Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 242 del 18/12/2002
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 3464)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Giandomenico. Ne ha facoltà.

REMO DI GIANDOMENICO. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, il suddetto disegno di legge di conversione del decreto-legge recante interventi urgenti a favore delle popolazioni colpite dalle calamità naturali nelle regioni Molise, Puglia e Sicilia, ci porta a svolgere alcune valutazioni che riguardano la prima fase dell'emergenza, che si avvia alla conclusione, ed alcune riflessioni che interessano le fasi successive, ancora in itinere, soprattutto con riferimento alle zone terremotate del Molise che poi sono le zone del mio collegio elettorale.
Sottolineo ancora una volta gli interventi efficaci ed immediati del Governo nazionale, della protezione civile, delle forze dell'ordine, dei vigili del fuoco, del personale della sanità, dei volontari. Di nuovo, un grazie sentito a tutti. I tragici eventi dovuti al sisma hanno portato il Molise all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale. Mai e poi mai avremmo voluto essere sotto i riflettori per fatti così drammatici che hanno colpito duramente un intero popolo e che hanno toccato il cuore di cittadini di ogni parte del mondo.
Di fronte alla sofferenza silenziosa e dignitosa di molisani si è riscontrata una straordinaria e lodevole solidarietà. Una solidarietà tangibile che ha permesso, nella prima fase dell'emergenza, di affrontare


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tutti i problemi legati alle prime necessità e a far sì che non pochi sfollati avessero almeno una tenda sotto cui ripararsi, in attesa delle strutture prefabbricate.
Terminata questa prima fase di emergenza che ha visto - lo dico ancora una volta - il Governo nazionale adottare misure efficienti, portando fiducia ed ottimismo al popolo molisano, è iniziata una fase in cui gli interventi sembrano poco soddisfacenti, quasi che, da un primo momento positivo, oggi faccia da contraltare una sorta di mancanza di coordinamento degli interventi che sfocia in un senso di sfiducia delle popolazioni del Molise, sfiducia che cresce di giorno in giorno e che induce a non coltivare più quel sentimento di speranza nel futuro che, eppure, era vivo e forte nei primi giorni del sisma.
Questa sfiducia, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, si sta trasformando, con il passare del tempo, sempre di più in disperazione.
Il primo segnale si è avuto quando non vi è stato un riscontro favorevole rispetto alla richiesta di sospensione degli oneri tributari per l'intero territorio della provincia di Campobasso. Eppure, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, potete convenire con me che l'accoglimento di detta richiesta non avrebbe avuto alcuna conseguenza significativa per le casse della finanza pubblica, perché il Molise consta di appena 320 mila abitanti, con attività produttive ridotte, in numero ed in fatturato.
La scelta di non accogliere tale richiesta, che non era quella di essere esonerati dal pagamento, ha segnato l'inizio di un sentimento generale negativo. A seguito dell'evento, il Molise, ed in modo particolare San Giuliano di Puglia, con i suoi sepolcri, è stata meta delle più alte cariche dello Stato e di molti esponenti del Governo, di rappresentanti dei partiti politici e di forze sociali che in tutte le occasioni hanno manifestato la volontà di porre in essere impegni concreti per far fronte alla drammaticità del caso, garantendo sostegno all'intera popolazione.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi, a distanza di cinquanta giorni dal disastro, devo rappresentare all'intero Parlamento che sempre di più sta maturando la convinzione di un certo disinteresse verso una popolazione che ha dimostrato, non soltanto quella dignità più volte elogiata e rimarcata da tutti, ma che ha anche sperato di ricominciare a vivere nella propria terra, di vedere riconosciuto un diritto di cittadinanza che significa in primo luogo non solo la ricostruzione di un intero patrimonio edilizio, ma soprattutto la presenza concreta dello Stato e delle istituzioni per una ripresa delle attività economiche, commerciali ed imprenditoriali, che hanno subito sicuramente un colpo mortale da questi tragici eventi sismici.
Sarebbe grave, signor rappresentante del Governo, soltanto immaginare di poter ricostruire un intero tessuto sociale attraverso le centinaia di iniziative, pur lodevoli, ma pur sempre legate ad una concreta solidarietà economica giunta da ogni parte del mondo. Sicuramente, questa solidarietà potrà portare alla ricostruzione di scuole, di palestre e di edifici pubblici più sicuri, ma senza un'effettiva presenza dello Stato per la ripresa economica e sociale, il Molise rischia la fine della sua identità come regione, come popolo, e sarà ricordato come una realtà da elemosina.
Diventa allora decisivo un concreto intervento da parte del Governo nazionale, che dovrà manifestarsi da subito, con disposizioni legislative ad hoc, con l'adozione di un patto per il Molise, che dovrà essere indirizzato alla ripresa economica e delle attività produttive. Diversamente, se ciò non dovesse accadere, arriveremo alla fine di una regione.
Lo stesso appello, signor presidente, signor rappresentante del Governo, ritengo di dover rivolgere per conto di tutte le realtà colpite da calamità naturali: dalla Puglia, alla Sicilia, alle aree alluvionate del nord Italia. Che vi sia un patto per far fronte alle calamità naturali! Il gruppo dell'UDC vota con fiducia la conversione in legge del decreto-legge al nostro esame, nella convinzione che il Governo nazionale


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porterà avanti immediatamente e con determinazione l'adozione in concreto di un patto per il Molise e di uno per far fronte alle calamità naturali.
La stessa fiducia, signor presidente, signor rappresentante del Governo, esprimo a titolo personale e a nome di tutti i molisani; in caso contrario, potrebbe non avere più senso la rappresentanza istituzionale a tutti livelli per una regione che si avvierebbe verso una rapida scomparsa (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raffaella Mariani. Ne ha facoltà.

RAFFAELLA MARIANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che il modo migliore per ricordare e, in qualche modo, per rendere omaggio alle vittime del terremoto del Molise sia quello di dimostrare un certo impegno, nonché la volontà - è nelle nostre possibilità - di riuscire a compiere, anche attraverso proposte migliorative avanzate, un gesto concreto per la definizione di quelle promesse che avevamo fatto agli amministratori e ai cittadini di quelle realtà.
Innanzitutto, oltre a ricordare quelle popolazioni e a ringraziare tutti coloro che hanno contribuito volontariamente e spontaneamente, con risorse tangibili, finanziarie e con ogni genere di aiuto, a far superare alle persone colpite un momento così delicato, preannunciando il nostro voto di astensione su questo provvedimento, vorremmo mettere in evidenza alcune questioni, contenute nel decreto-legge, che non ci convincono e che, con i nostri emendamenti, avremmo voluto correggere.
Il nostro giudizio negativo sul provvedimento è soprattutto legato, come è già stato ricordato negli interventi precedenti, alla genericità - soprattutto dei contenuti - e all'insufficienza delle risorse. I modi e i tempi della discussione confermano questa superficialità ed anche la scarsa volontà di affrontare i problemi e di proporre soluzioni che siano idonee in modo definitivo. Ci siamo detti molte volte che sarebbe stato necessario agire in senso organico per una revisione complessiva della materia della protezione civile e questo era un banco di prova: potevamo effettivamente iniziare a mettere mano a questa complessa questione proprio da questo provvedimento. Ma probabilmente le priorità di questa maggioranza sono altre e questo era, come ho detto, il banco di prova.

