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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, credo che il nostro voto favorevole sia conseguenza e sia coerente con il fatto che, in generale, questi interventi rappresentano adeguamenti resisi necessari a seguito di interventi legislativi succedutisi in particolare nel biennio 1999-2001; si tratta cioè di interventi attuati durante il periodo di Governo dell'Ulivo.
Credo però che non si possa lasciar perdere l'occasione di svolgere una riflessione di fondo sulla situazione del bilancio del Ministero degli esteri, in primo luogo per lamentarne l'inadeguatezza. Una delle ragioni che ci hanno indotto ad astenerci sul finanziamento straordinario al circolo degli esteri è politica, non attinente al circolo stesso, a cui auguriamo certamente la miglior fortuna. Non si riesce, infatti, a comprendere il motivo per cui, nell'incapacità di trovare finanziamenti da destinare ad attività strategiche del Ministero degli esteri (veramente ridotto, a livello di percentuale del bilancio, al lumicino rispetto ad altri paesi a cui più o meno assomigliano), nella situazione drammatica in cui versa il bilancio del Ministero degli esteri, all'improvviso, si trovi il fiorellino, vale a dire le risorse da attribuire al circolo. Pertanto, il trattamento in sede di bilancio riservato al Ministero degli esteri è assolutamente inadeguato.
Per quanto riguarda la questione politica, vorremmo capire se le discussioni svolte sulla riforma del Ministero degli esteri, all'indomani delle dimissioni dell'ambasciatore Ruggiero e dell'assunzione delle funzioni di ministro degli affari esteri
ad interim da parte del Presidente del Consiglio Berlusconi, non fossero altro che schiuma per coprire l'interim stesso e per attribuirgli un carattere di sacralità e di straordinarietà o se, invece, mirassero ad una riflessione seria. Nel corso di quei mesi abbiamo, infatti, ascoltato tanti discorsi: abbiamo sentito parlare di modello canadese ed inglese e qualcuno di noi li ha anche presi sul serio. Io, per esempio, sarei anche favorevole al modello canadese: per capirsi, tale modello implica la riconduzione anche degli istituti per il commercio con l'estero, cioè di tali strumenti di attività verso l'estero, all'interno del Ministero degli esteri. Abbiamo anche presentato un'interrogazione a cui non si è mai risposto esaurientemente su cosa fosse questa specie di commessa (sempre che vi sia mai stata) ad una ditta esterna per compiere un lavoro di questo genere.
So benissimo che all'interno della Farnesina questo annuncio aveva anche nutrito speranze - perché non dirlo - per quanto riguarda la valorizzazione maggiore del Ministero ed un suo rilancio. Oggi sono stati doverosamente proposti alcuni adeguamenti conseguenti a provvedimenti adottati dai governi dell'Ulivo - e pertanto, doverosamente esprimeremo, un voto favorevole sul provvedimento che ci accingiamo a votare -, ma la riforma del Ministero degli esteri del nuovo schieramento della Casa delle libertà non è stata posta in essere, anche se ve ne sarebbe bisogno, non solo per la necessità di ricondurre gli istituti di cui sopra al Ministero degli esteri, ma anche per motivi positivi (pensiamo alle attività attinenti al grande allargamento dell'Unione europea, ai nuovi rapporti che si determineranno) ed, in parte, per motivi di grande preoccupazione: mi riferisco all'aggravarsi della situazione internazionale, alle minacce alla pace, ai problemi causati dai conflitti e dal terrorismo. In tale contesto, l'attività del Ministero degli esteri non può che essere incrementata, non può che essere più importante e di più vasto raggio.
In merito a ciò, dobbiamo porci alcuni interrogativi di fondo: perché l'attività culturale dell'Italia all'estero è finanziata in modo irrisorio rispetto ad altri paesi europei, penso alla Francia? L'allargamento dell'Unione europea, invece, dovrebbe comportare l'adozione di un programma straordinario per la diffusione della lingua e della cultura, per arrivare in qualche modo primi all'appuntamento con l'Europa, a cui tutti questi paesi tengono, tanto da aumentare la loro domanda di Europa.
