Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 256 del 30/1/2003
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(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, affronterò durante il mio intervento anche la questione delle proposte di riformulazione espresse dal gentile sottosegretario. Intanto apprezzo il fatto che il Governo abbia formulato un parere articolato, ciò significa che almeno la mozione da me presentata è stata letta. In altre occasioni - anche da parte di precedenti governi - mi è capitato che venissero respinte completamente delle risoluzioni e delle mozioni, addirittura uguali ad altre, avendo il Governo espresso un parere contrario su tutto.
In ogni caso, signora sottosegretario, mi dispiace deluderla perché io non accetto le riformulazioni che lei ha proposto; ciò, sia perché la parola «possibile» relativa al commercio equo e solidale sia la parola «aggiuntivo» riferita alla risoluzione presentata dall'onorevole Violante denunciano una cosa ben precisa. Si vuole, infatti, sostenere che il commercio equo e solidale non è incisivo sul reale andamento del mercato a livello internazionale. Si tratterebbe, quindi, di una sorta di riserva indiana etica, ma non tale da disturbare gli interessi del commercio mondiale; quindi, rifiuto questa richiesta di riformulazione.
Signora sottosegretario, abbiamo mantenuto l'impianto della nostra mozione, senza raggiungere convergenze con altri gruppi perché ritengo sia l'unico strumento, che oggi voteremo, che interviene sulle cause strutturali del fenomeno del lavoro minorile del mondo. Se vi sono 250 milioni di bambini che lavorano, molti dei quali in condizioni di schiavitù, ciò non è dovuto ad un incidente metereologico, ma ad un preciso andamento dell'economia mondiale, alla selvaggia liberalizzazione del commercio e, precisamente, ai trattati che sono stati firmati in questi ultimi anni in sede GATT e WTO.
Signora sottosegretario, il Governo chiede al Parlamento di esprimere un voto contrario sulla mozione perché non accetta i punti della stessa che riguardano la seguente questione: ad esempio, esiste un accordo, in sede di Organizzazione internazionale del lavoro, che prevede che non si debba ricorrere al lavoro minorile - è proibito - e l'Italia ne è firmataria. È stato, inoltre, siglato un altro accordo in sede di Organizzazione mondiale del commercio (è altamente responsabile, e lo continuo a ricordare, per quanto riguarda il lavoro minorile), secondo il quale una merce non può essere inibita alla vendita nel mercato se non per la sua qualità intrinseca e, pertanto, è escluso che si possa inibire la vendita di una merce anche se è certo che è stata prodotta con il lavoro di bambini ridotti in schiavitù.
L'Organizzazione internazionale del commercio non prevede sanzioni al riguardo; se, invece, in Italia, paradossalmente (ma non dovrebbe essere un paradosso), proibissimo la vendita, ad esempio, di scarpe per il calcio sicuramente prodotte con il lavoro di bambini schiavi, il WTO ci imporrebbe una multa salatissima e l'Italia è o dovrebbe essere la quinta potenza economica del mondo. Figuriamoci cosa significherebbe per tanti altri paesi che non possono permettersi queste multe! Vi sono precise responsabilità. Mi asterrò sulle altre risoluzioni - e me ne dispiace - pur condividendo il 90, il 95 per cento dei contenuti dei loro dispositivi perché sono eccessivamente generiche ed anche perché nutro un dubbio sulla ricorrente proposta dell'istituzione di un marchio di qualità.
Cosa vuol dire marchio di qualità? Non mi oppongo a tale proposta perché può essere utile se apre una strada, ma se diventa la scusa per non intervenire, guarda caso, in settori merceologici nei quali è utilizzato il lavoro minorile e se continua ad essere legale il fatto che vi siano altre merci ed altri prodotti che, invece, possono liberamente circolare sul mercato, sebbene vi sia il sospetto o addirittura


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la certezza che siano stati realizzati con il lavoro minorile, allora, forse, non stiamo risolvendo il problema, ma stiamo facendo solo finta di risolverlo.
Aderiamo alla Global March, organizzata e promossa in Italia da Mani Tese: da anni, in tutto il mondo, si richiede l'adozione di strumenti efficaci per combattere il lavoro minorile, ma da anni si procede nella direzione diametralmente opposta. Non si riesce ad imporre alcuna sanzione a chi viola le regole dell'Organizzazione internazionale del lavoro. Non si riesce ad intaccare alcun interesse concreto delle grandi società multinazionali ed, al riguardo, ringrazio il collega Volontè per aver parzialmente corretto, da questo punto di vista, la sua risoluzione. Lo apprezzo molto. Sono citate le società multinazionali che commercializzano in Italia prodotti sicuramente realizzati con il lavoro minorile. Sono anni che le grandi società multinazionali ottengono da Prodi, dalla Commissione europea, dai Governi europei e dal Governo degli Stati Uniti il diritto di continuare a perpetrare questo scempio.
Questo sfruttamento del lavoro minorile incide non positivamente sulle economie di quei paesi, al contrario di quanto dicono alcuni, sostenendo: poveracci! Sono poveri, almeno che lavorino i bambini. Quei bambini non producono un reddito che verrà redistribuito all'interno di quel paese e spesso quelle imprese che utilizzano il lavoro minorile sono attratte dal punto di vista degli investimenti, come in India ed in Cina, attraverso la detassazione, sicchè, né dal punto di vista del salario, perché i bambini sono pagati cinque volte meno di un adulto, in paesi dove un adulto guadagna dai 30 ai 50 dollari al mese, né dal punto di vista tributario, rimane qualcosa in quel paese.
Per questi motivi, onorevoli colleghi e colleghe, vi prego di esprimere voto favorevole su questa nostra mozione, perché almeno per una volta vi sarà, non dico una legge, ma almeno un atto di indirizzo che obblighi il Governo a fare qualcosa di concreto, non soltanto chiacchiere, vaniloquio ed ipocrisia, sulla questione del lavoro minorile. (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.

LINO DUILIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò breve dal momento che quanto intendo richiamare è esplicitamente riepilogato nel testo della nostra risoluzione che presentiamo come Ulivo, ed anche perché sulla questione, che definirei odiosa, del ricorso al lavoro minorile nel mondo, presente, come vedremo, anche se in piccole dimensioni, nel nostro paese, credo vi sia, da parte di tutti noi, una condivisione sulla necessità di intervenire affinché questo fenomeno possa essere eliminato.
Come è ovvio, il problema consiste nel rapporto, come sempre in politica, fra i mezzi e i fini, su ciò che è necessario fare perché si ottenga un certo risultato, e personalmente, anche a nome del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, siamo persuasi che ciò possa accadere nell'ambito di una dimensione per così dire processuale dell'intervento che consenta nell'ambito degli organismi internazionali di fare acquisire una volontà diffusa per la risoluzione del problema. Lo dico non per fare riferimenti sociologico-politici astratti, bensì perché le implicazioni sui provvedimenti che si adottano sono molteplici e se si accresce la coscienza diffusa della odiosità di questo fenomeno, si crea un terreno che permetterà di eliminare il problema.
Si tratta di un problema le cui dimensioni sono sotto gli occhi di tutti e sono state richiamate nella prima giornata mondiale che si è celebrata nel giugno scorso contro il lavoro minorile; in quell'occasione sono stati forniti i dati sulla situazione esistente nel mondo, situazione che esiste ahimè anche nel nostro paese, nonostante si sia tentato, attraverso la legge n. 977 del 1967, di contrastare questo fenomeno. Risulta purtroppo che vi sono ancora migliaia di giovani, più di 30 mila ragazzi sotto i 15 anni che sono


