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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Giandomenico. Ne ha facoltà.
REMO DI GIANDOMENICO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento oggi in esame dimostra come il Parlamento possa fornire risposte adeguate a problemi importanti che riguardano la vita del paese quando, naturalmente, vi sia la volontà politica di realizzare tali obiettivi. Esso interviene nel delicato settore della comunicazione politica attraverso il mezzo radiotelevisivo.
Si tratta di una materia che ha impegnato il legislatore negli ultimi anni nel definire regole precise volte ad evitare squilibri nell'uso del sistema radiotelevisivo per la diffusione di programmi contenenti opinioni e valutazioni politiche sia nel periodo della campagna elettorale, sia al di fuori di essa. In tale opera di adeguamento della legislazione, purtroppo, si sono creati alcuni problemi applicativi che hanno richiesto un intervento sollecito cui si provvede con il disegno di legge che andiamo ad approvare.
Nel suo complesso, il provvedimento in esame definisce un regime particolare in materia di par condicio per le emittenti radiofoniche e televisive locali. Gli adempimenti previsti dalla legge per la comunicazione politica sono semplificati al fine di ottenere una maggiore disponibilità ad ospitare programmi di comunicazione politica. L'obiettivo è, quindi, quello di realizzare, valutando gli obblighi a seconda del soggetto che eroga il servizio, il più ampio pluralismo informativo territoriale a tutto vantaggio dell'informazione per i cittadini.
Le emittenti locali, fino ad oggi, hanno evitato di svolgere tale funzione per la presenza di obblighi imposti dalla legge n. 28 del 2000. Tali obblighi sono sproporzionati in relazione alle dimensioni delle emittenti. La situazione è stata evidenziata dalla Corte costituzionale che, pur ritenendo legittima costituzionalmente la legge, ha indicato tali limiti nella motivazione della sentenza n. 155 del 2002. Queste sono le ragioni che hanno spinto sia il Governo sia i colleghi parlamentari a presentare una proposta sulla quale si è aperto un confronto sereno e costruttivo che ha portato al provvedimento che ci accingiamo ad approvare.
L'istruttoria e l'esame in Commissione hanno consentito di colmare alcune lacune del provvedimento integrandone il contenuto. Il lavoro svolto, a nostro giudizio, rende il testo più completo e chiaro. Riteniamo, quindi, sia stato realizzato un testo non solo politicamente, ma anche qualitativamente migliore. A nostro giudizio, i contenuti consentiranno di realizzare i necessari correttivi alla legge. Sarà, quindi, possibile attuare in maniera più completa alcuni principi fondamentali di rilievo costituzionale come la libera partecipazione dei cittadini alla vita democratica del paese, la libertà di espressione ed il pluralismo nei mezzi di informazione.
Tra i punti maggiormente apprezzabili della legge riteniamo particolarmente utile il ricorso a forme partecipative nella definizione di regole che assicurano soluzioni tecniche più semplici la cui certezza ed efficacia è assicurata dalla trasformazione in decreto del codice di autoregolamentazione e dalla cornice normativa che, comunque, regola la materia. Sullo schema di codice di autoregolamentazione predisposto dalle associazioni rappresentative delle emittenti radiofoniche e televisive
si esprimono, peraltro, anche le Commissioni parlamentari realizzando, così, una forma di controllo politico generale.
I poteri di vigilanza e controllo che la legge attribuisce all'autorità per le garanzie nelle comunicazioni rappresentano un adeguato presidio al corretto utilizzo di tali strumenti. Riteniamo, molto importante, inoltre, il giudizio favorevole già espresso dall'autorità per le garanzie nelle comunicazioni sul testo del disegno di legge. Questo ci rafforza nella convinzione che il provvedimento in esame possa raggiungere i suoi obiettivi migliorando il quadro giuridico vigente in materia.
Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del gruppo dell'UDC (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (UDC)).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.
RENZO LUSETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, il gruppo parlamentare della Margherita, Democrazia e Libertà voterà convintamente a favore del provvedimento in esame in virtù dell'accoglimento di tanti emendamenti che hanno migliorato in maniera determinante questo provvedimento che riforma la legge del 22 febbraio 2000, n. 28. Tale legge prevedeva obblighi e limitazioni all'attività informativa delle imprese radiofoniche e televisive locali che risultavano molto complessi e, in certi casi, anche eccessivi per le dimensioni relativamente piccole delle suddette imprese locali.
La legge n. 28 del 2000 ha manifestato qualche difficoltà e poiché è giusto che si verifichino nel concreto le distorsioni prodotte da alcuni provvedimenti sul piano della loro applicazione concreta, è opportuno allora che il Parlamento corregga queste distorsioni. L'attività di informazione e di comunicazione politica durante le campagne elettorali è stata in qualche modo ridotta al minimo; pertanto, con questo provvedimento vogliamo rivolgere una maggiore attenzione all'interesse dei cittadini, i quali devono ricevere un'adeguata informazione politica durante le campagne elettorali: mi riferisco soprattutto alle campagne elettorali amministrative (regionali, comunali e provinciali). Come ho avuto modo di dire in sede di discussione sulle linee generali di questo provvedimento, ritengo si debba fare in fretta, perché vi sarà un primo turno di elezioni amministrative fra qualche settimana, poi ve ne sarà un altro, sempre di elezioni amministrative, l'anno prossimo e, in seguito, vi saranno le elezioni regionali del 2005.
È quindi giusto che vi sia un intervento organico, come quello che stiamo facendo oggi noi in Parlamento, ma anche rapido, auspicando che l'altro ramo del Parlamento possa procedere in modo altrettanto veloce rispetto ad un tema così importante. D'altra parte vi è un numero elevato di emittenti locali che, avendo anche diversi orientamenti culturali ed editoriali, chiedono ed offrono una garanzia di pluralismo nell'informazione e nella comunicazione politica.
Le proposte formulate dall'opposizione, anche in Assemblea oltre che in Commissione, sono state accolte, dopo un incontro con il Governo e con la maggioranza, e pertanto mi pare vi siano le condizioni per procedere all'espressione di un voto favorevole su questo provvedimento.
Ribadisco l'importanza della scelta dei «due motori» principali di questo provvedimento. Il primo elemento è il codice di autoregolamentazione, definito in primo luogo dalle principali associazioni di categoria del settore. Al riguardo, è ovvio che anche se l'emendamento formulato dal sottoscritto non è stato accolto, perché considerato pleonastico, tuttavia esso serviva per rafforzare l'idea che le organizzazioni devono essere nazionali. Inoltre, è ovviamente a vantaggio del codice di autoregolamentazione la mancanza di una frammentazione del mondo associativo di categoria, ma al contrario una sorta di accorpamento che consente una definizione più rapida del codice di autoregolamentazione.
Il secondo elemento, molto importante, è quello di mantenere in vigore le norme in materia di messaggi politici autogestiti. Dico ciò perché vi sono forze politiche che non hanno risorse finanziarie per poter accedere alla comunicazione politica radiotelevisiva, soprattutto a livello locale; e dico ciò perché questi messaggi autogestiti sono rimborsati dalla regione. In proposito, faccio appello al Governo, al ministro e al sottosegretario Baldini perché si facciano carico di non lasciare sole le regioni. Dato che questo Governo fa finta di essere federalista, proponendoci ad ogni piè sospinto la devolution, ma poi alla fine taglia i fondi a tutto il comparto regioni ed enti locali, mi auguro che vi sia un impegno forte affinché anche attraverso questo strumento si dia una mano alle regioni a pagare questi messaggi autogestiti, sempre per garantire il pluralismo dell'informazione e della comunicazione politica nel mondo dell'emittenza radiotelevisiva locale.