Perché - è un altro aspetto della questione - dopo questo grande chiasso sollevato sul fatto che il Ministero degli esteri non ha fatto abbastanza sotto il profilo dei rapporti economici, non si è provveduto all'accorpamento dell'istituto del commercio con l'estero? Non lo si è fatto - anche i giornali lo riportano, quindi non è una malignità affermarlo - perché ciò avrebbe significato uno spostamento degli equilibri di potere e di competenze fra questo o quel partito della coalizione, a seconda dell'uomo o della donna politica che rivestiva questa o quella funzione nel Ministero delle attività produttive o nel Ministero degli affari esteri. Credo, tuttavia, che si tratti di aspetti di poco conto, rispetto alla sfida che il nostro paese deve affrontare.
Pertanto, una maggioranza consapevole avrebbe dovuto assolutamente superare tali problematiche e presentarci un disegno organico in materia. Sarà nostra cura, sarà cura del gruppo dei Democratici di sinistra e dell'opposizione, riproporre questi problemi in tutta la loro ampiezza e dimensione, anche perché - lo voglio dire con molta chiarezza - all'inizio lo stesso ministro degli affari esteri ad interim o altri uomini della maggioranza hanno posto questa riforma come una specie di giudizio negativo e di sfida verso i nostri diplomatici.
Ora, per carità, in tutte le carriere, ed anche in quella diplomatica, vi sono soggetti più brillanti e soggetti meno brillanti, ma non credo assolutamente che si potesse esprimere allora questo giudizio; anzi, devo dire che da parte nostra, in generale, vi è stato un apprezzamento positivo sulla carriera e soprattutto si è difeso il fatto che non vi siano intromissioni politiche (si era parlato addirittura di ambasciatori
scelti fra gli industriali per gli Stati Uniti d'America). Al riguardo noi siamo stati molto netti ed abbiamo presentato un'interrogazione sottolineando l'importanza della qualificazione della carriera, la sua apertura a nuovi ceti sociali, la sua capacità di rappresentare nuove aree del paese, ma anche la assoluta difesa della funzione e l'indipendenza nei confronti delle ingerenze.
Ed allora, tutta questa demagogia, che magari ignorava il fatto che, se un ambasciatore offre un ricevimento - si è detto che gli ambasciatori facevano troppi ricevimenti - sulla propria dotazione fa una cosa positiva, perché non si tiene i soldi, è sparita all'improvviso e rimane la doverosa attuazione dei provvedimenti che noi avevamo adottato. Mi sembra poco, onorevoli colleghi; certo noi siamo coerenti e di fronte a cose utili e giuste abbiamo anche approvato l'emendamento 6.1 della Commissione per facilitare il voto all'estero, nonostante i dubbi della Commissione bilancio, per poter utilizzare anche le sedi delle rappresentanze dell'Unione europea. Noi quindi siamo seri ed esprimeremo voto favorevole.
