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PRESIDENTE. L'onorevole Caparini ha facoltà di
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, signor sottosegretario, una piccola premessa, relativa ai fatti, è indispensabile per capire le ragioni che ci hanno indotti a presentare questa interpellanza.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca, onorevole Caldoro, ha facoltà di
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, in merito all'interpellanza urgente, così come esposta ora dall'onorevole Caparini, si fa presente che il rettore dell'ateneo di Brescia ha comunicato che il fascicolo «Bada alla Bossi-Fini!», curato da diversi soggetti, tra cui alcune associazioni di volontariato, ha rappresentato solo una parte del materiale didattico distribuito agli studenti in occasione di uno dei quattro seminari d'approfondimento del corso di filosofia del diritto impartito dalla professoressa Mazzarese. Il materiale didattico era costituito anche da testi di approfondimento giuridico delle problematiche sull'immigrazione e di valutazione statistica del fenomeno.
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Anche il rettore conferma l'irrinunciabile diritto costituzionale alla libertà di insegnamento esercitato dalla professoressa Mazzarese, così come la piena libertà di critica degli studenti, e precisa che l'impostazione, sempre eseguita dall'università degli studi di Brescia, è quella di favorire la maturazione della capacità critica degli studenti senza alcuna partigianeria.
PRESIDENTE. L'onorevole Caparini ha facoltà di
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, ovviamente sono profondamente insoddisfatto di questa risposta che, purtroppo, non mi aspettavo. Devo dire che, in materia, il ministero non ha brillato e continua a non brillare, nel senso che - preciso, ovviamente - qui si parla di diritti costituzionali, di libertà di insegnamento e non c'è dubbio che noi condividiamo questi principi e siamo qui proprio per difendere questi principi e per difendere le migliaia, le centinaia di migliaia di bravi docenti che fanno e sanno fare bene il loro lavoro, e non coloro che, come in questo caso, utilizzano surrettiziamente la cattedra e il ruolo che rivestono per fare propaganda e per fare politica, perché questo è un testo di politica, vi sono scritte cose che neanche l'opposizione più dura manifestata in quest'aula, ha avuto il coraggio
di dire; vi sono scritte cose che vanno in direzione diametralmente opposta a qualsiasi principio di corretto approccio alla materia, addirittura c'è un vero e proprio sobillamento all'illegalità, un'istigazione all'illegalità. Inoltre il testo è intriso e cosparso di ingiurie nei confronti di una forza politica, anzi di due forze politiche che fanno parte della maggioranza e sono state votate dalla maggioranza di questo paese. Viene criticata la classe dirigente, come è scritto in questo testo, e vi è una continua istigazione a obiettare nei confronti della legge Bossi-Fini.
Presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università degli studi di Brescia è stata distribuita una dispensa di approfondimento dal titolo: «Bada alla Bossi-Fini! Contenuti, cultura e demagogia della nuova legge sull'immigrazione». Tale dispensa è obbligatoria ai fini del corso di filosofia del diritto tenuto dalla professoressa Tecla Mazzarese, titolare della cattedra ed è parte integrante dell'esame (quale seminario di approfondimento).
Nell'introduzione, a pagina 5, si legge: «È difficile esprimere con le parole la nostra indignazione nei confronti di una legge così ingiusta come la Bossi-Fini (...), della classe dirigente che l'ha proposta, elaborata e promulgata e di tutti quelli che l'approvano e la sostengono (...). Una logica di rapina e di sfruttamento» continuano gli autori «vige talvolta dall'alto al basso della scala sociale in Italia (...). Come dunque reagire? Lo scopo di questo opuscolo non è, per quanto lodevole esso possa essere, solo di denunciare; è anche quello di informare e di indicare possibili modi di reagire, persona per persona e gruppo per gruppo».
L'intero testo è intriso di una forte propaganda antigovernativa. Fra i detrattori della legge si contraddistingue Fabio Raimondi del Vicenza Social forum, autore di un capitolo nel quale sostiene: «La Bossi-Fini è una legge razzista e xenofoba, barbara e incivile, ma è anche, non secondariamente, una legge antioperaia». Lo scritto è pervaso da continui riferimenti ideologici. A titolo esemplificativo, ne cito uno: «La Bossi-Fini mira così a scatenare una guerra tra poveri che andrà a tutto vantaggio dei padroni, ma, seppure involontariamente, potrebbe anche essere l'occasione per costruire una nuova unità di intenti e di lotte».