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impiegati nell'attività di lavoro, in una vera e propria azione di sfruttamento.
Tale situazione deve condurre tutti i Parlamenti e le organizzazioni ad interrogarsi su quale sarà il futuro di queste generazioni e su come sia possibile, soprattutto in democrazia, che continui ad esistere questo fenomeno. Ci si deve interrogare su come sia possibile, e questa interpretazione almeno in termini di analisi trova d'accordo il collega Mantovani, che prevalga una razionalità economica che tutto travolge e asserve per cui la stessa politica in sostanza arranca e non riesce a fissare democraticamente alcune regole affinché tale situazione non si determini.
Abbiamo visto che, anche in ambito strettamente aziendale, in un ambito cioè che si richiama ai grandi principi di democrazia liberale, sono assai poche le aziende che hanno aderito al protocollo che consente di non fare ricorso ai semilavorati che siano stati prodotti con l'impiego del lavoro minorile.
Siamo in una situazione molto delicata, nella quale - su questo sono d'accordo con il collega che mi ha preceduto - si deve intervenire e, per quanto ci riguarda, credo debba intervenire anche il nostro Parlamento - questo si può fare - affinché i diversi progetti di legge che sono stati presentati e che prevedono l'approvazione di una certificazione di conformità sociale per le imprese che non fanno ricorso al lavoro minorile possano diventare norma dello Stato, almeno nel nostro paese.
Non so se ho bene inteso le osservazioni fatte dal rappresentante del Governo in merito alla nostra risoluzione, laddove la senatrice Sestini ha detto che il Governo non accoglie il punto 2, con il quale si intende promuovere un sistema di certificazione di conformità sociale delle imprese che non utilizzano lavoro minorile. Sono rimasto un po' stupito da questa osservazione, perché francamente non comprendo le ragioni per le quali non debba essere accolta un'azione di promozione che porti ad un sistema economico nel quale vi sia una certificazione non solo di qualità, ma anche di qualità sociale del prodotto e che dunque faccia riferimento alle aziende che producono beni senza impiegare lavoro minorile.
C'è una serie di ragioni per le quali il nostro Parlamento deve essere impegnato ad attuare misure concrete, a realizzare un'azione di monitoraggio, sia sulla quantità sia sulla qualità del lavoro che viene impiegato, a disporre di una serie di iniziative che tendano a controllare la situazione e a fornire al Parlamento un rapporto adeguato, a favorire la nascita di progetti mirati all'eliminazione del lavoro minorile. Per essere concreti - poco fa si faceva appello alla concretezza - io credo che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con gli altri ministeri coinvolti, possa fare molto di più affinché nascano progetti mirati ad eliminare il lavoro minorile e a rimuovere le cause che determinano tale fenomeno.
Credo si possa fare molto anche all'interno delle organizzazioni internazionali e in Europa affinché venga adottata una carta comune - anche su questo credo che il Governo possa impegnarsi - che preveda l'adozione della certificazione di conformità sociale di cui dicevo poc'anzi.
A questo proposito devo dire anche - è la seconda questione che devo far rilevare al rappresentante del Governo - che non ho compreso la ragione sostanziale per cui il Governo ha espresso parere contrario sull'undicesimo capoverso della nostra risoluzione, laddove si impegna il Governo a farsi promotore dell'introduzione di una clausola sociale anche all'interno dell'Organizzazione mondiale per il commercio e negli accordi commerciali internazionali, che attesti che i prodotti non derivano né dallo sfruttamento del lavoro minorile né dallo sfruttamento del lavoro adulto.
Come pure francamente non comprendo la ragione per la quale non sia stato accolto il sesto capoverso, che impegna il Governo a devolvere lo 0,7 del prodotto interno lordo alla cooperazione allo sviluppo. Noi assistiamo continuamente a dichiarazioni del Capo del Governo che addirittura parla in termini


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assertivi dell'1 per cento di devoluzione del prodotto interno lordo, in tutte le sedi, anche in quelle autorevoli e in quelle internazionali; adesso ci sentiamo dire che nemmeno l'impegno a devolvere lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo può essere accolto e che addirittura bisogna prevedere, all'interno degli organismi internazionali, di restare entro la soglia dello 0,39 per cento.
Francamente, credo che queste osservazioni non siano accettabili e mi dispiace di questo fatto. Noi ribadiamo, per quanto ci riguarda, come gruppo della Margherita, l'impegno da parte della Camera affinché il Governo proceda, anche con riferimento agli obiettivi espliciti che confermiamo. Ringraziamo tutti i colleghi, non solo dell'opposizione: per l'appoggio alla nostra risoluzione spero molto anche nei colleghi della maggioranza, mentre ci asterremo dal voto sulle altre (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che quella di approvare le parti delle mozioni che il Governo ha ritenuto di accettare costituisca un'opportunità che il Parlamento non deve lasciarsi sfuggire: questo sì che sarebbe un segnale molto forte! Del resto, le mozioni e le risoluzioni presentate tendono ad impegnare il Governo a compiere successivi atti e, comunque, impegnano anche il Parlamento a legiferare, successivamente, sulla materia di cui trattasi. Dare un voto frantumato sulle cose essenziali mi pare un errore.
Onorevole Mantovani, anch'io ritengo che l'obiettivo da lei indicato debba essere raggiunto. Difatti, nella mozione di Alleanza nazionale a mia prima firma viene detto, in maniera molto esplicita, che si impegna il Governo «ad adottare iniziative normative volte a prevedere un sistema di etichettatura dei prodotti nazionali ed esteri commercializzati sul nostro territorio nazionale, che verifichi ed attesti che per la loro fabbricazione non siano stati impiegati minori sfruttati, e ad assumere le necessarie iniziative volte ad impedire la circolazione e commercializzazione sul territorio nazionale di prodotti per la cui realizzazione sia accertato il contributo di minori in stato di sfruttamento».
Questa mozione, come ho detto in precedenza, è stata ritirata a seguito della presentazione della mozione di maggioranza, la quale, in realtà, recepisce, in parte, il passo della mia mozione che ho testé letto. Difatti, la mozione Volonté ed altri n. 1-00080, sottoscritta dagli onorevoli La Russa, Cè ed Elio Vito, impegna il Governo «a tenere maggiormente in considerazione le altre iniziative proposte dalle organizzazioni sociali non governative italiane da tempo impegnate nel trovare valide soluzioni al problema del lavoro minorile» e «ad adottare iniziative normative volte (...) a prevedere meccanismi di controllo e codici di condotta più rigidi nella fabbricazione dei prodotti italiani» e di aziende straniere, soprattutto multinazionali, che commercializzano in Italia specialmente nella catena del subappalto.
Si tratta - è vero - di un impegno meno forte di quello che io e lei chiedevamo; tuttavia, poiché si tratta di mozioni e risoluzioni che impegnano il Governo ad agire e che costituiscono un'anticipazione rispetto alle battaglie da condurre in Parlamento ed agli atti legislativi diretti a raggiungere anche questo obiettivo, credo che non si debba sciupare l'occasione e che occorra presentare un Parlamento unito, almeno sugli obiettivi fondamentali (discuteremo dei dettagli quando si tratterà delle singole azioni concrete da intraprendere). Le premesse delle mozioni sono quasi tutte condivisibili. Per quanto riguarda i dispositivi, che condivido quasi tutti (anche se vi sono passaggi da valutare sotto il profilo dell'opportunità), mi pare che anche il Governo abbia dato amplissima disponibilità.
A proposito di cose concrete, onorevoli colleghi, nella mia risoluzione, quella che ho chiesto di votare - ringrazio il Governo per averla accettata - pongo un problema


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preciso: essa impegna il Governo ad istituire il garante per l'infanzia, figura indispensabile per mettere fine alla frantumazione degli interventi ed alla mancata applicazione delle leggi e delle risoluzioni. Vi è una marea di competenze di organi diversi non coordinate tra loro, non abbiamo un censimento puntuale della situazione e neppure il rispetto delle norme vigenti. Allora, il garante per l'infanzia è l'organo, l'autorità autonoma la quale deve promuovere, presso tutte le istituzioni, il rispetto delle disposizioni vigenti, delle risoluzioni internazionali e di quelle europee. Peraltro, la figura del garante per l'infanzia non è una mia intenzione, ma è prevista da risoluzioni del Parlamento europeo.
Dal 1992, il Parlamento europeo invita gli Stati membri ad istituire un difensore dei minori, con il compito di tutelarne i diritti, di vigilare sull'applicazione delle leggi che li tutelano, di raccogliere segnalazioni provenienti da minori stessi, di diffondere una cultura dell'infanzia e di individuare le soluzioni giuridiche da sottoporre ai poteri pubblici ai fini dell'assunzione delle opportune iniziative per una efficace tutela.
Ebbene, questo invito da parte del Parlamento europeo è stato recepito da alcuni paesi; sono 9, mi pare, i paesi. La figura del garante è stata istituita in 11 Stati: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Norvegia, Portogallo, Svezia e Spagna; in altri paesi, invece, ci sono figure diverse che si avvicinano a quelle del garante dell'infanzia. L'Italia non ha ancora istituito la figura del garante dell'infanzia, nonostante la risoluzione del 1992, nonostante il Parlamento europeo nel 1996 abbia reiterato la richiesta ai paesi membri di potenziare la partecipazione sociale dei minori, in particolare, attraverso la nomina di un responsabile dell'infanzia. Inoltre, il Consiglio d'Europa nel 1996 ha approvato la raccomandazione sulla strategia europea dei bambini, con la quale invita il Comitato dei ministri a promuovere l'istituzione di una struttura indipendente in grado di favorire un miglioramento della qualità della vita dei minori accessibile al pubblico attraverso appositi uffici locali. Il Consiglio d'Europa, successivamente, con un'altra risoluzione, ha invitato gli Stati membri ad istituire la figura del garante. Quindi, siamo oltretutto inadempienti e alcune regioni in Italia, proprio in mancanza del garante nazionale, si sono assunte l'onere di istituire il garante a livello regionale.
Abbiamo il Veneto, l'Abruzzo, il Friuli-Venezia Giulia, il Piemonte, l'Umbria, la Puglia, il Lazio e le Marche che hanno eletto il difensore per l'infanzia. Ecco perché nella risoluzione a firma Buontempo, e firmata da tutti gli altri componenti del gruppo di Alleanza nazionale, noi chiediamo solo di ottemperare a quanto avremmo già dovuto fare in passato, onorevoli colleghi, perché le risoluzioni sono state approvate dal 1992 in poi e mi meraviglio - è incredibile - che i precedenti Governi non abbiano ottemperato a questo indispensabile dovere.
Oggi, chiedo che con l'approvazione di questa mozione si ripari a questo errore, a questa negligenza, e si istituisca il garante per l'infanzia perché, onorevoli colleghi, si metta fine alla frantumazione degli interventi, si metta fine alla confusione e diventi un'emergenza la questione dell'infanzia, perché tutti sappiano cosa fare e perché ci sia chi abbia l'autorità necessaria per intervenire (quando una istituzione non interviene).
Ha ragione, onorevole Mantovani, ci sono cifre mai smentite da nessuno: sono 250 milioni i bambini che, in forme diverse, nel mondo, sono oggetto di sfruttamento di lavoro nero e di altre nefandezze. Allora non si tratta di devianze, è il sistema produttivo internazionale che nell'omertà utilizza i minori negli Stati che non hanno fatto il loro dovere per di impedire questa schiavitù.
Non c'è dubbio che bisogna intervenire, ma innanzitutto si deve intervenire in ogni Stato con il garante dell'infanzia. Il garante si può aggiungere anche al divieto della commercializzazione sul nostro territorio di quei prodotti che sono frutto della schiavitù, dello sfruttamento dei


