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le piccole e medie imprese fornitrici di servizi per la pubblica amministrazione in Italia sono decine di migliaia;
la pubblica amministrazione, dopo aver usufruito delle prestazioni delle imprese, paga con notevole ritardo, tanto da superare in molti casi i dodici mesi;
nel frattempo, le imprese, per i costi e i pagamenti dei dipendenti, delle tasse e dei fornitori, entrano in crisi di liquidità e spesso sono costrette a rivolgersi al sistema bancario, rischiando il fallimento o il depotenziamento della struttura produttiva, licenziando dei lavoratori;
si stima che ogni anno, in Europa, le inadempienze per ritardo nei pagamenti causino perdite di crediti per 23,6 miliardi di euro, che vanno in fumo per fallimenti a catena;
nonostante l'Unione europea sia già intervenuta per limitare i danni con la direttiva n. 35 del 29 giugno 2000, recepita con la legge 1o marzo 2002, n. 39 (legge comunitaria 2001), la situazione non è migliorata. Secondo le ultime stime della Commissione europea, questo comportamento manderebbe sul lastrico migliaia di imprenditori e determinerebbe il licenziamento di almeno 450 mila lavoratori ogni anno;
nel contesto europeo l'Italia, però, rappresenta uno dei casi più difficili, in quanto enti locali ed aziende pubbliche pagano in media con un anno di ritardo, con punte negative di 700 giorni nel Lazio e di 527 giorni in Puglia -:
quali siano i motivi che determinano i lunghi ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese fornitrici di servizi e quali ulteriori interventi, rispetto alla circolare 14 gennaio 2003, n. 1, il Governo intenda porre in atto per un'efficace soluzione del problema.(3-01922)
(11 febbraio 2003)