Voglio specificare che questa sorta di abolizione della par condicio non deve costituire una premessa od un impegno per il livello nazionale. Sappiamo che è tutt'altra cosa, in quanto a livello nazionale esiste un duopolio, che di fatto maschera un monopolio, con tutt'altre dimensioni e tutt'altre caratteristiche. Parliamo di un altro pianeta che sarà oggetto di discussione in altra sede, visto che il disegno di legge Gasparri è attualmente in discussione in Commissione.
Dunque, questo provvedimento non deve assolutamente costituire la premessa per un discorso di carattere nazionale, ma è importante per favorire quel mondo di piccole e medie imprese che gestiscono tutto il sistema radiotelevisivo locale, che ha bisogno di norme certe che garantiscano pluralismo e comunicazione politica. Magari questo pluralismo di comunicazione ci fosse anche a livello nazionale, ma non lo vedo! Comunque, cominciamo dal livello locale per aprire qualche piccola breccia a livello nazionale, in quanto la liberalizzazione serve per garantire il pluralismo dell'informazione anche a livello nazionale.
Per questi motivi il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo esprimerà, in maniera piena e convinta, un voto favorevole sul presente provvedimento, grazie soprattutto all'accoglimento da parte da maggioranza e del Governo dei nostri emendamenti migliorativi del testo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Butti. Ne ha facoltà.
ALESSIO BUTTI. Signor Presidente, francamente per qualche minuto, ascoltando gli interventi dei colleghi della sinistra, in particolar modo quello del collega Lusetti...
RENZO LUSETTI. Sono di centrosinistra!
ALESSIO BUTTI. ... e soprattutto quello del collega Leoni, ho pensato di sognare.
Infatti, l'onorevole Leoni ha espressamente ammesso che la legge n. 28 del 2000, quella sulla par condicio, era ed è una legge incredibilmente illiberale e non applicabile per l'emittenza locale. Inoltre, ha riconosciuto - in quanto il centrosinistra ha apportato qualche correttivo al disegno di legge del Governo - che la legge del 2000 appesantiva e complicava una vita già difficile per le centinaia di emittenti radiofoniche e televisive locali presenti nel paese.
Quindi, ben venga ogni ravvedimento, ogni resipiscenza, ma voglio ricordare che il centrodestra - e, in particolare, Alleanza nazionale - avversò fieramente quella legge voluta dalla sinistra...
RENZO LUSETTI. Centrosinistra!
ALESSIO BUTTI. ... e lo fece argomentando nel dettaglio la totale inapplicabilità dei principi della legge stessa al complicato mondo dell'emittenza locale. Lo facemmo nella discussione in Commissione ed anche durante l'esame in Assemblea ma ahimè, non fummo ascoltati! E non fummo ascoltati in quanto erano imminenti
le elezioni regionali e l'obiettivo della sinistra era semplicemente quello di silenziare l'informazione della televisione perché bisognava battere Berlusconi e il centrodestra e sull'altare di questa battaglia, tra virgolette, politica è stato sacrificato il mondo dell'emittenza locale.
Quindi, ora, assistere supinamente al film della sinistra che, come si dice dalle nostre parti, se la canta e se la suona senza proferire alcuna parola, francamente, non ci sembra corretto. Il mondo delle emittenti locali è stato sistematicamente ignorato dalla sinistra per cinque anni e i primi provvedimenti utili per queste centinaia di piccole e medie imprese, che generano un importante indotto nel paese, sono targati centrodestra. Infatti, non può essere disconosciuto l'impegno del Governo e, in particolar modo, del ministro Gasparri e non possono essere disconosciuti i risultati già ottenuti in questo primo anno e mezzo di legislatura.
Dunque - ripeto - ogni ravvedimento è apprezzabile, ma ciò non nasconde la responsabilità del centrosinistra rispetto a quella legge funesta - la legge n. 28 del 2000 - che di fatto penalizzava il mondo dell'informazione e, quindi, dell'emittenza locale. Quella legge, oggi, è stata finalmente corretta, grazie all'iniziativa del Governo ed è opportuno che questo non si dimentichi.
In conclusione, preannuncio il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, colleghi, capisco che il collega Butti di Alleanza nazionale, essendo presente in aula il ministro Gasparri, dovesse fare - come dire - un atto di devozione e di omaggio al proprio ministro per ragioni di partito (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
ALESSIO BUTTI. Sei un poveretto!
MARCO BOATO. Credo, però, che ciò sia un po' singolare, perché qui non stiamo sopprimendo la legge sulla par condicio che è una legge fondamentale per garantire un minimo di pluralismo nella comunicazione politica. Qui stiamo modificando la legge sulla par condicio, che resta pienamente in vigore, per quanto riguarda le emittenti locali. Basterebbe che il collega Butti prendesse il testo di legge stampato....sulla colonna sinistra sull'allegato ....e poi lo confrontasse con il testo. Signor Presidente, il microfono non funziona, ci sono interferenze.
ALESSIO BUTTI. Se qualcuno ti deve suggerire, metti l'auricolare!
PRESIDENTE. Onorevole Boato, che succede?
MARCO BOATO. Colleghi, avete qualche telefonino da spegnere?
PRESIDENTE. Onorevole Boato, la invito a cambiare postazione. Evidentemente, vicino a lei ci sono telefoni cellulari.
MARCO BOATO. Signor Presidente, non vorrei che queste interferenze venissero imputate a chi sta parlando. Chi sta parlando viene danneggiato da quanto sta avvenendo. Comunque, riprendo.
Basta che il collega Butti di Alleanza nazionale ed anche il suo ministro prendano il testo che abbiamo all'esame dell'Assemblea e confrontino la colonna di sinistra dell'allegato, che porta il testo originariamente presentato dal ministro Gasparri, con la colonna di destra, che propone il testo così come modificato in base ad emendamenti presentati dai gruppi dell'Ulivo. A questo proposito, vorrei ringraziare, in particolare, Luca Paci che ha collaborato con noi parlamentari dell'Ulivo nell'elaborazione di questi emendamenti. Non mi costa nulla ripetere, anche nella dichiarazione di voto finale, che ho dato atto lealmente dell'interlocuzione positiva che abbiamo avuto con il sottosegretario Baldini, con il relatore, con
il presidente della Commissione ed anche con la maggioranza della Commissione. Tuttavia, se questo disegno di legge può essere approvato da quest'Assemblea quasi all'unanimità - mi pare con l'eccezione dei colleghi di Rifondazione comunista -, è perché il testo è frutto di un lavoro di rielaborazione, di correzione e di integrazione svolto di comune accordo fra i gruppi dell'Ulivo, trovando un riscontro positivo da parte del Governo e della maggioranza. Lo ripeto per il collega Butti che, forse, non se ne è accorto, perché non facendo parte della I Commissione, non ha partecipato ai nostri lavori.
Devo anche ripetere che, per i lavori della Commissione affari costituzionali, è stata di enorme utilità l'audizione che abbiamo svolto con Enzo Cheli, presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. In quella audizione, che ovviamente il Parlamento poteva recepire o meno, sono stati espressi, in sintonia con le nostre proposte emendative, una serie di rilievi critici, avanzati, con il garbo e con la correttezza propri del presidente Cheli, sul testo originario del disegno di legge. Ciò ha indotto tutti alle correzioni e alle integrazioni che abbiamo fatto in Commissione e, di comune accordo, anche in Assemblea, accogliendo tutti insieme gli emendamenti della stessa Commissione.