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bambini, che sono frutto di una mentalità che noi dobbiamo assolutamente combattere per non vergognarci come cittadini e come legislatori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, con il mio intervento vorrei anzitutto spostare l'attenzione su una questione che, fino ad ora, è stata poco evidenziata (lo sarà forse negli interventi successivi): il dramma del lavoro minorile riguarda i bambini anche in Italia.
La IX Commissione (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati nel corso della XIII legislatura ha concluso un'indagine conoscitiva sul lavoro nero e sul lavoro minorile nella quale si sottolineava la necessità di rimuovere le cause indirette di offerta del lavoro minorile che riguarda anche aziende italiane. Abbiamo dati preoccupanti anche per l'Italia e perciò vorrei parlare anche della situazione italiana.
Tra l'altro, devo esprimere profondo rammarico perché oggi non si può più parlare di bambini italiani e di bambini stranieri, parliamo di bambini del mondo e nel mondo; i bambini del mondo sono anche in Italia e sono sfruttati in Italia. Ho voluto utilizzare questo termine perché nel precedente piano nazionale dell'infanzia ci si occupava di tutti i bambini del mondo globalmente, inserendoli in uno stesso contesto, quel contesto di globalizzazione che fa sì che noi ci dobbiamo occupare dei bambini in Italia come dei bambini nel mondo e dei bambini nel mondo come di bambini che potrebbero arrivare in Italia.
Siamo molto preoccupati anche per le risposte che questo Governo non ha voluto dare; è inaccettabile votare per parti separate ed è inaccettabile anche riformulare il testo così come è stato proposto. Non ha molto senso! Ci sono stati numerosi richiami alla concretezza, il primo dei quali lo facciamo al Governo: se il Governo intende prendere impegni concreti non deve far altro che dire «sì» ad alcuni dei punti sui quali sono state fatte osservazioni buone, ma inaccettabili perché svicolano un po' dall'impegno della concretezza.
Tuttavia, sono fiduciosa che ci saranno altre occasioni per far assumere impegni maggiori a questo Governo. La prossima occasione sarà la discussione del piano nazionale per l'infanzia del quale ho già preso visione e che ritengo molto deludente perché manca proprio quella parte internazionale rispetto alla quale noi, invece, chiediamo un forte intervento al Governo.
Il centrosinistra, nel corso della XIII legislatura, ha contribuito in modo sostanziale a rimuovere lo stato di povertà materiale e culturale delle famiglie e la dispersione scolastica che dall'indagine conoscitiva sul lavoro nero e sul lavoro minorile sono state riconosciute come causa indiretta dell'offerta di lavoro minorile: è infatti intervenuto a sostegno dell'infanzia e dell'adolescenza con molteplici azioni, sia attraverso leggi di carattere organico, sia attraverso provvedimenti di carattere specifico. Leggi organiche e leggi specifiche che hanno dato implicitamente un sostegno alla lotta contro il lavoro minorile. D'altra parte, basti ricordare la legge n. 285 del 1997 che, con il fondo nazionale per l'infanzia e adolescenza, ha promosso interventi per i diritti, la qualità della vita, lo sviluppo e la socializzazione dell'infanzia e dell'adolescenza e il contrasto della povertà e della violenza.
Per contrastare lo sfruttamento dei minori sul lavoro, sono state introdotte disposizioni per limitare l'impiego dei bambini e degli adolescenti nel lavoro, in particolare nelle occupazioni pericolose ed insalubri garantendo il diritto del minore a completare il ciclo scolastico.
Per contenere il fenomeno della dispersione scolastica è stato innalzato l'obbligo scolastico da otto a nove anni; sono state introdotte misure per il diritto allo studio, tra le quali il finanziamento di borse di studio e la fornitura gratuita dei libri di testo; sono stati disposti percorsi formativi integrati tra istruzione e formazione; sono


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stati avviati specifici interventi per l'integrazione scolastica di soggetti deboli, quali immigrati e portatori di handicap.
Il Governo di centrodestra, nonostante i proclami ed i propagandati - ma inesistenti - interventi a sostegno della famiglia, sino a questo momento non ha fatto altro che utilizzare gli strumenti di politica per l'infanzia voluti dal centrosinistra; esso, però, non ha proseguito nell'azione del centrosinistra: nella legge finanziaria 2003 il Governo Berlusconi non ha infatti previsto alcun finanziamento per le principali leggi per l'infanzia e l'adolescenza.
Dicevo poc'anzi che abbiamo ancora un'occasione per assumere impegni concreti: il piano nazionale per l'infanzia; non potranno essere impegni concreti per il 2003, ma almeno impegni concreti per il 2004. Speriamo di riallacciare un dialogo perché l'infanzia, anche in Italia, oltre che nel mondo, ne ha bisogno.
I problemi non sono poi legati solamente alla legge finanziaria 2003; la legge n. 285 del 1997, la prima legge organica sui diritti dei minori approvata in Italia, potrebbe infatti rimanere senza risorse: altro che sostegno all'infanzia in Italia! La legge finanziaria 2003 ha stabilito che nell'ambito del fondo per le politiche sociali - un grande contenitore in cui confluiscono i finanziamenti per le più importanti leggi in materia di politiche sociali (oltre alla legge n. 285, anche altre leggi relative alle politiche per l'handicap, l'immigrazione, la lotta alla droga e così via) - le risorse possano essere spostate da una legge all'altra, senza bisogno dell'autorizzazione del Parlamento. Ciò è stato già detto in Assemblea, ma lo voglio ribadire per ricordare al Governo che gli impegni si assumono e si mantengono concretamente, dando attuazione alle leggi esistenti. Un semplice decreto ministeriale, infatti, potrebbe sottrarre risorse alla legge n. 285 - che continuo a sostenere ed a citare perché è l'unico provvedimento che, con le misure contemplate, può riuscire a contrastare il lavoro minorile - ed alle altre due leggi sui minori che confluiscono nel fondo per le politiche sociali, cioè le leggi n. 216 del 1991 («Primi interventi in favore dei minori soggetti a rischio di coinvolgimento in attività criminose») e la n. 269 del 1998 («Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno dei minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù»). Ripeto, un decreto ministeriale potrebbe sottrarre risorse a tali leggi per assegnarle a qualsiasi intervento posto a carico del fondo, ovvero a nuove finalità stabilite dal Governo.
Si prevede, inoltre, che i finanziamenti attribuiti e non utilizzati entro il 30 giugno dell'anno successivo all'assegnazione siano revocati per essere ripartiti, l'anno seguente, tra tutti i soggetti interessati; tale revoca, oltre ad essere del tutto arbitraria, rischia di sottrarre risorse ad interventi importanti ma complessi, come, ribadisco, i progetti per l'infanzia e l'adolescenza - quei progetti che concretamente combattono il lavoro minorile! - che, magari, coinvolgono più soggetti, privati ed istituzionali, e che richiedono più tempo per essere avviati.
Oltretutto, con il meccanismo delle revoche dopo breve tempo dall'assegnazione, le risorse del fondo potrebbero essere interamente attribuite a regioni e comuni del centro-nord, che, com'è noto, sono più rapidi ed efficienti nell'utilizzo delle risorse loro assegnate.