Considerata però la dimensione politica che può assumere questo dibattito in questo momento, le nostre parole sono serie e gravi. In questo particolare momento di impegno per l'Italia, che noi speriamo sia rivolto al dialogo e alla pace, anziché ridursi semplicemente a porsi all'ombra e al «calduccio» delle potenze più importanti per godere di luce riflessa, ed essendo trascorso molto tempo dall'insediamento del Governo, durante il quale vi è stato il periodo di interim di Berlusconi ed anche alcune settimane di attività del ministro Frattini, il fatto che non si sia in grado, insieme a questo provvedimento, di presentare una relazione o un documento di indirizzo del nuovo ministro, è qualcosa che intendiamo lamentare e denunciare proprio perché teniamo al buon funzionamento del Ministero degli esteri; colgo in tal senso l'occasione per mandare un saluto a coloro che sono impegnati in un'attività così cruciale e per ribadire questa nostra richiesta, promettendo in futuro di attivarci con gli strumenti parlamentari a nostra disposizione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Mongiello che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto: s'intende che vi abbia rinunziato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono uno scontato buonsenso e una necessità impellente, nata sul campo delle nuove relazioni internazionali a motivare e a spingere questo provvedimento di miniriforma, in una fase che richiederebbe una riflessione più coordinata fra Parlamento e Governo, ma così non è. Non mancano gli elementi positivi, quelli sui quali vi è stato il nostro voto favorevole durante l'iter, e che ci portano come gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo ad esprimere un voto positivo sul provvedimento. Sono previsti l'allargamento del consiglio di amministrazione che viene esteso ai capi servizio e ai direttori dell'istituto diplomatico, l'inclusione degli istituti di cultura nel novero degli uffici all'estero, la possibilità di istituire sezioni distaccate della nostra ambasciata in paesi - e ce ne sono - dove non è presente una struttura diplomatica italiana, l'introduzione di una sorta di aspettativa per motivi di studio a favore di funzionari diplomatici che intendano approfondire particolari materie di interesse per il nostro corpo diplomatico. Si tratta di elementi positivi che riconosciamo, ma direi che, ed in questo sono stato preceduto, paradossalmente sono gli atteggiamenti del Premier a testimoniare contro il provvedimento e a rilevarne la limitatezza.
Il nostro è un atteggiamento collaborativo, anche se vorremmo portarlo avanti con più entusiasmo, ma quel che ce lo impedisce è il low profile di questo provvedimento, proprio nel momento in cui - lo ricordava il collega Spini - i pericoli di guerra chiedono al nostro paese di essere
più presente, più visibile e più propulsivo e in cui vediamo, per la nostra cultura, non soltanto una possibilità, ma anche dei passi fatti in un momento favorevole. Il Pinocchio di Benigni è la spia di una situazione più estesa di attenzione verso la cultura italiana.
Assistiamo ad una congiuntura che vede il moltiplicarsi dei soggetti legittimati a stare sulla scena internazionale e questo, a sua volta, è uno dei motivi della riorganizzazione del Ministero degli affari esteri. Accanto alla diplomazia tradizionale, vi è quella parlamentare, le imprese, le organizzazioni non governative: sono soggetti ormai riconosciuti, c'è addirittura una letteratura - anche se non sempre condivisibile - attorno a questi elementi.
Negli stessi Stati Uniti sono presenti tre linee: quella del dipartimento di Stato (ovviamente), quella della Central Intelligence Agency (detta comunemente CIA) e quella delle multinazionali (a dire il vero, la meno affidabile sullo scacchiere internazionale). Comunque, tutto questo sta a significare un muoversi nuovo della diplomazia, una sua maggiore efficacia, un dislocarsi al di fuori di quelli che anticamente erano i luoghi deputati e questo pone il problema della necessità di un riordino; ma proprio questo non vieta colpi d'ala! Gaetano Mosca diceva che perfino i legislatori non sono tanto civil servants, ma la parte elettiva della burocrazia di Stato - è una cosa che, ovviamente, non mi ha mai riempito di gioia - dicendo che c'è un compito da svolgere. Ebbene, tutto ciò che troviamo nel provvedimento è lontano dalla grancassa battuta dal Premier, allora ad interim ministro degli esteri!
La diplomazia non può essere ridotta soltanto a business, anche se, evidentemente, le ragioni dell'economia non vanno sottovalutate, perché sempre più - quante volte ce lo siamo detti anche in quest'aula - accanto al ruolo dell'ONU e dei suoi organismi, troviamo un Fondo monetario, una Banca mondiale, lo stesso Club di Parigi, il WTO soprattutto, che svolgono un ruolo di governo della comunità internazionale.
Ma ciò che mi pare di dover sottolineare, ribadendo il voto favorevole del gruppo della Margherita su questo provvedimento, è una troppo evidente, in qualche caso insopportabile, distanza tra l'annuncio e la progettualità, prima ancora che con la realizzazione. Come diceva il collega Bressa, la montagna ha partorito un topolino. Ebbene, di topolini ci ha preso sazietà e noia, non per le ragioni del sogno, ma per quelle della politica, che non resta tale e si riduce ad amministrazione, se si vive come smemorata di qualsiasi sporgenza utopica. Avremmo dovuto trovare qualcosa di questo genere: l'utopia evidentemente va mediata, ma senza utopia non si dà vera politica e tanto meno riforma.