Questa è la verità sulla storia del disegno di legge al nostro esame. Se poi qualcuno, per ragioni un po' meschinamente di partito - collega Butti, a me pare che ciò non faccia onore né a lei né al suo ministro, che in questo momento è in aula -, pretende di volgere un fatto positivo in una volgare, bassa e piccina polemica strumentale, ovviamente, si assume la responsabilità di quello che dice. Oltretutto, si è trattato di un fatto positivo che si verifica raramente in questo Parlamento: è stato un esempio di dialogo tra maggioranza, opposizione e Governo, di ampia convergenza sulle proposte emendative, di assunzione collegiale di responsabilità. Ma, il rappresentante di Alleanza nazionale questa piccola e meschina operazione ha fatto, poco fa, in quest'aula (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
ALESSIO BUTTI. Studia prima di parlare!
MARCO BOATO. Tuttavia, voglio concludere, signor Presidente, signor rappresentante del Governo e colleghi, ritornando sull'aspetto positivo del lavoro che abbiamo svolto. Lo ripeto, succede raramente e quasi sempre c'è il muro contro muro nelle Commissioni ed in aula. In questo caso, abbiamo saputo dialogare, confrontarci, misurarci con i problemi reali che erano proposti da questo disegno di legge e cambiarlo nelle parti essenziali in cui è stato cambiato per ottenere quel risultato, che fra poco verificheremo, che vede, non dico l'unanimità ma una larghissima convergenza del voto in quest'aula a cui si associa il voto del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, devo dire che mi sorprende l'intervento del collega di Alleanza nazionale - non per il suo contenuto che, ovviamente, lo riguarda e non merita alcuna particolare controindicazione o argomento contrario - perché, evidentemente, lui non ha neanche letto cosa stiamo approvando. Infatti, uno dei principali miglioramenti che abbiamo ottenuto in Commissione era quello di non approvare un testo autonomo, ma di inserire la proposta di legge del Governo nella legge n. 28 del 2000, proprio perché si voleva confermare l'impianto della legge del 2000. In altre parole, nel confermare l'impianto della par condicio noi facevamo alcune deroghe procedimentali - e nulla di più - rispetto alle regole previste per le emittenze nazionali.
Se qualche ripensamento c'è stato, io credo che questo oggi lo abbia avuto questa maggioranza. Vorrei ricordare al collega di Alleanza nazionale che sulla legge n. 28 del 2000 fu messo in atto un ostruzionismo violento perché in quell'occasione fu detto che era una legge liberticida, e fu detto di tutto. Oggi, questa
maggioranza, insieme con noi dell'opposizione, vota a favore di una proposta di legge che conferma pienamente i principi della legge n. 28 del 2000. Questo è il dato oggettivo e il ripensamento che c'è stato non è certo il nostro: noi siamo perfettamente coerenti con i principi che abbiamo affermato nel 2000. Chi ha ripensato completamente la materia, evidentemente, è l'attuale maggioranza perché, rispetto all'ostruzionismo messo in atto nel 2000 contro i principi della par condicio, oggi invece approva una proposta di legge che, appunto, ribadendo i principi della par condicio, si limita ad eliminare alcune complessità procedimentali di quella legge per le emittenze locali. Questo è quanto stiamo votando: evidentemente, non è stato capito bene cosa stiamo votando. Addirittura, abbiamo dato mandato alle associazioni di categoria - questo mi sembra molto importante - di autodisciplinarsi nel rispetto dei principi della legge n. 28 del 2000. Pertanto, noi non abbiamo minimamente cambiato posizione e siamo profondamente convinti, come lo eravamo nel 2000, che i mezzi di comunicazione sono fortemente condizionanti l'elettorato. Sono mezzi attraverso il quale si può condizionare in maniera determinante il voto di un elettorato in una democrazia: lo eravamo convinti nel 2000, lo siamo tuttora.
Quindi, noi continuiamo ad essere profondamente convinti che occorrano regole precise per evitare che attraverso le emittenze nazionali e locali si possa condizionare la politica di un paese. Mi fa piacere che oggi ne sia convinta anche la maggioranza che vota a favore di questo provvedimento. Mi auguro che quelli che oggi votano questo provvedimento si ricorderanno di aver votato questo principio - in altre parole, che attraverso le televisioni si condiziona la vita politica di un paese - la prossima settimana, quando discuteremo sul conflitto di interessi, dove il ministro Frattini, invece, ci ha spiegato che le televisioni non condizionano minimamente la vita politica di un paese. Non so come la maggioranza voterà la prossima settimana in coerenza con quello che sta votando oggi, perché noi oggi affermiamo all'unanimità una norma per cui in sede di emittenza radiotelevisiva occorrono principi di par condicio, di garanzia, di grande trasparenza dal momento che attraverso questi strumenti di comunicazione di massa si può condizionare l'elettorato.
Questo principio noi lo affermiamo oggi - ma lo avevamo già affermato nel 2000, mentre voi facevate ostruzionismo - e lo affermate anche voi votando questo provvedimento. Vedremo cosa succederà la prossima settimana se, come immagino, cambierete idea poiché si tratterà di negare che il Presidente del Consiglio si trova in una situazione di conflitto di interessi gigantesco.
Detto questo, vorrei semplicemente dire altre due cose. In primo luogo, mi sembra che rispetto alla proposta originaria vi siano stati profondi cambiamenti, e questo grazie al contributo dell'opposizione che - debbo dirlo - è stato accettato dalla maggioranza e dal sottosegretario, con il quale abbiamo dialogato in piena correttezza; se questo avvenisse più spesso credo rappresenterebbe un bene per il nostro paese. Quindi, mi sembra che il risultato finale sia profondamente diverso da quello iniziale.
L'altro argomento che volevo sottolineare concerne l'importanza dell'adozione del sistema dei codici di autoregolamentazione. Si tratta di un sistema che abbiamo sperimentato solo una volta in questo paese in materia di diritto di sciopero; a mio avviso, si tratta di un metodo sul quale bisognerebbe insistere perché garantisce la partecipazione di tutti gli interessi in gioco rispetto alle norme che si producono. In un'evoluzione legislativa che vede sempre più il Parlamento esautorato dalla sua principale funzione - poiché si approvano molti decreti-legge del Governo o leggi di delegazione con criteri e principi generali di assoluta genericità - riuscire ad approvare norme che prevedano la partecipazione degli interessi collettivi nell'elaborazione di testi normativi, mi sembra un fatto estremamente positivo. In questo modo, si eviterebbe di produrre
norme attraverso la partecipazione della burocrazie ministeriali che non brillano né per chiarezza né per validità.
Quindi, da questo punto di vista, annuncio che il mio gruppo esprimerà un voto favorevole su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, approfitto per ribadire che il voto del gruppo di Rifondazione comunista sull'articolo 1 va inteso come voto contrario, come contrario sarà il nostro voto sul provvedimento.
