![]() |
![]() |
![]() |
TESTO AGGIORNATO AL 23 DICEMBRE 2002
La seduta, sospesa alle 15,15, è ripresa alle 20.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta sulle linee generali
dei disegni di legge, già approvati dalla Camera e modificati dal Senato: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003); Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2003 e bilancio pluriennale per il triennio 2003-2005; Seconda nota di variazioni.
Il tempo riservato alla discussione congiunta sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato è pubblicata nel vigente calendario dei lavori (vedi calendario).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale congiunta delle modifiche introdotte dal Senato.
Avverto che il presidente del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazione nelle iscrizioni a parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Avverto altresì che la V Commissione (Bilancio) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 3200-bis-B, onorevole Angelino Alfano, ha facoltà di svolgere la relazione.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 3200-bis-B. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il testo del disegno di legge finanziaria per l'anno 2003 giunge all'esame dell'Assemblea della Camera dei deputati, dopo quello del Senato, significativamente modificato rispetto a quello che la stessa Camera aveva approvato l'11 novembre scorso. Ciò nonostante, va detto che l'impianto della manovra è rimasto saldo. È stato mantenuto il binario su cui il Governo e la maggioranza avevano costruito la manovra di finanza pubblica, vale a dire, da un lato, il rispetto degli impegni europei e, dall'altro, il rispetto del patto per l'Italia.
Oggi, però, la Camera si trova ad affrontare la terza lettura in tempi obiettivamente ristretti, relativamente ai quali è stata espressa qualche perplessità e qualche altra si potrebbe anche esprimere: una tempestiva conclusione dei lavori da parte del Senato sarebbe stata opportuna, in quanto avrebbe consentito alla Camera di valutare con maggiore tranquillità la portata delle modifiche introdotte dall'altro ramo del Parlamento. Ciò appare tanto più evidente in ragione del fatto che tali modifiche risultano di notevole importanza sia sotto il profilo quantitativo, a cominciare dal numero degli articoli, passato da 68 a 95, sia sotto il profilo qualitativo, con riferimento alle questioni oggetto dei diversi interventi emendativi approvati.
Signor Presidente, anche nel dibattito di oggi in Commissione bilancio è stato fatto cenno all'urgenza ed all'importanza di una riforma dello strumento legislativo che regola la legge finanziaria; in questo senso, è necessario che la Commissione bilancio riprenda quanto prima il lavoro già avviato, che si era tradotto nell'approvazione di un'apposita risoluzione il 4 giugno scorso. Va anche detto che questa manovra finanziaria, nel suo complesso, va letta in combinato disposto con il decreto-legge 24 settembre 2002, n. 209, convertito nella legge 22 novembre 2002, n. 265, che ha già prodotto un primo forte recupero in termini di gettito, dimostrando che, in realtà, i fattori più incisivi all'origine della caduta delle entrate tributarie dovevano rintracciarsi anche nell'assetto un po' complesso della legislazione precedente, anche in riferimento alle riforme realizzate nella XIII legislatura.
Il Governo e la maggioranza hanno inteso correggere alcuni effetti di quella legislazione apportando correttivi ed avviando una riforma volta a privilegiare i percettori di redditi medio-bassi, come si verifica nell'articolo 2 del disegno di legge finanziaria al nostro esame. In tal senso, vanno sottolineate le modifiche apportate dal Senato, riconducibili proprio all'obiettivo di concentrare gli sgravi IRPEF sui ceti meno abbienti. In questa prospettiva,
va sottolineata in particolare la possibilità di avvalersi delle detrazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio per un periodo di tempo più ampio e per un importo più consistente. Si è, infatti, spostato dal 30 giugno al 30 settembre il termine ultimo entro il quale devono essere sostenute le spese che possono essere portate in detrazione nella misura del 36 per cento; allo stesso tempo, si è aumentato da 40 a 48 mila euro l'importo complessivo delle spese detraibili. Segnalo, inoltre, all'attenzione dei colleghi il fatto che, al differimento del termine per quanto concerne il regime IRPEF, si accompagna la proroga al 2003 dell'applicazione del regime agevolato IVA, con previsione dell'aliquota ridotta al 10 per cento per i medesimi interventi di recupero del patrimonio edilizio.
Notevole rilievo assume anche la disposizione di cui al comma 7 dell'articolo 2, volta a realizzare più compiutamente il principio della parità scolastica, attraverso la previsione della concessione di un contributo volto ad attenuare gli oneri effettivamente rimasti a carico delle famiglie per l'attività educativa e in riferimento a componenti del medesimo nucleo familiare, tutto ciò ovviamente presso scuole paritarie, sulla base di criteri che dovranno essere definiti in via regolamentare dai ministri dell'economia e delle finanze e dell'istruzione.
Il contributo potrà essere comunque concesso entro il limite di spesa di 30 milioni di euro per ciascuna annualità. Si può quindi rilevare che siamo in presenza di un ulteriore segnale importante e di non irrilevante consistenza a favore delle esigenze dei nuclei familiari. Sempre in tema di modifiche apportate all'articolo 2, desidero inoltre segnalare la disposizione che prevede anche nel 2003 un regime di favore per i redditi da lavoro dipendente prestato all'estero ed in zone di frontiera da contribuenti residenti in Italia. Il regime consiste nell'esenzione della tassazione per i redditi di importo fino ad 8 mila euro.
Per quanto concerne la disposizione del capo II, si tratta di un complesso di norme volte a consentire la definizione di redditi relativi ai periodi di imposta già chiusi, anche mediante un ricorso al cosiddetto concordato di massa e a forme di sanatoria e regolarizzazione.
Le modifiche e le integrazioni apportate al Senato hanno segnato, dunque, un incremento di questa parte del disegno di legge finanziaria, mentre come ho già avuto modo di sottolineare, il provvedimento reca, anche per quanto concerne specificamente la parte tributaria, disposizioni di un certo rilievo.
Quanto alle ragioni che hanno indotto la maggioranza ed il Governo ad inserire nel testo del provvedimento le diverse procedure per la definizione indicate nel capo II, occorre svolgere qualche considerazione più approfondita. Infatti, se per un verso risulta innegabile l'esigenza di conseguire maggiori entrate utili ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi concordati in sede di programma di stabilità, per altro verso non si può fare a meno di notare che le diffuse aspettative per forme di definizione quali sono quelle prefigurate nel provvedimento al nostro esame traggono origine dalla condizione di obiettiva difficoltà e precarietà dell'assetto normativo riconducibile alle ragioni cui avevo poc'anzi fatto riferimento. In questa sede, è appena il caso di ricordarsi che il susseguirsi frenetico di modifiche di notevole importanza nell'assetto della normativa recò grande disagio non solo ai contribuenti ma anche agli addetti ai lavori, per cui da più parti ed in ripetute occasioni sono stati segnalati gli effetti negativi prodotti dalla legislazione caotica e spesso contraddittoria tale da determinare una condizione di incertezza e confusione. Proprio questa situazione può avere indotto tanti contribuenti a compiere errori in sede di dichiarazione dei redditi, ovvero nel versamento dei tributi dovuti.
Quanto al primo profilo, vale a dire l'esigenza di reperire risorse aggiuntive, da più parti erano state espresse perplessità circa l'idoneità delle disposizioni inserite nel testo originario in materia di concordato per gli anni pregressi ad assicurare il
raggiungimento del gettito stimato nella relazione tecnica. A tal riguardo, si rileva che, se si sceglie la strada di una definizione concordata delle pendenze tributarie, tanto vale definire una normativa che risulti adeguata allo scopo e che induca ad un'ampia adesione da parte dei potenziali interessati, per cui le misure inserite nel disegno di legge finanziaria sono ispirate proprio all'obiettivo di permettere ai soggetti interessati di regolarizzare la propria posizione con il fisco, provvedendo al versamento di una quota parte dei tributi dovuti e non versati in precedenza, in taluni casi previa presentazione di apposita dichiarazione integrativa.
La regolarizzazione delle posizioni dei contribuenti che intendono avvalersi delle procedure prospettate permetterà di chiudere definitivamente una fase nei rapporti tra i contribuenti e fisco, in vista della realizzazione dell'organico progetto di riforma del sistema tributario prospettato nel disegno di legge delega attualmente all'esame del Senato. Tale progetto, è ispirato all'obiettivo di introdurre drastiche semplificazioni nell'assetto della normativa tributaria sia per quanto concerne la tassazione delle persone fisiche, sia per quanto riguarda il regime applicabile alle imprese. Si tratta di un disegno riformatore di ampia portata che segna una netta inversione di tendenza rispetto ad alcune linee di intervento realizzate negli scorsi anni. Tale soluzione di discontinuità costituisce, evidentemente di per sé, un elemento idoneo a giustificare il ricorso a procedure concordate di definizione del pregresso analogamente a quanto è avvenuto in precedenti occasioni, quando si è trattato di riformare in termini significativi il sistema tributario.
Occorre da ultimo ricordare che perplessità di analogo tenore, sostanzialmente fondate sull'argomento per cui l'attuale Governo e la maggioranza intenderebbero favorire coloro i quali hanno frodato il fisco sottraendosi agli obblighi tributari, erano già state avanzate in occasione dell'adozione del decreto-legge n. 350 del 2001, riguardante il cosiddetto «scudo fiscale», che prevedeva l'inserimento di procedure agevolate per il rimpatrio, ovvero la regolarizzazione di capitali detenuti all'estero. In realtà, quelle critiche si sono dimostrate del tutto infondate, in quanto la disciplina del decreto-legge n. 350 ha consentito il rientro di ingenti capitali che potranno essere impiegati utilmente nel sistema produttivo, oltre a concorrere ad un incremento del gettito.
È quindi condivisibile la decisione di differire la procedura dello scudo fiscale fino al 30 giugno 2003. Risulta inoltre significativo il fatto che altri paesi europei, stanno valutando, sulla base dell'esperienza italiana, la possibilità di adottare normative di analogo tenore.
Alla luce di queste considerazioni, le modifiche introdotte dal Senato in questa materia debbono essere valutate positivamente, in quanto definiscono in termini più puntuali la disciplina degli istituti introdotti, anche sulla base dei precedenti costituiti, per quanto concerne il concordato di massa, dal decreto-legge n. 564 del 1994 e successive modifiche, nonché, per quanto riguarda le vere e proprie sanatorie, dal decreto-legge n. 437 del 1996.
Più in particolare, relativamente alla definizione automatica del reddito delle imprese e del lavoro autonomo per gli anni pregressi - di cui all'articolo 7 -, occorre rilevare l'indiscutibile miglioramento costituito dall'introduzione di un riferimento più preciso per quanto concerne la determinazione dei maggiori tributi dovuti. Infatti, il testo approvato dal Senato assume - chiaramente - a riferimento gli studi di settore, ovvero, per le categorie di ricavi o compensi per i quali non sia previsto tale strumento di accertamento, i parametri di cui alla legge n. 549 del 1995. Nel testo approvato in prima lettura alla Camera, viceversa, si demandava all'agenzia delle entrate la determinazione degli importi che i soggetti erano tenuti a versare ai fini del concordato.
Altrettanto apprezzabile appare la semplificazione della procedura che si fonda, nel testo del Senato, sull'autonoma liquidazione da parte del contribuente interessato dei maggiori tributi dovuti, senza
richiedere la preventiva proposta dell'amministrazione finanziaria. Si sono, inoltre, opportunamente, ridotti gli importi minimi da versare; tale riduzione non deve leggersi come una norma di maggior favore - stante il riferimento cui ho accennato in precedenza ai valori previsti in attuazione degli studi di settore, ovvero di parametri - quanto piuttosto la possibilità di consentire ad una più ampia platea di soggetti l'accesso al concordato con conseguente maggior incremento del gettito che può essere acquisito dall'erario.
La formulazione approvata dal Senato consente di disciplinare, dunque, efficacemente, anche il caso in cui la definizione riguardi società od associazioni, di cui all'articolo 5 del testo unico delle imposte sui redditi. Accanto alla procedura di definizione di cui all'articolo 7, che non richiede la presentazione di una nuova dichiarazione, le disposizioni di cui all'articolo 8 provvedono a disciplinare la regolarizzazione degli imponibili quando vi sia la necessità della predisposizione di una dichiarazione integrativa.
La regolarizzazione si applica per i periodi di imposta relativamente ai quali, alla data del 31 ottobre 2002, sono scaduti i termini per la presentazione delle rispettive dichiarazioni. In sostanza, per i contribuenti per i quali il periodo d'imposta coincide con l'anno solare, si fa riferimento ai periodi d'imposta dal 1996 al 2001.
L'integrazione degli imponibili vale ai fini delle imposte sui redditi, delle eventuali imposte sostitutive, dell'imposta sul patrimonio netto delle imprese, soppressa con l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 446 del 1997, dell'IVA, dei contributi previdenziali e di quelli al servizio sanitario nazionale, questi ultimi soppressi anch'essi con il decreto legislativo n. 446 del 1997.