PRESIDENZA DEL VICE PRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 18,22)

RAFFAELLA MARIANI. Per quanto riguarda le critiche verso le precedenti gestioni degli interventi a seguito di calamità naturali - critiche che ho sempre considerato demagogiche - esse hanno dimostrato, a fronte di quelle critiche, a volte anche feroci, che non esistono soluzioni alternative credibili ed esaustive. D'altronde, la discussione di oggi mette in evidenza proprio questo fatto.
Non c'è chiarezza in merito alle risorse, ai ruoli e alle responsabilità. Non si è voluto affrontare il tema della protezione civile in modo più approfondito, dando il segnale, se non altro, che tutti - almeno a parole - vorremmo avviare questa discussione.
Durante l'esame degli emendamenti - presentati dall'opposizione, ma anche da colleghi della maggioranza - abbiamo evidenziato molte contraddizioni nel modo di concepire il sistema della protezione civile, il rispetto dei ruoli e dei regolamenti e, soprattutto, il rispetto delle regioni e degli enti locali che, in questo periodo, hanno più volte fatto sentire la loro voce.
Di tutto questo si era già detto durante la discussione su altri provvedimenti, come la legge n. 401 del 2001, nelle interrogazioni e nelle risoluzioni che abbiamo presentato in questo periodo. Di tutto questo si era detto anche nella Conferenza Stato-regioni, dove i presidenti delle regioni avevano chiesto, in maniera trasversale, parole definitive, anche prima delle ultime


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tragiche emergenze. Per tutta risposta, l'articolo 3 di questo decreto-legge modifica di nuovo l'impostazione della legge n. 401 e addirittura anche quella della legge n. 225 del 1992. Ancora non si coglie l'opportunità per affrontare, con la stessa velocità e solerzia dedicate ad altri provvedimenti, l'intera tematica della protezione civile in un disegno organico, con una chiara distinzione tra fase emergenziale e fase della ricostruzione. Non abbiamo sufficientemente approfondito neanche questo aspetto, che è uno dei nodi di questo provvedimento che noi volevamo correggere.
Le risorse, come abbiamo detto, sono insufficienti: rispetto all'ipotesi iniziale si è incrementato il fondo di soli 13 miliardi. Come è già stato sottolineato, non potranno essere utilizzati neanche i fondi destinati dall'Unione europea alle grandi calamità, grazie ad un accordo, condiviso anche dal nostro Governo, sul tetto minimo dei danni. Oggi ci attendiamo almeno che la richiesta dell'utilizzo del 7,5 per cento dell'intera dotazione a disposizione della Commissione europea per situazioni specifiche possa in qualche modo integrare le scarse risorse destinate. Ritengo dovremmo riaprire - ed anche velocemente - il capitolo delle opportunità concesse dall'Unione europea e dei rapporti che i nostri ministeri e i nostri dipartimenti dovranno tessere con la Commissione europea per un discorso organico ed un disegno più preciso rispetto ai possibili aiuti.
Per quanto riguarda le risorse, gli amministratori locali in questi giorni stanno facendo appello a tutte le istituzioni dello Stato e i cittadini colpiti ci ricordano la grande generosità del popolo italiano e le numerose promesse fatte dai rappresentanti del Governo.
Non costringiamo anche quei sindaci a minacciare dimissioni in cambio di una concreta attenzione, perché questo scollamento tra un sentimento diffuso in tutti gli italiani, la scelta di intervenire anche in solido, cercando nelle proprie tasche, così come hanno fatto molti cittadini, e la difficoltà di dare priorità alla risoluzione dei problemi - se si vuole, anche limitati ma decisivi per la sicurezza dei cittadini e per la speranza di trovare un futuro fatto di certezze e non di precarietà - è uno degli altri temi molto grandi di cui dobbiamo farci carico.
Nel disegno di legge finanziaria non c'è traccia di risorse per queste regioni ad oggi e si è stabilito, quindi, che il 2003 vedrà l'esclusivo utilizzo dei fondi per l'emergenza. Bella fiducia nel sistema! Dovremmo utilizzare un anno intero per spendere i soldi destinati all'emergenza che gli amministratori locali ci dicono di aver già speso ed impegnato.
Oggi, congiuntamente alla definizione del piano di sistemazione intermedia - chiamiamolo così - delle popolazioni, siamo in grado di conoscere qual è la stima complessiva dei danni e, quindi, della ricostruzione. Esiste una valutazione sulla fragilità del territorio interessato dal sisma. A noi risulta che questi aspetti siano ancora abbastanza oscuri e vorremmo che, anche con riferimento all'inquadramento dei danni e all'individuazione delle priorità, le indicazioni del Governo centrale fossero più precise e più chiare.
Dilatare i tempi della ricostruzione significa anche alimentare un senso di insicurezza in quei cittadini, non solo negli amministratori; questo è, naturalmente, l'aspetto più temuto che, forse, contribuirà all'abbandono di quei territori, con le conseguenze che noi tutti immaginiamo.
Abbiamo ragionato mille volte, anche nelle Commissioni, su quest'aspetto, con riferimento alle logiche di pianificazione rispetto a tutte le tematiche sulla prevenzione che vorremmo far diventare cultura e patrimonio di tutti i cittadini e di tutti gli amministratori; ma ogni volta che potremmo lanciare un segnale, anche nei provvedimenti che stiamo approvando, di questa rinnovata visione, di questa cultura di cui dobbiamo appropriarci, non riusciamo a farlo.
C'è un'evoluzione positiva ma molto lenta, troppo lenta, nella società che ha obbligato, comunque, l'avvio, in tutte le regioni, di una nuova metodologia, di alcune


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forme di intervento che non si identificano esclusivamente con l'azione strettamente legata all'intervento successivo al disastro, vale a dire all'emergenza. Si cominciano ad intravedere metodi e meccanismi che potrebbero, in qualche modo, andare a sistema; vi è, quindi, la possibilità di considerare complessivamente, in un disegno molto più organico, la vicenda della protezione civile e, in alcuni casi, tutti gli aspetti connessi (penso alla difesa del suolo e a tutti i tipi di rischi a cui purtroppo l'Italia è soggetta). Il fenomeno è, tuttavia, ancora troppo lento. Probabilmente, con riferimenti normativi, avremmo potuto dare un input che sicuramente avrebbe giovato a questa cultura.
Gli aspetti strutturali, anche indotti dai cambiamenti climatici, obbligano ad aggiornare i nostri schemi interpretativi e ad iniziare a prevedere provvedimenti che aiutino la gestione del territorio, i nostri amministratori locali e non solo.
La questione delle risorse è stata toccata, in questa sede, da molti. Abbiamo già fatto riferimento all'impoverimento della legge obiettivo e, quindi, alla riduzione di tutte le risorse destinate, non solo alle infrastrutture, ma anche alla messa in sicurezza delle scuole e ad alcune questioni che pensavamo dovessero trovare altre risposte in altri provvedimenti.
Ridurre ed illudersi che da questa legge obiettivo deriveranno anche le risorse per una prima risposta a questi cittadini e, quindi, tacitare anche le polemiche che, in questo momento, stanno crescendo rispetto ai risultati ed alle promesse di cui non si vede traccia concreta, causerà un doppio danno: ridurrà sicuramente le aspettative con riferimento alle infrastrutture e non fornirà risposte concrete neanche per le questioni riguardanti la protezione civile, la difesa del suolo e, in generale, la ricostruzione.
Vorrei concludere sottolineando che noi ci siamo detti più volte in vari luoghi e in numerose occasioni che sarà necessario rivedere il tema che riguarda la definizione in generale della protezione civile, della difesa del suolo, di tutte quelle tematiche che comunque vorremmo mettere a sistema affinché il paese diventi un po' più moderno e anche un può più pronto di fronte agli eventi e alle calamità. Ancora una volta questa non è stata l'occasione per fare una discussione approfondita. Vorremmo però che da oggi tutto il Parlamento si rendesse conto che non possiamo più andare avanti seguendo questa china: non ci sono le risorse, non riusciamo a far crescere la cultura dei nostri amministratori, dei nostri cittadini, se non con gesti concreti; cerchiamo almeno di avere la pazienza ma anche la forza e la tenacia per fare una riflessione una volta per tutte che rimetta in discussione quelli che sono stati i provvedimenti dell'ultimo anno e anche alcune leggi che, per qualche verso, a questo punto, risultano superate.
Questo è un auspicio che io faccio; lo dobbiamo a quei cittadini che in questo momento stanno pagando direttamente, con i loro sacrifici, disastri e anche inconcludenze, non solo del Governo centrale, ma anche degli enti locali, e in generale a tutti i cittadini del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Crucianelli. Ne ha facoltà.

