Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 254 del 28/1/2003
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La seduta, sospesa alle 15,10, è ripresa alle 15,30.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 559)

ANDREA GIBELLI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, sono contento che oggi sia lei a presiedere i lavori dell'Assemblea, oltre che per la stima e l'amicizia personale che ho nei suoi riguardi, anche per il suo modo di interpretare i lavori parlamentari, che è sempre stato garantista della dignità e del ruolo del Parlamento nel suo complesso, nonché del singolo parlamentare.
Nei giorni scorsi - e mi riallaccio alla questione regolamentare che si collega con il provvedimento in esame - alcuni colleghi hanno sollevato delle questioni in merito all'interpretazione di un articolo del regolamento; mi riferisco in particolare all'articolo 85, comma 8, vale a dire il cosiddetto articolo «ammazza emendamenti» o articolo «tagliola emendamenti».
Intervengo citando tale articolo in quanto oggi siamo di fronte ad una materia particolarmente complessa, che ha risvolti di natura sia istituzionale sia costituzionale;


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dunque, riteniamo che, applicando alla lettera questo articolo, si possa cadere in alcune limitazioni.
La prima limitazione sta nel fatto che, pur avendo ogni parlamentare sempre facoltà di intervenire, applicando alla lettera il disposto di tale articolo verrebbe meno questa possibilità che ha, comunque, un senso generale.
Quindi, Presidente, in considerazione del fatto che la materia è particolarmente complessa, le chiedo di valutare l'applicazione alla lettera del disposto di tale norma. Infatti, se leggiamo - e questa è la seconda questione che intendevo sottolineare - il contenuto del comma 8, possiamo verificare che in esso si prevede che vengano posti in votazione l'emendamento che più si allontana dal testo originario e un determinato numero di emendamenti intermedi.
Le comunico che il nostro gruppo ha presentato una serie di emendamenti che non rientrano esattamente nel caso previsto al comma 8, in quanto non possono essere definiti a priori emendamenti intermedi. Dunque, vorremmo capire se l'interpretazione che lei adotterà sarà assolutamente letterale - quindi, un calcolo strettamente matematico - o se invece terrà conto di quanto contenuto nei nostri emendamenti, che evidenziano diverse sfaccettature e che - ripeto - non rientrano esattamente nel caso di cui al comma 8 dell'articolo 85 del regolamento, così com'è stato interpretato nel passato. Ciò anche perché si tratta di una materia sulla quale abbiamo già espresso un giudizio politico complessivo e in cui emergono diversi aspetti rilevanti.
Anticipo - ma solo per dovere di cronaca, poi si entrerà nel merito - che si è svolto un referendum, che ormai è lettera morta, sulla materia inerente il Ministero dell'agricoltura. Dunque, si tratta di una materia particolarmente delicata, anche a fronte della modifica del titolo V della Costituzione. Quindi, visto che i nostri non possono essere definiti a priori emendamenti intermedi, vorrei sapere quale sarà la valutazione della Presidenza in ordine a tale questione.
Non ultima è la questione più di natura procedurale, ma anch'essa connessa con quanto previsto dall'articolo 85, comma 8, del regolamento, relativa ai cosiddetti tempi contingentati.
In passato, su materie particolarmente delicate, il Presidente della Camera - ed anche lei -, più per prassi di ruolo che per dichiarazione esplicita, ha concesso tempi più lunghi rispetto a quelli strettamente regolamentari; infatti, come ci ricorda il regolamento, per materie di particolare importanza e delicatezza il Presidente ha sempre facoltà di ampliare i tempi. Dato che noi riteniamo che la materia in oggetto si configuri in questi termini, ciò colliderebbe - come accade ultimamente - con l'interpretazione dell'articolo 85, comma 8, del regolamento che, invece, fa una distinzione molto netta rispetto alla facoltà affidata al Presidente.
Quindi, in estrema sintesi, le ricordo che la volontà del gruppo è quella di poter esercitare in pieno le prerogative dei parlamentari e di potersi esprimere al meglio sulla materia. Sappiamo che sulla materia ci si può esprimere in aula attraverso le dichiarazioni di voto che, però, possono avvenire, soltanto e semplicemente, se l'oggetto della discussione è posto in votazione. Se venisse applicato il regolamento in termini restrittivi, questa possibilità verrebbe meno e non ci sarebbe la possibilità per i colleghi di esprimersi nella forma più piena su materie oggetto degli emendamenti.
Concludo, dicendole che sull'argomento vorrei capire come verrà interpretata l'espressione «determinato numero», considerando che non viene specificato alcun criterio di determinazione. Se ciò avviene a discrezione del Presidente, si tratta di un criterio unilaterale, nel senso che è nelle facoltà della Presidenza determinare tale numero. Oltretutto, l'argomento si intreccia con un altro elemento suggeritoci dal regolamento: mi riferisco agli emendamenti intermedi. In questo caso, come le dicevo, la materia è così articolata e complessa che il nostro gruppo ha presentato non emendamenti intermedi ma emendamenti tali che, se venissero cassati, perderebbero


