Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 244 del 22/12/2002
Back Index Forward

Pag. 31


...
Si riprende la discussione.

(Ripresa discussione congiunta sulle linee generali - A.C. 3200-bis-B, 3201-B)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.

GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, vorrei denunciare il nostro profondo disagio nell'essere qui questa sera per esaminare in terza lettura una legge finanziaria, il cui iter è cominciato malissimo e finisce in modo pessimo. Dalla prima lettura della Camera è stato licenziato un testo di 68 articoli: lo ritroviamo oggi con 95 articoli provenienti dal Senato. Inoltre, sono stati introdotti 15 condoni ex novo, di sana pianta. Non si parla più di concordato o di sanatoria parziale, si parla di condono tombale e sono tutti provvedimenti per fare cassa: condoni, tassa sul fumo.
Inoltre, è una finanziaria che regala solo tagli: alla scuola, alla sanità, agli enti locali. Questi ultimi sono stati tra i primi, anche nelle audizioni svoltesi durante la prima lettura, a lamentarsi seriamente delle conseguenze che tale finanziaria avrà sul loro andamento. Oggi leggiamo sui giornali che il presidente Ghigo - presidente della Conferenza delle regioni, oltre che della regione Piemonte - denuncia una situazione di grossa crisi: così andiamo al collasso, i tagli alla sanità vanno ritirati, dice il presidente Ghigo. Inoltre, vengono annunciati ricorsi in maniera congiunta. Ritengo che ciò non sia poi così incredibile visto l'andamento delle scelte operate in economia da questo Governo sin dal momento del suo insediamento. Questa finanziaria è assolutamente coerente rispetto alle scelte precedenti.
Come opposizione rileviamo problemi, oltre che sul merito, anche sul metodo. Questa sera - domenica sera - inizieremo a votare, forse, la finanziaria fra mezz'ora e dovremo, a rigore di calendario, concludere la votazione entro domani sera. In pratica, dovremo votare circa 40 articoli completamente nuovi giuntici dal Senato ed abbiamo avuto solo qualche ora di tempo per esaminarli.
Ritengo questo sia un problema che riguardi tutti noi, così come ha riguardato anche la Presidenza della Camera, laddove lo stesso Presidente Casini non ha nascosto le sue preoccupazioni al riguardo.
Penso che con questa finanziaria si crei decisamente un vulnus. Si determina sostanzialmente un abbassamento complessivo della legalità e si dà spazio all'idea che il pagare le tasse riguardi solo e sempre qualcuno, o meglio solo e sempre gli stessi. Ritengo vi siano stati degli aspetti di grande preoccupazione, evidenziati anche dallo stesso Capo dello Stato, il quale ha dovuto assumere l'iniziativa di tutelare per l'ennesima volta i principi fondamentali del diritto e della Costituzione. In tal senso, mi riferisco all'amnistia generalizzata su reati anche gravi che andavano fino alla bancarotta: sono questi i condoni che aveva proposto questo Governo!
Penso che le scelte di fondo, che sottendono a questa finanziaria, siano profondamente sbagliate, totalmente non condivisibili da parte dell'opposizione ed altresì non rispondenti ad una cultura della legalità. Vorrei solo sottolineare che il condono è evidentemente coerente con lo stile di un Governo che, da un lato, ha perdonato i reati economici più diversi (dall'esportazione dei capitali al falso in bilancio) e dall'altro, ha svenduto, cartolarizzato