PRESIDENTE. Onorevole Capitelli...

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, mi avvio rapidamente alla conclusione.
Poiché con le risorse del fondo per le politiche sociali il Governo dovrà assicurare prioritariamente il finanziamento di diritti soggettivi quali gli assegni familiari o i congedi parentali, tutti i tagli e gli spostamenti di risorse andranno ad intaccare la «dote» finanziaria di leggi che - come quelle sui minori - non rappresentano diritti soggettivi inalienabili. Per contrastare il fenomeno del lavoro dello sfruttamento minorile è, invece, essenziale garantire che leggi come la n. 285 del 1997 abbiano adeguate risorse finanziarie.
Obiettivo degli impegni richiesti al Governo con la presente risoluzione è anche


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- e soprattutto - evitare che il Governo, con iniziative analoghe a quelle della legge finanziaria, che hanno colpito il fondo per le politiche sociali, intervenga per azzerare il lavoro svolto dal centrosinistra in cinque anni per costruire una reale politica per i minori (in un paese, come l'Italia, dove è sempre esistita soltanto una generica «politica della famiglia» con i bambini e i ragazzi che hanno avuto diritto di «cittadinanza» solo all'interno del nucleo familiare) (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, onorevole Buontempo, l'errore non è nostro, non è dell'opposizione e di chi - come me - ha sottoscritto una di queste mozioni, l'ha pensata e l'ha predisposta, e non accetta le modifiche suggerite dal Governo. L'errore è del Governo. Non siamo noi a svalorizzare un possibile approccio unitario. Il problema è che, anche su questi temi, non vi è un possibile approccio unitario. L'errore è del Governo, perché il parere sulle mozioni reso dalla sottosegretaria - che richiede la modifica di alcuni punti che sono, a nostro avviso, sostanziali e che rappresentano un elemento di analisi rispetto a questo tema fondamentale - è una scelta che, d'altra parte, è in coerenza con le scelte, con le politiche e con la cultura che questo Governo sta portando avanti in materia sociale.
Alcune iniziative le ha già ricordate l'onorevole Capitelli, ma occorre ribadirle: la diminuzione del fondo sociale previsto nell'ultima legge finanziaria (non si tratta di tanto tempo fa), l'eliminazione del reddito minimo di inserimento (ossia, quello strumento fondamentale garantito da alcuni comuni in via sperimentale che ha prodotto risultati importanti, volto a combattere l'emarginazione e l'esclusione sociale), la riduzione delle risorse ai comuni, il taglio drastico dei servizi pubblici per l'infanzia e non solo per essa, l'attacco ai sistemi pubblici (mi riferisco al sistema di istruzione pubblica), la cancellazione anche dell'elemento redistribuivo del nostro Stato sociale (mi riferisco alla delega fiscale ed alla delega sul mercato del lavoro che considera il lavoro come merce). E noi parliamo dei bambini! Ma se non si difendono neppure i diritti del mondo del lavoro, neppure di quello più garantito, figuriamoci come si possono affrontare gli abusi e lo sfruttamento di chi non è tutelato!
Credo che la scelta debba essere un'altra. Il lavoro minorile, questo fenomeno drammatico che coinvolge il mondo ed anche il nostro paese (come hanno sottolineato i compagni) insieme alla mortalità infantile ed all'abbandono scolastico, sono degli indicatori delle distorsioni di questo sistema economico e di questo modello di sviluppo. Allora, occorrono certo le convenzioni e le leggi, ma serve anche l'impegno di ogni Governo per andare oltre, alla luce di una consapevolezza che sta maturando: bisogna intervenire sulle cause strutturali di questo dramma. È necessario, quindi, intervenire nelle scelte strutturali degli organismi internazionali che hanno imposto esattamente la cosiddetta qualità di questo modello di sviluppo rispetto al quale il lavoro minorile - che può scandalizzare le anime belle - è elemento strutturale. Bisogna, quindi, invertire le scelte della Banca mondiale, del WTO e del Fondo monetario.
Sono scelte concretissime che traducono il lavoro in merce, ma che soprattutto distruggono. Vi sono gli esempi dell'Africa, intero continente espulso dal sistema, e dell'Argentina, caso emblematico: tali scelte distruggono i sistemi pubblici di protezione sociale, imponendo la privatizzazione dei suddetti sistemi. Non sono regole per il libero mercato, ma protezionismi pesantissimi, da parte degli Stati Uniti ed anche dell'Europa. Vi sono profitti per il commercio dei paesi sviluppati e lo sfruttamento come elemento strutturale delle risorse ambientali ed umane del sud del mondo.


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Dunque, servono atti concreti e serve consapevolezza. Per questo le mozioni chiedono un impegno al Governo per andare oltre, per avere un ruolo importante del nostro paese, anche all'interno dell'Unione europea e rispetto alle scelte degli organismi internazionali. Bisogna, con coraggio e con lungimiranza, affrontare la questione del debito, della percentuale del PIL per la cooperazione sociale, della difesa dei sistemi di protezione sociale come elemento strutturale per impedire il dramma del lavoro minorile. Questo è un problema che riguarda il mondo, ma anche il nostro paese. Nel nostro nordest supersviluppato, dove vi è la cosiddetta piena occupazione, aumenta lo sfruttamento anche del lavoro minorile e vi è un aumento vertiginoso e drammatico degli abbandoni scolastici: è la distorsione spaventosa di questo modello di sviluppo.
Sono convinta, onorevole Buontempo, che non si tratti solo di erronee scelte politiche, ma anche di ipocrisie, di errori, di approcci culturali che ci dividono profondamente. Voi siete, in modo ipocrita, per difendere la centralità della famiglia, ma della famiglia tradizionale, quella con il padre e la madre coniugati, e trasformate le politiche sociali in politiche di tipo confessionale, senza difendere i soggetti delle famiglie: le donne, gli uomini, gli anziani, i bambini. È una cultura familistica che vi serve solo per imporre e costruire un'ideologia di normalizzazione autoritaria, senza coerenza rispetto agli impegni sociali per i nuclei familiari. La cosiddetta libertà di scelta da voi sbandierata non è possibile nei sistemi di distruzione del welfare. Non vi è libertà senza capacità e possibilità di scegliere, cioè senza la garanzia dei diritti.
Dunque, la scelta da compiere era un'altra. Personalmente credo, e anche gli altri colleghi lo hanno detto, sia un errore grave del Governo chiedere le modifiche e la votazione per parti separate. Non sono d'accordo e ritengo che questa sia un'altra occasione non solo mancata, ma che costituisca anche un'occasione di denuncia dell'incapacità, dell'incoerenza e dell'ipocrisia di questo Governo.

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Squeglia, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto: s'intende vi abbia rinunciato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo, finalmente questo ramo del Parlamento si avvicina ad approvare alcune risoluzioni relative al problema del lavoro minorile. Negli ultimi mesi abbiamo notato, in alcuni convegni svolti anche in Italia, come la piaga del lavoro minorile sia, purtroppo, ancora presente anche se cala il numero dei bambini occupati in alcune zone non solo del centrosud, ma anche del nord. Tuttavia, abbiamo voluto porre all'attenzione di questo ramo del Parlamento una risoluzione firmata da tutti i capigruppo di maggioranza che va al cuore del problema che non è solo italiano, ma anche internazionale.
Ricordo la Convenzione n. 182 della Conferenza generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro, entrata in vigore due anni fa, che impegnava tutti i paesi firmatari alla complessiva eliminazione del fenomeno del lavoro minorile. Ricordo anche il rapporto globale sul lavoro minorile del 2002, elaborato dall'Ufficio internazionale del lavoro, nel quale si denuncia che 246 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni sono costretti, cioè obbligati, a lavorare; di questi almeno 8 milioni di bambini sono sottoposti al lavoro in condizioni di schiavitù e il 60 per cento di questi bambini sono quelli occupati in imprese localizzate soprattutto nell'area asiatica del Pacifico.
Tra le cause che portano allo sfruttamento del lavoro minorile ed alla riduzione in schiavitù dei bambini (cioè del futuro di quei paesi), non vi è dubbio che la prima sia la povertà, seguita dalle crisi economiche e politiche, dalle discriminazioni etniche e religiose, dovute anche alla emigrazione.
All'attuale Governo, al fine di poter agire con più efficacia - anche dopo il voto sulla nostra risoluzione - chiediamo