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quella vita propria e, quindi, quel rango di modifica normativa che pretendiamo nel complesso della discussione.
Signor Presidente, le chiedo di chiarirmi questi tre aspetti. Già in passato il presidente del nostro gruppo ed alcuni colleghi hanno sottolineato un aspetto che, probabilmente, merita di essere ridefinito dalla Giunta per il regolamento. Investo lei, dato che non possiamo sospendere i lavori per convocare la Giunta per il regolamento su questo argomento. Lo potrebbe fare solo il Presidente ma, non essendo egli presente in aula, mi posso rivolgere a lei. Le chiedo quale sia l'orientamento che intende adottare, visto e considerato che, come le dicevo, il nostro gruppo ha intenzione di esprimere il più possibile, chiaramente sempre nel rispetto del regolamento, le questioni che sono alla base della presentazione di un buon numero di emendamenti, da noi ritenuti assolutamente qualificanti della nostra azione politica e del contributo fornito dal nostro gruppo, sia alla maggioranza sia all'intera Assemblea, nel processo legislativo che ci investe oggi.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Gibelli, per le espressioni cortesi e non formali che lei mi ha indirizzato. Ma io, proprio qualche giorno fa - mi pare due o tre sedute fa -, su sollecitazione del suo gruppo e anche del collega Boccia, ho già esaminato questo argomento e, purtroppo, considerando l'impostazione da lei data al problema, ho fornito un'interpretazione di carattere consuetudinario, vale a dire legato alla prassi che si è formata.
Poi, desidero anche dirle che gli emendamenti a scalare, quelli che lei ha citato come argomento, non hanno nulla a che vedere con la votazione riassuntiva; in relazione a quest'ultima, l'articolo 85-bis spiega chiaramente quale sia il potere del Presidente rispetto agli emendamenti presentati e da lei definiti emendamenti intermedi. Si tratta di un potere che il Presidente intende assumere, con l'applicazione consuetudinaria del regolamento, come è avvenuto sempre, per evitare che, di volta in volta, si assumano decisioni o comportamenti di carattere soggettivo.
In ogni caso, per la parte relativa alla possibilità dell'ampliamento dei tempi e sapendo bene che questo è un potere diretto del Presidente, desidero dirle che questo potrà avvenire, ma al momento in cui i tempi a disposizione risulteranno consumati. Non si è mai visto che si dia una aggiunta supplementare ai tempi prima che sia giocata la partita. Quindi, si tratta di un problema che nascerà successivamente e, certamente, se il Presidente avrà una visione elastica delle esigenze che lei ha così attentamente e sentitamente sottoposto, io penso che potrà valutarlo. Pertanto, allo stato non modifico l'impostazione che ho dato nelle sedute precedenti rispondendo, mi pare proprio, al presidente Cè e all'onorevole Boccia. Secondo me, si continua a votare secondo i criteri previsti dall'articolo 85 del regolamento.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pecoraro Scanio 1.24.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.

MARCO LION. Signor Presidente, intervengo innanzitutto per aggiungere la mia firma all'emendamento 1.24 presentato dai colleghi Pecoraro Scanio e Molinari. In pratica, questo emendamento - chiedo agli onorevoli deputati un attimo di attenzione - chiede di sostituire le parole «Corpo forestale dello Stato» con le parole «Corpo di polizia ambientale e forestale». Sicuramente, il Corpo forestale dello Stato è un corpo importante per il nostro paese per quanto concerne il monitoraggio del territorio ai fini della prevenzione del dissesto idrogeologico, per il coordinamento nazionale della lotta agli incendi boschivi, per il rilancio della politica forestale in armonia con le direttive europee ed internazionali, per il controllo degli ecosistemi forestali ai fini delle convenzioni internazionali e, segnatamente, di quelle riguardanti la biodiversità, i cambiamenti climatici e la desertificazione. A distanza di molti decenni dalla sua istituzione, riteniamo che è importante segnalare


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questo ruolo determinante che ha avuto e che avrà il Corpo forestale dello Stato nella difesa dell'ambiente del nostro paese e per questo motivo riteniamo importante mettere in atto una sua ridefinizione giuridica attraverso l'indicazione di forza di polizia specializzata in campo ambientale.
Questa era la proposta dell'emendamento presentato dai colleghi Pecoraro Scanio e Molinari che voglio sottoporre all'attenzione dell'Assemblea. In altre parole, occorre dare questa nuova definizione al Corpo forestale dello Stato più adeguata ai tempi ed al ruolo che questo corpo ha avuto ed ha nel nostro paese per i suoi meriti e per la sua azione. Quindi, chiedo all'Assemblea di valutare positivamente, se possibile, questa richiesta e di istituire questo «Corpo di polizia ambientale e forestale». Naturalmente, questo emendamento non ha costi aggiuntivi per lo Stato, ma è significativo per quanto riguarda quello che ha fatto e sta facendo nonché per il ruolo importante a difesa del nostro ambiente svolto dal Corpo forestale dello Stato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pecoraro Scanio 1.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 301
Votanti 190
Astenuti 111
Maggioranza 96
Hanno votato
23
Hanno votato
no 167
Sono in missione 80 deputati).

Prendo atto che l'onorevole Mongiello non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vascon 1.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, intervengo per illustrare l'emendamento 1.10 da me presentato, perché in sostanza il suo obiettivo è quello di ridefinire i compiti del Corpo forestale dello Stato limitandoli rispetto a quanto previsto dal testo della proposta di legge, ma anche qualificandoli nel senso di creare un corpo di polizia ambientale specializzato, non come previsto attualmente come una sorta di brutta copia di quanto possiamo dire sulla polizia, sui carabinieri, sulla Guardia di finanza, sulla capitaneria di porto e via dicendo. Semmai, potrebbe fare multe per le infrazioni più varie, ma non essere unicamente concentrato nell'assolvimento di compiti specialistici, come quelli proposti dal presente emendamento.
In poche parole, onorevoli colleghi, signor Presidente, in questo caso si rischia di creare qualcosa che, alla fine, andrà a sovrapporsi a quelli che già sono, peraltro, i compiti esplicitati da appositi corpi e forze di polizia. Si rischia di aumentare a dismisura il volume burocratico, cartaceo che quotidianamente i nostri cittadini affrontano e di essere in balia di un insieme di corpi di polizia, i quali si contrappongono nelle funzioni, nelle operatività; tutto ciò, senza contare l'aggravio di costi. Infatti lei, signor Presidente, sa benissimo che alla fine anche questo va ad aggravare il bilancio dello Stato. In poche parole, non si vuole avere un insieme di corpi di polizia nell'ambito dei quali ognuno dia un'opinione diversa sullo stesso fatto. Praticamente, si rischia di avere un cane figlio del qualunquismo ed appartenente a diversi padroni. In buona sorte, signor Presidente, non vogliamo di certo portare avanti una riforma che servirebbe solamente a complicare, a rendere ancora più ingarbugliata la vita quotidiana di chi opera nelle campagne, nelle montagne, in contatto quotidiano con l'ambiente esterno.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento


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Vascon 1.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 327
Votanti 238
Astenuti 89
Maggioranza 120
Hanno votato
51
Hanno votato
no 187).

