Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 266 del 17/2/2003
Back Index Forward

Pag. 84


...
(Intervento del Governo)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il viceministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, onorevole Possa.

GUIDO POSSA, Viceministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Signor Presidente, anche in considerazione dell'ora tarda, desidero intervenire soltanto per un chiarimento, riservandomi di intervenire successivamente per un approfondimento.
Quanto stia a cuore la ricerca scientifica e tecnologica al Governo lo documentano gli atti finora compiuti. Ne cito due: il documento «Linee guida per la politica scientifica e tecnologica», approvato lo scorso aprile, prevede un incremento della spesa pubblica per la ricerca...

WALTER TOCCI. Prevede!

GUIDO POSSA, Viceministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. ...che dovrebbe arrivare, alla fine della legislatura, all'1 per cento del prodotto interno lordo.
Questo comunque è un documento programmatico che il Governo ha fatto proprio. Il secondo elemento un po' più concreto, venendo incontro al desiderio dell'onorevole Tocci, è il seguente: nel 2002 il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha distribuito quattrini, attraverso bandi concorsuali, per iniziative di ricerca, come mai è successo nella storia d'Italia. La somma dei quattrini distribuiti, dei bandi - PON, FIRB, FAR, il bando dei PRIN, progetti di rilevante interesse nazionale, il bando dei centri di eccellenza - , al contrario di quello che afferma la mozione da lei cofirmata, ha raggiunto un'entità che mai si è verificata nella storia d'Italia; in altre parole, noi abbiamo distribuito tantissimi quattrini.
Terzo elemento. Contrariamente a quanto affermato più volte nella mozione e ripetuto nella sua illustrazione dall'onorevole Tocci, non è vero che i quattrini a disposizione del sistema della ricerca pubblica quest'anno, 2003, siano diminuiti rispetto al 2002. Non è vero. Fornisco i numeri. In totale, per quanto riguarda il ministero da cui dipendo, vi è un ammontare di maggiori risorse pari a 157 milioni di euro (non posso scendere adesso nel dettaglio perché non c'è tempo). A questo si aggiunga l'articolo 56 della legge finanziaria che ha dato, sempre per il 2003, altri 225 milioni di euro. Quindi, sono 157 più 225 milioni di euro, ed è il bilancio di previsione dello Stato per il 2003 rispetto al bilancio di previsione dello Stato per il 2002. Le risorse per la ricerca sono aumentate anche nel contesto attuale di difficoltà dell'economia che tutti conosciamo.
Altro elemento. La comunità scientifica non è stata consultata, questa è l'osservazione che è stata fatta. Questo, innanzitutto, non è vero perché, sin dal momento in cui è stato approvato il documento recante linee guida per la politica scientifica e tecnologica del Governo, nello scorso aprile, abbiamo iniziato, visto che c'era una previsione di ristrutturazione del CNR e di altri enti di ricerca, una serie di contatti informali con molti esponenti della ricerca; comunque sia, a parte questo, come si fa una seria discussione con