Stiamo parlando di una questione molto delicata, come già hanno sottolineato i colleghi. La legge n. 28 del 2002 è frutto di una sintesi e rappresenta un punto di approdo importante e delicato che fissa dei principi - che noi abbiamo condiviso e che condividiamo -, i quali, tuttavia, non sono esenti da critiche nel momento in cui si traducono in concreta regolamentazione. Si tratta di una regolamentazione che, fin qui, ha subito il condizionamento della logica maggioritaria che fa capo al nostro sistema elettorale e che, di fatto, quindi, nonostante gli importanti principi affermati, non ha mai trovato piena soddisfazione dal punto di vista della parità di trattamento e del pluralismo politico e culturale.
Questi aspetti, che hanno a che fare direttamente con la democrazia e che per questa ragione sono di particolare interesse ed importanza, oggi sono particolarmente sentiti proprio in virtù della situazione che viviamo - caratterizzata da questo irrisolto conflitto di interessi -, ma soprattutto in relazione alla crisi della RAI, credo ormai non più procrastinabile. Al riguardo noi, come gli altri gruppi facenti parte dell'opposizione, sollecitiamo una soluzione al problema e le dimissioni degli ultimi componenti del consiglio di amministrazione.
Questa crisi la dice lunga sull'incapacità di affrontare serenamente e con grande responsabilità il problema relativo all'informazione ed alla democrazia. Le emittenti locali, televisive e radiofoniche rivestono, comunque, un'importanza fondamentale. È per questa ragione che avevamo condiviso in via di principio l'opportunità di ragionare su una diversa regolamentazione. L'evidenza non può essere negata poiché la difficoltà dell'applicazione di regole particolarmente rigide era sotto gli occhi di tutti.
Tuttavia, pensiamo non vi sia stato un adeguato approfondimento in merito che consentisse di prendere in considerazione tutti gli aspetti. Non è un caso che nel nostro emendamento alternativo abbiamo previsto che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni emanasse un nuovo regolamento per le emittenti locali che fosse il frutto di una consultazione proprio con i protagonisti di questo settore. Prevedere un'autoregolamentazione in via di principio non è sbagliato, ma sono certa che tutto si ridurrà di fatto a due questioni: in primo luogo, i soggetti che parteciperanno al tavolo della concertazione saranno sostanzialmente tre (erano due, ma in seguito all'approvazione degli emendamenti - sono stati accolti dal Governo e dal relatore - sono diventati tre); in secondo luogo, la problematica si ridurrà ad una questione economica.
La crisi economica che ha a che fare con questo settore particolare - lo ha già affermato il collega Giulietti - non può essere risolta certamente con questo provvedimento. Pertanto, non siamo d'accordo che tutto si riduca a questa partita: il risultato finale che temiamo - probabilmente sarà l'esito quasi scontato - è che vi sarà una modifica sulle tariffe, nel termine degli sconti, che affronterà in parte i problemi delle emittenti locali, ma introdurrà una disparità di trattamento, per quanto riguarda l'accesso al servizio delle emittenti locali, con riferimento ai partiti, ai candidati e alle candidate. Pertanto, ci si limiterà ad un intervento su questo fronte, anche con riferimento ai contenitori di messaggi autogestiti e alle comunicazioni politiche che verranno collocati in orari probabilmente difficilmente
appetibili nel corso della giornata o della serata, senza affrontare i problemi di gestione avvertiti non solo dalle emittenti locali, sotto il profilo dell'applicazione della legge n. 28 del 2000, ma anche probabilmente dalle emittenti nazionali che, per questa ragione, avrebbero bisogno di un contributo dei giornalisti, dei produttori, di coloro che conoscono il mestiere, di una responsabilità e di una professionalità che in questo caso viene negata. Ad esempio, in questo caso viene prevista, per quanto riguarda la federazione nazionale della stampa e l'ordine dei giornalisti, una consultazione, ma noi pensiamo che tali soggetti potrebbero e dovrebbero essere proprio i protagonisti di questo nuovo regolamento.
Dal punto di vista concreto della gestione del provvedimento, sotto il profilo dei principi, rischiamo di aver determinato un precedente pericoloso e che si neghi un principio (nonostante si affermi che invece i suddetti vengano confermati). Rischiamo, inoltre, di non risolvere, in maniera completa, i problemi che sono emersi nel corso di questi anni perché i medesimi non si riducono a questioni economiche e non si esauriscono nella concertazione e nella nuova definizione di tariffe. Proprio in virtù di questi principi che vengono disattesi, si crea un precedente, senza, a nostro avviso, affrontare compiutamente tutte le problematiche inerenti ad una partita come questa.
In Commissione è aperta la questione della legge Gasparri; in tale contesto ritengo che la problematica sia stata affrontata in modo comunque apprezzabile per il percorso che si è svolto in Commissione, ma penso anche che l'esito sarà assolutamente insoddisfacente sul piano generale dei principi. Poiché ciò non credo sia positivo, esprimeremo un voto contrario sul provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, finalmente stiamo affrontando una problematica che rappresenta un nodo irrisolto. Ritengo sia necessario svolgere una breve cronistoria perché ho ascoltato tanti interventi e alcuni li definirei fuori luogo o, perlomeno, non rispettosi di ciò che è stato il percorso che ci ha portato a discutere in merito al provvedimento in esame.
Ricordo che quando il Governo D'Alema presentò il disegno di legge sulla par condicio noi fummo tra coloro che, pur condividendo inizialmente la necessità di intervenire per creare una effettiva par condicio nella comunicazione politica ed un pari accesso ai mezzi di informazione ci accorgemmo presto che quello che avrebbe dovuto essere un obiettivo ideale e molto condivisibile rappresentava uno strumento che andava contro l'allora rappresentante dell'opposizione e del Polo delle libertà, uno strumento coercitivo e punitivo. In questo senso, finì purtroppo nel calderone anche l'emittenza locale e ciò non ci stupisce da parte di chi aveva una visione, come quella della sinistra, pianificatrice, invasiva, limitativa e illiberale, assolutamente contraria allo sviluppo della libera impresa della comunicazione. Tale visione costituì un terreno culturalmente facile per fare ciò che poi fu fatto, ovvero limitare e cancellare la comunicazione politica, soprattutto in periodo elettorale ma non solo, dalle emittenti locali.
Sentivo in precedenza affermare da parte del collega Giulietti che quel provvedimento era in linea con quelli di altri paesi europei. Ebbene, altri paesi europei hanno autorità che funzionano e purtroppo la nostra autorità per le comunicazioni non funziona e continua a non fare il proprio dovere; altri paesi hanno una classe di giornalisti mediamente migliore della nostra, giornalisti magari meno abituati a fare i lacchè e più a fare quello che è il loro lavoro.
Non possiamo quindi a ragion veduta fare confronti: la legge sulla par condicio è stata un vero e proprio fallimento e si è dimostrata devastante per quelle che sono le necessità dell'emittenza locale. Questo è il dato che il Governo ha ricevuto quale eredità da parte del centrosinistra e che
oggi, attraverso la proposta di legge alla nostra attenzione, si cerca di risolvere.
Il collega Boato dovrebbe a mio avviso moderare i sui termini e stare molto attento a quella che è stata l'evoluzione di questo tribolato provvedimento. Egli dice: abbiamo sentito il dovere di sostenere anche questa riforma; tuttavia egli dimentica che questa richiesta venne avanzata dalla opposizione dell'epoca, dai gruppi di Alleanza nazionale, Forza Italia e della Lega nord, quando discutemmo della par condicio. Allora ci fu detto «no» e fu detto «no» alle centinaia di migliaia, perché tante erano le emittenti locali che chiedevano di essere escluse da questa tagliola della par condicio.