Prendo atto che gli onorevoli Mongiello e Brusco non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vascon 1.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, anche questo emendamento ridefinisce i compiti del Corpo forestale dello Stato. Lo abbiamo formulato in modo da limitare i contenuti della proposta, sempre a salvaguardia dell'utente e dell'utenza. In buona sostanza, noi proponiamo nient'altro che una forma trasparente di gestione del controllo. In ogni caso, nostro malgrado, stiamo andando in una direzione opposta e cioè verso una burocratizzazione, una complicazione, una sovrapposizione di un insieme di compiti e di mansioni. Anche in questo caso vi è il ripetersi di quanto detto poc'anzi relativamente alla sovrapposizione di compiti. Proviamo a pensare, infatti, solamente a livello giudiziario, cartaceo cosa ne potrebbe uscire. I territori, sottoposti come sappiamo tutti a sollecitazioni di vario genere, dovrebbero sottostare a controlli, a misure e, molto spesso, a forme di applicazione di regolamenti, di disposizioni, peraltro interpretativi. Sappiamo benissimo che, molto spesso, una disposizione letta o interpretata da un tutore dell'ordine può avere un senso diverso, contrario. A questo punto non stiamo facendo nient'altro che moltiplicare le difficoltà, non solo interpretative, ma anche applicative disperdendo così energie e risorse umane. Quelle stesse energie, quelle stesse risorse potrebbero essere spese, canalizzate per fini migliori, non certo quelli indicati nella norma così com'è.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 335
Votanti 334
Astenuti 1
Maggioranza 168
Hanno votato
23
Hanno votato
no 311).

Prendo atto che gli onorevoli Mongiello e Brusco non sono riusciti a votare.
Prendo altresì atto che gli onorevoli Bolognesi e Fanfani non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, attraverso questo emendamento cerchiamo di porre rimedio ad una delle tante ambiguità contenute in questo provvedimento.
Si parla in tale caso di patrimonio agroforestale della nazione e si affida al Corpo forestale dello Stato (si tratta di un organismo dello Stato) la tutela di un patrimonio che è anche di competenza delle regioni (soprattutto delle regioni), comportando in tal modo un'intromissione nelle competenze specifiche della regione stessa. Vorrei ricordare che la competenza in materia di forestazione appartiene in esclusiva alle regioni già dal 1972 e ciò attraverso il trasferimento delle competenze effettuato con il decreto del Presidente della Repubblica n. 11 del 1972 e


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confermato con il decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 1977. Tant'è vero che l'articolo 71, comma 1, lettera g) del decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 1977 ha mantenuto in capo allo Stato solo le competenze amministrative per quanto riguarda il reclutamento, l'addestramento e l'inquadramento degli addetti al Corpo forestale dello Stato.
Lo Stato, pertanto, si sta riappropriando delle competenze proprie delle regioni. Non è una mia opinione: in tal modo si è espressa testualmente la conferenza dei presidenti delle regioni. Siamo, insomma, di fronte ad una vera e propria involuzione.
Siamo fermamente contrari al disegno di legge costituzionale di devoluzione discusso al Senato perché siamo convinti che ciò comporti una rottura dell'unità nazionale, ma siamo favorevoli ai processi di federalismo. Ci pare, tuttavia, che la maggioranza dimostri appieno la propria ambiguità quando afferma di voler devolvere competenze alle regioni perché, in realtà, se ne sta riappropriando.
Penso che questo provvedimento avrebbe dovuto soffermarsi maggiormente in Commissione: si poteva riflettere ancora di più e mi rivolgo anche ai colleghi della Lega che adesso fanno opposizione e addirittura ostruzionismo. Vorrei ricordare che tali colleghi avrebbero potuto bloccare il provvedimento in Commissione e adesso non si può con le lacrime di coccodrillo riaffermare in aula un equo rapporto tra Stato e regioni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 341
Votanti 332
Astenuti 9
Maggioranza 167
Hanno votato
143
Hanno votato
no 189).

Prendo atto che gli onorevoli Mongiello e Brusco non sono riusciti a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Preda 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 340
Votanti 337
Astenuti 3
Maggioranza 169
Hanno votato
144
Hanno votato
no 193).

Prendo atto che gli onorevoli Mongiello e Brusco non sono riusciti a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Franz 1.25, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 348
Votanti 332
Astenuti 16
Maggioranza 167
Hanno votato
190
Hanno votato
no 142).

Prendo atto che gli onorevoli Mongiello e Brusco non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Ascierto 1.12.
Chiedo all'onorevole Ascierto se accolga l'invito al ritiro formulato dalla Commissione.


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FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, mi fa piacere che il relatore non abbia espresso parere contrario sull'emendamento, ma semplicemente invitato a ritirarlo perché mi dà l'opportunità di spiegare i motivi per cui l'ho presentato.
Il gruppo di Alleanza nazionale crede fortemente nella peculiarità di un corpo nazionale e di forza di polizia e la forestale ha incarnato nel tempo questa peculiarità. Tante battaglie abbiamo condotto per evitare di regionalizzare un corpo che, nella tutela dell'ecosistema, ha svolto un'attività incessante.
L'ecosistema non ha i confini perché i fiumi, i boschi non si fermano con il confine di una regione o di una provincia o di un ente locale. Questi uomini hanno svolto un grande lavoro e a loro vanno la stima e l'incoraggiamento di Alleanza nazionale.
L'emendamento che ho presentato mira a non creare sovrapposizioni con un altro nucleo che svolge attività nell'ambito ambientale, quello rappresentato dal nucleo operativo ecologico dell'Arma dei carabinieri. Con legge noi abbiamo istituito questo nucleo operativo ecologico e di recente, in una legge approvata nella scorsa legislatura, ne abbiamo incrementato l'organico, rimpinguato ulteriormente attraverso la previsione di una recente legge, proprio a salvaguardia dell'ambiente e per contrastare il fenomeno dell'inquinamento.
Quando noi all'articolo 1 parliamo di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, a mio avviso diciamo due cose identiche. Ritengo quindi che si tratti di una sovrapposizione di termini perché l'ecosistema comprende ogni cosa, anche l'ambiente. Non vorrei che questa parola possa ingenerare confusione, quella confusione che il collega Vascon richiamava. Il collega Vascon è inoltre un grande esperto in materia - lo stimo anche per i suoi trascorsi nell'Arma dei carabinieri - e quindi può comprendere questa mia esposizione sull'emendamento.
Chiedo al Governo di spiegarmi se, anche mantenendo il testo com'è, quindi potrei ritirare l'emendamento, si determini una sovrapposizione oppure se non si infici l'attività dei due corpi, quello dell'Arma dei carabinieri, attraverso il nucleo operativo ecologico, e quello del Corpo forestale dello Stato.

