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La seduta, sospesa alle 9,50, è ripresa alle 10,15.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia.1.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, approfitto dell'intervento in dichiarazione di voto su questo emendamento, sostitutivo dell'impianto che noi, alla fine, come spiegherò, condividiamo, per illustrare, nei pochi minuti di cui dispongo, la posizione che il mio gruppo ha assunto rispetto al provvedimento in esame.
Come i colleghi sanno, pressoché in tutti i paesi democratici esistono normative che riguardano la parità di accesso in occasione delle competizioni elettorali. In Italia, la cosiddetta par condicio è ancora più necessaria. In Italia, infatti, vi è la situazione abnorme che tutti conoscono: il leader di uno dei principali schieramenti politici, ora Capo del Governo, domina direttamente l'emittenza televisiva privata nazionale, oltre ad avere un grande ruolo nell'editoria; sta per giungere all'esame dell'Assemblea una legge sul conflitto di interessi che, essendo stati respinti tutti gli emendamenti presentati dall'opposizione, non solo non risolve, ma legittima tale situazione abnorme; lo stato in cui versa l'azienda pubblica radiotelevisiva è sotto gli occhi (essa vive una crisi drammatica: sono stati cacciati giornalisti di prestigio soltanto perché avevano opinioni non gradite a questa maggioranza); il Capo dello Stato, non a caso, ha sentito la necessità di inviare un messaggio alle Camere, nel luglio scorso, sulla garanzia del pluralismo e dell'imparzialità dell'informazione.
Purtroppo, il disegno di legge Gasparri va in tutt'altra direzione; e, in una situazione di questo tipo, la legge n. 28 del 2000 sulla par condicio rappresenta la base minima indispensabile per garantire che i soggetti politici ed i candidati abbiano pari opportunità per far conoscere programmi e proposte politiche. Le numerose emittenti locali, radiofoniche e televisive, sono una risorsa preziosa per il pluralismo dell'informazione ed assicurano una moltiplicazione feconda di programmi, di idee e di punti di vista, ma, per la loro dimensione, la legge sulla par condicio si è rivelata difficilmente applicabile, tanto da indurre molte emittenti locali ad astenersi dall'intervenire nel campo della comunicazione politica, il che rappresenta un danno per il pluralismo dell'informazione.
L'opposizione si è dichiarata disponibile, fin dall'inizio, a rivedere i criteri di applicazione della par condicio per le emittenti locali, anche attraverso lo strumento di un rigoroso e controllato codice di autoregolamentazione. Poiché la proposta iniziale del Governo non andava bene, abbiamo proposto alcune modifiche: essa contemplava anche le reti nazionali di televendita (e ciò non andava bene); ribadiva la piena applicazione della par condicio per i programmi regionali della RAI, ma non diceva nulla riguardo ad eventuali trasmissioni regionali delle emittenti private nazionali; il codice predisposto in sede di autoregolamentazione veniva approvato ed emanato dal Governo (e nemmeno questo andava bene perché il Governo, che è uno dei soggetti della competizione, non può esserne, contemporaneamente, l'arbitro).
Su questi punti, l'opposizione ha presentato alcune proposte emendative. Ebbene, alla fine del confronto in Commissione, oggi abbiamo un testo nuovo, sostanzialmente modificato su altri punti, ma soprattutto sui tre cui ho già accennato: sono escluse anche le reti nazionali di televendita; la legge n. 28 del 2000 si
applica pienamente anche alle eventuali trasmissioni regionali di emittenti private nazionali; il codice viene approvato dall'Autorità per le comunicazioni e, così com'è, soltanto emanato dal Governo.
Questo è positivo; la cosa più importante è che in ogni caso il codice dovrà rispondere ai principi e criteri generali della legge n. 28. Si prevede un sistema sanzionatorio preciso ed equilibrato, attivabile anche dagli utenti, e pareri delle Commissioni parlamentari e della Conferenza Stato regioni. Ma resta un problema: noi abbiamo chiesto che tra i soggetti dell'autoregolamentazione facessero parte anche la federazione nazionale della stampa e l'ordine dei giornalisti, perché anche gli operatori...
PRESIDENTE. Onorevole Leoni, la invito a concludere.
CARLO LEONI... - ho concluso, signor Presidente - perché anche gli operatori del settore debbono avere voce in capitolo. Il Governo propone un'altra strada - non è la stessa ma può esser una via d'uscita -, e cioè che questi soggetti, federazione della stampa e ordine dei giornalisti, debbono esprimere un parere.