È stabilito che l'integrazione si perfezioni entro la data del 16 marzo 2003, con facoltà di rateizzazione qualora gli importi, relativamente a ciascun periodo d'imposta, risultino superiori a 2 mila euro, per le persone fisiche e per gli altri soggetti a 5 mila euro. Analoga rateizzazione è prevista anche all'articolo 7 ed in tale ultimo caso, peraltro, la data di effettuazione dei versamenti è fissata al 20 giugno. I commi 4 e 5 dell'articolo 8 prevedono poi una procedura alternativa di dichiarazione e versamento consistente nella presentazione di una dichiarazione integrativa riservata, analogamente a quanto già previsto dal cosiddetto scudo fiscale, ai sensi del decreto-legge n. 350 del 2001. In particolare, tale modalità alternativa consente di regolarizzare i redditi e gli imponibili conseguiti all'estero mediante il pagamento di un'imposta sostitutiva pari al 13 per cento. Al perfezionamento della procedura d'integrazione degli imponibili si accompagna la previsione della preclusione di ogni accertamento tributario e contributivo, l'estinzione delle sanzioni amministrative e l'esclusione della punibilità di alcuni reati tributari come la dichiarazione fraudolenta, la dichiarazione infedele, l'omessa dichiarazione, l'occultamento e la distruzione di documenti contabili, oltre che di reati previsti da alcuni articoli del codice penale e del codice civile specificamente citati, in quanto commessi per eseguire od occultare reati tributari; la punibilità non viene, tuttavia, meno quando si tratti di procedimenti in corso. La soluzione cui si è pervenuti al Senato in ordine agli effetti derivanti dall'integrazione degli imponibili appare condivisibile in quanto contempera l'esigenza di assicurare la necessaria certezza del quadro giuridico, applicabile ai soggetti che aderiscono alla procedura prospettata, con quella di evitare di favorire comportamenti gravemente lesivi per l'erario. In questa prospettiva appare del tutto comprensibile il differimento di un anno dei termini per l'accertamento.
In questo modo si introduce, infatti, un efficace deterrente nei confronti dei contribuenti che, pur potendo ricorrere alle procedure di definizione, non lo fanno, confidando nella ridotta possibilità di incorrere in un accertamento da parte dell'amministrazione finanziaria.
I successivi articoli contengono una dettagliata disciplina relativa alla definizione automatica per gli anni pregressi
(all'articolo 9), alla definizione agevolata dei valori dichiarati dei beni oggetto di imposta di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni ed INVIM (all'articolo 11), alla regolarizzazione delle scritture contabili (all'articolo 14) ed all'eventuale definizione dei tributi delle regioni, delle province e dei comuni (all'articolo 13), nonché alla definizione degli accertamenti, degli inviti al contraddittorio e dei processi verbali di constatazione (all'articolo 15).
In particolare, per quanto concerne l'articolo 9, si tratta della riproposizione, sia pure con alcuni aggiornamenti, del cosiddetto condono tombale dal cui ambito di applicazione sono esclusi, nel caso specifico, i redditi soggetti a tassazione separata e quelli conseguiti all'estero. Alcune utili correzioni sono state, inoltre, apportate all'articolo 16 per quanto concerne la chiusura delle liti fiscali pendenti, tra le altre cose pervenendo ad una definizione più puntuale di lite pendente.
Da ultimo, è stata consentita la possibilità di concedere la regolarizzazione di inadempienze relative al canone di abbonamento alle radiodiffusioni con l'articolo 17, comma primo, ed alle violazioni in materia di affissioni e pubblicità, con riferimento alle violazioni, già sanate in passato ai sensi della legge n. 549 del 1995, compiute mediante affissione di manifesti politici (secondo comma dell'articolo 17).
Venendo alle ulteriori disposizioni di carattere tributario, segnalo all'attenzione dei colleghi la proroga al 30 giugno 2003 di una serie di regimi agevolati per quanto concerne l'accisa applicabile ai prodotti petroliferi. Si tratta di disposizioni suscettibili di incidere positivamente sui diversi settori economici, contribuendo a ridurne i costi di produzione. Nell'ambito dello stesso articolo 21, è prevista la possibilità di un aumento dell'aliquota di base dell'imposta di consumo sulle sigarette, in misura da definire con decreto del ministro dell'economia e delle finanze che, in ogni caso, deve risultare tale da assicurare maggiori entrate di ammontare non inferiore ai 400 milioni di euro su base annua, a decorrere dal 2003. In questo caso, il prospettato aumento del livello della tassazione è finalizzato al reperimento di risorse aggiuntive da destinare al finanziamento di iniziative dirette all'innovazione tecnologica ed, in particolare, al finanziamento di un fondo per i progetti di ricerca di rilevante valore scientifico, con particolare riferimento alla tutela della salute e dell'innovazione tecnologica. Al riguardo, desidero sottolineare la soddisfacente soluzione cui si è pervenuti con riferimento alle coperture delle esigenze finanziarie delle università.
È stato, infatti, aumentato lo stanziamento relativo al fondo ordinario delle università, di cui all'articolo 5 della legge n. 537 del 1993, rispettivamente da 6 mila e 30 milioni di euro a 6 mila e 225 milioni di euro per il 2003 e a 6 mila e 235 milioni di euro per il 2004.
L'articolo 22 reca poi una disciplina organica di riforma della normativa vigente in materia di apparecchi e congegni di divertimento e di intrattenimento, con particolare riferimento ai cosiddetti videopoker. Si tratta, in larga parte, di modifiche alla legislazione introdotta con la legge finanziaria per il 2001, la quale non si è dimostrata sufficientemente efficace a contrastare la diffusione illegale di tali apparecchi. Si prospettano, quindi, norme più incisive dirette, per un verso, ad introdurre una nuova classificazione degli apparecchi per il gioco lecito e, peraltro, a rafforzare le forme di controllo sul fenomeno da parte dei pubblici poteri, in primo luogo, mediante la previsione di uno specifico regime autorizzatorio dell'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, d'intesa con il dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'interno.
In sostanza, obiettivo della nuova disciplina è quello di promuovere il ricambio degli apparecchi, attraverso la sostituzione di quelli attualmente installati con nuovi apparecchi che siano dotati di dispositivi che posseggano caratteristiche tecniche tali da bloccarne il funzionamento in caso di manomissione.
Si definisce, inoltre, l'ammontare forfettario dei tributi dovuti a titolo di imposta sugli intrattenimenti ed IVA, mediante
l'aumento dell'imponibile annuo a 10 mila euro per gli apparecchi di cui al comma 6 dell'articolo 110 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e a 4 mila e 100 euro per gli apparecchi di cui al comma 7 del medesimo articolo.
Si può, quindi, affermare che il complesso delle disposizioni introdotte al riguardo risponde ad un duplice obiettivo: per un verso, quello di risanare un settore nel quale si registra un'alta incidenza di comportamenti e pratiche illegali e, per altro verso, quello di garantire all'erario entrate aggiuntive.
Lo stesso articolo reca poi alcune disposizioni in ordine alla disciplina delle scommesse ippiche, con particolare riferimento al trasferimento delle concessioni ed alla contestuale raccolta nei medesimi locali di più scommesse.
Sempre in tema di semplificazione delle procedure amministrative merita segnalare, onorevoli colleghi, la previsione, all'articolo 25, di una disciplina riferita al pagamento ed alla riscossione di somme di modesto ammontare da applicare a tutte le amministrazioni pubbliche; l'integrazione delle disposizioni concernenti la diffusione delle tecnologie informatiche, con particolare riguardo alle esigenze dei comuni di minori dimensioni e alla dotazione tecnologica degli enti territoriali in genere; la previsione della possibilità di ricorrere a diverse forme, anche cumulabili, di partnership con soggetti privati quali in primo luogo gli istituti di credito, per accelerare la diffusione della carta d'identità elettronica e della carta nazionale dei servizi; lo stanziamento di 25 milioni di euro annui per la realizzazione dell'anagrafe degli italiani all'estero e l'informatizzazione delle prefetture, l'utilizzo delle residue disponibilità per l'istituzione di un fondo diretto ad incentivare l'acquisizione di strumenti informatici e digitali tra i giovani, la facoltà della Consip di stipulare convenzioni-quadro per l'approvvigionamento di beni e servizi di interesse di una o più amministrazioni, ovvero di svolgere a titolo gratuito per conto delle amministrazioni le attività di stazione appaltante.
Qualche considerazione va svolta con riferimento alla disciplina dei rapporti finanziari fra i diversi livelli di governo, con particolare riferimento al patto di stabilità interno.
Si tratta di una delle parti più importanti del disegno di legge finanziaria per il 2003, la cui disciplina, nel testo approvato al Senato, ha inteso recepire larga parte delle sollecitazioni...
PRESIDENTE. Onorevole Angelino Alfano, la prego di rispettare i tempi.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 3200-bis-B. La ringrazio, signor Presidente per avermi ricordato...
PRESIDENTE. Onorevole Alfano, lei è il primo a parlare. Farò così anche con gli altri colleghi.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 3200-bis-B. La ringrazio, signor Presidente. Essendo esauriti i tempi e non essendo concluso l'intervento che avevo intenzione di svolgere per illustrare all'Assemblea le modifiche apportate al Senato, rinvio al testo per le ulteriori considerazioni. Chiedo quindi alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna delle considerazioni conclusive del testo della relazione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
FRANCESCO RUTELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo, onorevole Rutelli, che il tempo a sua disposizione è limitatissimo, dal momento che deve intervenire il relatore di minoranza.
FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sottoporre a lei e ai colleghi presenti, ai sensi del regolamento, una questione sull'ordine dei lavori.
Non credo vi siano le condizioni per procedere con l'esame del disegno di legge finanziaria. Vorrei pertanto invitare lei, come Presidente, e i colleghi presenti ad una riflessione essenziale, legata al totale cambiamento - abbiamo voluto ascoltare la prima relazione - del testo licenziato dall'Assemblea di Montecitorio. I due terzi della legge finanziaria sono stati modificati: 75 articoli su 95 sono stati modificati e vi sono 20 nuovi articoli. L'impianto in materia fiscale è stravolto. Vorrei soltanto far notare, per la dignità di questa Assemblea e del lavoro che è stato fatto, che il condono tombale non ha modificato le previsioni di entrata e ciò significa che si certifica, come fosse falsa, la previsione sulla quale la Camera ha deliberato pochi giorni addietro.
Abbiamo immesso una quindicina di condoni; parlando nell'aula del Senato i rappresentanti del Governo hanno preannunciato un decreto-legge volto a correggere le incongruenze e gli errori contenuti in questa nuova stesura del disegno di legge finanziaria. Signor Presidente, le chiedo ciò alla luce di un'esperienza, quella del cosiddetto decreto-legge taglia-spesa. Infatti, in quest'aula intervennero i nostri colleghi ricordando che questo provvedimento comporta conseguenze e implicazioni che oggi la Camera non è in grado di valutare, e i fatti di queste ultime settimane hanno confermato che ciò era vero.
Ogni giorno che passa, infatti, ascoltiamo da settori delle pubbliche amministrazioni grida di ansia, di angoscia e di preoccupazione perché emergono le implicazioni di quel provvedimento.
Come l'onorevole Castagnetti ricordava, abbiamo appreso che al Ministero della salute, a dicembre, sono stati ridotti del 10 per cento gli stipendi sull'intero anno, per la parte concernente la spesa corrente! Abbiamo avuto da poco l'esperienza di questo modo improvvisato di legiferare, che ci deve far riflettere.
Quindi, il mio richiamo, Presidente, riguarda, in primo luogo, un'implicazione generale, che è questa e che articolerò leggendole, signor Presidente Casini, il comma 3 dell'articolo 5 che è al nostro esame, per capire quale sia la qualità legislativa del testo che abbiamo tra le mani: «Il comma 2-quinquies dell'articolo 3 del decreto-legge 24 settembre 2002, n. 209, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n. 265, è sostituito dal seguente: "2-quinquies. La disposizione contenuta nell'articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, secondo la quale i contributi erogati a norma di legge concorrono alla determinazione della base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive, fatta eccezione per quelli correlati a componenti negativi non ammessi in deduzione, deve interpretarsi nel senso...
PRESIDENTE. Onorevole Rutelli...
FRANCESCO RUTELLI. ...che tale concorso si verifica anche in relazione a contributi per i quali sia prevista l'esclusione dalla base imponibile delle imposte sui redditi, sempre che l'esclusione dalla base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive non sia prevista dalle leggi istitutive dei singoli contributi ovvero da altre disposizioni di carattere speciale"». Queste sono quindici righe che ci vengono sottoposte dal Governo, dopo l'esame del provvedimento da parte del Senato della Repubblica! Come si pensa che una materia di questo genere... Io mi rivolgo ai colleghi della maggioranza, perché sono consapevole che le accuse che sono state rivolte, signor Presidente, ad alcuni colleghi parlamentari della maggioranza, come naturalmente dell'opposizione, siano infondate: un provvedimento come la legge finanziaria non deve prevedere argomenti, come si è ricordato, microsettoriali e localistici, ed invece questo era l'impianto della legge e degli emendamenti che sono stati presentati dal Governo. È naturale che i parlamentari procedano su quella strada e non si può accusare il Parlamento di intervenire su una materia di questo genere in modo incongruo, quando è di questa pasta che è fatta la finanziaria!
Quindi, signor Presidente, concludo il mio intervento presentandole due richieste. La prima è rivolta a lei, perché lei è il Presidente ed è anche il garante dello svolgimento dei lavori della nostra Assemblea: non credo che siamo in grado di votare questa legge finanziaria nella forma e nei modi in cui ci viene presentata, tanto meno nell'arco di poco più di ventiquattr'ore, a partire da adesso. Anche perché il Parlamento che decide, Presidente, non è solo il Parlamento in cui un Governo fa valere i propri numeri: noi siamo responsabili di fronte al paese e, se è consentito, di fronte a noi stessi, perché, quando votiamo, siamo chiamati a sapere che cosa stiamo votando, come deputati e come persone, e se votiamo qualcosa di cui non siamo coscienti - e non possiamo diventarlo nell'arco di poco più di ventiquattr'ore - non facciamo bene il nostro lavoro. Credo ricadrebbe sulla nostra testa, Presidente, sulla testa di noi tutti - non solo della maggioranza, ma anche dell'opposizione - la responsabilità dei provvedimenti correttivi che si dovessero poi adottare per far fronte all'immenso pasticcio che abbiamo davanti a noi!