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore ed il rappresentante del Governo non intendono modificare la posizione espressa.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto ribadito dal collega Ascierto è condivisibile soprattutto nella parte in cui, con grande onestà intellettuale, egli afferma che in questo provvedimento le possibilità di confusione sono reali. In effetti, non si è tenuto conto di tanti aspetti, collega Ascierto, a cominciare dalla legge n. 349 del 1986, per cui alcuni lapsus hanno fatto dimenticare le funzioni che possono essere disposte di concerto con il Ministero dell'ambiente.
All'articolo 1 si dice «nonché nel controllo del territorio ai fini dell'ordine e della sicurezza pubblica», tuttavia vorrei aggiungere un ulteriore elemento di riflessione. Non conosco la situazione per quanto riguarda l'Italia settentrionale, ma nel sud d'Italia le campagne sono affidate alla vigilanza rurale, ai cosiddetti consorzi, che sono spesso in lite fra loro, con una delinquenza che nelle campagne dilaga, rappresentando uno degli elementi che causano l'abbandono delle campagne e la stessa conduzione dei campi da parte dell'impresa.
Nell'Italia meridionale, oltre ai boschi bruciati con dolo, si ritrovano gli oliveti tagliati, i vitigni estirpati dall'azione malavitosa. Non vi sono soltanto da proteggere le foreste, i laghi, i fiumi e i parchi; vi sono anche la campagna e l'intero mondo rurale. Non si precisa fra l'altro né il numero degli organici né le direttive che in qualche modo, come ha ribadito l'onorevole Borrelli, dovrebbero consentire di operare in sinergia con le amministrazioni decentrate, ovvero le regioni, nonché con le province.


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Tutti i corpi di polizia hanno una guida provinciale? Esiste forse un colonnello o un comandante provinciale dell'Arma dei carabinieri? Esiste un questore provinciale?
Per quanto riguarda il Corpo forestale dello Stato, abbiamo persino affidato ad un ordine del giorno - per quello che può valere un ordine del giorno - una delle tante dimenticanze di questa legge. Sarebbe cosa buona riportarla in altra sede, per discutere le gravissime lacune e le gravissime confusioni che essa contiene. Sono d'accordo con lei.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto e penso che, se fossi al loro posto, direi le stesse cose.
Devo dire che, purtroppo, questo provvedimento sconta un «peccato originale»: la volontà di mantenere il Corpo forestale dello Stato come un corpo nazionale. Ma le esigenze delle regioni italiane sono completamente diverse! I miei colleghi eletti nelle regioni del nord sanno benissimo che noi non abbiamo bisogno di un corpo di polizia giudiziaria, non abbiamo bisogno di un gendarme del territorio: noi non abbiamo le esigenze che hanno rappresentato i nostri colleghi del sud!
Questo provvedimento dovrebbe trasformare il Corpo forestale dello Stato in un corpo regionalizzato, in modo che ogni singola regione possa attribuire ad esso l'ordinamento che meglio si adatta alle proprie necessità. La regione Lombardia e le regioni padane, ad esempio, hanno bisogno di un corpo forestale che faccia effettivamente tutela del territorio, che svolga effettivamente le funzioni che venivano svolte fino a qualche decennio fa. Non abbiamo bisogno di ulteriori carabinieri sul territorio, mentre al sud probabilmente queste necessità ci sono.
Ripeto: l'ostinazione nel voler portare avanti questo provvedimento che ha un vizio, un «peccato originale», costerà caro anche al nostro Governo, perché non saremo in grado di soddisfare né le esigenze delle regioni del nord né quelle delle regioni del sud. E di questo ne pagheremo le conseguenze anche dal punto di vista elettorale (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

STEFANO LOSURDO, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANO LOSURDO, Relatore. Signor Presidente, vorrei soltanto rimarcare come in certe osservazioni vi sia un pregiudizio ideologico di parte. I compiti di tutela ambientale sono affidati al Corpo forestale dello Stato da una legge, la n. 349 del 1986, che istituì il Ministero dell'ambiente. Ritengo, quindi, vi sia un pregiudizio ideologico di parte e che la questione assolutamente non sussista. Ripeto: si tratta di compiti assegnati al Corpo forestale dello Stato da una precisa disposizione di legge e, in quanto tale, questo provvedimento li richiama, li recepisce e li mantiene.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, credo che tutti i ragionamenti che sono stati fatti contengano della verità, perché fondamentalmente uno dei problemi del testo che oggi è al nostro esame è quello di non essere stato in grado di approfondire a sufficienza la grande complessità del tema che abbiamo di fronte. Proprio per questa ragione il mio gruppo sosteneva che era necessario confrontarci in Commissione con il Ministero dell'interno, con le altre forze di polizia, con le regioni: per poter definire un quadro in cui ognuno avesse un ruolo ben definito. È ovvio che vi siano esigenze di coordinamento - e noi in questo senso abbiamo presentato degli emendamenti - ma non è realistico oggi, in questo momento, dire: togliamo al Corpo forestale dello Stato le competenze


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di vigilanza sull'ambiente, perché oggi il Corpo forestale dello Stato è l'organo di polizia che scopre il 66 per cento dei reati di carattere ambientale! Allora, è evidente che, in questo momento e con questa organizzazione, non è possibile approvare l'emendamento parzialmente soppressivo del collega Ascierto. Ciò non significa che non sia stato un profondo errore non avere percorso la strada del confronto serio: oltre a questo, esamineremo altri emendamenti proprio perché è mancato quell'approfondimento di analisi che, invece, era necessario.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ascierto 1.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 348
Votanti 345
Astenuti 3
Maggioranza 173
Hanno votato
7
Hanno votato
no 338).