Pag. 32

e anticipato diversi possibili incassi futuri, mettendoli già a bilancio (dalle lotterie agli immobili ed anche ai beni patrimoniali dello Stato).
È stato detto da questo Governo che per ridurre le tasse servono i soldi. Ebbene, per ridurre le tasse a un minimo numero di italiani, abbiamo condonato in maniera tombale tantissimi italiani e non mi si dica solamente quelli che hanno evaso le tasse per vizi di forma oppure quelli che sono incappati in qualche piccolo errore. No, qui viene condonato, senza limiti, chiunque abbia evaso le imposte!
Probabilmente, una riduzione del debito pubblico o anche il rafforzamento di servizi e strutture pubbliche indispensabili per l'efficienza del sistema paese avrebbe sicuramente offerto una maggiore speranza all'Italia. Questa non può infatti essere finanziata, per ciò che riguarda l'università e la ricerca, con la tassa sul fumo, dalla quale ottiene chiaramente un finanziamento irrisorio, direi ridicolo. Oggi si pensa con questo provvedimento di avere finanziato e di aver risolto il problema dell'università e della ricerca, nonché di aver messo a tacere gli universitari e i rettori di tutte le università, dimessisi tutti insieme per la prima volta nella storia del nostro paese. Riteniamo si tratti di una logica distorta, di una logica sbarrata, di una logica da Sudamerica.
Come diceva il ministro Tremonti: il condono fiscale si fa dopo il golpe, in Italia lo si fa prima delle elezioni ma, mutando i fattori il prodotto non cambia, perché il condono è comunque una forma di prelievo fuorilegge.
Ritengo che, nelle parole del ministro Tremonti - pronunciate nel 1991 e poi ribadite in tante altre occasioni, anche nel 1994 -, si evidenzi il fatto che ha dovuto ricredersi del tutto.
Il ministro è riuscito a rimangiarsi totalmente quanto, legittimamente e giustamente, aveva affermato. Voglio rifarmi ad un articolo, intitolato «Il condono, un suicidio fiscale», nel quale Tremonti affermava che legittimare l'esplosione di spese coperte da entrate inventate, far cadere le entrate da autoliquidazione, che presuppongono una fiscalità autorevole e non ridicolizzata da continue improvvisazioni e contraddizioni, vuol dire che questo Governo tira a campare, ma il prossimo scompare sotto il disastro della finanza pubblica.
Come gruppo dei Comunisti italiani riteniamo che questa previsione sia davvero in linea con la politica che il vostro Governo sta portando avanti di ora in ora e di giorno in giorno. E gli italiani prima o poi se ne accorgeranno (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani)!

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.

CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, come tutti sanno, la legge che stiamo qui approfonditamente valutando - si fa per dire, visto che abbiamo ricevuto solo da poco gli emendamenti - è tutta un'altra cosa rispetto a quella licenziata, solo qualche giorno fa, da quest'Assemblea.
Infatti, il Senato ha portato a 95 gli articoli del provvedimento di finanza pubblica per il 2003 ma, soprattutto, nell'altro ramo del Parlamento si sono spalancate le porte ai condoni e alle sanatorie in ben 15 ambiti, e ciò è scandaloso.
Tuttavia, è rimasta - e questo è ancor più scandaloso - immutata la carenza di finanziamenti nei confronti di settori strutturali della massima importanza: la scuola, la ricerca, l'università, la formazione, l'innovazione tecnologica. In tal modo si è contraddetto non solo quanto affermato dalla maggioranza e dal Governo in campagna elettorale e in ogni occasione utile ma, consapevolmente - e in ciò sta la colpa politica e sociale -, anche qualsiasi logica di crescita dell'Italia per il futuro.
Signori della maggioranza, Governo, state tagliando le gambe ai nostri giovani e le ali al nostro sviluppo, alla possibilità per l'Italia di competere e di vincere sul piano internazionale nei prossimi anni,