La seconda richiesta formale è la seguente: noi non disponiamo degli stampati con gli emendamenti; è impensabile che l'Assemblea inizi il dibattito sulla legge finanziaria quando neppure sono stati stampati gli emendamenti sui quali ci si confronta, si discute e ci si scontra, se è necessario! Do atto al Presidente del Senato di aver riconosciuto che l'opposizione, al Senato della Repubblica, si è comportata in modo costruttivo, responsabile, pur evidenziando, con la massima ampiezza possibile, la diversità di approcci, di idee e di contenuti. È impensabile, Presidente, che si affronti il disegno di legge finanziaria in questi termini, per risolverla in 24 ore. Non puntiamo all'esercizio provvisorio: puntiamo a fare un lavoro serio! Non è pensabile che l'Assemblea discuta il disegno di legge finanziaria senza che siano stampate le proposte emendative! Questo impone, quantomeno, una sospensione dei lavori fino a quando questo adempimento, minimo per la correttezza, l'efficacia e la trasparenza dei nostri lavori, non sia stato raggiunto.
Per questo motivo, le chiedo, signor Presidente, una risposta d'insieme su questo modo di lavorare e di sospendere i lavori, specificamente, finché la materia di cui si discute non sarà almeno disponibile sui nostri banchi. La ringrazio (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 3201-B, onorevole Crosetto, ed ai relatori di minoranza, Michele Ventura e Russo Spena, mi corre l'obbligo di fornire una risposta all'onorevole Rutelli e gliela darò con un linguaggio franco, sincero.
Ieri, mi sono fatto carico, pubblicamente, di manifestare un'irritazione che, nella Conferenza dei presidenti di gruppo - c'è il resoconto stenografico -, è stata espressa dai capigruppo di maggioranza e di opposizione. Ho avuto, più volte, modo di sottolineare che il problema, per quanto mi riguarda, non è solo e tanto un problema di rapporto tra maggioranza ed opposizione: è un problema di rapporto tra istituzioni, tra il potere legislativo ed il potere esecutivo, quindi tra Parlamento e Governo e, quando parlo di Parlamento, parlo del Parlamento con la sua maggioranza e con la sua minoranza.
Detto questo, credo che abbiamo compiuto una scelta in termini di responsabilità perché, a maggior ragione, se questa Camera dovesse modificare il disegno di legge finanziaria, proprio per evitare quell'esercizio provvisorio che credo non sarebbe un fatto positivo per nessuno (soprattutto non lo sarebbe per l'Italia, indipendentemente dalla maggioranza e dall'opposizione), non potevamo accorciare i tempi o rinviare al 27 o al 28 il dibattito come, legittimamente peraltro, con grande correttezza, l'opposizione aveva chiesto alla Conferenza dei presidenti di gruppo.
Onorevole Rutelli, è chiaro che il meccanismo ed il sistema di questa legge
finanziaria (ce lo diciamo da diversi anni), così com'è, non può più andare. Lo hanno rilevato, nella giornata odierna, tutti, indipendentemente dalle loro collocazioni; è diventato un provvedimento omnibus in cui vi è una ricerca, il più delle volte affannosa, dei singoli parlamentari di dare visibilità (cosa legittima ma che, nel complesso, contribuisce a rendere farraginoso il meccanismo) alle singole richieste anche dei propri collegi. Soggettivamente prese, sono tutte iniziative accettabili; oggettivamente, nel contesto di questo provvedimento, lo rendono difficilmente gestibile.
Tuttavia, non posso accogliere la sua richiesta, perché vorrei farle anche notare che non è la prima volta che ciò si verifica.
Come Presidente della Camera, tante volte scontentando anche la maggioranza del Parlamento, ho due bussole: il regolamento ed i precedenti. Ho notato che nel 2000 (l'ho detto ieri nella Conferenza dei capigruppo), purtroppo, capitò la stessa cosa; qualcuno mi ha fatto notare - non ero pronto, a dare la risposta, nella Conferenza dei capigruppo, sono pronto adesso perché mi sono documentato - che quella finanziaria non era così cambiata; ebbene, ho fatto la verifica: su 158 articoli, ve ne erano 92 modificati e 35 nuovi. È il segno che, purtroppo, quello che è capitato quest'anno, lo ripeto, purtroppo (perché l'ho dichiarato; è sui giornali di oggi), è già capitato anche in passato.
Lei pone inoltre il problema relativo al fatto di disporre degli stampati. Onorevole Rutelli, su questo sono assolutamente d'accordo con lei: non si può cominciare a votare se non ci sono gli stampati.
FRANCESCO RUTELLI. Anche in discussione generale!
PRESIDENTE. Lo dichiaro fin da adesso agli uffici: è ovvio che, questa sera, se non arrivano gli stampati da distribuire ai colleghi, non si può incominciare a votare. Però, il Segretario generale mi ha assicurato che gli stampati sono in arrivo.
Siamo in discussione generale, la V Commissione (Bilancio) e le Commissioni di merito hanno già affrontato l'impianto del disegno di legge ed il problema da lei sollevato - credo che lei convenga con me - non deve diventare un pretesto. Lei ha posto un problema serio ed io rispondo a questo: reputo che la discussione generale possa tranquillamente proseguire perché l'impianto del disegno di legge finanziaria il Parlamento lo ha già davanti a sé, per approvarlo o per contestarlo.
È ovvio che, entro pochi minuti, sarà fatta una verifica sulla seconda questione da lei posta perché - è vero - non si può procedere alle votazioni sulla base di fotocopie.
Il relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 3201-B, onorevole Crosetto, ha facoltà di svolgere la sua relazione.
GUIDO CROSETTO, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 3201-B. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge di bilancio dello Stato per il 2003 è ritornato all'esame della Camera dopo essere stato parzialmente modificato dal Senato. Le modifiche discendono, in larga parte, come abbiamo già ampiamente avuto modo di apprendere, dalle corpose integrazioni e correzioni apportate dall'altro ramo del Parlamento al disegno di legge finanziaria. Così, il Governo ha predisposto un'apposita nota di variazione volta a riprodurre, sul bilancio, gli effetti conseguenti alle modifiche inserite nel disegno di legge finanziaria.
Nel corso dell'esame svoltosi, nell'odierna giornata, presso la V Commissione, è emerso, come, del resto, nella precedente discussione, un diffuso disagio per la ristrettezza dei tempi a disposizione della Camera per l'esame in terza lettura. Infatti, la portata delle modifiche introdotte dal Senato avrebbe richiesto di disporre di un lasso di tempo più ampio, in modo da permettere una più approfondita valutazione delle disposizioni. A fronte di una situazione obiettivamente difficile, occorre comunque dimostrare senso di responsabilità
e procedere rapidamente, come ci ha chiesto il Presidente della Camera poc'anzi.
D'altra parte, la rapida discussione che ci accingiamo a svolgere ripropone, in termini ancora più accentuati, l'esigenza, più volte sottolineata, di un esame del disegno di legge di bilancio più accurato di quanto avvenga di solito. Tale esigenza è uscita rafforzata a seguito dell'adozione, da parte del Governo, del decreto-legge n. 194 del 2002, con il quale si è inteso adottare alcune misure dirette al contenimento della spesa entro dimensioni compatibili con gli impegni di finanza pubblica assunti con il programma di stabilità. Le disposizioni contenute nel decreto-legge hanno già trovato attuazione relativamente ad un parziale blocco degli impegni di pagamento, in primo luogo, mediante l'adozione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sottoposto all'esame delle Commissioni e, in secondo luogo, mediante l'emanazione del decreto del ministro dell'economia e delle finanze del 29 novembre, che ha disposto un taglio degli impegni di spesa e delle emissioni dei titoli di pagamento nella misura del 15 per cento degli stanziamenti.
Tale ultimo decreto, com'è noto, ha suscitato vivaci reazioni. Occorre rilevare, tuttavia, che quello introdotto dal decreto-legge n. 194 citato costituisce uno strumento di carattere straordinario cui non può ritenersi di fare ricorso in via generale ai fini del controllo dei saldi di finanza pubblica. Ciò implica che la definizione del bilancio, soprattutto sul versante della spesa, debba ricondursi interamente alla responsabilità politica del Governo e del Parlamento. In altri termini, piuttosto che seguire la strada di automatismi che rischiano di produrre conseguenze indesiderate sui settori interessati, occorre effettuare un'approfondita ricognizione dei diversi stanziamenti di spesa per verificare quali margini di intervento si offrano. Il carattere formale della legge di bilancio non impedisce, infatti, per quanto concerne gli stanziamenti relativi a spese discrezionali, la possibilità che si evidenzi l'opportunità di una diversa allocazione delle disponibilità, anche al fine di liberare risorse da destinare allo sviluppo.
In questa prospettiva, mi sento di ribadire l'invito, avanzato dal collega Alfano, affinché si riprenda, quanto prima, il lavoro già avviato dalla Commissione ai fini dell'aggiornamento degli strumenti di bilancio. Si tratta di un lavoro che deve trarre le mosse dalle indicazioni cui già la Commissione è pervenuta con la risoluzione approvata il 4 giugno scorso e dal percorso prospettato con l'ordine del giorno approvato a conclusione dell'esame in prima lettura del disegno di legge finanziaria alla Camera. Nel menzionato ordine del giorno si è prospettata l'esigenza di incardinare il lavoro di aggiornamento degli strumenti di bilancio in una prospettiva di ampia portata che coinvolga, allo stesso tempo, Governo e Parlamento e nella quale siano delineati, entro una cornice unitaria e coerente, i criteri di raccordo e di coordinamento dei diversi interventi legislativi suscettibili di incidere nel riparto di competenze e risorse finanziarie tra i livelli di governo.
L'esito di questo lavoro di approfondimento dovrà tradursi nel rafforzamento dell'efficacia del ruolo della legge finanziaria e di quella di bilancio. In questa logica, appare evidente che l'attività emendativa svolta in Parlamento, che pure in larga parte si dimostra idonea ad integrare positivamente i testi originariamente predisposti dall'esecutivo, dovrà esprimersi in termini coerenti con gli obiettivi fondamentali della manovra finanziaria in modo da rafforzarne l'efficacia.
A questo scopo, l'esperienza di quest'anno, per cui il Senato ha forse ecceduto nell'inserimento di nuove disposizioni di cui, per la ristrettezza dei tempi a nostra disposizione, non è possibile comprendere appieno la portata, potrà risultare estremamente utile. Occorre, in sostanza, lavorare per rafforzare gli strumenti di bilancio anche mediante una razionalizzazione della procedura dell'esame parlamentare, purché ciò non si
traduca nella preclusione della possibilità di migliorare l'impianto dei provvedimenti predisposti dal Governo.
Per quanto riguarda il testo del disegno di legge di bilancio, occorre in primo luogo richiamare i profili quantitativi in termini di oneri e mezzi di copertura delle modifiche apportate al Senato. Per quanto concerne gli oneri, dal prospetto allegato al testo al nostro esame, si evince che rispetto al testo originario si è passati, nel 2003, da 10 miliardi e 643 milioni di euro a 11 miliardi e 548 milioni di euro, nel 2004 da 13 miliardi e 493 milioni a 16 miliardi e 929 milioni, nel 2005 da 12 miliardi e 733 milioni a 14 miliardi e 110 milioni di euro. Fra gli altri, risultano incrementati gli oneri relativi agli enti locali, che passano da 657 a 838 milioni di euro nel 2003, quelli che concernono il pubblico impiego, che passano da 1061 a 1147 milioni di euro, e quelli riconducibili a misure assistenziali e previdenziali che aumentano da 2582 a 2757 milioni di euro. Risultano inoltre diminuite le entrate correnti in ragione principalmente dell'incremento dell'entità degli sgravi fiscali passati rispetto al testo originario da 3781 a 4291 milioni di euro. Per quanto riguarda i mezzi di copertura, si registra un significativo aumento delle previsioni di maggiori entrate, che passano da 5302 a 7287 milioni di euro nel 2003, da 1959 a 3432 nel 2004 e da 245 a 1485 milioni di euro nel 2005 (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Onorevole Crosetto, ammiro sempre la sua diligenza e la sua intelligenza, però ha superato il tempo. La invito a concludere.
GUIDO CROSETTO, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 3201-B. Essendo la relazione tecnica particolarmente noiosa, colgo l'occasione per chiedere alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del resto del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza sulla base dei consueti criteri. Mi dispiace di averla interrotta, ma ci sono delle regole di tempo da rispettare.
Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, onorevole Ventura.
MICHELE VENTURA, Relatore di minoranza. Signor Presidente, sono tre giorni che anche noi, molto più modestamente, solleviamo le questioni ora poste dall'onorevole Rutelli e mi fa molto piacere che anche Rutelli abbia sollecitato l'invio dei fascicoli, degli stampati. La questione dei fascicoli è veramente importante, tant'è che senza di essi, chiaramente, come ha ribadito il Presidente della Camera, non sarà possibile procedere all'esame della legge finanziaria. Ma, al di là di questo, Presidente, desidero preliminarmente svolgere alcune considerazioni di carattere generale. In primo luogo, la maggioranza, nella discussione che si è svolta al Senato, ha dato prova di rissosità, fornendo una visione ultralocalistica. Questo mi sembra un punto non indifferente perché ancora una volta si è dimostrata l'impossibilità di questo Governo di offrire una sintesi politico programmatica in grado di parlare al paese e di offrire un utile punto di confronto con il Parlamento. In altre parole, non siamo in grado di avere una sintesi in grado di rappresentare gli interessi generali della società. In secondo luogo - e mi ricollego alla questione citata inizialmente - la Camera si trova ad affrontare la legge finanziaria in terza lettura in una condizione, per utilizzare un'espressione calcistica, di impraticabilità del campo.
