Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 245 del 23/12/2002
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 3200-bis-B)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà (Commenti).
Onorevoli colleghi, vi prego... Darò cinque minuti per le dichiarazioni di voto.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, le darò la parola successivamente.
Prego, onorevole Villetti.

ROBERTO VILLETTI.
Signor Presidente, parlerò a nome dell'Ulivo...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, risparmiamo tempo se adesso non perdiamo 20 minuti perché l'onorevole Villetti non può parlare. Vi invito quindi a defluire con serenità in modo tale che il collega Villetti possa cominciare il suo intervento, così guadagniamo anche un po' di tempo prezioso. Onorevole Villetti, cominci pure.
Onorevoli colleghi, capisco che siamo stanchi. Ho appena detto una cosa, ma vedo che succede l'inverso: così facendo perderemo ancora più tempo perché l'onorevole Villetti non può cominciare a parlare. Onorevole Villetti lei ha la mia piena solidarietà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, parlerò a nome dell'Ulivo per esprimere la nostra valutazione politica. Un crescente disagio e una crescente insofferenza e irritazione da parte di classi e categorie sociali, oltre che di singoli cittadini, si sta creando attorno alla maggioranza, al Governo e alla stessa figura del Presidente del Consiglio. La fiducia data in occasione delle elezioni politiche si è incrinata: le attese sono state largamente deluse. Il Governo non esprime alcuno spirito di innovazione, ma si barcamena tra molte difficoltà ed è diviso al suo interno. I cittadini avvertono un declino dell'Italia nel campo economico, della difesa, della salute, dell'ambiente, nella promozione


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di una scuola moderna e nella valorizzazione delle autonomie locali e regionali.
La finanziaria che stiamo per votare è lo specchio di questa impotenza a innovare, a riformare e a modernizzare l'Italia. La stessa gestione maldestra e strumentale dei tempi della sessione di bilancio tra i due rami del Parlamento è più un sintomo di debolezza e di divisione che di protervia e di arroganza. Dalla finanziaria non viene una risposta ai gravi problemi che sono aperti nel paese: al ristagno dell'economia, che ha cause internazionali ma anche radici nazionali; alla crisi della FIAT - ed è recente la drammatica notizia che è stato derubricato da Moody's il debito di questa grande azienda italiana, con tutte le conseguenze che ciò può comportare -, che è il simbolo purtroppo di una crisi della grande impresa in Italia, che registra appunto difficoltà di innovazione, di creare nuovi prodotti, di stare sul mercato e di non caricarsi di tanti debiti, che possono paralizzare l'azione di un'impresa sana; al ritardo gravissimo sul terreno della ricerca scientifica e delle nuove tecnologie; alla crisi che investe la sanità e la scuola pubblica; al riaprirsi di tante questioni meridionali. Anche su quest'ultimo aspetto vi è un dato recente: l'occupazione nel Mezzogiorno per la prima volta è ferma, dopo tre anni. Lì, nel Mezzogiorno, trasformazione economica, qualità sociale e contrasto alla macro e microcriminalità sono fortemente intrecciate. Non c'è un'idea di fondo, una visione, una capacità di orientamento da parte del Governo.
Ecco, il Governo non riesce a parlare agli operai della FIAT (si veda come ha gestito la trattativa su questo problema; al riguardo si è tentati di usare una frase antica: si è comportato con criteri di classe, se anche la classe, cioè la Confindustria, non avesse manifestato nei confronti del Governo spesso insofferenza e contestazione). Non riesce a parlare neppure più al mondo dell'impresa, delle professioni e del commercio, dove pure aveva avuto dei consensi significativi. Il Governo pensa di presentarsi come una versione migliore della vecchia Italia, mentre ne è solo una sbiadita, anacronistica e falsa fotocopia.
Il punto critico di tutta questa finanziaria è costituito da un vizio di fondo: spese aggiuntive e sgravi fiscali sono a malapena coperti da una provvista finanziaria del tutto straordinaria e non ripetibile, costituita da misure come i condoni che danneggiano la credibilità dello Stato in un settore fondamentale come il fisco.
Ciò significa che, in un futuro che non è neppure remoto, si apre una falla nella finanza pubblica del paese, a meno che non vi sia una ripresa formidabile, con ritmi assolutamente non immaginabili.
State portando avanti una politica populista, che è antitetica al riformismo. Adottate misure apparentemente popolari e, in realtà, demagogiche, senza avere le risorse e scoraggiando la lealtà pubblica. I tagli nei servizi e l'inflazione ridurranno a poco o nulla ciò che avete concesso di più nelle tasche degli italiani che stanno peggio, tra l'altro non di tutti perché non avete considerato quelli incapienti che non hanno imponibile.
Se aveste mantenuto inalterato, senza apportare alcuna modifica, il quadro che avevate ereditato dai Governi di centrosinistra, ci sarebbe un indebitamento netto della pubblica amministrazione attorno all'1 per cento, invece si parla del 2 e più per cento che, probabilmente, si registrerà nel 2003.
Il dato più negativo è costituito dal fatto che state smontando, pezzo dopo pezzo, l'azione di risanamento portata avanti dal Governo Amato fin dal 1992, da Prodi e Ciampi con l'entrata nell'euro nonché dai successivi Governi di centrosinistra.
Attenzione, perché nella vostra smodata ricerca di popolarità, che vi spinge ad accogliere alcuni vizi di fondo del nostro paese ancora abbastanza diffusi - il lavoro nero, l'evasione fiscale (anche quella piccola), il vezzo dell'inosservanza delle regole, che costituisce un bacino di cultura, in quanto sappiamo che altri, molto più forti e molto più potenti, non osservano le regole -, andate incontro ad una crescente


