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PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Cazzaro n. 3-01659 e Martella n. 3-01875 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 7), che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con riferimento alle interrogazioni in esame, si rappresenta quanto segue.
PRESIDENTE. L'onorevole Cazzaro ha facoltà di
BRUNO CAZZARO. Ringrazio il sottosegretario Valducci per la risposta fornita, anche se non posso dichiararmi completamente soddisfatto, perché è evidente che del resto il sottosegretario non poteva portare in quest'aula quello che, a mio parere, il Governo non ha. Ciò che manca al Governo è una chiara linea di politica industriale nel comparto della chimica del nostro paese: una politica che sia all'altezza delle necessità di un paese che è la settima potenza industriale nel mondo.
più uscire dalla chimica: cosa significa ciò e sulla base di quali nuove valutazioni e considerazioni strategiche? Vi è un'ambiguità che appare come una furbizia. Il sospetto è che essa voglia procedere con la cessione degli elastomeri (per quanto riguarda Mantova e Ferrara) e con la cessione del ciclo del clorosoda e che poi voglia fare acquietare un po' le acque, per poi riprendere con la propria strategia (quella vera) di rinunciare, di fuoriuscire dal settore e di procedere con lo «spezzatino», che noi temiamo come un fatto negativo per il futuro della chimica.
PRESIDENTE. L'onorevole Martella ha facoltà di
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, anch'io non posso che esprimere la mia insoddisfazione per la sua risposta nonché la preoccupazione per l'atteggiamento del Governo.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Il sottosegretario di Stato per le attività produttive, onorevole Valducci, ha facoltà di
L'accordo di programma per la chimica a Porto Marghera ha rappresentato un risultato di grande rilevanza per le forze politiche, sociali e produttive del nostro paese. L'accordo di programma è fondato sulla considerazione delle peculiari caratteristiche ambientali della laguna veneta ed è il risultato di una mediazione che, tenendo conto delle istanze di tutti i soggetti interessati, ha consentito di giungere ad una definizione consensuale degli obiettivi.
Il documento individua le iniziative di soggetti pubblici e privati, sulla base di un calendario che prevede interventi di monitoraggio del sistema ambientale e significativi investimenti. Accanto alle azioni volte alla bonifica dei siti è prevista la realizzazione di interventi tecnologici sugli impianti, fissando i tempi e le risorse finanziarie necessari a permettere uno sviluppo eco-compatibile della zona.
Una delle problematiche più complesse incontrate nell'attuazione dell'accordo di programma è quella legata alle attività di bonifica dei siti inquinati, disciplinate dal decreto ministeriale n. 471 del 1999. Per affrontare tali difficoltà si è reso necessario un protocollo aggiuntivo, divenuto esecutivo con l'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 novembre 2001.
L'atto integrativo dell'accordo prevede l'elaborazione e l'approvazione di un apposito master plan sulle bonifiche che consentirà di procedere con tempi certi e procedure omogenee e condivise alla realizzazione delle iniziative da assumere nel sito.
Il master plan è lo strumento individuato per orientare i progetti di bonifica coerentemente ad un obiettivo generale di riqualificazione dell'area attraverso l'indicazione delle tipologie di intervento (le migliori tecnologie disponibili a costi sopportabili), delle modalità organizzative delle soluzioni attuabili e della tempistica degli interventi. La regione ha attivato i lavori per la redazione del master plan ed una prima stesura del lavoro è stata presentata in sede di segreteria tecnica della conferenza dei servizi il 5 agosto 2002. Successivamente, la segreteria tecnica, cui spetta l'istruttoria, ha ricevuto commenti e proposte di integrazione al master plan attualmente all'esame dei soggetti rappresentati nella conferenza dei servizi. Va detto che ogni ulteriore ritardo comporterà necessariamente una battuta d'arresto nella presentazione dei progetti e, dunque, nella realizzazione delle bonifiche.
Bisogna, peraltro, segnalare che le difficoltà incontrate nel dare pratica attuazione alle procedure di bonifica, ripristino ambientale e messa in sicurezza dei siti inquinati previste nel decreto ministeriale n. 471 del 1999 sono state recepite a livello istituzionale.