PRESIDENTE. Che è sempre un concetto molto relativo, bisogna riconoscerlo!
MICHELE VENTURA, Relatore di minoranza. In sostanza, signor Presidente, la Commissione bilancio non è stata in grado di istruire alcunché, né di esaminare gli emendamenti e ovviamente, non poteva esaminarli. Pertanto, l'Assemblea sarà costretta ad un lavoro affannoso e, temo, scarsamente costruttivo.
Ho ascoltato il collega Alfano svolgere la sua relazione di maggioranza e ritengo che al collega Alfano non rimanga altro da fare che prendere atto dell'intraprendenza del senatore Grillotti, non so se con una qualche invidia; non so, infatti, se il collega Alfano avrebbe preferito essere il presentatore della sfilza dei condoni o, se in prima lettura, abbia resistito alle pressioni del Governo, che gli farebbe onore, sebbene propenda più per l'ipotesi che provi invidia per il senatore Grillotti.
In terzo luogo, è singolare assistere alle lamentazioni per le modalità di svolgimento dei lavori al Senato da parte di esponenti del Governo e, in primo luogo, da parte del Presidente del Consiglio. Se la maggioranza non tiene, non ne è responsabile l'opposizione; se non vi è stata una regia, la responsabilità è del Ministero dell'economia, se non vi è coordinamento tra i gruppi di maggioranza di Camera e Senato, la responsabilità è, esclusivamente, dei gruppi di maggioranza e, ancora, se il Presidente del Consiglio non ha la certezza che quanto deciso al Senato sia adeguatamente coperto, si rivolga, ancora, al ministro dell'economia.
In sostanza, signor Presidente - questo vorrei sottolinearlo -, se una riforma della legge di bilancio si deciderà, ciò dovrà avvenire per iniziativa parlamentare, poiché ciò che è accaduto non è da addebitarsi all'attuale normativa, bensì allo stato confusionale della maggioranza e del Governo. Al Senato abbiamo assistito alla presentazione continua di maxiemendamenti ed emendamenti da parte del Governo. L'opposizione ha limitato i danni per il Governo: è stata eliminata l'amnistia mascherata e sono state poste le basi per le pensioni integrative per il pubblico impiego; è stato ritirato il condono edilizio; è stata risolta la questione dei 16 mila lavoratori ATA; sono lievemente aumentati i fondi per l'università (senza, tuttavia, risolvere il problema dell'università); è stato ritirato quell'emendamento sui medici che avrebbe stravolto tutto il nostro sistema sanitario. Tuttavia, mi sembra di poter dire, in sintesi, che la legge finanziaria esce dal Senato notevolmente peggiorata, soprattutto per il ricorso a ben 15 tra sanatorie e condoni veri e propri. La volontà di fare cassa ad ogni costo e in ogni modo per evitare lo sfondamento del bilancio ha battuto ogni previsione, lecita ed illecita (credo che altri colleghi parleranno più specificamente sulla questione dei condoni).
Per quanto riguarda l'impianto complessivo, non possiamo che confermare il giudizio fortemente negativo già espresso nel corso della prima lettura da parte della Camera. Il valore netto di questa finanziaria è pari a 12 miliardi e mezzo di euro dei quali gran parte provenienti dai condoni. Sono legittime le preoccupazioni, proprio per il moltiplicarsi delle misure una tantum, per ciò che accadrà sulla tenuta dei conti pubblici nel corso dell'esercizio per il 2004.
Le norme contenute in questa finanziaria non riescono a definire una politica economica coerente, volta a migliorare la qualità del nostro sistema paese: a dimostrarlo vi sono i pesanti tagli alle spese nei settori della scuola pubblica, dell'università, della ricerca e dell'innovazione tecnologica, della formazione.
Un ragionamento a parte meriterebbe il comparto della scuola; vorrei ricordare che il solo decreto ministeriale taglia spese ha falcidiato il 15 per cento del bilancio dell'istruzione pubblica, per un totale di 805 milioni di euro, con tutto quello che da ciò deriva.
Inoltre, non sono state inserite le risorse necessarie per i rinnovi dei contratti del pubblico impiego e non sono state recuperate le risorse necessarie per un adeguato finanziamento della sicurezza, dell'ordine e delle Forze armate.
È inutile insistere sul dato - persistente - di sofferenza relativo ai bilanci delle regioni: taglio - confermato - agli enti locali del 15 per cento, assistenza sanitaria a grave rischio.
La nostra politica industriale continuata a languire, privata delle risorse necessarie per la ricerca e lo sviluppo. In particolare, con il caso FIAT, è stata palese l'incapacità di gestire la crisi e, più in generale, altrettanto può dirsi per le nostre
industrie di punta. Il necessario intervento sugli ammortizzatori sociali va a detrimento degli impegni sottoscritti nel patto per l'Italia e saccheggia l'accantonamento relativo al previsto aumento dell'indennità di disoccupazione.
Infine, signor Presidente, rimangono disattesi gli impegni relativi al sistema formativo ed alla ricerca, nonché al sostegno economico per lo sviluppo del Mezzogiorno. Nessuna iniziativa è stata presa sul fronte delle emergenze ambientali: mi riferisco, in particolare, al terremoto nel Molise, agli eventi alluvionali che questo autunno hanno colpito le regioni del nord, all'eruzione dell'Etna ed alle sue conseguenze.
Conclusivamente, questa legge finanziaria è la sanzione del fallimento della politica economica del Governo. Colleghi della maggioranza, signori del Governo, la vostra disinvoltura e la vostra approssimazione, nonché, consentitemi di dire, la vostra arroganza, costituiscono motivi di allarme per le sorti del paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto - questa, in relazione ai tempi che corrono, è sicuramente una buona notizia - che sono in distribuzione le prime cento copie dei già preannunciati stampati.
Il relatore di minoranza, onorevole Russo Spena, ha facoltà di svolgere la relazione.
GIOVANNI RUSSO SPENA, Relatore di minoranza. Signor Presidente, ci troviamo in uno di quei casi in cui non è affatto difficile dare un giudizio in cinque minuti. Questa legge finanziaria è, certo, una narrazione confusa, ma il tratto nettamente distintivo è la sua gravità politica e sociale. Il Governo subisce, indubbiamente, un primo smacco anche nel suo insediamento sociale: ha fatto tanta propaganda, avrebbe voluto tenere insieme, anche questa volta, la sua mistura classica di liberismo e populismo, ma ha sciolto a destra tutti i nodi, forzando, addirittura, verso un'idea proprietaria dello Stato.
Si tratta di una legge finanziaria costellata di una tantum e di condoni, questi ultimi strutturati in maniera tale da rispondere alla filosofia «chi ha più evaso, meno paga». Parliamo, quindi, di condoni «criminigeni», che rinsaldano l'intreccio tra economia legale ed economia illegale, di condoni che organizzano, nella società, pulsioni negative nei rapporti tra statualità e cittadinanza: l'Italia amorale, l'Italia priva di moralità, secondo la definizione di Ilvo Diamanti.
Ebbene, questa è una finanziaria che non affronta i nodi strutturali della crisi della globalizzazione liberista. Avevamo posto al centro della discussione, nella nostra relazione di minoranza, due temi, due chiavi di lettura: la ridiscussione del patto di stabilità, soprattutto dopo Siviglia, ed un nuovo e rinnovato intervento pubblico nell'economia, a partire dalla FIAT. Si finisce, invece, con lo smantellare settori strategici, accettando l'impostazione statunitense del ruolo assegnato all'Italia all'interno della nuova divisione internazionale delle produzioni e dei lavori, nello sgranarsi di un «modello Timisoara» o di un «modello malese» nei quali la competitività si basa sul precariato globale, penalizzando settori strategici come l'innovazione di prodotto, la ricerca e la formazione.
Voglio qui ricordare il nostro capogruppo al Senato, l'operaio della FIAT Gigi Malabarba, che, correndo dei rischi dal punto di vista fisico, ha denunziato il taglio della cassa integrazione per i lavoratori della FIAT. Da una parte, si tagliano le risorse per una reale riforma dei cosiddetti ammortizzatori sociali, dall'altra si realizza l'obiettivo della deregolamentazione assoluta nel mercato del lavoro, della deregulation e dei condoni per gli evasori del fisco e dei contributi previdenziali dei lavoratori.
In questa sede non vorrei parlare dei fondi stanziati per le scuole private, punendo la scuola pubblica, dello strangolamento degli enti locali e dei servizi: lo faremo nel corso della discussione. Mi interessa, invece, segnalare da ultimo, non ritualmente, la gravità della prassi istituzionale degradata. Non è vero che le leggi
finanziarie sono sempre state fatte così, come si dice in queste ore. Questa volta, forma e contenuto dei provvedimenti sono interconnessi. Non è stata la solita confusa legge finanziaria degli altri anni, ma vi è stato un attacco frontale ai diritti dei parlamentari ed all'efficacia degli stessi processi decisionali parlamentari. Il Governo fa e disfa, pretendendo finanche la caduta di ogni controllo di legittimità.
Vorrei portare soltanto due esempi: il decreto fiscale che il Governo approverà il 30 dicembre già conterrà ciò che in questa legge finanziaria non è passato né alla Camera né al Senato, così come accadrà per la sanità ed il Governo lo ha già annunziato.
Colleghi e colleghe, siamo addirittura allo sberleffo istituzionale. Del resto, non vi deve essere nessuna meraviglia: clima di guerra, legge finanziaria di guerra e procedure di guerra.
Concludo ricordando George Gilder, uno dei massimi ispiratori teorici del reaganismo che, in una ben diversa fase politica, in Wealth and poverty scrisse: siano benedetti coloro che fanno i soldi.
Questa ci sembra essere l'unica filosofia, l'unica ispirazione di questa legge finanziaria: siano benedetti coloro che fanno i soldi, comunque e purché sia così. Questo è il vostro unico principio ispiratore (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, mi riservo di intervenire nel prosieguo del dibattito.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Letta. Ne ha facoltà.
ENRICO LETTA. Signor Presidente, è con stupore ed imbarazzo che mi appresto ad intervenire in quest'aula in un momento così delicato ed importante. Tale stupore e tale imbarazzo mi spingerebbero a cambiare il testo che avevo preparato sulla discussione, limitandomi semplicemente a leggere un intervento del seguente tenore: così andiamo al collasso, i tagli alla sanità vanno ritirati. Siamo frustrati: hanno riscritto la legge finanziaria e non possiamo intervenire. Tremonti in tutti questi giorni non si è visto in aula, poi, di nascosto, ci ha ingannato. La legge deve comunque cambiare. Hanno vinto le lobby ed il Governo è indebolito. Ci hanno bocciato anche richieste a costo zero. Vi è una necessità manifesta di rivedere gli interventi sul Mezzogiorno.
Potrei andare avanti così e potrei leggere un intervento interamente fatto di dichiarazioni di rappresentanti del Governo, che ha licenziato questa legge finanziaria, e della maggioranza, che si appresta ad approvarla. Potrei limitarmi in questo intervento a riprendere, per tutto il tempo che ho a disposizione, tutte le discussioni e le affermazioni che hanno già espresso il ministro Stanca, il presidente Ghigo, l'onorevole Vito, il ministro Tremaglia, il presidente Formigoni, il presidente Chiaravalloti e via dicendo. Non lo faccio. Tuttavia, deve essere chiaro all'esterno che il messaggio emergente da questa discussione sulla legge finanziaria è che non vi è un'opposizione del «tanto peggio, tanto meglio», ma vi è una maggioranza «del tanto peggio, tanto meglio».
Non vi è stato un atteggiamento ostruzionistico né alla Camera né al Senato: il problema è tutto interno alla maggioranza. Credo debba finire dopo un anno e mezzo la logica degli alibi, logica che ho sentito anche in alcune parole, poco fa. Non è giusto e non è corretto prendersela con il meccanismo della legge finanziaria. Non è giusto e non è corretto farlo in questo momento ed in questa situazione politica. Questa è una maggioranza ampia ed autosufficiente che non può permettersi di criticare regole rispetto alle quali può agevolmente approvare la legge finanziaria che vuole, attuazione del suo programma, nei tempi che vuole. Se ciò non è accaduto
la colpa è tutta dell'inadeguatezza con la quale la legge finanziaria è stata seguita dal Governo.
Dunque, è necessaria la fine degli alibi sulla legge finanziaria, ma anche sulla situazione che il nostro paese sta affrontando in termini di politica economica. Da un anno e mezzo il ministro Tremonti ogni volta che - raramente - parla di queste cose spiega la litania degli alibi: l'11 settembre, la crisi argentina, la crisi delle borse finanziarie. Va avanti così, prendendosela con gli elementi che hanno flagellato il nostro paese negli ultimi mesi. Il nostro paese da un anno e mezzo a questa parte rispetto a tutti i dati dell'economia reale non è riuscito in nessun caso - ripeto, in nessun caso - ad avere uno scatto positivo rispetto alla media degli altri paesi europei. Tutti gli altri paesi europei hanno subito l'11 settembre e la crisi dei mercati finanziari. Forse, non hanno l'Etna, che è una cosa nostra, ma tutti gli altri paesi europei hanno visto e subito le stesse difficoltà economiche che stiamo subendo noi. Ebbene, in un anno e mezzo avevamo un vantaggio sull'inflazione rispetto alla media europea e ce lo siamo mangiato. Avevamo una crescita del prodotto interno lordo che si avvicinava a quella dell'Unione europea, oggi siamo ad un terzo della crescita dell'Unione europea. Avevamo una produzione industriale sulla media europea, oggi siamo ad un quarto. Avevamo una crescita degli investimenti fissi nel nostro paese superiore alla media europea, oggi è inferiore.