Prendo atto che gli onorevoli Mongiello e Brusco non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Minniti 1.23.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucidi. Ne ha facoltà.

MARCELLA LUCIDI. Signor Presidente, desidero spiegare ai colleghi il senso dell'emendamento a prima firma del collega Minniti che, a mio avviso, merita considerazione e condivisione, anche ricordando il contenuto di tanti dibattiti svoltisi in quest'aula.
Nell'articolo 1 del provvedimento al nostro esame è scritto che «Il Corpo forestale dello Stato è Forza di polizia dello Stato ad ordinamento civile specializzata (...) nel controllo del territorio ai fini dell'ordine e della sicurezza pubblica, con particolare riferimento alle aree rurali e montane». Ricordo ai colleghi che, attualmente, nel paese il concorso delle forze di polizia al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica è disciplinato dalla legge n. 121 del 1981, all'unanimità riconosciuta, in tante discussioni parlamentari, il caposaldo delle scelte successivamente compiute dal legislatore con riferimento a ciascuna forza di polizia. Ora, se accettassimo il testo licenziato dalla Commissione, diremmo che vi sono quattro forze di polizia che concorrono al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica e che, in particolare, il Corpo forestale dello stato è la forza di polizia specializzata nel mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica.
O si tratta di un'abnormità giuridica che la Commissione non ha attentamente valutato o si tratta di un cambiamento - vi prego di stare molto attenti - fondamentale, strutturale, di impianto, che andiamo ad introdurre nell'ordinamento e che mette il Corpo forestale dello Stato in una posizione molto più avanzata rispetto, ad esempio, alla Polizia di Stato ed all'Arma dei carabinieri proprio nell'attività di controllo del territorio (Applausi di deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Ebbene, vorrei che prestassimo molta attenzione a questo aspetto e che, pertanto, foste disponibili ad approvare l'emendamento che proponiamo: senza escludere che il Corpo forestale dello Stato è forza che concorre all'ordine ed alla sicurezza pubblica, esso elimina quel carattere di specializzazione che la Commissione ha voluto introdurre.
Colleghi, vi chiedo di approvare questo emendamento per dimostrarvi davvero coerenti con la posizione assunta in passato, quando, unanimemente, abbiamo sempre voluto attribuire una connotazione di priorità alla legge n. 121 del 1981. Grazie (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Lega nord Padania).


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TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, il Governo - ma, credo, anche la Commissione - ha certamente avuto considerazione per le questioni ora sollevate; infatti, c'è il parere favorevole del relatore e del Governo sull'emendamento Rava 1.6, volto a stabilire che le funzioni previste dal comma 1 si svolgano «secondo le disposizioni dell'articolo 16 della legge 1o aprile 1981, n. 121».
Quindi, credo che questa precisazione consenta obiettivamente, accogliendo anche un suggerimento proposto da un emendamento a firma Rava Preda ed altri, di andare nella direzione di un efficace coordinamento e di una efficace cooperazione tra tutte le forze dell'ordine.
L'occasione dell'intervento mi permette anche di rispondere prima al collega Ascierto che, richiamando le funzioni del nucleo operativo ecologico dei carabinieri, ravvisava un analogo tipo di timore rispetto alle competenze. Devo dire che il mantenimento di quella norma non solo non restituisce le funzioni che già spettano al NOE, ma semmai rafforzano quanto attualmente è già in corso in termini di coordinamento e di collaborazione tra le forze dell'ordine. Invito dunque a ritirare gli emendamenti Minniti 1.23 e Ascierto 1.16, che si considerano assorbiti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

ARMANDO COSSUTTA. Presidente, avevo chiesto di parlare sull'ordine dei lavori!

DARIO GALLI. Signor Presidente, intervengo per esprimere la mia contrarietà assoluta in riferimento a quanto stiamo discutendo e all'intervento legislativo che stiamo attuando, anche in contrapposizione netta con alcuni interventi di qualche collega della maggioranza e con quello che stiamo facendo proprio dal punto di vista puramente tecnico. Stiamo andando contro quanto prevedeva già la legge Bassanini, che doveva spostare comunque il 70 per cento a livello locale e mantenere solo un 30 per cento a livello centrale. Non ho condiviso nulla di quello che ha fatto il ministro Bassanini però, per una volta, devo dire che ha fatto una cosa chiara, meno peggiore di quello che si sta facendo adesso. Si va anche contro la riforma federale, questa propria voluta dalla sinistra (e questo un'altra volta smaschera la sinistra stessa, che ha voluto fortemente leggi, referendum e tutto quanto è seguito). In questa specie di riforma federale, comunque, la cura del territorio era demandata in maniera chiara alle regioni, mentre adesso si propone una serie di provvedimenti che vanno nella direzione esattamente opposta.
Devo dire che anche noi della maggioranza siamo inadempienti, perché ci si era impegnati, nel giugno del 2001, a trasferire già dal 1o gennaio 2002 (quindi un anno fa) i fondi necessari alle regioni per dare inizio a questa regionalizzazione, ma questo non è stato fatto. Oltretutto, in questa proposta, la guardia di forestale diventa, come già sottolineato da qualche mio collega, una sorta di polizia giudiziaria aggiunta sul territorio, come se non ne avessimo già abbastanza di carabinieri, di polizia, di guardia di finanza, ognuna con i suoi corpi speciali.
Quindi, mi sembra che se si deve fare una riforma, la si deve fare semplificando quello che esiste già, arrivando veramente a ridurre i corpi di polizia, riducendone il numero ed eventualmente specializzandoli secondo le materie, evitando quindi di mantenere quello che esiste e aggiungere ancora altro.
Questo, devo dire, stride profondamente con uno dei principi cardine del programma elettorale della Casa delle libertà, che era quello di semplificare lo Stato, la burocrazia, di cominciare a togliere gli orpelli inutili dell'organizzazione pubblica italiana. Invece, ogni volta che