Fu detto di «no» a liberi imprenditori e a tutti coloro che credevano che in un sistema maggioritario proprio la comunicazione politica nelle emittenti locali fosse fondamentale per il confronto democratico. Allora il Governo di centrosinistra volle chiaramente punire il mondo dell'emittenza locale: oggi quello che sta facendo il centrosinistra è semplicemente porre rimedio ad un gravissimo danno compiuto nei confronti della comunicazione politica e della libertà del nostro paese.
Quello che voi state facendo - sinceramente non lo esalterei come nei vostri interventi è stato detto - è semplicemente porre rimedio ad un danno compiuto. Il collega Boato pertanto dovrebbe moderare i termini: la meschinità e l'ipocrisia in questo caso stanno da tutt'altra parte, ovvero alla mia destra e non certo tra i banchi di coloro che per anni hanno difeso l'emittenza locale, sostenendo per anni che questo progetto di legge era sbagliato (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Mi riferisco in particolare a quello adottato durante il Governo D'Alema, non a caso dal Governo D'Alema!
Noi, invece, per anni abbiamo sostenuto la necessità di stralciare, di sottrarre le emittenti locali a questa infausta legge e oggi, finalmente, ci siamo riusciti. Questo è il dato di fatto! Questo è il dato politico! Quindi, è inutile che adesso cerchiate, in extremis, di rimediare con queste argomentazioni che sono al di fuori della realtà e della storia.
È molto importante sottolineare come questo provvedimento intervenga anche per quanto riguarda i periodi non strettamente regolati dalla par condicio, perché purtroppo l'effetto a cascata del provvedimento approvato durante il Governo D'Alema fu quello di cancellare la politica non solo durante il periodo elettorale, ma anche al di fuori di esso. Questo, purtroppo, ha determinato anche uno scadimento della qualità dei prodotti televisivi e radiofonici e un progressivo abbandono della politica anche in periodi non strettamente di campagna elettorale, ma altrettanto importanti, soprattutto per chi, come noi, fa politica, la fa con passione e vorrebbe tutti i giorni vedere gli argomenti che noi trattiamo discussi e dibattuti anche dall'informazione.
Ovviamente, il giudizio della Lega nord - presentatrice insieme ad altri gruppi dell'attuale maggioranza di progetti di legge molto simili al disegno di legge Gasparri, per liberare le emittenti locali dalla par condicio - non può che essere fortemente positivo e così sarà anche il nostro voto: si tratta di un grande passo in avanti in direzione della libertà delle emittenti locali, un grande passo in avanti per la libertà di opinione, un grande passo in avanti per il confronto democratico delle idee (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Potenza. Ne ha facoltà.
ANTONIO POTENZA. Signor Presidente, la legge di riforma che stiamo discutendo rappresenta, di fatto, un segnale forte che il ministero si avvia a dare al mondo dell'emittenza locale, prevedendo nuove disposizioni legislative in materia. Ma il rinvio alla disciplina di un codice di autoregolamentazione, che dovrà essere redatto dalle associazioni di categoria che rappresentano almeno il 5 per cento delle emittenti radiofoniche e televisive
locali operanti, non ci lascia per nulla tranquilli sul risultato che si intende raggiungere.
Se è vero, come è vero, che il dispositivo legislativo punta a svincolare le emittenti locali da forme di censura o da regolamentazioni pesanti, è pur vero che si rischia di non introdurre nessun termine di controllo, laddove si lascia libero arbitrio alle stesse di avviare campagne elettorali in grado di garantire equità tra soggetti politici competitori, pur in presenza di diverse disponibilità finanziarie.
Capiamoci bene: questa legge, attesa e sollecitata da molti, rischia di essere un'altra bella intuizione propagandistica, che il signor ministro si prepara a sventolare sotto gli occhi del sistema radiotelevisivo privato, tenendolo sotto scacco fino alla definizione del codice, un codice che lo stesso ministero dovrà esaminare - dopo averlo fatto elaborare dalle maggiori associazioni di categoria e fatto esaminare dalle Commissioni -, farlo deliberare dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e, quindi, emanarlo a sua volta. Si tratta, di fatto, di una sovranità illimitata in capo al ministro che ritengo vada esattamente nella direzione contraria a quella evocata dai principi che hanno mosso lo spirito di rivisitazione del provvedimento.
Mi rendo conto che questa tendenza non è nuova nei provvedimenti legislativi del Ministero delle comunicazioni. Il provvedimento sul riassetto del sistema radiotelevisivo, in fase di approvazione, ed il contratto di servizio con la RAI ne sono la testimonianza più diretta. Il federalismo, tanto caro alle intuizioni politiche di questa maggioranza di Governo, viene spazzato via in un sol colpo, proprio nel settore dove maggiore è l'attenzione riservata dagli interlocutori italiani e stranieri al mondo dell'informazione e della comunicazione.
Le regioni tagliate fuori dalle proposte che pure unitariamente erano state definite per il contratto di servizio, un ruolo marginale dell'autorità e, quindi, delle più dirette emanazioni territoriali - come lo sono i Corecom in questo provvedimento - sono solo alcuni dei limiti di un provvedimento atteso - lo ripeto - ed evocato dalle tante emittenti radiotelevisive locali che, in più di qualche occasione, hanno rinunciato ad attivare campagne di informazione per non incorrere nelle sanzioni della legge n. 28 del 2000.
Ma questa è una realizzazione - mascherata dal richiamo al principio di equità - che provocherà sul territorio d'influenza delle stesse emittenti il caos informativo che, di fatto, rappresentò lo spirito guida seppur tradito dal provvedimento emanato a suo tempo. La mancanza di un richiamo diretto a forme di autotutela, l'autotutela della gestione diretta dei programmi informativi affidati a giornalisti, e non a conduttori di talk show, l'azione di formalizzazione dei soggetti aventi diritto che qui, in questo scarno testo, non si intravedono e che nel codice rischiano di non essere introdotti, fanno del provvedimento solo un esercizio di buona volontà teorica.
La legge stessa, con la previsione di messaggi politici autogestiti gratuiti, rimborsati dalle regioni secondo uno schema ancora tutto da definire e la riammissione degli spazi liberi autogestiti a pagamento, sembra tanto voler fare un favore, non ai piccoli editori presenti sul territorio, ma al più grande editore politico radiotelevisivo nazionale ed alle associazioni che, guidate dallo stesso, puntano ad ottenere due risultati: più risorse economiche per le proprie casse e più opportunità di estendere il mercato pubblicitario politico di quanto già non accada nel servizio pubblico e nel servizio privato di grande diffusione nazionale.
In questo, siamo solidali con quelle associazioni che hanno fatto della riforma reale della legge sulla par condicio, non un punto di arrivo, ma il punto di partenza per esaminare a fondo il vero snodo della questione, ossia la riforma del sistema radiotelevisivo e della RAI. RAI e Mediaset, nell'insieme, sono la vera anomalia che nessuna modifica della legge sulla par condicio potrà mai superare.
Pur con queste perplessità, il gruppo Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa
esprimerà un voto a favore del provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, noi, Socialisti democratici italiani, voteremo a favore del provvedimento in esame poiché siamo profondamente convinti che, quando vi è la possibilità di discutere serenamente, responsabilmente, sulle proposte di legge che influenzano complessivamente i cittadini del nostro paese, vi è anche l'opportunità di raggiungere momenti di accordo e di migliorare le proposte presentate dal Governo.