Pag. 33

mentre ciò costituisce un obbligo che deriva dal nostro ruolo in Europa e dallo stesso sistema della competizione internazionale.
Voi avete imbrogliato i cittadini, diminuendo - certo - per taluni le tasse, ma lasciando rinascere ticket e aumentando il canone TV e, soprattutto, lasciando lievitare i prezzi con colpevole indifferenza, e negando fino a pochi giorni fa l'evidenza di una realtà che colpisce milioni di famiglie italiane che, oggi, proprio sotto Natale, se ne stanno accorgendo con dolore.
Tra l'altro, non avete voluto dedicare adeguata attenzione al Mezzogiorno che, con il centrosinistra e le sue leggi, aveva iniziato un periodo virtuoso di crescita e di sviluppo, ma che purtroppo già mostra i segni dell'abbandono a cui centrodestra lo ha condannato e continuerà, con questa legge, a condannarlo.
Invece, si sono voluti premiare i furbi e gli evasori, coloro che hanno deciso di non contribuire alla crescita e alla vita del proprio paese. Sì, perché i condoni fiscali, le sanatorie e tutto quanto questo Governo ha voluto estendere praticamente ad ogni contributo e a qualsiasi titolo costituiscono la pacca sulla spalla data, strizzando l'occhio, a chi non ha mostrato un comportamento civile, adeguato e responsabile verso tutti gli altri cittadini. Si tratta di un ulteriore cattivo esempio in direzione dell'illegalità, in nome di introiti definiti necessari. Come si può vedere, sono cambiate anche tutte le tabelle: i previsti introiti dei condoni, per 8000 miliardi - credo -, hanno sostituito entrate che lo stesso Governo considerava incerte. Però, il Governo le ha sostituite con entrate dovute ai condoni, che l'esperienza ci dice essere quasi certamente non sicure e che sappiamo essere entrate una tantum. E dopo? Il centrosinistra aveva ridotto il debito pubblico e aveva aumentato il PIL di circa il 2 per cento all'anno, certamente non in uno scenario idilliaco. Ricordiamo la guerra nel Kosovo. Ricordiamo l'ansia per l'ingresso nell'euro. Ricordiamo i sacrifici per la razionalizzazione della spesa pubblica. Ricordiamo l'aumento del dollaro. Ricordate? Ricordiamo anche le difficoltà dell'economia internazionale che si riflettevano su quella italiana. Certo, allo stesso modo, oggi scontiamo le difficoltà dell'economia internazionale, dovute anche, come sappiamo benissimo, allo stravolgimento dovuto all'11 settembre. Ma ricordiamo anche che il ministro Tremonti, non sino a tre mesi fa, ma sino a qualche giorno fa, ha negato tutto: ha negato che queste difficoltà vi fossero e ha negato che si dovesse adottare un provvedimento serio che rispondesse a queste difficoltà. E questa finanziaria ne è proprio l'esempio palese.
Non voglio qui infierire sul ministro. Basta quello che gli ha detto e non gli ha detto oggi, sulle pagine di un grande quotidiano italiano, il suo collega, l'economista Brunetta. Quello che voglio dire è che da un anno e mezzo stiamo vedendo esattamente il contrario di quello che ha fatto il centrosinistra. Stiamo vedendo un debito pubblico che cresce sempre di più, mentre diminuisce in modo sempre più consistente e costante il prodotto interno lordo. E questa legge finanziaria non riduce, anzi crea le condizioni perché questa malaugurata forbice si allarghi sempre di più: infatti, quasi tutte le misure di entrata sono una tantum e i nodi dovranno per forza venire al pettine l'anno prossimo ma penso anche nei mesi successivi. Già si sussurra di decreti-legge entro la fine dell'anno e di altri provvedimenti in futuro, sebbene negati con forza dal Premier, che, come sappiamo, quanto a bugie ha una faccia tosta che nessuno può battere.
In questo scenario il senso di responsabilità dovrebbe indurre a riflettere ancora, per non continuare a sbagliare. E lo dico anche a voi colleghi della maggioranza: riflettere ancora per non continuare a sbagliare le previsioni e per non continuare a sbagliare le relative misure, sempre approssimative e sempre in affanno, data la superficialità di questo Governo e del suo ministro dell'economia e delle finanze. Mi auguro - e lo dico veramente con tutto il cuore, a nome dell'UDEUR, Popolari per l'Europa - che


Pag. 34

la maggioranza sappia prendere atto della necessità di evitare l'allegro passo intrapreso verso la rovina del paese e di accettare le modifiche che qui saranno presentate. Se vi sarà tale presa di coscienza da parte della maggioranza, potrà forse aprirsi un dialogo costruttivo con l'opposizione i cui emendamenti, ragionevoli e concreti, sono stati fino ad oggi respinti con sufficienza e con arroganza.
Data la palese incapacità, riconosciuta dalla stessa maggioranza e da suoi stessi componenti che si sono lanciati accuse l'un l'altro, dovute all'eccesso di localismo, alla mancanza di sintesi politica di questo Governo e all'accaparramento di benefici elettoralistici da parte di vari colleghi del Senato (che hanno dato veramente uno spettacolo mai visto), io credo che occorra rimboccarsi le maniche tutti insieme per cercare di far quadrare realmente i conti, senza le misure devastanti, demagogiche o caduche presenti in questo provvedimento. È l'Italia che ce lo chiede.
Mi appello, dunque, alle persone responsabili e consapevoli, che pure esistono nella maggioranza, per bloccare una legge finanziaria deleteria e pericolosa, modificandola profondamente. È questo un dovere di tutti noi, opposizione e maggioranza di governo. È un dovere non votare di corsa una pessima legge, ma operare al fine di meglio rappresentare i veri interessi dei cittadini italiani. Io credo che il tempo, pur stretto tra le feste che abbiamo di fronte, esista ancora. Inoltre, con il sacrificio di tutti, noi abbiamo il tempo di valutare e di cambiare con onestà tutto ciò che c'è di sbagliato, ed è veramente tanto: ricordo ancora i condoni soprattutto per l'esempio e per la spinta verso l'illegalità che essi danno. Io credo comunque che tutto, veramente tutto - e non voglio usare le parole, che sembrerebbero uno scandalo, ma che invece molti di noi pensano - sarebbe meglio per l'Italia piuttosto che l'approvazione di questa pessima legge (Applausi dei deputati del gruppo Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, la legge finanziaria doveva essere lo strumento con il quale il Governo doveva mantener fede a una serie di impegni e di promesse che aveva fatto. Io mi soffermerò soltanto su un argomento, le promesse che il Presidente Berlusconi aveva fatto per gli abitanti del sud del mondo. Voglio parlare in modo particolare dell'aiuto pubblico allo sviluppo e all'abbattimento del debito estero. Si tratta di un tema che credo oggi sia ancora più grave nella situazione che si sta vivendo in questi giorni. Credo non sia sfuggita ad alcuno la decisione degli Stati Uniti d'America di bloccare quanto era stato precedentemente concordato per fornire al sud del mondo i farmaci contro l'AIDS a costi che fossero compatibili con le disponibilità economiche di quei popoli. Credo che non sfugga a nessuno che era lo stesso tipo di comportamento che gli Stati Uniti avevano tenuto nel momento in cui era necessario per la loro nazione approviggionarsi di vaccino contro l'antrace.
In questi giorni stiamo leggendo sui giornali - senza che ancora se ne discuta in questo Parlamento - notizie circa la possibilità che l'Italia prenda parte o metta a disposizione le proprie basi per dar vita ad una guerra contro l'Iraq per difenderci da presunti strumenti di distruzione di massa. Quindi, siamo disponibili ad aprire una guerra di questo tenore e non siamo in grado di volere intervenire per bloccare una vera manovra di distruzione di massa, come quella rappresentata dall'infezione da HIV.
Io credo che con questa legge finanziaria, sull'aiuto pubblico allo sviluppo e l'abbattimento del debito estero, il nostro Presidente del Consiglio e questo Governo meriterebbero veramente il «pinocchio d'oro».
È una finanziaria che non solo arretra pericolosamente rispetto alle scelte e alle disponibilità di risorse date in precedenza, ma genera anche una colpevole, voluta e strumentale confusione per smantellarla. Abbiamo tutti noi ben presente quali erano stati gli impegni del Presidente Berlusconi al G8 quando, rendendosi conto