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poniamo in essere un provvedimento in questo senso andiamo ad aggiungere qualche cosa a quello che già esiste senza nulla togliere. Mi rivolgo, poi, proprio ai colleghi della maggioranza, e soprattutto a quelli eletti nel nord (non per questioni, intendiamoci, regionalistiche o localistiche o altro, ma proprio perché essi conoscono la realtà del territorio). La regione Lombardia, per esempio - e qui mi rivolgo, ad esempio, a chi è stato eletto in Forza Italia e in Lombardia (e sono veramente tanti) -, è una delle regioni più grandi e più estese d'Italia dal punto di vista territoriale. È la più industrializzata in Italia e tra le più industrializzate in Europa, ma praticamente quasi l'80 per cento del suo territorio è agricolo o addirittura composto da parchi. Nonostante questo, la regione Lombardia con il suo 30 per cento di prodotto lordo sul totale nazionale, con il suo 40-45 per cento del valore aggiunto reale sul totale nazionale, ha 700 guardie forestali.
Vorrei ricordare che la Calabria - senza voler mancare di rispetto ai calabresi e alla regione Calabria - tra guardie forestali statali, stagionali e assunte dalla regione (che comunque vengono retribuite con risorse statali visto l'andamento dei conti pubblici calabresi) riesce ad avere sino a 35 mila guardie forestali. Settecento in Lombardia, trentacinquemila in Calabria!
Allora, voglio dire ai colleghi lombardi della maggioranza: vogliamo fare un'altra legge che mantenga questa situazione per altri trenta o quaranta anni? Non era questa l'occasione per cominciare a porre mano a questo scandalo? Se voteremo questa proposta di legge perderemo questa occasione e non saneremo certo le casse dello Stato; se continuiamo ad aggiungere organismi a quelli già esistenti senza semplificare nulla, veramente non andremo da nessuna parte.
Dunque, se davvero si vuole fare tutela del territorio, trasformiamo la guardia forestale in un corpo di guardia che davvero tuteli il territorio, mentre, per quanto riguarda le indagini giudiziarie, le ecomafie e cose di questo genere, le facciano i corpi specializzati di carabinieri, polizia e guardia di finanza sperando, in futuro, che questi corpi possano essere unificati.
Non facciamo assolutamente passare questa proposta di legge che va contro la riforma federale dello Stato e contro gli interessi reali dei cittadini del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, era del tutto evidente che saremmo arrivati ad un nodo vero.
Nel mio primo intervento ho fatto cenno all'esigenza di un coordinamento poiché vorremmo che il testo del comma 1 dell'articolo 1 fosse chiaro quando parla di concorso (Il Corpo forestale dello Stato [...] concorre nell'espletamento di servizi di ordine e sicurezza pubblica); se, invece, le cose andranno come prevedo, finiremo per avere un testo così strutturato: «nonché nel controllo del territorio ai fini dell'ordine della sicurezza pubblica» - dove, in effetti, non vengono chiarite in alcun modo le forme del concorso di intervento - con particolare riferimento alle aree rurali e montane, secondo le disposizioni dell'articolo 16 della legge 1oaprile non 1981, n. 121.
Perché ci si è dimenticati di fare riferimento alla legge n. 121? Perché ci si è dimenticati di fare riferimento alla legge n. 349? Questa è la domanda che pongo all'Assemblea. Solo per fretta? O anche perché, in qualche modo, si vuole dare al Corpo forestale dello Stato una funzione che, di fatto, piuttosto che privilegiare le attribuzioni sue proprie lo metta in concorrenza con le altre forze di polizia nelle attività di ordine pubblico e di tutela del territorio? Questa è la domanda! (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)
Credo che dietro questa proposta si celi, di fatto, l'idea pericolosa di un corpo di polizia con mansioni di ordine pubblico alle dipendenze del Ministero delle politiche agricole.


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Se questo è ciò che si sottende, la cosa è gravissima (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, mi rivolgo al sottosegretario perché la questione che stiamo discutendo è una questione di assoluta ed estrema delicatezza.
Se le parole del sottosegretario hanno un senso preciso - parlo del suo riferimento all'emendamento Rava 1.6, che propone di aggiungere le parole: «secondo le disposizioni dell'articolo 16 della legge 1 aprile 1981, n. 121» - esse devono essere assolutamente coordinate con l'emendamento Minniti 1.23. Se non si accetta l'ipotesi contenuta nell'emendamento presentato dai colleghi Minniti, Lucidi e Rava si rischia di costruire una norma che presenta elementi di incertezza enormi. Quale verrebbe ad essere, infatti, la situazione? Il problema, signor sottosegretario, è che si parla di polizia ad ordinamento civile specializzata; ebbene, tale requisito - «specializzata» - non è riferito solo alla tutela del patrimonio agroforestale, dell'ambiente e dell'ecosistema, ma anche al controllo del territorio ai fini dell'ordine e della sicurezza pubblica. Questo è un elemento di ambiguità terribile, che mette in gioco il ruolo di riferimento e coordinamento unitario del Ministero dell'interno, oltre a contraddire quanto prevede l'articolo 2, comma 1, lettera a), dove correttamente si parla di concorso al mantenimento dell'ordine e della sicurezza.
Inviterei il Governo a valutare con estrema attenzione quanto già detto dalla collega Lucidi e, quindi, a formulare un parere favorevole sull'emendamento Minniti 1.23; il rischio infatti è quello di creare una norma che sarebbe foriera di elementi di confusione incredibili, lo ripeto, incredibili; essa potrebbe anche mettere in discussione l'autorità del Ministero dell'interno circa le competenze unitarie - spettanti al ministro - di coordinamento delle forze di polizia ai fini della garanzia dell'ordine e della sicurezza pubblica.

