Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 264 del 12/2/2003
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1773)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, intervengo per un minuto per dire che noi voteremo contro questo provvedimento. Infatti, per come esce da quest'aula, confermando la formulazione che era già stata approvata nella Commissione cultura, questo provvedimento non serve assolutamente a nessuno: in altre parole, è una contraddizione in termini, non va nella direzione di alcuna regolarizzazione.
Quindi, invito i colleghi a esprimere un voto contrario verso un provvedimento che potrà essere solo un ulteriore schiaffo a questi studenti e al loro diritto acquisito di poter portare a termine i loro percorso di studi: almeno, non aggiungiamo al danno una beffa, onorevoli colleghi.
Votiamo contro questo provvedimento e dispiace che, al di là delle articolazioni, delle proposte, a causa di contraddizioni interne ai vari gruppi di maggioranza ed opposizione non si sia potuto giungere ad una soluzione giusta e di diritto che avrebbe ridato certezza a questo migliaio di studenti. Per tali ragioni, vi chiediamo di non aggiungere a questo danno la beffa rappresentata dall'approvazione di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ranieli. Ne ha facoltà.

MICHELE RANIELI. Signor Presidente, intervengo brevemente per ribadire che il mio gruppo aveva presentato degli emendamenti per tutelare il diritto allo studio di un migliaio di studenti. Per quanto ci riguarda abbiamo votato anche, e comunque, tutti gli altri emendamenti; infatti, quando non è possibile garantire a tutti il diritto allo studio, la sensibilità che caratterizza il mio gruppo ci impone di garantirlo almeno a qualcuno. Abbiamo apprezzato la disponibilità, la sensibilità di forti gruppi all'interno della maggioranza e, con rammarico, abbiamo preso atto delle divisioni di una sinistra che ancora non trova un modo per svolgere la propria funzione politica. Ciò, ha portato, ancora una volta, all'approvazione di un provvedimento che non risolverà il problema di nessuno. Si tratta di una «non legge» e credo che un Parlamento degno di questo paese non dovrebbe votarla. Per tale motivo annuncio che il mio gruppo si asterrà dalla votazione di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.

ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, intervengo, innanzitutto, per respingere il giudizio del collega Ranieli, secondo cui le divisioni all'interno del centrosinistra non hanno consentito l'approvazione di un testo di legge più avanzato di quello predisposto dalla Commissione. Onorevole Ranieli, le divisioni si sono verificate un po' ovunque, quindi non è stato possibile procedere in sede legislativa a causa del parere contrario del Governo. Vi sono proposte di legge presentate da deputati di gruppi della sua maggioranza, quindi lei capisce che, principalmente, il problema è all'interno della vostra coalizione.
Per quanto ci riguarda, riteniamo che questo testo di legge, così come sta per essere approvato, non rappresenti un rigetto totale della sanatoria e neanche una proposta equa come quelle che noi avevamo predisposto e che prevedeva l'approvazione di un articolo secondo cui potevano essere iscritti al secondo anno gli


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studenti che avevano sostenuto almeno un esame.
Quindi, il provvedimento in oggetto, a questo punto, non serve a nulla, non risolve il tema che avevamo di fronte e sul quale il Parlamento si era già espresso in precedenza. Il gruppo dei democratici di sinistra, collaborando in Commissione ed in aula attraverso la presentazione di emendamenti, aveva predisposto una linea che ci sembrava utile per affrontare in maniera seria questo problema. Purtroppo, non è stato così, però credo che le responsabilità siano tutte del centrodestra, nell'ambito della dialettica tra Governo e maggioranza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, la responsabilità non è solo di questa maggioranza parlamentare, ma anche delle precedenti. Vorrei ricordare che noi abbiamo approvato leggi di sanatoria edilizia e fiscale che si sono ripetute nel corso degli anni. Colleghi, mi pare che, francamente, qualcosa non funzioni; io ho votato a favore di quelle sanatorie.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Hai fatto male!