FAMIANO CRUCIANELLI. Signor Presidente, signor sottosegretario di Stato, interverrò per un minuto, non di più. Tecnicamente mi asterrò dalla votazione su questo provvedimento, ma politicamente voterei contro, se fosse possibile, perché in realtà noi stiamo votando un disegno di legge di conversione che riguarda provvedimenti di emergenza, ed è evidente che non lo si può non far passare. È però altrettanto evidente, e lo vorrei dire all'onorevole Di Giandomenico, che qualche secondo fa si lamentava dell'abbandono della gente molisana da parte del Governo, che invece vedo tranquillamente... io non continuo... chiederei per un attimo l'attenzione del Governo.


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PRESIDENTE. Pregherei il rappresentante del Governo e l'onorevole collega di prestare un po' di attenzione.

FAMIANO CRUCIANELLI. Mi rivolgo anche all'onorevole Di Giandomenico, che poco fa ha detto che la gente molisana si sente anche un po' abbandonata. Confermo: la gente molisana è abbandonata, e quando il Presidente del Consiglio ha dichiarato che mai è stato così pronto nell'intervenire ha mentito, perché, se andiamo a vedere anche i provvedimenti assunti a seguito degli ultimi terremoti (parlo dell'Umbria, delle Marche), vi sono stati stanziamenti per 7.500 miliardi subito. Qui stiamo parlando di 100 miliardi e non si vede luce all'orizzonte. Non si vede come questi stanziamenti possano essere previsti. Quindi, onorevole Di Giandomenico, lei ha perfettamente ragione, solo che non aveva ragione quando nella prima parte del suo discorso dava invece atto al Governo di non capisco bene cosa. Questa è la situazione. Noi ci troviamo di fronte ad un trattamento, riservato a cittadini di serie B (la gente molisana); questa è la realtà con la quale dobbiamo fare i conti.
Ricordo che il Presidente del Consiglio ha affermato che andrà di nuovo a San Giuliano, se ho ben capito il 23 dicembre. Se ho notizie corrette (e dovrebbero esserlo), sabato dovrebbe esserci una manifestazione dei sindaci e della cittadinanza molisana per protestare su come stanno andando le cose; posso anche dire che, molto probabilmente, se le cose continueranno così, cioè se la finanziaria, come tutto lascia intendere, non darà risposta al problema dei finanziamenti, il Presidente del Consiglio potrà risparmiarsi il viaggio in Molise, perché molto probabilmente saranno i molisani terremotati a venire a Roma. Quindi io, come ho detto all'inizio, tecnicamente sono costretto ad astenermi dal voto, ma politicamente il comportamento del Governo è semplicemente vergognoso su questo capitolo del terremoto in Molise (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vendola. Ne ha facoltà.

NICHI VENDOLA. Signor Presidente, signor sottosegretario abbiamo già esposto questa mattina le ragioni di merito di un dissenso così radicale nei confronti di questo provvedimento, sul quale ci asterremo dal voto, come è ovvio, senza che l'astensione diminuisca alcuna delle ragioni di merito di questo dissenso politico.
Volevo semplicemente esprimere il rammarico per l'occasione perduta, non soltanto dal punto di vista della qualità dell'intervento di emergenza e neppure dal punto di vista del vuoto di prospettiva per quanto riguarda i termini della ricostruzione che è proprio un vuoto di prospettiva, un vuoto di progettazione; siamo al galleggiamento delle promesse che ad oggi, che non è proprio il giorno seguente il terremoto, sono francamente un po' raccapriccianti.
Ma l'occasione è perduta perché vede, signor sottosegretario, ogni catastrofe, di quelle che accadono in Italia, non è soltanto un punto di cesura nella storia di un territorio ma è, in qualche maniera, anche un riepilogo, un punto di rivelazione delle qualità profonde del modo di organizzare, di costruire, di incivilire quel determinato territorio. In altre parole, la catastrofe racconta cosa era accaduto prima della catastrofe. Allora il suggerimento del collega Gerardo Bianco, sia pure nella sua genericità - mi riferisco al riferimento al meridionalismo alla Nitti o alla Dorso, alla Salvemini, alla Gramsci o, per stare più all'attualità, all'ultima voce del meridionalismo, quella di Pasquale Saraceno, dopodiché è calato il silenzio sul Mezzogiorno come grande questione nazionale - serve per dire che se non c'è questo sforzo di ricostruzione in termini politico-culturali della questione del territorio, dei territori privi di qualità del nostro sud, rischiamo di morire di emergenza in emergenza mentre avremmo bisogno di fare questo salto di qualità.
Il terremoto del Molise è come la tragedia di Sarno o come la tragedia di


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Soverato, ci dice tante cose: parla di storia, di geografia, di cultura, di antropologia, di forme di urbanizzazione, parla di un modello di sviluppo e della storia di alcune classi dirigenti. Forse, questa occasione perduta la pagheremo cara perché si cumula a tante altre occasioni perdute, ma, prima o poi, quel dibattito, quel rendiconto sulla storia profonda di questa nazione ci toccherà farlo, perché il bel paese lo invochiamo, ne facciamo cartoline illustrate da pro loco mentre il mal paese è quello che avanza (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, intervengo per annunciare l'astensione dal voto del gruppo della Margherita.
Dico la verità, noi avremmo voluto votare a favore ma non siamo nelle condizioni di farlo perché abbiamo visto la chiusura del Governo e della maggioranza agli emendamenti che abbiamo presentato e che avevano l'obiettivo di migliorare il decreto-legge. Avremmo voluto votare a favore perché nella discussione sulle linee generali abbiamo dato soprattutto atto alla protezione civile nazionale e regionale per la Sicilia, ai tanti volontari che si sono impegnati, di aver fatto, fino in fondo, il proprio dovere e di avere affrontato con professionalità e, soprattutto, con generosità l'emergenza che si è realizzata nei luoghi dove si è avuta la calamità naturale, il sisma ma anche l'eruzione vulcanica. Però, lo ripeto, noi riteniamo questo decreto-legge fortemente lacunoso perché non ha ripreso le considerazioni costruttive da noi svolte con gli emendamenti presentati.
Debbo anche dire a qualche collega che ha definito i nostri emendamenti «populisti» che noi non abbiamo fatto altro che raccogliere le dichiarazioni formulate dai parlamentari del Polo eletti in Sicilia, le grandi manifestazioni di impegno (ricordo anche un'assemblea tenuta in una tenso struttura adibita a chiesa a Santa Venerina), la disponibilità dei senatori e dei parlamentari del Polo di fare subito, di fare presto, di riavviare, con questo decreto-legge, la ricostruzione in Sicilia, in modo particolare a Santa Venerina.
I parlamentari del Polo eletti in Sicilia fanno dichiarazioni e grandi propositi nella comunità isolana, mentre gli amministratori di centrodestra minacciano le dimissioni per la sordità del Governo: tuttavia, in aula non c'è alcuna consequenzialità e coerenza con tali affermazioni. Non è stato fatto alcun atto concreto per riavviare una politica di normalità in quei territori e non avete neppure accettato l'emendamento che voleva chiudere definitivamente un problema, definendo le ceneri laviche, che si sono abbattute non soltanto a Catania ma anche nelle altre province, come eventi calamitosi.
Se si fossero approvati questi emendamenti, oggi avremmo la possibilità di superare tali problemi che in Sicilia hanno visto la grande propaganda dei parlamentari del Polo e degli uomini del Governo Berlusconi. Credo che ciò sia assai grave, così come è grave la nostra valutazione sulla mancanza di aiuti e di fondi per la ripresa economica delle aree colpite dal sisma e per quelle soggette all'eruzione vulcanica. Avevamo previsto delle risorse per chi non aveva lavorato o per chi aveva perso il lavoro e dei fondi per l'agricoltura che è stata danneggiata; avevamo anche tentato di convincere tutti sulle difficoltà in cui versava il commercio e l'artigianato in alcune realtà dell'isola e volevamo che venisse erogato un aiuto minimo: non c'è stato neppure questo, così come non c'è alcun fondo per la ricostruzione.
Dubito che i parlamentari del Polo verranno nelle prossime riunioni a Santa Venerina perché non potrebbero confermare nulla delle cose che hanno promesso. Hanno parlato di un impegno immediato, di questo decreto che doveva essere modificato al Senato e poi alla Camera, ma non c'è nulla per ridare ai nostri cittadini colpiti in quelle aree la possibilità di tornare alla normalità. Si dice che ci sia un impegno del Governo. Il