STEFANO LOSURDO, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANO LOSURDO, Relatore. Signor Presidente, quando sono stati espressi i pareri il relatore ha appunto espresso un parere nettamente contrario all'emendamento Minniti 1.23 in quanto - in ciò concordo con il rappresentante del Governo - esso è assorbito dal successivo emendamento Rava 1.6, che nella sostanza riproduce quanto mira a conseguire l'emendamento ora al nostro esame.
Vorrei inoltre aggiungere che se in Parlamento è bene che tutti parlino esponendo le proprie tesi, non ritengo però sia lecito «dare i numeri»: sostenere che il Corpo forestale, in Calabria, conta 35 mila componenti è cosa che deve infatti essere contraddetta, anche perché magari ci stanno ascoltando centinaia di migliaia di italiani.

UGO PAROLO. Quanti sono allora?

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Dicci il numero!

STEFANO LOSURDO, Relatore. Ritengo, inoltre, che vi sia solo un pregiudizio ideologico; questo il relatore ritiene opportuno dirlo, perché quando viene sostenuto dal collega Rossiello che la forestale andrebbe a funzionare come corpo di polizia alle dirette dipendenze del ministro delle politiche agricole e forestali, ritengo che egli stia dipingendo tale ministro come un eroe, magari suo personale, cioè come uno Zapata.
Non si tratta di questo, perché, in riferimento alle funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, nei successivi articoli è detto chiaramente che il Corpo forestale dello Stato opererà in dipendenza funzionale dalle strutture centrali e periferiche del Ministero dell'interno. Dico questo per maggiore chiarezza e affinché


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si discuta su questioni concrete, su questioni presenti nel testo di legge e non su elementi tante volte inventati o esposti in maniera assolutamente suggestiva.

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, credo di convenire con i colleghi che hanno sottolineato l'importanza e l'esigenza della chiarezza della norma. Ho voluto però verificare, nel mentre si svolgeva il dibattito, il contenuto dell'articolo 16 della legge 1 aprile 1981, n. 121, proprio quello richiamato dall'emendamento Rava 1.6 il quale prevede, a tal proposito, una procedura già collaudata proprio dalla lunga vigenza delle legge stessa. Torno pertanto a dire che l'emendamento Rava 1.6 si fa obiettivamente carico delle considerazioni espresse dai colleghi circa le esigenze di coordinamento e di cooperazione; per tale motivo, dato che sul contenuto vi è sostanziale convergenza e dato che esiste una norma - recepita con l'emendamento Rava 1.6 - che risponde all'esigenza sollevata dai colleghi, ritengo che l'invito al ritiro che ho formulato sugli emendamenti Minniti 1.23 e Ascierto 1.16 sia assolutamente pertinente. Vorrei veramente che il dibattito in corso mirasse alla sostanza di una normativa che vuole veramente cogliere le opportunità presenti nella normativa vigente e, nello stesso tempo, interpretare gli elementi normativi portati dal nuovo titolo V della Costituzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucidi. Ne ha facoltà.

MARCELLA LUCIDI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, ho bisogno in questo momento della sua attenzione. Le chiedo ascolto, proprio perché vorrei rispondere ai due interventi che mi hanno preceduto. Già il collega Bressa ha specificato che, con riferimento a questo articolo, non conveniamo sulla parola «specializzata». Con questo termine andiamo a sostenere che esiste una specializzazione del Corpo forestale dello Stato rispetto alle altre quattro forze di polizia, contraddicendo quanto è scritto nell'articolo 16 della legge n. 121 del 1981, che fa riferimento alla possibilità che il Corpo forestale dello Stato possa essere impiegato nei servizi di ordine e di sicurezza pubblica. Pertanto, in questo caso, si supera la condizione di possibilità e si introduce un'ipotesi di competenza stabile del Corpo forestale dello Stato. Tuttavia, ciò che è inaccettabile è affermare che, rispetto a tutti gli altri corpi, il Corpo forestale dello Stato è una forza di polizia specializzata in questa competenza. Lo stesso onorevole Ascierto con il suo emendamento 1.16 tenta di introdurre una modifica che va nella nostra stessa direzione, sebbene in modo più inefficace. Infatti, in esso si dice che il Corpo forestale dello Stato è forza di polizia specializzata nel concorso nel controllo ai fini dell'ordine e della sicurezza pubblica, il che è qualcosa di confuso sul piano normativo.
Orbene, lei dice di leggere la legge n. 121 del 1981, perché basterebbe questo richiamo per risolvere il problema. Signor sottosegretario, le rispondo che non è così, perché dalla lettura della legge n. 121 del 1981 si evince che, ai fini della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, oltre alla polizia di Stato, vi sono altre forze di polizia, fermi restando i rispettivi ordinamenti e dipendenze.
Allora, facciamo un gioco normativo senza via di uscita, perché con questa legge si istituisce un ordinamento del Corpo forestale secondo cui si tratterebbe di una forza specializzata, e si rinvia poi alla legge n. 121, ove si afferma che vi è un limite a questa competenza specializzata. Anche ciò, però, non corrisponderebbe a verità, perché saremmo tenuti a riconoscere, anche con l'applicazione della legge n. 121, che il Corpo forestale dello Stato è una forza specializzata, dal momento che la stessa legge richiama questo