Pag. 35

che il nostro paese era l'ultimo nell'ambito dei paesi del G8, avendo stanziato solamente lo 0,13 per cento del PIL in aiuto pubblico allo sviluppo, cominciava a portare avanti due riflessioni in questo Parlamento. Innanzitutto, trovare nuove risorse per finanziare alcuni progetti finalizzati - come il fondo per l'AIDS, il fondo per il Nepad, lo stesso fondo per l'e-government, che con tanto calore aveva sostenuto a Johannesburg - e trovare, quindi, risorse aggiuntive e ulteriori rispetto a quelle che dovevano garantire l'aiuto pubblico allo sviluppo e l'abbattimento del debito estero. Di tutto questo non si è fatto nulla e si è presentata una legge finanziaria con uno 0,20 per cento che è una vera e propria truffa. In essa non ci sono fondi aggiuntivi e anche questo 0,20 per cento, per quanto sfrondato al Senato, è sempre legato al Patto di stabilità. Tuttavia, in sostanza, si sono sommate le cifre dell'aiuto pubblico nell'ambito di questo 0,20 allo sviluppo con quelle dell'abbattimento del debito estero, che è una manovra che in sede ONU era stata ritenuta non possibile e non sostenibile. Di fronte a questo, il tetto previsto dello 0,33 per cento del PIL come tappa intermedia per arrivare allo 0,7 per cento, consentendo un rispetto minimo dei patti per aiutare lo sviluppo pubblico nel sud del mondo e per abbattere il debito estero, sembra ormai un sogno completamente dimenticato. Non credo che questi siano temi marginali, ma che sia in gioco il tipo di sviluppo che vogliamo avere per il nostro paese e per il mondo. Si deve pensare ad uno sviluppo che deve essere solamente combattuto da guerre tecnologiche o commerciali, o ad uno sviluppo diverso e solidale che, oltre a volere un'economia globalizzata, crei anche cittadini del mondo? Stiamo parlando di cittadini che hanno diritto ad essere parte di questo nostro mondo con una vita dignitosa e con i propri diritti fondamentali rispettati e tutelati.
Giovanni Paolo II, richiamando anche il nostro Governo, ha ricordato in questi giorni quanto sia importante ed indispensabile mantenere gli impegni verso i paesi più poveri. Credo però che il nostro Pontefice gridi inascoltato, nonostante gli applausi - che debbo oggi ritenere ipocriti - che lo hanno accolto e salutato in quest'aula. Il Governo non è in grado di esercitare - come ci ha ricordato anche il Santo Padre in quest'aula - una politica internazionale che sia, come tutte le altre attività umane, mai svincolata dalla necessaria moralità e dai principi etici. Credo non sia possibile andare avanti svincolati completamente dal richiamo a norme morali. Non è possibile ipotizzare che esista un diritto alla povertà perenne ed anche un diritto perenne solamente per le libertà forti.
Credo che con questo disegno di legge finanziaria ci avviamo verso un fondamentalismo economico che creerà nuove forme di esclusione e aggraverà anche quelle già esistenti. Non pensate di barattare questi principi etici di dignità della persona umana solamente con una bilancia del dare e dell'avere a vantaggio degli interessi finanziari. Per questo vi proponiamo di recepire gli emendamenti che abbiamo presentato sull'aiuto pubblico allo sviluppo e sull'abbattimento del debito estero; in modo particolare, vi invitiamo a riflettere su una parte degli introiti del condono. Ancora di più, non è ipotizzabile ripristinare un 2 per cento da far pagare a quelle società che hanno portato illecitamente capitali all'estero finalizzandoli ad approvvigionare il sud del mondo - che in questo modo potrebbe trovare una forma di risposta alle proprie patologie - di farmaci contro l'HIV-AIDS? D'altronde in merito a queste società che hanno esportato capitali all'estero, aiuteremmo solo a fare un pochino del bene coloro che hanno sottratto alla comunità risorse comuni perché non sapevano spiegare come si erano approvvigionati di quei fondi ed in quale modo illecito li avevano prodotti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Pappaterra. Ne ha facoltà.