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impopolarità. Infatti, non sapete offrire al paese le risposte che i cittadini attendono; non parlate più in modo convincente né al paese, che ha la forza di innovazione e di sviluppo, né a coloro che vivono la disoccupazione, l'esclusione, l'emarginazione.
Il compito di essere convincenti e credibili, come alternativa di Governo, spetta all'Ulivo; guardatevi intorno e capirete che state perdendo terreno e che l'Ulivo è in grado di rappresentare di nuovo una speranza e, aggiungo, una grande speranza.
Il voto contrario dell'Ulivo alla finanziaria è, quindi, quello di una grande forza che guarda con viva preoccupazione ai guai che state provocando. Di guai, per cortesia, fatene il meno possibile, per il bene del paese e - lo diciamo anche a noi - per rendere meno gravoso il compito di Governo che, dopo di voi e dopo le delusioni che state dando al paese, i cittadini ci affideranno (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo - Congratulazioni)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Widmann. Ne ha facoltà.

JOHANN GEORG WIDMANN. Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, prendo la parola per annunciare il voto contrario dei deputati del Südtiroler Volkspartei e della UAL, in quanto consideriamo questa legge finanziaria lacerante, ingiusta, antifederalista e punitiva per le nostre autonomie locali.
La consideriamo anticostituzionale perché le tante norme di condono sanciscono la suddivisione dei cittadini in furbi e stupidi, onesti e disonesti, premiando i disonesti ed invitando gli onesti a diventare disonesti.
L'evasione fiscale è stata riconosciuta come una possibilità lecita per ingannare lo Stato e, quindi, tutta la collettività, inferendo un altro pesante colpo alla credibilità delle istituzioni. Questa legge finanziaria strangola gli enti locali proprio durante il passaggio del disegno di legge sulla devolution - un progetto di federalismo fantasma - da una Camera all'altra. Il Governo, con lo strangolamento finanziario, toglie loro ogni flessibilità finanziaria e ogni possibilità di investimenti strutturali economici e sociali, impedendo loro così anche di esercitare eventuali nuove competenze. Ma, non solo: impedisce anche di mantenere in piedi iniziative sociali per arginare le povertà.
La maggioranza e il suo Governo confermano con ciò la loro avversione ad un vero federalismo e al concetto della sussidiarietà. Per le regioni a statuto sociale ovvero per le province autonome il Governo ha inventato, addirittura, norme perfide per punizione politica, per invidie e per altri motivi perversi, tutto anche per insidiare un federalismo funzionante per insidiare cessioni amministrative di successo a favore delle collettività locali, invece di imitare le nostre provate capacità governative, con loro i risultati positivi.
Il Governo con questa legge finanziaria dimostra di non saper governare e rovina, invece, il buono che esiste e cresce in Italia. Votiamo contro questa legge finanziaria, perché il Governo non è riuscito a stendere le basi per convertire in norme concrete e positive il contratto che il Presidente Berlusconi ha stipulato con gli italiani durante la campagna elettorale e al quale i nostri cittadini già allora non hanno creduto. Le cosiddette agevolazioni fiscali per le categorie con reddito medio-basso non possono essere considerate un vero aiuto per migliorare la vita quotidiana e, invece, verranno divorate dall'inflazione alta e da iniziative disperate di diversi enti locali.
La modernizzazione della pubblica amministrazione, anche mediante l'introduzione di nuove tecnologie avanzate, non ha trovato l'attenzione necessaria per snellire le procedure amministrative e per metterle così sempre di più al servizio dei cittadini. Gli stentati finanziamenti a favore delle università e della ricerca, settori vitali per le future generazioni e per lo sviluppo economico di un paese, hanno ampiamente lasciato intravedere che questo Governo,