Esprimeremo un voto favorevole. Avremmo voluto farlo con più entusiasmo, perché di questo provvedimento c'è bisogno, e invece voteremo tenendo conto delle situazioni date e invitando, ancora una volta, a fare di più (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà. Onorevole Boato, le ricordo che ha ampiamente esaurito il tempo a sua disposizione; comunque, mi appello al suo buon cuore.
MARCO BOATO. Signor Presidente, la ringrazio, sarò brevissimo, perché ho già espresso ieri la posizione del nostro gruppo intervenendo per dichiarazione di voto sull'articolo 1, quando, proprio per brevità, mi sono richiamato alle considerazioni che aveva espresso il collega Ranieri e che io stesso ho sviluppato.
Nella dichiarazione di voto finale posso confermare il voto favorevole su questo provvedimento, richiamarmi a ciò che poco fa hanno detto i colleghi Spini e Giovanni Bianchi, le cui considerazioni e valutazioni sono anche da me largamente condivise e sottolineare che il voto favorevole dell'opposizione su questo disegno di legge, che reca modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, recante ordinamento
del Ministero degli affari esteri, è un segno del fatto che, se e quando si interviene sul piano istituzionale con una logica istituzionale e non di contrapposizione ideologico-politica, la convergenza tra maggioranza e opposizione è possibile, anche su un disegno di legge che reca le firme di Berlusconi, Frattini e Tremonti.
Ho già rilevato ieri - l'hanno fatto anche altri colleghi - che il voto favorevole su questo disegno di legge nulla toglie alle riserve critiche che noi tutti manteniamo, con varie formulazioni, sul battage, durato quasi un anno intero, relativo ad ipotesi mirabolanti di riforma del Ministero degli affari esteri (sembra sia stato appaltato a qualche agenzia esterna un apposito studio, vanificatosi, però, nel nulla).
La situazione italiana, europea e mondiale, starei per dire anche sul piano geopolitico, richiede la massima valorizzazione del Ministero degli affari esteri non tanto e non solo a sostegno, pur importante ed utile, delle attività economiche e commerciali delle imprese italiane all'estero (è giusto che questa funzione venga svolta, come in parte già avviene, e venga addirittura potenziata), quanto, piuttosto, a supporto di una coerente linea sul piano politico e su quello diplomatico.
Comunque, ci occuperemo di ciò, nel merito, anche nel prossimo futuro, quando discuteremo le scelte di politica estera ed internazionale del nostro paese. Non di questo si tratta oggi, ma di modifiche ed integrazioni all'ordinamento del Ministero degli affari esteri. Su questo specifico aspetto siamo d'accordo e, pertanto, confermo il nostro voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Signor Presidente, il gruppo della Lega nord Padania intende sostenere questo provvedimento, del quale appare chiara la necessità nel quadro delle modifiche già intervenute nel 1999 e nel 2000. Si tratta, appunto, di un iter di riforme che hanno profondamente modificato la struttura e le funzioni del Ministero degli affari esteri, non solo attualizzandole attraverso il pieno riconoscimento del ruolo degli istituti di cultura e coordinandole con la nuova disciplina del voto per gli italiani all'estero, ma anche con innovazioni più significative.
Mi riferisco, in particolare, alla possibilità di istituire sedi distaccate delle rappresentanze diplomatiche in quei paesi nei quali le misure di razionalizzazione hanno comportato la chiusura delle ambasciate e l'accorpamento in macroaree di rappresentanza. Molti cittadini italiani residenti all'estero, in particolare in certe zone dell'Africa, hanno vissuto tutto ciò con una sensazione di parziale abbandono da parte del nostro paese: un'immagine che, certamente, la nostra diplomazia non vorrebbe offrire.