Il declino del nostro paese dal punto di vista economico-industriale, purtroppo, va avanti da molto tempo. Sarebbe ingeneroso e politicamente non avveduto dire che il declino è cominciato un anno e mezzo fa. Tuttavia, da un anno e mezzo a questa parte tutti i dati economici ci dicono che dal declino si sta passando al tracollo. Questa legge finanziaria, purtroppo, anche nelle modalità con le quali viene discussa in quest'aula, dimostra una situazione ormai ingovernabile.
Allora, vi è stupore per la situazione nella quale ci stiamo trovando ed imbarazzo perché la prospettiva, ormai possibile, dell'esercizio provvisorio preoccupa più noi della maggioranza stessa. Ciò è evidenziato da un atteggiamento che riporta alla Camera una finanziaria completamente cambiata rispetto a quella votata in quest'aula dalla maggioranza un mese fa. Si tratta di un'altra finanziaria, che ha due pilastri completamente nuovi. Innanzitutto, i condoni diventano la base principale della legge finanziaria. La domanda che, onestamente e senza falsa ingenuità, mi sento di rivolgere ai colleghi della maggioranza ed agli stessi rappresentanti del Governo è la seguente: esiste una guida della politica economica di questo Governo?
Qual è il senso di una maggioranza che si permette addirittura di rendere ridicolo il suo ministro dell'economia per ottenere poi, quale risultato, quello dei condoni? I condoni - che stiamo cercando di evitare - sono misure che il nostro paese paga tre volte: in primo luogo nell'anno che abbiamo ormai alle spalle, attraverso la politica di annuncio dei condoni, che in quest'aula anche il sottosegretario per l'economia, l'onorevole Tanzi, collega del sottosegretario Vegas, ha spiegato essere stata una delle cause principali del calo del gettito fiscale nel nostro paese, quantificato per l'anno 2002 dalla Banca d'Italia in 11 miliardi e mezzo di euro di entrate fiscali in meno nel nostro paese; abbiamo intanto cominciato a pagare così la logica dell'annuncio dei condoni che il Governo ha fatto.
Paghiamo poi i condoni, una seconda volta, perché noi cittadini onesti facciamo un regalo ai cittadini che non hanno pagato correttamente le tasse, un regalo che è eticamente ed economicamente sbagliato, perché così facendo creiamo una pesante distorsione della concorrenza tra commercianti che hanno pagato le tasse e commercianti che non le hanno pagate (laddove quelli che non le hanno pagate, evidentemente, possono permettersi di offrire prezzi inferiori e servizi migliori). Pagheremo i condoni, poi, una terza volta l'anno prossimo (e negli anni prossimi), quando tutti noi cittadini avremo capito che di questo Stato e di questo fisco -
come purtroppo tante volte nella storia del nostro paese - non ci si può fidare più di tanto e che dunque tanto vale che ciascuno sia arrangi da sé. La logica con la quale un Governo aveva restituito agli italiani l'eurotassa è una logica che sembra lontana e che purtroppo sembra non avere più valore!
Vi è poi il secondo pilastro: il patto per l'Italia, che ispirava una delle parti di questa legge finanziaria, delle quali il Presidente del Consiglio andava fiero. Lo aveva spiegato in tutti i modi: a fronte del patto per l'Italia lui stava ai patti; aveva stipulato un patto con le associazioni di categoria e i sindacati e quel patto lo avrebbe rispettato.
Lo voglio sottolineare con forza: quelle previsioni del patto per l'Italia rappresentavano l'unica parte della legge finanziaria - nella discussione che avevamo affrontato qui alla Camera circa due mesi fa - che, per quanto ci riguardava, andava in una direzione che non era sbagliata. Anche se non era sufficiente, tuttavia non era una direzione sbagliata: la riforma degli ammortizzatori sociali, le riduzioni fiscali che partissero dai redditi bassi, e soprattutto il Mezzogiorno, avrebbero dovuto essere infatti, a nostro avviso, gli elementi sui quali questo Governo doveva provare a far sì che quello che era contenuto nel patto per l'Italia diventava il punto di partenza.
Ebbene, il rispetto dei patti probabilmente non è nel DNA di chi governa oggi questo paese, perché anche il patto per l'Italia è stato stravolto nella seconda finanziaria di cui oggi discutiamo. Era stato inserito, infatti, nella prima finanziaria (quella finta), che abbiamo discusso per un mese, un mese e mezzo, con riferimento alla quale ci siamo tutti accalorati (lo avessimo saputo, probabilmente avremo fatto altre cose in quel mese e mezzo, probabilmente più utili per tutti, anche per tutti voi, e credo che se anche voi aveste saputo che per un mese e mezzo si discuteva del nulla, probabilmente avreste fatto altre cose). Ebbene, oggi, di fronte alla seconda legge finanziaria (quella vera, probabilmente), il patto per l'Italia non c'è più. È saltato anche quello che era stato promesso ufficialmente e con grande dispendio di retorica.
Quello che è sicuro è che, a partire dall'anno prossimo, chi vorrà investire nel sud lo farà a condizioni molto, ma molto peggiori di quanto nella politica economica del Governo Prodi, del Governo D'Alema e del Governo Amato era stato reso possibile. Tutte iniziative avevano reso possibile una performance straordinaria per cui nell'anno 2001 le regioni del Mezzogiorno erano cresciute con un tasso di crescita superiore a quelle del resto del nostro paese.
Ebbene, chi vorrà investire lì, avrà, purtroppo, delle brutte sorprese: un sostanziale dimezzamento della possibilità di ottenere bonus per l'occupazione nonché un taglio profondo agli strumenti dell'incentivazione alle imprese delle regioni dell'obiettivo 1.
Quando, in questo anno e mezzo, questa maggioranza ha deciso di tagliare i fondi alla legge n. 488 del 1992 e di trasferirli alla legge Tremonti-bis, ha deciso scientemente e consapevolmente di prendere risorse dal sud e di trasferirle al nord. Quasi 3,5 miliardi di euro, in questo anno e mezzo di Governo del centrodestra, sono stati tolti alla previsione degli incentivi alle imprese per il Mezzogiorno e spalmati sul resto del nostro paese.
Infatti, è noto a tutti che la legge Tremonti-bis è tendenzialmente favorevole al centronord, mentre il nostro paese ha bisogno di interventi mirati per far crescere quella parte del nostro territorio che ne ha più bisogno. Questo è l'unico dato con il quale tutto il paese potrà ottenere un tasso di crescita superiore e migliore. Invece, ci troviamo qui a svolgere una discussione che, ormai, è divenuta una discussione con gli aspetti di imbarazzo e di stupore che citavo in precedenza.
Voglio affermarlo con grande forza, cercando di non farmi trascinare da una naturale indignazione - comune a molti dei presenti - e da una facile demagogia che, in questo caso, potrebbe farsi. Vi è indignazione innanzitutto per il Parlamento,
che viene trattato in questo modo dal Governo e non mi riferisco al cambiamento degli strumenti di riforma.
Noi siamo favorevoli ad una riforma dello strumento della legge finanziaria; ci sono proposte, discussioni, che hanno visto protagonisti molti dei colleghi dell'opposizione - ricordo quanto affermato poco tempo fa, su questa materia, dal collega Nicola Rossi -, che sono sintoniche con la necessità di un cambiamento del suddetto strumento. Ma non ci si venga a dire che la colpa della situazione in cui oggi vi trovate è legata allo strumento della legge finanziaria, perché si tratta di una colpa della maggioranza che, priva di una guida di politica economica, ha deciso di presentare leggi finanziarie diverse secondo la logica delle tre carte. Ricordiamo, infatti, che ci sono tre leggi finanziarie: quella iniziale, quella del primo maxiemendamento e quella approvata dal Senato.
A questo punto, dovrei chiedere al sottosegretario Vegas: qual è la vera legge finanziaria? Qual è la legge finanziaria che gli imprenditori italiani dovranno studiarsi per sapere come tentare di produrre crescita, occupazione e sviluppo? Qual è la vera finanziaria che noi, che siamo i rappresentanti dell'elettorato italiano, dobbiamo discutere e votare?
Arrivo ad affermare che, siccome la nostra logica è sempre quella di fornire un contributo per un miglioramento del nostro paese, siamo interessati ed impegnati ad evitare che questo anno si chiuda con l'esercizio provvisorio. Credo che, da parte di tutti, ci debba essere senso di responsabilità e non so se il medesimo senso di responsabilità alberghi anche nella maggioranza.
Credo - e questa è la proposta che voglio rivolgere ai rappresentanti del Governo e della maggioranza - che l'unico modo per evitare davvero l'esercizio provvisorio sia che la maggioranza decida di non ritirare alcuni degli emendamenti che ha presentato. Cito tre argomenti minimi: il ripristino delle previsioni del patto per l'Italia, innanzitutto con riferimento al sud d'Italia; i fondi per la ricerca e l'istruzione (ci basta quanto affermato dal ministro Stanca e dal ministro Moratti, non aggiungiamo niente di più); le richieste presentate dalle regioni e dagli enti locali (anche in questo caso, ci basta quanto affermato dal presidente Ghigo e dai presidenti dell'ANCI e dell'UPI).
Ci basta che sia la maggioranza a prendersi il merito di tre emendamenti che ripristinino tali aspetti. Per parte nostra, saremmo disponibili anche a ritirare tutti i nostri emendamenti.
Credo che questo sarebbe il modo per salvare il salvabile, per evitare l'esercizio provvisorio e per cercare di dare una sterzata, probabilmente minima e a questo punto insufficiente, almeno su queste tre questioni. Credo che questo sia l'atteggiamento di chi pensa al bene del paese. Chi, invece, pensa di blindare questo disegno di legge finanziaria in una discussione, con cui si immagina di arrivare fino in fondo in due notti, decide consapevolmente di prendere una strada che porterà il nostro paese dalla logica del declino a quella del tracollo.
Lo ripeto: questo è l'atteggiamento con cui crediamo si possa salvare il salvabile. Non ci soddisfa essere qui il 22 dicembre a parlare di come salvare il salvabile. Soprattutto, siamo abbastanza increduli per il fatto che una maggioranza così ampia - visto il modo in cui si è espresso il consenso politico il 13 maggio 2001 -, una maggioranza che in un anno e mezzo ha avuto modo di governare e di scegliere la strada che voleva percorrere, si sia trovata e si trovi, oggi, di fronte ad una legge finanziaria di questo tipo, praticamente da scorcio di legislatura. Si tratta di una legge finanziaria che lascia intendere una situazione disperata, perché soltanto un Governo ed una maggioranza disperati possono far passare per ridicolo il ministro dell'economia e delle finanze, come è successo con il ministro Tremonti.
Signor Presidente, termino. Su questi aspetti la nostra proposta vuole essere costruttiva, seria e aperta alla vostra attenzione. È evidente che se questa proposta non fosse accolta, se l'atteggiamento della maggioranza fosse diverso, allora, l'intero paese deve sapere che quanto è
successo in queste settimane rappresenta una delle pagine più oscure e più buie della politica economica e finanziaria che l'Italia abbia vissuto. È dovuto intervenire il Presidente della Repubblica, qualche giorno fa, per limitare il livello di scempio che si stava compiendo. Chiediamo che questo scempio venga fermato. L'abbiamo fatto e lo facciamo con una proposta molto concreta che spero venga accolta.
Sappiate, comunque - e mi rivolgo anche a quei settori della maggioranza che cercano di essere i più attenti al senso di responsabilità -, che portate sulle spalle tutta intera questa responsabilità. Non avete più alibi, siete nelle condizioni di attuare il programma che volete. Vi chiediamo di farlo. Vi sfidiamo a farlo. Se non lo farete, sono convinto che l'intero paese saprà discernere. E lo saprà fare anche se cercherete di cambiare gli argomenti di discussione. Lo stesso fatto che negli ultimi giorni si cerchi di discutere di tutt'altro, tranne che di questi temi, è la dimostrazione di come vi siano timore e paura rispetto ad argomenti del genere.
Sulla base di questo senso di responsabilità, ci aspettiamo dalla maggioranza una risposta positiva. Me lo auguro. Ho poche speranze, visto quello che è successo fino ad ora. Ma voglio avere la coscienza a posto, io come tutti noi che abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare per il bene del paese. Il senso delle responsabilità che portiamo sulle spalle e che ci lega a cinque anni di esperienza di governo, che hanno portato il nostro paese a crescere, farà da filo conduttore per i prossimi anni di governo, in cui cercheremo di far sì che quanto accaduto in questi anni trovi forme migliori di prosecuzione.
Credo che questo sia il senso con il quale affrontiamo la discussione. Troverete un'opposizione ferma ma disponibile su questi temi. Se così non sarà, la nostra azione di opposizione, in queste ore, sarà la più dura che potremo mettere in campo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Sergio Rossi, iscritto a parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.
È iscritto a parlare l'onorevole Meduri. Ne ha facoltà.
LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Signor Presidente, il disegno di legge finanziaria che ci troviamo qui ad esaminare è un provvedimento completamente cambiato, anzi stravolto rispetto alla prima lettura che questo ramo del Parlamento ha dato nel mese di novembre. In quella sede, avevamo già intuito cosa sarebbe accaduto al Senato e quante novità sostanziali sarebbero state introdotte. Non è un caso. Anzi, è da ritenere che ciò sia stato fatto volutamente da parte dell'attuale maggioranza. Non è forse accaduta la stessa cosa con la devolution? Su di essa avete presentato un ordine giorno per cambiare qui alla Camera quel disegno di legge. Ma allora vi chiedo: che senso ha votare un qualsiasi provvedimento se poi avete già in mente di cambiarlo per mantenere quei precari equilibri che ancora vi sostengono?