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che assuma i seguenti impegni. In primo luogo, la continuazione del contrasto e l'adozione di strumenti legislativi efficaci, ancora più di quelli attuali, ai fini del divieto di lavoro minorile sul territorio italiano. In secondo luogo, un impegno verso gli altri paesi, attraverso la promozione e la sollecitazione di nuovi programmi di cooperazione, tra i quali emerga quello della formazione scolastica obbligatoria fino a 14-16 anni, proprio per contrastare il lavoro minorile e per ribadire, come già facemmo nella risoluzione della FAO, che l'educazione è il primo elemento dello sviluppo non solo delle persone, ma anche di quei paesi. Per questo, anche con riferimento al decreto sui flussi migratori, chiediamo al Governo di porre una particolare attenzione ai cittadini di quelle nazioni con le quali siano stati stabiliti accordi che prevedano precisi impegni di realizzazione di programmi di scolarizzazione. Il terzo impegno che chiediamo al Governo - anche se, come detto dal sottosegretario Sestini, il nostro Governo non partecipa alla proposta «20:20» adottata dal vertice sociale di Copenaghen - lo vogliamo mantenere tale, proprio per indurre il Governo a riflettere su quale forma di aiuti mettere in atto per le famiglie, oltre che per le singole nazioni dei paesi in via di sviluppo e dei paesi già sviluppati, che però hanno al loro interno bambini che vengono indotti al lavoro minorile.
Il quarto impegno che chiediamo al Governo è la promozione di meccanismi di controllo e di codici di condotta più rigidi nella fabbricazione dei prodotti italiani e nei confronti delle aziende straniere che commercializzano i loro prodotti in Italia. Questo mi sembra un tema fondamentale, così come quello contenuto nel quinto capoverso. In futuro anche il consumatore italiano deve essere messo in condizione tale da poter scegliere, in modo da rendere virtuosa una sensibilità che a volte scuote l'opinione pubblica del nostro paese. In fondo sarebbe necessario e importante che ogni cittadino italiano, come speriamo ogni cittadino europeo, potesse scegliere, ad esempio, di fronte ai prodotti di un supermercato se acquistare un prodotto (ad esempio l'acqua minerale) con un bollino di garanzia sociale o un prodotto simile che però non ha quel bollino: quindi scegliere di spendere 5 euro in più per contribuire, con l'acquisto di un prodotto che definirei virtuoso, all'abbattimento della convenienza economica nello sfruttamento dei bambini da parte di aziende italiane o straniere, che hanno in subappalto lavori delocalizzati fuori dall'Unione europea.
Dopo aver parlato dei marchi di qualità sociale l'ultimo impegno che chiediamo al Governo è di riferire in Parlamento sulla situazione attuale in Italia. Negli ultimi mesi abbiamo sentito numeri completamente diversi: c'è chi ormai riduce il fenomeno del lavoro minorile a pochissime centinaia di unità e chi invece parla di cifre molto più consistenti.
Nel complesso sono cinque impegni, che chiediamo al Governo di assumere, che mi sembrano non solo ragionevoli, ma anche in grado di dare all'attuale Governo, in sede italiana, in sede europea e in vista anche del semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea, un elemento di protagonismo diverso da ciò che abbiamo visto in occasione dei semestri di Presidenza dell'Unione europea degli ultimi anni.
Il fatto che l'Italia si faccia promotrice di tali idee, che le faccia proprie, ponendole quali oggetto di dibattito con i paesi dell'Unione europea, dimostra quanto il popolo italiano non sia reattivo ad alcune notizie giornalistiche e come, invece, prenda coscienza del valore delle persone, dei bambini e dello sviluppo dell'educazione, quale elemento fondamentale per battere questa forma inumana, drammatica e scandalosa di schiavitù che è, appunto, il lavoro minorile.
Sono grato a tutti i colleghi della maggioranza - e spero anche dell'opposizione - che, nella Conferenza dei capigruppo, hanno voluto assecondare la nostra volontà di porre all'ordine del giorno questi atti. Sottosegretario Sestini, spero di poter essere grato anche a lei augurandomi che - diversamente da altri colleghi che hanno


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responsabilità di Governo - dia attuazione con maggiore forza ad una risoluzione parlamentare - che spero sia condivisa dalla maggioranza e anche dall'opposizione -, affinché già dal prossimo semestre possano essere conosciuti i dati di tale attuazione.
Purtroppo, sia la risoluzione sia la mozione sono strumenti che costituiscono un impegno esplicito per il Governo, che spero di fronte a tali documenti non si comporterà allo stesso modo di governi precedenti che, anche dopo approvazioni avvenute a larghissima maggioranza, hanno lasciato cadere nel dimenticatoio un impegno che è anche - mi permetto di affermarlo - l'unica attività che (oltre all'approvazione delle leggi) il Parlamento può esercitare dei confronti dell'esecutivo.
Si tratta di un impegno che chiediamo non solo come gruppo parlamentare, non solo a nome di tutta la maggioranza e dei colleghi della minoranza che intenderanno esprimere un voto favorevole su questa risoluzione, ma anche a nome di tutti i cittadini italiani (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carbonella. Ne ha facoltà.

GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i pochissimi minuti a disposizione rendono complicato il compito di esplicitare esaurientemente le proposizioni afferenti al tema in esame.
Tuttavia, dal momento che le varie risoluzioni presentate rappresentano in modo sufficientemente chiaro il quadro di riferimento in essere, mi limiterò ad esprimere solo alcune riflessioni di carattere generale.
Intanto, lo scenario che abbiamo di fronte ci offre l'opportunità di prendere atto che il fenomeno del lavoro minorile ha dimensioni planetarie e ciò rende difficile e complesso il compito di chi ha il dovere morale e politico di affrontarlo, tentando di avanzare proposte adeguate alla gravità del problema medesimo.
I dati forniti dall'Ufficio internazionale del lavoro evidenziano che circa 250 milioni di ragazzi, tra i 5 e i 17 anni, sono sottoposti alle forme più odiose di sfruttamento da parte di grandi o piccole aziende che operano in ogni angolo del mondo.
La coscienza civile di ogni soggetto che abbia un minimo di sensibilità si dovrebbe non solo ribellare, ma agire attivamente ed incisivamente al fine di rimuovere le cause che producono tale aberrante situazione.
Sappiamo tutti che, nell'era della cosiddetta globalizzazione, ciò non è facile; tuttavia, se non si parte dalla considerazione che molto dipende dal modello di società che intendiamo costruire, vale a dire se essa debba essere fondata sul consumismo più sfrenato, sul profitto a tutti i costi o su regole che non esistono, allora non abbiamo speranza di incidere significativamente su tale fenomeno.
Riteniamo condivisibili tutte le proposte contenute nelle varie risoluzioni: strumenti di controllo, organizzazioni nazionali ed internazionali, controlli sulle merci, aiuti alle famiglie povere e quant'altro.
Ma se non vi è l'idea forte, condivisa, voluta e perseguita di una società valoriale, al centro della quale collochiamo questi problemi, molte delle ipotesi avanzate saranno insufficienti o rese vane da chi ha interesse a che le cose continuino ad andare avanti come stanno facendo. Vedere bambini sfruttati nelle strade, nelle campagne e nelle fabbriche, quando, alla loro età, dovrebbero giocare, divertirsi e socializzare, dovrebbe suscitare in tutti noi uno spirito unitario nell'affrontare il problema con grande determinazione e vigoria.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, per queste ragioni, insisto nel sottolineare l'ineludibile esigenza di un necessario intreccio tra l'individuazione di strumenti tecnici e di interventi di varia natura e la coerenza politica di chi intende costruire una società che sia basata sul rispetto delle regole e dei diritti e che abbia come riferimenti essenziali valori quali la solidarietà


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non soltanto predicata ma, soprattutto, praticata (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.

ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la celebrazione della prima giornata mondiale contro il lavoro minorile promossa dall'OIL ha consentito di discutere di questo importante tema nel nostro Parlamento. Come è noto, il rapporto OIL denuncia la situazione e fornisce dati allarmanti, sia nei numeri sia nelle modalità di sfruttamento. Vorrei citare brevemente tali dati, benché essi siano già stati ricordati da molti colleghi che mi hanno preceduto, perché ritengo utile che tutti noi si possa ragionare sul tema, anche sulla base di queste drammatiche cifre.
Il rapporto presentato dall'Organizzazione internazionale del lavoro nel corso del 2002, alla Conferenza internazionale del lavoro, e denominato A future without child labour, come richiesto dalla dichiarazione fondamentale del 1998, contiene dati impressionanti che, tra l'altro, come abbiamo avuto modo di ricordare anche in nostri precedenti interventi, devono essere coniugati con la situazione nazionale che, purtroppo, non è disgiunta dal fenomeno di cui stiamo parlando. L'abbiamo già detto.
Secondo il suddetto rapporto, nel mondo vi sono quasi 246 milioni di minori impegnati in attività lavorative, vale a dire uno ogni sei minori tra i 5 e i 17 anni; tra i risultati più clamorosi dello stesso rapporto si segnala, inoltre, che circa 179 milioni di minori tra i 5 e i 17 anni - uno ogni otto - è tuttora esposto alle forme peggiori di lavoro e circa 111 milioni di bambini sotto i 15 anni sono costretti a svolgere lavori pericolosi ai quali dovrebbero essere immediatamente sottratti. Il lavoro minorile rimane un fenomeno mondiale dal quale nessun paese o regione è del tutto al riparo, neanche quelli che pensano di esserlo.
Crisi di ogni tipo, catastrofi naturali, grave recessione economica, AIDS e guerre spingono un numero crescente di giovani verso forme di lavoro debilitanti e, alle volte o per la maggior parte delle volte, illegali e clandestini, quali la prostituzione, lo spaccio di droga, la pornografia e, come già affermato, altre attività illecite. L'OIL ha realizzato un programma internazionale per l'eliminazione del lavoro minorile che, come è noto, contiene una serie di propositi sulla base dei quali i paesi che hanno aderito a questo accordo si impegnano ad operare. E la nostra discussione, le nostre mozioni e le nostre risoluzioni servono proprio a questo, a passare da una fase di analisi e di considerazioni sul tema ad una fase nella quale, invece, si mettano in atto importanti strumenti di riduzione di questo fenomeno. Lo si è già fatto, ma occorre farlo ancora di più.
Vorrei ricordare ancora un elemento. Ne ho già parlato, ma è bene ricordarlo: come è stato rilevato a livello di comunità internazionale e da ricerche effettuate nel nostro paese, purtroppo, il fenomeno del lavoro minorile interessa anche l'Italia. E la interessa in maniera rilevante. Si stima che nel nostro paese vi siano circa 370 mila minori i quali, oggi, lavorano in condizioni che non possono essere definite accettabili. Quindi, è evidente che occorre un insieme di interventi, sia a carattere internazionale, sia a carattere nazionale, che aiutino le famiglie in condizione di povertà - ovviamente, sono questi i soggetti maggiormente a rischio - a far fuoriuscire i minori appartenenti a queste famiglie da una condizione, non soltanto economica, ma che rischia di essere anche di orientamento culturale. Tutto ciò condanna questi minori ed essere al di fuori del sistema dell'istruzione, anche di base, mettendoli nella condizione non solo di essere sfruttati oggi, ma anche di essere in un futuro recente e nel corso di tutta la loro esistenza, futura e permanente, persone condannate alla marginalità ed alla povertà.
Ecco perché le considerazioni sentite in quest'aula nel corso della discussione su questo tema ci spingono a sollecitare l'approvazione


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della nostra risoluzione, come ha già detto la collega Capitelli che mi ha preceduto, nel testo in cui essa è stata presentata. Questo, non perché noi ci siamo «innamorati» di un testo o dei contenuti di questa risoluzione e ne pretendiamo l'approvazione, ma perché riteniamo che i contenuti in essa presenti - e in modo particolare, quelle parti e quegli aspetti sui quali ci viene chiesto di apporre delle correzioni che, di fatto, ne snaturerebbero il senso - possano essere, insieme ad altre cose sentite nella discussione o scritte nelle risoluzioni, strumenti pratici ed utili che consentano di attivare politiche di fuoriuscita da questa condizione in maniera concreta, rapida ed efficiente, sia per quanto riguarda il fenomeno nazionale, sia per quanto riguarda la parte che il nostro paese può giocare nel contesto internazionale.
Quindi, ribadisco il nostro pensiero sugli aspetti sui quali ci viene chiesto di modificare il testo, ossia quello in cui si chiede, ad esempio, di «promuovere un sistema di certificazione di conformità sociale delle imprese che non utilizzano lavoro minorile», oppure laddove si chiede di «devolvere lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo alla cooperazione allo sviluppo entro il 2004, destinando congrue risorse a progetti finalizzati ad un'istruzione gratuita ed obbligatoria accessibile a tutti bambini e le bambine», o anche laddove si chiede di «favorire interventi alternativi come il commercio equo e solidale e a promuovere il collegamento diretto tra i produttori dei paesi in via sviluppo autorganizzati e i consumatori», ed infine dove si chiede di «farsi promotore dell'introduzione di una clausola sociale anche all'interno dell'Organizzazione mondiale per il commercio e negli accordi commerciali internazionali che attesti che i prodotti non derivano né dalla sfruttamento del lavoro minorile, né dallo sfruttamento del lavoro adulto». In questo senso, noi riteniamo non si possa andare all'approvazione di questa risoluzione se questi contenuti non trovino conferma nel testo in cui sono stati presentati. Tutto questo - lo ripeto - non perché ci siamo innamorati di un testo, ma perché riteniamo che questi aspetti siano fondamentali per poter dare concretezza all'impegno, da noi chiesto, che questo Governo ed il nostro paese assumano su un tema così delicato ed importante come quello della lotta allo sfruttamento del lavoro minorile. Pertanto, chiediamo al Governo di rivedere i propri giudizi e di fare uno sforzo per giungere all'approvazione di queste risoluzioni così come sono state presentate, dando quindi un valore politico all'approvazione delle stesse che vada al di là della semplice approvazione formale, ma che ci consenta di sentirci impegnati, tutti insieme, come comunità nazionale, a partire da domani mattina, nel combattere questo fenomeno nel nostro paese - lo ripeto - e a livello internazionale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, secondo la Conferenza internazionale sul lavoro minorile dell'ottobre del 1997, per lavoro minorile si intende quel tipo di impegno che priva di fatto i bambini della loro infanzia e della loro dignità, svolto per molte ore al giorno in condizioni disagevoli e che ostacola fortemente o impedisca del tutto la loro istruzione.
Il rapporto globale sul lavoro minorile, presentato dall'OIL nel maggio 2002, denuncia che quest'ultimo è, ancora oggi, una piaga sociale, un fenomeno più che mai allarmante. Su 246 milioni di bambini adolescenti - di età compresa fra i 5 e i 17 anni - costretti al lavoro, 179 milioni svolgono attività particolarmente dannose per la loro salute fisica, mentale e morale. Più dettagliatamente 11 milioni di bambini al di sotto dei 15 anni svolgono lavori pericolosi, dai quali dovrebbero essere immediatamente ritirati, ed 8 milioni di bambini sono sottoposti a vere e proprie forme di schiavitù - come la schiavitù per debiti - e ad altre forme di lavoro forzato


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come l'arruolamento in vista della partecipazione a conflitti armati, la prostituzione, la pornografia ed altre attività illecite. Sempre dal rapporto emerge che il fenomeno è particolarmente accentuato nell'area asiatico-pacifica (60 per cento) seguita dall'Africa subsahariana, dall'America latina, dal Medio Oriente e dall'Africa del nord. Il che evidenzia come il fenomeno del lavoro minorile è e resta un fenomeno mondiale che investe anche - ovviamente e fortunatamente in misura molto inferiore - il nostro paese. Da un'indagine ISTAT, infatti, risulta che in Italia 144 mila bambini - di età compresa fra i 7 ed i 14 anni - svolgono lavoro continuativo anche se non in condizioni di vero e proprio sfruttamento. Da un punto di vista di ripartizione territoriale il fenomeno può considerarsi distribuito sul territorio nel senso che non è la quantità di bambini che lavorano a differenziare il nord dal sud, bensì la tipologia di lavoro svolto. Quindi, mentre al nord - in particolare in alcune aree - è ancora forte la convinzione che è meglio imparare subito un mestiere piuttosto che proseguire gli studi e, dunque, è più presente il fenomeno dei bambini che lavorano nelle imprese familiari, al sud esiste il fenomeno della povertà e della delinquenza, per cui è più frequente trovare baby camerieri, ovvero bambini utilizzati dalla malavita come corrieri per attività criminose.
Dinanzi a questi dati è nostro dovere impegnarci in un'azione comune; ben vengano dunque la mozione e le risoluzioni all'ordine del giorno affinché Parlamento e Governo possano adottare concordemente una strategia che affronti il problema sia a livello internazionale sia a livello interno!
Possiamo dire di condividere nella sostanza le finalità che la mozione e le risoluzioni presentate perseguono; mi riferisco sia agli atti presentati dai colleghi della maggioranza, sia a quelli presentati dall'opposizione. Condividiamo, ad esempio, la richiesta di introdurre una certificazione di garanzia sociale che il prodotto in commercio non derivi dallo sfruttamento di lavoro minorile. Riteniamo sia valida anche l'osservazione in merito all'opportunità di accompagnare il suddetto marchio ad una sanzione nei confronti delle imprese e delle società che utilizzano lavoro minorile in violazione della normativa nazionale e comunitaria. Ugualmente, concordiamo sulla necessità di adottare programmi di riabilitazione e di reinserimento dei bambini soggetti a schiavitù, prostituzione e lavori nocivi. Laddove, tuttavia, non possiamo essere d'accordo è nel ritenere la globalizzazione della produzione e la liberalizzazione del commercio cause strutturali alla base del fenomeno del lavoro minorile. Infatti, questo fenomeno è atavico e parte di una cultura che va oltre la globalizzazione e la competitività tra le grandi imprese e trova le sue radici nella povertà, nelle discriminazioni etnico-culturali, nella criminalità e nella mancanza di scuole in molti paesi in via di sviluppo.
Per questo non riteniamo una soluzione al problema del lavoro minorile la cancellazione del debito dei paesi poveri, oppure l'istituzione di un'authority per le problematiche dell'infanzia, con il rischio che quest'ultima diventi l'ennesimo calderone clientelare autonomo, svincolato ma poco efficace ed efficiente.
La battaglia per eliminare questa vergognosa piaga della comunità internazionale non sarà facile e non ci si deve aspettare di ottenere subito risultati eclatanti. Soprattutto, è inutile attivare meccanismi quali, per esempio, i trasferimenti obbligati di prodotti nazionali e l'obbligo di percentuali del bilancio dei paesi poveri destinate a finalità di questo tipo, soprattutto per quei paesi che hanno dei bilanci talmente disastrati che non hanno soldi nemmeno per le necessità più elementari. Non parliamo poi, come appena detto, di authority che non servono assolutamente a nulla e ne abbiamo già avuto, in parte, degli esempi evidenti anche in quest'ultimo periodo; basti ricordare la discussione in questa stessa aula sull'UNICEF e sul costo di automantenimento che assorbe i due terzi del bilancio complessivo.
Soprattutto, smettiamola di dare la colpa di tutto quanto succede di negativo