Credo, tuttavia, che occorre svolgere alcune considerazioni per il semplice motivo che si sono innescate questa mattina, in fase di dichiarazioni di voto finale, polemiche che oggettivamente potrebbero essere eliminate per il semplice motivo che il provvedimento che ci accingiamo ad approvare determina, di fatto, una condizione positiva per le emittenti radiotelevisive locali.
Come centrosinistra, durante la discussione sulle linee generali, abbiamo fatto autocritica perché abbiamo sostenuto che una parte della legge n. 28 del 2000, soprattutto quella riguardante le televisioni locali, doveva essere modificata: infatti, essa creava difficoltà alle emittenti locali e, quindi, finiva per determinare una disparità con le televisioni nazionali.
L'esigenza di una riflessione profonda sulla modifica della legge n. 28 del 2000 non è nata soltanto a seguito della sentenza della Corte costituzionale. Nel percorso dell'applicazione concreta della normativa concernente l'emittenza privata, tutti ci eravamo già accorti delle grosse difficoltà che le televisioni locali incontravano all'interno del discorso della par condicio. Non a caso, durante le varie fasi della campagna elettorale, molte di tali televisioni hanno rinunciato a trasmettere i messaggi dei candidati; ma ciò non ha consentito ai cittadini di poter ricevere un messaggio chiaro e di poter confrontare le proposte dei candidati e dei partiti nelle elezioni amministrative.
È necessario sottolineare, con altrettanta chiarezza, che sulla situazione di grande difficoltà che l'emittenza locale sta attraversando si deve continuare a discutere, per quanto riguarda il disegno di legge Gasparri, in sede di Comitato ristretto. Al riguardo, credo che un'esaltazione della funzione delle TV locali sia importante per lo sviluppo del tessuto sociale, economico e produttivo delle nostre realtà, soprattutto di quelle del Mezzogiorno d'Italia.
Con altrettanta onestà, occorre tentare di far capire, come sottolineavano, giustamente, alcuni colleghi - soprattutto Marone -, che queste modifica alla legge n. 28 del 2000 non eliminano il problema del conflitto di interessi. Anzi, proprio il provvedimento che ci accingiamo a votare lo ripropone ancora di più perché si è capito che la comunicazione, la possibilità di parlare attraverso il video ai cittadini esercita su di essi un'influenza, positiva o negativa a seconda del ragionamento che si vuole proporre loro.
Ecco perché auspico che, allorquando quest'Assemblea discuterà del conflitto di interessi, non si indulga alla propaganda, ma ci si dedichi a proporre ragionamenti per risolverlo, senza trascurare quegli aspetti oggettivi che debbono essere presenti in una discussione pluralistica sul sistema radiotelevisivo.
Questo è un buon provvedimento perché è ispirato a quella cultura anglosassone dalla quale abbiamo ritenuto di mutuare alcuni elementi essenziali (ad esempio, l'autoregolamentazione dei soggetti titolati). Credo, quindi, che approderemo ad una buona legge, prodotta con il contributo di tutti e dopo una discussione aperta. Alcuni emendamenti dell'opposizione, accettati dalla maggioranza, hanno permesso di migliorare l'impalcatura generale del provvedimento. Credo proprio che tale legge, in questo particolare momento, esalterà il ruolo del Parlamento.
Quindi, noi socialisti democratici italiani votiamo con convinzione questo provvedimento, perché siamo fortemente convinti che vi sia la necessità di discutere in senso generale i problemi della gente (e questo non si è verificato ieri, per esempio, sulla discussione sulla scuola). Credo che esista la responsabilità di tutti i parlamentari e, se ci si assume questa responsabilità, alla fine si raggiungono quegli obiettivi importanti che oggi abbiamo definito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.
MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, anche Forza Italia naturalmente voterà a favore di questo disegno di legge. L'ampia convergenza determinatasi sullo stesso sta a dimostrare che trattasi di un buon provvedimento, come è stato riconosciuto da tutti, e che quando c'è la buona volontà da parte di tutti si può legiferare bene, quindi con il contributo di tutti, così come è accaduto questa volta.
Si è polemizzato qui stamane sulla quantità del contributo dato dal mondo delle forze politiche, da ognuna delle componenti che hanno elaborato questo provvedimento. Si è detto che è stato determinante quello della sinistra, altri hanno detto che è stato determinante quello del Governo, io dico che è stato determinante il contributo di tutti, della Commissione affari costituzionali nella quale si è svolto un dibattito sereno, aperto, che ha recepito suggerimenti del Governo e di tutti. Quindi, penso che allo stato bisogna prendere atto di questa situazione, che si tratta di una buona legge e che dobbiamo votarla tutti, quasi all'unanimità, come s'è detto prima.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulietti. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE GIULIETTI. Signor Presidente, mi ero permesso di rivolgere a nome del nostro gruppo un invito a tutti ad essere clementi con se stessi su questo tema e ad avere una grande temperanza, perché credo sia giusto quello che hanno detto Saponara e gli altri colleghi intervenuti. È un provvedimento che porta il segno di un contributo di tutti, che può garantire una situazione di maggiore libertà all'emittenza locale ed è giusto votarlo tutti insieme. Tuttavia, mi riferirò agli interventi di alcuni colleghi della Lega nord Padania proprio perché ho la sensazione che non avere o cancellare la memoria di ciò che accade sulla par condicio sia sbagliato, serva a inasprire il clima, serva a rendere questo dibattito infuocato, e spiegherò perché.
Mi trovavo nella I Commissione, se lo ricorderanno i parlamentari della scorsa legislatura, quando si discusse del tema della par condicio e ricordo che per giorni e giorni i colleghi della Lega nord Padania, l'onorevole Caparini in prima linea, dissero: perché D'Alema vuole cedere a Berlusconi? Non aggiungerò altre cose dette, perché io non uso termini così duri verso il Presidente del consiglio in carica, ma ricordo che ci fu spiegato in modo dotto che il provvedimento sulla par condicio del Governo D'Alema era troppo debole, non era in linea con gli altri provvedimenti europei, anzi, la Lega nord Padania era in dubbio - lo ricorderai, Caparini, ti sfogasti con me - se votarli o no. Perfetto. Allora, non dimentichiamoci tutto ciò, perché non giova a nessuno dire che quel provvedimento è frutto dello statalismo, dello stalinismo; queste cose lasciamo dire ai marxiani, perché non hanno luogo. Noi parlammo di un provvedimento che giudicavate troppo debole, parlammo di telepadania e radiopadania in quel provvedimento, perché furono inseriti degli emendamenti in quel testo.
Allora, abbiamo clemenza di noi stessi: io chiedo che ciascuno di noi rifletta sui propri errori e non ci faccia un comizio, perché è sbagliato. È sbagliato che ancora una volta si usino centinaia di radio e televisioni, piccole e medie imprese e migliaia di lavoratori per fare un regolamento di conti, che non ha senso perché non fu quello il problema. Il problema della par condicio, giusto o sbagliato che
fosse, fu un altro e fu sollevato da molte forze minori, come la Lega nord Padania sa. Credo che le preoccupazioni che ha portato qui la collega Mascia di Rifondazione comunista fossero preoccupazioni condivise da molti colleghi, non solo della Lega nord Padania, ma di molte forze politiche minori di tutti gli schieramenti.