Se questo provvedimento fosse stato registrato all'anagrafe oggi avrebbe seri problemi di identità. Chi è il padre di questa legge finanziaria? Ma la ricordate la conferenza stampa, qui a Roma, dei quattro moschettieri - Fini, Tremonti, Follini e Bossi - intervenuti a dire che questa legge finanziaria era la migliore possibile e che vi sarebbero stati solo pochi interventi di aggiustamento? Signori, per decenza, uno di quei quattro dovrebbe dimettersi. Forse non Follini, il quale aveva più o meno sentore dei problemi, ma per gli altri tre esponenti di Governo le dimissioni sarebbero il giusto atto riparatore nei confronti del paese.
Siamo alla vigilia di Natale. Lo sapete quanto costa oggi fare la spesa? L'inflazione è al 2,9 per cento, quasi l'1 per cento in più rispetto ad un anno fa. Eppure, i redditi sono rimasti fermi e i rinnovi contrattuali del pubblico impiego ancora non avete provveduto ad effettuarli, nonostante il Vicepresidente Fini sia intervenuto più volte esponendosi e garantendo
sul rinnovo in tempi rapidi. Il 13 dicembre c'è stato uno sciopero e quali risposte date? Nessuna. Inoltre, cosa c'è per il sud? Voglio ricordare il Tremonti stupito a Marcianise, un ministro sorpreso da tanto ottimismo imprenditoriale nel Mezzogiorno il quale dichiarava che tanti soldi per il sud non ci sono mai stati. È evidente che l'onorevole Tremonti è distratto. Che fine ha fatto il prestito d'onore? E il reddito minimo di inserimento? Il credito d'imposta lo avete svuotato e lo avete esteso anche al nord, cedendo al ricatto politico della Lega. Al sud state facendo di tutto per bloccare lo sviluppo, mortificare la vivacità, impedire che si rafforzi e diventi la nostra grande risorsa, come invece aveva iniziato a fare il centrosinistra con le intese stipulate dal Governo D'Alema con le regioni del Mezzogiorno, prime fra tutte la Calabria.
Questo disegno di legge finanziaria è stato in grado di scontentare tutte le categorie, dagli industriali che vi avevano dato credito - fin troppo ed ingiustificatamente -, ai sindacati, che con voi avevano sottoscritto il «patticchio» per l'Italia. Ebbene, siete stati in grado di scontentare anche loro e avete fatto la bella sorpresa di Natale di decurtare i fondi per gli ammortizzatori sociali e di mettere i lavoratori della FIAT contro le RSU per un'indennità di poco più di 680 euro! Dei 700 milioni di euro promessi ne avete stanziati poco più di 200.
Tuttavia, non sono i soli ad avere avuto brutte sorprese. Che ne dite di tutti quegli italiani che pagano le tasse e adempiono correttamente alle scadenze? Ebbene, avete mortificato la loro coscienza e il loro senso civico, li fate sbeffeggiare e ci fate sbeffeggiare da chi evade e da chi si ritiene furbo. Siete stati in grado anche di aprire un grave conflitto istituzionale con le regioni, che hanno annunziato ricorso al TAR sulla materia sanitaria, che si vedono con questa legge finanziaria decurtare ogni risorsa; in più, destrutturate il servizio sanitario nazionale; anche qui avete dimostrato di non saper rispettare i patti, in particolare, quello dell'8 agosto del 2001. Tutte le regioni del Polo hanno introdotto i ticket, persino quelli sul pronto soccorso, ma il ministro che ricopre l'incarico all'economia è stato in grado di inventarsi con il decreto «taglia spese» delle razionalizzazioni retroattive su spese già sostenute dalle ASL e dagli ospedali e poi a fine anno vi presentate dicendo ai manager «ci dispiace ma non possiamo darvi risorse» quando, invece, le avevate garantite. Sono a rischio stipendi, macchinari, manutenzione, servizi mensa e persino il carburante delle ambulanze. Ma non state esagerando? Chiedete i ticket sul pronto soccorso e poi fate rientrare i capitali dall'estero con un costo inferiore a quello sostenuto dai cittadini onesti per ottenere prestazioni sanitarie. L'elenco delle vostre inefficienze sarebbe troppo lungo da fare e se anche un uomo, tradizionalmente allineato, come il presidente della regione Calabria si è detto deluso e pronto a protestare, allora è vero che nei confronti del sud siete palesemente e volutamente inadempienti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.
ETTORE PERETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pronuncerò solo poche parole per motivare l'adesione dell'UDC (CCD-CDU) - gruppo da me rappresentato - a questo progetto di legge finanziaria.
Riguardo alle condizioni in cui si sta tenendo questa terza lettura alla Camera, sono già abbondantemente intervenuti i colleghi e molto autorevolmente, prima di loro, anche il Presidente della Camera. Per quanto mi riguarda, credo non sia più rinviabile una modifica degli strumenti di bilancio; quest'ultima non deve andare nel senso di una limitazione della qualità della nostra proposta emendativa, ma, eventualmente, solo nel senso di una limitazione della quantità della stessa. Comunque, non vorrei parlare di questo ma mantenere il dibattito sul piano principale che è quello relativo ai contenuti ed al contesto economico-sociale nel quale si svolge il dibattito e per il quale si vuole approvare questo disegno di legge finanziaria.
L'Unione dei democratici cristiani considera come proprio questo disegno di legge finanziaria e ne porta in pieno la responsabilità politica insieme a quella delle altre forze che costituiscono la maggioranza; ciò vale anche per il provvedimento, molto controverso, relativo al condono. Credo che in questo ambito sia giunto il momento di uscire dall'ipocrisia; inoltre, penso che il condono rappresenti una parte essenziale di questo provvedimento. Si tratta di una proposta del Governo che è stata accettata dalla maggioranza e corretta al Senato. Dobbiamo dirlo senza ipocrisie perché, diversamente, la natura del disegno di legge finanziaria sarebbe stata nel senso di un taglio alla spesa sociale. Quindi, invece di disconoscerlo, vi è da augurarsi che questo condono funzioni.
In precedenza si è parlato dei contenuti e della struttura del disegno di legge finanziaria; credo sia importante il contesto nel quale questo disegno di legge finanziaria viene proposto. Tale contesto ha preso a riferimento due linee essenziali, prima tra tutte una situazione dei conti fuori controllo. Ci sono stati consegnati dei conti pubblici da parte della sinistra senza un equilibrio strutturale. Inoltre, mano a mano che si procede in avanti, siamo in presenza di un'economia che possiamo considerare ferma. Questa è una combinazione micidiale tenuta in considerazione sia dall'Unione europea sia dalla Banca centrale europea, la prima allentando i parametri di Maastricht, del patto di stabilità, la seconda riducendo il costo del denaro. Sembra, però, che questa combinazione micidiale - costituita da debiti, da conti fuori controllo e da un'economia che non vuole partire - non venga presa in considerazione dalla sinistra. Noi siamo ancora in attesa di conoscere una proposta concreta e corretta di disegno di legge finanziaria da parte del centrosinistra. Forse l'opposizione è più interessata alla politica del «tanto peggio, tanto meglio» od a proporre il solito massimalismo, ma credo invece che quest'ultima dovrebbe anche misurarsi con la compatibilità finanziaria delle proposte di politica economica.
Riguardo al contesto, i numeri del 2002 ci dicono che l'economia italiana si è fermata.
La modesta crescita del prodotto interno lordo (che quest'anno non supererà lo 0,3-0,4 per cento) è un dato preoccupante, a cui si aggiunge - lo abbiamo apprezzato negativamente - la riduzione delle entrate fiscali. È, stata inoltre, riscontrata (è un dato di questi ultimi giorni) la riduzione del 2,6 per cento della produzione industriale nei primi 11 mesi di quest'anno. Questo dato riflette anche, ad esempio, il calo molto marcato dei settori tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero, vale a dire di quei settori tradizionali ad alto contenuto di lavoro e a basso impiego di tecnologia.
La sinistra può dire e dice che si tratta di una crisi congiunturale, di una crisi economica, figlia delle scelte di politica economica di questo Governo. Non è vero. È assolutamente falso, perché è una crisi strutturale che gli shock dell'11 settembre, gli scandali finanziari e la crisi argentina hanno solo messo in evidenza. Se noi analizziamo i dati degli ultimi cinque anni, del periodo 1995-2001, che coincidono con l'intero periodo della legislatura del centrosinistra, riscontriamo che l'Italia, nei suoi principali indicatori di carattere economico, ha marciato ad una velocità inferiore al 50 per cento rispetto ai suoi competitori europei e internazionali.
Il PIL dell'Italia è cresciuto mediamente, in questo quinquennio, per ogni anno dell'1,9 per cento, mentre il PIL dell'area euro cresceva al 2,4 -2,5 per cento; la produzione industriale dell'Italia è cresciuta esattamente la metà, anzi meno della metà della produzione industriale dell'area euro e lo stesso vale per la produttività del lavoro nonché per la quota di export.
Questi dati, che, ripeto, coincidono casualmente con il periodo di legislatura del centrosinistra, sottendono un'economia in affanno, in crisi, caratterizzata da una persistente riduzione delle dimensioni medie
delle aziende, da un aumento dell'impegno in settori tecnologici a basso contenuto tecnologico e da una contrazione in quei settori caratterizzati da grandi imprese ad alto contenuto tecnologico (si tratta di settori in cui la quota italiana di export rispetto a quella dei paesi europei è la metà, mentre è di un quarto rispetto a quella degli Stati Uniti).
Vi è stata la tendenza ad uscire dai core business delle grandi aziende per entrare in settori caratterizzati da rendite monopolistiche (come l'energia, i servizi ed i trasporti) e a fare più finanza e meno impresa.
Il nostro è ancora un capitalismo familiare molto chiuso, un sistema finanziario che non è all'altezza della sfida competitiva che deve vivere il sistema economico. Possiamo dire che vi è stata una fuga dalla competitività che ha generato una scarsa innovazione in termini di processo e di prodotto.
Queste condizioni di carattere economico molto negative sono abbinate ad una dinamica sociale molto preoccupante. La disoccupazione è ancora superiore al 9 per cento, il tasso di attività è di dieci punti sotto la media europea, la dinamica territoriale è molto sbilanciata tra il nord e il sud e a ciò si aggiunge il dato dell'invecchiamento della popolazione.
Oltre a tali condizioni, di per sé già difficili, abbiamo assistito al peggioramento della finanza pubblica, alla caduta del PIL e delle entrate, alla rigidità della spesa pubblica. Se dalla spesa pubblica detraiamo le pensioni, gli stipendi, la spesa per interessi, la spesa sociale, poco rimane da tagliare, in termini di capacità, per qualsiasi tipo di maggioranza e di Governo.
Sembra questa una situazione senza uscita e quindi credo sia importante trovare oggi le condizioni per venire fuori da questa situazione. Credo che queste condizioni possano determinarsi soltanto attraverso uno scatto di responsabilità collettiva. Credo inoltre che non sia possibile scaricare gli effetti della crisi sugli altri e che siano finiti i tempi delle scorciatoie, degli interventi di emergenza, delle improvvisazioni e della furbizia.
Occorre cercare in ogni caso di operare una quadratura del cerchio fra le esigenze dell'equilibrio finanziario, quelle della coesione sociale e la necessità del rilancio economico. Sia la coesione sociale sia l'equilibrio finanziario rappresentano beni primari della nostra collettività e credo che il rilancio economico sia fondamentale per conseguire i primi due.
Ritengo che questo possa essere compiuto soltanto attraverso la ricerca, e mi avvio alla conclusione, da parte del Governo di una nuova missione, che fissi priorità e che può essere ricercata soltanto attraverso l'incentivazione degli strumenti di fondo della competitività, attraverso il rafforzamento delle condizioni strutturali della nostra economia.
In questo senso vanno le riforme, a partire da quelle costituzionali, ed in questo senso credo debba rivolgersi la ricerca di una nuova missione da parte del nostro Governo, per il quale, a mio avviso, vi sarà tutto l'appoggio della sua maggioranza parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Alfonso Gianni, mentre la collega Pistone, impegnata nella riunione dell'Ufficio di Presidenza, interverrà successivamente. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, interveniamo, come già ricordato da altri colleghi, su un testo di legge profondamente modificato dal Senato. Naturalmente ciò è lecito, considerato il regime di bicameralismo perfetto che connota la nostra organizzazione costituzionale, ma tuttavia è altrettanto lecito supporre che tutto ciò era già stato disposto da prima.
In sostanza, questa legge finanziaria, come tanti altri provvedimenti adottati da questo Governo, è null'altro che una legge-copertina, presentata la quale, ognuno aggancia il vagone dei propri emendamenti e vi sarà sicuramente il Cirami di turno,
solitamente nelle aule più paludate del Senato, che conquista il proprio angolo di paradiso proponendo di modificare in peggio norme già gravi, nell'unico interesse rappresentato dalla salvaguardia dei ceti ristretti di questa classe dirigente, intesa come classe dirigente sociale e come classe dirigente politica.
Il risultato è veramente drammatico: l'equilibrio fra liberismo e populismo, che aveva tenuto insieme la campagna elettorale della destra, si è rotto. Si è rotto definitivamente: in questa legge finanziaria non vi è traccia, una soltanto, di un qualche vantaggio per le classi e per i ceti più deboli. Va interamente demistificata la propaganda del Governo su tale questione.
Siamo di fronte, ed è l'unica freccia nella faretra governativa, ad una parzialissima riduzione dell'IRPEF per alcuni settori della popolazione, ma siamo di fronte in realtà al primo atto di una manovra fiscale che, quando verrà portata a termine secondo i dettami contenuti nella delega che il Governo chiede al Parlamento, provocherà la drastica riduzione della tassazione per i ceti più forti e per quelli più ricchi.