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in prima linea, pensa non al paese, al suo sviluppo e al suo benessere ma ad interessi di parte.
Non si trovano approcci per favorire riforme strutturali che potrebbero aiutare il sistema Italia a fare salti di qualità sviluppando le proprie risorse, comunque presenti e ricche. Il Governo ha tentato, invece, riforme assai infelici.
A fine anno un sincero augurio non si nega a nessuno. Quindi, auguro al Governo maggiore capacità e maggiore creatività per la gestione governativa per l'anno prossimo, il coraggio per riforme strutturali ed istituzionali con maggioranze trasversali, nel senso di un vero federalismo, nel senso del pieno rispetto delle autonomie locali per stimolare la mobilitazione delle varie capacità di questo paese fin ad ora seppellite dalla generale insicurezza ed in attesa di essere svegliate e promosse (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Minoranze linguistiche e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.

ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, rinuncio a pronunciare la dichiarazione di voto e chiedo alla Presidenza di autorizzarne la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Alberto Giorgetti.
La Presidenza autorizza la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo della sua dichiarazione di voto sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, siamo oggi al voto finale sulla legge finanziaria. È stato un percorso accidentato e faticoso che ha visto il testo, depositato in Parlamento nel mese di settembre, modificato in larga parte ed integrato per intervento del Governo e dei relatori.
Allora, si presentò una modifica del testo da parte del Governo anche perché noi dell'UDC avevamo preso un'iniziativa con le parti sociali per sottoporre all'attenzione dell'intera coalizione due ordini di problemi: il rispetto del metodo del dialogo sociale, cioè dell'ascolto e del confronto delle altrui ragioni, e quello del rispetto del patto per l'Italia, soprattutto per valorizzare il Mezzogiorno come motore di sviluppo del paese. In entrambi i casi siamo soddisfatti per ciò che è avvenuto. Le nostre ragioni sono state ricomprese e sono divenute le ragioni dell'intera coalizione. Perché allora accadde tutto ciò? Risultò evidente, al di là delle buone intenzioni, che la manovra non era stata all'origine concepita, approfondita e confrontata equamente all'interno della coalizione. Fu un male da cui emerse un bene, quello di riprendere un confronto costruttivo con il paese, che in toto si era allora, purtroppo, aspramente espresso contro la legge finanziaria di allora.
Nei nostri cuori auspicavamo sinceramente, come altre volte è capitato in questi 18 mesi, che anche di quella esperienza si potesse far tesoro, ognuno per le proprie responsabilità e insieme, tutti insieme, per il bene della coalizione e per il bene del paese. Speravamo che si volgesse al bene quanto era accaduto, cioè a una maggiore collegialità, a un maggior dialogo ed unità delle parti, in un'unica e leale coalizione. Condividere significa, infatti, andare più spediti con il paese per le riforme e non, come qualcuno intende, un modo per frenare il proprio decisionismo a volte dimostratosi dannoso per la credibilità di tutti. Un errore di metodo nei rapporti con gli alleati e il paese venne superato con la condivisione dell'opportunità delle modifiche che noi avevamo presentato.
Non ci sfugge oggi, né in passato, quanto fosse ed è complessa la situazione economica internazionale, europea e nazionale. Siamo consapevoli degli effetti sociali ed economici degli avvenimenti


