senso né nell'altro perché ciò è grottesco.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Filippo Mancuso, al quale ricordo che ha due minuti a disposizione. Ne ha facoltà.

FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, si dice che la farsa e la tragedia, talvolta, si succedano. Qui, invece, stanno andando insieme.
Non più di un paio d'ore fa il ministro Frattini ha confidato alla Camera che Aziz gli avrebbe assicurato che giammai Saddam avrebbe lasciato per l'esilio il proprio paese. Ora il Presidente del Consiglio ci invita a sottoporre alla nostra attenzione l'esatto opposto (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, facciamo terminare l'onorevole Filippo Mancuso.

FILIPPO MANCUSO. Ci invita a discutere e votare l'esatto opposto!

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ma chi?

FILIPPO MANCUSO. Troviamo più grave la tragedia della guerra o la farsa di questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)?

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
Onorevoli colleghi, ricordo (In una tribuna riservata al pubblico alcuni visitatori indossano una maglietta recante la scritta: «NO WAR» - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)... Dispongo l'allontanamento dalla tribuna degli autori dell'atto di protesta (I commessi ottemperano all'invito del Presidente).
Ricordo che sono state ritirate le mozioni Rizzo ed altri n. 1-00141, Diliberto


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ed altri n. 1-00156 (Nuova formulazione), Violante ed altri n. 1-00157 e Mastella ed altri n. 1-00158.

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