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Presidente Berlusconi ha parlato prima della possibilità di utilizzare la legge obiettivo come strumento per utilizzare le risorse per la ricostruzione e, quindi, ormai si tralascia il decreto; su questa materia analizzeremo anche la legge finanziaria quando tornerà alla Camera.
Il Presidente Berlusconi ha anche fatto altre promesse e il giorno 27 andrà per un giorno a Catania. Immaginiamo che in quella sede parlerà della legge di solidarietà per Catania che il capogruppo della Lega ha già sconfessato. Credo che su questa materia non si debba aprire una polemica perché sappiamo che la promessa di una legge specifica per Catania farà la fine delle tante promesse che sono state fatte dal Presidente Berlusconi. Pensiamo ancora alle navi con i dissalatori incorporati che dovevano arrivare in Sicilia e superare i problemi della siccità: non abbiamo visto neppure l'ombra di quelle navi e non vedremo neppure l'ombra della legge di solidarietà per Catania.
Avremmo voluto qualcosa di meno, non una legge speciale, ma una serie di risorse per la ricostruzione e per rilanciare le attività produttive; ci saremmo anche accontentati di un solo segnale, quello relativo all'approvazione della norma che avrebbe permesso di spostare il pagamento dei tributi: non è stato fatto neppure questo.
Porteremo avanti il nostro impegno, talloneremo il Governo, cercheremo di spiegare ai nostri cittadini che gli ordini del giorno, che avete fatto approvare al Senato e che avete propagandato come risolutivi dei problemi delle nostre realtà, non produrranno alcun risultato concreto e non avranno nessuna ricaduta sulla nostra realtà regionale. Peraltro, la Sicilia dovrà scontare un altro problema: il presidente della regione sarà nominato commissario straordinario. Quest'ultimo, che è già commissario straordinario per l'emergenza siccità e per i rifiuti, sarà commissario straordinario anche per la ricostruzione. Vi è un presidente della regione che non sa fare l'ordinario e che è chiamato a fare lo straordinario! Staremo a vedere: noi lo seguiremo attentamente anche quando, come è stato detto, calerà la luce dei riflettori e quando non vi sarà più l'attenzione della stampa. Continueremo a sollecitare il Governo, perché vorremmo rappresentare fino in fondo le esigenze delle nostre popolazioni pesantemente colpite da questi eventi calamitosi (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Reduzzi. Ne ha facoltà.

GIULIANA REDUZZI. Signor Presidente, vorrei esprimere delusione e sconcerto di fronte all'atteggiamento del Governo. Con riferimento al provvedimento in esame abbiamo presentato emendamenti relativi alle situazioni che si sono determinate nel nord in seguito alle alluvioni ed alle abbondanti piogge del 23 novembre, forzando - è vero - anche un po' la mano. Pretendevamo, infatti, di cambiare anche l'oggetto del decreto-legge, che era limitato alle aree del Molise e della Sicilia e che, invece, chiedevamo di estendere ad altre realtà territoriali, ad altre calamità naturali.
Tuttavia, le emergenze nei territori colpiti dagli eventi alluvionali si fanno pressanti e richiedono subito interventi concreti e non rinviabili. Per questo motivo, abbiamo presentato gli emendamenti di cui parlavo in precedenza. Il Presidente della Camera li ha dichiarati inammissibili e noi, intervenendo questa mattina sul provvedimento, abbiamo chiesto di rivedere il parere di inammissibilità.
Delusi dal parere confermato, abbiamo trasfuso il contenuto degli emendamenti in un ordine del giorno, adottando - lo preciso - lo stesso testo presentato dai colleghi senatori ed accolto dal Governo. Ci sentivamo, dunque, sicuri dell'accoglimento dell'ordine del giorno sottoscritto da me e da tanti altri parlamentari delle regioni interessate dal decreto di riconoscimento dello stato di emergenza.
Sconcertante, quindi, è stato il parere del Governo, che ha dichiarato la disponibilità ad accogliere l'ordine del giorno


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solo a condizione di togliere l'ultimo capoverso, che impegnava a prevedere nella legge finanziaria per il 2003 adeguate risorse anche per gli eventi calamitosi delle regioni del nord. Il fatto è veramente grave e non è accettabile: significa che nel Governo non vi è alcuna intenzione di reperire risorse per fronteggiare l'emergenza dei comuni del nord colpiti così gravemente dalle calamità naturali. La legge finanziaria non ha terminato il suo iter e, quindi, non è comprensibile che si dichiari, fin da ora, che non vi è spazio per impegni concreti di intervento per i comuni in grave disagio.
Pertanto, sottolineo con forza l'incongruenza del Governo che alla Camera ha bocciato ciò che ha accolto al Senato. Esprimo nuovamente la mia più grande insoddisfazione ed il mio sconcerto per l'atteggiamento del Governo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruta. Ne ha facoltà.

ROBERTO RUTA. Signor Presidente, intervengo altrettanto rapidamente per dire che, intanto, mi riporto alle espressioni usate dall'amico Di Giandomenico, che faceva notare un certo disagio. La verità è che parlare di disagio mi sembra un eufemismo.
Vi sono sindaci - di centrodestra e di centrosinistra, il colore politico interessa veramente poco - che hanno il problema di come dire alla gente: rimanete nelle casette, vivete a Campomarino o in altri luoghi, ma la mattina portate di nuovo i figli a San Giuliano. Si tratta di una vita di incredibili disagi. Per quanto tempo? Per un anno, due anni, tre anni? Il Presidente del Consiglio ci aveva convinto, quando fece la conferenza stampa, dicendo che un nuovo comune di San Giuliano sarebbe stato costruito in due anni. Il sindaco ha sentito i suoi cittadini che gli hanno detto di voler ricostruire il paese nello stesso posto. In ogni caso, per ricostruire un altro comune o lo stesso comune ci vogliono le risorse, in particolare per realizzarlo in due anni. Senza di quelle non si fa né il nuovo comune - o Milano 2, chiamatelo come volete - né si ricostruisce il comune dov'era. Il problema non riguarda solo San Giuliano perché sono oltre trenta i comuni che hanno subìto disastri perché le mura non hanno retto, all'interno le case sono crollate e le strade sono puntellate.
Il problema, dunque, riguarda le risorse finanziarie. Inoltre, mi sarei aspettato che il commissario fosse da subito il presidente della giunta e non ho capito perché ciò non è stato fatto. Il tema, comunque, rimane quello della ricostruzione ed il Presidente del Consiglio non deve perdere le staffe ed innervosirsi, deve dirci dove trovare i soldi. Lo faccia nella finanziaria, al Senato o qui alla Camera, o con una legge ad hoc: ci dica come, dove e quando. Dopo circa 60 giorni vogliamo sapere dove si intendono raccogliere le risorse. Non chiediamo adesso tutte le risorse, ma una prima tranche significativa perché il 2003 non passi inutilmente e non sia un anno di attesa per sapere dove e come si ricostruisce. Il 2003 deve essere l'anno in cui si inizi a ricostruire e vengano finanziati i progetti. Per fare ciò vi è bisogno, purtroppo, di risorse.
Gli effetti del terremoto non sono condonabili, lo dico mio malgrado e nostro malgrado. Altrimenti, se fosse stato possibile eliminare così gli effetti devastanti del terremoto, quel condono lo avremmo fatto. Purtroppo, ciò non è possibile e vi è bisogno di risorse. Uno Stato deve necessariamente rispondere ai cittadini in questi casi. È vero che il cittadino viene accompagnato dallo Stato, dalla nascita alla morte, nei momenti più importanti: questo è uno di quei momenti che nessuno vorrebbe scrivere nel calendario della propria vita ma, quando capita, lo Stato deve essere presente. In tal modo un cittadino sa di essere cittadino di uno Stato. Vi sono priorità e nella finanziaria debbono essere compiute delle scelte. Si tratta di una priorità non per i molisani, ma per gli italiani, per dimostrare che l'Italia è uno