Nello stesso tempo, come ho già ricordato nella precedente discussione, secondo i calcoli delle associazioni dei consumatori, in virtù dell'aumento del ticket, in virtù del discostamento - che ormai è nell'ordine del 110 per cento - tra inflazione reale e inflazione programmata, in virtù del taglio del trasferimento di fondi dallo Stato agli enti locali - che comporterà per i cittadini la necessità di acquistare servizi che un tempo erano gratuiti - ogni famiglia italiana, lo ripeto, ogni famiglia italiana, quella elevata a famiglia tipo negli studi statistici, anche della propaganda governativa, perderà una cifra superiore a 520 euro; anzi, probabilmente di più, ovvero perderà annualmente qualcosa che è più simile ad un milione e mezzo di lire che non a cifre inferiori. In sostanza, gli italiani ci perderanno.
Siamo di fronte ad una retrocessione rispetto a norme precedenti, come sulla questione dei ticket sanitari, che erano stati una conquista modesta, ma significativa, che vide il gruppo di Rifondazione comunista, certamente non numerosissimo, ma tenace e pugnace e, soprattutto, interessato alla difesa dei ceti più deboli, conquistare, nella passata legge finanziaria, un risultato. Questo, di fatto, viene cancellato. Negli emendamenti approvati al Senato viene finanziata ampiamente la scuola privata, in spregio alla Costituzione, e i pensionati potranno lavorare ancora in virtù delle norme sul cumulo. Che gioia, che goduria: il lavoro rende liberi!
Intanto si prevedono tagli nel finanziamento e nelle provvidenze al Meridione d'Italia, per cui la forbice tra sud e nord del paese si amplia, come si amplia tra il Meridione del nostro paese ed il resto dell'Europa. Indubbiamente il tratto dominante delle modificazioni introdotte al Senato è costituito dai condoni tombali. Ora, se mi è permesso ricordare il nostro passato contributo alla discussione - il sottosegretario Vegas, l'unico eroicamente presente in tutti e due i rami del Parlamento, forse lo ricorderà -, posso dire che le nostre previsioni sul rapporto tra concordato e condono fiscale, come sempre, sono state inferiori alla realtà. Spesso la fantasia è inferiore alla realtà.
PRESIDENTE. Onorevole Alfonso Gianni...
ALFONSO GIANNI. Ho ancora qualche minuto.
PRESIDENTE. Ha ancora sette minuti, onorevole Alfonso Gianni.
ALFONSO GIANNI. Esattamente. Allora dissi che in un'assemblea pubblica mi era stata chiesta la differenza tra concordato e condono ed io avevo risposto: una differenza ci sarebbe dal punto di vista sostanziale, ma questo Governo l'ha ridotta ad una differenza di tipo puramente grammatico, cioè alla differenza tra un sostantivo ed un participio passato. In altri termini, alla Camera la maggioranza ha deciso di presentare una norma di concordato (cioè sostantivo) fiscale; poi hanno concordato (participio passato) di trasformarla
in un condono tombale al Senato. Così è puntualmente avvenuto. Anzi, ho sbagliato, io pensavo ad un condono solo: qui ce ne sono una quindicina!
PRESIDENTE. Si tratta di cimiteri, non c'è solo una tomba...
ALFONSO GIANNI. Certamente, infatti abbiamo una concezione cimiteriale del Governo di questo paese! Posso anche ricordarle che in cento anni - e cento anni sono tanti, però c'è qualcuno che ne tiene la memoria - abbiamo avuto - vero, onorevole Giorgetti? Lei forse ha una memoria più limitata, ma gliela rinnovo - 57 condoni fiscali, il che significa una media superiore, sull'arco di un secolo, ad un condono ogni due anni.
In altre parole, evadere è facile. D'altro canto, già sappiamo che gli ispettori del lavoro si recano nelle imprese, mediamente, una volta ogni 75 anni e, poiché la mortalità delle imprese italiane e molto più frequente rispetto alla media di una volta ogni 75 anni, chiunque, in questo paese, può intraprendere, avendo la certezza quasi matematica (salvo uno 0,000 per cento) di non essere colpito dal fisco. Se a ciò aggiungete 57 condoni tombali - evidentemente, poi c'è la resurrezione perché altrimenti ne basterebbe uno ogni secolo -, ovviamente questo quadro prospetta il paradiso, esattamente la resurrezione. Questo paese è il paradiso degli evasori fiscali. Infatti, ne detiene il record: 300 mila miliardi di vecchie lire (scusate se riesco a calcolare solo in termini di vecchie lire perché sono diventato un po' rigido mentalmente). Ciò viene ribadito in questo disegno di legge finanziaria.
Poiché mi restano pochi minuti, vorrei sollevare, in questa sede, un aspetto assente in questo disegno di legge di finanziaria (naturalmente, quando discuteremo sulle singole proposte emendative, entreremo nel dettaglio dei singoli temi): esso riguarda la capacità di essere all'altezza, di saper affrontare il principale problema che questo paese, sotto il profilo economico e della produzione, ha di fronte, ossia la crisi FIAT. Insieme agli altri colleghi del gruppo, ho presentato un'interpellanza urgente, cui spero il Presidente del Consiglio od il ministro delle attività produttive - se ogni tanto si vedesse, se esistesse, se parlasse - vorrà rispondere (siamo disponibili anche alle ore 13 del giorno di Natale oppure a mezzanotte di capodanno), per affermare che tutto quanto il Governo ha dichiarato nel recente dibattito parlamentare sulla FIAT è tutto falso ovvero è stato popperianamente falsificato da un'azione quale quella della vendita da parte della FIAT di 32 milioni di azioni alla Merrill Lynch (che poi le piazzerà, naturalmente, con garanzia per l'acquirente sul mercato che essa sceglierà).
Siamo di fronte ad un fallimento totale, clamoroso, di ogni logica (e non mi riferisco soltanto alle forze della destra ma anche a quelle del centrosinistra) che spingeva verso un accordo con General Motors, che prevedeva che quella sarebbe stata la soluzione migliore, che al massimo si trattava di oliare i meccanismi per arrivare a quel traguardo. Oggi è chiaro che siamo di fronte ad un'estrema, cinica finanziarizzazione del problema. Siamo di fronte al fatto che General Motors o si ritrae o, in ogni caso, è nella migliore condizione per poter decidere quale reparto, stabilimento industriale, settore o nicchia di produzione può scegliere per il proprio decentramento produttivo. Stiamo perdendo, dunque, la nostra principale industria, l'unica industria automobilistica, quella che ha segnato il secolo passato che non è solo, per fortuna, secolo di condoni ma anche di produzione industriale. Stiamo perdendo ciò ma soprattutto stiamo perdendo l'occupazione per decine di migliaia di persone: le lavoratrici ed lavoratori della FIAT, le lavoratrici ed i lavoratori dell'indotto.
Presenteremo, su questo tema, proposte emendative perché quanto previsto dal Senato è totalmente, drammaticamente insufficiente per tamponare semplicemente le conseguenze drammatiche sul terreno sociale che la perdita di lavoro provocherà. Torno a ripetere che poniamo a questo Parlamento una grande questione,
una questione nazionale: o si ha il coraggio o non lo si ha. Poche volte un Parlamento può avere l'occasione di poter realmente decidere la storia della propria economia, la storia sociale e l'andamento delle questioni materiali di un paese; questa è l'occasione. Non perdiamola, onorevoli colleghi.
Se si fosse aderito all'idea di un intervento pubblico nell'assetto proprietario della FIAT, proposto da CGIL, CISL e UIL, dalle organizzazioni di categoria dei metalmeccanici e da una nostra mozione discussa in quest'aula del Parlamento, oggi non ci troveremmo in questa situazione. Invece, siamo nelle mani dell'impero americano, il quale ha un'opzione sulla vendita nel 2004 e, nello stesso tempo, ha la parte di proprietà che la FIAT aveva di General Motors in mano ad una banca d'affari, quella che fa il rating sulla FIAT e che, quindi, la collocherà secondo i propri desideri e sulla base delle proprie condizioni. Siamo in una situazione drammatica, sottosegretario Vegas! La ringrazio per la sua attenzione, ma la vorrei meno attonito e più reattivo: qui c'è bisogno, se possibile, di uno scatto di energia (Applausi del deputato Giancarlo Giorgetti)! Abbiate pazienza, ma qui stiamo perdendo tutto, non so se ce ne rendiamo conto!
Adesso possiamo contare sulla presenza del ministro per l'ambiente. Benissimo! L'ambiente è decisivo, ma senza una produzione industriale con un valore, un peso ed un ruolo rilevanti all'interno della divisione internazionale del mercato del lavoro, quale sbocco credete che abbia questo paese se non quello di diventare un «prato verde», non in senso ecologico, ma nel senso dato a tale sintagma dagli economisti: paese che garantisce flessibilità e precarietà nei rapporti di lavoro, sgravi fiscali agli investimenti del capitale internazionale, infrastrutture (lèggi: ponte sullo stretto di Messina) per fare in modo che capitali, merci, capitalisti e quant'altro possano entrare ed uscire il più rapidamente possibile. In questo modo, però, diventiamo un anello debole all'interno del processo di globalizzazione capitalistica internazionale in atto! Capisco che il disegno profondo del Governo Berlusconi sia proprio questo, ma permetteteci di opporci con tutte le nostre forze.
Signori del Governo, noi vi diciamo di vergognarvi per quanto è successo al Senato, non per questo o per quell'altro episodio, ma per la filosofia espressa da questo disegno di legge finanziaria, al di sotto della soglia della dignità di una classe dirigente dal punto di vista sociale e politico! Credo che, con questo disegno di legge finanziaria e con altri fatti (l'adesione alla guerra e, appunto, l'accompagnamento alla distruzione dell'industria italiana), sia iniziato il conto alla rovescia per la vita e la durata di questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Zanella, la quale dispone di dieci minuti. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, è imbarazzante partecipare ad una discussione sul disegno di legge finanziaria, da oltre trent'anni cardine dell'iniziativa politica di Governo e cuore del dibattito parlamentare, avendo una manciata di ore a disposizione; è davvero arduo dare senso e dignità al confronto - su un testo che, al Senato, come ha sostenuto lo stesso Premier, è stato oggetto di un vero e proprio stravolgimento - senza le condizioni minime per poterlo effettivamente fare. Questa è una lesione profonda ai diritti elementari in capo a ciascuno ed a ciascuna di noi ed ai deputati nel loro insieme! Probabilmente, siamo di fronte alla peggiore finanziaria di questi decenni, tanto inadeguata sotto l'aspetto squisitamente economico e finanziario quanto incapace di riforme strutturali e di misure indispensabili per il rilancio e lo sviluppo del nostro paese, ormai impantanato in una sempre più preoccupante crisi economica e fiscale.
La congiuntura economica internazionale negativa è stata invocata a più riprese - è diventato una specie di mantra - per giustificare l'incapacità del Governo di effettuare una previsione e di realizzare
un intervento efficace sui conti e sul sistema complessivo. Ma in un'economia globalizzata, caratterizzata dall'interdipendenza e dall'interconnessione, si sa che solo sapendo cogliere per tempo i segni delle possibili evoluzioni e attrezzandosi strutturalmente per poter affrontare le durezze e le dinamiche non scontate dei cicli si riesce a praticare una politica economica e finanziaria che non faccia uscire il paese, non solo dai parametri e dai vincoli pattuiti all'interno dell'Unione europea, ma dalla possibilità di garantire la stessa sua tenuta economica e sociale. Basti pensare a come è stata affrontata la crisi FIAT.
Non si può assegnare alla speranza di una non ben precisata ripresa dello sviluppo, già a partire dal prossimo anno, l'obiettivo del pareggio di bilancio che dovrebbe essere raggiunto nel 2006. Come faceva notare l'economista ed europarlamentare di Forza Italia Renato Brunetta su Il Sole 24 Ore di qualche giorno fa, non è per niente scontato che ci sarà nel 2003 una crescita del PIL del 2,3 per cento e del 3 per cento nel triennio successivo.
Il rallentamento della crescita economica nel 2001 e nel 2002 potrebbe essere la regola e non l'eccezione se si considera che dal 1995 il tasso medio, eccezion fatta per il 2000, si è aggirato attorno all'1,5 per cento, così come non si può fare affidamento, per avere una garanzia di entrate certe, su misure come i condoni che non solo sono misure una tantum ma aprono vertiginosi baratri nella credibilità stessa del sistema fiscale. Una manovra, quindi, di cortissimo respiro, incapace di far fronte in modo adeguato alle reali esigenze, finalizzata unicamente ad effettuare tagli indiscriminati alla scuola, alla sanità, all'ambiente, agli enti locali, con tutto quello che ne segue negativamente in termini di servizi per la cittadinanza.
Avete presentato due mesi fa al Parlamento una pessima legge finanziaria, sottolineata dalle feroci critiche che avete ricevuto fin da subito e praticamente a trecentosessanta gradi; forze sindacali, imprenditori, rappresentanti delle categorie produttive, regioni, comuni e province, hanno tutti alzato un vero e proprio fuoco di sbarramento contro questa manovra: tali e tante le critiche che già in prima lettura qui alla Camera il Governo si era trovato costretto a dover riscrivere daccapo buona parte della manovra.