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dell'11 settembre, delle frequenti crisi finanziaria statunitense, degli effetti sui risparmiatori della crisi argentina e della Cirio. Siamo tutti preoccupati della drammatica difficoltà in cui versa la più grande azienda automobilistica italiana, nonostante gli aiuti malevoli dei governi precedenti, che hanno indotto a privatizzare gli utili e a pubblicizzare le perdite a nocumento dell'occupazione.
Queste ed altre difficoltà erano e rimangono ben presenti. Tuttavia, proprio nei momenti difficili, emerge il bisogno di amici ed alleati nella comune responsabilità nei confronti del paese. Ci vorrebbe un di più di confronto e condivisione per risolvere bene e non alla buona alcuni problemi. Non sempre è stato così, in questa circostanza come anche in altre, ed il tempo che ci attende è gravido di ulteriori complicazioni per diverse ragioni, non solo esterne alla coalizione del paese. Più che il carattere di un singolo, ci sta a cuore il bene della casa che abbiamo costruito insieme per viverci insieme agli italiani.
Per questo, avremmo voluto più ascolto tra di noi per poter mettere tutti nelle condizioni di dire agli italiani che, ad esempio, la riforma fiscale era una promessa già mantenuta, che il nuovo mercato del lavoro avrebbe già portato frutti nei prossimi mesi. Invece, si sono preferite altre priorità senza dare la giusta attenzione a tutte le osservazioni di tutti i protagonisti politici dell'alleanza. Ciononostante, nonostante il percorso ampiamente modificativo della manovra al Senato, nonostante il condono e la forma con la quale si è giunti a questo passo, la manovra ha molti tratti positivi: l'iniziale riforma fiscale, la diminuzione delle tasse per le famiglie quasi povere, il Mezzogiorno, l'attenzione alla libertà di scelta per l'educazione scolastica, l'attenzione al mondo agricolo e a quello artigiano, alle fondazioni, di ricerca scientifica, all'università (anche se quest'ultima con fatica e non con una brillante azione che poteva essere evitata a questo Governo se si fosse dato più ascolto). Infatti, ci sono molte, tante ragioni per dire «sì» a questa manovra.
Rimangono alcuni problemi, uno su tutti quello dei poveri, sul quale il ministro Tremonti in quest'aula ha preso un impegno morale, non solo davanti a noi, ma davanti ai cittadini italiani. Ci sono cose positive, altre un po' meno, siano esse di merito e di metodo. Ora dobbiamo guardare avanti e riflettere sulla riforma dello strumento della legge finanziaria che deve essere semplificato e deve prevedere i criteri più rigidi di ammissibilità, come tempi certi per le modifiche per entrambi i rami del Parlamento.
Evitiamoci un omnibus variopinto in un tempo limitatissimo, ancora per una volta. Il punto non è soltanto di natura tecnica: il dibattito non verte soltanto sulle modifiche allo strumento. Il confronto dovrà essere, a partire da questa esperienza, incentrato su un maggiore rispetto nei confronti di questo Parlamento. È un miglioramento complessivo dei rapporti che favoriscono il coinvolgimento dell'azione dei parlamentari e dei gruppi nel vedere approvate le proprie proposte di legge. Vedere attuati gli impegni delle mozioni e delle risoluzioni è un diritto di questo Parlamento ed un dovere del Governo. Non si prosegua oltre, per cortesia, nella strada che fu del Governo precedente, che tutti, chi è tra questi banchi e chi tra quelli del Governo, abbiamo criticato duramente.
Ritengo sia necessaria una riflessione anche all'interno della stessa maggioranza e spero che si colga anche questa occasione per darci un nuovo appuntamento a gennaio, nel quale spero che i leader della coalizione facciano il punto su quella che definisco la loro amicizia politica, sulla loro azione e su come coinvolgere la propria maggioranza.
Il bene della coalizione è credere che proprio nella collegialità e nella sincera collaborazione possano e debbano essere valorizzate le ragioni politiche di tutti e le spiccate personalità di ogni ministro.
Il confronto deve iniziare prima delle decisioni e prima di ogni azione che riguarda


