Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 264 del 12/2/2003
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(Chiusura dello stabilimento della Marzotto di Manerbio - n. 3-01640)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, onorevole Sacconi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Sgobio n. 3-01640 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 3).

MAURIZIO SACCONI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, la questione posta dall'onorevole


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Sgobio attiene alla crisi che sta attraversando la società Marzotto Spa che, com'è noto, opera nel settore abbigliamento e tessile. Tale gruppo nel 2002 ha fatturato 1.756,6 milioni di euro e si avvale in tutto il mondo della collaborazione di più di 11 mila dipendenti. Tale società sta risentendo, per il comparto dei tessuti lanieri, della contrazione generalizzata del mercato tessile e, allo scopo di mantenere alta la competitività, ha formulato e sta realizzando un piano di ristrutturazione che coinvolge sotto il profilo occupazionale l'intero organico dello stabilimento di Manerbio, in provincia di Brescia.
In data 4 novembre 2003 la Marzotto ha aperto, ai sensi della legge n. 223 del 1991, una procedura di mobilità per la cessazione dell'attività del suddetto stabilimento di Manerbio con il conseguente esubero di 270 lavoratori. La prefettura di Brescia si è attivata concertando incontri con le amministrazioni pubbliche interessate territorialmente e le organizzazioni sindacali senza tuttavia raggiungere una soluzione atta ad evitare la chiusura dello stabilimento in questione.
Allo scopo di attutire l'impatto sociale di tale decisione, il 5 febbraio scorso presso il ministero che rappresento si è tenuta una riunione con le parti sociali e i rappresentanti degli enti locali per l'esame delle problematiche tecniche connesse all'utilizzo della cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendali. In tale sede sono state illustrati i nuovi criteri di concessione della stessa cassa integrazione guadagni straordinaria contenuti nel recente decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 18 dicembre 2002. Tali criteri presentano maggiore elasticità rispetto alla precedente normativa e, quindi, non vi dovrebbero essere difficoltà per il raggiungimento di un accordo che andrà definito presso la regione, sede istituzionalmente competente.

PRESIDENTE. Onorevole Sgobio ha facoltà di replicare.

COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Signor Presidente, anche in questo caso non credo che vi siano molte ragioni per dichiararsi soddisfatto; nel senso che su tale vicenda - e non solo - la discussione è ancora in corso e non si sa come si concluderà.
Anche in questo caso il senso vero della mia interrogazione non faceva riferimento soltanto allo stabilimento di Manerbio. Il problema vero, infatti, è che tante grandi aziende, soprattutto nel settore tessile e, forse, in questo senso la Marzotto non è esente, utilizzano ciò che in Parlamento abbiamo, con diverse iniziative, tentato di fare emergere. Queste società fanno purtroppo ricorso, per realizzare le proprie produzioni, al lavoro nero svolto in altri luoghi. Conseguentemente, molte volte, l'accesso al lavoro nero, svolto magari in scantinati del sud del nostro paese o in fabbriche improvvisate, conduce alla chiusura delle fabbriche ufficiali. Ciò avviene non tanto perché vi è una restrizione del mercato, ma perché la richiesta proveniente dal mercato viene coperta con un altro tipo di produzione. Chiaramente, il lavoro svolto dalla società Marzotto - faccio riferimento a tale società, ma non soltanto ad essa - in questi casi si riduce al solo assemblaggio dei vari pezzi costruiti in laboratori clandestini distribuiti sul territorio del nostro paese.
La domanda è questa: oltre al caso specifico (quindi, oltre a voler conoscere quali interventi si intendano prendere affinché gli interessati alla chiusura o all'eventuale chiusura di Manerbio, i 271 lavoratori di Brescia, non restino sul lastrico), il Governo come intende intervenire anche per capire i flussi di mercato che vengono alimentati dall'impresa in nero, dal lavoro nero, che nel nostro paese purtroppo ancora esiste, anzi purtroppo si dilata? Non c'è stata risposta sul primo quesito; il tutto è ancora in discussione e non c'è stata nemmeno una possibilità di capire come il Governo intenda agire per riportare tutta la questione nella legalità.

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