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al mondo al sistema capitalistico occidentale. Mi sembra che la storia del mondo sia un pochino più complicata e che in questo momento siano soprattutto i paesi comunisti od ex comunisti - come Cuba o la Corea del nord - che non stanno particolarmente brillando in questa situazione. Ricordiamo che oggi la Corea del Nord, la quale si vanta di avere testate nucleari e missili che, tra qualche anno, potranno raggiungere seimila chilometri di gittata, ha ancora oggi bambini in tenera età che muoiono di fame, non di lavoro minorile.
L'unica strada percorribile è quella di evitare, questo sì, che almeno le industrie occidentali siano causa diretta o indiretta di questo fenomeno in maniera pesante, perché si creerebbe oltretutto una concorrenza sleale nei confronti di tutti quei prodotti che, invece, sono realizzati secondo le regole civili, sindacali e nel rispetto dei lavoratori.
Non possiamo comunque pensare di risolvere forzatamente, con interventi esterni, il problema del lavoro minorile legato alla povertà vera, alla mancanza di mezzi, di strutture produttive che sono la base del lavoro infantile nei campi, nell'agricoltura, nell'artigianato più povero. Non dobbiamo dimenticare (siamo le generazioni fortunate) che l'attuale benessere economico dell'occidente e del nostro stesso paese non è basato sullo sfruttamento di un terzo mondo che, qualche secolo fa, non esisteva nemmeno, poiché è stato prodotto soprattutto con il lavoro di milioni di persone, anche giovanissime, che hanno creato, generazione dopo generazione, la struttura fisica della nostra attuale economia.
Vorrei proporre l'esempio della mia famiglia che, credo, sia comune a tutti: tutti noi abbiamo almeno il papà, il nonno o il bisnonno che hanno incominciato a lavorare giovanissimi. Mio padre ha cominciato a 12 anni, mentre mio nonno a 11 e non per questo non sono riusciti ad avere una vita normale e ad inserirsi nella società come tutte le altre persone perché, in quel momento, quella era la normalità della società. Se pensiamo di drogare lo sviluppo dei paesi poveri con interventi esterni e obbligati, sbagliamo completamente.
Il mondo è pieno di economie distrutte da azioni poste in essere senza tener conto delle realtà sociali e culturali dei territori interessati. In questo modo non si ottiene alcun risultato, tanto meno quello che oggi ci interessa: eliminare il lavoro minorile.
Ogni paese povero deve trovare la propria via allo sviluppo e progredire, contemporaneamente al fronte economico, sul fronte civile, sociale e culturale ed è, pertanto, in tale campo che si deve intervenire. Occorre aiutare ogni paese a casa propria, come il gruppo della Lega nord Padania afferma da moltissimi anni; ideare programmi di sviluppo veri, calibrati sulle possibilità e sulle reali condizioni di ogni paese, aiutando a sviluppare l'economia di base vera, quella che crea le reali possibilità di sviluppo autonomo; migliorare l'agricoltura e l'allevamento di base, quello che sfama veramente le famiglie; aiutare l'artigianato e la piccola industria, quella che crea nel tempo professionalità e cultura industriale.
Quando si incrementa la ricchezza di base, quella vera, tutto il resto viene da sé e mi riferisco alla maggiore richiesta di istruzione, all'esigenza di creare un futuro migliore per i propri figli fino alla naturale visione dei bambini come persone da proteggere e da far crescere, piuttosto che come esseri senza dignità, semplicemente da sfruttare.
Pertanto, niente interventi obbligati, niente tassazioni aggiuntive, niente authority o enti inutili che, alla fine, badano solo alla propria sopravvivenza, piuttosto che a risolvere realmente i problemi per cui sono stati istituiti.
I paesi ricchi facciano una riflessione profonda: se si vuole veramente aiutare chi è più povero, lo si deve fare in maniera semplice e diretta, senza cercare ad ogni passaggio un'occasione di profitto.
Pertanto, evitiamo i grandi impianti industriali delle multinazionali nel terzo mondo che oggi producono scarpe da tennis in India e, tra un anno, in Tailandia solo perché costano un dollaro meno (tali


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impianti distruggono socialmente i territori quando si creano e ancor più danni provocano quando se ne vanno). Evitiamo le monoculture che distruggono le campagne del terzo mondo, che annullano le economie agricole familiari, quelle che sfamano le famiglie, solo per avere prodotti a prezzo più basso, economie di prezzo che poi spesso la catena commerciale, la tassazione finale annullano completamente, senza nemmeno apportare vantaggi per il consumatore occidentale. Aiutiamo i paesi poveri ad accelerare, questo sì, il loro obbligato percorso di sviluppo, senza scorciatoie, senza pensare di inventare regole economiche che non esistono o non funzionano. Usciti dalla fase più critica, ogni paese troverà la strada più giusta e più coerente per affrontare e risolvere le proprie necessità.
Per tali ragioni, il gruppo della Lega nord Padania esprimerà un voto contrario sulle mozioni presentate dal gruppo di Rifondazione comunista (non perché non ne condivide la finalità ultima, che condividiamo tutti, ma per la modalità con cui è stata presentata), si asterrà sulla risoluzione presentata dal centrosinistra, mentre esprimerà un voto favorevole sulla risoluzione che i partiti della Casa della libertà hanno presentato in maniera unitaria (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato, a cui ricordo che ha a disposizione sei minuti di tempo. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. È dal luglio scorso - devo darne atto al collega Volontè - che si è cercato di inserire nel programma dei nostri lavori l'esame delle mozioni sul lavoro minorile e, finalmente, ci siamo arrivati.
Noi abbiamo presentato, come del resto hanno fatto altri gruppi del centrosinistra, oltre a quelli del centrodestra, una nostra mozione, mettendo in evidenza come il fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile rappresenti una piaga che purtroppo è diventata un elemento strutturale di parte del sistema produttivo ed imprenditoriale.
Oltre ad essere impiegati nel lavoro agricolo, in un'economia familiare di sussistenza, centinaia di milioni di bambini - come molti colleghi hanno ricordato - sono vittime del lavoro nero, dei subappalti nelle concerie, nelle cave, nelle miniere, nei laboratori tessili e di giocattoli, nelle fornaci, nell'edilizia e nella selezione dei rifiuti.
È già stato ricordato che l'OIL - l'Organizzazione internazionale del lavoro - ha reso noto che nel mondo quasi 250 milioni di bambini sono costretti a questi lavori. È una realtà che interessa drammaticamente soprattutto i paesi poveri del mondo, ma che coinvolge anche, seppure in forma decisamente più ridotta, molti dei paesi ad economia più avanzata.
Anche nel nostro paese il fenomeno del lavoro minorile, che rappresenta l'aspetto più degradato e degradante del lavoro sommerso, è consistente, soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia, ma non solo. La CGIL calcola che siano circa 400 mila i minorenni interessati. L'iniqua distribuzione della ricchezza a livello mondiale e le situazioni socio-economiche e politiche dei paesi del sud del mondo, che vivono gli effetti negativi di una globalizzazione economica senza regole e garanzie sociali, rappresentano il contesto di riferimento obbligato di questo fenomeno drammatico.
L'estrema complessità del fenomeno del lavoro minorile impone anche una distinzione tra lavoro e sfruttamento del lavoro, perché lo sfruttamento è un reato contro l'umanità tutta - ed è sempre da combattere -, mentre - è questo un tema più delicato che è stato toccato anche da altri - certi tipi di esperienza lavorativa e certe situazioni socioeconomiche hanno un ruolo funzionale nel garantire la sopravvivenza fisica dei bambini e delle loro famiglie.
A questo proposito va ricordato che ci sono in America latina, in Africa ed in Italia molti movimenti, costituiti dagli stessi bambini, appoggiati da organizzazioni non governative, che stanno cercando strategie e soluzioni; tra queste