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Stato presente in quei momenti. Ciò significa compiere scelte accontentando qualcuno e scontentando qualcun altro. Qualcuno verrà scontentato senza dubbio perché vi sono alcune difficoltà. Tuttavia, le priorità esistono e bisogna rispettarle.
Avremmo voluto votare a favore del provvedimento, ma ci asteniamo proprio perché non sono state aggiunte le risorse che ci attendevamo e che la finanziaria non ha previsto. Ciò avrebbe giustificato anche un nostro voto contrario, così come l'architettura giuridica avrebbe potuto essere più lineare.
Il presidente della giunta dice che si va avanti con ordinanze, ma noi vogliamo invece una normativa definita, nella quale siano scolpiti i diritti di coloro che hanno subito danni, peraltro non per propria colpa.
Allora, poiché questa è la situazione, preannuncio che ci asterremo dal voto su questo provvedimento e dato che sono un inguaribile ottimista, mi auguro che in queste ore, in sede di approvazione della finanziaria al Senato, ci si possa ravvedere, provvedendo a stanziare le risorse. Se questo non dovesse accadere al Senato, mi auguro che possa essere conseguito qui, in terza lettura alla Camera. Se poi così non dovesse essere neanche qui alla Camera, mi auguro vi sia un impegno solenne e formale in tal senso, attraverso un apposito provvedimento.
Le popolazioni del Molise devono infatti avere la convinzione che il 2003 - che non che passerà facilmente, perché un anno vissuto in quelle condizioni è come se durasse dieci anni - sarà un anno nel quale si lavorerà affinché il loro futuro possa essere reinserito nei binari della normalità. Di questo infatti vi è bisogno: di una speranza concreta, attuale e non di una promessa o di un racconto o di una favola!
Con ciò non stiamo criticando il Governo per il modo con il quale ha affrontato l'emergenza; al riguardo infatti non abbiamo mosso una critica e, anzi, le forze politiche nel Molise hanno mantenuto sino ad oggi un atteggiamento politico unitario. Ci stiamo dividendo semplicemente perché riteniamo sia necessaria la certezza delle risorse per ridurre i tempi della ricostruzione e per il fatto che il centrodestra non dice altrettanto o perlomeno non lo dice in maniera chiara, dal momento che sostiene che non c'è problema. Anche noi speriamo che non vi siano problemi, tuttavia vorremmo avere la certezza delle risorse, ma non perché così ci sentiremmo meno soli o più ricchi (dal momento che sappiamo farci compagnia da noi stessi; non c'è quindi bisogno che veniate a farci compagnia), ma perché dovete darci la dimostrazione che lo Stato esiste: questo si richiede al Presidente del Consiglio e al Governo. Dimostrate che lo Stato esiste: oggi vi è stata questa dimostrazione per l'emergenza; ora vi è bisogno di far sì che il 2003 sia l'anno in cui possa iniziare la ricostruzione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Intervengo per dichiarare il voto favorevole del gruppo della Lega nord. Abbiamo inteso dall'inizio accelerare al massimo l'iter di approvazione di questo provvedimento, anche al fine di dare in questo modo un segnale preciso di solidarietà alle popolazioni del Molise, della Sicilia e di altre regioni del sud, che sono state colpite dagli eventi calamitosi nei mesi scorsi.
A differenza di altri, non abbiamo voluto far perdere tempo per tentare certamente di migliorare il provvedimento, perché ci siamo resi conto che il bene primario era quello di approvarlo in tempi ristretti, anche se devo ricordare che, soprattutto in prima lettura al Senato, il gruppo della Lega ha contribuito in maniera determinante a migliorare il testo del provvedimento e a risolvere alcune questioni che certamente non potevano essere accettate nella loro formulazione iniziale. In particolare è stato introdotto il principio che la fase di emergenza viene separata dalla fase di ricostruzione vera e propria, essendo infatti previste due procedure


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separate. Infatti per la fase di emergenza viene nominato il commissario unico, mentre per la fase di ricostruzione vengono nominati i commissari regionali, i quali a loro volta possono avvalersi di subcommissari.
Crediamo che il sistema migliore per operare sia certamente quello di coinvolgere direttamente gli enti locali nella fase di ricostruzione. In passato abbiamo avuto esperienze che dimostrano come il coinvolgimento diretto dei sindaci rappresenti il modo migliore per accelerare le ricostruzioni ed anche per avere garanzia sulla corretta gestione delle risorse stanziate. Questo sistema funziona certamente meglio. Ricordo, a titolo di esempio, l'alluvione del 1997, che ha colpito le regioni del nord e che ha visto, forse per la prima volta, delegare ai comuni gran parte dell'esecuzione delle opere di ricostruzione. Ebbene, a distanza di pochi anni, quelle opere sono state interamente realizzate, mentre le opere previste da leggi speciali, gestite dalla regione o dallo Stato, a distanza di decenni, non sono ancora completamente realizzate. Da questo punto di vista, quindi, esiste comunque lo spazio per consentire il diretto coinvolgimento degli enti locali. Ovviamente, i presidenti delle regioni dovranno avere anche questa sensibilità.
Quindi, con la testa, esprimiamo decisamente un voto favorevole su questo decreto-legge, anche se il cuore, in più di un'occasione, ci ha indotti in tentazione per introdurre nel provvedimento anche idonee risorse per le regioni del nord colpite dagli eventi calamitosi del mese di novembre.
Tuttavia, abbiamo deciso di usare sia la testa sia il cuore, quindi non ostacoliamo l'approvazione di questo provvedimento anche perché, usando la testa e il cuore, siamo riusciti ad ottenere precise assicurazioni da parte del Governo che ci saranno idonei provvedimenti a favore delle regioni del nord colpite e in stato d'emergenza.
In particolare, ricordiamo che, nella finanziaria, sono stati già stanziati 50 milioni di euro che, ci rendiamo conto, costituiscono una risorsa certamente esigua e non esaustiva delle necessità, ma comunque una risorsa che può consentire di fronteggiare l'emergenza. Chiaramente, la fase di ricostruzione avrà bisogno di altre ricorse e saremo in prima linea per far sì che il Governo e i vari ministri che, in questi giorni, hanno visitato le popolazioni del nord colpite dagli eventi calamitosi, mantengano le promesse.
Voglio ricordare che, soprattutto in Lombardia, ci sono intere province che rischiano il completo isolamento, in particolare la provincia di Sondrio e intere vallate della provincia di Bergamo, di Lecco e di altre zone. Dunque, per gestire la fase di ricostruzione, occorrono risorse certe.
Tra l'altro, occorre ricordare che un primo atto concreto è costituito dall'adozione del decreto ministeriale che ha prorogato i termini contributivi, anche se vogliamo far presente al Governo che siamo già di fronte ad una prima discriminazione, che non possiamo accettare e che vorremmo fosse rimossa. Infatti, nel decreto ministeriale di proroga dei termini contributivi, per le regioni del nord si stabilisce che queste misure valgono solo per quelle aziende che hanno subito danni almeno del 20 per cento rispetto al valore stesso delle aziende. Si tratta di una misura che non trova riscontro con riferimento alle aziende ubicate in altri territori e colpite dagli stessi eventi; dunque, non si comprende perché tale limitazione debba essere introdotta solo per le regioni del nord.
Quindi, chiederemo certamente di modificare questo provvedimento, al fine di renderlo analogo a quanto previsto dall'articolo 4 del decreto-legge in esame. Tra l'altro, il decreto ministeriale, essendo emanato dal Ministero dell'economia e delle finanze, non prende in considerazione altri tipi di proroghe, come ad esempio quella relativa ai contributi previdenziali che, ovviamente, fanno capo alla Ministero del welfare. Quindi, per risolvere la questione, occorrerà un apposito provvedimento legislativo che, accanto alla fase