Voglio, tuttavia, ribadire, ancora una volta, che la visione che la Lega nord Padania ha della rete diplomatica del nostro paese è quella di uno strumento a servizio dell'Italia intesa in ogni sua accezione: essa è promotrice e portavoce dell'Italia, della sua cultura, della sua politica, della sua società ed anche della sua economia. Nessuno di noi vuole trasformare gli ambasciatori in analisti di mercato né piegarli alle leggi delle società di consulenza finanziaria, come molti esponenti della sinistra hanno ironicamente suggerito. Al contrario, riteniamo importante che, come i cittadini italiani, i rappresentanti del mondo imprenditoriale possano trovare nelle sedi diplomatiche un punto di riferimento, né più né meno di quanto avviene per gli altri paesi, in un'epoca in cui nel mondo produttivo e per il nostro tessuto, fatto di tante piccole realtà imprenditoriali, guardare al di fuori dei confini significa ragionare non in termini transfrontalieri od europei, ma planetari.
Una riforma di tipo culturale, prima che fattuale, che incida, oggi stesso, sul modo di concepire la diplomazia, non può e non deve essere realizzata in tempi brevi. Sosteniamo, quindi, il provvedimento oggi al nostro esame quale contributo
non definitivo alla riforma del Ministero degli affari esteri. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, trattandosi non di una riforma, ma di una piccola pezza, annuncio subito che ci asterremo dal voto su questo pannicello caldo che contiene, certo, alcuni aggiustamenti necessari, ma che è totalmente al di sotto delle necessità; comunque, il provvedimento denuncia la mancanza della volontà di promuovere una politica estera degna di questo nome.
Non tutte le responsabilità si possono addossare all'attuale Governo: l'iter che ha portato ad uno scemare negli ultimi anni della capacità di incisività della politica estera italiana è cominciato almeno da un decennio. Ci sono paesi importantissimi, dove peraltro ci sono centinaia di migliaia di italiani o addirittura milioni di italiani, e paesi europei di media grandezza o comunque più piccoli dell'Italia che hanno strutture, funzionari e servizi tre, quattro, cinque volte superiori a quelli delle ambasciate italiane. Abbiamo una situazione vergognosa per quel che attiene i consolati, che dovrebbero rispondere alle esigenze dei cittadini italiani che, temporaneamente, oppure stabilmente, risiedono all'estero. Molta demagogia sul voto degli italiani all'estero e poi cittadini condannati a percorrere centinaia a volte migliaia di chilometri per poter incontrare una legazione diplomatica italiana o addirittura costretti a rinunciare ai propri diritti perché altrimenti dovrebbero accollarsi l'onere di fare ore, ore, ore, o giornate di coda per accedere ad un servizio.
Abbiamo una situazione deficitaria per quel che attiene al profilo politico. Non abbiamo gli strumenti per portare avanti intere zone, nonostante i bravi diplomatici anche dei dipartimenti della Farnesina, che elaborano analisi e linee di indirizzo, di condotta delle nostre rappresentanze diplomatiche; non c'è la forza organizzata nelle ambasciate in quei territori, ambasciate che spesso sono molto al di sotto delle residenze degli ambasciatori. Una riforma che io avrei fatto è quella delle residenze ultra sontuose, per esempio quelle che sono nell'Unione europea. Non si capisce perché le nostre rappresentanze diplomatiche in un paese dell'Unione europea, visto che abbiamo il Consiglio dei ministri, la Commissione e il Parlamento europeo, siano abnormi, enormi; ci sono in proprietà del demanio della Repubblica italiana residenze sontuosissime, mentre in altri paesi dove ben più importante sarebbe contare politicamente, anche per poter contare all'interno nell'Unione europea, abbiamo situazioni che non esito a definire fatiscenti.
In questo contesto, la riduzione del bilancio del Ministero degli affari esteri fa a pugni con questa vergogna del circolo degli esteri, che non è nient'altro che un club esclusivo dove i diplomatici possono sollazzarsi. Non ho nulla da ridire sulle loro attività extraistituzionali ed extraprofessionali, vorrei solo che venisse domandato loro perché, al contrario dei manager pubblici e privati, loro debbano fare questo a carico del contribuente e all'interno di un bilancio che è già stato ridotto per quel che attiene alla politica estera del nostro paese.