Alla fine, mi pare sia stata approvata una intesa significativa per includere anche quelle emittenti che hanno un certo peso, ma che risultavano tecnicamente escluse da questa normativa. Mi pare sia stato fatto un buon lavoro, tenendo conto, come si è fatto, delle osservazioni dell'opposizione.
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Mascia se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, non ritirerò questo emendamento perché esso indica la posizione di Rifondazione comunista e interverrò per dichiarazione di voto. Il collega Leoni ha già indicato i contenuti che hanno consentito di migliorare il testo di legge iniziale proposto dal Governo; noi tutti abbiamo apprezzato questi miglioramenti, tuttavia da parte nostra rimane una perplessità di fondo. La perplessità riguarda proprio il merito, vale a dire il fatto che alla fine di tutto ciò, in questo codice di autoregolamentazione che viene previsto nel testo attuale, pur nel rispetto dei principi della legge n. 28, sostanzialmente, vi saranno dei problemi irrisolti e si determineranno comunque situazioni di disparità di trattamento.
Noi tutti abbiamo condiviso l'esigenza principale che aveva motivato questo provvedimento, ossia che queste emittenti locali, televisive e radiofoniche non erano state in grado di applicare la legge. Una serie di condizioni avevano impedito questa possibilità proprio per le condizioni particolari delle emittenti locali, ma le ragioni sono di diverso tipo. Si tratta di ragioni che attengono anche ad obblighi di gestioni, al rispetto di regole particolarmente rigorose ed impegnative e non ultima, anzi forse la principale, la questione che riguarda gli sconti da praticare sui messaggi autogestiti, sulle comunicazioni politiche. Questo rimarrà il problema che determinerà la disparità di trattamento. La politica naturalmente costa, ma perché ci possano essere uguali trattamenti bisogna che le condizioni siano uguali. Allora, modificare come verrà modificata di fatto la legge n. 28 su questo punto fondamentale comporterà che vi saranno candidate e candidati, partiti, che potranno usufruire di questi spazi, e altri che non potranno usufruirne.
Quindi, la parità di trattamento verrà affermata di principio, ma concretamente si determinerà una disparità di trattamento. Vi è un altro elemento che ci fa dire che questo provvedimento nella sua ispirazione di fondo non può essere condiviso, pur sottolineando i miglioramenti (alcuni davvero apprezzabili) che sono stati introdotti, nonostante l'emendamento che il Governo ha dichiarato di accettare, emendamento presentato dai diversi gruppi, tra cui il nostro, con il quale si estende la valutazione della copertura del 5 per cento non solo al numero di reti
televisive o radiofoniche locali, ma all'Auditel che queste emittenti possono effettivamente dimostrare.
Nonostante questo emendamento, che allargherà un poco l'ambito di coloro che potranno partecipare alla stesura del codice di autoregolamentazione, di fatto, coloro che parteciperanno a questo tavolo di concertazione saranno sostanzialmente due organizzazioni più, probabilmente, una terza. Rimarranno escluse diverse emittenti televisive e sicuramente diverse emittenti radiofoniche e nonostante queste modifiche che, sostanzialmente, ricadranno sul terreno delle tariffe e degli sconti, non potranno essere risolti i problemi riscontrati nel corso di questi anni.
Dunque, nonostante la motivazione fondamentale fosse apprezzabile, ritengo che la risposta non risolverà i problemi evidenziati dalle emittenti locali nel corso degli anni sebbene vengano, di fatto, stravolti i principi della legge n. 28 del 2000, costituendo un precedente che noi non condividiamo.
Per questa ragione manteniamo questo emendamento alternativo a tutto il testo di legge, che per noi è l'emendamento clou, e ne chiediamo la votazione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 381
Votanti 231
Astenuti 150
Maggioranza 116
Hanno votato sì 12
Hanno votato no 219).
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro degli identici emendamenti Pisicchio 1.1, Rotundo 1.5, Lettieri 1.13, Di Gioia 1.17 e Tarantino 1.26.
NICOLA ROSSI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Presidente, questi emendamenti erano nati con la finalità di garantire una presenza per quanto possibile completa nel gruppo che dovrebbe redigere il codice di autoregolamentazione di cui all'articolo 11-quater. Quindi, naturalmente, trattandosi di una redazione di particolare complessità ed importanza, era necessario che a quel gruppo partecipasse una rappresentanza per quanto possibile e completa. Dal momento che la proposta del relatore va esattamente nella stessa direzione, non abbiamo difficoltà ad accogliere l'invito al ritiro dell'emendamento Rotundo 1.5, di cui sono cofirmatario.