Pag. 85

la comunità scientifica? La si fa a mio avviso solo su un documento preciso approvato dal Governo. Perciò, adesso inizia questo momento di confronto con la comunità scientifica, cioè in presenza di un documento preciso, nel quale effettivamente il Governo ha indicato, mettendo nero su bianco, con precisione, quello che intende fare per risolvere il problema di una migliore organizzazione della ricerca scientifica. Quanto al bisogno di una migliore organizzazione della ricerca scientifica, mi richiamo a quanto benissimo ha detto un attimo fa l'onorevole Maggi; c'è un sacrosanto bisogno di ristrutturazione ma, ripeto, siamo aperti, con questi schemi di decreto legislativo, a confrontarci con la comunità scientifica, e i testi non sono affatto blindati. Abbiamo questi 60 giorni, che sono necessari anche perché ci sia il parere del Parlamento, a disposizione per questo confronto e assicuro in questa sede, come ho già fatto altre volte, che questo confronto effettivamente ci sarà. Poi, l'onorevole Colasio, al di là della mozione, ha fatto una dettagliata analisi degli schemi di decreto legislativo.
Non è possibile in questa sede, naturalmente, replicare ai vari punti; ne citerò uno soltanto che è stato centrale nell'argomentazione dell'onorevole Tocci: il comando dei partiti, che noi introdurremmo con questo schema di decreto legislativo, sulla ricerca pubblica e gli enti di ricerca. Noi abbiamo cercato - dico questo per far comprendere le intenzioni - di realizzare un difficile contemperamento di tre esigenze che, a nostro avviso, devono, assolutamente, essere contemperate.
In primo luogo, vi è l'esigenza di una certa autonomia e, soprattutto, di una certa capacità di autoorganizzazione della ricerca; in secondo luogo, vi è l'esigenza, per gli enti di ricerca che non sono università, di strutture manageriali. Tali enti, infatti, sono volti a realizzare importanti progetti di ricerca, anche quelli che svolgono ricerche più importanti di altre (pensiamo all'istituto nazionale di fisica nucleare che svolge ricerche importantissime e molto impegnative dal punto di vista organizzativo); è, dunque, essenziale che vengano introdotti elementi di management in queste grandi organizzazioni che presentano aspetti organizzativi complessi. La terza esigenza da contemperare è un'esigenza di indirizzo generale, politico, da parte del Governo, beninteso relativamente allo svolgimento della ricerca.
Queste tre esigenze sono riconosciute in tutte le strutture organizzate del mondo e negli schemi di decreto di cui parliamo abbiamo cercato di configurarle in modo preciso proprio per aprirci ad un confronto. Non c'è comunque dubbio sul fatto che ci sia un sacrosanto bisogno di riforma.
Un'ultima osservazione. Per quanto riguarda l'obiettivo del 3 per cento del PIL destinato alla ricerca, che l'onorevole Tocci ritiene addirittura conseguente alla costituzione di questa struttura europea, di questa specie di CNR europeo che vorrebbe realizzare il commissario Busquin; ebbene, questo obiettivo dipende solo in piccola parte dal Governo perché il 3 per cento di cui stiamo parlando è l'entità totale della ricerca pubblica e privata.
Però, per la parte che lo riguarda, il Governo ha già detto la sua: vuole cioè portare l'investimento pubblico in ricerca all'1 per cento del prodotto interno lordo. Quanto al rimanente 2 per cento - quota mancante per arrivare al 3 per cento nel 2010 -, ciò dipende dagli operatori che lavorano nel sistema produttivo. Ebbene, essi sono diversamente inclini all'investimento in ricerca a seconda della particolare collocazione nella divisione internazionale del lavoro; in Italia il sistema produttivo ha una connotazione particolare, diversa da quella propria del sistema produttivo tedesco, inglese o francese. Il nostro sistema produttivo è cioè centrato in modo molto più consistente rispetto a quanto avviene in altri paesi sulle piccole e medie aziende, le quali, per loro stessa natura, sono poco disponibili ad investimenti rilevanti in ricerca di medio e, ancor di meno, di lungo periodo. Per tale connotazione sarà più difficile per l'Italia raggiungere nel 2010 quel delta, pari al 2 per cento, relativo alla spesa di ricerca da


Pag. 86

parte dei privati. Anche questo è un fatto da tenere in adeguata considerazione.
In generale, questi discorsi sul sistema della ricerca pubblica e privata sono di grande complessità: cerchiamo di non farli diventare cavallo di battaglia in una competizione politica, perché inevitabilmente questo non farebbe approfondire i singoli argomenti nella misura in cui è necessario per comprendere e per poter assumere decisioni che, sono convinto, per molti aspetti, in questo settore, potrebbero essere bipartisan.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Back Index Forward