Pag. 36

DOMENICO PAPPATERRA. Signor Presidente, fra qualche ora si concluderà una vicenda parlamentare - che per alcuni versi potrebbe definirsi paradossale - dalla quale colleghi, credo, possiamo trarre una prima conclusione. Questo sistema maggioritario non si addice ad un'impostazione della manovra di bilancio che ormai risente di un'altra epoca di questo nostro paese. Quindi, molto probabilmente, questi strumenti andranno modificati, cambiati.
Nel pomeriggio il Presidente della Camera Casini, rispondendo a delle obiezioni di metodo e di merito sollevate dal presidente del gruppo della Margherita Rutelli, giustamente ha ammesso una situazione di profondo disagio, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra il potere legislativo ed il potere esecutivo. Noi, come socialisti, ci sentiamo di condividere le preoccupazioni del Presidente Casini, così come le altre che egli ha espresso in ordine alle regole che presiedono alla sessione di bilancio che vanno modificate, anche se, giacché oggi sono in vigore, vanno rispettate. Ecco perché noi socialisti, pur in una posizione di ferma e severa opposizione, siamo qui per lavorare affinché venga evitato di scivolare verso il bilancio o l'esercizio provvisorio.
Pertanto, noi, per parte nostra, eviteremo di forzare una situazione che arrecherebbe solo danni al nostro paese. Questo disegno di legge finanziaria, colleghi - lasciatemelo dire - è stato scritto e riscritto più volte, tanto che oggi, se volessimo attribuirne la paternità, non sapremmo a chi conferirla.
È un disegno di legge finanziaria che ha lasciato sul campo di battaglia tante vittime (alcune sono presenti anche tra i banchi del Governo, e penso ai ministri Tremaglia e Stanca, ministro dell'innovazione tecnologica), sta provocando tanti scontenti e, soprattutto, ha suscitato uno sconcerto profondo in larghi settori dell'opinione pubblica nazionale.
Il gruppo dei Socialisti intende svolgere alcune riflessioni che riguardano alcuni settori dai quali sono giunte vere e proprie grida di dolore per le previsioni del disegno di legge finanziaria in esame, a cominciare dal mondo della scuola, con riferimento alla quale 309 miliardi di tagli non sono pochi (ciò significherà meno insegnanti di sostegno, meno personale ATA, e l'avvio, diciamoci la verità, dello smantellamento della scuola pubblica). Noi ci opporremo a tutto ciò; stiamo già innalzando con forza una nostra posizione a difesa che sta trovando molti proseliti all'interno della nostra nazione.
Avete, al contrario, introdotto un bonus per le famiglie al fine di favorire l'accesso alle scuole private; si tratta di un bonus del quale, peraltro, non si intravede alcuna forma di regolamentazione che viene demandata congiuntamente ai due ministeri della pubblica istruzione e dell'economia. Non siamo preconcettualmente contrari all'istruzione privata; la rispettiamo, ma di fronte alla grande modernizzazione di questo grande settore che è l'istruzione deve continuare ad esservi nel nostro paese una scuola pubblica per tutti che garantisca l'accesso ai più bisognosi e, nello stesso tempo, esalti le qualità dei più meritevoli.
In un recente convegno promosso dal partito dei Socialisti democratici italiani abbiamo lanciato la proposta di istituire un comitato nazionale per la difesa della scuola pubblica al quale stanno pervenendo adesioni importanti delle più significative sigle sindacali del settore, a cominciare dallo SNALS e dai tre sindacati confederali della CGIL, CISL e UIL. Ci auguriamo che questo fronte possa allargarsi ad altri strati della società italiana.
Grida di dolore, amici e colleghi, giungono anche dal mondo della sanità. Anche in questo settore si pone mano ad una forma di smantellamento del servizio sanitario nazionale. È anche il tentativo maldestro, peraltro rientrato per le proteste non solo dell'Ulivo, ma di tanti settori del mondo della sanità, di scardinare il meccanismo dell'esclusività nel rapporto del medico con il servizio sanitario nazionale e che mirava a ripristinare vecchie regole e soprattutto a cancellare la grande riforma che il centrosinistra aveva realizzato nella precedente legislatura.