Penso sia bene ricordare che questo tema non riguarda le imprese e basta, bensì il diritto alla conoscenza dei cittadini in campagna elettorale e il diritto delle forze politiche, specialmente delle più piccole. Attenzione! Chiunque di noi può andare all'opposizione; il principio delle pari opportunità violate, soprattutto per le forze che hanno meno denaro e meno possibilità di esposizione, è un principio base che non può essere regolato con battute. Non vorrei poi trovarmi, tra due o tre anni, con l'ostruzionismo in aula per ulteriori modifiche. Questo è un principio serio; allora, presidente Bruno, per questo la ringrazio; credo, infatti, che sia sbagliato, adesso, alla chiusura del provvedimento, inasprirlo con altre questioni.
Lei ricorderà bene come andò nella scorsa legislatura a ricorderà bene tutte le dichiarazioni: non le chiedo di citarle ma, insomma, faccia un esame di coscienza. Lei sa che parliamo di una questione molto delicata che non può essere liquidata, come ho sentito dire, dicendo che anche le emittenti locali hanno diritto a fare soldi in campagna elettorale. Questo è offensivo per le emittenti locali che non hanno mai posto la questione in questi termini.
Le emittenti locali hanno posto un altro tema: le radio e le televisioni, in particolare le più piccole, hanno problemi di applicazione della par condicio perché questa trasforma ogni dibattito in un dibattito non gestibile ed hanno posto il problema di una diversa regolamentazione. Chi oggi dice «abbiamo raccolto anche il contenuto economico» offende gli imprenditori perché il tema - così ho capito io, presidente Bruno - è un altro: come devono correggersi alcune storture determinate dal dibattito di allora nel segno di un maggior flusso di informazione. Ma se siamo persone rette - e questo è il tema, presidente Bruno - poiché il provvedimento sul conflitto di interessi è all'esame della Commissione da lei presieduta, credo che lei per primo si renderà conto che proprio l'approvazione di un provvedimento di questa natura rende «inaggirabile» l'accoglimento di alcuni emendamenti presentati dall'opposizione. Il principio delle pari opportunità e della parità di accesso adesso deve essere fondato in modo più radicato e stabile in quel provvedimento perché c'è il problema della parità di accesso delle coalizioni e dei singoli partiti, il problema dei messaggi autogestiti, il problema delle sanzioni reali in caso di violazione.
Ecco perché ho detto che non possiamo giocare con questo provvedimento. La nostra approvazione adesso si trasferisce nella vostra capacità di emendare il testo sul conflitto di interessi e il disegno di legge Gasparri; sta a voi dimostrare che questo non era un escamotage ma che renderete reale, applicabile e visibile questo principio. Di questo parliamo! Altro che barzellette su come è andata la volta scorsa, altro che statalismo!
Vorrei sollevare un'ultima questione. Poiché si è parlato di statalismo, poiché si è detto che alcuni non hanno a cuore le piccole e medie imprese, presidente Bruno, io le chiedo di vigilare sul tema delle pari opportunità ma, poiché ora è in itinere un altro provvedimento, il disegno di legge Gasparri, mi permetto di porre una questione: se davvero il problema dello sviluppo della piccola e media impresa sta così a cuore a tutti, allora scorporiamo la questione riguardante la piccola emittenza dal disegno di legge Gasparri; evitiamo di mettere nel conflitto di interessi e nella legge di sistema, cioè nel tritacarne, la piccola e media impresa italiana. Questi provvedimenti genereranno, temo, se non modificati, uno scontro in aula che avrà la stessa valenza di quello verificatosi sulla giustizia, perché il conflitto di interessi irrisolto pesa come un macigno sulla legge del sistema radiotelevisivo.
Perché, allora, lasciare la piccola e media impresa radiotelevisiva come un vaso di coccio? Se vogliamo davvero parlare al sistema economico delle piccole e medie imprese, i problemi sono altri: ad esempio, va liberalizzato il mercato della pubblicità, che ora è in mano a due soggetti che ne detengono il 92 per cento. Questa sarebbe una risposta liberale da dare al mondo della piccola e media impresa! Altro che statalismo! Allora, si renda meno affollato il mercato! Si riservino i bacini regionali esclusivamente all'emittenza locale! Si dia un messaggio che parli di un passo indietro da parte dei grandi gruppi! Questo è il modo per parlare, in termini non clientelari e non assistenziali, a migliaia di imprese italiane!
Per quanto riguarda la pubblicità istituzionale, le ricordo, presidente Bruno, che in questi giorni, con i nuovi provvedimenti sulla salute e sul fumo, si rischia di avere una grande campagna su RAI e Mediaset che esclude il complesso dell'emittenza locale. Questo sarebbe un provvedimento economico clientelare, che riguarda centinaia di imprese!
Le ricordo che vi è una legge che storna il 10 per cento del canone per la piccola e media impresa, e lei lo sa bene, perché nacque in Puglia ed in Basilicata un grande movimento che andava in questa direzione. Spesso tale legge è inapplicata ed altrettanto spesso i contributi arrivano in ritardo. Ciò non per colpa dell'attuale Governo, ma dei diversi governi. Non mi interessa la polemica di bassa lega quando si ha a cuore la sorte della piccola e media impresa. Allora, liberalizziamo, facilitiamo l'accesso al credito, rendiamolo possibile e rapido con meccanismi trasparenti.
Aggiungo, signor Presidente, che avete fatto sicuramente bene ad accogliere la proposta emendativa riguardante il mondo del lavoro, la federazione della stampa e l'ordine dei giornalisti; infatti, l'emittenza non vive solo di proprietà, ma anche di lavoro. Per quale ragione, allora, non cominciamo ad escludere dai benefici chi aggira, nelle grandi e nelle piccole imprese, i contratti di lavoro e le regole fondamentali? Ritengo che questo sia un aspetto sul quale si possa e si debba riflettere.
Se questa è la sfida che ci è stata lanciata, noi confermiamo, nonostante alcune schermaglie d'aula (siamo, infatti, una grande forza politica che non muta le proprie opinioni per un aggettivo, per una battuta o per uno striscione), che esprimeremo un voto favorevole su questo provvedimento perché ci crediamo, perché non vi faremo il regalo di poterci accusare di aver tentato di contrastare le modifiche. Noi voteremo a favore di ciò che abbiamo cambiato assieme a voi. Lo ripeto, assieme a voi, e non l'uno contro gli altri.
Dato che è stata avanzata questa grande sfida, noi vi proponiamo lo scorporo di tutta la parte sull'emittenza locale, una serie di provvedimenti ad hoc ed un messaggio nei confronti della piccola e media impresa italiana. Siamo pronti e speriamo che questo messaggio venga raccolto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ronchi. Ne ha facoltà.
ANDREA RONCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che questo provvedimento vada oggi a sanare una grave disparità che da troppo tempo è presente nel mercato dell'emittenza. Non voglio polemizzare con il collega Giulietti, ma non si tratta di un problema economico. La legge sulla par condicio ha rappresentato un problema di mancanza di spazi culturali. Il fatto di aver posto nel silenzio, durante i periodi delle campagne elettorali e non solo, i dibattiti politici all'interno delle emittenti private, ha avuto la conseguenza di soffocare, di far tacere il dibattito politico che, ricordo, è stato per tanto tempo l'anima soprattutto delle elezioni amministrative. Vorrei ricordare che cosa hanno rappresentato, nel corso di questi decenni, le emittenti private: esse sono state una grande, meravigliosa fucina di scuola di giornalisti e di tutte quelle persone
che si sono avvicinate al grande mondo del giornalismo e della cultura.