Il disegno di legge che delega il Governo alla redazione di testi unici in materia ambientale (delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione) prevede una riforma di tale disciplina ed inserisce espressamente tra i principi e criteri per l'esercizio della delega quello di favorire la conclusione di accordi di programma tra soggetti privati e le amministrazioni interessate per la gestione degli interventi di bonifica e messa in sicurezza.
Per quanto attiene agli interventi volti alla realizzazione di nuovi impianti con tecnologie a ridotto impatto ambientale, il programma di bilanciamento CVM-PVC di EVC (Incos) è in attesa di autorizzazione di VIA da parte del Ministero dell'ambiente. Riguardo, poi, all'investimento previsto per la realizzazione dell'impianto cloro-soda a membrana, il Ministero dell'ambiente deve pronunciarsi in merito alla richiesta di VIA, presentata nell'agosto 2000. Relativamente a tale impianto l'Enichem ha però precisato alcune condizioni che risultano vincolanti per la realizzazione dello stesso, tra le quali la certezza dell'acquisto, da parte di EVC, di determinati quantitativi di cloro per almeno dieci anni e la compartecipazione all'investimento degli utenti a valle.
Particolarmente significativo è, comunque, il dato riguardante gli investimenti già realizzati dalle imprese pari a più di due terzi rispetto al totale di quelli previsti dall'accordo (pari ad oltre 1.000 miliardi di lire); gli ulteriori investimenti sono in attesa delle menzionate pronunce del Ministero dell'ambiente.
Per quanto riguarda il tema della sicurezza, si deve rilevare che il sistema integrato per il monitoraggio ambientale e la gestione del rischio industriale e delle emergenze - SIMAGE - ad oggi non risulta completato. Si è in attesa, infatti, degli interventi del Ministero dell'ambiente per dare attuazione completa a quanto previsto dall'accordo passando, una volta assicurata l'operatività del sistema, alla fase di manutenzione e gestione con la prevista partecipazione alle spese della regione e delle aziende.
La regione, tuttavia, ha incaricato l'ARPAV di realizzare un sistema integrato per una gestione del monitoraggio ambientale e la gestione del rischio di incidenti e delle emergenze stanziando il necessario finanziamento.
In conclusione, le soluzioni avviate ed i provvedimenti adottati dell'accordo di programma sulla chimica a Porto Marghera si inseriscono pienamente in un'ottica di ristrutturazione degli apparati e delle tecnologie utilizzate al fine di riqualificare l'area, rendendo gli impianti sicuri ed ecologicamente compatibili.
Per fare il punto sullo stato di attuazione dell'accordo di programma ed affrontare i problemi ancora aperti nel mese di dicembre 2002 è stato convocato, a palazzo Chigi, il tavolo per la chimica. Sono stati, quindi, istituiti tavoli tecnici che, dopo un'attività di verifica, riferiranno sullo stato dei fatti alla prossima convocazione del tavolo della chimica prevista entro il corrente mese di febbraio.
Il Governo, comunque, segue attentamente le vicende dell'industria chimica italiana al fine di ricercare una valida alternativa imprenditoriale alla volontà più volte dichiarata dall'Enichem - quindi, dal gruppo ENI - di uscire dal settore.
I colleghi interroganti sanno che è in atto da diverse settimane un lungo dibattito sulla necessità che il nostro paese non perda il settore della petrolchimica, che è ritenuto dall'attuale Governo un settore fondamentale per lo sviluppo economico del nostro paese, in quanto si tratta di un settore orizzontale, infrastrutturale, rispetto a tutte le economie del nostro paese.
Vediamo ancora prevalere incertezza, confusione ed un silenzio, talvolta persino imbarazzante, del ministro Marzano, laddove le forti aspettative dei lavoratori e di migliaia di cittadini rimangono deluse. Mi sembra che al Governo stia sfuggendo il senso del clima di tensione che si sta creando nel paese attorno a questo tipo di problemi, soprattutto il forte clima di tensione che si sta creando tra i lavoratori e i cittadini nell'intero quadrilatero di Porto Marghera, Mantova, Ferrara e Ravenna, con scioperi e manifestazioni.