Pag. 37


Per quanto riguarda la protesta sollevata dai presidenti delle regioni, come faranno le regioni a ripianare migliaia di miliardi di deficit nel settore della sanità se Tremonti non rispetta neanche il patto di agosto del 2001 che aveva siglato con le regioni? Non a caso, i governatori, a cominciare da quelli delle regioni governate dalla Casa delle libertà, stanno addirittura minacciando di ricorrere, in alcuni casi, alla Corte costituzionale ed in altri al TAR per far valere le loro ragioni.
Il mio rammarico è che solo due presidenti, quello della Calabria e quello della Sicilia, non hanno protestato perché si sono lasciati infatuare da questo grande miraggio del ponte sullo stretto, mentre dimenticano tutti i grandi e gravi problemi di queste due regioni: la mancanza di lavoro o il rischio di perdere il lavoro come a Termini Imerese o in altre realtà del profondo sud.
Un altro allarme, un altro «no» forte a questo disegno di legge finanziaria è giunto dai cittadini per bene di questo paese, dai cittadini che si sono sempre messi in regola con il fisco, che hanno sempre avuto rispetto per lo Stato e per gli enti locali minori, che hanno sempre rispettato le leggi e hanno cercato anche di farle rispettare.
Oggi, questa finanziaria legittima i furbi di questo paese, legittima chi ha avuto sempre un atteggiamento maldestro. Oggi, invece, vengono posti sullo stesso piano i furbi e le persone perbene e questo, nel paese, è stato fortemente ed ampiamente capito.
Un grido di dolore è arrivato dal mondo delle università: 79 rettori su 79 si sono dimessi, i presidi delle facoltà, le manifestazioni degli studenti sono state un grande «no» rispetto ad una scelta che mirava a ridurre notevolmente il fondo ordinario per l'istruzione universitaria, i fondi per la ricerca e i fondi per l'edilizia universitaria. C'è voluta una larga protesta. Poi, il Presidente del Senato ha fatto il pellegrinaggio di quasi tutte le università d'Italia e bisogna dare atto al senatore Pera, che egli ha cercato, dal suo punto di vista, anche da uomo della maggioranza, di far valere le ragioni dei rettori (e, in questo settore, sono arrivate alcune risorse).
Un «no» forte arriva dal Mezzogiorno d'Italia. Avete cercato di correggere tutte le storture che erano nel testo base, però permane un profondo distacco rispetto alle grandi promesse che erano state fatte a sostegno delle regioni del sud. Avete cancellato e smantellato tutto quel lavoro virtuoso che si era costruito negli anni passati e che aveva fatto crescere il prodotto interno lordo di quelle regioni (penso alla programmazione negoziata). Finalmente, per la prima volta al sud si erano messi insieme i sindaci, le organizzazioni sindacali, gli imprenditori e le associazioni per costruire un percorso virtuoso, che si chiamava legge n. 488, patti territoriali, credito di imposta e quant'altro. Avete corretto qualcosa, ma resta una grave ferita nei riguardi del Mezzogiorno d'Italia, che certo non poteva aspettarsi, da un Governo che pure era stato fortemente legittimato dagli elettori del sud, una risposta di questo tipo e di questa natura.
Infine, amici e colleghi, hanno detto «no» a questa finanziaria tutti i sindaci d'Italia, compresi molti sindaci della Casa delle libertà, perché non è possibile far finta che non si pongano a carico dei cittadini tributi e tasse nazionali, lasciando ai poveri sindaci, primo baluardo dello Stato, in tutti i territori d'Italia, la responsabilità spesso anche solitaria di aumentare i tributi locali, come sicuramente avverrà. La stessa cosa vale per i presidenti delle regioni che si troveranno a dover stabilire forti aumenti della pressione fiscale regionale, se vorranno mantenere gli attuali servizi che oggi erogano ai cittadini.
Questo è un quadro che certamente non lascia ben sperare. È un quadro che deriva da chi al paese, un anno e mezzo fa, aveva fatto larghe promesse e oggi sa di non poter corrispondere a tutto ciò. La prima finanziaria negativa l'avete giustificata con il buco del bilancio; questa la state giustificando con le «sfortune» che stanno capitando in questo paese: il terremoto, le alluvioni, l'Etna, la crisi della