PRESIDENTE. Prendo atto che anche i presentatori degli identici emendamenti Pisicchio 1.1, Lettieri 1.13, Di Gioia 1.17, Tarantino 1.26 accedono al ritiro degli stessi.
Chiedo all'onorevole Lusetti se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento 1.20.
RENZO LUSETTI. No, Presidente, insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lusetti 1.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 388
Votanti 258
Astenuti 130
Maggioranza 130
Hanno votato sì 35
Hanno votato no 223).
Prendo atto che i presentatori accedono all'invito al ritiro degli identici emendamenti Lettieri 1.12, Di Gioia 1.16 e Tarantino 1.25 nonché degli emendamenti Carbonella 1.21 e Lusetti 1.22.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Pisicchio 1.2, Lettieri 1.14, Di Gioia 1.18, Tarantino 1.27, Mascia 1.9; prendo atto che i presentatori accolgono la nuova formulazione proposta dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Pisicchio 1.2, Lettieri 1.14, Di Gioia 1.18, Tarantino 1.27, Mascia 1.9, nel testo riformulato, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 406
Votanti 405
Astenuti 1
Maggioranza 203
Hanno votato sì 404
Hanno votato no 1).
Prendo atto che i presentatori degli identici emendamenti Rotundo 1.6, Pisicchio 1.3, Mascia 1.10, Sinisi 1.15, Di Gioia 1.19 e Tarantino 1.28 accedono all'invito al ritiro degli emendamenti da loro presentati.
Passiamo all'emendamento Leoni 1.4
GIUSEPPE GIULIETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE GIULIETTI. Signor Presidente, alcune brevi considerazioni prima di pronunciarmi sull'emendamento.
Il nostro gruppo voterà a favore di questo provvedimento come pure tutte le opposizioni. Questo significa - mi rivolgo ai colleghi della maggioranza - che anche su questo terreno, che è molto delicato perché riguarda l'informazione, non c'è un'opposizione da sfasciacarrozze.
Tuttavia, vorrei ricordare che quando il presidente D'Alema presentò un provvedimento sulla par condicio e sulle pari opportunità si parlò, con linguaggio lieve, di colpo di Stato, volarono gli aerei sulle spiagge italiane (questo a proposito di linguaggio)!
Ricordo anche un aneddoto: Silvio Berlusconi, allora non Presidente del Consiglio, andò in Spagna ed affermò, in quei giorni, di condividere la par condicio spagnola. Poi qualcuno lo informò ed in serata disse che quel provvedimento di legge non gli piaceva. Il provvedimento di D'Alema era in linea con le normative vigenti nei più grandi paesi europei, che tutelano non solo il rapporto tra denaro e mezzi di comunicazione, ma anche il diritto di scelta.
Il provvedimento che discutiamo oggi poteva essere assunto allora, scorporando l'emittenza locale: ciò fu proposto dal ministro Cardinale e dai sottosegretari Vito e Lauria, con particolare riferimento alle radio. Allora si disse che, se si fosse introdotta tale eccezione, si sarebbe impugnato il provvedimento dinanzi alla Corte costituzionale, perché esso doveva aprire ai grandi gruppi, a partire da Mediaset. Si minacciò il ricorso! Oggi è possibile approvare questo testo per la grande disponibilità dimostrata da tutti. Chiedo però al presidente Bruno ed al Governo di verificarne in itinere l'attuazione e di stroncare ogni eventuale furbizia tendente ad un suo utilizzo per fini impropri.
Tuttavia, dato che è stata fatta molta retorica sull'emittenza locale, desidero svolgere due ultime precisazioni: innanzitutto, questo provvedimento non dice alcunché circa la crisi economica di questo mondo; sarà la legge Gasparri a decidere se aprire o meno questo mercato, se dare o meno un segnale all'emittenza locale.
Sottosegretario Baldini, in questi giorni, ad esempio, vi sono provvedimenti di pubblicità istituzionale che non si rivolgono alla piccola e media impresa. Se invece questo provvedimento riguarda la libertà delle imprese, dei giornalisti e dei cittadini, allora questo emendamento, concernente
la federazione della stampa e l'ordine nazionale dei giornalisti, ha un senso, in quanto, se il tema è la libertà, non può esserci un patto solo tra le imprese. Devono cioè essere gli autori, i produttori a stabilire in che modo garantire i dibattiti e le pari opportunità. Mi auguro che questo parere obbligatorio sia tenuto in grande considerazione, perché non si può affidare solo ad un accordo tra le imprese, grandi e piccole, l'attuazione dell'articolo 21 della Costituzione.