Onorevole sottosegretario, l'incidente del 28 novembre 2002 all'impianto di Porto Marghera che produce TDI (toluendiisocianato) ha riproposto in termini ancora più acuti la necessità di un aggiornamento e di una rivisitazione dell'accordo di programma relativo a Porto Marghera, oltre che la necessità di un'integrale applicazione di quell'accordo. Gli obiettivi, come in parte anche il sottosegretario ricordava, sono ambiziosi: abbandonare le produzioni chimiche pericolose; investire in tecnologie sicure; attuare tutte quelle misure atte a garantire la sicurezza degli impianti e un efficace gestione delle emergenze ambientali; realizzare la bonifica del territorio, destinando risorse adeguate ed approntando strumenti legislativi ed operativi appropriati. Senza le bonifiche dei suoli tutto quello che si dice sulla reindustrializzazione e sulla riconversione restano astrattezze: questo è un punto strategico, fondamentale. Pertanto, la sfida è che ciascuno deve fare la propria parte. La regione e gli enti locali la stanno facendo: hanno infatti sottoposto al Governo un documento che indica soluzioni importanti su tutti gli aspetti all'ordine del giorno. Tuttavia, assistiamo purtroppo a continui rinvii da parte del Governo ed anche ad uno spostamento delle questioni da tavolo a tavolo.
L'incontro dello scorso 7 febbraio è stato deludente, perché anziché rassicurare ha prodotto nuovi rinvii. Il Governo non ha portato una linea propria, mentre il Governo non può fare da spettatore, da notaio passivo della situazione. Occorre una presenza attiva. Il Governo ha il dovere di fornire indirizzi, di offrire una sponda alle imprese e alle istituzioni. In tutta questa vicenda - al riguardo ci vorrebbe una parola più chiara da parte del Governo - pesa l'atteggiamento equivoco dell'Enichem. Dopo aver dichiarato e ripetutamente riaffermato di voler uscire dalla chimica, all'improvviso, in quell'incontro, l'Enichem ha detto che non vuole
Su ciò il Governo deve pronunciare una parola più chiara. Anche perché occorre ricordare che il Tesoro detiene la maggioranza del capitale dell'ENI; dunque, anche per questa ragione, l'esecutivo ha il dovere di dire qualcosa di più chiaro.
Per quanto riguarda le bonifiche, ieri vi è stato l'incontro al tavolo tecnico e, anche con riferimento a tale argomento, il Governo non si sta assumendo fino in fondo le proprie responsabilità. L'accordo di programma per le bonifiche prevedeva che ci fosse un intervento del 50 per cento da parte dello Stato e del restante 50 per cento da parte dei privati. Il Governo afferma di non avere i soldi; dunque, ciò può comportare il blocco del processo di bonifica dei suoli.
Quindi, siccome in questa vicenda ognuno deve svolgere la propria parte, il Governo è chiamato a svolgere la propria e, quindi, a destinare risorse adeguate oltre che a svolgere una verifica degli strumenti operativi per garantire che le bonifiche dei suoli siano attuate quale punto fondamentale per avviare un nuovo percorso industriale a Porto Marghera.
Di fatto, non c'è nulla di nuovo. Lei ha già risposto ad una nostra interrogazione nel luglio scorso e, più o meno, ci ha detto le stesse cose, ribadendo l'importanza dell'accordo di programma sulla chimica, precisando che il Ministero dell'ambiente deve fornire delle valutazione di impatto ambientale per i nuovi impianti e che per il Governo la chimica è di importanza strategica. Tuttavia, da allora ad oggi, non è successo nulla e ci troviamo ancora in una situazione di grande difficoltà, che risulta aumentata dopo l'incidente, avvenuto il 28 novembre ultimo scorso, negli impianti del petrolchimico di Porto Marghera.
Non so se ve ne rendiate conto, ma esiste una preoccupazione tra i lavoratori e nell'ambito delle organizzazioni sindacali, che esprimono un giudizio negativo rispetto all'incontro, avvenuto il giorno 7, in occasione del tavolo nazionale sulla chimica.