Pag. 38

FIAT ed altre cose che non vi consentono di ragionare e di mirare quindi a riforme strutturali. Noi cominciamo ad avere il dubbio che voi, alle riforme strutturali, non ci pensate e che, molto probabilmente, credete di poter andare avanti con un'impostazione che è quella di cercare di vivere alla giornata. Questo è un meccanismo che certo non troverà il favore di coloro che stanno da questa parte.
Queste sono le ragioni che ci spingono, signor Presidente, a dire un forte «no» ad una manovra finanziaria che non corrisponde alle esigenze legittime dei cittadini, che mira ancora una volta a dare qualche spicciolo a questa o a quella associazione, a questa o a quella organizzazione, una risposta a questo o a quel comparto, senza una linea di fondo strategica che, invece, doveva essere posta alla base dell'azione di un Governo che è nato come Governo di legislatura, che ha in quest'aula cento parlamentari di differenza e che sarebbe pienamente legittimato dalle regole democratiche a fornire al paese una legge finanziaria forte, nutrita, corposa, notevole e quant'altro.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 22,55)

DOMENICO PAPPATERRA. Queste ragioni ci spingono, come socialisti democratici italiani, a dire «no» a questo strumento. Anche noi, per parte nostra, abbiamo presentato una serie di emendamenti che ci auguriamo possano essere considerati dalla maggioranza, sapendo - lo ribadisco - che noi non siamo per il ricorso all'esercizio provvisorio. Anche noi siamo qui per dire che comunque, entro quest'anno, si consumi un democratico dibattito, ma che alla fine possa darsi al paese una legge finanziaria che corrisponda effettivamente ai reali bisogni dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Detomas. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE DETOMAS. Signor Presidente, intervengo a nome della sezione della Südtiroler Volkspartei e dell'Unione autonomista ladina, rappresentate qui anche dalla componente del gruppo Misto-minoranze linguistiche. Quaranta articoli aggiuntivi rispetto a quelli che avevamo approvato in prima lettura alla Camera, quindici condoni nuovi, un'ora in Commissione che poi si è risolta in nessun dibattito nel merito di questo disegno di legge finanziaria: credo che tale metodo, in qualche modo, faccia riflettere su un inedito modo di svolgere l'attività legislativa e di approvare le leggi finanziarie che questo Parlamento dovrebbe, invece, esaminare con più cura e coscienza, anche nell'interesse dell'intero paese.
È vero: sembra che le tasse si siano ridotte. In realtà, molti balzelli che questo Governo si era prefisso di togliere sono stati introdotti: tasse che hanno del risibile, dell'incredibile. La cosa che più preoccupa (sulla quale eravamo già intervenuti in sede di prima lettura di questo disegno di legge finanziaria) riguarda i rapporti istituzionali tra lo Stato e le regioni. Questo Governo che ha come primo obiettivo quello delle riforme e di un ridisegno di rapporti tra Stato e regioni sotto il segno di un federalismo nuovo e da inventare, in qualche modo, è smentito da una pratica, da un modo di concepire i rapporti tra Stato e regioni che trova dissenzienti, non soltanto noi, ma tutte le regioni d'Italia ed apre un conflitto istituzionale che, ad oggi, non si era mai visto.
Ciò che preoccupa, ancora una volta, è il patto di stabilità, previsto dall'articolo 29 (tale preoccupazione era già stata espressa da questo gruppo), che vede il Governo intervenire, in modo diretto ed unilaterale, sui flussi di cassa con le regioni a statuto speciale che hanno una riserva di legge ed una competenza prevista dagli statuti e dalle norme di attuazione che sono leggi subcostituzionali.
In prima lettura, siamo intervenuti in modo molto critico e, al Senato, è stato modificato, in maniera peggiorativa, prevedendo addirittura la possibilità di un intervento diretto a prescindere dai termini