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l'attuazione del programma, che insieme abbiamo sottoscritto con gli italiani: la politica economica è un aspetto importante e non secondario di questo programma.
Molto si è fatto e qualche errore che ha portato nocumento alla credibilità di tutti si sarebbe evitato se si fosse proceduto in questo modo. Tuttavia il programma di Governo, e soprattutto i modi e i tempi della sua attuazione, non possono restare estranei ad una breve riflessione conclusiva. Il nostro programma non è quello di Jahvè, ma è l'impegno di uomini per il bene di una nazione.
È così difficile comprendere le circostanze che hanno prodotto cambiamenti sul piano economico che il modo di procedere ha fatto apparire a volte il Governo non totalmente in sintonia con il paese: il realismo è una regola della vita e chi si appella alla propria unica intelligenza, per scontrarsi con esso, produce grave danno sia a sè che agli altri.
Si deve procedere come a volte è accaduto ascoltandosi nella coalizione, procedendo con prudenza e lealtà verso i partiti che sono la coalizione. Ripensiamo e rendiamo attuale nuovamente il programma e il modo di procedere per dare più qualità all'azione di tutti noi.
Siamo un'ampia maggioranza di partiti e di parlamentari, non siamo un'armata di semplici votanti ed esecutori, ma un insieme di amici leali e sinceri. Da un'esperienza difficile come questa dobbiamo uscire tutti più forti e corresponsabili. Essere insieme è un metodo dei partiti nell'azione di governo e non un impaccio inutile.
Il Parlamento è il luogo della discussione con i rappresentanti del popolo e non un dannoso accidente della storia. È necessario, insieme, che emerga un giudizio comune su questi 18 mesi di Governo, sapendo che la quiete dei ricordi passati non ci allevierà le inquietudini che ci attendono in futuro. Usiamo bene il tempo che ci aspetta. Presto si convochino gli amici egli alleati perché l'impresa che ci attende nel Governo del paese è ardua, ma non impossibile. Per un fine nobile ci siamo mossi ognuno dalle nostre case e dai nostri affetti. Insieme, abbiamo il dovere di procedere affinché non vi sia nocumento per alcuno, ma il giusto riconoscimento per tutti.
Per questo esprimiamo voto favorevole sulla legge finanziaria, per questo diciamo «sì» ad un rilancio vero, a partire da gennaio, della nostra coalizione di Governo (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC (CCD-CDU)).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Rifondazione comunista si è battuta contro questa legge finanziaria e quindi esprime voto contrario su questo provvedimento. È un abbaglio infatti illudersi che questa finanziaria sia debole o puramente propagandistica. Essa ha invece un preciso piano strategico: scioglie, sotto l'incalzare anche della crisi, l'intreccio fra populismo e liberismo che è stato l'identità prima di questo Governo, in una direzione padronale e proprietaria.
È da qui che scaturisce anche - come dire - un inizio di difficoltà, non lieve, nell'insediamento sociale del Governo stesso. Il Governo si affida agli spiriti animali del mercato ed evoca, con un'ossessione prekeynesiana, la detassazione delle fasce medio-alte come fattore automatico dello sviluppo, privatizza il patrimonio ambientale e culturale e tratta il sud come un territorio senza qualità.
Il disegno di legge finanziaria penetra profondamente nella stessa formazione sociale, nella sua intima struttura, la frammenta, la corporativizza e stringe un nodo scorsoio al collo degli enti locali sia sul tema del lavoro sia su quello dei servizi. Da un lato la devolution e dall'altro la gerarchizzazione, l'accentramento statalistico delle risorse, costituiscono per le autonomie, per la democrazia organizzata, una trappola mortale che fa degli enti locali il bersaglio delle cittadine e dei cittadini negandoli come centri decisionali.
Noi abbiamo contrapposto, non a caso con una relazione di minoranza, un altro


