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PRESIDENTE. Il sottosegretario per il lavoro e le politiche sociali, onorevole Sacconi, ha facoltà di
MAURIZIO SACCONI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, vorrei in primo luogo far presente che l'ordinamento nazionale è del tutto adempiente rispetto alle indicazioni comunitarie e internazionali sul tema della protezione del lavoro dei minori. Il decreto legislativo n. 345 del 1999 conferma a 15 anni l'età minima di ammissione al lavoro, mantenendo l'unica deroga per l'impiego di bambini nelle attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo e pubblicitario e nel settore dello spettacolo, secondo la previsione dell'articolo 6, che ha novellato l'articolo 4 della legge n. 977 del 1967. Di conseguenza, resta legittima unicamente la costituzione di rapporti di lavoro ordinari o speciali, con adolescenti dai 15 ai 18 anni di età, fermo restando che, in costanza dei predetti rapporti, sia in ogni modo assolto l'obbligo formativo di cui all'articolo 68 della legge n. 144 del 1999.
di intraprendere azioni ed iniziative tese a combatterlo, dall'altro ne ridimensionano la portata.
PRESIDENTE. L'onorevole Arrighi ha facoltà di
ALBERTO ARRIGHI. Signor Presidente, voglio ringraziare l'onorevole Sacconi della cui risposta mi dichiaro soddisfatto; resta, comunque, il dato preoccupante che in Italia sia stimata la presenza di circa 31 mila baby lavoratori; tale dato non dovrebbe esistere nella nostra nazione per il tessuto socioeconomico che abbiamo.
Per quanto riguarda i dati sul lavoro minorile, la stima fatta dalla CGIL, citata nella presente interrogazione, non corrisponde per nulla ai dati in nostro possesso. Mi riferisco all'indagine ISTAT avviata su impulso del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella scorsa legislatura in collaborazione con l'organizzazione internazionale del lavoro, l'agenzia delle nazioni unite a ciò dedicata, la quale rivela, con riferimento all'anno 2000, che il numero dei minori impegnati in attività lavorative in senso lato è di circa 144.000 unità con una percentuale del 3,1 per cento sul totale della popolazione minorile. È opportuno, in ogni modo, dare alcune chiarificazioni rispetto a questa ricerca ISTAT sul lavoro minorile.
Il dato complessivo di 144.000 minori che lavorano è un dato che va letto alla luce della metodologia adottata e della definizione del campo di indagine utilizzati per tale ricerca, la quale ha avuto avvio nel 1999 si è conclusa alla fine del 2002 (si è attualmente in attesa di ricevere gli ultimi risultati).
L'indagine dell'ISTAT prende in considerazione tutti i minori economicamente attivi secondo le indicazioni dell'ILO, ossia tutti i bambini che abbiano svolto almeno un'ora di lavoro nel periodo di riferimento. L'ILO, per quanto concerne il lavoro minorile, normalmente ricorre a due periodi di riferimento temporale: la settimana e l'anno. Il periodo adottato dall'ISTAT è l'anno poiché esso consente di tener conto delle occupazioni occasionali che in genere sono svolte dai bambini.
Rispetto alla delimitazione del campo di indagine e quindi alla definizione concettuale di lavoro minorile, sono state prese in esame sia tutte quelle attività economiche più o meno leggere svolte da bambini, sia tutte le attività che abbiano conseguenze negative sul normale e complessivo sviluppo del soggetto in età evolutiva, e quindi sulla sua educazione e salute. Sono state invece escluse dal campo di indagine tutte le attività di carattere illegale che a vario titolo vedono coinvolti i minori, come ad esempio la prostituzione, lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti.
Sulla base di quanto sopra evidenziato e procedendo ad un'analisi complessiva dei dati, si evidenzia che sui 144.285 minori di età compresa tra i 7 e i 14 anni che svolgono qualche attività lavorativa, solo 31.000 possono essere considerati sfruttati. In media, sul totale della popolazione dei ragazzi di questa fascia di età (4.500.000), ne lavorano il 3,1 per cento. La quota cresce con l'aumentare dell'età, infatti, vi è un'incidenza dello 0,5 per cento per i bambini tra i 7 e i 10 anni, del 3,7 per cento per quelli fra gli 11 e i 13 anni e dell'11,6 per cento per i ragazzi di 14 anni.
Tali dati, se da un lato evidenziano l'esistenza del fenomeno e quindi la necessità
Per quanto concerne la possibilità di rintracciare ed accertare l'esistenza di singoli casi di sfruttamento a partire dall'indagine ISTAT, si fa presente che tale indagine è svolta su base campionaria e non censuaria e che, comunque, le interviste vengono effettuate nel rispetto dell'anonimato a garanzia del diritto alla privacy.
Le rilevazioni ISTAT presso le famiglie si basano sulle liste anagrafiche con una conseguente sottorappresentazione della popolazione straniera, in particolare se irregolare. I dati riguardano la popolazione italiana, non perché si siano voluti escludere i minori stranieri ma, semplicemente, per le difficoltà che esistono nel contatto con questo tipo di famiglie data la loro mobilità sul territorio e le difficoltà di comunicazione anche a causa della lingua.
Vorrei, comunque, assicurare l'onorevole interrogante che il fenomeno del lavoro minorile è sotto la costante attenzione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Si è osservato come la complessità delle cause socioeconomiche e culturali sottostanti al fenomeno e la difficoltà nell'acquisire informazioni certe abbiano, di fatto, limitato l'efficacia delle azioni di contrasto che va quindi integrata con nuovi strumenti. La stretta relazione tra povertà materiale, abbandono scolastico e lavoro minorile rende necessario un intervento integrato e coordinato sia per il monitoraggio delle situazioni a rischio, sia per realizzare politiche attive di ausilio alle famiglie bisognose e di rilancio del sistema scolastico attraverso il raccordo operativo tra gli organi di controllo, le istituzioni scolastiche, le amministrazioni locali e le forze sociali. In tale ottica sono state date indicazioni operative con circolare n. 61 del 18 dicembre 2002 finalizzata a far assumere agli uffici territoriali i necessari contatti con gli altrisoggetti istituzionali interessati al problema, quali i servizi sociali comunali e gli istituti scolastici. In tal modo sarà possibile monitorare in modo unitario il fenomeno del disagio sociale e dell'evasione dell'obbligo scolastico. È stata inoltre intrapresa un'attività mirata al coordinamento sistematico delle azioni avviate in materia di lavoro minorile da parte di tutte le amministrazioni che hanno competenze in materia (istruzione, giustizia, interni ed esteri). L'attività congiunta ha lo scopo di evidenziare i punti di debolezza delle verifiche ispettive sul lavoro minorile, per individuare delle possibili soluzioni da affiancare al tradizionale intervento repressivo e per poter condurre una verifica incrociata dei dati.
Ringrazio l'onorevole Sacconi per aver fornito rassicurazioni sull'azione del Governo e sulle iniziative che il Governo intende intraprendere. Mi permetto, tuttavia, di fare una notazione nei confronti di queste stime che vengono pubblicate su siti ufficiali di organizzazioni internazionali che, comunque, mettono in cattiva luce il nostro paese determinando, quindi, una caduta dell'immagine dell'Italia nel mondo.
Sono certo che l'Italia proseguirà sulla strada della lotta allo sfruttamento e al lavoro minorile seguendo la linea di crescita di tutte le nazioni europee occidentali nel contrastare questo tipo di fenomeno e nell'avviare, il più possibile, programmi seri di formazione-lavoro e di istruzione nei confronti dei minori.