L'Enichem sta procedendo con la fermata degli impianti - mi riferisco agli impianti di produzione del caprolattame -, sono previste forme di lotta e scioperi che porteranno al fermo totale degli impianti del petrolchimico di Porto Marghera, i cittadini, dopo quell'incidente, giustamente chiedono sicurezza per Marghera e per l'intera città di Venezia, nella quale in mancanza di risposte concrete si rischia un nuovo conflitto tra le ragioni dell'ambiente e le ragioni del lavoro. Tale conflitto che ci riporterebbe indietro e, precisamente, ad una data antecedente a quella della firma dell'accordo di programma del 1998.
Dunque, vi chiediamo l'assunzione di responsabilità vera, vi chiediamo di rispondere in maniera concreta alle nostre preoccupazioni, vi chiediamo di porre soluzione in maniera decisiva ad alcuni problemi che sono all'ordine del giorno, primo fra tutti quello della sicurezza della città.
Lei, onorevole sottosegretario, ha affermato giustamente che nel sistema SIMAGE vi è un ritardo da parte del Ministero dell'ambiente.
Vi chiediamo di fare passi avanti sul terreno delle bonifiche, e sulle questioni relative ai posti di lavoro e agli assetti produttivi delle produzioni chimiche. Questa situazione non può essere dilazionata a lungo, in quanto il tempo scorre, non si producono fatti e la tensione aumenta.
Allora, vorrei provare brevemente ad evidenziare le iniziative necessarie. Innanzitutto, è necessario adottare un'iniziativa per evitare la chiusura dell'impianto di produzione di caprolattame; infatti, sono a rischio centinaia di posti di lavoro. Dopo l'incidente del 28 novembre all'impianto TDI del petrolchimico di Porto Marghera, è necessario rivedere l'accordo di programma sulla chimica, sollecitando tutti ad un più forte impegno, richiamando il Ministero dell'ambiente alle proprie responsabilità e le aziende ENI ed Enichem ad alzare la guardia sulla sicurezza. È una guardia che oggi appare abbassata e che è la causa della strategia di uscita dalla chimica che queste due aziende stanno perseguendo.
Vi chiediamo di andare verso una rivisitazione dell'accordo di programma lungo alcune direttrici fondamentali: il mantenimento di una chimica indispensabile e pulita a Porto Marghera; la rapida chiusura degli impianti obsoleti; l'accelerazione burocratica e finanziaria delle bonifiche per avviare il rilancio nonché una serie di iniziative volte a favorire produzioni alternative che possano agevolare il processo di riqualificazione dell'area.
Naturalmente, da questo punto di vista è assolutamente necessario capire - ed è il punto fondamentale - quale sia la politica del Governo. Signor sottosegretario, lei ha detto qui che per il Governo questo è un settore strategico. Però, stiamo assistendo ad un declino del sistema industriale del nostro paese e anche di questo settore. Crediamo che il Governo debba spiegare in maniera puntuale quali siano le proprie strategie di politica industriale in quest'ambito e debba anche dire una parola ferma rispetto all'intenzione di Eni di uscire dal settore. Va detto che, se Eni, come è sembrato un po' dall'incontro del 7 febbraio, ha deciso di cambiare strategia, deve farlo, ma deve produrre un piano industriale per il rilancio delle produzioni e per la destinazione di investimenti in innovazione e ricerca, cosa che fin qui non è stata ancora fatta.
Allora, signor sottosegretario, la situazione è complicata. Esige, però, da parte di tutti una responsabilità nuova e un'assunzione molto forte di consapevolezza. Sono state avanzate alcune proposte importanti in questo settore da parte degli enti locali: il comune e la provincia di Venezia, in primo luogo, e la regione Veneto. Ci attendiamo una risposta concreta da parte del Governo già per il 24, data in cui è convocato di nuovo il tavolo nazionale per la chimica.
Vorremmo capire quale sia la strategia del Governo in questo importante settore, per evitare la frantumazione della chimica italiana e per dare risposte ai lavoratori e ai cittadini veneziani in merito alla sicurezza, in merito alle produzioni pulite, in merito alla possibilità di rivedere l'accordo, dando vita ad una nuova fase che possa tenere insieme le ragioni della salute, della sicurezza, dell'ambiente e del lavoro.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 18 con votazioni.