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di ricostruzione, con l'allocamento delle risorse, preveda disposizioni capaci di sanare queste discriminazioni.
Infine, voglio rispondere ad alcune accuse mosse, soprattutto dei colleghi dell'opposizione, con riferimento al presunto comportamento della Lega nord che dimenticherebbe gli interessi delle regioni del nord. A noi, invece, sembra - anzi siamo certi e lo possiamo dimostrare in ogni momento, basta guardare qualsiasi atto ufficiale del Parlamento - che, in molte occasioni, siamo purtroppo soli a difendere gli interessi della gente del nord.
Troppe volte, purtroppo - lo voglio ricordare agli amici dell'Ulivo -, quando difendiamo gli interessi della gente del nord, veniamo ingiustamente accusati di atti di razzismo, come se lo facessimo contro la gente del sud. Tra l'altro, in alcune circostanze, magari da soli, tentiamo di bloccare quelle disposizioni a favore delle popolazioni del sud che sono squisitamente clientelari e che ricordano il vecchio modo di fare politica, che ha portato tanti disastri e che purtroppo ci consegna le regioni meridionali ancora oggi in una fase di sottosviluppo. Dunque, quando denunciamo questi fatti, ancora una volta la nostra azione viene, troppo spesso, strumentalizzata, mettendo in difficoltà anche gli altri colleghi della maggioranza, come se la Lega nord fosse un partito estraneo alla maggioranza che ha qualcosa contro il sud. Così non è e lo abbiamo dimostrato anche durante l'esame di questo provvedimento. Vorrei ricordarvi che il nostro è l'unico gruppo parlamentare che non ha preso la parola oggi nell'esame del provvedimento, salvo che per questa dichiarazione di voto, con l'unico intento di accelerarne l'approvazione.
L'altra accusa strumentale, che viene rivolta a noi e a tutto il Governo, è quella di non fare politica di prevenzione verso il territorio. Vorrei rimandare gentilmente anche quest'accusa ai mittenti. Sarebbe, infatti, opportuno ricordare - e qui il discorso sarebbe lungo - che la gestione e la tutela del territorio sono, certamente, materie molto complesse ma, fino al 2000, la legge quadro sul territorio è rimasta praticamente inattuata, tanto è vero che nel 2000, con due appositi provvedimenti, adottati, purtroppo, in occasione di due eventi calamitosi - il cosiddetto decreto-legge Sarno ed il cosiddetto decreto-legge Soverato -, sono state introdotte modifiche sostanziali alla legge quadro sulla difesa del territorio, proprio per renderla più gestibile, più snella ed attuabile. Soltanto ultimamente si è iniziato a redigere i piani stralcio di bacino, molti dei quali sono semplicemente adottati. Certamente, questa non può essere una colpa imputabile all'attuale Governo.
Tra l'altro, vorrei ricordare che in Commissione ambiente sono in discussione alcuni provvedimenti che potrebbero rappresentare veramente un segnale diverso rispetto alla gestione del territorio e alla sua tutela. Dobbiamo rammentare che la vera prevenzione si fa soltanto mantenendo le popolazioni sul territorio e, quindi, rendendo appetibile la loro permanenza dal punto di vista economico e per quanto riguarda la qualità della vita. I provvedimenti che stiamo esaminando in Commissione (quello sui piccoli comuni, quello sul tutore ambientale ed altri ancora) vanno in questa direzione. Siamo sicuri che, quando troveranno effettiva applicazione, daranno una risposta concreta e non demagogica a questi problemi.
C'è il problema delle risorse. Si tratta di un problema serio; tuttavia, vorrei ricordare ai colleghi dell'Ulivo che essi stessi non l'hanno mai risolto. Per anni, il direttore della protezione civile, poi sottosegretario alla protezione civile, ha proposto inutilmente che venisse approvata un'apposita disposizione, affinché almeno il 10 per cento delle risorse, che annualmente vengono spese per riparare i disastri delle calamità, venisse allocato in un apposito fondo da utilizzare per la prevenzione e per la manutenzione programmata del territorio. Il Governo dell'Ulivo è sempre rimasto sordo.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Parolo.


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UGO PAROLO. Ho finito. Presidente, non abbiamo mai parlato.

PRESIDENTE. So che non ha parlato. Ma quello è. Termini, però.

UGO PAROLO. Quindi, vorrei ricordare che, se ci troviamo in questa situazione, la responsabilità non è certamente nostra. Ribadisco il nostro voto favorevole, anche in considerazione del fatto che i nostri ordini del giorno sono stati accettati (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Catanoso. Ne ha facoltà.

BASILIO CATANOSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente per esprimere il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale su un provvedimento con il quale questo Governo ha fatto tutto il possibile, nell'ambito delle competenze statali, dalle cose grandi fino alle più piccole. Ricordo, per esempio, la possibilità per i militari di leva di ritornare a casa ed operare nei luoghi dei disastri. Ricordo ancora che queste calamità naturali, che purtroppo hanno toccato vaste aree del territorio, sono state oggetto di immediato interesse e di immediata attenzione da parte del Governo che ha deciso di tenere un Consiglio dei ministri lo stesso giorno in cui si è verificato l'evento sismico in Sicilia.
Con questo disegno di legge ci accingiamo a convertire in legge un decreto-legge che ha consentito il lavoro incessante e ben organizzato del dipartimento di protezione civile e dei suoi uomini, che ha coordinato le forze dell'ordine, i volontari, i vigili del fuoco e le strutture dei comuni colpiti e che, da subito, ha saputo essere al fianco delle popolazioni con grande capacità di organizzazione, interagendo con comuni ed enti interessati.
Questo è il motivo per cui noi ci sentiamo obbligati a ringraziare il dipartimento della protezione civile. Si chiude così anche con grande chiarezza tutta la polemica sul licenziamento irresponsabile del dipartimento per il rischio sismico e su tutto il resto che si è detto sul dipartimento della protezione civile che ha dimostrato di funzionare benissimo alle dipendenze della Presidenza del Consiglio. Nel frattempo, la regione siciliana si sta preparando a interpretare quelle che saranno le competenze proprie della regione e ha già riunito tutti i sindaci dei comuni terremotati, insieme alla protezione civile regionale e nazionale, costituendo un tavolo di lavoro per iniziare le procedure organizzative della ricostruzione. Anche per questo, mi sento di ringraziare il presidente della regione siciliana per aver sentito l'esigenza di intervenire a fianco delle persone disagiate, prima ancora che il Parlamento avesse completato la propria opera di programmazione per quanto concerne l'intervento del Governo. Devo dire che resta al Governo il compito di intervenire in un'attività di controllo della possibilità e della capacità che le regioni avranno nel fare la ricostruzione. Certamente, si dovrà pensare di mantenere alta l'attenzione che fino ad oggi sicuramente è stata dimostrata.
Tengo a sottolineare che questo stesso è il motivo per cui non si sono stanziati i soldi in questo decreto-legge. Qualche collega dell'opposizione ricordava prima che in altri provvedimenti sono stati inseriti 7.500 miliardi di lire. Tuttavia, noi preferiamo non trovare in un decreto-legge i 7.500 miliardi e fare la ricostruzione, piuttosto che avere dei soldi disponibili e poi non farla, come è accaduto nel passato. Questo dipende dal fatto che oggi ci sono le competenze delle regioni, come voi sapete, che sono state rivendicate nel mese scorso in sede di Conferenza Stato-regioni dai presidenti delle regioni interessate, i quali hanno ribadito la volontà e la necessità di occuparsi da soli della ricostruzione, così come previsto dalle leggi di questo Stato.
Concludendo, voglio tranquillizzare il collega Burtone, non solo con la notizia della riunione del presidente Cuffaro e dei sindaci dei comuni interessati, ma anche con la notizia della riapertura anche per


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Alitalia, dalle 18,20 di oggi, dello scalo aeroportuale di Catania Fontanarossa, così come avevano chiesto molti esponenti, soprattutto, della maggioranza, ma anche della minoranza, il che evidentemente ha spinto il Governo ad intervenire. Devo dire che noi preferiamo un futuro senza leggi speciali o particolari che prevedano la ricostruzione per poi restare inattuate, come ho detto prima, e preferiamo interventi agili legati alla possibilità e alla capacità oltre che progettuale anche concreta di ricostruire da parte delle regioni e dei comuni d'Italia. Ecco perché il gruppo di Alleanza nazionale voterà a favore del disegno di legge di conversione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Strano. Ne ha facoltà. Era strana la grafia e per questo le chiedo scusa.