Pur ritenendo che l'invito al ritiro formulato dal relatore possa essere accolto dai presentatori, ho voluto comunque svolgere questa attenta considerazione.
La seconda osservazione la rivolgo al Governo: sottosegretario Baldini, il voto che esprimeranno oggi le forze dell'opposizione farà crescere la nostra attenzione sul conflitto di interessi, sulla legge Gasparri e sulla vergogna della RAI. Oggi noi votiamo per rendere più libere le emittenti locali; domani voteremo per rendere più liberi i cittadini italiani e per rendere effettivo il principio delle pari opportunità richiamato dal Presidente Ciampi. Vedremo in quella occasione se manifesterete anche voi un atteggiamento altrettanto responsabile ed altrettanto libertario (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, il collega Giulietti ha espresso una volontà politica che condivido: ritiro infatti l'emendamento Leoni 1.4, anche a nome dei colleghi Leoni e Lusetti che lo hanno presentato assieme al sottoscritto.
Vorrei però svolgere alcune brevi considerazioni in riferimento al successivo emendamento, l'emendamento 1.31 della Commissione, concordato in quella sede.
È stato già detto dal collega Leoni, in apertura del dibattito, che, nel corso dell'esame di questo disegno di legge, vi è stato, in Commissione, un confronto positivo, anche con il rappresentante del Governo (approfitto per ringraziare il sottosegretario Baldini), che ha portato a profonde modificazioni nel testo originariamente proposto dall'esecutivo (il disegno di legge Gasparri - La Loggia). Da parte delle forze dell'Ulivo vi è stata la richiesta iniziale - che ha incontrato immediatamente l'assenso da parte del presidente Bruno e del resto della Commissione - di svolgere l'audizione del presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il dottor Enzo Cheli. Tale audizione è stata di grande utilità per i lavori della Commissione. Le osservazioni che il presidente dell'autorità ha svolto - osservazioni che per molte parti coincidevano con le proposte emendative presentate dall'Ulivo - hanno trovato una positiva convergenza sia da parte delle forze della maggioranza sia da parte del rappresentante del Governo.
Avremmo preferito che, comunque, l'emanazione del codice di autoregolamentazione, secondo i modelli europei richiamati nella stessa relazione al disegno di legge (mi riferisco, in particolare, al modello del Regno Unito), fosse attribuita direttamente in capo all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Tuttavia, il compromesso che abbiamo raggiunto di comune accordo è positivo, perché l'adozione di tale codice, seppure avviene con decreto del ministro delle comunicazioni, è effettuata sulla base della deliberazione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ossia del soggetto terzo ed imparziale cui alla fine spetta redigere lo schema di regolamento.
Rimaneva un punto di dissenso, che ha ricordato giustamente poco fa il collega Giulietti, riguardo alla opportunità ed alla necessità che, in questo processo di elaborazione del codice di autoregolamentazione, fossero coinvolti anche la federazione nazionale della stampa e l'ordine nazionale dei giornalisti. Con l'emendamento 1.31 della Commissione, che abbiamo elaborato di comune accordo, viene previsto il parere obbligatorio di queste associazioni (la federazione nazionale della stampa e l'ordine nazionale dei giornalisti) e, per questo motivo, credo si possa
complessivamente esprimere un giudizio positivo sul lavoro svolto, soprattutto per il fatto che gli emendamenti dell'Ulivo, nella sostanza, sono stati interamente accolti, sia in sede referente sia in Assemblea con l'approvazione di questo emendamento della Commissione.
Pertanto, preannuncio il voto favorevole sull'emendamento 1.31 della Commissione.
PRESIDENTE. Sta bene. Prendo atto, quindi, che l'emendamento Leoni 1.4 è stato ritirato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.31 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 410
Maggioranza 206
Hanno votato sì 410).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.32 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 412
Maggioranza 207
Hanno votato sì 412).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Collè 1.23.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Collè 1.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 418
Votanti 417
Astenuti 1
Maggioranza 209
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 225).
Prendo atto che l'onorevole Brusco non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.33 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 412
Votanti 410
Astenuti 2
Maggioranza 206
Hanno votato sì 405
Hanno votato no 5).
Prendo atto che l'onorevole Brusco non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Collè 1.24.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Collè 1.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 415
Astenuti 1
Maggioranza 208
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 229).
Prendo atto che l'onorevole Brusco non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 416
Astenuti 3
Maggioranza 209
Hanno votato sì 413
Hanno votato no 3).
Prendo atto che gli onorevoli Brusco e Ranieli non sono riusciti ad esprimere il loro voto.
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