Pag. 39

e dalle intese. La cosa ancora più grave è l'ultimo comma dell'articolo 29 che regola il patto di stabilità interno in rapporto agli enti locali nella materia sulla quale le regioni a statuto speciale, in particolare le province autonome di Trento e di Bolzano, la regione Trentino-Alto Adige e la Valle d'Aosta hanno competenza primaria; in questo, invece, si prevede un'ingerenza diretta del Governo, in assoluto dispregio dello statuto di autonomia che è una legge costituzionale. In tal modo si dà uno schiaffo alla Costituzione e agli statuti di autonomia, alla faccia del federalismo che si vuole come linea direttrice dell'attività di Governo e dell'attività legislativa di questo Parlamento.
Non possiamo che manifestare una critica forte. Non possiamo che preannunciare anche un ricorso agli organi giurisdizionali ed al giudice delle leggi. La Corte costituzionale ci darà ragione. In questo senso, ne siamo sicuri, anche perché questo intervento pone una seria ipoteca sulla storia di cinquant'anni di autonomia delle regioni a statuto speciale, di una serie di rapporti tra le regioni e lo Stato che crea in questo Governo una responsabilità che non si era mai vista. Credo che, da questo punto di vista, vi sia bisogno di riflettere su questo disegno di legge finanziaria e soprattutto sul patto di stabilità. Credo che una riflessione vada fatta e che vadano approvate, a tale proposito, le nostre proposte emendative. Mi affido al senso di responsabilità del Governo e della maggioranza. Naturalmente l'opposizione - siamo sicuri - sarà con noi in questa battaglia (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Minoranze linguistiche e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare, a titolo personale, l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, la formula è quella del titolo personale, ma io intervengo per manifestare la grande contrarietà dei colleghi dell'opposizione eletti nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e Bolzano ad una disposizione in ordine alla quale le stesse perplessità e contrarietà non troviamo espresse - e rimaniamo allibiti! - dai colleghi della maggioranza eletti nelle medesime regioni e province.
Alludo all'ex articolo 17, ora divenuto articolo 29, comma 18, sul quale poc'anzi è intervenuto anche il collega Detomas, che prevede nuove regole per il perseguimento del patto di stabilità interno relativamente alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano. In particolare, abbandonando le formulazioni presenti nelle precedenti leggi finanziarie, nelle quali i rapporti tra lo Stato ed i menzionati enti territoriali erano caratterizzati da un'intesa preventiva, nell'ambito e nel rispetto delle procedure previste negli statuti e nelle relative norme di attuazione, tale articolo introduce un nuovo assetto delle relazioni istituzionali.
Si prevede, innanzitutto, una data di riferimento, il 31 marzo, entro la quale lo Stato e le regioni a statuto speciale debbono concordare il livello delle spese correnti e dei relativi pagamenti. In secondo luogo, l'oggetto dell'intesa si sposta dalla mera definizione dei criteri e delle procedure, in conformità ai quali regioni a statuto speciale e province autonome concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, alla definizione diretta dei livelli della spesa corrente e dei rispettivi pagamenti. In terzo luogo, nell'ipotesi in cui il livello delle spese correnti e dei relativi pagamenti non sia concordato, l'articolo 29, comma 18, del disegno di legge al nostro esame prevede che lo Stato e, per esso, il ministro dell'economia e delle finanze provveda - unilateralmente e con proprio decreto - a determinare i flussi di cassa verso gli enti in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2003-2005.
Ciò determina un'invasione delle prerogative statutarie di tutte le regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano in materia di finanza regionale e provinciale. La norma statale in questione, riconoscendo al Ministero


Pag. 40

dell'economia e delle finanze il potere di determinare i flussi di cassa verso le regioni a statuto speciale, produce un'evidente compressione dell'autonomia finanziaria riconosciuta dagli statuti e dalle norme di attuazione e, di conseguenza, integra una limitazione dell'intero sistema delle autonomie regionali (siano esse ordinarie o, come in questo caso, speciali). Appare pertanto necessario ...

PRESIDENTE. Onorevole Olivieri...

LUIGI OLIVIERI. ...che il Governo si impegni a ricercare, in ossequio al principio costituzionale di leale collaborazione, riconosciuto ed affermato dalla Corte costituzionale, il perseguimento dell'accordo previsto dall'articolo 29, comma 18, del disegno di legge ...

PRESIDENTE. Onorevole Olivieri...

LUIGI OLIVIERI. ...con le regioni, altrimenti saremmo davanti ad un'evidente e grave violazione degli statuti speciali, che sono leggi costituzionali. Questa è la riprova del fatto che la destra, a parole, è federalista, ma, nei fatti, è centralista!

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione congiunta sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.

Back Index Forward