Come vedete, ci sarebbero molti motivi per continuare nella discussione, ma non su questo testo, non su questa cosiddetta miniriforma, su questo aggiustamento pseudoorganizzativo che ci apprestiamo a votare. Io, peraltro, non mi dolgo del fatto che il programma, annunciato da Berlusconi, di trasformare il Ministero degli affari esteri, i rappresentanti diplomatici in agenti di commercio delle imprese italiane - che spesso non sono italiane bensì multinazionali, anche se hanno il consiglio di amministrazione in Italia o hanno manager italiani - non sia andata in porto, me ne rallegro. Infatti, quella non sarebbe stata una riforma adeguata agli interessi nazionali del nostro paese, bensì solamente agli interessi di quelle imprese che,
come si vede oggi, sono tra le prime responsabili dell'affossamento degli interessi del nostro paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, se fosse possibile vorrei intervenire a titolo personale su una questione riguardante l'ordine dei lavori; si tratta di un intervento telegrafico.
PRESIDENTE. Onorevole Duilio, siamo alle dichiarazioni di voto finale, le darò la parola non appena avremo votato il provvedimento.
ANTONIO ORICCHIO, Relatore per la I Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO ORICCHIO, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, il gruppo di Forza Italia voterà con convinzione a favore di questo provvedimento. Si tratta di un provvedimento che introduce una serie di modifiche nell'ordinamento del Ministero degli Affari esteri, modifiche particolarmente significative e rilevanti specie con riferimento alla istituzione delle sezioni distaccate delle nostre rappresentanze all'estero, alla riconduzione degli istituti italiani di cultura nell'ambito delle attività del Ministero degli affari esteri. Non meno importanti sono le norme finalizzate alla facilitazione del voto degli italiani all'estero e ad una maggiore dinamicità delle norme riguardanti la progressione in carriera del personale diplomatico.
Mi sia consentito rilevare e salutare con soddisfazione, come relatore, l'atteggiamento positivo che nell'ambito dell'espressione del voto hanno avuto le forze di minoranza. Ciò posto, però, non posso non rilevare la singolarità dell'atteggiamento e delle giustificazioni con cui la minoranza vota a favore di questo provvedimento. Si è detto, si dice, che il provvedimento è qualcosa di meno rispetto a quanto era stato annunciato dal ministro, specie dal ministro ad interim degli affari esteri. Vorrei ricordare come la presenza del nostro paese in quasi tutti i paesi del mondo attraverso l'istituzione delle sedi distaccate sia qualcosa che si auspicava da lustri e da decenni ma che nessuno aveva mai realizzato. Non mi pare giusto sminuire o minimizzare l'importanza di questo provvedimento specie da parte di chi, nei governi precedenti, non è riuscito a dare al nostro paese quella importanza a livello di organismi ed organizzazioni internazionali che pure avremmo meritato. Ricordo, ancora una volta, come negli anni scorsi, quando sicuramente non era in carica il Governo Berlusconi, il nostro paese non è riuscito ad ottenere quel seggio nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonostante il nostro paese sia terzo nel mondo per contributi affidati alle Nazioni Unite.
VALDO SPINI. Abbiamo ottenuto la Presidenza della Commissione europea!
ANTONIO ORICCHIO, Relatore per la I Commissione. Evidentemente c'era un problema di carenza di politica estera, di organizzazione e di razionalizzazione della presenza del nostro paese nel mondo. Penso che - per citare solo questo aspetto del provvedimento che stiamo per approvare - l'istituzione, dalla costituzione dell'unità nazionale ad oggi, delle sezioni distaccate assicurerà certamente una presenza più diffusa e incisiva del nostro paese e degli interessi commerciali ed economici nelle relazioni internazionali. Non mi pare poco e non mi pare giusto sminuire questo risultato.
Per queste ragioni il gruppo di Forza Italia voterà con convinzione questo provvedimento, sicuro di avere accresciuto il prestigio e l'efficienza della nostra amministrazione degli affari esteri del mondo.
GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA, Relatore per la III Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA, Relatore per la III Commissione. Signor Presidente, colleghi, il gruppo di Alleanza nazionale voterà convintamente a favore di questo provvedimento. Non mi dilungherò sulle ragioni e sulla positività del provvedimento già illustrate, anche in quest'ultimo intervento, dal collega Oricchio. Dunque, mi ricollego a tutte le considerazioni svolte, anche in sede di discussione generale e alle relazioni svolte dai relatori in quelle sedi.
Abbiamo registrato, con forte compiacimento, la condivisione e la sostanziale disponibilità da parte degli esponenti dell'opposizione che hanno, comunque, convenuto sull'importanza di questo provvedimento. Ritengo, dunque, in buona sostanza che questo provvedimento rappresenti un passo in avanti molto importante nella riorganizzazione e nel riordino del sistema interno, sia dal punto di vista amministrativo sia funzionale, del Ministero degli esteri. Abbiamo registrato anche alcune critiche relativamente all'annunciata riforma del Ministero degli esteri.
Non voglio ripetere quanto già detto - a mio avviso in modo esemplare - dal collega Oricchio, il quale ha voluto sottolineare, con forma critica ma anche con grande puntualità, le ragioni degli appunti della maggioranza nei confronti dei precedenti governi e delle maggioranze che li sostenevano, che non hanno neppure ritenuto di poter avanzare un'annunciata riforma del Ministero degli affari esteri.
Riteniamo questa riforma sicuramente opportuna per dare nuovo vigore, nuovo smalto, nuova importanza e ruolo strategico al nostro paese, anche per supportare l'internazionalizzazione del sistema economico ed industriale italiano.
L'auspicio che formulo è che il Governo, oggi rappresentato dal sottosegretario Ventucci, abbia recepito la sensibilità del Parlamento anche in ordine a questa opportuna, necessaria e tempestiva riforma complessiva del Ministero degli affari esteri, peraltro già annunciata dal Presidente del Consiglio.
Se mi è consentito, data la mia veste di relatore per la III Commissione, vorrei ringraziare i funzionari degli uffici della Commissione affari costituzionali e della Commissione affari esteri e comunitari per il loro ruolo fondamentale e l'aiuto ed il contributo fornito dal punto di vista tecnico ai relatori ed alle commissioni nell'espletamento del loro mandato.
Signor Presidente, le preannuncio che prima della votazione finale tornerò ad intervenire per avanzare una proposta di coordinamento formale del testo.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, intervengo per svolgere un'osservazione istituzionale in punta di penna; nel pieno rispetto delle valutazioni di merito appena svolte dai colleghi Oricchio e Landi di Chiavenna - non polemizzo su questo aspetto, in quanto ognuno è libero di dire ciò che pensa - trovo istituzionalmente poco corretto che i relatori parlino, in sede di dichiarazione di voto, per rappresentare la propria forza politica (in questo caso Forza Italia ed Alleanza nazionale). I deputati, quando svolgono questo ruolo, sono relatori sul provvedimento e non rappresentano la specifica forza politica alla quale appartengono. È una questione di stile istituzionale alla quale sarebbe bene attenersi.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, quella da lei sollevata è una questione opinabile; le assicuro però che non è né un primum né un unicum, in quanto vi sono numerosi precedenti in tal senso.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, l'annunciata riforma del Ministero degli affari esteri era urgente e, tuttavia, essa ancora manca. Nel frattempo, il ministero è sotto organico e vi è un'insofferenza, in quanto, purtroppo, il Presidente del Consiglio non
poteva svolgere due lavori e troppo a lungo si è protratta una situazione anomala.
Ciò nondimeno questo è un provvedimento utile, un provvedimento bipartisan, come sempre dovrebbe avvenire non solo quando si tratta la materia dell'organizzazione del Ministero degli affari esteri, ma anche quando in gioco sono le scelte di fondo della politica estera italiana.
Annuncio pertanto il voto favorevole dei deputati del mio gruppo sul presente provvedimento.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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