NINO STRANO. Signor Presidente, la ringrazio, ogni sua dichiarazione è simpatica e gradita.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, è intervenuto il collega Catanoso per rappresentare le indicazioni del gruppo di Alleanza nazionale - che anche io, ovviamente, seguirò -, favorevoli alla conversione in legge del decreto-legge 4 novembre 2002 n. 245. Questo provvedimento nacque in un momento di emergenza che, non mi fa onta dire, ha fatto sorgere in molti di noi - io fra questi, anche se forse in minoranza - alcuni rilievi.
Voterò a favore perché questo è lo sforzo che il Governo - qui presente con il suo rappresentante con il quale ci siamo già visti in altre occasioni proprio riguardo alla Sicilia - ha potuto fare in queste condizioni. Tuttavia è a tutti noto che i fondi oggi disponibili per l'emergenza Sicilia non sono bastevoli. Ancora una volta noi ribadiamo la necessità di un provvedimento per i tributi fino ad oggi maturati, intervento che il Presidente Berlusconi - ne siamo certi, sarà fatto - ha annunziato come da fare.
Per quanto riguarda l'aeroporto di Catania, il collega Catanoso giustamente diceva che è stato riaperto. Tuttavia sta aprendo alla data prevista dalla sospensione che l'Alitalia aveva disposto. Quindi, non c'è nessun regalo, né nessun fatto particolare. Gradiremmo, come oggi è stato detto dal ministro Lunardi, che per il futuro ci possa essere un'attenzione maggiore.
Non si può consentire che una società, sulla quale possiamo soltanto vigilare, percepisca 410 miliardi dallo Stato. Ricordo quel provvedimento, appena entrai in questo Parlamento e, dopo aver ricoperto il ruolo di sottosegretario e quello di assessore ai trasporti regionali in Sicilia per tanti anni, mi sono accorto del modo in cui l'Alitalia marginalizzava la Sicilia nelle tratte internazionali, penalizzandola con riferimento alle tariffe nazionali. Non siamo soddisfatti di questa situazione, quindi bisogna vigilare ed anche trattare veramente - oso pronunciare un'espressione forse antipatica - a muso duro con chi ottiene da noi 410 miliardi e poi isola e tratta la Sicilia come una pezza; al contrario, altre compagnie aeree hanno continuato ad operare nell'isola usufruendo di un aeroporto che è stato dichiarato sicuro ed assolutamente agibile e sul quale anche il comune, la provincia e la regione hanno investito.
Il nostro gruppo voterà a favore di questo provvedimento sapendo che esso rappresenta il minimo e non certo il massimo che il Governo in queste condizioni poteva realizzare per la Sicilia, ed essendo altresì sicuri che i provvedimenti annunziati per il futuro potranno essere approvati. Come diceva l'onorevole Catanoso, è necessaria una vigilanza, ma mi permetto di aggiungere che è necessario anche uno sforzo maggiore.
Il Molise dovrà usufruire per il futuro di quegli interventi strutturali che, con la somma che è stata stanziata - 60 milioni di euro -, ritengo che possano essere realizzati solo in minima parte.
Quindi, votiamo a favore di questo provvedimento nato in un momento di grande emergenza e siamo certi - perché conosciamo il Governo che sosteniamo - che dopo questo disegno di legge verranno


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adottati atti ad esso conseguenziali, di grande rispetto nei confronti delle zone che hanno subito questi traumi. In Molise ed in Sicilia vi sono state gravi ripercussioni sull'economia che, in modo particolare, hanno riguardato la Sicilia orientale e le province della fascia ionica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Potenza. Ne ha facoltà.

ANTONIO POTENZA. Signor Presidente, attraverso questa breve dichiarazione di voto vorrei sottolineare la gravità di una filosofia, di un'impostazione secondo la quale il ruolo dei comuni, dei sindaci e delle amministrazioni locali viene gravemente leso, mortificato e ridotto ad un ambito di semplice consulenza. Pensiamo non sia questa la strada da seguire, non si può fare a meno di pensare a quello che accadde in occasione degli interventi di ricostruzione delle zone colpite, ad esempio, dal terremoto dell'Irpinia e della Basilicata: stiamo parlando del 1980.
Al contrario, dobbiamo rafforzare il ruolo dei sindaci che sono i soli a conoscere il loro territorio, a possedere gli strumenti necessari per effettuare un circostanziato accertamento dei danni e degli interventi da attuare al fine di individuare le modalità di utilizzazione delle risorse stanziate ed, in sostanza, i mezzi con cui farvi fronte.
Sono i sindaci che hanno il polso della situazione, che sono vicini alla loro gente e che ne conoscono i bisogni e le necessità. Dunque, è a loro che debbono essere attribuiti gli strumenti a tutti i livelli per affrontare sia le emergenze sia le altre fasi degli interventi necessari: mi riferisco all'accertamento dei danni, agli abbattimenti indispensabili e non indiscriminati, i quali costituiscono una vera follia. A loro spetta la decisione sull'eventuale nuova localizzazione dei centri abitati e, dunque, sulla ricostruzione da effettuare.
In questo senso, preannunciamo la nostra astensione sul provvedimento in esame (non abbiamo i collegamenti con il Governo), ritenendo che chi è abituato a dire bugie continuerà a farlo in ogni occasione.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 19,22)

ANTONIO POTENZA. Noi ci asterremo perché riteniamo che si sarebbe potuto fare di più sotto l'aspetto delle risorse e che si è persa un'occasione per dare un concreto segnale di fiducia - proprio nel momento in cui si sta affrontando la devoluzione, solo proclamata a parole, ma poi non realizzata nei fatti - a favore degli enti locali, degli amministratori, dei sindaci e delle popolazioni dei territori così duramente colpite (Applausi dei deputati del gruppo Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, avremmo preferito svolgere una discussione di merito molto più approfondita che avrebbe potuto condurre anche ad un risultato positivo. Come abbiamo già affermato nel corso della discussione sul complesso degli emendamenti, ci sembra che questi provvedimenti siano stati varati con molta rapidità, producendo quindi anche grandi difficoltà e disfunzioni dal punto di vista ordinamentale.
Abbiamo tentato, con tanta umiltà e senza nessuna polemica politica, di far rilevare al Governo le discrasie che sono tuttora presenti in questo provvedimento. Lo abbiamo fatto notare, portando alla vostra attenzione alcuni emendamenti seri, ma, successivamente, abbiamo verificato che ciò non è stato recepito e, quindi, ciò ci induce a svolgere una duplice considerazione.
La prima è la seguente: come sarà possibile rimediare agli errori presenti all'interno di questo provvedimento? È un compito che spetta al Governo. Credo che dovrà farlo in tempi estremamente rapidi,


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se non vorrà che si determinino, all'interno delle aree colpite dal sisma del 31 di ottobre, difficoltà oggettive sia nelle interpretazioni delle norme, sia per ciò che riguarda la possibilità di erogare i finanziamenti per fronteggiare l'emergenza.
Il secondo problema - mi pare sia lampante e agli occhi di tutti - è che non si tratta semplicemente di una questione di maggioranza o di opposizione. Dopo aver ascoltato gli interventi dei colleghi, credo che in modo diverso ognuno si sia espresso, definendo il suddetto provvedimento e le risorse da esso previste insufficienti rispetto al dramma che stanno vivendo le popolazioni siciliane ed, in modo particolare, quelle catanesi, quelle del Molise e le popolazioni...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Di Gioia. Dal momento che il Presidente intende ascoltare ciò che sta dicendo il collega, pregherei i colleghi di consentire lo svolgimento dell'intervento. Non è giusto, quando interviene il collega, dargli poco riguardo. Prego, onorevole Di Gioia.