TEODORO BUONTEMPO. Oggi, però, se dovessi votare di nuovo, terrei un diverso atteggiamento. Infatti, non riesco a capire come possano fare gli stessi colleghi a sanare le posizioni di coloro che hanno derubato il nostro paese portando capitali all'estero o le posizioni di chi, alla faccia della legge e del bene comune, non ha pagato le tasse in questo paese. Noi avremmo dovuto mandare in galera tutta questa gente, come avviene in tanti altri paesi del mondo, a cominciare dagli Stati Uniti ai quali, spesso, si fa riferimento.
Lo abbiamo fatto perché, ad un certo punto, il paese deve intraprendere una nuova strada e chiudere capitoli sbagliati del passato. Il Parlamento intende chiudere i capitoli del passato per avviare una nuova Repubblica ed un nuovo corso, ma troviamo una certa determinazione nei confronti di chi non lede i diritti di nessuno.
Onorevoli colleghi, occorre sempre pensare al bene ed al male delle persone: se, per esempio, faccio del bene a Tizio, a chi faccio male? Questo è il problema. In tale caso, non si fa male a nessuno, ma si commette un'ingiustizia, lo dico tra virgolette, nei confronti di coloro che non hanno presentato il ricorso. Sia nel campo del diritto privato sia in quello pubblico se il cittadino ritiene di avere dei diritti, li deve far valere.
Non si tratta, tra l'altro, di una sanatoria, ma di una regolamentazione dello stato dei fatti perché è stato concesso di sostenere alcuni esami a ragazzi che aspiravano - non li si può criminalizzare per questo - ad accedere a quella facoltà, a quella professione.
Il Parlamento avrebbe dovuto, dal 1999 ad oggi, fare chiarezza, ma non l'ha fatta. Se avessi un figlio che aspirasse ad accedere ad una facoltà a Roma - lo dico sinceramente - sarei d'accordo che presentasse la domanda. Inoltre, se ritenessi che mi fosse stato leso un diritto, presenterei ricorso al TAR, altrimenti vivremmo in una società da incubo, da paura dove il diritto della persona non può nemmeno essere garantito attraverso il ricorso al tribunale amministrativo.
In questo caso non si mettono in pericolo le università perché, nei prossimi anni, saremo costretti ad ampliare i «tetti».
Onorevoli colleghi, stiamo approvando una proposta di legge sulla scuola per elevare al massimo il numero degli studenti che si devono diplomare e accedere all'università, ma non mi sembra che il provvedimento (come quello relativo ad alcuni ordini professionali) persegua un certo risultato. Colgo l'occasione per dire che non è possibile sostenere un esame da procuratore fino a quando gli avvocati del collegio giudicante saranno della stessa città; pertanto, trascorreranno due, tre,


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quattro, cinque, otto anni prima di avere la possibilità di conseguire l'abilitazione alla professione.
Questo è il motivo per cui il diritto facciamolo valere sempre! Non schiacciamo chi è più debole e non umiliamo la speranza di un giovane di studiare, di migliorare, non di rubare, non di spacciare, non di delinquere, perché questo sarebbe un brutto e cattivo segnale nei confronti della nostra gioventù.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà.

KATIA BELLILLO. Signor Presidente, credo che sarebbe stato meglio che questa proposta di legge non fosse giunta all'esame dell'Assemblea. Abbiamo veramente preso in giro gli studenti, i giovani che pensavano di aver maturato alcuni diritti (anche io ritengo che essi ne avessero effettivamente). In realtà, questo provvedimento non garantisce assolutamente niente e se venisse approvato in questo modo sarebbe solo una presa in giro.
Abbiamo preso in giro per un anno questi giovani, anzi ritengo che ciò costituisca un attacco alle libertà individuali perché parto dal presupposto che ognuno dovrebbe essere libero di decidere della propria vita e, quindi, anche del proprio percorso. Credo che un ragazzo debba essere giudicato ed eventualmente fermato rispetto ad un determinato percorso solo per le sue capacità e le sue qualità.
Non posso accettare che ci siano norme che in qualche modo pongano limiti alle libertà, impedendo che ognuno liberamente possa scegliere. Si tratta ancora di un attacco alla libertà prevista dalla Costituzione e ad un diritto fondamentale, che è quello non soltanto all'istruzione, ma anche relativo alla possibilità di decidere che tipo di istruzione e soprattutto quali studi poter portare avanti.
Ritenevo che probabilmente in quest'aula avremmo potuto finalmente a larga maggioranza adottare un atto che andasse nella direzione della giustizia. Purtroppo, per un problema che riguarda non più di un migliaio di giovani, non siamo stati in grado di fare giustizia.
Signor Presidente, noi del gruppo Misto-Comunisti italiani esprimiamo voto contrario sul provvedimento così come presentato in aula.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, faccio fatica a seguire i colleghi della maggioranza, nel senso che non si può sostenere una cosa e contemporaneamente il suo esatto contrario.

SERGIO COLA. È anche dell'opposizione; è trasversale!

ANDREA COLASIO. Alcuni di voi giustamente hanno sostenuto una linea secondo cui centrali sono la regolazione dell'accesso e l'autonomia dell'università. Benissimo: altri colleghi della maggioranza hanno sostenuto una linea radicalmente diversa, in particolare i colleghi Ranieli e Buontempo.
Vi comprendo: tuttavia non possiamo noi dell'opposizione risolvere problemi che lacerano la vostra maggioranza. Noi come gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo abbiamo tenuto una posizione chiara, di equilibrio, che diceva: a fronte del fatto che il ragazzo ha sostenuto almeno un esame, esistono le condizioni per la regolarizzazione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Per quanto attiene adesso alla legge, viene stabilito il principio dell'autonomia universitaria, per cui ogni singolo ateneo è messo nelle condizioni di operare comunque una sanatoria. Ripeto: abbiamo sbagliato rispetto ai principi evocati, ma comunque abbiamo salvaguardato un principio fondamentale relativo all'autonomia universitaria.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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