La stessa cosa l'avete fatta nei giorni scorsi al Senato sospendendo per due giorni il dibattito in Assemblea per poter preparare circa 100 pagine di nuovi emendamenti. Altro che aggiustamenti in corso d'opera! Si tratta di una vera e propria riscrittura. Oggi ci sentiamo di poter dire (senza grandi risultati, tutt'altro), che il testo che abbiamo di fronte nuovamente, dopo la sua approvazione al Senato, è ancora, se si può, peggiore del precedente. Non solo non è una manovra per la crescita e lo sviluppo, del tutto inadeguata sotto questo profilo, ma ora, con questa valanga di condoni e sanatorie, è diventata assolutamente indigeribile, una vera e propria oscenità dal punto di vista etico, umiliante per il paese. Solo il Premier, con il suo solito umorismo involontario, poteva giustificare una tale porcheria con l'affermazione: il 60 per cento degli italiani è d'accordo con queste misure. Se è verosimile ritenere che le persone soddisfatte da questi condoni siano unicamente coloro che hanno evaso il fisco, significa implicitamente dare dell'evasore o giù di lì al 60 per cento degli italiani e delle italiane, un'autentica offesa alla stragrande maggioranza dei cittadini.
Il vecchio slogan «meno tasse per tutti» l'avete così sostituito con quello più praticabile «niente tasse per alcuni». È stato necessario addirittura l'intervento del Capo dello Stato per costringere la maggioranza e il Governo a ritirare la norma sui condoni che estendeva l'impunità ai reati penali connessi con quelli fiscali, prevedendo la non punibilità dei reati tributari anche nei processi già in corso.
Siete riusciti a proporre e ad approvare il bonus di 90 milioni di euro in tre anni per le scuole private e questo, comunque la si pensi in proposito, non è serio farlo mentre si operano tagli indiscriminati e dolorosi ai fondi ed alle risorse per la
scuola pubblica e per le università. Tutto ciò suona come una vera e propria provocazione e come l'ennesima dimostrazione della malcelata volontà di smantellamento della pubblica istruzione. Potete vantare il triste primato delle polemiche dimissioni - cosa mai avvenuta prima - dei rettori delle università italiane, in segno di protesta contro questa legge che taglia i fondi alle università portandole, così, al collasso e le pone nell'impossibilità di garantire, per il prossimo anno, i servizi essenziali per la formazione, per la ricerca, e addirittura per il diritto allo studio dei propri studenti. Da qui, la corsa ai ripari, un po' patetica e frenetica, del Governo che, in fretta e furia, sembra riuscire a trovare poche - va detto - risorse che, fino al giorno prima, sembravano impossibili da reperire.
Le regioni e tutti gli enti locali sono in rivolta contro i tagli di questa manovra e le pesantissime conseguenze che queste avranno sulla qualità dei servizi da loro erogati. Ma a queste richieste siete rimasti sordi e avete deciso, ugualmente, di imporre i vostri tagli dall'alto, unilateralmente. Non si sono voluti trovare i soldi per la difesa dell'ambiente; nessuno stanziamento per la formazione specialistica, per risolvere il problema degli specializzandi; non è stata accolta nemmeno la proposta di fornire una copertura, non totale ma programmata del fabbisogno, stanziando un terzo dei fondi quest'anno e un terzo l'anno prossimo, per arrivare a regime in tre anni; non avete voluto ritirare la norma inserita nella legge finanziaria che fa letteralmente carta straccia della legge n. 209 del 2000, sulla riduzione del debito dei paesi in via di sviluppo. Alla faccia dei proclami del Premier per portare rapidamente all'uno per cento del PIL le risorse per la cooperazione! Insomma, una finanziaria letteralmente stravolta rispetto, non solo alla sua stesura iniziale, ma anche a quella approvata in prima lettura qui alla Camera e che ora dovremmo discutere e approvare in poco più di un giorno. Non è serio, non è questo che il paese si aspetta e si merita dai dei propri rappresentanti politici. È una vergogna che noi Verdi non vogliamo condividere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
Le ricordo che ha 15 minuti di tempo a disposizione.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, nei giorni scorsi le pagine dei giornali sono state occupate soprattutto dalla questione di condoni, sulla quale tornerò in seguito, però, davvero, non si rende giustizia alla finezza e alla sofisticazione dei senatori del centrodestra se non si tiene conto di altri punti interessanti di questa riscrittura della legge finanziaria. Mi permetto di segnalarne alcuni, in particolare attinenti alla questione del Mezzogiorno.
Ricordo che sulla questione del Mezzogiorno c'è stata una vivace polemica al momento della presentazione della legge finanziaria e poi sono intervenuti alcuni principali cambiamenti. Ebbene, cosa accade? Accade che nella versione della legge finanziaria, come modificata dal Senato, compaiono alcune variazioni proprio per quanto riguarda le norme sul Mezzogiorno che io ritengo di particolare interesse e vi segnalo.
Ad esempio, all'articolo 61, dove si stabilisce che, in presenza di revoca di alcune agevolazioni, quanto ne deriva debba essere allocato fra le aree del centro nord e le aree del Mezzogiorno si rimane assolutamente esterrefatti: ciò che in precedenza doveva essere distribuito per il 70 per cento al Mezzogiorno e per il 30 per cento al centro nord, rimanendo nell'ambito dello strumento agevolativo relativo alle piccole e medie imprese, viene ora stabilito che sia distribuito per il 70 per cento al centro nord e per il 30 per cento al Mezzogiorno dedicandolo ai contratti di programma, cioè alle imprese di dimensione medio-grande.
Ripeto, si rimane veramente esterrefatti e sorpresi, ed immagino che i colleghi meridionali della maggioranza abbiano osservato questa notevole, interessante variazione apportata dal Senato. Questa non
è però l'unica! Basta guardare cosa è successo, per esempio, a proposito di Sviluppo Italia! Si immagina che Sviluppo Italia possa cartolarizzare i mutui concessi tramite il prestito d'onore: ebbene, immaginatevi migliaia e migliaia di ragazzi che hanno avviato un'attività di lavoro autonoma con il prestito d'onore «rincorsi» per tutto il Mezzogiorno da un'agenzia di recupero crediti. Questo è ciò che accadrà. Carlo Borgomeo, quando si occupava di tali questioni, ebbe a dire che non comprendeva il motivo per il quale il prestito d'onore dovesse essere gestito da Sviluppo Italia e non dal sistema bancario. Lo avete preso in parola! A questo punto Sviluppo Italia è diventata nient'altro che una banca ordinaria! Dovreste semplicemente pensare a chiuderla, perché non ha più motivo di svolgere l'attività che svolgeva.
Infine, guardate cosa è accaduto a proposito dei crediti di imposta! Con un altro emendamento apportato dai nostri bravi senatori della maggioranza è stato cambiato ciò che era inizialmente previsto, cioè che il credito di imposta venisse goduto per l'85 per cento dell'ammontare massimo previsto dalle direttive europee nelle aree obiettivo 1 ed obiettivo 2. Ora l'85 per cento del massimale è previsto per le aree rientranti nell'obiettivo 1, cioè quelle che maggiormente avrebbero bisogno di un sostegno, mentre per quelle meridionali ricomprese nell'obiettivo 2 si porta il massimale al 100 per cento. Il fatto che sia necessario sostenere di più l'attività nelle regioni che meno ne hanno bisogno rimane un assoluto mistero.
Non è assolutamente solo sulle questioni relative al Mezzogiorno che mi voglio soffermare, in quanto vi è una serie di altri elementi, al di là di quello dei condoni, che colpisce veramente l'immaginazione. Ad esempio, si rimane molto colpiti dall'attenzione che la maggioranza ha dedicato al problema della frammentazione del paese, problema che ha sollevato recentemente l'attenzione anche dei massimi vertici istituzionali e che la maggioranza affronta considerando, ad esempio, il tema della continuità territoriale non solo delle isole, cosa abbastanza ovvia, ma anche di città come Albenga e Cuneo che, pensavamo, non fossero proprio toccate da un problema di continuità territoriale; evidentemente non è però così.
Non parlo poi di tante altre norme interessanti, quali l'attenzione dedicata alle ceneri vulcaniche o alla biblioteca europea di Milano. Insomma, un grande italiano, anni fa, ebbe a dire che sulla bandiera dell'Italia sventola il motto «tengo famiglia»; ebbene, i senatori del centrodestra hanno saputo sventolare quella bandiera come pochi altri.
Arrivo ora alla questione dei condoni, sulla quale è stato già detto molto; pur non volendo ripetere in questa sede ciò che è stato detto e scritto in questi giorni, mi permetto comunque di sottolineare alcuni aspetti: questo è il quarto condono di carattere epocale che si succede a distanza decennale; ve ne era stato uno nei primi anni settanta, dopo la riforma tributaria, un altro agli inizi degli anni ottanta, il terzo agli inizi degli anni novanta ed ecco questo, il quarto, puntuale. Occorre ricordare che, salvo il caso del condono avvenuto nei primi anni settanta, tutti gli altri, essendo stati dettati, come questo, da condizioni di disperazione finanziaria, sono stati seguiti, nell'anno successivo, da manovre di portentosa entità. Voi, forse, non vi rendete conto di quello che può produrre un condono fatto in queste condizioni.
Mi preoccupa poi molto un altro aspetto: l'immagine che si dà all'estero del nostro paese. Vorrei veramente che impegnasse un attimo della vostra attenzione su tale questione; ciò che i nostri altri partner commerciali europei e non europei hanno visto in questi ultimi mesi è la seguente situazione: il nostro paese ha iniziato a fare manovre, nell'ambito dello stesso anno, ad aprile, proseguendole a luglio, continuandole ad agosto, portandole avanti ancora a settembre, poi a novembre e poi di nuovo a dicembre, prima ancora che la legge finanziaria fosse approvata.
Lo ripeto: prima ancora che la legge finanziaria venisse approvata, sono state compiute manovre per circa 10 o 15
miliardi di euro. Ciò dà ai nostri partner commerciali la netta sensazione dell'affanno in cui ci troviamo, dei problemi del nostro bilancio pubblico e della situazione gravissima in cui lo stesso si trova. Come se non bastasse, non solo concludiamo la legge finanziaria con un'ondata di condoni, ma facciamo qualcosa di molto più grave: gran parte di questi condoni prevede che i versamenti vengano effettuati entro il 16 marzo. Vi rendete conto del gravissimo segnale che mandiamo al resto del mondo? Stiamo dicendo al resto del mondo che abbiamo compiuto manovre finanziarie mascherate per 15 miliardi di euro durante tutto l'anno, che ne stiamo facendo un'altra con la legge finanziaria e che tutto ciò non basta perché abbiamo bisogno di incassare subito questi soldi prima che l'esplosione si veda e che, con essa, salti la poltrona del ministro dell'economia e delle finanze.
Pensare alle ceneri vulcaniche o alla biblioteca europea di Milano ricade sotto la voce «tengo famiglia», ma fissare le date di un condono per evitare che si veda ciò che si dovrebbe vedere e per salvare la propria persona e la propria poltrona è infinitamente più indecente. Ciò che vorrei veramente sottolineare è che tale condono, compiuto in questa maniera, è un segnale d'allarme per tutto il resto del mondo, tanto più grave in quanto si associa ad una continua e indefettibile professione di ottimismo. Gli altri paesi europei, la Francia e la Germania hanno scelto una linea diversa e non so se ce ne siamo resi conto. Hanno scelto la linea di dichiarare esplicitamente le loro difficoltà trattando su questa base con la Commissione e lasciandoci completamente soli a professare un ottimismo che, come tutti hanno capito, non ha senso di esistere e, al tempo stesso, a praticare una politica economica di cui tutti intravedono i limiti ed i gravissimi pericoli.
Naturalmente, vi è poi l'aspetto etico e morale del condono. Tuttavia, al riguardo, le mie preoccupazioni si sono immediatamente sanate perché, esaminando l'articolo 94, ho notato che si prevede la proroga di un anno del garante del contribuente ed anche una relazione annuale al Parlamento sul rapporto fra l'amministrazione ed il contribuente. Al contribuente disonesto si regala il condono, per il contribuente onesto vi è la bellissima consolazione di sapere ogni anno quali sono i suoi rapporti con l'amministrazione. È un nobile pensiero da parte vostra.
Permettetemi di concludere dicendo, molto banalmente, che l'onorevole Letta ha formulato una proposta molto ragionevole: modificare, laddove è ancora possibile, questa legge finanziaria a fronte di un atteggiamento responsabile dell'opposizione. Naturalmente, una proposta di questo genere richiede un interlocutore dotato di cultura politica e di senso dello Stato.
Ho ascoltato con attenzione l'intervento dell'onorevole Peretti, che mi è parso contenesse un po' i segni di quella confusione (prima ancora che altro) tipica di questa maggioranza. L'intervento dell'onorevole Peretti è cominciato rivangando la questione del buco di bilancio che il centrosinistra avrebbe lasciato (ormai sono passati due anni e di questa storia non si ricorda più nessuno) nonché la questione della crisi internazionale - che certamente esiste, ma non vi è solo quella - e si è concluso con queste testuali parole: basta con lo scaricare le ragioni della crisi sugli altri.
Mettetevi d'accordo: optate per l'una o l'altra tesi e non per entrambe. Soprattutto, se veramente si chiedono, come l'onorevole Peretti ha fatto, proposte e suggerimenti (che, vi assicuro, non mancano da parte dell'opposizione), ciò si può fare solo dopo che ci si è assunti pienamente delle responsabilità: la responsabilità di cambiare un quadro macroeconomico in cui non crede più nessuno, la responsabilità di chiarire lo stato delle finanze pubbliche di cui le vostre azioni segnalano l'assoluta gravità, la responsabilità di trarre tutte le conseguenze da 18 mesi di politica economica fallimentare. Solo allora una discussione sarà effettivamente possibile (Applausi dei deputati dei
gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Congratulazioni).
![]() |
![]() |
![]() |