e mantenere gli impianti, quasi niente per la ricerca e, infatti, ha già disdetto le sue collaborazioni ai progetti europei; l'Istituto nazionale per la fisica della materia, un gioiello che opera nelle punte più avanzate della ricerca mondiale, è in via di soppressione;
a confrontarsi regolarmente col Parlamento e, in particolare, ad attendere la conclusione dell'indagine conoscitiva delle commissioni VII e X della Camera dei deputati sullo stato della ricerca scientifica italiana, prima di adottare i decreti legislativi relativi agli enti pubblici;
premesso che:
gli scienziati italiani hanno manifestato la loro protesta verso il Governo attraverso varie forme: appello al Presidente della Repubblica, articoli di stampa, assemblee nei centri di ricerca, un minuto di silenzio nell'aula magna del Consiglio nazionale delle ricerche ed altre;
la comunità scientifica si sente offesa per non essere stata consultata per tempo e con serietà dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dottoressa Letizia Moratti, che ha deciso di varare una controriforma degli enti in disprezzo dei più elementari criteri di autonomia della scienza, senza presentare una bozza dei decreti nemmeno all'incontro con il Consiglio universitario nazionale del 23 gennaio 2003;
per la prima volta si vuole introdurre il comando del partiti di governo sulla ricerca scientifica, non limitandosi a nominare gli organi degli enti (presidenti e, in alcuni casi, consigli di amministrazione), ma estendendo il potere di nomina fino all'area dell'organizzazione dei laboratori, che è sempre stata regolata da concorsi pubblici sulla base dei meriti scientifici;
si vuole introdurre nell'organizzazione del Consiglio nazionale delle ricerche un nuovo livello intermedio, il dipartimento, con compiti decisionali nell'attività di ricerca, aumentando così la stratificazione gerarchica, anziché rimuoverla;
gli enti di ricerca sono impegnati da diversi anni in un processo di riforma: come si sa nessuna struttura può funzionare in maniera ottimale se subisce continue trasformazioni prive della necessaria verifica dei loro effetti, ciò che servirebbe per introdurre gli adeguamenti ritenuti necessari, ponderando in maniera consensuale e serena i risultati raggiunti;
la vera debolezza del sistema della ricerca è rappresentata dall'inefficienza del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di cui dovrebbe essere consapevole prima di tutto il Ministro Moratti, visto che nel 2002 ha raggiunto il record del centro di spesa con la più alta quota di residui passivi nel suo bilancio e, ad esempio, ha impiegato ben 11 mesi per scrivere il decreto di trasferimento dei fondi agli enti;
oggi fanno politica della ricerca non solo il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ma tanti altri ministeri (attività produttive, politiche agricole e forestali, salute, economia e finanze ed altri), nonché le regioni, tutti nella più assoluta mancanza di coordinamento e nella più ampia dispersione degli interventi: di conseguenza, l'assoluta priorità della «governance» della ricerca consiste proprio nella riforma del livello governativo;
i tagli ai finanziamenti rischiano di portare alla paralisi importanti enti di ricerca: il Consiglio nazionale delle ricerche ha i soldi solo per pagare gli stipendi
l'Agenzia spaziale italiana, oltre ad abbandonare le missioni scientifiche di ricerca nel cosmo, sta bloccando da oltre un anno il programma di osservazione della terra Cosmo-Skymed, già approvato e finanziato, e non ha utilizzato fondi di bilancio 2002 per 250 milioni di euro, compromettendo sia la realizzazione di importanti programmi nazionali ed internazionali che i livelli occupazionali dell'industria spaziale italiana;
l'attuale età media dei ricercatori italiani è di circa cinquant'anni e, in molti laboratori, gli scienziati non trovano giovani ai quali trasmettere la loro esperienza, interrompendo così quel naturale scambio generazionale che è alla base del progresso scientifico;
l'attuale blocco delle assunzioni impedisce ad una nuova generazione di ricercatori italiani di dimostrare il proprio talento, costringendoli ancora ad emigrare per fare ricerca;
l'Italia è l'unico Paese europeo a diminuire l'investimento in ricerca e rischia, quindi, di perdere ulteriori posizioni nella competizione internazionale, nonché di aggravare le tendenze al declino economico;
lo sviluppo della scienza attiene al rango civile di un Paese, alla ricchezza della sua cultura, alla sostanza della sua libertà, al futuro del suoi giovani;
il futuro dei nostri enti di ricerca non si gioca su un ennesimo regolamento amministrativo, ma sulla possibilità di integrarsi sempre più con gli altri centri di ricerca europei, come, ad esempio, il Max Planck tedesco o il Cnrs francese: ciò si otterrebbe aumentando e non diminuendo i gradi di autonomia interna del sistema;
il commissario europeo Busquin ha proposto di costituire un'agenzia europea della ricerca con il compito di integrare le risorse degli enti nazionali, nonché di rendere vincolante l'obiettivo stabilito del 3 per cento del prodotto interno lordo europeo per l'investimento in ricerca entro il 2010 nel vertice di Lisbona;
le commissioni VII e X della Camera dei deputati hanno deliberato di svolgere un'indagine conoscitiva sullo stato della ricerca italiana entro il mese di aprile 2003;
la legge finanziaria per il 2003 ha stanziato un fondo speciale per la ricerca scientifica, che deve essere ripartito sulla base di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;
ad istituire l'Assemblea della scienza, organismo elettivo del ricercatori, con compiti consultivi e propositivi sulla politica nazionale della ricerca;
a ripartire il citato fondo speciale per finanziare un programma straordinario per l'assunzione di 5.000 giovani ricercatori negli enti e nelle università per i prossimi cinque anni;
ad elaborare una proposta di riforma del livello governativo della ricerca pubblica, al fine di individuare una struttura nuova, di alta competenza, con professionalità scientifiche e non solo burocratiche, con visioni strategiche e non meramente amministrative, che abbia anche il compito di coordinare le attività di tutti i ministeri coinvolti, con un costante e trasparente dialogo con la comunità scientifica;
a sostenere l'attività degli enti di ricerca e, in particolare, a fornire al Consiglio nazionale delle ricerche le risorse necessarie per attuare i programmi in corso, a sbloccare gli investimenti dell'Agenzia spaziale italiana, ad impegnare l'Enea in un piano strategico nazionale per lo sviluppo della ricerca applicata;
a mantenere l'Istituto nazionale per la fisica della materia nella sua autonomia di istituto nazionale;
ad adottare e promuovere in sede europea le proposte del commissario Busquin sullo spazio europeo della ricerca e a caratterizzare in quella direzione la presidenza italiana nel secondo semestre del 2003.
(1-00154) (Nuova formulazione) «Violante, Castagnetti, Boato, Rizzo, Intini, Pecoraro Scanio, Pisicchio, Tocci».
(30 gennaio 2003)