Nel corso di questi anni abbiamo avuto decine di emittenti che non soltanto hanno sofferto questo tipo di provvedimento, ma sono restate in silenzio, soprattutto a danno di quelle realtà locali che non hanno avuto modo di potersi esprimere. È per tali ragioni che ringrazio tutti i parlamentari per il loro sforzo politico e di sensibilità, sforzo che li sta portando a sanare un grave errore del passato. Non credo sia stato un errore politico, bensì un errore culturale. Il fatto di aver voluto imporre il silenzio a migliaia di emittenti private con la scusa della par condicio è stato un errore che ha soffocato il dibattito a livello culturale e sociale. Non si è voluto far ascoltare la voce di migliaia di piccoli esponenti di piccole realtà che, non avendo avuto modo di parlare, non hanno neanche avuto modo di farsi ascoltare. Ritengo, onorevoli colleghi, che, nel corso di questi anni, tale silenzio abbia rappresentato la grande sconfitta della libertà e della democrazia a livello dell'emittenza regionale.
Credo che oggi questo provvedimento del Governo sia un grande atto di libertà culturale e giornalistica (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carbonella.
GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, c'è da restare sconcertati nell'ascoltare alcuni interventi, in particolare quello del collega della Lega, che si erige a difensore della libertà di informazione nel nostro paese. Gli sfugge un piccolo particolare: il nostro paese accusa un grave deficit di democrazia proprio in ragione dell'anomala situazione in cui versa il sistema informativo italiano che è, nella stragrande maggioranza, nelle mani del capo di questo Governo di cui la Lega è parte non irrilevante.
Infatti, tra le tante questioni che caratterizzano il famigerato capitolo del conflitto di interessi, quella del controllo degli strumenti di informazione costituisce certamente il maggiore ed il peggiore vulnus per la nostra democrazia. Questa legge noi la voteremo, sia per la battaglia che abbiamo sostenuto, ma soprattutto per una convinzione: quella di poter dar voce alle emittenti locali che, in qualche modo, offrono talune garanzie di pluralismo nell'informazione televisiva gravemente compromesso dallo strapotere esercitato da quelle testate televisive che non devo certo nominare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
MAURIZIO GASPARRI, Ministro delle comunicazioni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURIZIO GASPARRI, Ministro delle comunicazioni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei svolgere solo poche e brevi considerazioni. Innanzitutto, intervengo per ringraziare la Commissione e tutti i colleghi per il lavoro svolto, che ha consentito di migliorare e di arricchire questo testo. Vorrei, inoltre, ringraziare il sottosegretario Baldini che, ovviamente, a nome del Governo, ha seguito l'iter del provvedimento ed ha contribuito al lavoro di miglioramento del testo, in piena intesa con tutto il Governo (infatti, secondo qualche intervento, sembrava che egli avesse agito a titolo personale), agendo lodevolmente per poter raccogliere buoni frutti.
Vorrei dire che, quando abbiamo iniziato la nostra attività di governo, abbiamo raccolto un grido di dolore di tutta l'emittenza locale, sotto il profilo industriale ed economico, che non attiene a questo provvedimento, per i ritardi nell'erogazione dei contributi, per l'insufficienza delle risorse e per il funzionamento non positivo di tutte le norme che la riguardavano.
Oggi, attraverso le leggi finanziarie dell'anno scorso e di quest'anno, abbiamo aumentato gli stanziamenti per l'emittenza locale, sia per l'attività ordinaria sia per i
processi di modernizzazione e di investimento; abbiamo creato un fondo per le radio locali che in precedenza non esisteva, abbiamo realizzato una serie di provvedimenti e previsto stanziamenti che prima non esistevano. Ciò per dire che, sotto il profilo economico ed industriale, che non attiene a questo provvedimento, si è fatto quello che in passato evidentemente non si era riuscito a realizzare (non dico che non si fosse voluto fare).
Tra le contestazioni che ci furono mosse da parte delle televisioni locali, alcune riguardavano il problema della par condicio. Pertanto, fin dall'inizio della legislatura, abbiamo avviato consultazioni con tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, svolte, su mio incarico, proprio dal sottosegretario Baldini. Infatti, trattandosi di un tema riguardante la democrazia e l'accesso all'informazione, il disegno di legge in questione doveva essere portato a maturazione non solo attraverso il confronto parlamentare, ma addirittura attraverso un'attività istruttoria preliminare.
Tuttavia, l'emittenza locale contestava la legge. Se la legge esistente fosse stata perfetta, perché vi era la richiesta di modificarla? Non voglio mettere bandiere particolari o rivendicare meriti al Governo. Tuttavia, se la precedente legge sull'emittenza locale fosse stata perfetta, oggi non la modificheremmo praticamente quasi all'unanimità. Vorrei dire solo questo.
Pertanto, il processo di cambiamento che si è svolto con il contributo di tutti nasce dall'iniziativa che ha assunto il Governo. Peraltro, abbiamo volentieri recepito alcune valutazioni circa il maggiore coinvolgimento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, circa il ruolo della federazione nazionale della stampa e dell'ordine nazionale dei giornalisti, perché l'approccio di tutti, anche delle minoranze, è stato positivo. Vorrei, comunque, rivendicare il merito di aver avviato questo processo di revisione normativa. Se tutto fosse stato perfetto, sarebbe bastato lasciare invariata la legge precedente, che, invece, cari colleghi, era sbagliata, come avete sperimentato.
Insieme al sottosegretario Baldini ho voluto questo provvedimento anche per la mia esperienza di candidato. Come tutti voi, sono giunto qui attraverso campagne elettorali e nell'ultima campagna elettorale le emittenti locali, in molti casi, hanno rinunciato agli spazi di informazione politica per la complessità e l'inapplicabilità delle norme esistenti, che oggi ci accingiamo a modificare.
Soprattutto nel momento elettorale, l'emittenza locale spesso impediva a candidati di accedere alla comunicazione con i cittadini. Infatti, tra il rischio di fare trasmissioni politiche non rispettose di leggi complesse da applicare e la cancellazione delle trasmissioni stesse molte emittenti locali nel momento elettorale rinunciavano alle trasmissioni. Ciò avveniva a danno dei tanti candidati nei collegi di provincia e di candidati a sindaco. Infatti, i grandi leader politici, attraverso le trasmissioni nazionali della RAI, di Mediaset e di altre reti possono avere la loro visibilità, per usare un termine tanto di moda. Invece, i candidati di piccoli collegi, soprattutto per le elezioni amministrative, possono trovare nella televisione locale uno strumento di informazione, non essendo a tutti disponibile l'accesso ai grandi contenitori nazionali che, per ovvie ragioni, invitano solo chi ha ruoli di guida in Parlamento o nei partiti.
Dunque, l'esigenza è stata quella di dare voce a più persone secondo regole trasparenti che devono garantire pari opportunità a tutti e nessuna discriminazione anche sotto il profilo del costo delle trasmissioni, che deve essere in linea alle spese che i candidati possono affrontare. Questo è stato lo spirito che ci ha mosso e sono molto lieto che si arrivi ad una larga convergenza grazie al lavoro svolto in Commissione.
Ringrazio nuovamente il presidente Bruno, tutti coloro che hanno seguito il provvedimento nei gruppi di maggioranza e di minoranza ed il sottosegretario Baldini. Era necessario cambiare questa legge
dato che la regolamentazione precedente non ha funzionato. Cambiarla con un consenso ampio è molto positivo e dimostra che nel campo dell'informazione si può intervenire con equilibrio, con saggezza e con un consenso largo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
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