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progetto perché pensiamo che ora, proprio ora, vi sia la necessità di cominciare ad organizzare, anche sul piano programmatico, un altro punto di vista: viviamo un mutamento di fase. La tendenza generale è quella di un'onda lunga del conflitto sociale. La critica al Governo assume tendenze più marcatamente classiste. Noi intendiamo collocarci su un tratto preciso della nuova fase. Oggi è possibile lavorare ad una rete di obiettivi alternativi sui quali tentare di costruire dal basso, senza politicismi, la massima unità possibile delle opposizioni. Infatti, diventa più pallida l'egemonia liberista su punti discriminanti: ruolo dello Stato, patto di stabilità europeo. Vi è un vero e proprio mutamento dei paradigmi dentro la crisi della prima fase della globalizzazione liberista. In un contesto internazionale in cui il protezionismo militare accompagna la guerra preventiva di Bush si moltiplicano i segnali di crisi, come il crollo delle borse ai livelli del 1987.
Noi vogliamo ricostruire uno spazio pubblico e questa è la rete di un lavoro comune che offriamo anche a tutta l'opposizione. Vogliamo ricostruire una politica che non sia muta ancella dell'economia, della guerra, dello Stato penale di guerra, ma che sia in grado di incidere sul mutamento del ciclo. Parliamo della rimessa in discussione del patto di stabilità, soprattutto dopo i varchi, per quanto esigui, che si sono aperti a Siviglia. Aggrediamo, altresì, il nodo dell'intervento pubblico partendo dall'acquisizione della FIAT in un polo pubblico della mobilità e da un nuovo modo di concepire lo stesso bene auto. Bisogna partire anche dal nodo così significativo della nuova questione meridionale. Contro una zona franca che il Governo sta costruendo rilanciamo politiche strutturali rappresentate dal salario sociale: non prometeici e dannosi ponti sullo stretto, ma piani per il lavoro che raccordino nuova occupazione e messa in sicurezza del territorio. Vi deve essere anche un rilancio strutturale dei lavori socialmente utili in un impianto di sviluppo autocentrato.
Noi pensiamo, in definitiva, colleghe e colleghi, che si possa imporre - certo con il conflitto sociale e con la battaglia parlamentare - un rovesciamento dei parametri liberisti, che stanno alla base di questo disegno di legge finanziaria, in parametri sociali, perché ce lo detta il conflitto sociale ed una possibilità che si è aperta nella crisi della globalizzazione liberista e nell'egemonia del pensiero unico del mercato. Vi è, cioè, una grammatica alternativa dei diritti e dei poteri sociali a cui noi ci rivolgiamo. Il movimento dei movimenti - il movimento new global -, così come la ripresa del conflitto sindacale e del conflitto ambientale alludono proprio ad un possibile mutamento di rotta. Noi crediamo che questo sia l'azzardo futuro, la sfida reale a cui tutti dobbiamo saper rispondere (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santulli. Ne ha facoltà.

PAOLO SANTULLI. Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo delle mie dichiarazioni di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Crosetto. Ne ha facoltà.

GUIDO CROSETTO. Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo delle dichiarazioni di voto che mi riservo eventualmente di far pervenire agli uffici.

PRESIDENTE. La Presidenza ne autorizza l'eventuale pubblicazione sulla base dei consueti criteri.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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