I riferimenti, poi, ai presunti contenuti xenofobi del provvedimento approvato pochi mesi fa da questo Parlamento ricorrono molto spesso, fino a sfociare in alcuni brani di inaudita meschinità, come nel paragrafo a firma di Gianfranco Bettin, prosindaco di Venezia, e di Beppe Caccia, assessore alle politiche sociali dello stesso comune. A pagina 54, costoro forniscono addirittura i rudimenti per disobbedire ai «Diktat razzisti della legge», consigliando il rilascio della certificazione di residenza e di idoneità delle abitazioni «in maniera estensiva», in modo da favorire l'ottenimento della carta di soggiorno che «allo stato attuale è l'unico modo per aggirare il famigerato contratto di soggiorno».
All'interno del testo, si sprecano le ingiurie alla Lega nord Padania ed ai suoi rappresentanti nelle istituzioni. In particolar modo, gli autori suggeriscono: «Per non assomigliare a Gentilini (...), si possono fare diverse cose. Oggi, in realtà, per essere diversi da lui, ai sindaci, ai comuni, non basta più non dire le infamie che normalmente Gentilini dice. Bisogna, concretamente, fare delle cose. Altrimenti non si ha diritto di considerarsi molto diversi dal ridicolo, sinistro sceriffo da quattro soldi della bella Treviso».
Ultimo capitolo, dulcis in fundo, che è intitolato «agire in rete, inventare pratiche alternative», a cura di Grazia Naletto dell'associazione Lunaria e di Alessandro Leogrande, redattore de Lo straniero, è un vero e proprio vademecum per aggirare la legge Bossi-Fini, una vera e propria istigazione a delinquere nella quale viene esaltata l'illegalità e vengono sobillati coloro che dovrebbero aderire a questa rete a tutelare la forme di clandestinità.
Troviamo veramente inconcepibile che in una università statale sia possibile propagandare posizioni così radicalmente faziose, prive di qualsiasi contraddittorio e barlume di pluralismo. Ci troviamo di fronte ad una chiara lesione dei diritti degli studenti. Non oso pensare lo stato d'animo di uno studente che si prepara a questo esame, si presenta davanti a un docente che ha indicato un testo di questo tipo, un testo all'interno del quale addirittura ci sono degli inviti a sovvenzionare e sostenere anche economicamente i gruppi che ne hanno contribuito alla redazione.
Quindi, quali garanzie, quali iniziative può intraprendere il ministero per garantire il diritto di espressione e il libero confronto, il diritto alla critica da parte degli studenti? Come è possibile evitare che l'università diventi uno strumento di propaganda, come purtroppo è avvenuto in questo caso?
La professoressa Mazzarese ha precisato che il fascicolo in questione costituisce, unitamente agli atti scritti sovramenzionati, solo una base di discussione relativamente alla parte monografica del suo corso in tema di diritti e migranti e non un testo di preparazione all'esame di filosofia del diritto. Sulla stessa linea si è espressa la stessa presidenza della facoltà di giurisprudenza con un comunicato ufficiale, tra l'altro diffuso dalla stampa locale e nazionale, nel quale inoltre si è manifestata piena solidarietà alla docente, come dichiara il preside, con il riconoscimento del valore irrinunciabile della libertà di insegnamento e di pensiero e del pluralismo delle idee per la formazione dello studente, fermo restando il diritto di critica da esercitarsi nelle sedi dovute.
Alla luce di quanto esposto, questo ministero sottolinea la delicatezza della questione emersa e ricorda che il diritto di opinione e la libertà di insegnamento rappresentano prerogative costituzionalmente garantite e, come tali, irrinunciabili per assicurare nel contesto di un necessario pluralismo di opinioni il diritto di critica e di confronto, così come richiesto dagli stessi interpellanti, evitando, come è ovvio, di rappresentare però la posizione di una sola parte
Lei, giustamente, nel suo intervento ha parlato di diritto di critica e io ribadisco: ma dov'è il diritto di critica di uno studente che si trova a dover affrontare un testo così fortemente politico, così fortemente schierato? Lei parlava prima di pluralismo; mi risponda, dov'è il pluralismo in questo testo, dov'è il pluralismo nell'insieme dei testi sottoposti all'attenzione agli studenti di quel corso? Le darò io la risposta: in questo caso non c'è alcuna tutela dei diritti dello studente; è inaccettabile l'abuso che è stato fatto, è inaccettabile la propaganda che è stata fatta con questo testo e trovo altrettanto disdicevole il comportamento del Governo che se ne è lavato le mani.
Spero che, in futuro, una cosa del genere non si ripeta perché per la Lega nord e in particolare per i deputati bresciani questo è un atto assolutamente grave e inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).