LELLO DI GIOIA. La ringrazio, signor Presidente, ma le posso dire che non perdevo il filo per cui i colleghi potevano parlare e discutere quanto volevano perché il mio ragionamento...

PRESIDENTE. Questa è una sua dote, ma non di chi non sa ascoltare.

LELLO DI GIOIA. La ringrazio ancora di più perché un buon uomo delle istituzioni, della politica, deve avere anche il dono dell'ascolto. Guai se non si riesce ad ascoltare, al di là delle opinioni che ognuno di noi può esprimere.
Mi pare che, tutto sommato, le discussioni sviluppate sia dal centrodestra sia dal centrosinistra abbiano evidenziato, di fatto, l'evidente contradditorietà di questo provvedimento poiché è prevista un'esigua quantità di fondi per fronteggiare e risolvere le emergenze e, nello stesso tempo, vi è una grande difficoltà relativamente alla ricostruzione futura di queste aree. In tal caso, sorge un dubbio, egregio sottosegretario. Con quali fondi affronteremo il processo di ricostruzione? Mi fa piacere che i colleghi del centrodestra, ma soprattutto i colleghi siciliani, abbiano detto che è meglio avere una gallina oggi che un uovo domani.
Io credo che in questo particolare momento abbiamo la necessità di avere sia la gallina sia l'uovo e di dare certezze per quelle popolazioni che sono poi le più deboli della nostra società. Si tratta delle popolazioni della Sicilia, del Molise, della Puglia, in particolare dell'interno della Puglia. Se non diamo certezze a quei cittadini che sono emarginati, cosa potremo aspettarci nel futuro? Cosa potremo dare loro per fare in modo che essi restino nella propria terra, per fare in modo di costruire lì una propria identità, cultura ed un modo di essere all'interno del proprio territorio?
È questo ciò che noi dobbiamo porre di sopra di ogni cosa e questo non è presente nel decreto-legge, nelle indicazioni del Governo e soprattutto nella discussione sulla legge finanziaria, nell'ambito della quale avevate il dovere di stabilire in modo chiaro l'entità dei fondi per la ricostruzione. In che modo volete porre rimedio ai drammi che la gente di quelle realtà vive oggi?
Diceva bene il collega: i sindaci fra qualche tempo saranno qui a discutere di ciò che non è stato fatto, delle loro ansie, dei loro danni e dei loro problemi.
In virtù di queste considerazioni, ma anche con grande senso di responsabilità, e mi avvio alla conclusione, il gruppo del Misto-Socialisti democratici italiani si assume la propria responsabilità, sapendo che questo provvedimento è un decreto-legge che deve essere convertito, ma che allo stesso tempo vanno evidenziate le grandi contraddizioni in esso contenute. Per questa ragione, con grande responsabilità, il mio gruppo si asterrà rispetto a questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tolotti. Ne ha facoltà.

FRANCESCO TOLOTTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente per confermare la posizione di astensione sul provvedimento da parte del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo. Si tratta di un provvedimento importante per il contenuto, ma certamente inadeguato per quanto concerne la filosofia che lo ispira e per le risorse, scarse, che mette in campo.
Intervengo in modo particolare per manifestare ancora una volta il rammarico per il fatto che non si sia espressa con chiarezza la volontà politica di affrontare, insieme alle emergenze contemplate nel provvedimento, quelle imposte dalle calamità avvenute nelle regioni del nord d'Italia.
Ribadisco che non era nostro intento innescare una sorta di guerra fra poveri, ma piuttosto sottolineare che le emergenze vanno affrontate efficacemente in un'ottica solidale, su tutto il territorio nazionale, laddove esse si manifestino.
Avevamo anche suggerito, nel corso della discussione, misure che potevano servire a reperire nuove risorse per evitare che si contendessero fra diverse realtà risorse inadeguate. Per esempio, si sarebbe potuto ricorrere all'estensione della compartecipazione alle accise per gli oli minerali a vantaggio delle singole regioni.
Il collega Parolo nella sua dichiarazione di voto ha sostenuto che la Lega nord Padania con la testa votava favorevolmente su questo provvedimento, ma con il cuore avrebbe voluto che questo provvedimento potesse essere esteso anche alle regioni del nord d'Italia nelle quali sono emersi problemi analoghi.
Penso che la Lega nord Padania e la maggioranza abbiano perso un'ottima occasione per soddisfare insieme testa e cuore, votando favorevolmente sull'ordine del giorno presentato, come prima firmataria, dalla collega Reduzzi e sottoscritto da molti colleghi del centrosinistra, nel quale si prevedeva un impegno, a partire dalla legge finanziaria, per le regioni del Nord d'Italia.
Credo che questa decisione sia tanto grave in quanto contravviene agli impegni appena assunti dalla maggioranza nel corso della discussione al Senato dove l'ordine del giorno è stato presentato nella stessa veste. Ancora una volta si tratta della manifestazione di una spiccata attitudine a fare propaganda e di una inadeguata cultura di Governo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

MAURIZIO ENZO LUPI, Relatore. Chiedo di parlare (Commenti).

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURIZIO ENZO LUPI, Relatore. Signor Presidente, penso di interpretare la volontà di tutti i colleghi che chiedono al relatore di rispondere puntualmente alle osservazioni fatte nel dibattito in aula... Al di là delle battute - guardo il collega Giordano perché mi avvertirà quando il tempo sarà scaduto -, oltre a ringraziare i colleghi della Commissione ambiente, con i quali si è lavorato, per la conversione di questo decreto-legge, in tempi eccezionalmente rapidi, vorrei fare una sola considerazione.
Ho ben compreso la passione e le motivazioni con cui molti colleghi, in particolare quelli più coinvolti e più a contatto con i cittadini delle zone colpite, sono intervenuti. Credo però che si debba sempre tenere conto della grande responsabilità che ognuno di noi ha, in particolare nei confronti delle persone colpite, responsabilità che dovrebbe condurre ad evitare ogni genere di strumentalizzazioni (le eviterò anch'io, perché potremmo fare riferimenti all'Umbria e così via).
È necessario chiarire con forza che questo decreto-legge riguarda solo gli interventi urgenti. Per quanto riguarda altri


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luoghi ed altri interventi il Governo, la maggioranza ed anche l'opposizione si confronteranno: per le zone alluvionate del nord, nella legge finanziaria sono stati stanziati 50 milioni di euro; c'è il tema della legge obiettivo, sul quale si potrà discutere, ma che copre gli interventi per quanto riguarda la ricostruzione; c'è il grande tema vero, su cui confrontarsi tutti, maggioranza e opposizione, di dove e come reperire le risorse per far fronte agli interventi per calamità naturali non previste o che si continuano a ripetere, non solo per la ricostruzione, ma anche per la prevenzione.
Un dato su tutti dovrà far riflettere: soltanto per quanto riguarda gli interventi di prevenzione idrogeologica nel nostro territorio occorrono dieci milioni di euro, cioè ventimila miliardi di vecchie lire (quasi una mezza finanziaria). Credo che questo sia il compito che spetterà a questo Parlamento e, in particolare, alla Commissione ambiente.

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