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ordinamento. Non ne usciamo! Credo vi debba essere una chiarezza normativa nell'affermazione del principio per cui nell'ordinamento del nostro paese vi sono cinque forze di polizia che concorrono nell'ordine e nella sicurezza pubblica. Di queste, la prima istituzionalmente richiamata nella legge n. 121 è la Polizia di Stato, dopodiché viene richiamata l'Arma dei carabinieri quale forza armata in servizio permanente di pubblica sicurezza; vi sono poi le altre tre forze di polizia che concorrono secondo le loro competenze. Credo che con l'approvazione di questo emendamento si introdurrebbe una norma chiara ed ineccepibile che molte volte ho sentito difendere dai banchi della maggioranza. Non capisco per quale oscuro disegno oggi si voglia negare nel suo contenuto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, francamente, considerata la situazione e visto che il sottosegretario ci ha fornito delle garanzie, allora perché non lasciare le cose immutate? Per quale motivo volete aggiungere un ennesimo corpo di polizia a tutti gli effetti? Mi dovrei ripetere parlando, come ho fatto prima, di sovrapposizione di ruoli e di compiti e quant'altro e non solo di oneri (peraltro, sappiamo benissimo quali siano gli oneri per un corpo di polizia). Tuttavia ciò che è ancor più ci preoccupa - e lo ripeto per l'ennesima volta - rimangono sempre la competenza, le interpretazioni e la professionalità che, a questo punto, deve essere aggiornata con un ulteriore aggravio di costo. Alla fine, cosa se ne ricava? Servirebbe tutto ciò? Servirebbe a qualcosa aggiungere un ennesimo corpo di polizia? Oppure servirebbe per altri scopi e per altri fini?
Probabilmente, qualcuno vorrebbe poter giocare - io penso malamente - con i soldatini. In realtà, stiamo sconvolgendo il fine ultimo di questo corpo che non è certo quello che si vorrebbe indicare nel testo aggiungendo i compiti di ordine e di sicurezza pubblica. La specifica si presta ad interpretazioni di vario tipo e come Lega nord crediamo non sia proprio il caso di moltiplicare le sovrapposizioni per l'insieme di motivi che ho appena accennato ed approfondirò nel prosieguo del dibattito. In ogni caso, voteremo a favore dell'emendamento Minniti 1.23.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, vorrei svolgere solo alcune considerazioni dato che ho già espresso il mio pensiero sul provvedimento e sui tempi affrettati che ne hanno causato le lacune. Credo che il dibattito sugli emendamenti dovrebbe aiutarci quanto meno a completare alcune di queste ultime.
Vorrei sottolineare un aspetto con riguardo al precedente intervento del relatore e del sottosegretario. Il Governo sostanzialmente ha detto che con l'accoglimento dell'emendamento Rava 1.6 venivano assorbite e risolte le questioni poste dall'emendamento Minniti 1.23. Sono tra i firmatari dell'emendamento sul quale il Governo ha espresso parere favorevole, dunque potrei anche esprimere soddisfazione a tale proposito. Tuttavia, credo che occorra sgombrare il campo da molte delle questioni enunciate dagli altri parlamentari intervenuti, cioè dalla sensazione di voler arrivare ad una legge di corsa tanto per far avere anche al Ministero dell'agricoltura una forza di polizia non ponendosi in maniera realistica il problema del coordinamento delle forze dell'ordine, di un'agenzia agroalimentare e delle regioni.
Credo che l'approvazione dell'emendamento Minniti 1.23 di fatto eliminerebbe ogni equivoco assorbendo in maniera più completa l'emendamento Rava 1.6. L'emendamento in esame, infatti, tratta i problemi di forza specializzata sottolineati dall'onorevole Lucidi e modifica anche il comma 2, dando all'articolo 1 una veste più compiuta. Per questo rivolgo al rappresentante


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del Governo ed alla Commissione l'invito ad un ripensamento della valutazione precedentemente espressa sull'emendamento Minniti 1.23.

STEFANO LOSURDO, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANO LOSURDO, Relatore. Signor Presidente, alla luce del dibattito svoltosi rimango della convinzione che l'emendamento al nostro esame sia assorbito dal successivo Rava 1.6. L'oggetto degli emendamenti è, comunque, sostanzialmente identico. Dunque, considerata tale sostanziale identità, mi rimetto al Governo per quanto riguarda il parere sull'emendamento.

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Il Governo ribadisce che si tratta di materia estremamente puntuale e delicata, e vorrei fugare ogni sospetto di oscure manovre. Vi è una formulazione che ritenevamo sufficientemente adeguata ad una realtà su cui, però, il dibattito ha fatto emergere l'esigenza di una più specifica puntualizzazione.
Pertanto, non avendo - lo ribadisco - scopi diversi da quello di offrire una legislazione condivisa, così com'è condiviso il contenuto del dibattito emerso in questa sede, il Governo, vista la remissione del relatore, è disponibile ad esprimere un parere favorevole sull'emendamento Minniti 1.23, considerando però in questo assorbiti gli emendamenti Ascierto 1.16 e Rava 1.6. Dunque, nella riaffermazione della volontà di un contenuto conforme alle finalità della legge n. 121 del 1981, dal momento che questo testo è giudicato dall'Assemblea più coerente e più preciso, il Governo non ha difficoltà - proprio perché su questo vogliamo che vi sia la massima trasparenza - ad accogliere la proposta contenuta nell'emendamento Minniti 1.23. Pertanto, il Governo modifica il proprio parere su tale emendamento da parere contrario in parere favorevole, ritenendo invece assorbiti i successivi emendamenti Ascierto 1.16 e Rava 1.6.

PRESIDENTE. Aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Enzo Bianco, il quale tuttavia credo che a questo punto rinunci al suo intervento.

ENZO BIANCO. Mi scusi signor Presidente, ma intervengo solo per prendere atto con soddisfazione di un atteggiamento di grande ragionevolezza da parte del relatore e da parte del sottosegretario, in quanto effettivamente la preoccupazione che avevamo è stata ben colta. Infatti, la formulazione dell'emendamento in oggetto è ben più chiara di quella dell'emendamento successivo. Pertanto, ringraziamo il relatore e il Governo, preannunciando che ovviamente voteremo a favore dell'emendamento Minniti 1.23.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Prendo atto che l'onorevole Ascierto ritira il suo emendamento 1.16.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Minniti 1.23 (che assorbe l'emendamento Rava 1.6), accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 379
Votanti 377
Astenuti 2
Maggioranza 189
Hanno votato
371
Hanno votato
no 6).


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Prendo atto che l'onorevole Violante ha erroneamente espresso voto contrario, mentre avrebbe voluto esprimere parere favorevole.
Prendo altresì atto che gli onorevoli Mongiello e Brusco non sono riusciti a votare.

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