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vorrei ricordare il movimento internazionale dei Nats (Niños adolescentes trabajadores) dell'America latina, un movimento che chiede che si distingua tra il lavoro svolto in certe condizioni, degno, tutelato, con orari che consentano di studiare e giocare, e l'utilizzo di bambine e bambini in traffici illeciti, nella prostituzione, nelle forme di schiavitù e nel lavoro forzato che va totalmente combattuto.
La convenzione dell'OIL del 1999 sulla proibizione delle peggiori forme di lavoro minorile, ossia su quei lavori che per loro natura o per le circostanze in cui vengono svolti compromettono la salute, la sicurezza e la moralità di un minore, impegna i paesi firmatari ad agire per contrastare questo fenomeno.
Per questa ragione, non soltanto come gruppi dell'Ulivo abbiamo presentato singole mozioni, ma successivamente, nel ritirarle, abbiamo presentato una mozione unitaria dei gruppi dell'Ulivo. Credevo, dopo aver ascoltato con attenzione gli interventi che si sono avuti, in particolare quello del collega di Rifondazione comunista, ma anche quelli dei rappresentanti del centrodestra, che questo dibattito avrebbe potuto portare ad una larghissima convergenza su tale materia. Ed invece devo prendere atto con un certo disappunto che il rappresentante del Governo non ha accettato i punti qualificanti della nostra risoluzione, che hanno trovato il consenso e che erano compresi anche nella mozione originaria presentata dal collega Volontè.
Poc'anzi ho ascoltato con attenzione l'intervento di un collega della Lega nord Padania che si diceva favorevole ad un sistema di certificazione di conformità sociale delle imprese che non utilizzino il lavoro minorile. Tuttavia, colleghi Dario Galli e Volontè, il rappresentante del Governo non ha accettato questo punto contenuto nella nostra risoluzione. Temiamo, lo dico con preoccupazione perché non mi interessa una polemica con il Governo in questo momento, che la posizione assunta dal Governo impedisca a questa Assemblea di esprimere la larghissima convergenza che pure sarebbe possibile; ritengo pertanto che si stia perdendo un'occasione.
Annuncio, a nome del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo, il voto favorevole sulla risoluzione unitaria dell'Ulivo che abbiamo presentato, insieme a tutti gli altri colleghi, e al contempo, lo dico con preoccupazione e rammarico, ma anche per dare un segno di interlocuzione positiva, dichiaro di astenermi sui restanti documenti di indirizzo.

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e gli insegnanti del liceo scientifico Torelli di Fano che dalle tribune stanno assistendo ai nostri lavori (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, non ripeterò alcune considerazioni, da me condivise, che ho ascoltato negli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, perché vorrei invitare il Governo ad assumere un impegno esplicito anche sui singoli punti che le risoluzioni presentate indicano, proprio per dare la concretezza che altri colleghi hanno invocato e proprio perché credo non si possa concludere questa importante discussione con una sorta di celebrazione. La celebrazione è importante, ma non basta: in tema di minori, in particolare in tema di sfruttamento del lavoro minorile, non possiamo più accontentarci di fare celebrazioni o di tacitare, in qualche modo, la nostra coscienza con impegni vaghi, quando invece alcune cose concrete offrirebbero la possibilità di compiere dei passi in avanti, anche durante il previsto semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea.
Quindi il mio sarà un breve intervento, ma forse non in sintonia con tutti i colleghi. Vorrei che ragionassimo su un tema che è stato oggetto del dibattito che si è svolto nella Commissione parlamentare per l'infanzia ed anche di questa nostra discussione sulle risoluzioni. Io credo vi siano impegni concreti, dal garante per l'infanzia ad altri indicatori, come il marchio di qualità, la clausola


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sociale, che ci permettono di fare un passo in avanti, ma vorrei chiedere al Governo di prendere in considerazione separatamente i due temi: lo sfruttamento del lavoro minorile, che riguarda il nostro paese, e i «bambini ombra», cioè i bambini che lavorano ma di cui non si sa nulla, che chiedono nel sistema italiano e nel sistema europeo controlli, rigore di forme e di risposte.
Credo tuttavia che dovremmo cambiare, come ci ha chiesto, a maggio, la Conferenza mondiale delle Nazioni unite, il nostro punto di vista sul lavoro minorile, che è tutto occidentale: dobbiamo cominciare a parlare di «bambini lavoratori» come ne parlano ormai i movimenti mondiali. Parlo ovviamente di adolescenti e di qualità del lavoro per i bambini lavoratori.
Ritengo che non dobbiamo più rifiutare soltanto in astratto il lavoro minorile. Certo, dobbiamo rifiutare lo sfruttamento, ma dobbiamo cominciare a chiederci se sia meglio un lavoro controllato per gli adolescenti dei paesi in via di sviluppo, che comunque lavorerebbero, anche quando noi affermiamo che il lavoro minorile non deve esistere. Dobbiamo cominciare a chiedere il marchio di qualità, anche per i prodotti commercializzati in Italia, su quella qualità del lavoro, come i movimenti dei bambini lavoratori chiedono: tempo di studio e tempo di lavoro, che si intervallino al tempo libero, oltre alla clausola sociale che è simbolica e forse di difficile applicazione, anche se rappresenta sicuramente un passo in avanti per i paesi industrializzati.
Credo che dovremmo cominciare a parlare di marchio di qualità del lavoro dei bambini adolescenti. Io vorrei interrogare i ragazzi nostri ospiti che stanno assistendo a questa seduta, per capire anche il punto di vista dei giovani. Se in Bolivia o in Perù ci sono dei sedicenni o dei diciassettenni che lavorano, forse non basta più soltanto condannare il lavoro minorile nel mondo: dobbiamo condannare lo sfruttamento del lavoro minorile e chiedere, come chiedono a livello mondiale i bambini lavoratori e i loro movimenti, che si cominci a discutere, per alcune realtà, della qualità del lavoro dei bambini adolescenti.
Mi rendo conto che si tratta di materia culturalmente per noi difficile, ma chiedo di cominciare a spezzare questo punto di vista occidentale per allungarlo sul mondo, su temi che riguardano la vita e la qualità della vita delle famiglie e dei bambini nel mondo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonio Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, desidero solo rappresentare all'Assemblea la posizione del gruppo di Forza Italia in ordine alle votazioni che ci accingiamo ad effettuare.
Per quanto concerne la mozione Mantovani ed altri n. 1-00132, siamo contrari e, pertanto, voteremo coerentemente; siamo contrari anche alla risoluzione Violante e altri n. 6-00049 e, quindi, il nostro voto sarà contrario anche su quest'ultima.
Il nostro voto sarà favorevole, invece, sulla risoluzione della Casa delle libertà, Volontè ed altri n. 6-00047, nonché sulla risoluzione Buontempo n. 6-00050.
Colgo l'occasione per dichiarare che accettiamo la riformulazione proposta dal Governo della risoluzione Burani Procaccini ed altri n. 6-00048.

GRAZIA SESTINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRAZIA SESTINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, desidero precisare che, in assenza di richiesta di votazione per parti separate sulla mozione Mantovani ed altri n. 1-00132, il parere del Governo è contrario. Inoltre, se non sarà accettata la riformulazione da me proposta della risoluzione Violante ed altri n. 6-00049, il parere del Governo è contrario anche su questa.


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Per contro, avendo i presentatori accolto la riformulazione da me proposta, il Governo accetta la risoluzione Burani Procaccini ed altri n. 6-00048. Ribadisco, infine, che il Governo accetta le risoluzioni Volontè ed altri n. 6-00047 e Buontempo n. 6-00050.

PRESIDENTE. L'avevo intuito, ma la ringrazio per la precisazione, signor sottosegretario.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, volevo solo far registrare che, mentre i rappresentanti del centrosinistra hanno annunciato il voto favorevole sulla propria risoluzione e l'astensione sulle altre, il rappresentante di Forza Italia ha annunciato il voto favorevole sulle risoluzioni della maggioranza e contrario sulla nostra. Questo tanto per dare un segno di dialogo parlamentare!

PRESIDENTE. Onorevole Mantovani, intende accedere all'invito rivoltole dal rappresentante del Governo?

RAMON MANTOVANI. No, signor Presidente.

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